Posted on 24 maggio 2012 by

I Media e la Rivoluzione Digitale

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John Paton, ammi­ni­stra­tore dele­gato di Digi­tal First Media, la seconda impresa d’informazione negli Stati Uniti con 10mila addetti, un fat­tu­rato di 1.400 milioni di dol­lari e 57 milioni di clienti svi­lup­pato con 800 pro­dotti edi­to­riali tra carta e online, inter­vi­stato dal «El Pais» spiega i suc­cessi del modello di busi­ness adot­tato dall’azienda da lui diretta.

Un approc­cio che, come dice già il nome, si fonda sulla prio­rità data al digi­tale rea­liz­zato sulla revi­sione com­pleta, ini­ziata tre anni fa, demo­lendo com­ple­ta­mente il pre­e­si­stente per rico­struire tutto di nuovo par­tendo da zero.

Rac­conta Paton che più un con­te­nuto è con­di­viso in Rete mag­giore è il valore che genera, creando mag­gior traf­fico, mag­giori visite e con­sen­tendo così di mone­tiz­zare e spiega che ora il 25% degli accessi arriva da social network.

Una rivo­lu­zione che passa ine­vi­ta­bil­mente per l’organizzazione e per le com­pe­tenze delle per­sone inpie­gate, che coe­ren­te­mente con la stra­te­gia defi­nita sono tutte con espe­rienza in ambito digi­tale, e che si tra­sforma in valore, in ricavi, con lo svi­luppo di una pro­pria piat­ta­forma per la ven­dita della pub­bli­cità che dopo aver gene­rato il primo anno sola­mente 800mila dol­lari rea­lizza ora 1,5 milioni di dol­lari ogni tre set­ti­mane [pari a 26 milioni annuali].

Il CEO di Digi­tal First media con­clude con elogi ad Alan Rusbrid­ger e al «The Guar­dian» per la voca­zione all’open jour­na­lism e la man­canza di timore nello spe­ri­men­tare.

Spe­ri­men­ta­zioni e crea­zione di comu­nità del quo­ti­diano anglo­sas­sone che sono parte inte­grante, a mio avviso essen­ziale, anche di Digi­tal First Media, anche se Paton nell’intervista, non lo dice, come testi­mo­nia la rea­liz­za­zione dei new­sroom cafè.

L’evoluzione è quella dai new­spa­per ai new­sbrand come testi­mo­niato dall’inglese New­spa­per Mar­ke­ting Agency, ora rino­mi­nata in New­sworks, asso­cia­zione che mira a valo­riz­zare i gior­nali presso agen­zie pub­bli­ci­ta­rie ed inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, che prende atto del cam­bia­mento, del pas­sag­gio ad un ambiente mul­ti­piat­ta­forma e, appunto, intro­duce il con­cetto di new­sbrand, di imprese, di mar­chi edi­to­riali che offrono infor­ma­zione, e solu­zioni di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, non più solo sulla carta ma sull’intera gamma di sup­porti infor­ma­tivi disponibili.

Un pas­sag­gio tanto inne­ga­bile quanto non tra­scu­ra­bile che dovrebbe essere visto in un’ottica di inte­gra­zione, di con­ver­genza anzi­chè di con­trap­po­si­zione con la carta come ahimè spesso avviene, come ricorda anche Jon O’Donnell, Diret­tore Com­mer­ciale, del «The Lon­don Eve­ning Stan­dard» che effet­tua in forte richiamo alla realtà attuale.

E’ la rile­vanza, per il pub­blico e per gli inve­sti­tori, la chiave dell’era digi­tale. La qua­lità del discorso defi­ni­sce ine­vi­ta­bil­mente la qua­lità della con­ver­sa­zione, ripor­tando così l’industria dell’informazione al cen­tro degli inte­ressi delle persone.

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