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Passaparola Corriere
Posted on 10 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Corriere della Sera Passaparola

E’ online da mar­tedì, da ieri, “Pas­sa­pa­rola”, la nuova piat­ta­forma social del «Il Cor­riere della Sera».

La piat­ta­forma è ancora in ver­sione beta, non defi­ni­tiva, ma si rie­scono già a capire diverse cose sia sulla strut­tura che sulle logi­che che sot­to­stanno alla sua crea­zione. Che l’iniziativa sia rile­vante per la ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese lo si capi­sce, banal­mente, dal pop up che si apre con forte impatto visivo acce­dendo a Corriere.it.

Gra­zie a “Pas­sa­pa­rola”, i let­tori, le per­sone pos­sono con­fron­tarsi sulle noti­zie del giorno, della set­ti­mana, ed in pro­spet­tiva del mese, uti­liz­zando diversi stru­menti a dispo­si­zione sulla piat­ta­forma. E’ pos­si­bile seguire argo­menti spe­ci­fici clic­cando sui tag pre­senti in arti­coli e foto, ma anche seguire alcuni gior­na­li­sti del gior­nale di Via Sol­fe­rino o altri let­tori regi­strati. Si può espri­mere il pro­prio “sen­ti­ment” sulle noti­zie attra­verso una “reac­tion bar” con cin­que stati d’animo, cin­que umori che vanno da “indi­gnato” a “sod­di­sfatto”, inte­ra­gire con gli altri let­tori sia votando che rispon­dendo ai loro com­menti, ed ovvia­mente con­di­vi­dere gli arti­coli sui diversi social network.

Passaparola Corriere

La sezione comune a tutti è quella di “Cosa dice il Paese” con i temi in evi­denza quo­ti­dia­na­mente, men­tre esi­ste una sezione per­so­nale: “La mia pagina” dove sono rac­colte le pro­prie pre­fe­renze sia per quanto riguarda gli arti­coli del gior­nale che gior­na­li­sti ed altri utenti, altre per­sone che si seguono.

Al piede della pagina una nuova barra inte­rat­tiva sem­pre aggior­nata accom­pa­gna durante la navi­ga­zione anche se non si è log­gati o regi­strati e segnala qual è il pas­sa­pa­rola del momento, qual è il sen­ti­mento più dif­fuso tra i let­tori e quali gli argo­menti più seguiti.

Se il tempo speso sul sito del gior­nale è, come ho avuto modo di sot­to­li­neare a più riprese , un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Uno dei modi per aumen­tare la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante.

In tal senso l’iniziativa del gior­nale diretto da De Bor­toli, al di là delle pos­si­bili miglio­rie ed evo­lu­zioni, è cer­ta­mente apprez­za­bile, di valore. Final­mente si ini­ziano a creare anche in Ita­lia delle com­mu­nity NEL sito del giornale.

La mia pagina Corriere Passaparola

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Posted on 21 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Basso Livello di Coinvolgimento dei Quotidiani Online Italiani

Si è tenuto la scorsa set­ti­mana A-Day, Adver­ti­sing Day Ita­lia, evento annuale per fare il punto sulle ten­denze del set­tore dell’advertising online.

Al suo interno Chiara Galli, Head of Busi­ness Deve­lo­p­ment Italy di Com­Score, ha effet­tuato una pre­sen­ta­zione sulle carat­te­ri­sti­che e le ten­denze del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio sul Web ita­liano.  Pre­sen­ta­zione che gra­zie a Mirella Casti­gli sono riu­scito ad ottenere.

La slide 22 è dedi­cata alla cre­scita, o al calo, delle diverse cate­go­rie ver­ti­cali in ter­mini di enga­ge­ment, di tempo speso dagli inter­nauti del nostro Paese per cia­scuna tipologia.

Emerge, come del resto già evi­den­ziato nel tempo dai dati Audi­web, come la cate­go­ria delle noti­zie, dell’informazione sia ai minimi livelli e come, in par­ti­co­lare, i quo­ti­diani online ita­liani siano al fondo, ultimi tra le diverse cate­go­rie prese in con­si­de­ra­zione per tempo speso.

Un indi­ca­tore impor­tante del, basso, livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore, delle per­sone, che, da un lato, ritengo possa porre la parola fine ad even­tuali ambi­zioni di met­tere dei pay­wall da parte di alcuni quo­ti­diani nazio­nali, rela­ti­va­mente alle quali sono cir­co­late indi­scre­zioni che appa­iono asso­lu­ta­mente vel­lei­ta­rie alla luce dei dati di Com­Score e, dall’altro lato, minano ulte­rior­mente il valore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria al loro interno, e dun­que la soste­ni­bi­lità eco­no­mica degli stessi.

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Invece di per­se­guire la strada dei “boxini mor­bosi” e delle foto­gal­lery che atti­rano un audience ine­si­ta­bile e pro­du­cono click, pagine viste il cui valore è con­cet­tual­mente nullo, si deve lavo­rare sul coin­vol­gi­mento e dun­que sul tempo speso.

Come riba­divo recen­te­mente, uno dei modi per aumen­tare il tempo, la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work, come mostra il gra­fico sopra riportato.

In tal senso, a mio avviso, le leve su cui ope­rare sono fon­da­men­tal­mente due.

Crea­zione, ed ali­men­ta­zione, di comu­nità d’interesse all’interno del sito del gior­nale e imple­men­ta­zione di tec­ni­che ricon­du­ci­bili alla gami­fi­ca­tion, che può essere ele­mento di grande ausi­lio poi­chè l’ appli­ca­zione all’informazione con­sente di appro­fon­dire l’esperienza del let­tore, delle per­sone, crea coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Ele­menti che coniu­gati con un’informazione di qua­lità e par­te­ci­pata, open, pos­sono dav­vero fare la dif­fe­renza. Prima di pen­sare al modello di busi­ness, pen­siamo al let­tore, pen­siamo alle per­sone, soli­ta­mente così facendo “il busi­ness” viene [quasi] da sè.

La pre­sen­ta­zione inte­grale di Com­Score, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, è stata resa dispo­ni­bile anche da «Prima Comunicazione».

Community vs. Facebook Infographic
Posted on 14 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Creare delle Community NEL Sito del Giornale

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Uno dei modi per aumen­tare la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante.

Da que­sto punto di vista nella mag­gior parte dei casi la stra­te­gia delle testate di corsa a fol­lo­wer e fan è spesso inda­guata sia per­chè “gio­care” in casa d’altri con regole arbi­tra­rie altrui è sem­pre rischioso che per­chè ci si è limi­tati ad uti­liz­zare que­sti mezzi pre­va­len­te­mente in una logica, estre­ma­mente par­ziale e ridut­tiva, di cross pro­mo­tion.

Rare le ecce­zioni a que­sto modo di pro­ce­dere se si esclu­dono Eskup di «El Pais» e «The Guar­dian» con la filo­so­fia open con l’ennesimo passo verso l’apertura ai con­tri­buti dei let­tori gra­zie a #smart­ta­kes, stru­mento di aggre­ga­zione, di cura­tion dei con­te­nuti per rac­co­gliere ana­lisi e com­menti dei let­tori in un unico spa­zio e Notice, bacheca vir­tuale iper­lo­cale in con­ti­nua evoluzione.

Ovvia­mente in fun­zione del posi­zio­na­mento della testata e delle rela­tive carat­te­ri­sti­che del let­to­rato le scelte di come pro­ce­dere pos­sono essere distinte. E’ il caso del «The Wall Street Jour­nal», da un lato pro­tetto da un pay­wall dal 1997, chiu­sura tesa alla valo­riz­za­zione dei con­te­nuti, oltre che a gene­rare ricavi anche da online/digitale, e dall’altro lato aper­tura attra­verso i social media hanno creato invece di un muro una sorta di cap­pio di vel­luto che stringe dol­ce­mente il let­tore coin­vol­gen­dolo senza soffocarlo.

Il pre­sti­gioso, e di suc­cesso, quo­ti­diano economico-finanziaro sta­tu­ni­stense ha lan­ciato in que­sti giorni due ini­zia­tive dedi­cate all’area della tec­no­lo­gia e delle start up: Star­tup Jour­nal e The Accel­le­ra­tors. E’ in par­ti­co­lare il secondo ad essere dise­gnato, con­ce­pito come un forum di discus­sione di con­fronto con esperti del set­tore che ogni set­ti­mana pro­pon­gono un tema ciascuno.

Bril­lante ini­zia­tiva ver­ti­cale, spe­cia­li­stica, che mostra come creare una comu­nità, come aggre­gare let­tori su temi di loro inte­resse all’interno del sito della testata. Da pren­dere ad esem­pio, adat­tan­done le carat­te­ri­sti­che e le tematiche.

Posted on 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mezzo NON è il Messaggio

Il quo­ti­diano tori­nese La Stampa sta­mane, in uno degli arti­coli dedi­cati agli scon­tri in atto da tre giorni in Inghil­terra, titola: “Lon­dra, la rivolta corre su Twit­ter”, lasciando inten­dere  che il tam tam sui social net­work sia respon­sa­bile dei fatti.

E’ oppor­tuno spe­ci­fi­care che si tratta, ad essere bene­voli, di un’inesattezza, poi­chè in realtà il mezzo pre­va­len­te­mente uti­liz­zato dai gio­vani per coor­di­narsi è stato il Blac­k­Berry Mes­san­ger, ser­vi­zio di mes­sag­ge­ria istan­ta­nea che non è pos­si­bile clas­si­fi­care come social network.

Ciò pre­messo, in que­ste ore i cit­ta­dini bri­tan­nici stanno uti­liz­zando i social media ed i social net­work esat­ta­mente in maniera opposta.

Sotto la deno­mi­na­zione di «Riot Clean Up» è un fio­rire di ini­zia­tive spon­ta­nee delle diverse comu­nità di resi­denti che si orga­niz­zano e coor­di­nano attra­verso distinte moda­lità e mezzi, sfrut­tando la Rete, per rista­bi­lire una situa­zione di normalità.

Si va dalle com­mu­nity che si danno appun­ta­mento per pulire i quar­tieri deva­stati, alle pagine su Face­book desti­nate al mede­simo scopo o, addi­rit­tura, per segna­lare con foto e video atti di van­da­li­smo ed autori; com­pito al quale è dedi­cato anche un micro­blog su Tum­blr così come avviene con Flickr.

Si tratta di una ten­denza pre­sente anche su Twit­ter dove i mes­saggi a favore della puli­zia [#riot­clea­nup] hanno quasi pareg­giato quelli di nar­ra­zione, più o meno rea­li­stica e più o meno par­ti­giana su, come ven­gono chia­mati in inglese, i riots [#londonriots].

Il mezzo non è il messaggio.

Per appro­fon­dire: 1234

Posted on 25 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Presente & Futuro della Vita Digitale

Il video, rea­liz­zato in occa­sione del recente MRC Euro­pean e-Commerce Pay­ment & Risk Con­fe­rence di Bar­cel­lona, brilla per chia­rezza e puli­zia grafica.

In circa 7 minuti sin­te­tizza i 15 fat­tori chiave della vita digi­tale nel 2010 e le pro­spet­tive a cin­que anni dell’evoluzione di internet.

Otti­ma­mente rea­liz­zato offre una pano­ra­mica tanto essen­ziale quanto ade­guata sullo sce­na­rio di rife­ri­mento, rap­pre­sen­tando anche un ottimo esem­pio di come rea­liz­zare un video per comu­ni­care con chia­rezza senza per­dere in impatto ed emozionalità.

Con­sente infine, volendo, di rispar­miare la par­te­ci­pa­zione ad alcuni dei pros­simi con­ve­gni sul tema.


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