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Posted on 31 luglio 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo — User experience, gestione dei commenti e consigli di lettura

La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità tec­no­lo­gi­che nel mondo dell’informazione.

Noti­zie sca­la­bili e mol­ti­pli­ca­bili. In (28) diverse lin­gue, su diversi for­mati, velo­ce­mente e con­di­vi­si­bili, anche via mobile. Gli espe­ri­menti sono in corso alla Bbc e si chia­mano #bbc­so­cial­fgure — imma­gine, cifra e link — e BBC Shorts - video quo­ti­diani di 15 secondi con imma­gini e testo. L’idea è quella di creare con­ver­sa­zione attorno alle noti­zie, ren­dendo più facile e veloce la loro con­di­vi­sione sui social media.

Hai perso il lavoro? C’è un gruppo su Face­book — che oggi ha più di 3mila con­tatti — che ti aiuta a tro­vare una solu­zione alter­na­tiva. Man­dare subito nuove appli­ca­tion? Inve­stire sulle pr? Fre­quen­tare corsi di aggior­na­mento? Meglio con­fron­tarsi con chi ha già vis­suto l’esperienza di ‘ripu­lire la pro­pria scri­va­nia’ da una redazione.

Ancora sui com­menti. Dopo The Verge, Reu­ters e molti altri è il turno di Daily Dot, che chiude i com­menti sul sito per­ché la con­ver­sa­zione “si è spo­stata sui social” e vuole pro­vare a “deto­xify the Web—to make it a clea­ner, nicer, safer, and more inclu­sive place to live and work”. Fede­rica Che­ru­bini ne ha ana­liz­zato i casi e le moti­va­zioni. Alla Stampa, segnala Pier Luca San­toro che ha scritto di buone pra­ti­che di com­mu­nity mana­ge­ment pro­prio que­sta set­ti­mana, gra­zie ai com­menti su Face­book è stato rimosso un video giu­di­cato di cat­tivo gusto dai let­tori. In que­sto caso avrei pre­fe­rito che i gior­na­li­sti ci aves­sero pen­sato prima, da soli.

Inno­vare inve­stendo nella ricerca. Non solo di nuovi stru­menti, appli­ca­zioni e for­mat di noti­zie, ma anche sulla user expe­rience. Lo hanno fatto Pro Publica e il Guar­dian quando hanno lan­ciato una nuova appli­ca­zione e un nuovo sito, chie­dendo ai pro­pri utenti di par­te­ci­pare alla spe­ri­men­ta­zione. Da imitare.

La diver­sità è una ric­chezza. Non solo nel modo di rac­con­tare una sto­ria, ma anche nel modo in cui le comu­nità di per­sone sono equa­mente rap­pre­sen­tate in un reda­zione. C’è uno stru­mento messo a punto da Poyn­ter con i dati dell’American Society of News Edi­tors per esplo­rare la com­po­si­zione dei team di gior­na­li­sti nelle reda­zioni degli Stati Uniti pro­prio attra­verso que­sti dati. E in Ita­lia? Poche le diret­trici secondo l’analisi di Mara Cin­que­palmi qui su Data­me­dia­hub e ancora meno i gior­na­li­sti non comu­ni­tari o stra­nieri pre­senti in reda­zione, che secondo una sen­tenza del tri­bu­nale di Torino non hanno comun­que accesso a inca­ri­chi di diri­genza.

Trova l’esperto. Sta­vros Rou­gas e Ebra­him Ash­ra­fi­za­deh, due ex repor­ter, hanno creato un tool per aiu­tare gior­na­li­sti e reda­zioni a tro­vare acca­de­mici, scien­ziati e ricer­ca­tori in grado di aiu­tarli nella reda­zione di un pezzo, come con­su­lenti o parte di un team.

Cosa manca ai corsi per gior­na­li­sti? Secondo un’ex allieva di un corso della Boston Uni­ver­sity con indi­rizzo gior­na­li­stico, nella for­ma­zione dei futuri repor­ter ci sono sette punti che potreb­bero essere miglio­rati, anche per­ché il mer­cato cam­bia di con­ti­nuo e le com­pe­tenze richie­ste ai gior­na­li­sti supe­rano ormai quella scon­tata del “saper scri­vere”. Nei corsi si dovrebbe inse­gnare: 1) come diven­tare free­lance 2) come fare per­so­nal bran­ding 3) gra­fica per social media 4) social media mana­ge­ment 5) foto­gra­fia 6) come girare ed edi­tare video 7) la gestione di un sito internet.

Col­la­bo­rare in reda­zione. Con l’aiuto di stru­menti come Slack. Sette news media digi­tali rac­con­tano come lo usano per miglio­rare il pro­prio lavoro e cam­biare la strut­tura dei pro­cessi deci­sio­nali e ope­ra­tivi. Spe­ri­men­tato per­so­nal­mente in diversi con­te­sti, molto consigliato.

Goo­gle Tax in Spa­gna. La legi­sla­zione che impone a Goo­gle di pagare per mostrare i link dei gior­nali nei risul­tati del suo motore di ricerca di Goo­gle News ha fatto un sacco di danni. Uno stu­dio rivela che il traf­fico è dimi­nuito dra­sti­ca­mente, e molti altri aggre­ga­tori di feed e di noti­zie, che por­ta­vano click ai gior­nali, hanno pre­fe­rito chiu­dere per evi­tare di pagare tas­sa­zioni aggiuntive.

Chi cerca cosa. Il Guar­dian vuole svi­lup­pa­tori. Vox invece ha aperto una nuova sezione di vacancy in cui chiede esperti di Sna­p­chat. Aggior­nate i vostri cv.

Spe­ciale vacanze :)

Un giro a Lon­dra per il futuro del gior­na­li­smo. Una guida turi­stica “alter­na­tiva” della capi­tale bri­tan­nica per pas­seg­giare nei luo­ghi che hanno ispi­rato grandi gior­na­li­sti e reda­zioni pio­nieri dell’innovazione digi­tale. L’ha scritta Phi­lip Di Salvo su Medium.

Let­ture estive. Lun­ghe, che meri­tano un evi­den­zia­tore in una mano e una matita nell’altra. Anche se state pren­dendo appunti sul tablet. Il volume che vi con­si­gliamo parla di gior­na­li­smo, di modelli di suc­cesso e soprat­tutto evi­den­zia i fat­tori chiave che hanno fatto diven­tare Buz­z­feed, Vice, il Guar­dian e il New York Times delle buone pra­ti­che, non solo dal punto di vista del repor­ting, ma anche del busi­ness, a cui ispi­rarsi. Secondo Lucy Küng, autrice del volume “Inno­va­tors in Digi­tal News” gli ele­menti “inter­con­nessi” tra que­ste realtà sono sette e la loro forza sta nel cir­colo vir­tuoso che creano quando sono pre­senti e fun­ziono insieme. In Ita­liano sono tra­dotti su Ejo.

 

Passaparola Corriere
Posted on 10 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Corriere della Sera Passaparola

E’ online da mar­tedì, da ieri, “Pas­sa­pa­rola”, la nuova piat­ta­forma social del «Il Cor­riere della Sera».

La piat­ta­forma è ancora in ver­sione beta, non defi­ni­tiva, ma si rie­scono già a capire diverse cose sia sulla strut­tura che sulle logi­che che sot­to­stanno alla sua crea­zione. Che l’iniziativa sia rile­vante per la ver­sione online del quo­ti­diano mila­nese lo si capi­sce, banal­mente, dal pop up che si apre con forte impatto visivo acce­dendo a Corriere.it.

Gra­zie a “Pas­sa­pa­rola”, i let­tori, le per­sone pos­sono con­fron­tarsi sulle noti­zie del giorno, della set­ti­mana, ed in pro­spet­tiva del mese, uti­liz­zando diversi stru­menti a dispo­si­zione sulla piat­ta­forma. E’ pos­si­bile seguire argo­menti spe­ci­fici clic­cando sui tag pre­senti in arti­coli e foto, ma anche seguire alcuni gior­na­li­sti del gior­nale di Via Sol­fe­rino o altri let­tori regi­strati. Si può espri­mere il pro­prio “sen­ti­ment” sulle noti­zie attra­verso una “reac­tion bar” con cin­que stati d’animo, cin­que umori che vanno da “indi­gnato” a “sod­di­sfatto”, inte­ra­gire con gli altri let­tori sia votando che rispon­dendo ai loro com­menti, ed ovvia­mente con­di­vi­dere gli arti­coli sui diversi social network.

Passaparola Corriere

La sezione comune a tutti è quella di “Cosa dice il Paese” con i temi in evi­denza quo­ti­dia­na­mente, men­tre esi­ste una sezione per­so­nale: “La mia pagina” dove sono rac­colte le pro­prie pre­fe­renze sia per quanto riguarda gli arti­coli del gior­nale che gior­na­li­sti ed altri utenti, altre per­sone che si seguono.

Al piede della pagina una nuova barra inte­rat­tiva sem­pre aggior­nata accom­pa­gna durante la navi­ga­zione anche se non si è log­gati o regi­strati e segnala qual è il pas­sa­pa­rola del momento, qual è il sen­ti­mento più dif­fuso tra i let­tori e quali gli argo­menti più seguiti.

Se il tempo speso sul sito del gior­nale è, come ho avuto modo di sot­to­li­neare a più riprese , un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Uno dei modi per aumen­tare la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante.

In tal senso l’iniziativa del gior­nale diretto da De Bor­toli, al di là delle pos­si­bili miglio­rie ed evo­lu­zioni, è cer­ta­mente apprez­za­bile, di valore. Final­mente si ini­ziano a creare anche in Ita­lia delle com­mu­nity NEL sito del giornale.

La mia pagina Corriere Passaparola

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Posted on 21 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Il Basso Livello di Coinvolgimento dei Quotidiani Online Italiani

Si è tenuto la scorsa set­ti­mana A-Day, Adver­ti­sing Day Ita­lia, evento annuale per fare il punto sulle ten­denze del set­tore dell’advertising online.

Al suo interno Chiara Galli, Head of Busi­ness Deve­lo­p­ment Italy di Com­Score, ha effet­tuato una pre­sen­ta­zione sulle carat­te­ri­sti­che e le ten­denze del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio sul Web ita­liano.  Pre­sen­ta­zione che gra­zie a Mirella Casti­gli sono riu­scito ad ottenere.

La slide 22 è dedi­cata alla cre­scita, o al calo, delle diverse cate­go­rie ver­ti­cali in ter­mini di enga­ge­ment, di tempo speso dagli inter­nauti del nostro Paese per cia­scuna tipologia.

Emerge, come del resto già evi­den­ziato nel tempo dai dati Audi­web, come la cate­go­ria delle noti­zie, dell’informazione sia ai minimi livelli e come, in par­ti­co­lare, i quo­ti­diani online ita­liani siano al fondo, ultimi tra le diverse cate­go­rie prese in con­si­de­ra­zione per tempo speso.

Un indi­ca­tore impor­tante del, basso, livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore, delle per­sone, che, da un lato, ritengo possa porre la parola fine ad even­tuali ambi­zioni di met­tere dei pay­wall da parte di alcuni quo­ti­diani nazio­nali, rela­ti­va­mente alle quali sono cir­co­late indi­scre­zioni che appa­iono asso­lu­ta­mente vel­lei­ta­rie alla luce dei dati di Com­Score e, dall’altro lato, minano ulte­rior­mente il valore della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria al loro interno, e dun­que la soste­ni­bi­lità eco­no­mica degli stessi.

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Invece di per­se­guire la strada dei “boxini mor­bosi” e delle foto­gal­lery che atti­rano un audience ine­si­ta­bile e pro­du­cono click, pagine viste il cui valore è con­cet­tual­mente nullo, si deve lavo­rare sul coin­vol­gi­mento e dun­que sul tempo speso.

Come riba­divo recen­te­mente, uno dei modi per aumen­tare il tempo, la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work, come mostra il gra­fico sopra riportato.

In tal senso, a mio avviso, le leve su cui ope­rare sono fon­da­men­tal­mente due.

Crea­zione, ed ali­men­ta­zione, di comu­nità d’interesse all’interno del sito del gior­nale e imple­men­ta­zione di tec­ni­che ricon­du­ci­bili alla gami­fi­ca­tion, che può essere ele­mento di grande ausi­lio poi­chè l’ appli­ca­zione all’informazione con­sente di appro­fon­dire l’esperienza del let­tore, delle per­sone, crea coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Ele­menti che coniu­gati con un’informazione di qua­lità e par­te­ci­pata, open, pos­sono dav­vero fare la dif­fe­renza. Prima di pen­sare al modello di busi­ness, pen­siamo al let­tore, pen­siamo alle per­sone, soli­ta­mente così facendo “il busi­ness” viene [quasi] da sè.

La pre­sen­ta­zione inte­grale di Com­Score, libe­ra­mente sca­ri­ca­bile, è stata resa dispo­ni­bile anche da «Prima Comunicazione».

Community vs. Facebook Infographic
Posted on 14 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Creare delle Community NEL Sito del Giornale

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Uno dei modi per aumen­tare la per­ma­nenza sul sito è quella di coin­vol­gere il let­tore rispetto ad atti­vità, ad inte­ressi che fac­ciano appunto sì che abbia voglia di pas­sare una parte cre­scente del tempo speso online all’interno del sito web della testata invece che, come avviene in maniera cre­scente, all’interno dei diversi social net­work a comin­ciare da Face­book ovvia­mente che ormai è un eco­si­stema a parte, a se stante.

Da que­sto punto di vista nella mag­gior parte dei casi la stra­te­gia delle testate di corsa a fol­lo­wer e fan è spesso inda­guata sia per­chè “gio­care” in casa d’altri con regole arbi­tra­rie altrui è sem­pre rischioso che per­chè ci si è limi­tati ad uti­liz­zare que­sti mezzi pre­va­len­te­mente in una logica, estre­ma­mente par­ziale e ridut­tiva, di cross pro­mo­tion.

Rare le ecce­zioni a que­sto modo di pro­ce­dere se si esclu­dono Eskup di «El Pais» e «The Guar­dian» con la filo­so­fia open con l’ennesimo passo verso l’apertura ai con­tri­buti dei let­tori gra­zie a #smart­ta­kes, stru­mento di aggre­ga­zione, di cura­tion dei con­te­nuti per rac­co­gliere ana­lisi e com­menti dei let­tori in un unico spa­zio e Notice, bacheca vir­tuale iper­lo­cale in con­ti­nua evoluzione.

Ovvia­mente in fun­zione del posi­zio­na­mento della testata e delle rela­tive carat­te­ri­sti­che del let­to­rato le scelte di come pro­ce­dere pos­sono essere distinte. E’ il caso del «The Wall Street Jour­nal», da un lato pro­tetto da un pay­wall dal 1997, chiu­sura tesa alla valo­riz­za­zione dei con­te­nuti, oltre che a gene­rare ricavi anche da online/digitale, e dall’altro lato aper­tura attra­verso i social media hanno creato invece di un muro una sorta di cap­pio di vel­luto che stringe dol­ce­mente il let­tore coin­vol­gen­dolo senza soffocarlo.

Il pre­sti­gioso, e di suc­cesso, quo­ti­diano economico-finanziaro sta­tu­ni­stense ha lan­ciato in que­sti giorni due ini­zia­tive dedi­cate all’area della tec­no­lo­gia e delle start up: Star­tup Jour­nal e The Accel­le­ra­tors. E’ in par­ti­co­lare il secondo ad essere dise­gnato, con­ce­pito come un forum di discus­sione di con­fronto con esperti del set­tore che ogni set­ti­mana pro­pon­gono un tema ciascuno.

Bril­lante ini­zia­tiva ver­ti­cale, spe­cia­li­stica, che mostra come creare una comu­nità, come aggre­gare let­tori su temi di loro inte­resse all’interno del sito della testata. Da pren­dere ad esem­pio, adat­tan­done le carat­te­ri­sti­che e le tematiche.

Posted on 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mezzo NON è il Messaggio

Il quo­ti­diano tori­nese La Stampa sta­mane, in uno degli arti­coli dedi­cati agli scon­tri in atto da tre giorni in Inghil­terra, titola: “Lon­dra, la rivolta corre su Twit­ter”, lasciando inten­dere  che il tam tam sui social net­work sia respon­sa­bile dei fatti.

E’ oppor­tuno spe­ci­fi­care che si tratta, ad essere bene­voli, di un’inesattezza, poi­chè in realtà il mezzo pre­va­len­te­mente uti­liz­zato dai gio­vani per coor­di­narsi è stato il Blac­k­Berry Mes­san­ger, ser­vi­zio di mes­sag­ge­ria istan­ta­nea che non è pos­si­bile clas­si­fi­care come social network.

Ciò pre­messo, in que­ste ore i cit­ta­dini bri­tan­nici stanno uti­liz­zando i social media ed i social net­work esat­ta­mente in maniera opposta.

Sotto la deno­mi­na­zione di «Riot Clean Up» è un fio­rire di ini­zia­tive spon­ta­nee delle diverse comu­nità di resi­denti che si orga­niz­zano e coor­di­nano attra­verso distinte moda­lità e mezzi, sfrut­tando la Rete, per rista­bi­lire una situa­zione di normalità.

Si va dalle com­mu­nity che si danno appun­ta­mento per pulire i quar­tieri deva­stati, alle pagine su Face­book desti­nate al mede­simo scopo o, addi­rit­tura, per segna­lare con foto e video atti di van­da­li­smo ed autori; com­pito al quale è dedi­cato anche un micro­blog su Tum­blr così come avviene con Flickr.

Si tratta di una ten­denza pre­sente anche su Twit­ter dove i mes­saggi a favore della puli­zia [#riot­clea­nup] hanno quasi pareg­giato quelli di nar­ra­zione, più o meno rea­li­stica e più o meno par­ti­giana su, come ven­gono chia­mati in inglese, i riots [#londonriots].

Il mezzo non è il messaggio.

Per appro­fon­dire: 1234

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