comunicazione politica

Referndario Social Classifica
Pubblicato il 3 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Cattiva Gamification

La gami­fi­ca­tion è ormai una moda­lità suf­fi­cien­te­mente nota, anche i gior­nali e le rivi­ste di massa del nostro Paese ini­ziano ad occu­par­sene con arti­coli sul tema. L’applicazione  delle tec­ni­che di gioco a con­te­sti non ludici coin­volge il mar­ke­ting ma anche la gestione delle risorse umane e pure la politica.

Sono sem­pre più i casi di ricerca di moda­lità di coin­vol­gi­mento nella vita poli­tica attra­verso la gami­fi­ca­tion che, spe­ri­men­tate abbon­dan­te­mente oltreo­ceano, ini­ziano ad appro­dare anche nello sce­na­rio della comu­ni­ca­zione poli­tica del nostro Paese.

Dopo il ten­ta­tivo ,non esat­ta­mente azzec­cato, effet­tuato alle ultime ele­zioni dalla lista gui­data dall’ex Pre­si­dente del Con­si­glio Monti, è ora la volta del Par­tito Radi­cale. Dal 5 di ago­sto infatti per pro­muo­vere la firma dei 12 refe­ren­dum è stato lan­ciato “Refe­ren­da­rio Social”, appli­ca­zione Face­book il cui obiet­tivo è quello di dif­fon­dere sul  social net­work le infor­ma­zioni circa i que­siti refe­ren­dari pro­vando, il con­di­zio­nale è d’obbligo, a sti­mo­lare la con­di­vi­sione attra­verso ele­menti di gamification.

Si chiede ai “refe­ren­dari social” di aggiun­gere il badge alla pro­pria foto pro­filo, con­di­vi­dere il link del sito, le car­to­line e le noti­zie del blog. Il gioco pre­vede l’assegnazione di punti per ogni con­di­vi­sione, due clas­si­fi­che, una set­ti­ma­nale ed una glo­bale, premi vir­tuali e premi reali al ter­mine della campagna.

Referendario Social

Se l’obiettivo è, come recita il comu­ni­cato stampa dei radi­cali dif­fuso il 5 ago­sto scorso, “coin­vol­gere i volon­tari che già oggi con­tri­bui­scono a dif­fon­dere le noti­zie sulla cam­pa­gna refe­ren­da­ria; attrarre nuovi volon­tari e sti­mo­lare la loro par­te­ci­pa­zione”, siamo, mi spiace, sulla strada sbagliata.

Da un lato infatti tutto il per­corso è impo­stato esclu­si­va­mente sulla con­di­vi­sione “social” dei con­te­nuti esclu­dendo qual­siasi altra pos­si­bile forma di par­te­ci­pa­zione attiva ma, soprat­tutto, dall’altro lato, sono evi­denti la man­canza di un per­corso, di game design, limi­tan­dosi fon­da­men­tal­mente agli aspetti più ele­men­tari dei mec­ca­ni­smi di gioco appli­cati a con­te­sti non ludici  ed inse­rendo esclu­si­va­mente quella parte che viene defi­nita con i ter­mini di [sigh!] bad­gi­fi­ca­tion e poin­ti­fi­ca­tion.

Ed il vin­cere badge e punti tanto per vin­cere stanca. Arriva un punto in cui se si con­ti­nua sola­mente a cer­care di segnare punti ci si annoia, cade la moti­va­zione, c’è biso­gno di “qual­cosa d’altro”, ed è lì che fal­li­sce “Refe­ren­da­rio Social”. Non a caso, dopo quasi un mese dal lan­cio, al momento della rea­liz­za­zione di que­sto arti­colo, secondo quanto viene ripor­tato nella dash­board prin­ci­pale, i refe­ren­dari iscritti sono in totale solo 357 ed i refe­ren­dari attivi nelle ultime 48 ore sono 46 anime pie che calano a 32 con­si­de­rando i refe­ren­dari attivi nelle ultime 24 ore. Dav­vero ben poca cosa.

Come dicevo ad ini­zio anno, durante la mia lec­ture al master in gior­na­li­smo scien­ti­fico digi­tale della SISSA Inter­na­tio­nal School for Advan­ced Stu­dies di Trie­ste, la gami­fi­ca­tion non è solo un for­nire le pedine e i dadi: biso­gna essere bravi a costruire il gioco dell’oca, è evi­dente come in que­sto caso l’obiettivo pre­va­lente di comu­ni­ca­zione sia quello di costruire, di ali­men­tare buzz, pas­sa­pa­rola rispetto alle pro­prie pro­po­ste senza però alcun tipo, alcun cri­te­rio, di moti­va­zione a farlo.

La bad­gi­fi­ca­tion, pur sti­mo­lando il coin­vol­gi­mento delle per­sone con que­sto tipo di ricom­pense, se fine a se stessa, molto spesso rischia di creare aspet­ta­tive che poi restano vuote di signi­fi­cato, men­tre il valore aggiunto della gami­fi­ca­tion è quello di gene­rare emo­zioni posi­tive, eustress, come dice Jane McGo­ni­cal in “La Realtà in Gioco”.

Pro­prio su le cat­tive appli­ca­zioni della gami­fi­ca­tion, Bad­ge­ville ha lan­ciato in que­sti giorni un “labo­ra­to­rio” di moni­to­rag­gio ed ana­lisi dei diversi casi. Io, nel mio pic­colo, ne par­lerò il 16 set­tem­bre pros­simo ven­turo a Dig.it, due gior­nate fio­ren­tine dedi­cate al gior­na­li­smo digi­tale, in cui terrò un mini-seminario pro­prio sulla gami­fi­ca­tion. Mi dicono gli orga­niz­za­tori che dovrebbe esserci ancora qual­che posto dispo­ni­bile, se cre­dete ci vediamo lì per approfondire.

Referndario Social Classifica

PoliticsTTT
Pubblicato il 23 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

PoliticsTTT

Gli eventi Socia­labTTT si rea­liz­zano in con­tem­po­ra­nea in diverse città ita­liane e in real­time con le fina­lità di con­di­vi­dere cono­scenze, di creare e dif­fon­dere una cul­tura digi­tale, costruire un lin­guag­gio comune e far cre­scere la Rete.

Il Social­labTTT di oggi 23 marzo, giunto alla nona edi­zione, è dedi­cato al tema dell’evoluzione della comu­ni­ca­zione poli­tica in Rete e sul ruolo dei social media al suo interno. Poli­ticsTTT si svol­gerà in con­tem­po­ra­nea nelle città di Milano, Roma, Lecce, Genova, Bolo­gna e Corato a par­tire dalle ore 18:30 sino alle 21:00.

L’evento è aperto a tutti pre­via regi­stra­zione per la pre­senza in loco [evento è sold out, ma potete pro­vare lo stesso] o in alter­na­tiva è pos­si­bile seguire lo strea­ming video in diretta e la con­ver­sa­zione su Twit­ter con l’hashtag #Poli­ticsTTT seguito dalla sigla della città di rife­ri­mento, d’interesse, come ad esem­pio #PoliticsTTT/BO.

PoliticsTTT

Tra i rela­tori dell’edi­zione bolo­gnese è stato incau­ta­mente arruo­lato anche il sot­to­scritto inseme a Mat­teo Lepore, Asses­sore al Comune di Bolo­gna, coor­di­na­tore di Giunta con dele­ghe a Rela­zioni Inter­na­zio­nali della Città, Mar­ke­ting Urbano, Inno­va­zione e Sem­pli­fi­ca­zione Ammi­ni­stra­tiva, Pro­getto Smart City e Agenda Digi­tale; Ema­nuela Zac­cone, gio­vane social media ana­lyst e resear­cher con­sul­tant, co-fondatrice e social media stra­te­gist di TOK.tv; Gio­vanni Scro­fani (Twit­ter), classe ’74, si defi­ni­sce un satiro dadai­sta, per gli addetti ai lavori è l’ideatore del pro­getto Gilda35, blog ovvia­mente dadai­sta, di satira poli­tica, tele­vi­sione, social net­work, web, pro­grammi tv e ten­denze del web e Andrea Nel­son Mauro, ani­ma­tore di Spa­ghetti open data , una comu­nità di nor­mali cit­ta­dini con il pal­lino degli open data, che sosten­gono sal­da­mente la libera infor­ma­zione ed l’accesso alle infor­ma­zioni pubbliche.

Le cose da dire non man­che­ranno certo sul con­tro­verso ed appros­si­ma­tivo uti­lizzo del Web e dei social media da parte dei poli­tici come testi­mo­nia, ad esem­pio, il silen­zio pres­so­ché asso­luto del Pre­si­dente del Con­si­glio uscente dopo le ele­zioni o di Pier­fer­di­nando Casini anch’esso pra­ti­ca­mente ammu­to­lito dopo la tor­nata elettorale.

Se avete modo di venire ci vediamo lì altri­menti “chiac­chie­riamo” come sem­pre via Twit­ter. A stasera.

rimborso-Imu-lettera
Pubblicato il 23 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Più Comunicativa per i Simboli Elettorali

Per le ele­zioni poli­ti­che del 24 e 25 feb­braio pros­simi si è avuto un vero e pro­prio boom di liste e sim­boli. Al Mini­stero dell’Interno sono state pre­sen­tate le richie­ste di par­te­ci­pa­zione di 215 con­cor­renti, ridotti a 169 dopo la sele­zione in base ai cri­teri di ammis­sione fis­sati dalla legge. Men­tre nel 2008 le liste e i sim­boli erano stati 181 e gli ammessi alla com­pe­ti­zione elet­to­rale 153, rispet­ti­va­mente 34 e 16 in meno.

Il Vimi­nale ha respinto molte liste “taroc­che” o “cloni”, pre­di­spo­ste per sot­trarre voti ai desti­na­tari con­traf­fatti. La corsa di tali liste è finita con l’affissione del loro sim­bolo nella bacheca delle richie­denti e tal­volta è pro­se­guita con il ricorso in Cassazione.

Nume­rosi con­tras­se­gni sono stati riman­dati ai pre­sen­ta­tori per avere entro 48 ore le modi­fi­che atte a evi­tare con­fu­sioni con altri, come disturbi agli elet­tori e alte­ra­zioni alla rego­la­rità del confronto.

I par­titi ita­liani e le leggi elet­to­rali di soste­gno chia­mano “sim­boli” i segni gra­fici distin­tivi dell’identità, com­po­sti da forme, figure, scritte, carat­teri e colori. L’elaborazione sin­te­tica di que­ste parti dovrebbe dare un aspetto este­riore ori­gi­nale all’organizzazione poli­tica, che la rea­lizza come rife­ri­mento evo­ca­tivo. Mira a con­fi­gu­rare un’identità pre­cisa per mis­sione, valori, logi­che di azione e com­por­ta­menti, tesi alla sod­di­sfa­zione di inte­ressi tipici di più o meno ampi set­tori della società.

Il sim­bolo può faci­li­tare il rico­no­sci­mento da parte dei cit­ta­dini del posi­zio­na­mento di un par­tito rispetto ai com­pe­ti­tori, orien­tarli nelle scelte e nelle inte­ra­zioni, garan­tirli nell’ambito di oscil­la­zione delle tat­ti­che di breve periodo per rap­porto all’identità di lungo, espressa fin dall’elaborazione gra­fica. Può indi­care un impe­gno assunto, incor­po­rato, più forte di qua­lun­que “con­tratto”, pro­pa­gan­dato in occa­sione di sca­denze elet­to­rali. E’ una com­po­nente dell’immagine, che motiva la scelta e rin­nova il legame dei cit­ta­dini, dà il senso delle comu­ni­ca­zioni e spinge alla mobi­li­ta­zione. Non può limi­tarsi ad essere una spet­ta­co­lare appa­ri­zione media­tica di una strut­tura a perdere.

Ogni elet­tore, anche con scarsa com­pe­tenza poli­tica, deve poter sen­tire, dagli usi evi­denti che un par­tito fa del suo sim­bolo, quali sono la signi­fi­canza e la pro­spet­tiva del gruppo dirigente.

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La signi­fi­canza è il modo con cui l’immagine e la comu­ni­ca­zione di un par­tito si legano all’esperienza per­so­nale e sono sen­tite coe­renti con le esi­genze indi­vi­duali, rile­vando quelle che pos­sono essere sod­di­sfatte dall’offerta poli­tica di chi, in quale misura e con che costi [Jean Marie Floch, Iden­ti­tés visuel­les, 1995].

I segni gra­fici usati dai par­titi ita­liani per evo­care la loro distin­ti­vità cor­ri­spon­dono poco alla deno­ta­zione e all’etimologia della parola “sim­bolo”, anche quando si tratta di prese in giro, con­traf­fa­zioni, osta­coli, sulla via dell’obiettivo elet­to­rale, rag­giun­gi­bile dalle forze orga­niz­zate per la com­pe­ti­zione politica.

Il “syn­bal­lein”, il met­tere assieme della deri­va­zione greca e il rac­co­gliere per inter­pre­tare il con­te­nuto latente dell’immagine [Jean Laplan­che et Jean-Baptiste Pon­ta­lis, 1967; Gian Luigi Bec­ca­ria, 1994], sono pre­senti solo in qual­che con­tras­se­gno d’antan, ere­di­tato da alcune liste attuali.

La coa­li­zione di Cen­tro­si­ni­stra, su sette par­titi com­po­nenti, ne ha due con rife­ri­menti simili: il Par­tito Socia­li­sta Ita­liano e la Sud­ti­ro­ler Volk­spar­tei; quella di Cen­tro, su tre com­po­nenti, ha l’UDC, che esi­bi­sce il vec­chio scudo cro­ciato con la scritta “Liber­tas”; il Cen­tro­de­stra, forte dei suoi nove com­po­nenti, vede la Lega Nord ripro­porre l’Alberto da Gius­sano delle ori­gini, con­tor­nato dai nomi nuovi, evi­den­ziati, di Maroni e Tre­monti. Il nome di quest’ultimo, anzi, era stato scritto “tre­Monti” con la M maiu­scola, forse per ridi­men­sio­nare per iscritto il Pre­si­dente del Con­si­glio del governo tec­nico, che ha avuto l’opposizione dei leghi­sti fin dalla costi­tu­zione, salvo poi ricredersi.

Il gruppo dei par­titi Ita­lia dei Valori + Rifon­da­zione Comu­ni­sta + Comu­ni­sti Ita­liani + Verdi + Movi­mento Aran­cione, riu­niti sotto il nome di Rivo­lu­zione Civile, è rap­pre­sen­tato da un sim­bolo con un pro­filo del “Quarto Stato” di Pel­lizza da Vol­pedo, sovra­stato dal cognome del lea­der, l’ex pro­cu­ra­tore aggiunto di Palermo Anto­nio Ingroia. Il logo è inse­rito in un cer­chio a colori giallo aran­cio e rosso fra­gola. E’ uno dei pochi con­tras­se­gni evo­ca­tivi della pro­po­sta poli­tica por­tata avanti, forse anche per merito della con­su­lenza di un pro­fes­sore di tec­no­lo­gie appli­cate alla comu­ni­ca­zione dell’Università di Roma La Sapienza.

Chi guarda i sim­boli delle liste “taroc­che”, “cloni”, “civette”, di “disturbo” rimane col­pito da quelle espli­ci­ta­mente pro­vo­ca­to­rie, come il Movi­mento Bunga Bunga, ispi­rato al Movi­mento 5 Stelle di Grillo, Angeli della Terra, che dall’alto del tri­co­lore ita­liano pro­cla­mano: “L’Italia ai cit­ta­dini”, Civiltà Rurale Svi­luppo, che si adorna della testa di un cervo e di spi­ghe di grano, con imma­gini in verde su fondo giallo ed è con­cor­rente dell’Alleanza per la Terra-Economia e Società Verdi, che dise­gna il map­pa­mondo e il let­te­ring in verde, ma fa risal­tare una spiga dorata dalla stri­scia cen­trale della parola “Terra”, scritta in grande. Sem­pre in quest’area “eco­lo­gica” il Fronte Verde mette sul sim­bolo un arciere, che tira al riparo di un’onda tri­co­lore, né manca il FDE– Fede­ra­li­sti Demo­cra­tici Euro­pei, che di stelle ne hanno una tren­tina e le coniu­gano con l’airone dell’IDV. Il più tarocco è un Fra­telli d’Italia, con la deno­mi­na­zione piaz­zata sopra un guer­riero in arma­tura, che cavalca un cavallo al galoppo su una ban­diera italiana.

Anche le Leghe non man­cano. Sono Lombardo-Veneta, Padana, della Lom­bar­dia, Liga Veneta-Repubblica, per Maroni Pre­si­dente e l’Unione Padana.

Per rea­liz­zare l’unità uni­ver­sale dei mili­tanti della Chiesa di Gesù Cri­sto si bat­tono i cit­ta­dini romani, che affer­mano, rigo­ro­sa­mente in latino, di par­teg­giare per la teo­cra­zia cristiana.

Tra voti per la Camera e per il Senato gli elet­tori si tro­ve­ranno ad avere a che fare con più di 25 liste e sim­boli. Que­sti ultimi sono pre­va­len­te­mente “nomi­na­tivi”, ripren­dono il nome del lea­der o “pro­gram­ma­tici”, indi­cano cioè la mis­sione o i valori di riferimento.

In que­sta ampia ico­no­gra­fia i colori bianco, rosso e verde tra­boc­cano anche nel Cen­tro­si­ni­stra per i sim­boli del PD, di SEL e dei Moderati.

Al Cen­tro il con­tras­se­gno della lista di Fini gioca con il verde, l’azzurro e un timido tri­co­lore, a com­ple­mento del nome, grande, del lea­der e di Futuro e Libertà, scritto più pic­colo; Scelta Civica pre­fe­ri­sce il bianco e l’azzurro per il sim­bolo, che adorna l’head line “Con Monti per l’Italia” per mezzo di una scia tri­co­lore in stile pat­tu­glia acro­ba­tica dell’Aeronautica Militare.

Ber­lu­sconi Pre­si­dente fa lo stesso uso della ban­diera ita­liana per il Popolo della Libertà, tra­sfor­man­dola in un quasi con­fine tra il nome del par­tito e il suo, men­tre Fra­telli d’Italia annoda la stri­scia tri­co­lore a Cen­tro­de­stra Nazio­nale e la Destra-Storace parte da una base uguale per pro­ten­dere una fiac­cola (luce o arma?).

Infine il MIR-Moderati in Rivo­lu­zione di Giam­piero Samorì, avvo­cato di Modena, dise­gna un logo che avvolge la peni­sola in un nastro rosso, bianco e verde per segna­lare l’urgenza di rea­liz­zare un “pro­gramma capi­ta­li­stico, che mette al cen­tro dell’attenzione l’impresa, i lavo­ra­tori e i con­su­ma­tori” e non distrugge le aziende private.

Per essere più comu­ni­ca­tivi i sim­boli delle liste elet­to­rali ita­liane devono essere non solo este­ti­ca­mente pia­ce­voli e al ser­vi­zio dei lea­der, ma espres­sivi di mis­sioni, valori di rife­ri­mento, forza orga­niz­za­tiva, logica di azione verso la società e d’interazione con i cittadini.

Nell’attesa…..

Mass 4 di RF

Evo­lu­zione dal modello di opi­nion giving al modello di opi­nion sharing

Popolarità Politici
Pubblicato il 9 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

La Popolarità Mediatica dei Candidati alla Presidenza del Consiglio

Si dice spesso che i media tra­di­zio­nali siano auto­re­fe­ren­ziali, ego­cen­trici. La dina­mica pare essere molto simile anche per quanto riguarda la Rete dove è forte la con­cen­tra­zione rela­ti­va­mente a quanto avviene al suo interno.

E’ così anche nel caso delle ele­zioni pros­sime ven­ture con un attento moni­to­rag­gio a quanto avviene su Inter­net ed in par­ti­co­lare all’interno delle due reti sociali più note: Face­book e Twitter.

Nell’ultimo mese sono nate diverse ini­zia­tive in tal senso sia da parte di quo­ti­diani online quali «La Stampa», che nel suo spe­ciale ele­zioni ha creato uno spa­zio defi­nito le voci della poli­tica al cui interno sono mostrati le atti­vità di poli­tici e par­titi per i due pre­ci­tati social net­work, e diverse pro­po­ste indi­pen­denti quali Twi­tAn­to­nio, Italia2013 e Poli­sMe­ter che non moni­tora solo i social ma anche la Rete più in generale.

In una Paese quale l’Italia con la più bassa pene­tra­zione di Inter­net sarebbe però inte­res­sante anche sapere e capire quale popo­la­rità, quanto spa­zio viene dato a par­titi e poli­tici negli altri media.

Se i dati del Cen­tro d’Ascolto dell’Informazione Radio­te­le­vi­siva segna­lati ieri for­ni­scono uno spac­cato della share of voice all’interno dei tele­gior­nali nazio­nali dei diversi par­titi arriva ora, final­mente, un moni­to­rag­gio anche degli altri media.

“La popo­la­rità corre sui media” è un’iniziativa rea­liz­zata da tre società asso­ciate tra loro che si occu­pano di moni­to­rag­gio e for­ni­tura della ras­se­gna di stampa, web e video, che, avendo sostan­zial­mente i dati in casa, 1000 fonti gior­na­li­sti­che quo­ti­diane più impor­tanti del Paese, tra quo­ti­diani nazio­nali e locali, set­ti­ma­nali e perio­dici, siti web, agen­zie di infor­ma­zione, blog e fonti isti­tu­zio­nali, per rile­vare quante volte i can­di­dati alle ele­zioni poli­ti­che 2013 ven­gono citati.

Nello spa­zio dedi­cato alla pre­ge­vole ini­zia­tiva un’infografica inte­rat­tiva rias­sume le cita­zioni dei sei prin­ci­pali can­di­dati alla Pre­si­denza del Con­si­glio. Le per­cen­tuali si rife­ri­scono alla quota di cita­zioni otte­nute da cia­scun can­di­dato sul totale delle cita­zioni rile­vate. Tutto si rife­ri­sce alla tota­lità delle 1000 fonti. Il fil­tro con­sente di appro­fon­dire la let­tura per: argo­menti , fonti e testate.

Popolarità Politici

In argo­menti viene rile­vata la com­pre­senza nell’articolo del nome del can­di­dato e della parola-chiave argo­mento; per fonti si evi­den­ziano i risul­tati di gruppi omo­ge­nei di testate, come ad esem­pio le sole fonti web o i quo­ti­diani locali, infine con il fil­tro testate si con­fron­tano le cita­zioni dei can­di­dati sulle testate che nel giorno hanno pre­sen­tato in asso­luto il mag­gior numero di citazioni.

Anche se i domi­na­tori asso­luti in ter­mini di cita­zioni sono Monti e Ber­lu­sconi è inte­res­sante veri­fi­care come, ad esem­pio, «Il Cor­riere della Sera» dedi­chi al Pre­si­dente del Con­si­glio uscente più del dop­pio di quelle di Ber­lu­sconi e oltre il tri­plo di quelle per Ber­sani, o come «la Repub­blica» dedi­chi al Cava­liere il dop­pio delle cita­zioni rispetto a Ber­sani che invece domina su «Libero» anche se cer­ta­mente non si tratta di men­zioni posi­tive in que­sto caso.

Osser­vando l’andamento delle inten­zioni di voto dei diversi son­daggi elet­to­rali pare che il più pena­liz­zato dalla rela­ti­va­mente scarsa espo­si­zione media­tica sia pro­prio Ber­sani la cui coa­li­zione perde ter­reno men­tre se ne avvan­tag­gia in maniera signi­fi­ca­tiva quella gui­data da Ber­lu­sconi ed anche quella che fa rife­ri­mento a Monti sep­pure in maniera non pro­por­zio­nale alla grande espo­si­zione di cui gode.

La con­ferma, se neces­sa­rio, che per una buona comu­ni­ca­zione elet­to­rale non è solo la quan­tità a fare la differenza.

Intenzioni di Voto

TG & Politica
Pubblicato il 8 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Distorsione delle Notizie per l’Inganno Politico

La cam­pa­gna elet­to­rale è entrata nella fase più accesa, del richiamo agli inte­ressi forti, al coin­vol­gi­mento emo­zio­nale e alla coe­renza sociale. Tra smen­tite e memento, con­tro­in­for­ma­zione e rin­facci, i capi coa­li­zione, i can­di­dati e i soste­ni­tori delle liste elet­to­rali vec­chie e nuove si affron­tano senza esclu­sione di colpi nella gara per la con­qui­sta dei votanti. Un fiume in piena di noti­zie invade i media e tocca gli elettori.

Da vent’anni le ele­zioni ita­liane si svol­gono in un clima di forte anta­go­ni­smo e quanto più i richiami valo­riali, alle regole della demo­cra­zia, si omo­lo­gano, tanto più sono gli espo­nenti di spicco dei par­titi di opi­nione a fare le dif­fe­renze, sem­pre più enfa­tiz­zate sul pro­cesso men­tale di costru­zione delle “comu­nità imma­gi­nate”, come le definì Bene­dict Ander­son, cioè i gruppi a cui i poli­tici attri­bui­scono carat­te­ri­sti­che e com­por­ta­menti, risul­tanti dal miscu­glio di un forte tri­ba­li­smo e di una giun­gla hob­be­siana, bene espresso dal pro­ver­bio “Io e mio fra­tello con­tro mio cugino. Io e mio cugino con­tro il mondo intero”.

Il tri­ba­li­smo è l’idea che la soli­da­rietà sia basata solo sulla pros­si­mità delle rela­zioni di san­gue e sia raf­for­zata da un atteg­gia­mento di osti­lità per­ma­nente verso il resto del mondo.

La comu­ni­ca­zione elet­to­rale, basata sui media tra­di­zio­nali e nuovi, fa leva sulla squa­li­fi­ca­zione reci­proca dei pro­ta­go­ni­sti per i com­por­ta­menti tenuti nel pas­sato e sulla sva­lu­ta­zione delle inten­zioni e dei pro­grammi futuri di governo.

Le liste elet­to­rali in campo fanno una vera e pro­pria “esor­ciz­za­zione dei nemici”, accu­sati di voler peg­gio­rare la con­di­zione socio-economica dei cit­ta­dini, in cam­bio di tro­vate estem­po­ra­nee per l’avvenire e cor­re­zioni retro­spet­tive della poli­tica sba­gliata, attuata nel passato.

I mass media per­lo­più si pre­stano ad ampli­fi­care que­ste ten­zoni, spet­ta­co­la­riz­zarle e ador­narle di infor­ma­zioni distin­tive, rac­colte da fonti, non sem­pre affi­da­bili o non veri­fi­cate, oppure ela­bo­rate per dedu­zione e verosimiglianza.

Si viene così a com­porre un vero e pro­prio arzi­go­golo tea­trale, da tea­tro comico, in cui la “per­so­na­liz­za­zione della poli­tica”, chiave pri­vi­le­giata dell’interpretazione dei fatti, fa da guida per sug­ge­rire colpi di scena e com­por­ta­menti scontati.

La visi­bi­lità media­tica dei pro­ta­go­ni­sti di ogni ordine e grado ne gua­da­gna naturalmente.

Se la carta stam­pata spinge la col­la­bo­ra­zione del let­tore alla rifles­sione e alla valu­ta­zione dei fatti comu­ni­cati, la tele­vi­sione aggiunge alla spet­ta­co­la­rità la distanza fra spet­ta­tore e pro­ta­go­ni­sta e la faci­li­ta­zione del pro­cesso di cono­scenza, diven­tato sem­pre più rapido e frut­ti­fero per chi agisce.

“Sono i media d’attualità che creano, let­te­ral­mente, la noto­rietà, per la loro capa­cità di ren­dere visi­bili e fami­liari i per­so­naggi pub­blici a milioni di per­sone, che non li hanno mai incon­trati in carne e ossa” scri­veva Char­les L. Ponce de Leon in “Self-Exposure: Human-Interest Jour­na­lism and the Emer­gence of Cele­brity in America”.

L’immagine tele­vi­siva con­fi­gu­rata in que­sto modo e cate­go­riz­zata per i fatti mostrati, si ste­reo­ti­pizza nel vis­suto degli spet­ta­tori e diventa ele­mento cogni­tivo di rife­ri­mento abi­tuale. Lo stesso accade per il fre­quen­ta­tore del social net­work nell’interazione con il tito­lare dell’account.

In Ita­lia, come negli altri Paesi, l’ elet­tore s’informa sulla poli­tica per mezzo della tele­vi­sione e non c’è canale nazio­nale che non dia noti­zie, almeno set­ti­ma­nal­mente, ai suoi spet­ta­tori sull’esito dei son­daggi affi­dati agli isti­tuti di indagine.

Rile­va­zioni e ana­lisi su orien­ta­menti e ten­denze dei votanti abbon­dano anche sulla carta stam­pata, sui gior­nali online e sui siti inte­res­sati alla poli­tica, ma la tele­vi­sione fa da padrona, forte delle carat­te­ri­sti­che pro­prie e dell’eventuale cor­re­la­zione con altri media, che danno spa­zio ai poli­tici. Costi­tui­sce un traino forte, di facile accesso e com­pren­sione, imbat­ti­bile dai concorrenti.

Il suc­cesso in poli­tica dei per­so­naggi tele­vi­sivi sta a dimo­strare l’ effi­ca­cia del medium, da solo e in com­mu­ni­ca­tion mix.

TG & Politica

L’esaltazione visiva dei pro­ta­go­ni­sti costi­tui­sce la com­po­nente prin­ci­pale della distor­sione veri­dica dei fatti. Il cosid­detto “spin­ning”, l’espressione inglese legata al verbo omo­nimo, che può cor­ri­spon­dere al lom­bardo “far su”, cioè mani­po­lare l’atteggiamento di qual­cuno per otte­nerne il con­senso, fa leva sull’immagine e la visi­bi­lità mediatica.

Usato soprat­tutto nella comu­ni­ca­zione poli­tica, “in gene­rale, lo spin è la rico­stru­zione che dà rilievo a certi aspetti e ne tra­scura altri, mette in rela­zione certi fatti e non altri” spiega Franca D’Agostini in “Men­zo­gna”. E’ un modo ope­ra­tivo del new­sma­king, della pub­bli­cità, della difesa avvo­ca­te­sca, serve per sti­mo­lare la fidu­cia e otte­nere l’adesione al mes­sag­gio rivolto al target.

Anche se siamo “natu­ral­mente” entrati nell’epoca della dif­fi­denza, in cui “inte­ra­giamo soprat­tutto con per­sone in cui non abbiamo fidu­cia [e forse verso le quali pro­viamo dif­fi­denza]” scrive Rus­sell Har­din, lo fac­ciamo per­ché cre­diamo di poter tro­vare il modo per sod­di­sfare i nostri inte­ressi nelle azioni degli altri.

E’ la logica che in poli­tica si chiama del “ Votare turan­dosi il naso” per otte­nere le uti­lità fatte balu­gi­nare dal manipolatore.

Il poli­to­logo John J. Mear­shei­mer dell’University of Chi­cago nel libro “Why lea­ders lie”, pub­bli­cato da Oxford Uni­ver­sity Press nel 2011, attri­bui­sce ai poli­tici ame­ri­cani, governi in testa, di aver fatto uso di “spin­ning” per rac­co­gliere l’adesione della mag­gio­ranza dei cit­ta­dini USA fino alle deci­sioni di inter­vento armato in Afga­ni­stan e Irak, mostrando gli aspetti favo­re­voli e van­tag­giosi per il paese, esa­ge­rando e distor­cendo addi­rit­tura la verità, ridu­cendo o igno­rando gli incon­ve­nienti della situa­zione, senza prevaricazioni.

Lo spin­ning può essere ammesso come estrema risorsa di fronte a situa­zioni dram­ma­ti­che, in cui non si può aspet­tare per evi­tarne l’aggravamento sostiene Mearsheimer.

La tesi giu­sti­fi­ca­zio­ni­sta del poli­to­logo non altera la pun­ti­gliosa rico­stru­zione dei fatti, basata su docu­menti ori­gi­nali e l’esemplificazione delle tec­ni­che di distor­sione delle noti­zie in poli­tica effet­tuata nel libro.

Negli uni e nelle altre sta l’utilità di “Why lea­ders lie. The truth about lying in Inter­na­tio­nal poli­tics”. Let­tura con­si­gliata in que­sti 15 giorni che ci sepa­rano dalle elezioni.

Pubblicato il 17 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Per una Comunicazione Elettorale di Successo

Un filone con­so­li­dato della ricerca in semio­tica, psi­co­lo­gia e socio­lo­gia della comu­ni­ca­zione [Umberto Eco, 1994; Dan Schil­ler, 2007; Manuel Castells, 2009] ha messo in evi­denza che le per­sone comu­ni­cano se con­di­vi­dono il signi­fi­cato dell’informazione pas­sata nel con­te­sto delle rela­zioni sociali in atto.

Gli indi­vi­dui sono capaci di modi­fi­care il senso dei mes­saggi scam­biati, ma la costru­zione del signi­fi­cato è com­plessa. Avviene con un pro­cesso influen­zato dal con­te­nuto e dal for­mato dei mes­saggi, dalla tec­no­lo­gia e dalle pra­ti­che comu­ni­ca­tive varie­gate che gli attori usano, dalle espe­rienze pas­sate. Dipende dai livelli di coin­vol­gi­mento atti­vati in pre­senza delle oppor­tu­nità di infor­ma­zioni, idee e impres­sioni, rac­colte con moti­va­zioni diverse da per­sone diverse e dalla stessa per­sona in cir­co­stanze diverse.

Totò

I “desti­na­tari” della comu­ni­ca­zione poli­tica per lo più pre­stano un’attenzione rela­ti­va­mente scarsa e trat­ten­gono solo un’esigua fra­zione dell’imponente flusso d’informazioni inviate dai par­titi con l’ampio ven­ta­glio dei media tra­di­zio­nali e nuovi, di massa e sociali.

Per orien­tare il loro com­por­ta­mento elet­to­rale i “com­po­nenti delle audience” impie­gano schemi inter­pre­ta­tivi degli eventi poli­tici che li riguar­dano, come delle atti­vità di schie­ra­menti e lea­der che pre­fe­ri­scono, traen­doli dalla per­ce­zione degli inte­ressi imme­diati e dal reper­to­rio di cono­scenze memorizzate.

La comu­ni­ca­zione avviene con il rico­no­sci­mento di un “campo comu­ni­ca­tivo”, dove le per­sone pos­sono inte­ra­gire, nego­ziando le regole per svol­gere il pro­cesso che con­duce alla co-significazione, avva­len­dosi delle tec­no­lo­gie, delle carat­te­ri­sti­che degli attori, dei loro codici cul­tu­rali e delle pro­ce­dure com­por­ta­men­tali. E’ un pro­cesso, che sor­regge quello di scam­bio tra i par­te­ci­panti alla comu­ni­ca­zione e ne con­fi­gura il campo di azione, men­tre opera per ela­bo­rare la cul­tura della con­di­vi­sione e la for­ma­zione dell’unità sociale.

“I sog­getti comu­ni­ca­tivi non sono entità iso­late; inte­ra­gi­scono fra loro for­mando reti di comu­ni­ca­zione che pro­du­cono senso con­di­viso. Siamo pas­sati dalla comu­ni­ca­zione di massa rivolta all’audience, a un’audience attiva che rita­glia il pro­prio senso met­tendo a con­fronto la pro­pria espe­rienza con i flussi mono­di­re­zio­nali che riceve. Così osser­viamo la nascita della pro­du­zione inte­rat­tiva di signi­fi­cato. Que­sto è ciò che chiamo audience crea­tiva, la fonte della cul­tura del remix, che carat­te­rizza il mondo dell’autocomunicazione di massa” [Manuel Castells, 2009].

La comu­ni­ca­zione poli­tica in tal modo pra­ti­cata con­fi­gura il sistema demo­cra­tico, con­sente la cit­ta­di­nanza attiva, serve a per­se­guire i fini di adat­ta­mento e man­te­ni­mento della Politica.

La lea­der­ship “cari­sma­tica” degli sho­w­men tele­vi­sivi, diretta all’integrazione pas­siva dei comu­ni­canti e alla loro inter­pel­la­zione nelle occa­sioni isti­tu­zio­nali, in fun­zione delle neces­sità di governo del sistema poli­tico, è andata in crisi irre­ver­si­bile. La poli­tica spet­ta­colo dei bagni di folla e delle accla­ma­zioni all’unto del Signore rico­no­sciuto adesso serve appena per le sot­to­li­nea­ture cari­ca­tu­rali dei comici e dei vignet­ti­sti tradizionali.

I rot­ta­ma­tori, che vogliono cam­biare, per­ché “tutto resti come prima”, non fanno più presa.

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La realtà dimo­stra in cen­ti­naia di occa­sioni che biso­gna ria­bi­li­tare la poli­tica dei pro­fes­sio­ni­sti al ser­vi­zio delle esi­genze dei cit­ta­dini e non solo a quelle dell’equilibrio del bilan­cio pub­blico, per otte­nere successo.

Oggi le tec­ni­che e i metodi della scienza poli­tica met­tono a dispo­si­zione degli attori del pro­cesso di for­ma­zione ed espres­sione delle pre­fe­renze indi­vi­duali e col­let­tive molte pos­si­bi­lità di comu­ni­ca­zione e co-significazione, per sce­gliere fra le alter­na­tive poli­ti­che sot­to­po­ste al vaglio democratico.

Non si tratta di fare del tec­ni­ci­smo né del meto­do­lo­gi­smo, ma di acqui­sire stru­menti di ana­lisi e cri­teri per rile­vare, sele­zio­nare, affron­tare e risol­vere i pro­blemi cro­nici dell’ambiente poli­tico, cono­scendo nuove espe­rienze con­crete e impa­dro­nen­dosi di modelli di comu­ni­ca­zione e sistemi di deci­sione, ido­nei a miglio­rare il livello, le carat­te­ri­sti­che e l’integrazione della comu­nità sociopolitica.

“Il potere poli­tico è un potere rela­zio­nale, che appar­tiene a chi lo eser­cita”, scri­veva più di trent’anni fa il capo­scuola della scienza poli­tica ita­liana del dopo­guerra, Gio­vanni Sar­tori, pre­ve­dendo che “anche nella società tec­no­lo­gica più avan­zata il governo resterà un governo dei politici…Un potere senza sapere è un potere limi­tato e cir­co­scritto dal pro­prio difetto di cognizioni”.

La pre­vi­sione, for­mu­lata nel libro “La Poli­tica. Logica e metodo in scienze sociali”, si è avve­rata, come mostra anche il caso del governo ita­liano dimis­sio­na­rio. Le tec­ni­che, i sistemi e le stra­te­gie poli­ti­che oggi pos­sono essere soste­nute non più solo dai “cari­smi” pastic­cioni e dall’uso dei poteri rivolti al “consenso”.

Think-tank di esperti di tutto il mondo hanno ela­bo­rato nella pra­tica pac­chetti di soste­gno all’azione dei poli­tici con stra­te­gie di comu­ni­ca­zione inte­grata e azioni correlate.

Metodi di visi­bi­lità media­tica, moni­to­rag­gio del con­senso, con­trollo delle infor­ma­zioni [fact­chec­king], public spea­king, reda­zione e pre­sen­ta­zione dei pro­grammi, ascolto attivo, svi­luppo della fidu­cia, aumento della com­pe­ti­ti­vità indi­vi­duale nel con­te­sto poli­tico di rife­ri­mento sono uti­liz­zati anche in Ita­lia da esperti della comu­ni­ca­zione tec­no­lo­gi­ca­mente basata, per assi­stere i rap­pre­sen­tanti eletti dal popolo e i can­di­dati alle ele­zioni nello svol­gi­mento delle cam­pa­gne elet­to­rali, nella dif­fu­sione delle noti­zie che li riguar­dano, nell’attuazione dei com­por­ta­menti atti a incre­men­tare l’efficacia delle rela­zioni sociali.

La comu­ni­ca­zione poli­tica, come disci­plina utile per sod­di­sfare le attese e i biso­gni dei cit­ta­dini, si è rin­no­vata e si va ricon­fi­gu­rando anche a van­tag­gio dell’aumento di effi­ca­cia dei poli­tici, troppo spesso ancora fermi alle tesi di chi li vuole “Mar­che come tutte le altre” [Mar­cel Bot­ton, 2009] in un piat­tume indi­stinto e indif­fe­rente agli scopi spe­ci­fici, da cui emer­gono solo pochi lan­cia­tori di ukase televisivi.

Striscioni Elettorali

Se vole­ste appro­fon­dire, discu­terne in maniera più per­so­na­liz­zata di quanto non sia pos­si­bile fare in que­sti spazi ed ave­ste l’insano desi­de­rio di con­tat­tarmi in maniera più per­so­nale e riser­vata man­da­temi una mail all’indirizzo di posta elet­tro­nica indi­cato nell’about.

Monti Gamification
Pubblicato il 16 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Gamification della Politica Italiana

La poli­tica ita­liana, ed i poli­tici, cer­cano di recu­pe­rare la rela­zione e la fidu­cia persa spe­ri­men­tando nuovi canali e nuovi mezzi di comu­ni­ca­zione e di rela­zione con le persone.

E’ così che dopo la ses­sione di #mon­ti­live su Twit­ter che tanto ha fatto discu­tere recen­te­mente, è sem­pre il Pre­si­dente del Con­si­glio uscente a cer­care moda­lità di coin­vol­gi­mento che, spe­ri­men­tate abbon­dan­te­mente oltreo­ceano, appro­dano anche nello sce­na­rio della comu­ni­ca­zione poli­tica del nostro Paese.

Andando sul sito Agenda Monti si viene invi­tati a par­te­ci­pare al dibat­tito poli­tico, a for­nire il pro­prio con­tri­buto sia alla dif­fu­sione del mes­sag­gio pro­po­sto da Mario Monti che ad ali­men­tarlo con pro­po­ste pro­prie. Pro­cesso di dif­fu­sione e par­te­ci­pa­zione che passa attra­verso una pro­po­sta che si rifà ai prin­cipi della gami­fi­ca­tion,

Monti Gamify Users

Il per­corso ideato pre­sup­pone quat­tro livelli che vanno da “Testi­mone”, ruolo che si ottiene con la sem­plice iscri­zione, regi­stra­zione sul sito, a “Por­ta­ban­diera”, che potrà pre­sen­tare le sue idee in appun­ta­menti uffi­ciali, pas­sando per “Arte­fice”, colui che scrive una pro­pria pro­po­sta e/o orga­nizza un gruppo all’interno del sito, e “Alfiere”, depu­tato ad orga­niz­zare incon­tri ed eventi “off line”, sul ter­ri­to­rio, per pro­muo­vere la pro­pria idea, e quelle di Monti ovviamente.

Se va comun­que apprez­zato il ten­ta­tivo, ancor più in ragione della ristret­tezza di tempi nei quali è stato rea­liz­zato, non altret­tanto si può dire per l’esecuzione dove la carenza dei fun­da­men­tals della gami­fi­ca­tion sono evi­denti per man­canza di un per­corso, di game design, limi­tan­dosi fon­da­men­tal­mente agli aspetti più ele­men­tari dei mec­ca­ni­smi di gioco appli­cati a con­te­sti non ludici  ed inse­rendo esclu­si­va­mente quella parte che viene defi­nita con il ter­mine di [sigh!] badgification.

Se, come dicevo la set­ti­mana scorsa durante la mia lec­ture al master in gior­na­li­smo scien­ti­fico digi­tale della SISSA Inter­na­tio­nal School for Advan­ced Stu­dies di Trie­ste, la gami­fi­ca­tion non è solo un for­nire le pedine e i dadi: biso­gna essere bravi a costruire il gioco dell’oca, è evi­dente come in que­sto caso l’obiettivo pre­va­lente di comu­ni­ca­zione sia quello di costruire, di ali­men­tare buzz, pas­sa­pa­rola rispetto alle pro­prie proposte.

Di basso livello nella rea­liz­za­zione con­creta anche molti ele­menti quale, per citarne almeno uno, quello legato ad uno sano spi­rito di com­pe­ti­zione che è tipico dei mec­ca­ni­smi di gioco e che, appunto, è com­ple­ta­mente assente.

Insomma la poli­tica ita­liana approda alla gami­fi­ca­tion con dilet­tan­ti­smo e super­fi­cia­lità così come si è troppo spesso rifatta sinora al mar­ke­ting degli omo­ge­neiz­zati.

“Il potere poli­tico è un potere rela­zio­nale, che appar­tiene a chi lo eser­cita”, scri­veva più di trent’anni fa il capo­scuola della scienza poli­tica ita­liana del dopo­guerra, Gio­vanni Sar­tori, pre­ve­dendo che “anche nella società tec­no­lo­gica più avan­zata il governo resterà un governo dei politici…un potere senza sapere è un potere limi­tato e cir­co­scritto dal pro­prio difetto di cognizioni”.

Non resta che augu­rarsi che le spe­ri­men­ta­zioni alle quali stiamo assi­stendo siano un ini­zio di per­corso.  Appro­fon­diamo domani iden­ti­fi­cando quali siano gli aspetti e gli ele­menti da con­si­de­rare per una comu­ni­ca­zione elet­to­rale di suc­cesso. Promesso.

Monti Gamification

Pubblicato il 16 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Nulla, Più Velocemente

Ieri in prima serata Pier­fer­di­nando Casini ha postato su Twit­ter la foto di gruppo con Alfano, Ber­sani e Monti seguita dal com­mento” “Siamo tutti qui! Nes­suna defe­zione!”. Esat­ta­mente 6 minuti dopo «Il Post», vin­cendo il pal­ma­res della rapi­dità tra le reda­zioni, l’aveva già [ri]pub­bli­cata sul suo sito nono­stante, pare, il suo Diret­tore non abbia apprez­zato la mossa del lea­der dell’UDC.  Con tempi di rea­zione più o meno rapidi hanno fatto seguito tutti i prin­ci­pali organi di infor­ma­zione nazio­nali nelle loro edi­zioni online, nes­suno escluso, agen­zie di stampa e ovvia­mente blog e superblog.

Esem­plare sotto que­sto pro­filo Piero Vietti in suo recente arti­colo di auto­cri­tica gior­na­li­stica sul fetic­cio della rete scam­biata per realtà che con­clude: “C’è anche que­sto tweet, che andrebbe stam­pato nei manuali per l’esame di gior­na­li­smo: Gior­na­li­sti basta pezzi su quello che la gente scrive su Twit­ter. Non è una noti­zia e se voglio saperlo apro Twitter”.

Sem­pre ieri si è svolto a Milano presso lo IULM un con­ve­gno sulla Social­Me­diA­bi­lity, pre­sen­ta­zione dei risul­tati dell’Osservatorio creato dall’Università sull’uso dei social media da parte delle aziende italiane.

In attesa che ven­gano dif­fusi i risul­tati com­pleti della seconda edi­zione dell’indagine non resta che affi­darsi alle parole di com­mento del Diret­tore Scien­ti­fico del Master che dichiara: “In sin­tesi, la ricerca mostra come le aziende ita­liane, anche di pic­cole e medie dimen­sioni, uti­liz­zino sem­pre più spesso i social media nelle loro atti­vità di comu­ni­ca­zione e mar­ke­ting,[.…] Ma i risul­tati otte­nuti testi­mo­niano anche come essi siano ancora molto spesso gestiti in maniera un po’ improv­vi­sata e poco con­sa­pe­vole delle logi­che comu­ni­ca­tive e dei lin­guaggi pro­pri di cia­scuno di tali canali”.

Ele­mento con­fer­mato dalle sin­tesi effet­tuate da chi era pre­sente alla pre­sen­ta­zione dei risul­tati,  che, a titolo di curio­sità, pare aver col­pito gli orga­niz­za­tori stessi che hanno sba­gliato l’hashtag uffi­ciale dell’evento, #sma2011, inse­rendo l’anno passato.

Senza il giu­sto mes­sag­gio, senza la giu­sta stra­te­gia ed approc­cio di comu­ni­ca­zione, che si tratti di infor­ma­zione gior­na­li­stica o di comu­ni­ca­zione d’impresa, Twit­ter, come tutti i mezzi, non è migliore del vec­chio fax. Resta solo il nulla, più velocemente.

Pubblicato il 13 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

ResponsAbility

Come tutti sanno a quest’ora, Sil­vio Ber­lu­sconi ha ras­se­gnato, final­mente, le dimis­sioni da Pre­si­dente del Con­si­glio del nostro Paese.

L’intera Rete è let­te­ral­mente inon­data di foto, video, rico­stru­zioni e ana­lisi sulla fine del Pre­mier. Tra tutte, dovendo sce­glierne sol­tanto una, con­si­glio la time­line rea­liz­zata dal «New York Times» che sin­te­tizza con sobrietà ed effi­ca­cia i momenti chiave dal 1990 ad oggi [a ieri] dell’evoluzione da edi­tore a politico.

Finita, let­te­ral­mente, la sbronza dei legit­timi festeg­gia­menti per la con­clu­sione di un’epoca, da oggi è neces­sa­rio guar­dare oltre per deter­mi­nare con la mas­sima sol­le­ci­tu­dine e atten­zione il per­corso da affron­tare per rico­struire, sotto ogni pro­filo, la dignità di una nazione incan­tata per circa un ven­ten­nio dall’antistatalismo, in chiave popu­li­sta, di chi l’ha gover­nata in que­sto periodo.

«The Eco­no­mist» ha pub­bli­cato il 12 novem­bre scorso un arti­colo dedi­cato alla situa­zione ita­liana il cui titolo “That’s all, folks”, ripren­dendo quella che era la con­clu­sione dei car­toni ani­nati di una volta,  potrebbe trarre in inganno, e che, invece, merita un’attenta let­tura per la luci­dità dell’analisi e, a mio avviso, per le con­clu­sioni che trae:

For the euro to sur­vive, Italy must suc­ceed. For Italy to suc­ceed, its squab­bling poli­ti­cians must find unac­cu­sto­med reser­ves of unity and cou­rage. That depends on ordi­nary Ita­lians being wil­ling to make sacri­fi­ces, the ECB bac­king Italy, and France and Ger­many stan­ding reso­lu­tely behind the euro. It is a daun­tin­gly long list of things to go right.

Credo che l’idea di respon­sa­bi­lità, sor­pas­sando il con­cetto di colpa – per­dono che spesso inne­sta una spi­rale viziosa, implica sia la facoltà di ope­rare che la volontà di ren­dersi garante dell’azione , debba essere il con­cetto guida per guar­dare con pro­spet­tiva al futuro.

In tal senso, l’idea di Response Abi­lity è ideal­mente supe­riore a quella, già impor­tante, di responsabilità.

Implica, infatti, oltre ai con­cetti pro­pri della respon­sa­bi­lità, da un lato, l’idea di non river­sare i fatti col­pe­vo­liz­zando qualcun’altro, e, dall’altro, l’idea di essere in prima per­sona proat­tivi, con volontà e capa­cità risolutiva.

Non vi è dub­bio che debba essere que­sto il prin­ci­pio car­dine di quanto è neces­sa­rio fare da oggi in poi.

Pubblicato il 13 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

SMS

Alla con­fe­renza stampa di oggi, con­clu­sasi poco fa, nella quale sono stati illu­strati i det­ta­gli della “mano­vra di fer­ra­go­sto”, men­tre  l’intera nazione cer­cava di com­pren­dere esat­ta­mente i litri di lacrime e san­gue da ver­sare l’On. Paolo Bona­iuti inviava sms a più riprese.

Se fos­sero estratti della Divina Com­me­dia, come piace tanto al Pre­si­dente del Con­si­glio, non  è dato di sapere.

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