coinvolgimento

Edelman Influenza
Pubblicato il 29 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Dal Triangolo al Rombo

Edel­man, una delle più impor­tanti agen­zie di pub­bli­che rela­zioni al mondo con sede in  66 nazioni, ha pub­bli­cato i risul­tati gene­rali della tre­di­ce­sima edi­zione del Trust Baro­me­ter. La ricerca ha coin­volto circa 32mila indi­vi­dui in 26 nazioni diverse del mondo, Ita­lia inclusa, ana­liz­zando il livello di fidu­cia nei con­fronti di imprese, isti­tu­zioni e media. La ricerca è stata con­dotta da Edel­man Ber­land, una con­so­ciata, con un’intervista online della durata di circa 20 minuti tra la metà di otto­bre e la fine di novem­bre del 2012. Mille gli indi­vi­dui inter­vi­stati per cia­scuna nazione ai quali sono stati inte­grati altri 5800 rispon­denti defi­niti come “popo­la­zione infor­mata”,  gruppo di per­sone di istru­zione medio-superiore, con un  red­dito nel primo quarto della pro­pria nazione, che legge o vede noti­zie sia gene­ra­li­ste che spe­cia­li­sti­che del mondo degli affari più volte alla settimana.

Il rap­porto indica una ripresa gene­rale della fidu­cia nei governi e nelle isti­tu­zioni con un valore medio che cre­sce da 51 del 2012 a 57 di quest’anno. Cre­scita della fidu­cia  che resta comun­que mode­sta con “avere grande fidu­cia” che si asse­sta al 16% degli inter­vi­stati per quando riguarda l’azione del governo e resta sta­bile al 17% rela­ti­va­mente ad imprese, al mondo degli affari, ed ai media. Ripresa di fidu­cia che comun­que non riguarda l’Italia che scende a 51 rispetto al 56 di 2012 e 2011 e che arriva addi­rit­tura a 40 esclu­dendo la “popo­la­zione infor­mata” col­lo­cando il nostro Paese tra i “distru­ters”, tra le nazioni senza fiducia.

Dei quat­tro attori con­si­de­rati: governo, imprese, media e orga­niz­za­zioni non gover­na­tive [onlus], le ultime sono quelle che godono di un mag­gior livello di fidu­cia. Sen­si­bile la dif­fe­renza tra la fidu­cia ripo­sta nel governo e quella data alle imprese, al mondo degli affari. Se com­ples­si­va­mente il gap è di 10 punti, per quanto riguarda l’Italia la dif­fe­renza a favore delle imprese rispetto al governo è di ben 19 punti. Un dato che si com­menta da solo.

Le ban­che e le isti­tu­zioni finan­zia­rie si con­fer­mano come il set­tore che gode di minor fidu­cia. Non va molto meglio alle aziende che ope­rano nel set­tore dei media come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Edelman Fiducia per Settori

Se la fidu­cia nei media cre­sce dal 51% al 57% com­ples­si­va­mente, così non è in spe­ci­fico rife­ri­mento all’Italia dove invece, unica nazione tra le 26 esa­mi­nate oltre alla Polo­nia a mostrare tale dina­mica, si assi­ste ad un calo dal 57 al 50%.

In que­sto qua­dro, le fonti di infor­ma­zione tra­di­zio­nale sono quelle alle quali con­ti­nua ad essere rico­no­sciuto com­ples­si­va­mente il mag­gior tasso di fidu­cia sep­pure regi­strino il minor incre­mento rispetto agli altri media. Si con­ferma “la galop­pata” dei social media con un incre­mento del tasso di fidu­cia quasi dop­pio rispetto all’anno scorso. Social media che, comun­que, nono­stante il for­tis­simo svi­luppo con­ti­nuano ad essere l’ultima tra le fonti d’informazioni. I motori di ricerca come fonte d’informazione godono dello stesso livello di fidu­cia dei media tradizionali.

Edelman Fiducia nei Media

Il pano­rama attuale dei media, e lo scet­ti­ci­smo di cui è con­tor­nato nel com­plesso lo sce­na­rio di rife­ri­mento, richie­dono mol­te­pli­cità di voci e canali di comu­ni­ca­zione non­ché un tasso di ripe­ti­zione del mes­sag­gio medio di 3 – 5 volte.

Edel­man iden­ti­fica 5 aree e 16 attri­buti spe­ci­fici per la costru­zione della fidu­cia da parte delle imprese. Fra que­sti l’engagement, che si com­pone di ascolto e feed­back nei con­fronti delle per­sone, trat­ta­mento cor­retto del per­so­nale, dare prio­rità ai clienti invece che ai pro­fitti e comu­ni­care fre­quen­te­mente ed one­sta­mente lo stato del pro­prio busi­ness, è l’areea di mag­gior rile­vanza in asso­luto con il 59% dei rispon­denti. E’ pro­prio su quest’area e sui rela­tivi attri­buti che la ricerca rileva il mag­gior gap tra impor­tanza attri­buita e per­for­mance azien­dali come mostra la slide 35 della pre­sen­ta­zione dei risultati.

Si tratta di evi­denze che non nascono sola­mente dall’attuale stato di crisi ma da una com­ples­siva carenza delle imprese [ e delle isti­tu­zioni] nel dare rispo­ste e rela­zio­narsi secondo le attese delle per­sone.  Una dico­to­mia, un gap tra attri­bu­zione di impor­tanza dei fat­tori da parte delle per­sone e per­for­mance delle aziende carat­te­riz­zato da una distanza dav­vero signi­fi­ca­tiva. Si veda a tale pro­po­sito anche la slide 36.

Nuove dina­mi­che ormai con­so­li­date spo­stano le moda­lità di influenza dal trian­golo, da logi­che pira­mi­dali “top down” al rombo, o dia­mante come lo defi­ni­sce Edel­man. Co-creazione, dia­logo, fles­si­bi­lità diven­gono, sono, attri­buti e com­por­ta­menti dai quali le imprese [e i media] non pos­sono più prescindere.

Edelman Influenza

Per tutti gli appro­fon­di­menti del caso e la presa di visione di aspetti non con­si­de­rati dalla sin­tesi e com­mento si rimanda, come di con­sueto, alla let­tura inte­grale dei risul­tati libe­ra­mente sca­ri­ca­bili. Com­ment is free.

Utilizzo Social Network & Argomenti
Pubblicato il 13 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Social Network & Dintorni

The Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism ha rea­liz­zato una ricerca in 21 nazioni del Mondo, Ita­lia com­presa, riguardo alla pene­tra­zione di Inter­net, uti­lizzo dei social net­work e degli smart­pho­nes. Sia dal con­fronto tra il nostro Paese e le altre nazioni che più in gene­rale emer­gono alcuni aspetti che mi appa­iono interessanti.

Di quel 62% della popo­la­zione ita­liana che uti­lizza Inter­net almeno occa­sio­nal­mente il 24% non è iscritto, non usa alcun social net­work. E’evidenza, nella mia per­so­nale deco­di­fica, di come vi sia un’ampia fascia di utenza, di per­sone, che  fanno un uso della Rete estre­ma­mente spo­ra­dico, mar­gi­nale, come del resto emerge anche dalle rile­va­zioni Audi­web tra gli utenti attivi nel mese e quelli nel giorno medio che sono meno della metà.

L’Italia, insieme a Gran Bre­ta­gna e Spa­gna, è la nazione con il mag­gior gap gene­ra­zio­nale nell’utilizzo dei social net­work con il 91% dei gio­vani [fascia d’età 18–29 anni] che ne fa uso con­tro 13% degli over 50. Un altro fat­tore di discri­mi­na­zione è legato al livello di istru­zione con­fer­mando ancora una volta come il digi­tal divide sia dun­que più cul­tu­rale e gene­ra­zio­nale che tecnologico.

Se musica e film sono gli argo­menti più popo­lari di discus­sione sui social net­work quello imme­dia­ta­mente suc­ces­sivo è rela­tivo alla istanze sociali. Si evi­den­zia come l’Italia sia, tra le nazioni euro­pee prese in con­si­de­ra­zione, il Paese dove que­sto tema gode di mag­gior popo­la­rità, così come avviene altret­tanto per la poli­tica, avvi­ci­nan­dosi ai Paesi arabi in ter­mini di per­cen­tuale. La tanto decla­mata “anti­po­li­tica” par­rebbe essere, ancora una volta, un  pro­blema di ascolto, di capa­cità di coin­vol­gi­meto e di con­ver­sa­zione più che di [dis]interesse al tema.

Chissà se l’esordio di @Pontifex sarà in grado di risve­gliare l’attenzione verso la reli­gione, tema che in Ita­lia gode di scarsa popolarità.

Utilizzo Social Network & Argomenti

L’Italia, nazione che nel rap­porto tra numero di abi­tanti e tele­foni cel­lu­lari pri­meg­gia nel Mondo, ha la più bassa pene­tra­zione in Europa nell’utilizzo di Inter­net da parte di coloro che pos­seg­gono un tele­fo­nino. Indi­ca­tore anche di quanto [ir]rilevante sia al momento l’informazione in mobi­lità nel nostro Paese.

Nei rari casi in cui si uti­lizza uno smart­phone per col­le­garsi al Web l’azione più comune è quella di farlo per uti­liz­zare un social net­work. L’acquisisione di infor­ma­zioni poli­ti­che, di noti­zie e fatti di attua­lità è l’ultima delle atti­vità tra quelle rile­vate dalla ricerca e ci vede anche in que­sto caso al fondo della clas­sica dei 21 Paesi considerati.

Dati sulla pene­tra­zione dei social net­work nel Mondo e pro­ie­zioni per i pros­simi due anni erano stati pub­bli­cati ad ini­zio 2012 da eMar­ke­ter che anche in que­sto caso inse­riva l’Italia tra gli “hot­test social net­wor­king coun­tries”, tra le nazioni con il mag­gior uti­lizzo dei social network.

Se volete par­lare, qua­lun­que sia il motivo, alle per­sone in Rete esi­stono ora due pos­si­bi­lità: o andate a pren­derli sui social net­work o tro­vate almeno un motivo suf­fi­cien­te­mente inte­res­sante per atti­rarli verso di voi, o forse ancora meglio tutte e due le cose.

Social Network per Nazione

Pubblicato il 28 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Earned Media & Gamification

I dati del report della Niel­sen: “Glo­bal Trust in Adver­ti­sing and Brand Mes­sa­ges”, pub­bli­cati a metà dello scorso mese, hanno con­fer­mato per l’ennesima volta come tra tutti i mezzi siano gli ear­ned media ad essere indub­bia­mente il vei­colo più potente, con rac­co­man­da­zioni di cono­scenti ed opi­nioni di gente comune a gui­dare la clas­si­fica della fidu­cia asse­gnata dalle per­sone a que­sti tra tutte le moda­lità di comu­ni­ca­zione e di influenza possibili.

Ma come, in chiave di comu­ni­ca­zione d’impresa, è pos­si­bile influen­zare, o almeno faci­li­tare, le rac­co­man­da­zioni spon­ta­nee? Quali azioni sono più fun­zio­nali all’ obiettivo?

Prova a dare una rispo­sta a que­ste domande cru­ciali lo stu­dio rea­liz­zato da Wil­d­fire: “Five Best Prac­ti­ces For Increa­sing Ear­ned Media”. La desk research ha ana­liz­zato 10mila cam­pa­gne pro­mo­zio­nali con­dotte su Face­book negli ultimi nove mesi sud­di­vi­den­dole in nove tipo­lo­gie: con­corsi a premi, cou­pons, campioni/omaggi, video, foto, con­corsi di scrit­tura, quiz, tri­via [altro for­mat di quiz ispi­rata dal cele­bre gioco: tri­vial pur­suit] e “sce­gli il tuo favorito”.

I risul­tati evi­den­ziano che le azioni che hanno un mag­gior numero di par­te­ci­panti e quelle che meglio fun­zio­nano, che sono mag­gior­mente con­di­vise dalle per­sone e dun­que favo­ri­scono la pro­pa­ga­zione della comu­ni­ca­zione, vi è una note­vole dif­fe­renza. Con­fer­mando lo scarso valore di per se stesso del numero di followers/fans; un dato che da solo dice dav­vero poco sull’efficacia delle azioni di social media mar­ke­ting e sul valore della repu­ta­zione aziendale.

Come evi­den­zia il gra­fico di sin­tesi sot­to­ri­por­tato, le per­sone par­te­ci­pano mag­gior­mente, anche sul cele­bre social net­work, ad azioni con moda­lità pro­mo­zio­nali cano­ni­che, stan­dard, quali con­corsi a premi, cou­pons e campioni/omaggi. Un dato che era emerso già in pre­ce­denza ma che in realtà offre una visione esclu­si­va­mente quan­ti­ta­tiva e non qua­li­ta­tiva di ciò che real­mente funziona.

Le moda­lità pro­mo­zio­nali che sono mag­gior­mente con­di­vise, favo­rendo mag­gior­mente il pas­sa­pa­rola ed allar­gando così l’audience, il pub­blico, espo­sto al mes­sag­gio è di ben altra natura. Sono “sce­gli il tuo favo­rito”, quiz e tri­via, rispet­ti­va­mente con il 39%, 32% e 29% di con­di­vi­sioni le azioni che otten­gono mag­gior suc­cesso. Modi che, non posso esi­mermi dal sot­to­li­neare, sono tutti ricon­du­ci­bili al gioco ed al con­cetto, nel senso più ampio del ter­mine, di gamification.

Ho evi­den­ziato più volte come il gioco sod­di­sfa moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità spin­gendo alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti. I van­taggi della gami­fi­ca­tion: socia­lità, com­pe­tenza ed auto­no­mia, sep­pur ad un livello pri­mor­diale, sono ora ulte­rior­mente confermati.

A mar­gine si segnala, viste le recenti pole­mi­che sulla que­stione, l’applicazione, rea­liz­zata sem­pre da Wil­d­fire, che per­mette di visua­liz­zare la curva di ado­zione di followers/fans di una per­sona o di un brand. Quando ne vedete una così saprete che sono stati but­tati via, in ogni senso, dei soldi per com­prare dei follower.

Pubblicato il 20 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

Il ROI dei Social Media [Parodia]

Alla serie infi­nita che uti­lizza lo spez­zone di film con la cele­ber­rima inter­pre­ta­zione di Hitler non poteva man­care una ver­sione dedi­cata al ROI dei social media argo­mento tanto con­tro­verso quanto dibattuto.

Per­so­nal­mente, scar­ni­fi­cando bru­tal­mente per sin­tesi, credo che non esi­sta altro cri­te­rio se non quello di defi­nire gli obiet­tivi di comu­ni­ca­zione dell’impresa ed in base a quelli sta­bi­lire i cri­teri di misu­ra­zione del ritorno sull’investimento in social media. Ritorno che evi­den­te­mente non può esu­lare da para­me­tri eco­no­mici ma che altret­tanto non è quan­ti­fi­ca­bile solo in base agli stessi.

La paro­dia del video può essere uti­liz­zata per spez­zare un momento di calo della ten­sione in  aula o per accen­dere una discus­sione [da gui­dare e coor­di­nare] in ple­na­ria durante una ses­sione for­ma­tiva sul tema.  Al di là della pia­ce­vole iro­nia, il fil­mato evi­den­zia come la logica di attra­zione delle per­sone pro­pria del social media mar­ke­ting sia fon­data sulla con­qui­sta dell’attenzione delle stesse.

Cri­teri che, mi pare di poter dire, evi­den­ziavo non più tardi di sta­mat­tina in spe­ci­fico rife­ri­mento al com­parto editoriale.

Pubblicato il 25 gennaio 2011 by Pier Luca Santoro

L’Importanza della User Experience

Four­square, attual­mente la più nota appli­ca­zione di geo­lo­ca­liz­za­zione, annun­cia una cre­scita del 3400% [si avete letto bene] nel 2010 ed il rag­giun­gi­mento la scorsa set­ti­mana  della rag­guar­de­vole cifra di sei milioni di utenti che uti­liz­zano que­sto sistema condivisione.

La lezione da trarre da quello che ormai è un suc­cesso indi­scu­ti­bile si basa su due capisaldi:

  • Il mec­ca­ni­smo legato al gioco ed al rico­no­sci­mento di premi è vincente.
  • La user expe­rience, l’esperienza fatta dagli utenti durante l’utilizzo, è fat­tore discri­mi­nante di estrema rile­vanza. Non biso­gna mai pro­get­tare archi­tet­ture che risul­tino troppo com­plesse da utilizzare.

Obiet­tivi quali com­mu­nity e coin­vol­gi­mento, ter­mini ampia­mente usati ed abu­sati di que­sti tempi, non pos­sono pre­scin­dere da que­sti fattori.

Pubblicato il 28 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Metterci la Faccia

Le aziende che uti­liz­zano i social media ci “met­tono la faccia”e quelle che fanno comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nale no?

Que­sta la domanda che ad ini­zio set­ti­mana ho pro­vo­ca­to­ria­mente lan­ciato [ora posso con­fes­sarlo] per con­fron­tarmi su quale fosse l’essenza della pre­senza delle imprese sui social media. Tema che ‚dif­fuso in un social net­work fre­quen­tato da molte per­sone che lavo­rano all’interno di quest’area della comu­ni­ca­zione, ha otte­nuto ade­sione e riscontro.

L’estrema sin­tesi dell’elemento qua­li­fi­cante che è emerso dal dibat­tito è rias­su­mi­bile in: “starci non signi­fica esserci”.

Nelle parole di Gio­vanni Arata, ”«met­terci la fac­cia» sta per: rac­con­tarti per come sei e non per come si vede in tv [e quindi] incas­sare con un sor­riso le cri­ti­che quando col­gono il segno. ma soprat­tutto, ascol­tare in maniera meto­dica ogni pos­si­bile domanda e rispon­dere ad ognuna. in inglese sarebbe essere «accoun­ta­ble», da noi la parola non esi­ste e forse non è un caso.”

Ripresa dal sot­to­scritto, al fine di «con­durre» la discus­sione, con: “la gente, l’utenza di inter­net apprezza la pre­senza di un’impresa su twitter…etc a patto che diano rispo­ste in tempi brevi, interagiscano..etc. Quello è starci — met­ten­doci la fac­cia — invece di esserci e non rispon­dere o, peg­gio, rispon­dere solo a complimenti.”

E’ esat­ta­mente quello che emerge dai dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter, secondo i quali gli ele­menti qua­li­fi­canti sulla cui base l’utenza discri­mina l’affidabilità e con­cede fidu­cia sono un’apertura al dia­logo sia in caso di com­menti nega­tivi che posi­tivi e la reat­ti­vità, la capa­cità di rispo­sta, dello “spon­sor” [dell’impresa] o dell’autore.

L’utilizzo in chiave cor­po­rate dei social media non è neces­sa­ria­mente esclu­si­va­mente in ter­mini di con­ver­sa­zione, ma cer­ta­mente la comu­ni­ca­zione attiva, fatta di di emis­sione di mes­saggi ma anche, se non soprat­tutto, di ascolto, costi­tui­sce una discri­mi­nante essen­ziale tra esserci e starci.

Già il pub­bli­ci­ta­rio fran­cese Mar­cel Bleustein-Blanchet ricor­dava che la comu­ni­ca­zione è come l’amore: biso­gna essere in due e lo stu­pro non paga.

Non vi è dub­bio che gua­da­gnarsi la fidu­cia dell’utenza sia di gran lunga più fati­coso rispetto a com­prarla, ma non riu­scire a farlo non sarà ancora a lungo un’opzione per le imprese che hanno a cuore il loro futuro, qua­lun­que sia il settore-mercato in cui operano.

Pubblicato il 19 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Scavare alla Ricerca del Coinvolgimento

La set­ti­mana scorsa il mondo intero è rima­sto in tre­pi­da­zione per la sorte dei 33 mina­tori cileni e i media di tutto il mondo hanno dato ampis­simo risalto alla noti­zia seguendo le fasi del sal­va­tag­gio con uno spie­ga­mento di forze che ha coin­volto oltre 2mila giornalisti.

Gran parte dell’emozione è stata rac­con­tata affi­dan­dosi in maniera tra­di­zio­nale ad imma­gini e video, unica ecce­zione il New York Times che ha rea­liz­zato un’infografica inte­rat­tiva delle dina­mi­che, delle fasi di quello che, obtorto collo per i mina­tori e le loro fami­glie, si è tra­sfor­mato in una sorta di diretta mon­diale della stanza degli orrori del grande fra­tello.

Di un mag­gior coin­vol­gi­mento, di una mag­giore inte­rat­ti­vità ha dovuto occu­parsi un pic­cola agen­zia cilena che ha creato un gioco che per­mette agli inter­nauti di cimen­tarsi diret­ta­mente nel sal­va­tag­gio dei 33 minatori.

Inu­tile dire che il video­gioco, sep­pur mini­ma­li­sta, ha otte­nuto un suc­cesso straor­di­na­rio. Sei i siti dei quo­ti­diani on line hanno, tra l’altro, il pro­blema della per­ma­nenza, del trat­te­ni­mento, di chi visita il loro spa­zio con rela­ti­va­mente poco sforzo avreb­bero otte­nuto un grande suc­cesso anche da que­sto punto di vista oltre che da quello degli accessi.

Sca­vare alla ricerca di un mag­gior coin­vol­gi­mento non è mai tempo perso, trat­tan­dosi di mina­tori avrebbe potuto risul­tare più natu­rale del solito.

Pubblicato il 31 maggio 2010 by Pier Luca Santoro

Questa è una Notizia Interattiva, Punto!

Il New York Times ha creato Inno­va­tion Port­fo­lio, spa­zio di inte­ra­zione di straor­di­na­rio inte­resse sotto il pro­filo edi­to­riale sia in ter­mini di rap­pre­sen­ta­zione della noti­zia che in chiave di offerta pubblicitaria.

Come viene spie­gato in aper­tura della pagina d’inizio del per­corso, Inno­va­tion Port­fo­lio è una rac­colta, tratta dalla nostra new­sroom [del NYT], dei migliori per­corsi inte­rat­tivi con­ce­piti per ispi­rare, faci­li­tare, la con­ver­sa­zione rela­ti­va­mente allo sto­ry­tel­ling ed al pro­cesso di comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Dopo la pre­messa di spie­ga­zione si viene immersi, ose­rei dire tra­volti, posi­ti­va­mente, in una mol­ti­tu­dine di pos­si­bili per­corsi che sono quasi impos­si­bili a spie­garsi e che non posso che sug­ge­rire di provare.

Ho pen­sato di pro­porre alcune videate che illu­stras­sero in parte il funzionamento.

La prima è rela­tiva all’apertura gene­rale, men­tre le suc­ces­sive sono ine­renti pos­si­bili  scelte che il sin­golo utente effettua.

Per­so­nal­mente lavo­re­rei su ini­zia­tive di que­sto tipo che mi pare abbiano il pre­gio, da un lato, di magni­fi­care le poten­zia­lità del web e, dall’altro lato, di con­sen­tire un per­corso posi­tivo di dif­fe­ren­zia­zione della frui­zione di infor­ma­zione su carta.

Chia­mia­mola siner­gia, chia­mia­mola con­ver­genza se pre­fe­riamo, l’importante è non con­ti­nuare a spre­care le occa­sioni che si presentano.

Older Posts