coinvolgimento persone

Words Nothing
Pubblicato il 18 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Tempo al Tempo

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Si tratta di un tema che ritengo cen­trale sia per quanto riguarda la qua­lità del gior­na­li­smo — e dei gior­nali — nell’era digi­tale che, appunto, per la rela­tiva soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Argo­mento al quale ho dedi­cato la mia, azzar­data as usual, pre­vi­sione di ini­zio anno e che ha dato luogo ad un inte­res­san­tis­simo con­fronto durante lo scorso Festi­val Inter­na­zio­nale del Giornalismo. 

Secondo quanto riporta The Wall Street Jour­nal, The Eco­no­mist garan­tirà agli inser­zio­ni­sti che acqui­stano spazi pub­bli­ci­tari sul suo il sito web, e/o sue app, che i let­tori potranno tra­scor­rere un certo periodo di tempo con i loro annunci. Ad esem­pio, si garan­tirà che un annun­cio che appare per tre set­ti­mane sulle sue appli­ca­zioni rice­verà 100 ore di atten­zione del lettore.

Paul Rossi, Pre­si­dente del The Economist’s group media busi­nes­ses, ha dichia­rato che: “We need to find ways to highlight to adver­ti­sers that there is a dif­fe­rent level of enga­ge­ment they get from our rea­ders, value that isn’t reflec­tive in just clicks”

In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo [sorry per il gioco di parole], è, credo dav­vero, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online. In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Diamo tempo al tempo.

Words Nothing

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

marczewski-gamification-2013-infographic
Pubblicato il 27 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Gamification Framework

Non amo par­ti­co­lar­mente le info­gra­fi­che. Affer­ma­zione sin­go­lare per un sog­getto, il sot­to­scritto, che col­la­bora alla crea­zione di un hub, uno spa­zio, Data­Me­dia­Hub, dedi­cato alla visua­liz­za­zione dei dati, ma di fatto molto spesso, troppo spesso le info­gra­fi­che sono degli oggetti creati per creare buzz, per diven­tare virali sfrut­tando la super­fi­cia­lità di let­tura dei molti. Fuor­vianti, ine­satte o, nella migliore delle ipo­tesi, insignificanti.

Ovvia­mente, come sem­pre accade, esi­stono ottime ecce­zioni alla regola. È il caso di quella rea­liz­zata da Andr­zej Marc­zew­ski, gami­fi­ca­tion evan­ge­list [come lo scri­vente?], che rias­sume egre­gia­mente il qua­dro di cosa sia la gami­fi­ca­tion, i cri­teri da adot­tare nella costru­zione ed uti­lizzo della stessa e aree di moti­va­zione delle per­sone per il game design.

Avendo veri­fi­cato per­so­nal­mente, anche di recente, che, nono­stante se ne parli da tempo, esi­ste ancora un’ignoranza abba­stanza dif­fusa sul tema mi è sem­brato inte­res­sante pro­porla. Può essere uno spunto, un punto di par­tenza per appro­fon­dire sul tema, spero.

Al riguardo, infine, posso anti­ci­pare che al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia pros­simo ven­turo terrò un work­shop sull’argomento. Non appena avremo una data esatta non man­cherò di comunicarla.

marczewski-gamification-2013-infographic

Road to the future
Pubblicato il 24 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

I Trend per il Giornalismo Online

Chart­beat, società che for­ni­sce ana­ly­tics in tempo reale ad edi­tori ed ai media più in gene­rale, ha pub­bli­cato una pre­sen­ta­zione sulle ten­denze per il gior­na­li­smo online nel 2014.

Lo sli­de­show è una rac­colta di dati e di cita­zioni da parte di alcuni dei mas­simi espo­nenti del mondo dei media come, ad esem­pio quella di Mark Thomp­son, CEO del NYti­mes, che spiega — o meglio, ricorda — come [il suc­cesso] non sia que­stione di mezzi ma di rela­zione instau­rata, non è basata sui click ma sulle persone.

Road to the future

La parte più inte­res­sante, a mio avviso, a par­tire dalla dia­po­si­tiva numero 20, si con­cen­tra sulle metri­che da adot­tare per misu­rare il valore del gior­na­li­smo, e dei gior­nali, online, dalla quale emerge, si con­ferma, come le pagine viste non siano ele­mento prio­ri­ta­rio, bensì sia il tempo speso sul sito, la pro­pen­sione a tor­nare a visi­tare il sito web del gior­nale, la fide­liz­za­zione come si suol dire, gli ele­menti di valore, gli assett da misu­rare e su cui costruire il valore aggiunto della pro­pria testata.

Che il 2014 debba essere l’anno nel quale i gior­nali deb­bano ripen­sare le metri­che e ripro­get­tare i cri­teri di misu­ra­zione del suc­cesso basan­dosi sulla qua­lità del let­to­rato oltre che sulla quan­tità è un aspetto che sot­to­li­neavo, ancora una volta, non più tardi di ieri al quale il caso vuole, diciamo, abbia dedi­cato pro­prio la mia pre­vi­sione, esor­ta­zione, per quest’anno, defi­nendo il 2014 l’anno delle metriche.

Ne riprendo la parte essenziale.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le met­riche sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul val­ore, o pre­sunto tale, gen­er­ato per l’inserzionista come [di]mostra la preva­lente focal­iz­zazione su utenti unici e pagine viste. Met­riche preva­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, trascu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di val­ore per gli investi­tori pub­blic­i­tari e, dall’altro lato, non mis­urano  l’impatto gior­nal­is­tico, il val­ore delle pro­poste infor­ma­tive della tes­tata per la soci­età nel suo com­p­lesso. Aspetto tutt’altro che trascur­abile se si con­ferma che il gior­nal­ismo e l’informazione sono un pilas­tro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le met­riche preva­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bil­ità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­tacea, dei quo­tid­i­ani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del liv­ello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di mis­urazione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una met­rica comune ad entrambe le versioni.

Se con­ti­nuiamo a misu­rare ed a valu­tare la bontà del nostro lavoro su metri­che che hanno scarso valore non potremo mai costruire qual­cosa che abbia effet­ti­va­mente valore. Credo, e spero, sia chiaro.

Sul tema vale asso­lu­ta­mente la let­tura l’articolo di John Paton, CEO di Digi­tal First, “Now What?”, dedi­cato appunto al che fare e come farlo.

Whore
Pubblicato il 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

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Pubblicato il 29 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Tempo dei Giornali Online

Si è cer­cato di porre l’attenzione nei giorni scorsi sul valore del tempo che le per­sone on line dedi­cano  alle diverse atti­vità, con par­ti­co­lare rife­ri­mento al fatto di come que­sto possa essere un’indicatore quan­ti­ta­tivo di para­me­tri qua­li­ta­tivi che [di]mostrano il coin­vol­gi­mento degli utenti e dun­que metrica di rife­ri­mento per sor­pas­sare l’oblio delle pagine viste e tutto ciò che ne consegue.

Oltre al sot­to­scritto, anche Lelio Simi recen­te­mente ha affron­tato l’argomento con­clu­dendo che “per par­lare alle per­sone in quanto per­sone e non come masse, ci sarà però biso­gno di un ele­mento essen­ziale: il tempo. Il tempo per creare con­te­nuti di valore, il tempo da spen­dere nel leg­gerli, il tempo di “spen­dersi” per inte­ra­gire seria­mente e con con­ti­nuità. Una mag­giore atten­zione al “fat­tore tempo” sia nel creare che nel valu­tare i con­te­nuti da parte dei media rap­pre­sen­te­rebbe dav­vero una svolta”. Men­tre Davide Pozzi vi ha dedi­cato delle spe­ci­fi­ca­zioni tec­ni­che tanto oppor­tune quanto inte­res­santi che meri­tano asso­lu­ta­mente la let­tura se fos­sero sfuggite.

E’ per que­sto motivo che ho deciso di ripren­dere l’argomento par­tendo dai dati Audi­web di aprile pub­bli­cati ieri.

Come mostra la tabella di sin­tesi sotto ripor­tata, nel mese di aprile di quest’anno le per­sone hanno tra­scorso nel giorno medio 1 ora e 28 minuti in Rete. Se si osser­vano i dati dei prin­ci­pali quo­ti­diani online e delle testate di infor­ma­zione all digi­tal si nota come nella migliore delle ipo­tesi, Repubblica.it ed Il Mattino.it, si arrivi a poco più di sei minuti dedi­cati alla let­tura di infor­ma­zione; meno del 7% del tempo speso online.

Al tempo stesso, evi­den­zian­doli, ho inse­rito il tempo speso dalle per­sone gio­cando online. Come si può notare si arriva sino ad oltre mezz’ora al giorno.

Dati giorno medio Inter­net Audience — det­ta­glio Brand & Channel
Fonte: Audi­web Data­base, dati aprile 2013 — Audi­web powe­red by Nielsen
         
Brand Chan­nel Utenti unici Pagine viste (.000) Tempo per utente (mm:ss)
Tempo speso nel giorno medio — per per­sona (h:m)       1.28
ANSA 457.928 2.725 04:30
BBC 20.377 122 05:13
BBC BBC CBee­bies 259 6 30:43
Blitzquotidiano.it 44.575 131 02:33
Cor­riere della Sera 1.168.112 8.827 05:53
Disney Online 68.593 1.458 16:02
Disney Online Play­dom 15.848 915 29:13
Fan­page 365.784 1.077 03:56
Huf­fing­ton Post Italia 101.500 460 04:04
Il Fatto Quotidiano 362.532 1.403 04:28
Il Gior­nale 205.246 869 04:04
Il Mat­tino 105.500 690 06:19
Il Mes­sag­gero 270.535 1.156 03:25
Il Post 51.400 320 04:26
Il Secolo XIX 49.173 223 03:55
Il Sole 24 ORE 410.677 2.045 04:30
La Gaz­zetta dello Sport 600.241 3.554 04:35
La Repub­blica 1.515.242 11.555 06:19
La Stampa.it 438.362 2.137 04:06
Lettera43 230.266 752 02:21
Linkiesta.it 16.923 26 02:05
l’Unità Online 70.243 249 03:04
MSN/WindowsLive/Bing MSN Games 33.980 79 21:48
Quo­ti­diani Espresso 228.349 1.258 03:33
Quotidiano.net 374.023 1.416 02:49
SPIL Games Network 292.879 2.733 15:08
Varese News 40.774 226 03:43
Yahoo! Yahoo! Games 3.531 55 21:35

Se sotto il pro­filo delle con­ver­sioni native adver­ti­sing e spon­so­red sto­ries pos­sono essere una solu­zione al pro­blema, le 4 parole d’ordine di chi fa edi­to­ria online, credo dav­vero non ci sia dub­bio al riguardo, devono essere: scrivi, leggi, sti­mola, con­netti, ripor­tando alla ribalta il tema del coin­vol­gi­mento, della neces­sità di metri­che qua­li­ta­tive che lo deter­mi­nino, a par­tire appunto dal tempo speso sul sito, e di come ingag­giare mag­gior­mente le persone.

Il gioco, sia nella sua forma tra­di­zio­nale di atti­vità pret­ta­mente ludica, come mostra il tempo speso su Disney Online, BBC CBee­bies e gli altri evi­den­ziati,  che nella sua tra­spo­si­zione come ele­mento di nar­ra­zione di fatti e noti­zie ha, non ho dubbi, un ruolo fon­da­men­tale in tale ambito. Ad esem­pio, il sito anglo­sas­sone iwitness24 appli­cando le logi­che della gami­fi­ca­tion ottiene, secondo quanto comu­ni­cato dai respon­sa­bili, un tempo di per­ma­nenza medio di 28 minuti. 

Pro­cesso di coin­vol­gi­mento che passa sostan­zial­mente per que­sti cin­que stadi:

  • Game Mecha­nics: Mec­ca­ni­che di gioco che faci­li­tano la pratica.
  • Play: Il Gioco. Scelto libe­ra­mente ed asso­ciato a pia­cere, divertimento.
  • Beha­viors: Com­por­ta­menti. Azioni da com­piere all’interno [durante] il gioco.
  • Enga­ge­ment: Coin­vol­gi­mento. Quando il gio­ca­tore è assor­bito dalle atti­vità per impiego di tempo e atten­zione, appunto.
  • Mastery: La moti­va­zione intrin­seca. Ricerca di un nuovo livello, nuova sfida.

Se pen­siamo ai 4 minuti di per­ma­nenza media per il sito di un quo­ti­diano ita­liano, che ottiene meno di 30 secondi per pagina vista com­pren­diamo con faci­lità le poten­zia­lità di que­ste dinamiche.

Ovvia­mente è neces­sa­rio uti­liz­zare i prin­cipi della gami­fi­ca­tion, o per meglio dire del game design appli­cato a con­te­sti non ludici, come un modo per con­vin­cere gli utenti inte­res­sati ed ingag­giarli in que­sto modo facen­dola dive­nire la fonte di ispi­ra­zione, di inco­rag­gia­mento non solo in rife­ri­mento al tempo speso sul sito in quanto tale ma ad obiet­tivi e sotto-obiettivi spe­ci­fici, che evi­den­te­mente saranno diversi per cia­scuna testata, che stres­sino ulte­rior­mente il con­cetto di qua­lità della let­tura come inse­gna il caso di «The Economist».

La gami­fi­ca­tion dell’informazione fun­ziona, tra­la­sciarne la por­tata per pre­giu­di­zio o igno­ranza [o entrambe le cose] potrebbe essere l’ennesimo errore di percorso.

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Engagement Time Return on site
Pubblicato il 16 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Tempo Vs Spazio

Con­tem­po­ra­nea­mente alle rifles­sioni di ieri su come il tempo speso sul sito possa essere un’indicatore quan­ti­ta­tivo di para­me­tri qua­li­ta­tivi che [di]mostrano il coin­vol­gi­mento delle per­sone il caso vuole, diciamo, che Chart­beat, impresa sta­tu­ni­tense dedi­cata all’analisi in tempo reale dei dati di accesso sui siti web degli edi­tori, lanci un pro­dotto, un ser­vi­zio che con­sente alle testate online di ven­dere agli inser­zio­ni­sti ciò che fon­da­men­tal­mente viene chie­sto in primo luogo:  l’attenzione del loro pubblico.

Dall’analisi effet­tuata da Chart­beat emerge come il tempo speso sul sito sia indi­ca­tivo della pro­pen­sione a ritor­nare a visi­tare il sito, come mostra il gra­fico sotto ripor­tato. Metrica che fa emer­gere apprez­za­mento e coin­vol­gi­mento rispetto ai con­te­nuti tro­vati, a quanto letto o visto, terza fase di un pro­cesso di svi­luppo dell’audience che può essere sud­di­viso, sem­pli­fi­cando, in quat­tro passaggi:

  1. I visi­ta­tori arri­vano, visi­tano il sito web della testata
  2. Tro­vano con­te­nuto che gli inte­ressa e li coinvolge
  3. Apprez­zano quello che otten­gono, e scel­gono di tor­nare nuo­va­mente al sito
  4. Se siete for­tu­nati, con­di­vi­dono anche quello che hanno tro­vato con gli altri

Engagement Time Return on site

E’ sulla base di tali con­si­de­ra­zioni che è stato lan­ciato ieri “Enga­ged Time”, stru­mento per for­nire un valore nume­rico che misuri effet­ti­va­mente, ed effi­ca­ce­mente, l’attenzione cat­tu­rata verso il con­te­nuto pro­po­sto e non sem­pli­ce­mente il numero di per­sone che si tro­va­vano ad aprire la loro pagina, il loro sito web.

Con i ser­vizi “acces­sori” di mar­ke­ting che diven­tano sem­pre più una fonte rile­vante per gene­rare nuove fonti di ricavo per gli edi­tori ed in un con­te­sto dove tutti gli inve­sti­menti deb­bono por­tare suf­fi­ciente red­di­ti­vità la scelta della metrica, delle metri­che cor­rette di misu­ra­zione è ele­mento cru­ciale di ana­lisi e svi­luppo, diviene argo­men­ta­zione signi­fi­cante nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, delle imprese, e non costringe alla rin­corsa ai volumi di traffico.

Se la quan­tità è un para­me­tro impor­tante lo è altret­tanto la qua­lità. E’ fuori discus­sione, credo dav­vero, che il tempo dedi­cato sia IL para­me­tro prin­ci­pale dell’attenzione e del coin­vol­gi­mento delle per­sone. Chi ha tempo non aspetti tempo.

Brands Time

Sulla que­stione inter­viene Jeff Jar­vis che parla appunto di “Sel­ling ads by time, not space”. Da leg­gere ad integrazione.

gamification_infographic1
Pubblicato il 27 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Gamification ed Engagement

Nel tempo speso sul sito del gior­nale l’industria dell’informazione ha un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. L’implementazione di tec­ni­che ricon­du­ci­bili alla gami­fi­ca­tion può essere ele­mento di grande ausi­lio poi­ché l’applicazione all’informazione con­sente di appro­fon­dire l’esperienza del let­tore, delle per­sone, crea coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

E’ una tesi che sostengo da tempo anche in que­sti spazi e sulla quale attual­mente sto lavo­rando per un impor­tante player nel video-giornalismo partecipativo.

Tema che ahimè con­ti­nua a restare asso­lu­ta­mente mar­gi­nale in Ita­lia ed ancor più, se pos­si­bile, per quanto riguarda l’editoria ita­liana e che sarà trat­tato al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia il 25 aprile pros­simo nel panel “La gami­fi­ca­tion dell’informazione fun­ziona”, di cui sarò il mode­ra­tore, in cui ver­ranno illu­strati casi con­creti e testi­mo­nianze sul tema.

In attesa di quel giorno la con­ferma arriva da Gygia, impresa sta­tu­ni­tense che for­ni­sce le infra­stut­ture per gami­fi­care il pro­prio sito web, che ha pub­bli­cato un’infografica di sin­tesi dei risul­tati dei pro­pri clienti, tra i quali figu­rano, per citarne alcuni del mondo dei media, For­bes e MTV, che for­ni­sce i dati sugli obiet­tivi rag­giunti secondo l’analisi di un miliardo di interazioni.

Dai dati pub­bli­cati emerge come gra­zie alla gami­fi­ca­tion i com­menti siano aumen­tati del 13%, le con­di­vi­sioni su Twit­ter, Face­book e gli altri social net­work del 22% e la ricerca di con­te­nuti sia cre­sciuta di ben il 66% con un tasso di coin­vol­gi­mento com­ples­sivo che ha aumen­tato l’engagement dei visi­ta­tori media­mente di quasi un  terzo [29%].

La gami­fi­ca­tion funziona.

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The vatican
Pubblicato il 16 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Esempi di Buona Comunicazione Aziendale su Twitter

Gli account azien­dali sulla piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri sono pre­va­len­te­mente ecces­si­va­mente pro­mo­zio­nali o, nella migliore delle ipo­tesi, inges­sati, noiosi.

For­tu­na­ta­mente in un pano­rama gene­rale abba­stanza deso­lante spic­cano delle ecce­zioni che vale la pena di pren­dere a rife­ri­mento come buoni esempi di comu­ni­ca­zione cor­po­rate su Twitter.

Stret­ta­mente in ambito edi­to­riale un esem­pio di buone pra­ti­che viene da @Einaudieditore che non a caso in un paese di gente che non legge libri ha la bel­lezza di circa 116mila fol­lo­wers — in que­sto sabato mat­tina — ma soprat­tutto un tasso di rispo­ste del 24% e un tasso di ret­weets del 41%, chiari indi­ca­tori di un buon livello di inte­ra­zione e coin­vol­gi­mento [per con­fronto si veda quello dei prin­ci­pali quo­ti­diani italiani].

Più in gene­rale ha atti­rato la mia atten­zione ed otte­nuto il mio apprez­za­mento l’account del  Pon­ti­fi­cio Con­si­glio delle Comu­ni­ca­zioni Sociali al quale sono affi­dati i com­piti di susci­tare e soste­nere ade­gua­ta­mente l’azione della Chiesa e dei fedeli nelle mol­te­plici forme della comu­ni­ca­zione. Cosa che a mio avviso gli rie­sce molto bene, anche, su Twitter.

I tre esempi sot­to­stanti credo siano il modo migliore per pro­vare a spie­garne le motivazioni.

1. Coin­vol­gi­mento delle persone

L’esempio sot­to­stante, asso­lu­ta­mente repli­ca­bile dai new­sma­kers, dalle fonti d’informazione che invece con­ti­nuano ad uti­liz­zare Twit­ter come un mega­fono, mostra e dimo­stra le pos­si­bi­lità di coin­vol­gi­mento delle persone

[tweet https://twitter.com/wordpressdotcom/status/311879625250861056]

2. Tono di voce/Mood di comunicazione

Se da un account uffi­ciale ci si aspet­te­rebbe un rigore nella comu­ni­ca­zione pari o supe­riore a quella ban­ca­ria, un rigor mor­tis di for­ma­li­smo. Il tweet sot­to­stante evi­den­zia come, essendo ovvia­mente in pre­va­lenza i gio­vani coloro ai quali ci si rivolge, uti­liz­zare codici di comu­ni­ca­zione ade­guati all’audience di rife­ri­mento. E così che nell’annunciare a gran voce l’habemus papam si uti­lizza un emo­ti­con che sta a signi­fi­care, per chi non lo sapesse, “dammi il cinque”

[tweet https://twitter.com/wordpressdotcom/status/311901863631003648]

3. Cross­me­dia­lità, chia­rezza delle fonti ed attribuzione

[tweet https://twitter.com/wordpressdotcom/status/312511235562287104]

Se per caso non seguite i due account segna­lati non posso che esor­tarvi a farlo. C’è molto da imparare.

Tempo Online Quotidiani UK
Pubblicato il 5 febbraio 2013 by Pier Luca Santoro

Chi ha Tempo non Aspetti Tempo

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

The Media Brie­fing pub­blica i dati delle rile­va­zioni com­Score rela­ti­va­mente all’informazione in Gran Bre­ta­gna e pone l’accento pro­prio sul tempo speso dagli inter­nauti bri­tan­nici sia sui siti web d’informazione nel loro com­plesso che su quelli dei quo­ti­diani online rap­por­tan­dolo al totale del tempo online. Aspetto che in uno sce­na­rio com­pe­ti­tivo allar­gato quale quello digi­tale è ele­mento saliente dell’attenzione delle per­sone e di riflesso della posi­zione com­pe­ti­tiva del seg­mento anche per quanto riguarda la rac­colta pubblicitaria.

Dai dati emerge come i quo­ti­diani online pesino sol­tanto il 2% del totale rispetto ad altre atti­vità che le per­sone fanno online ed anche allar­gando lo sguardo e con­si­de­rando più in gene­rale i siti d’informazione, inclu­dendo dun­que fonti quali, una per tutte, la BBC, si sale al 3,6% del totale come mostra il gra­fico di sin­tesi sottostante.

Tempo Online Quotidiani UK

 Se i dati pub­bli­cati mostrano una ten­denza posi­tiva con un incre­mento del 18% rispetto all’anno pre­ce­dente del tempo speso nel 2012 nella let­tura di infor­ma­zioni sui siti web dei quo­ti­diani online, i valori restano comun­que estre­ma­mente ridotti sia in asso­luto che rispetto alla frui­zione degli altri mezzi.

Si tratta dell’evidenza di come sin ora, sba­gliando, ci si sia con­cen­trati sull’attirare audience, sui volumi di traf­fico, nel dispe­rato ten­ta­tivo di  riu­scire a ren­dere soste­ni­bile eco­no­mi­ca­mente la ver­sione digi­tale dei giornali.

Se la quan­tità è un para­me­tro impor­tante lo è altret­tanto la qua­lità. E’ fuori discus­sione, credo dav­vero, che il tempo dedi­cato sia IL para­me­tro prin­ci­pale dell’attenzione e del coin­vol­gi­mento delle per­sone. Come scri­vevo  a dicem­bre nelle mie pre­vi­sioni su quali aspetti lavo­rare nel 2013, a quali leve dare prio­rità, è que­sto attual­mente uno dei più gravi pro­blemi dei quali sof­fre l’informazione. Forse il prin­ci­pale tal­lone d’achille.

Come ho avuto modo di sot­to­li­neare a più riprese, in tal senso, a mio avviso, le leve su cui ope­rare sono fon­da­men­tal­mente due.

Crea­zione, ed ali­men­ta­zione, di comu­nità d’interesse all’interno del sito del gior­nale e imple­men­ta­zione di tec­ni­che ricon­du­ci­bili alla gami­fi­ca­tion, che può essere ele­mento di grande ausi­lio poi­chè l’ appli­ca­zione all’informazione con­sente di appro­fon­dire l’esperienza del let­tore, delle per­sone, crea coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Senza enga­ge­ment non c’è par­tita, non c’è, qua­lun­que esso sia, un futuro dei gior­nali. Deve essere que­sta la prio­rità asso­luta, credo dav­vero, per il 2013.

Chi ha tempo non aspetti tempo.

Tempo per Mezzo UK

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