comunicazione d’impresa

FB Community data
Pubblicato il 23 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Inarrestabile Facebook

Sono stati dif­fusi i risul­tati economico-finanziari di Face­book rela­ti­va­mente al primo tri­me­stre 2015. Durante la con­fe­renza di pre­sen­ta­zione dei risul­tati Mark Zuc­ker­berg ha affer­mato: “This was a strong start to the year”, e guar­dando i numeri pare abbia dav­vero ragione.

Face­book sor­passa i 1.44 miliardi di utenti attivi men­sili [+13% rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente] e 1.25 miliardi di utenti da mobile [+24% rispetto al pari periodo dell’anno precedente]

Gli utenti attivi quo­ti­dia­na­mente sono 936 milioni [+17% rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente], il 65% del totale, e 798 milioni sono attivi quo­ti­dia­na­mente da mobile [il 64% del totale utenti attivi da mobile], in cre­scita del 31% rispetto al pari periodo dell’anno precedente.

FB Community data

I ricavi sono in fles­sione rispetto all’ultimo qua­dri­me­stre del 2014 ma cre­scono di ben il 42% rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente. Resta un for­tis­simo sbi­lan­cia­mento dell’ARPU [Ave­rage Reve­nue per User] tra gli Stati Uniti, a 8.32$, ed il resto del mondo con l’Europa a 2.99$, di poco sopra la media mon­diale di 2.50$.

La pre­sen­ta­zione sotto ripor­tata for­ni­sce tutti i dettagli.

A titolo di curio­sità si segnala che il Wall Street Jour­nal, a con­ferma della rile­vanza, ha effet­tuato un live blog­ging della pre­sen­ta­zione dei risul­tati. Live blog­ging durante il quale il gior­na­li­sta non ha esi­tato a postare un lecca lecca rega­la­to­gli da una collega.

social-media-checklist-buffer-520x673
Pubblicato il 21 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

La Gestione dei Social per i Giornali

Ancora dal recen­te­mente con­clu­sosi Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo, edi­zione che con­ferma come la mani­fe­sta­zione sia ormai un punto di rife­ri­mento di asso­luta rile­vanza, i mate­riali rela­tivi al mio work­shop su social media mar­ke­ting per le news.

Gra­zie allo staff di #ijf15 è dispo­ni­bile il video così che le sli­des, dispo­ni­bili anche in inglese, non sono più un mate­riale sta­tico. Con­si­de­ra­telo un webi­nar gra­tuito e, se il tema vi inte­ressa, con­ce­de­tevi un’ora e 1/2 di for­ma­zione a distanza.

Come sem­pre a dispo­si­zione per appro­fon­dire.

Bonus track, la social media check list.

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immaginario
Pubblicato il 13 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Lanciare un Nuovo Brand

Lan­ciare un nuovo brand, un nuovo prodotto/linea di pro­dotti, pre­senta sem­pre nume­rose inco­gnite, per quanta atten­zione possa essere stata posta nella fase preparatoria.

Per le imprese che hanno come sbocco com­mer­ciale canali carat­te­riz­zati da ele­vata nume­ro­sità e fram­men­ta­zione la pre­sen­ta­zione alla forza ven­dita ed il for­nire alla stessa valide argo­men­ta­zioni di sup­porto diviene fon­da­men­tale poi­chè in ultima ratio sarà poi il gra­di­mento, l’accettazione e la capa­cità di tra­sfe­rire al nego­ziante le giu­ste moti­va­zioni, da parte si area mana­ger e ven­di­tori a fare in buona parte la dif­fe­renza nella fase di pipe­line, di prima col­lo­ca­zione dei pro­dotti sul mercato.

Nel video sot­to­stante il lan­cio di una linea di cosme­tica ter­male, tutt’ora in com­mer­cio, da me effet­tuato quando ero [tem­po­rary] diret­tore com­mer­ciale di una delle mag­giori imprese del set­tore. Essendo pas­sati diversi anni ho pen­sato che si potesse sve­lare e che avesse un senso, come case history, ren­dere pub­blici i contenuti.

Com­ment is free.

Social newsroom
Pubblicato il 8 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Comunicazione d’Impresa & Brand Journalism

23esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a comu­ni­ca­zione d’impresa e brand journalism.

Pro­viamo a for­nire una defi­ni­zione di brand jour­na­lism pren­dendo in pre­stito le parole del Chief Mar­ke­ting Offi­cer di Mc Donald:

Il brand jour­na­lism è la cro­naca delle varie cose che acca­dono al mondo di un mar­chio, attra­verso i giorni e attra­verso gli anni. È così che creiamo un valore reale per­ce­pito per sem­pre dal consumatore

Il pas­sag­gio da brand a media e del brand jour­na­lism fa diven­tare i brand edi­tori di se stessi, gene­rando con­te­nuti esclu­sivi e adat­tando il loro sto­ry­tel­ling all’interattività della rete e dei social media, cam­bia il modo di comu­ni­care, di rela­zio­narsi con le per­sone, tra impresa e pub­blico. Moda­lità adot­tata ormai da molte imprese, sia a livello inter­na­zio­nale che nel nostro Paese, che si inse­ri­sce in una più ampia stra­te­gia di con­tent mar­ke­ting.

Per­corso egre­gia­mente descritto da David Armano che sin­te­tizza gra­fi­ca­mente l’evoluzione e le carat­te­ri­sti­che di come i mar­chi azien­dali diven­gano sem­pre più dei media adat­tando la loro comu­ni­ca­zione al muta­mento di sce­na­rio attra­verso quella che defi­ni­sce the social crea­tive newsroom.

Social newsroom

Nel nuovo, sem­pre in muta­mento, eco­si­stema dell’informazione si rom­pono i vec­chi equi­li­bri: i gior­nali hanno meno biso­gno delle agen­zie stampa di un tempo gra­zie a social media e citi­zen jour­na­lism; men­tre dall’altro lato, le agen­zie imma­gi­nano in un futuro pros­simo di entrare in con­cor­renza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbrac­ciano sem­pre più l’idea di diven­tare loro stessi edi­tori, pro­dut­tori di con­te­nuti dando vita a quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di brand jour­na­lism, come è il caso, ad esem­pio, dell’ini­zia­tiva di P&G par­tita pro­prio dall’Italia.

Ovvia­mente, com’è natu­rale che sia, è l’esecuzione che fa la dif­fe­renza nel suc­cesso come stru­mento di comu­ni­ca­zione d’impresa ed è impor­tante seguire i cri­teri di base con un approc­cio bilan­ciato che non sia ecces­si­va­mente pro­mo­zio­nale. Cosa che ad alcuni rie­sce bene e ad altri deci­sa­mente meno bene.

brand-journalism_criteria

Se ogni impresa è un media i media devono [final­mente?] diven­tare impresa, al di là delle pecu­lia­rità legate al “pro­dotto” infor­ma­zione, diver­si­fi­cando le fonti di ricavo abban­do­nando il bino­mio vendite-pubblicità che appare chia­ra­mente sem­pre meno soste­ni­bile.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko

Stagista Gazzettino
Pubblicato il 7 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Click-Baiting, Chi la Fa l’Aspetti

Che Il Gaz­zet­tino sia, ahimè, un caso di stu­dio, in nega­tivo, su come dila­pi­dare il brand del quo­ti­diano più dif­fuso del Nord-Est, è un aspetto che ho avuto modo di evi­den­ziare già in precedenza.

Per 30 denari si demo­li­sce un new­sbrand per acchiap­pare qual­che click in più con con­te­nuti che nulla hanno a che vedere con l’identità del gior­nale e con gli inte­ressi dei lettori.

Accade che all’ennesimo post soft porn cari­cato sulla pagina Face­book del quo­ti­diano in que­stione, oltre ai soliti insulti e vol­ga­rità, non mode­rati come d’abitudine, qual­cuno colga per­fet­ta­mente nel segno ed uti­liz­zando uno dei tanti tool dispo­ni­bili online allo scopo pro­duca un post di rispo­sta che cen­tra in pieno la poli­tica scel­le­rata por­tata avanti dal gior­nale del gruppo Caltagirone.

Stagista Gazzettino

Non è sol­tanto Mark Zuc­ker­berg, che evi­den­te­mente cono­sce le per­sone molto meglio dei gior­nali, a dichia­rare guerra con­tro il click-baiting, l“adescamento” che met­tono in atto alcuni gior­nali a comin­ciare appunto da Il Gaz­zet­tino. Sor­gono infatti ini­zia­tive quali quella di una comu­nità su Face­book: Spoi­le­rare posts che lasciano infor­ma­zioni a metà, che conta, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, ben 31mila iscritti, ed è sem­pre più fre­quente, for­tu­na­ta­mente anche tra i diret­tori di testate online, chi afferma io non clicco.

Come scrisse David Ogilvy ai suoi col­le­ghi, “il con­su­ma­tore non è uno stu­pido. Il con­su­ma­tore è tua moglie”. Click-baiting, chi la fa l’aspetti.

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