comunicazione d’impresa

Words Nothing
Pubblicato il 18 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Tempo al Tempo

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Si tratta di un tema che ritengo cen­trale sia per quanto riguarda la qua­lità del gior­na­li­smo — e dei gior­nali — nell’era digi­tale che, appunto, per la rela­tiva soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Argo­mento al quale ho dedi­cato la mia, azzar­data as usual, pre­vi­sione di ini­zio anno e che ha dato luogo ad un inte­res­san­tis­simo con­fronto durante lo scorso Festi­val Inter­na­zio­nale del Giornalismo. 

Secondo quanto riporta The Wall Street Jour­nal, The Eco­no­mist garan­tirà agli inser­zio­ni­sti che acqui­stano spazi pub­bli­ci­tari sul suo il sito web, e/o sue app, che i let­tori potranno tra­scor­rere un certo periodo di tempo con i loro annunci. Ad esem­pio, si garan­tirà che un annun­cio che appare per tre set­ti­mane sulle sue appli­ca­zioni rice­verà 100 ore di atten­zione del lettore.

Paul Rossi, Pre­si­dente del The Economist’s group media busi­nes­ses, ha dichia­rato che: “We need to find ways to highlight to adver­ti­sers that there is a dif­fe­rent level of enga­ge­ment they get from our rea­ders, value that isn’t reflec­tive in just clicks”

In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo [sorry per il gioco di parole], è, credo dav­vero, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online. In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Diamo tempo al tempo.

Words Nothing

tweet
Pubblicato il 17 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Reach, Frequency ed Engagement su Twitter

Si sa poco sul metodo che Twit­ter uti­lizza per iden­ti­fi­care i tren­ding topic che ci pro­pone. L’algoritmo è troppo impor­tante per essere divul­gato al pub­blico dal momento che i suoi risul­tati influen­zano l’attenzione di milioni di indi­vi­dui e carat­te­riz­zano pro­fon­da­mente il pro­filo del social net­work come ser­vi­zio d’informazione in tempo reale.

Human High­way ha costruito uno stru­mento, Twi­tline, e sta coin­vol­gendo un cam­pione di 3.000 indi­vi­dui all’interno del quale si tro­vano utenti abi­tuali di Twit­ter. Un sistema di data grab­bing e di par­sing ela­bora le infor­ma­zioni pre­senti sulle time­line degli utenti sotto osser­va­zione e orga­nizza le infor­ma­zioni in un data­base, con una fre­quenza di aggior­na­mento di un’ora.

Le prime ana­lisi mostrano che per diven­tare trendy un topic deve gene­ral­mente rag­giun­gere velo­ce­mente una quota signi­fi­ca­tiva di utenti che inte­ra­gi­scono con i tweet ad esso asso­ciati. Anche pic­cole por­zioni di tweet [punti per mille dei tweet pro­dotti in un deter­mi­nato lasso di tempo] danno ori­gine a tren­ding topic.

I tren­ding topic non sono una misura di popo­la­rità di un topic ma una misura dell’accelerazione della sua popo­la­rità nel breve periodo. Inol­tre, la reach di un hash­tag non dipende in modo uni­voco dal numero di Tweet che la men­zio­nano ma dalla popo­la­rità degli account che la diffondono.

Il riqua­dro con i dati di Twi­tLine si aggiorna auto­ma­ti­ca­mente ogni giorno alle 4 del mattino.I risul­tati pre­sen­tano i 50 hash­tag più popo­lari ieri sul Twit­ter ita­liano [ovvero gli hash­tag con il mag­gior reach quo­ti­diano]  e sono sem­pre rife­riti al giorno pre­ce­dente. Gli hash­tag sono ordi­na­bili per valori di reach, fre­quency ed enga­ge­ment e lin­kano al Twit­ter stream a cui si riferiscono.

Tool inte­res­sante sia a livello di sin­tesi infor­ma­tiva che per una miglior com­pren­sione dei tren­ding topics.

SMM Foto
Pubblicato il 16 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Dimenticatevi Tutto Quello che Sapevate sui Social Media

La pre­sen­ta­zione sot­to­stante: “For­get eve­ry­thing you knew about social media” fa il punto sul social media mar­ke­ting in maniera tanto scan­zo­na­to­ria quanto efficace.

Sono 7 i prin­ci­pali takea­ways che vale la pena di tenere a mente:

  1. Il social web NON è gratis
  2. Il web è social: Non avete scelta
  3. Le regole del gioco non sono cam­biate ma si sono evolute
  4. Non agite come se ave­ste una com­mu­nity e/o dei fan
  5. Inte­grate comu­nità verticali
  6. Il social web è una fonte di grande conoscenza
  7. La “kil­ler app”: Costruire rela­zioni umane

 

“Bonus track”: Pay to play: the end of free social media mar­ke­ting? Pub­bli­cato ieri sul Guardian.

Tipo di Contenuti Condivisi
Pubblicato il 8 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Motivazioni per le Condivisioni Social

Sur­vey­Mon­key e Social@Ogilvy tra aprile e giu­gno 2014 hanno esa­mi­nato le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti sui social. Sono state inter­vi­state 6500 per­sone in 16 nazioni del mondo. Il rap­porto dei risul­tati aiuta a comprendere:

  • Le ragioni e le moti­va­zioni che spin­gono le per­sone a con­di­vi­dere con­te­nuti online
  • Le dif­fe­renze locali e cul­tu­rali tra i diversi Paesi
  • Come aumen­tare la pro­ba­bi­lità che i pro­pri con­te­nuti siano condivisi

Le emo­zioni sono il dri­ver prin­ci­pale che spinge le per­sone a con­di­vi­dere. Il tipo di con­te­nuto più con­di­viso che gli inter­vi­stati hanno mostrato inte­resse a dif­fon­dere è rela­tivo ad arti­coli infor­ma­tivi o edu­ca­tivi. In seconda bat­tuta sono invece con­te­nuti umo­ri­stici, diver­tenti, quelli che hanno un mag­gior numero di condivisioni.

Tipo di Contenuti Condivisi

I con­te­nuti for­te­mente pro­mo­zio­nali, quali gli annunci pub­bli­ci­tari, hanno una bas­sis­sima pos­si­bi­lità di essere con­di­visi dalle persone.

La fonte dei con­te­nuti è secon­da­ria rispetto al valore del con­te­nuto. Le aziende top of mind nella pro­du­zione di con­te­nuti non sono quelle a cui tra­di­zio­nal­mente viene attri­buito que­sto ruolo: i media.

La qua­lità del con­te­nuto è dun­que fon­da­men­tale se si vuole favo­rire la con­di­vi­sione dello stesso. Le imprese stanno [di]mostrando una capa­cità supe­riore ai media nella pro­du­zione di con­te­nuti d’interesse per le per­sone. Se la vostra impresa opera a livello inter­na­zio­nale adat­tate, per­so­na­liz­zate, il mes­sag­gio in base a cul­tura ed atti­tu­dini locali.

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014
Pubblicato il 2 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Sentiment degli Articoli più Condivisi sui Social

Un nuovo stu­dio, con­dotto da Fractl in col­la­bo­ra­zione con Buzz­Sumo, ha ana­liz­zato 2.6 miliardi di con­di­vi­sioni di 1 milione di arti­coli più con­di­visi nella prima metà del 2014 per iden­ti­fi­care il sen­ti­mento emo­zio­nale degli arti­coli migliori di essere con­di­visi sui prin­ci­pali social network.

I trend non sono asso­lu­ta­mente omo­ge­nei sia in ter­mini di edi­tori che hanno otte­nuto la mag­gior evi­denza, il mag­gior numero di con­di­vi­sioni, che a livello di tipo­lo­gia di arti­coli, di sen­ti­ment, a seconda dei diversi social.

La tavola di sin­tesi sot­to­stante mostra le dif­fe­renze di rac­colta di evi­denza da parte dei diversi edi­tori in base ai diversi social presi in considerazione.

Publishers Condivisioni

Tra i 5 prin­ci­pali social net­work ana­liz­zati, Face­book ha domi­nato con il 81,9% del totale delle azioni gene­rate, come pre­ve­di­bile. È inte­res­sante notare, però, degli arti­coli più con­di­visi su Face­book, solo il 36% sono stati con­si­de­rati a sen­ti­mento posi­tivo, rispetto al 47% nega­tivo [con il resto neu­tro]; all’estremo oppo­sto si col­loca Lin­ke­din dove invece la posi­ti­vità è del 70%.

Tre le varia­bili da considerare:

  • Mag­giore è il di con­di­vi­sioni per social, mag­giore è la ten­denza per il sen­ti­mento degli arti­coli ad essere negativo;
  • Il con­te­nuto poli­tico è più atti­va­mente con­di­viso su Face­book e Twit­ter — con il sen­ti­mento gene­rale più nega­tivo — e molto meno su Lin­ke­din e Pin­te­rest [quelli con il sen­ti­ment più positivo];
  • In ambito più stret­ta­mente pro­fes­sio­nale, su Lin­ke­din, pre­vale, come evi­den­ziato, la posi­ti­vità. È un’indicazione non tra­scu­ra­bile sul tono di voce, sul lin­guag­gio e sugli argomenti.

Emotional-Sentiment-Most-Shared-Articles-SocNets-Aug2014

long-tail-social
Pubblicato il 21 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

La Coda Lunga dell’Engagement

Social­Flow,  piat­ta­forma social  di otti­miz­za­zione dei media, ha con­dotto uno stu­dio tra il 1 aprile e il 31 luglio. Lo stu­dio prende i dati da 1,6 milioni di post orga­nici [non a paga­mento]  su Twit­ter, Face­book, e Goo­gle+ evi­den­ziando che il 99 per cento di tali aggior­na­menti rie­sce a creare poco o nes­sun enga­ge­ment. In totale sono stati ana­liz­zati più di 361 milioni di utenti unici che hanno gene­rato circa 1,5 miliardi di azioni sociali, di 7 set­tori diversi, media inclusi, in 52 lin­gue, com­preso l’italiano. Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza le prin­ci­pali evidenze.

long-tail-social

Sono tre gli aspetti salienti che emergono:

  1. I post orga­nici pos­sono ancora avere una buona por­tata ed un buon enga­ge­ment ma c’è un crollo ver­ti­cale tra la per­for­mance dei migliori ed il restante 99%
  2. I post “data dri­ven” [*] gene­rano una por­tata supe­riore del 91% ed un enga­ge­ment migliore del 25% rispetto ai post pianificati
  3. I post in real time gene­rano bene­fici ai media ed all’intrattenimento ma non al mar­ke­ting delle aziende che ope­rano nel set­tore della tec­no­lo­gia, retail, moda, sanità/salute e non-profit.

Ne deriva che:

  1. La pia­ni­fi­ca­zione dei post è il modo più inef­fi­cace di pro­porre i pro­pri contenuti
  2. A meno che non si operi nel set­tore dei media o dell’intrattenimento postare in tempo reale è com­ples­si­va­mente meno effi­cace che affi­darsi a post data-driven
  3. I post orga­nici dovreb­bero basarsi su un approc­cio data-driven; come il resto delle azioni di marketing

Buon lavoro.

Data Driven Post

 

[*] Post data-driven: un post il cui tempo di pub­bli­ca­zione è deter­mi­nato da un algo­ritmo predittivo.

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141
Pubblicato il 20 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Come Cambia il Marketing Media Mix

Il Chief Mar­ke­ting Offi­cer Coun­cil ha inter­vi­stato 525 senior mana­ger nel mondo [19% in Europa] dell’area mar­ke­ting per iden­ti­fi­care le ten­denze, le evo­lu­zioni del mar­ke­ting media mix. I risul­tati del report “State of Mar­ke­ting 2014″ sono d’interesse sia per chi si occupa di mar­ke­ting che per coloro che ope­rano all’interno dei diversi media poi­ché for­ni­scono indi­ca­zioni sulla pro­pen­sione d’investimento per mezzo.

Secondo il rap­porto, circa i due terzi o più dei top mana­gers nel mar­ke­ting stanno pro­get­tando di aumen­tare i loro inve­sti­menti per: Social adver­ti­sing  [71%]; Video online [71%]; Social media [cam­pa­gne non-pubblicitarie; 69%]; Retar­ge­ting [67%]  e Search engine mar­ke­ting [66%]. 

Dall’altro lato i tagli più grandi sono pre­vi­sti per: Quo­ti­diani [con il 39% di dimi­nu­zione della spesa almeno in una certa misura]; Perio­dici [36%]; TV [24%]; Radio [23%] e Outdoor/affissioni [21%].

Non è sol­tanto l’area digi­tale a cre­scere a disca­pito dei media tra­di­zio­nali ma, soprat­tutto, ad ecce­zione dei video, la mag­gior pro­pen­sione ad inve­stire si alloca su mezzi che bypas­sano gli edi­tori. L’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il bino­mio vendite-pubblicità NON è più un modello di busi­ness soste­ni­bile. Amen!

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141

Moderazione Commenti
Pubblicato il 19 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Speak to Me

Che Face­book sia, tra i social, il mag­gior dri­ver di traf­fico per i quo­ti­diani è un dato di fatto ampia­mente asso­dato, come lo è la cat­tiva gestione delle pagine uffi­ciali dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani — «La Stampa» esclusa, eh! — che si limi­tano a con­si­de­rare la pre­senza sul social net­work più popo­loso del pia­neta alla stre­gua di una cam­pa­gna di pay-per-click, o peggio.

L’esempio più recente viene dai com­menti, ancora una volta NON gestiti, ad una pro­mo­zione de «La Gaz­zetta dello Sport» che si riem­pie di impro­peri nei con­fronti della testa in que­stione senza che, appunto, via sia alcun ten­ta­tivo di mode­ra­zione, di dia­logo, da parte di chi gesti­sce [dovrebbe gestire?] il social media marketing.

Per restare in ambito spor­tivo capita che a fronte della pub­bli­ca­zione della noti­zia rela­tiva alla nomina di Conte come CT della nazio­nale ita­liana sulla pagina di Eta­lia ven­gano postati due com­menti con­te­nenti delle volgarità.

Dia­logo con le per­sone in que­stione cer­cando di dire che sono libe­ris­simi di espri­mere il loro parere, che è richie­sto ed apprez­zato, pre­gan­doli però di farlo con un lin­guag­gio ade­guato. Il risul­tato, posi­tivo, è quello visi­bile nello screen­shot sotto riportato.

Se si parla alla per­sone si ottiene un risul­tato inte­res­sante per loro e “per noi”, se li trat­tiamo come bot da click, ovvia­mente, avremo pari con­tro­par­tita. Come si suol dire, sapevatelo!

Moderazione Commenti

Onlive Vs Traditional
Pubblicato il 18 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Digital vs Traditional Media Consumption

Glo­bal­We­bIn­dex ha rila­sciato i risul­tati del suo Media Con­sump­tion Insight Report rela­tivo al terzo tri­me­stre 2014. Nel rap­porto viene ana­liz­zato il tempo speso nel con­sumo dei media tra­di­zio­nali rispetto a a quelli digi­tali. I risul­tati sono rela­tivi a 32 mer­cati, nazioni, Ita­lia com­presa, e si basano su inter­vi­ste con­dotte ad un cam­pione di oltre 40mila utenti di internet.

Emerge come su 32 nazioni siano solo 6 quelle dove il tempo dedi­cato ai media tra­di­zio­nali è supe­riore rispetto a quello digi­tale. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese il gap è meno accen­tuato rispetto ad altre nazioni ma comun­que i media digi­tali supe­rano quelli tradizionali.

Onlive Vs Traditional

Se il con­sumo di tele­vi­sione e radio resta ancora for­te­mente anco­rato ad una frui­zione tra­di­zio­nale, sono invece i quo­ti­diani il medium che, ad esclu­sione della fascia d’età 55–64 anni, viene con­su­mato pre­va­len­te­mente online.

Online VS Traditional by Medium

In tutti i Paesi presi in con­si­de­ra­zione è il social net­wor­king l’attività pre­va­lente svolta online. Se a que­sto aggiun­giamo il micro blog­ging [Twit­ter] e la lettura/produzione di con­te­nuti sui blog, l’area social arriva a pesare media­mente il 50% del tempo speso online.

Com­ples­si­va­mente il con­sumo di TV online e dei quo­ti­diani si equi­vale — entrambi con il 12% del tempo speso — , infe­riore quello della radio al 10%.

Il gra­fico di sin­tesi sotto ripor­tato mostra il det­ta­glio per cia­scuna nazione, Ita­lia com­presa. Ed è pro­prio il nostro Paese, dopo le nazioni delle “eco­no­mie emer­genti”, ad essere quello con il mag­gior tempo speso online, addi­rit­tura più che gli Stati Uniti, ed una quota molto rile­vante di tempo dedi­cato ai social.

Con­si­de­rando il basso livello di pene­tra­zione di Inter­net rispetto a buona parte delle altre nazioni prese in con­si­de­ra­zione è evi­dente come chi usa la Rete la usi con inten­sità maggiore.

Online Time per Activity

Ipsos Social
Pubblicato il 11 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

News & Social

Ipsos ha con­dotto il son­dag­gio annuale “Glo­bal Trends 2014″ in 20 Paesi, Ita­lia com­presa, su un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo dell’universo di rife­ri­mento di più di 16.000 persone.

La ricerca prende in con­si­de­ra­zione dieci macro aree, dalla tec­no­lo­gia alla tra­di­zione pas­sando per glo­ba­liz­za­zione e fidu­cia. Nella sezione dedi­cata ai brand ine­vi­ta­bil­mente sono ana­liz­zati i com­por­ta­menti e le moti­va­zioni di uti­lizzo dei social da parte delle persone.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto ripor­tato, emerge come tra le moti­va­zioni di uti­lizzo dei social la let­tura di news, di infor­ma­zione, non è certo il dri­ver principale.

Ipsos Social

In base a quanto emerge da “Face­book Top New­spa­pers 2014″, foto­gra­fia dello stato com­pe­ti­tivo delle prin­ci­pali testate occi­den­tali  che attri­bui­sce un rating di eccel­lenza alle loro stra­te­gie di rela­zione su Face­book,  l’Italia con i suoi 7 milioni di likers con­serva il pro­prio record di socia­lità. Il nostro Paese è anche al primo posto nel rap­porto likers /diffusione: 4,7 likers per ogni copia diffusa.

Dati che fanno capire, che con­fer­mano, come sia esi­guo il valore di un “like” e quanto sia neces­sa­rio sta­bi­lire stra­te­gie tese al coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore, delle per­sone, se si vuole creare valore.

Ipsos Social Media

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