comunicazione pubblicitaria

True Engagement
Posted on 27 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Bea­con — Non par­liamo ovvia­mente di una ricca cola­zione o di un bel brunch ma di tec­no­lo­gia e comu­ni­ca­zione d’impresa. Il maga­zine fem­mi­nile Elle nell’edizione di set­tem­bre met­terà in grado i pro­pri inser­zio­ni­sti di trac­ciare passo dopo passo, let­te­ral­mente, la redemp­tion delle azioni di cou­po­ning. Si tratta di un’idea molto inte­res­sante con la quale il gruppo di lavoro al quale ho par­te­ci­pato l’anno scorso ha vinto l’AdHac­ka­ton orga­niz­zato all’epoca da WAN-IFRA.
  • Clip­ping — Da qual­che giorno Sli­de­Share, piat­ta­forma di con­di­vi­sione di pre­sen­ta­zioni con 70 milioni di utenti unici al mese, con­sente di “clip­pare” sin­gole slide per rag­grup­parle  e poi [ri]condividerle. Opzione molto inte­res­sante che offre la pos­si­bi­lità di creare mash-up di valore aggiun­gendo un’ulteriore ele­mento agli stru­menti di con­tent cura­tion ed alla pre­senza azien­dale sui social.
  • L’Attenzione è Moneta Sonante — Brian Solis e Hugh MacLeod di Gaping­Void hanno rea­liz­zato per Lin­ke­dIn un e-book di oltre una tren­tina di pagine su sto­ry­tel­ling, con­tent mar­ke­ting e din­torni. Il libro: “Atten­tion is a Cur­rency”, è sca­ri­ca­bile gra­tui­ta­mente [pre­via regi­stra­zione] e fra i con­te­nuti testuali di asso­luto inte­resse ed i magni­fici dise­gni di MacLeod è, tra l’altro, uno splen­dido esem­pio di con­tent marketing.
  • Face­book Rele­vance Score - Rele­vance Score è stato lan­ciato da Face­book a Feb­braio come metrica di valu­ta­zione dell’efficacia degli annunci su social net­work. Uno stu­dio ha preso in con­si­de­ra­zione migliaia di annunci pub­bli­cati e ne ha ana­liz­zato l’EPMI, l’engagements per 1.000 impres­sions. Da studiare.
  • Ho Tanta Voglia di Web Design — Un elenco dav­vero esau­stivo di oltre 80 risorse gra­tuite, tool, siti web e tipo­gra­fica, per il web design.
  • [Ec]Citazioni - Bil­lio­naire Maga­zine, rivi­sta sta­tu­ni­tense dedi­cata, come dice il titolo, all’1%, a quella quota di popo­la­zione che vive nel lusso, ha pub­bli­cato su Twit­ter una frase in difesa del suo pub­blico di rife­ri­mento attri­buen­dola a Mahatma Gan­dhi. Pro­ba­bil­mente Bil­lio­naire Maga­zine dovrebbe inve­stire in un fact chec­ker, infatti Gan­dhi quella frase non l’ha mai pro­nun­ciata e la fonte, pro­ba­bil­mente, è  Nicho­las Klein, lea­der socia­li­sta e sin­da­ca­li­sta. Sul tema vale la let­tura anche l’articolo di Dan Cola­russo, Exe­cu­tive Edi­tor Digi­tal della Reu­ters, “My Men­tor Taught Me That Lit­tle Mista­kes Are Big Mistakes”.
  • Ana­lisi di Clima — Nelle reda­zioni c’è biso­gno di mag­gior alle­gria e, per­chè no, diver­ti­mento, scrive, citando i suoi 7 anni di espe­rienza lavo­ra­tiva alla CNN, Katie Hawkins-Gaar. Le ana­lisi di clima orga­niz­za­tivo sono una pra­tica con­sueta in molte grandi aziende da almeno 30 anni, forse è arri­vata l’ora di farle in un ambiente per­tur­bato quale quello dei quo­ti­diani per [ri]partire anche da lì.

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Posted on 25 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Mobile Immo­bile — I let­tori dei quo­ti­diani online da mobile, ed in par­ti­co­lare da smart­phone, cre­scono a vista d’occhio. Così non è invece per gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, e gli edi­tori ini­ziano a fare i conti con il “mobile gap”. Non si tratta di un pro­blema del gaz­zet­tino di Pol­lena Troc­chia, con rispetto par­lando, ma di testate del cali­bro del New York Times e/o del The Wall Street Jour­nal. La dimo­stra­zione che la tanto citata chart di Mary Mee­ker, sulla dif­fe­renza tra tempo speso ed inve­sti­menti pub­bli­ci­tari, ripro­po­sta anno dopo anno come evi­denza dei trend, è come la coraz­zata Potëmkin.
  • Sel­fie Pay — Che fos­simo nell’epoca dei sel­fie ormai lo dicono per­sino al TG1 ogni due per tre. Adesso però Master­Card sta spe­ri­men­tando un metodo di paga­mento gra­zie agli auto-scatti. L’idea di per se stessa avrebbe senso, è sulle con­se­guenze che mi tre­mano le ginocchia…
  • Page Mes­sa­ging — Face­book, a meno di un mese dell’introduzione di que­sta nuova opzione, ha rila­sciato una guida per il buon uso dei mes­saggi da parte degli ammi­ni­stra­tori delle pagine azien­dali. Adesso non avete più scuse per non rispon­dere alle per­sone se non l’ignavia.
  • Veni, Vidi, Video — Grande movi­mento da parte dei media per il video adver­ti­sing, seg­mento, come noto, in grande espan­sione che sti­mola gli appe­titi di tele­vi­sioni, gior­nali online e molti altri, a colpi di acqui­si­zioni da cen­ti­naia di milioni di euro, men­tre gli inve­sti­menti su You­Tube cre­scono del 40% anno su anno. Lo rac­conta con tutti i det­ta­gli del caso il Finan­cial Times.
  • Con­tro­di­pen­denza - La rea­zione di con­tro­di­pen­denza nelle rela­zioni affet­tive ed inter­per­so­nali è una moda­lità per man­te­nere una “distanza di sicu­rezza” in quelle rela­zione sen­tite come molto intime e che atti­vano aspetti di dipen­denza vis­suti come minac­cia. È stato il caso in  pas­sato di “blog­ger” vs gior­na­li­sti o di molti “haters” sui social da tempo . Adesso sem­bra essere la volta dei giganti di Inter­net, o OTT, che dir si voglia come spiega egre­gia­mente, come d’abitudine, Fré­dé­ric Fil­loux nel suo arti­colo “Why Europe Hates US Inter­net Giants In Six Charts”
  • Iper­te­sto — Il 24 Ago­sto 1965 Ted Nel­son usò per la prima volta il ter­mine iper­te­sto, da lui coniato, in una pre­sen­ta­zione alla Asso­cia­tion for Com­pu­ting Machi­nery. Sono pas­sati 50 anni da allora e la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online del nostro Paese con­ti­nua a non usarlo con­vinti che i link por­tino via i visi­ta­tori. Sigh!
  • Psi­co­lo­gia dei “Like” — Se il valore delle azioni sui social deve essere valu­tata in base al time spen­ding come metro di valu­ta­zione dell’engagement delle per­sone, i like sono l’azione più mec­ca­nica, meno impe­gna­tiva e coin­vol­gente. Le cin­que moti­va­zioni che por­tano le per­sone a met­tere un like, un mi piace, su Face­book val­gono comun­que il tempo di lettura.

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Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • NYTi­mes & Face­book — Quasi il 20% del traf­fico al sito web del NYTi­mes arriva da Face­book, ma quali sono i con­te­nuti più popo­lari? Un’interessantissima ana­lisi basata su 33mila con­di­vi­sioni e like dei post sulla pagina Face­book del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense mostra i 10 arti­coli più popo­lari sul social net­work e, soprat­tutto, evi­den­zia quali sono i temi che rac­col­gono il mag­gior inte­resse dei fan. Pro­vate ad indo­vi­nare qual è l’argomento al primo posto prima di leg­gere lo stu­dio e, se avete voglia, scri­ve­te­celo nell’apposito spa­zio dei commenti.
  • Best Per­for­mance sui Social Media — New­sWhip ha pub­bli­cato i risul­tati di una desk research sui 25 top brand per per­for­mance sui social. Ven­gono ana­liz­zati numero di post, con il det­ta­glio per Face­book, Lin­ke­dIn, Pin­te­rest e Twit­ter, ed il livello di enga­ge­ment. Forse la parte più inte­res­sante dello stu­dio è rela­tiva a quei, pochi, brand che rie­scono a gene­rare mag­gior enga­ge­ment con Twit­ter rispetto ai, tanti, alla mag­gio­ranza, che invece è ampia­mente dipen­dente da Face­book anche per que­sto aspetto.
  • Crollo del Traf­fico — Se siete rien­trati oggi dalle vacanze sap­piate che non stiamo par­lando di strade ed auto­strade, sorry. Busi­ness Insi­der pub­blica i dati del traf­fico ai siti delle prin­ci­pali testate da Buz­z­Feed al Daily Mail, pas­sando per BBC e NYTi­mes tra gli altri. Dati dai quale emerge un signi­fi­ca­tivo calo del traf­fico a par­tire da marzo 2015 che in maniera ano­mala coin­volge tutti i publisher.
  • Dagli Influen­cers ai Brid­ges — Con l’influencer mar­ke­ting sem­pre più sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori, che spesso dimen­ti­cano che in realtà si chiama da tempo digi­tal pr, le ricer­che di Paul Adams, autore di “Grou­ped: How Small Groups of Friends Are the Key to Influence on the Social Web”, dimo­strano che al fine di otti­miz­zare la dif­fu­sione di un con­te­nuto la strut­tura della rete sociale è molto più impor­tante delle carat­te­ri­sti­che dei sin­goli indi­vi­dui. Sapevatelo!
  • Mem­bers Only - La mem­ber­ship NON è solo un nuovo modo per ven­dere i con­te­nuti ma un sistema per reset­tare, in meglio, la rela­zione tra testata e let­tori, per­sone, ser­vendo al meglio la comu­nità di rife­ri­mento. Qui su Data­Me­dia­Hub è da un pezzo che lo stiamo dicendo
  • Inter­net of Things — Si parla, e ovvia­mente si stra­parla, di Inter­net of things. A furia di par­larne l’Internet delle cose sta sem­pre più diven­tando realtà quo­ti­diana di un futuro immi­nente che coin­volge pro­fon­da­mente le imprese in tutti gli aspetti, inclusa la comu­ni­ca­zione. Se siete ancora a digiuno, o quasi, sul tema, leg­gete le 5 domande, e rispo­ste, di Deloitte.
  • Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list — Mapei, l’impresa di fami­glia dell’attuale Pre­si­dente di Con­fin­du­stria, cerca, per la sede di Milano, un Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list. Sem­bra un’opportunità inte­res­sante di que­sti tempi.

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Posted on 19 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • User Gene­ra­ted Con­tent - Non c’è solo il caso dell’albergatore rimi­nese che insulta i clienti che fanno recen­sioni nega­tive su Tri­pAd­vi­sor, e rac­co­glie la soli­da­rietà di alcuni suoi col­le­ghi. A far discu­tere c’è anche la moglie gelosa che apprezza il locale ma disprezza la came­riera che “ci prova” con il marito. Dopo la multa dell’Antitrust  per pra­tica com­mer­ciale scor­retta sulle recen­sioni online degli alber­ghi, poi annul­lata dal TAR, ed il caso mon­tato ad hoc nei giorni scorsi dal sito Ita­lia a Tavola in col­la­bo­ra­zione con alcuni risto­ra­tori, la piat­ta­forma torna sotto i riflet­tori. Sullo sfondo sem­pre la stessa que­stione: atten­di­bi­lità e valore degli user gene­ra­ted content.
  • Face­book & Edi­tori -  Secondo i dati di Parse.ly’s, basati sull’analisi di 400 clienti tra i quali Fox News, Tele­graph Media Group, Masha­ble, Busi­ness Insi­der, Condé Nast, The Atlan­tic e Reu­ters, a luglio di quest’anno Face­book avrebbe supe­rato Goo­gle come dri­ver di traffico.
  • Paid Digi­tal PR - L’influencer mar­ke­ting è molto lon­tano da essere “puro” e spesso le ope­ra­zioni per otte­nere visi­bi­lità sono da cata­lo­gare tra i paid media e non tra gli ear­ned media. Visto che si paga, l’amico Gian­luca Die­goli spiega, giu­sta­mente, come pagarle, e quanto, que­ste paid digi­tal PR. Con­si­gli di asso­luto inte­resse che però lasciano irri­solta la que­stione etica e pro­fes­sio­nale di que­ste pratiche.
  • Gio­vani & News - Che i gio­vani, anche nel nostro Paese, leg­gano le noti­zie pre­va­len­te­mente dai social e molto meno i quo­ti­diani, siano essi nella ver­sione car­ta­cea che in quella online, è noto. Tra le diverse cause credo ci possa essere anche un pro­blema di lin­guag­gio oltre che di con­te­nuti. Ana­liz­zare la scelta dei temi ed il lin­guag­gio non inges­sato uti­liz­zato da Vice Ita­lia for­ni­sce ulte­riori spunti di rifles­sione sul tema, volendo.
  • Rebran­ding - Sli­de­Share, la prima e più cele­bre piat­ta­forma di con­di­vi­sione di pre­sen­ta­zioni, col­pe­vol­mente sotto uti­liz­zata dalla imprese del nostro Paese, dopo l’acqusizione da parte di Lin­ke­dIn nel 2012 ora cam­bia nome e diviene Lin­ke­dIn Sli­de­Share. Ope­ra­zione di rebran­ding che va al di là degli aspetti socie­tari ma punta a sot­to­li­nearne il valore sopra­tutto per il B2B.
  • Digi­tal Mar­ke­ting — Che il mar­ke­ting non sia una scienza esatta vi sarà detto da chiun­que fac­cia il mio mestiere e sia dotato di un minimo di one­stà intel­let­tuale. Il digi­tale avrebbe dovuto appor­tare dei van­taggi in tal senso in ter­mini di misu­ra­bi­lità ma così non è, ad oggi. Infatti, secondo For­re­ster il 43% dei mar­ke­ters ancora non sa cosa fun­ziona e cosa no e il 70% sarebbe dispo­ni­bile ad incre­men­tare gli inve­sti­menti in quest’area se fosse in grado di misu­rare meglio il ROI. La con­fu­sione tra il misu­rare tutto e cosa abbia senso dav­vero misu­rare, e come, impera e il mondo dei media e della pub­bli­cità deve ride­fi­nire i cri­teri di misu­ra­zione della crea­zione di valore pena la per­dita di rile­vanza. Lo spiega meglio di altri Ana And­je­lic, glo­bal stra­tegy direc­tor di Havas Media Lux Hub.
  • Home Page — Se la rile­vanza dell’home page come primo punto di accesso all’informazione è in con­ti­nuo calo resta comun­que inne­ga­bile il suo valore per quella quota di utenza fide­liz­zata al news-brand. L’elenco di 64 modi per [ri]pensare l’home page può essere valido sup­porto se state riflet­tendo sul tema.

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Mobile Adv 2014
Posted on 18 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

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IAB Mobile Mar­ke­ting Cen­ter of Excel­lence, IAB Europe e IHS Tech­no­logy hanno rila­sciato i dati sul mobile adver­ti­sing nel mondo.

Com­ples­si­va­mente gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per il mobile cre­scono del 65% pas­sando da 14.563 milioni di euro a 23.997 milioni di euro. Di que­sti il 47.4% è in display, il 46.1% paid search ed il 6.6 mes­san­ging. È il display a cre­scere, aumen­tando di quasi 6 punti per­cen­tuali la pro­pria quota fatto 100 il totale degli inve­sti­menti, più di ogni altra categoria/formato. A fronte infatti di una cre­scita media del 65% il display cre­sce del 88%, la paid search del 55% ed il mes­san­ging “solo” del 13%.

Gli Stati Uniti restano il mer­cato prin­ci­pale con il 45% del totale degli inve­sti­menti, segue l’Asia Paci­fica con il 36.5% e l’Europa al 16.7%. In Europa gli inve­sti­menti com­ples­si­va­mente aumen­tano del 58%, meno che la media complessiva.

Vi sono dif­fe­renze signi­fi­ca­tive in ter­mini di inve­sti­menti per con­ti­nente. In Europa con­ti­nua a domi­nare la paid search che rac­co­glie il 53.3% del totale della spesa pub­bli­ci­ta­ria men­tre in Ame­rica Latina, Africa e Medio Oriente è il mes­san­ging il for­mato pre­va­lente sul quale le aziende investono.

Il det­ta­glio dei dati nella pre­sen­ta­zione sottostante.

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