comunicazione pubblicitaria

AdEx Benchmark 2013
Pubblicato il 4 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Investimenti Online in Europa

eMar­ke­ter pub­blica la serie sto­rica degli inve­sti­menti in adver­ti­sing on line — search inclusa — dal 2012 ad oggi e le pro­ie­zioni sino al 2018 per le prin­ci­pali nazioni del vec­chio con­ti­nente, Ita­lia inclusa.

Sul con­so­li­dato 2013 il nostro Paese è il quarto nell ‘Europa Occi­den­tale per livello d’investimento in comu­ni­ca­zione d’impresa online.

Digital Ad Spending Europa

La gra­dua­to­ria cam­bia sostan­zial­mente se si ana­lizza il livello d’investimento pro capite, per abi­tante, in cia­scuna delle nazioni prese in esame.

In base ai dati del 2013 infatti, come mostra la tabella di sin­tesi sotto ripor­tata, arre­triamo al fondo della clas­si­fica, davanti sola­mente alla Spa­gna, con 28,39 dol­lari a testa.

Il digi­tal divide con il resto d’Europa si misura, e si paga, anche così.

Spending Online Procapite

In caso di dubbi sulla mia ela­bo­ra­zione leg­gere l’ AdEx Ben­ch­mark 2013, il rap­porto annuale di Iab Europe sullo stato dell’arte del mer­cato euro­peo della pub­bli­cità online, i cui risul­tati sono stati pub­bli­cati a fine maggio.

AdEx Benchmark 2013

US_newspaper_advertising_revenue
Pubblicato il 23 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Aree di Ricavo Quotidiane

Alan D. Mut­ter dal suo blog riprende i dati dif­fusi in que­sti giorni dalla NAA - New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica — incro­cian­doli con quelli dell’Internet Adver­ti­sing Bureau sta­tu­ni­tense ed in un gra­fico mostra l’intreccio fatale fra cre­scita del totale degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul digi­tale ed il crollo dei ricavi dall’advertising, com­pren­sivi di quelli sia da car­ta­ceo che online, per i quo­ti­diani USA.

Riporto il gra­fico in que­sto spa­zio per faci­lità di let­tura ma, come d’abitudine, con­si­glio di leg­gere inte­gral­mente l’analisi fatta da Mutter.

newspaper v digitl ad sales 2013

Il motivo è tanto dram­ma­tico quanto sem­plice. Lo descri­vono egre­gia­mente i gra­fici rea­liz­zati da Colum­bia Jour­na­lism Review e pub­bli­cati ieri.

Com­ples­si­va­mente i ricavi dall’advertising dei gior­nali sta­tu­ni­tensi sono tor­nati ad essere quelli che erano nel 1953 poi­chè la nega­ti­vità della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria anche nel 2013, mostrando una ten­denza che non accenna ad arre­starsi, è pro­se­guita con una fles­sione del 10% . Ten­denza che è deter­mi­nata dal ben noto calo delle reve­nues per la pub­bli­cità su stampa al quale cor­ri­sponde una cre­scita dell’adv online/digitale di gran lunga infe­riore a quelle che erano le attese, le speranze?

Come mostra il gra­fico sotto ripor­tato infatti i ricavi di quest’area in ter­mini reali sono infe­riori a quelli del 2007 e si atte­stano quasi sta­bil­mente intorno ai 3.5 miliardi di dol­lari nell’ultimo triennio.

US_newspaper_advertising_revenue

Il caso vuole, ma a volte le coin­ci­denze posso essere d’ispirazione, che 3.5 miliardi di dol­lari siano quasi lo stesso importo gene­rato nel 2013 da “altri/nuovi ricavi” per i quo­ti­diani USA. Area di busi­ness che oltre ad essere sostan­zial­mente pari all’adv online pre­senta il miglior trend di crescita.

Come ram­men­tavo prima di Pasqua, il bino­mio vendite-pubblicità non è, e non sarà mai più, un modello di busi­ness in grado di soste­nere l’economia delle testate, siano esse all digi­tal o meno. Fon­da­men­tal­mente, come ho pro­vato a sot­to­li­neare ripe­tu­ta­mente, si tratta di pas­sare figu­ra­ti­va­mente dal pie­di­stallo allo sga­bello per chi ha la capa­cità di guar­dare oltre i soliti, obso­leti, modelli di business.

A me pare che il qua­dro sia ormai suf­fi­cien­te­mente chiaro e ben deli­neato. Fate vobis…

Newspaper Media Revenues 2013

Corriere Mundial
Pubblicato il 22 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

[Ri]Lanci Sulla Carta

«Il Cor­riere della Sera» nella seconda metà di mag­gio, in coin­ci­denza con le ele­zioni, si appre­sta a lan­ciare un edi­zione spe­ciale del quo­ti­diano: “La Ripresa”, dedi­cato a coprire in det­ta­glio tutti gli aspetti eco­no­mici legati al recu­pero eco­no­mico del nostro Paese.

Secondo quanto riporta il «Finan­cial Times», lo spe­ciale avrà una tira­tura di 20 milioni di copie ed i costi saranno coperti da una doz­zina di grandi aziende spon­sor dell’iniziativa.

Da indi­scre­zioni rac­colte dal sot­to­scritto pare che sia in pro­gramma la mede­sima ope­ra­zione anche per «La Gaz­zetta dello Sport», molto pro­ba­bil­mente in con­co­mi­tanza con i mon­diali di calcio.

In entrambi i casi le copie ver­ranno reca­pi­tate a casa di altret­tante fami­glie ita­liane copren­done quasi la totalità.

A memo­ria, esclu­dendo la distri­bu­zione delle pagine gialle, credo che si tratti della più grande ope­ra­zione di sam­pling mai vista in ambito edi­to­riale in Italia.

Se nelle dichia­ra­zioni il futuro è nel digi­tale, il [ri]lancio avviene sulla carta…

Corriere Mundial

Learn
Pubblicato il 14 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

L’Insostenibile Leggerezza dei Dati su Adv Online

L’Osservatorio FCP-Assointernet ha ces­sato di ren­dere pub­blici gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online, che comun­que non com­pren­de­vano search e social, nel nostro Paese dal dicem­bre 2012. Da allora ci si limita al dato aggre­gato for­nito da Niel­sen, la cui fonte è l’Osservatorio FCP-Assointernet stesso, senza il det­ta­glio dispo­ni­bile pre­ce­den­te­mente dei diversi format.

È per que­sta ragione che quando venerdì «Prima Comu­ni­ca­zione» ha pub­bli­cato i dati sull’andamento della pub­bli­cità online nei primi due mesi dell’anno sono andato a leg­gerli con inte­resse ed attenzione.

Dati che “a naso” mi sono sem­brati troppo bassi e che mi hanno spinto ad approfondire.

Ho così veri­fi­cato che per il 2012 Niel­sen, basan­dosi come detto sui dati dell’Osservatorio FCP-Assointernet, indica il totale degli inve­sti­menti online, così come defi­niti, in 510 milioni di euro men­tre sul sito dell’Osservatorio FCP-Assointernet per lo stesso periodo ven­gono indi­cati 664 milioni di euro di investimenti.

Lo stesso accade per il totale 2013 dove da un lato ven­gono indi­cati 501 milioni e dall’altro lato ve ne sono invece 464. Una dif­fe­renza cer­ta­mente meno macro­sco­pica rispetto a quella del 2012 ma che comun­que inquieta sull’inaffidabilità dei dati forniti.

Un bal­letto di numeri che non con­sente di iden­ti­fi­care i peri­me­tri dello sce­na­rio di rife­ri­mento e si pre­sta ad inter­pre­ta­zioni [pour cause?] altret­tanto incon­si­stenti quali quelle rila­sciate a com­mento dei dati dal Pre­si­dente di FCP-Assointernet.

L’insostenibile leg­ge­rezza dei dati sull’ adver­ti­sing online.

Learn

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Pubblicato il 8 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Commentare # Leggere

Chi gesti­sce, o fre­quenta con assi­duità, la pagina Face­book di un media avrà cer­ta­mente avuto la sen­sa­zione che spesso le per­sone com­men­tino senza leg­gere l’articolo richiamato.

Istrut­tivo in tal senso l’esperimento con­dotto da NPR che il primo di aprile ha postato sulla bacheca della pro­pria pagina la pre­view di un arti­colo di pro­po­sito fuor­viante rispetto al suo con­te­nuto effettivo.

Men­tre infatti su Face­book si leg­geva una cosa, l’articolo sul sito web della sta­zione radio aveva un con­te­nuto asso­lu­ta­mente diverso [vedi due imma­gini sottostanti].

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I com­menti al post su Face­book, con gente che afferma di leg­gere sino a 20 libri al mese, dimo­strano che è esat­ta­mente così: com­men­tare NON è leggere.

La mia per­so­nale con­vin­zione della neces­sità di una nuova eco­lo­gia dei social media si rinforza.

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Via

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Pubblicato il 19 marzo 2014 by Lelio Simi

Guardian Labs: cosa succede se il giornalismo aperto sposa la comunicazione corporate?

Il Guar­dian è il gior­nale delle scelte corag­giose. Almeno lo è per i molti che, guar­dando a que­sto periodo di tran­si­zione del gior­na­li­smo, vedono nel quo­ti­diano e nelle sue poli­ti­che sul web aperto il sim­bolo di chi sta inno­vando senza troppi ten­ten­na­menti e con coe­renza sulle scelte fatte. È il digi­tal first che fa volare le reve­nue da digi­tale in pochi anni a oltre 80 milioni di euro, è il no deciso a qual­siasi tipo di pay­wall è la tra­spa­renza e l’interazione con il let­tore assunta ad asse por­tante delle pro­prie poli­ti­che editoriali.

Del “modello Guar­dian” si parla giu­sta­mente molto ormai da anni, soprat­tutto della sua reale soste­ni­bi­lità (nono­stante la signi­fi­ca­tiva cre­scita degli utili da digi­tale il bilan­cio com­ples­sivo del gruppo è ancora in rosso). Su que­sto tema tra le cose pub­bli­cate più di recente con­si­glio di leg­gere The new­so­no­mics of The Guardian’s new “Known” stra­tegy e The Guardian’s digi­tal boom. A que­sto pro­po­sito è inte­res­sante far notare come a ini­zio feb­braio Guar­dian News and Media abbia annun­ciato il varo defi­ni­tivo di Guar­dian Labs il dipar­ti­mento appo­si­ta­mente creato per curare la comu­ni­ca­zione cor­po­rate dei clienti e allac­ciare nuove e inno­va­tive part­ner­ship con grandi “brand”.

Comu­ni­ca­zione cor­po­rate che sarà carat­te­riz­zata, dicono i respon­sa­bili del nuovo pro­getto, da ele­menti che sono il tratto distin­tivo del lavoro del Guar­dian in que­sti anni: forte enga­ge­ment con i let­tori, con­te­nuti cross-mediali, stra­te­gie digi­tal first. Primo cliente annun­ciato: la mul­ti­na­zio­nale Uni­le­ver, con la quale saranno rea­liz­zata una cam­pa­gna di con­tent mar­ke­ting attorno ad un’unica tema­tica: la sostenibilità.

Una stra­te­gia che ha lasciato per­plessi alcuni osser­va­tori. C’è infatti, chi di fronte alla noti­zia ha avuto subito dei mal di pan­cia ad esem­pio il blog­ger Andrew Sul­li­van che sul suo The Dish è andato già duro ed ha così com­men­tato il comu­ni­cato uffi­ciale (che pre­sen­tava l’iniziativa sot­to­li­nean­done l’elemento inno­va­tivo e la coe­renza con tutto il pro­getto sull’open web): «Que­ste si chia­mano pub­bli­che rela­zioni, ragazzi. Non c’è nulla di nuovo o inno­va­tivo. Quello che c’è di nuovo è il deli­be­rato ten­ta­tivo di fon­dere que­sto set­tore con il gior­na­li­smo stesso al fine di masche­rarne la dif­fe­renza dalle stronzate».

Gior­na­li­smo o pub­bli­che relazioni?

Dun­que una sorta di tra­di­mento dop­pio per chi vede nei con­te­nuti spon­so­riz­zati il male asso­luto e niente altro che una ripro­po­si­zione aggior­nata (e magari ancora più scal­tra e fur­betta) dei vec­chi reda­zio­nali. Il tutto, per di più, rea­liz­zato da uno dei ves­sil­li­feri dell’”open jour­na­lism”! Di native adver­ti­sing e in gene­rale delle nuove forme di col­la­bo­ra­zione tra testate e aziende si sta par­lando molto e, giu­sta­mente, se ne par­lerà ancora per­ché que­ste col­la­bo­ra­zioni – non c’è biso­gno di essere grandi esperti per capirlo – saranno sem­pre più impor­tanti nelle stra­te­gie dei gruppi edi­to­riali alla dispe­rata ricerca di solu­zioni alter­na­tive alla ven­dita di pub­bli­cità tabel­lare. E infatti l’obiettivo dichia­rato di Guar­dian Labs è pro­prio quello di «lavo­rare con le aziende per creare cam­pa­gne di mar­ke­ting che vadano oltre l’acquisto di spazi pub­bli­ci­tari online o sul gior­nale». Chiaro no?

Ma l’accordo stretto Guar­dian con uno dei colossi dell’industria ali­men­tare (e non solo) è da seguire con atten­zione e sin­ce­ra­mente non lo liqui­de­rei sem­pli­ce­mente con qual­che bat­tuta sar­ca­stica, comun­que la si pensi. Primo per­ché stiamo par­lando di un accordo eco­no­mi­ca­mente rile­vante (nelle inter­vi­ste la diret­trice di Guar­dian Labs Anna Wat­kins molto abbot­to­nata sull’esatta entità eco­no­mica ha par­lato di un con­tratto a sette cifre, un inve­sti­mento supe­riore al milione di ster­line quindi). Secondo per­ché il signi­fi­ca­tivo dispie­ga­mento di forze impe­gnato in “GLabs”, 133 pro­fes­sio­ni­sti tra desi­gner, pro­dut­tori video, edi­tor ed esperti di stra­te­gie fa pre­sa­gire che sarà uno stru­menti più impor­tanti per aumen­tare gli utili del gruppo e ren­dere quindi più soste­ni­bile un modello di gior­na­li­smo che potrebbe, anche per quanto riguarda que­ste par­ti­co­lari scelte edi­to­riali, fare scuola nell’immediato futuro. Che ci piac­cia o meno.

Una scelta obbligata?

Una stra­te­gia a ben pen­sarci neces­sa­ria in par­ti­co­lare per un gior­nale come il Guar­dian che ha rinun­ciato, pro­prio in nome delle sue poli­ti­che open web, alle reve­nue pro­ve­nienti diret­ta­mente dai let­tori tra­mite pay­wall (full-access, mete­red o reverse che siano) e con­te­nuti pre­mium. A que­sto pro­po­sito ha valore ricor­dare che il New York Times sta aumen­tando sem­pre più il “peso” eco­no­mico dei let­tori: 150 milioni di dol­lari ogni anno che si pre­vede nel 2015 rag­giun­ge­ranno i 200 milioni (e la per­cen­tuale sul fat­tu­rato del “Times” è già oggi pari al 56% supe­riore quindi alla quota parte deri­vante dai grandi investitori).

Il Guar­dian dal canto suo sta aumen­tando le pro­prie entrate da digi­tale al ritmo del 25% ogni anno, se con­ti­nuasse così dice l’analista Ryan Chit­tum nel 2015 potrebbe addi­rit­tura effet­tuare in que­sto campo uno sto­rico sor­passo ai danni dello stesso New York Times. Far cre­scere le entrate dalle atti­vità sul digi­tale del 25% ogni anno però è molto com­pli­cato anche se ti chiami Guardian.

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la cre­scita (in per­cen­tuale) delle reve­nue da digi­tale a con­fronto tra New York Times e Guar­dian (via Colum­bia Jour­na­lism Review)

Le stra­te­gie edi­to­riali “digi­tal first” con i decisi tagli alle edi­zioni su carta alleg­ge­ri­scono i bilanci di molti costi, ma dall’altra pos­sono limi­tare l’arrivo di grandi inve­sti­tori “dif­fi­cil­mente il Guar­dian in que­ste con­di­zioni tro­verà chi sarà dispo­sto a inve­stire cifre supe­riori al milione di ster­line” hanno sen­ten­ziato alcuni ana­li­sti, e altri sosten­gono con deci­sione che il Guar­dian in un modo o nell’altro “dovrà inven­tarsi qual­cosa per fare ricavi diret­ta­mente dai pro­pri let­tori”. Ma pro­porre nuovi (e remu­ne­ra­tive) col­la­bo­ra­zioni a lungo ter­mine alle aziende potrebbe essere una buona solu­zione alter­na­tiva. Insomma se non “mone­tizzi” diret­ta­mente dai let­tori devi farlo sem­pre più con i grandi investitori.

Ai piani alti di Guar­dian Media certo non deve essere sfug­gito che la divi­sione che si occupa delle “brand spon­sor­ship” in que­sti anni sia stata quella con la cre­scita mag­giore in ter­mini di reve­nue gene­rate: 10 milioni di ster­line nel 2013 e 15 milioni nel 2014 (fonte: Guar­dian Labs looks beyond ads to enga­ging con­tent). La scelta quindi è stata quella di fare un ulte­riore passo avanti in que­sta dire­zione rior­ga­niz­zando le unità che se ne occu­pa­vano creando una vera e pro­pria agen­zia interna dedi­cata al brand jour­na­lism per rispon­dere a nuove esi­genze delle aziende.

Tra­spa­renza, fidu­cia e sostenibilità

Un tra­di­mento dei loro prin­cipi? Può anche essere (ma que­sto potremmo giu­di­carlo dalla effet­tiva qua­lità con la quale saranno rea­liz­zati que­sti nuovi pro­getti e sulla reale indi­pen­denza della reda­zione gior­na­li­stica), dif­fi­cile però vedere molte altre alter­na­tive per ten­tare di man­te­nere que­sti ritmi di cre­scita nel digi­tale e ren­dere quindi più soste­ni­bile tutto il pro­getto editoriale.

Un altro aspetto che ha valore sot­to­li­neare è che l’accordo pre­vede in par­ti­co­lare l’uso di con­te­nuti mul­ti­me­diali ad alto con­te­nuto inno­va­tivo. Il Guar­dian da alcuni anni è il punto di rife­ri­mento per molti nuovi gior­na­li­smi – dal data journ­laism (il suo Data­Blog ne è uno degli esempi più ammi­rati) al repor­tage mul­ti­me­diale (con lavori come NSA:File Deco­ded già diven­tato una pie­tra miliare). Una delle domande che cir­co­lano su que­sta ope­ra­zione è se anche que­sti tipo di for­mati (che tra l’altro hanno il pre­gio di avere tempi di per­ma­nenza e livelli di enga­ge­ment molto alti) saranno uti­liz­zati per creare con­te­nuti “branded”.

Se così fosse l’aver pun­tato su for­mati nar­ra­tivi inno­va­tivi sulle pro­prie testate potrebbe rive­larsi non certo un mero eser­ci­zio di stile (come paven­tato da qual­cuno) ma una scelta lun­gi­mi­rante anche in que­sta dire­zione per dare valore aggiunto alle aziende che cer­cano di diver­si­fi­care i pro­pri contenuti.

Credo che su que­sti temi fare le ver­gi­nelle pour cause non serva a molto, ma nem­meno pen­sare che in nome del prag­ma­ti­smo i gior­nali pos­sano essere terra di con­qui­sta da parte di chiun­que. Vale pro­ba­bil­mente su tutto una frase di Wein­ber­ger (uno degli autori del Clue­train mani­fe­sto) “la tra­spa­renza è la nuova obiet­ti­vità”: su que­sti prin­cipi si gio­cherà molto del rap­porto di fidu­cia tra let­tori e gior­nali e la loro con­se­guente brand aware­ness (sulla quale il Guar­dian sta costruen­dosi un pub­blico a livello glo­bale). Soprat­tutto da que­sto dipen­derà la reale soste­ni­bi­lità dei gior­nali. Com­preso quelli che stanno facendo le scelte più coraggiose.

Newspaper Revenues
Pubblicato il 4 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Come Stanno Cambiando i Ricavi dei Quotidiani

Ame­ri­can Jour­na­lism Review pub­blica i risul­tati eco­no­mici di cin­que tra i prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani negli Stati Uniti: Gan­nett, McClat­chy, The New York Times Co., A. H. Belo e Lee Enter­pri­ses.

Dai dati emerge sostan­zial­mente come stia cam­biando il mix dei ricavi con minori introiti dalla pub­bli­cità e più dai let­tori. Il bilan­cio però, pur­troppo, con­ti­nua a non tor­nare ed i risul­tati com­ples­sivi mostrano ancora il segno meno rispetto al 2012 con un calo delle reve­nues com­preso tra l’1% ed il 5% a seconda dei casi.

Stessa situa­zione per il «Finan­cial Times» che genera addi­rit­tura ben il 63% dei ricavi del 2013 dai con­te­nuti e sola­mente il 37% dalla pub­bli­cità, con reve­nues sta­bili rispetto all’anno precedente.

Newspaper Revenues

Un’analisi su 17 dei pro­pri asso­ciati effet­tuata dalla New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica con­ferma come il mix dei ricavi  si stia spo­stando verso l’area dei con­te­nuti, delle ven­dite di copie che cre­scono del 5% nell’insieme, ma che la tra­sfor­ma­zione deve andare  oltre, essere più pro­fonda, per essere soste­ni­bile economicamente.

Sull’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari, sia carta che online, per l’industria dell’informazione basta dare un’occhiata ai due gra­fici pub­bli­cati da Mathew Ingram su pai­d­Con­tent per capire la situa­zione, per avere la con­ferma che il mix tra­di­zio­nale di ven­dite di con­te­nuti e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è,  e mai più sarà, suf­fi­ciente a far qua­drare i conti.

Lo stu­dio “New­spa­pers Tur­ning Ideas Into Dol­lars: Four Reve­nue Suc­cess Sto­ries”, e la già citata ana­lisi della NAA, mostrano come a que­sti sia neces­sa­rio affian­care pro­gres­si­va­mente nuove fonti di ricavo sup­ple­men­tari, inte­gra­tive rispetto alle attuali che pro­vavo a sin­te­tiz­zare nella mia pre­sen­ta­zione sui “modelli di busi­ness 2.0″ per gli stu­denti del master in scienze della comu­ni­ca­zione a fine 2013.

Se all’estero gli esempi di spe­ri­men­ta­zioni, anche di suc­cesso, per cam­biare il mix dei ricavi non man­cano, per il momento nel nostro Paese ci si sta con­cen­trando pre­va­len­te­mente su gli eventi come fonte di ricavo men­tre l’area e-commerce non decolla tra mille pole­mi­che e sostan­zial­mente poco o null’altro viene fatto per uscire dalla spi­rale in attesa del pros­simo vano busi­ness plan da appro­vare nel pros­simo, altret­tanto vano?, con­si­glio di amministrazione.

.PL Modello di Business

Insostenibile Leggerezza
Pubblicato il 28 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

L’Insostenibile Leggerezza del Social Media Marketing Editoriale

Negli anni del “gior­na­li­smo dif­fuso” e del mol­ti­pli­carsi dei canali di comu­ni­ca­zione azien­dale, esi­ste una netta sepa­ra­zione tra Cor­po­rate Com­mu­ni­ca­tion e gior­na­li­smo? E’ cor­retto affer­mare che: “Every com­pany is a media com­pany”? Que­sti i temi al cen­tro dell’incon­tro: “Cor­po­rate com­mu­ni­ca­tion e nuovi gior­na­li­smi: alleati o con­cor­renti? Il futuro delle media com­pany e le ultime stra­te­gie in mate­ria di comu­ni­ca­zione azien­dale” sta­sera a Firenze.

L’incontro, mode­rato da Gia­nan­drea Facchini,fondatore e ammi­ni­stra­tore di Buzz­de­tec­tor web e social media intel­li­gence com­pany, avrà come relatori:

  • Daniele Chieffi – Online Media Rela­tions Mana­ger ENI — che par­lerà di “Gior­na­li­smo e comu­ni­ca­zione azien­dale: le com­pe­tenze e gli obiet­tivi di un uffi­cio stampa online”
  • Bar­bara Del Sala – Media Rela­tions GE Oil & Gas — il cui inter­vento sarà incen­trato su “Comu­ni­ca­zione d’azienda: tra inno­va­zione tec­no­lo­gica e con­ti­nuità creativa”
  • Manuela Kron – Cor­po­rate Affairs Direc­tor Nestlè Ita­lia — con “Nuove stra­te­gie di Cor­po­rate communication”
  • Davide De Cre­scenzo – Diret­tore respon­sa­bile di Intoscana.it — e la sua nar­ra­zione di  “Il nuovo por­tale intoscana.it tra comu­ni­ca­zione e infor­ma­zione: il gior­na­li­smo che rac­conta il brand Toscana”
  • Lelio Simi – Gior­na­li­sta, Co-fondatore Data­Me­dia­Hub — che inter­verrà par­lando di “Mer­cato, media com­pany e nuovi sce­nari dell’editoria”

Incau­ta­mente, ancora una volta, anche il sot­to­scritto è stato invi­tato come rela­tore. Il mio inter­vento sarà incen­trato su  “L’insostenibile leg­ge­rezza del social media mar­ke­ting editoriale”.

Per l’occasione ho pre­pa­rato una man­ciata di slide, per “dare colore” allo speech e pro­vare a seguire un filo logico nella que­stione. Tenete pre­sente che, come sem­pre accade, le slide sono un punto di appog­gio al discorso. Ci vediamo lì?

Libero Quotidiano New Full Screen
Pubblicato il 26 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Libero si Rinnova e Coinvolge i Lettori

È online da sta­mani la nuova ver­sione di LiberoQuotidiano.it, sito web del quo­ti­diano diretto da Mau­ri­zio Belpietro.

Non apprezzo mini­ma­mente lo stile e la linea edi­to­riale del gior­nale in que­stione — lo dico subito a scanso di equi­voci — ma nono­stante que­sto biso­gna ammet­tere c’è del buono nel rin­no­va­mento effettuato.

Il cam­bia­mento dalla vec­chia ver­sione, sotto ripor­tata, a quella attual­mente online è con­si­de­re­vole da diversi punti di vista.

LIbero Quotidiano Old

Le pos­si­bili visua­liz­za­zioni del nuovo sito del quo­ti­diano diven­tano due. Resta quella clas­sica, che mostra le noti­zie elen­cate una dopo l’altra a cui si affianca la visua­liz­za­zione a pagina intera, dove ogni noti­zia si rita­glia il suo spa­zio e può essere sfo­gliata, come in un gior­nale car­ta­ceo, o forse più pro­pria­mente come avviene per l’edizione su tablet di alcuni quo­ti­diani ed aggre­ga­tori quale, ad esem­pio, Fli­p­board.

Nella ver­sione “clas­sica” del sito aumenta con­si­de­re­vol­mente la puli­zia gra­fica e lo spa­zio, “l’aria” tra una noti­zia e l’altra con la leg­gi­bi­lità che ne bene­fi­cia deci­sa­mente. Grande spa­zio alle imma­gini, con la foto-notizia del momento a capeg­giare in home page e deciso miglio­ra­mento anche per quanto riguarda gra­fica e leg­gi­bi­lità dei sin­goli arti­coli a comin­ciare dalla spa­zia­tura dell’interlinea. Unica cri­tica il man­te­ni­mento del blu elet­trico per i link agli arti­coli nono­stante il NYTi­mes abbia mostrato di recente come e quanto sia meglio uti­liz­zare nero su bianco.

Inte­res­sante, ed oppor­tuna, l’idea del coin­vol­gi­mento del let­tore nel pro­cesso di costru­zione della noti­zia. Que­sto avviene sia dal sito, dove clic­cando il tasto pub­blica — vedi screen­shot sot­to­stante — è pos­si­bile inviare mate­riali alla reda­zione che, soprat­tutto, attra­verso l’applicazione per smart­phone che oltre a per­met­tere altret­tanto di cari­care con­te­nuti, offre la pos­si­bi­lita’, che verra’ svi­lup­pata in una seconda fase, di ‘avver­tire’ con noti­fi­che push gli utenti, che hanno auto­riz­zato l’applicazione, vicini ad un evento di inte­resse gior­na­li­stico, in modo da inviarli sul posto qua­lora voles­sero diven­tarne testi­moni per la comu­nita’ di lettori.

Carat­te­ri­stica quest’ultima che apre la strada alla pub­bli­cita’ geo­lo­ca­liz­zata e tar­get­tiz­zata, che avverte cioe’ il con­su­ma­tore delle occa­sioni a lui ter­ri­to­rial­mente vicine.

Libero Quotidiano New

La ver­sione full screen, che può essere visua­liz­zata clic­cando l’apposito bot­tone nella barra in testa al sito web, è di grande impatto visivo ed offre un espe­rienza di let­tura che sicu­ra­mente è più coin­vol­gente rispetto a quella clas­sica. Viene visua­liz­zata a tutto schermo una sola noti­zia, magni­fi­cando le imma­gini, e clic­cando sul titoli si ha accesso all’articolo inte­grale. Si scor­rono i diversi arti­coli con le frecce late­rali e si accede al menù delle diverse aree del sito clic­cando in altro a sinistra.

Anche in que­sto caso lode­vole rea­liz­za­zione che però neces­sita di grande atten­zione alle imma­gini ed al con­tra­sto con i carat­teri. Cosa che in que­sto momento non sem­pre avviene. Come nota a mar­gine, credo possa essere utile ed oppor­tuno fare un pop up che ne spie­ghi il fun­zio­na­mento per i primi giorni; se infatti lo scor­ri­mento è intui­tivo così potrebbe non essere per l’identificazione del menù.

Libero Quotidiano New Full Screen

Nell’intervista rea­liz­zata da «Adv Express», testata spe­cia­liz­zata in media e comu­ni­ca­zione, Bel­pie­tro appro­fon­di­sce in poco più di quat­tro minuti i con­cetti che hanno gui­dato la rea­liz­za­zione del nuovo sito e offre alcuni insight sulla realtà edi­to­rale nostrana che vale la pena di ascoltare.

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Pubblicato il 24 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Aree di Ricavo per gli Editori

Fre­de­ric Fil­loux dalle colonne del suo Mon­day Note, spa­zio set­ti­ma­nale di ana­lisi del mondo dei media e delle sue ten­denze, pub­blica oggi una tavola rias­sun­tiva delle aree di ricavo per gli edi­tori e dei trend di cia­scuna di queste.

Si con­ferma, se neces­sa­rio, che non esi­ste IL modello di busi­ness ma che cia­scun edi­tore, cia­scuna testata deve ricer­care il pro­prio in base alle pro­prie carat­te­ri­sti­che, al pro­prio pub­blico e, ovvia­mente, il suo expertise.

È inte­res­sante notare come nel com­plesso sia l’area del B2B quella che secondo il Gene­ral Mana­ger Digi­tal di «Les Echos» pre­senta migliori opportunità.

L’area delle ven­dite, degli abbo­na­menti, e della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria clas­sica — colonne e ban­ner — è invece quella che minor pro­spet­tive offre.

Secondo  Fil­loux sono invece buone le pos­si­bi­lità degli abbo­na­menti digi­tali e per mobile. Detta così, in assenza di una miglior e più pun­tuale qua­li­fi­ca­zione, non  con­di­vido, in par­ti­co­lare per quanto riguarda il nostro Paese sto­ri­ca­mente refrat­ta­rio agli abbo­na­menti diver­sa­mente da altre nazioni.

Eventi e con­gressi sono un seg­mento affol­lato e il suc­cesso dipende da una sot­tile com­bi­na­zione dei ricavi deri­vanti dai get­toni di pre­senza dei par­te­ci­panti vs quelli da spon­so­riz­za­zione, ma anche dalla capa­cità della reda­zione dei contenuti.

Intel­li­gence e sur­veys sono un’area attraente ma richie­dono una grande espe­rienza per fare la dif­fe­renza. Pochis­simi media pos­sono man­te­nere la pro­messa e giu­sti­fi­care l’alto prezzo soli­ta­mente cor­re­lato a tali offerte.

For­ma­zione e MOOCs rap­pre­sen­tano un poten­ziale di diver­si­fi­ca­zione inte­res­sante per alcune pub­bli­ca­zioni azien­dali. In par­ti­co­lare per testate/editori con una forte voca­zione specialistica.

La matrice illu­stra anche la com­ples­sità della pro­get­ta­zione e ven­dita di una gamma così ampia di pro­dotti a per­sone fisi­che o giu­ri­di­che, aziende. Solo un pic­colo numero di orga­niz­za­zioni di noti­zie avrà il per­so­nale e le com­pe­tenze per affron­tare una così ampia gamma di oppor­tu­nità; per le altre si tratta di com­pren­dere se esi­ste la pos­si­bi­lità di sfrut­tare la forza ed il valore del pro­prio brand per ven­dere que­sti con­te­nuti ester­na­liz­zando la for­ni­tura dei contenuti.

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