coinvolgimento lettori

Words Nothing
Pubblicato il 18 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Tempo al Tempo

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Si tratta di un tema che ritengo cen­trale sia per quanto riguarda la qua­lità del gior­na­li­smo — e dei gior­nali — nell’era digi­tale che, appunto, per la rela­tiva soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Argo­mento al quale ho dedi­cato la mia, azzar­data as usual, pre­vi­sione di ini­zio anno e che ha dato luogo ad un inte­res­san­tis­simo con­fronto durante lo scorso Festi­val Inter­na­zio­nale del Giornalismo. 

Secondo quanto riporta The Wall Street Jour­nal, The Eco­no­mist garan­tirà agli inser­zio­ni­sti che acqui­stano spazi pub­bli­ci­tari sul suo il sito web, e/o sue app, che i let­tori potranno tra­scor­rere un certo periodo di tempo con i loro annunci. Ad esem­pio, si garan­tirà che un annun­cio che appare per tre set­ti­mane sulle sue appli­ca­zioni rice­verà 100 ore di atten­zione del lettore.

Paul Rossi, Pre­si­dente del The Economist’s group media busi­nes­ses, ha dichia­rato che: “We need to find ways to highlight to adver­ti­sers that there is a dif­fe­rent level of enga­ge­ment they get from our rea­ders, value that isn’t reflec­tive in just clicks”

In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo [sorry per il gioco di parole], è, credo dav­vero, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online. In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Diamo tempo al tempo.

Words Nothing

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

Road to the future
Pubblicato il 24 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

I Trend per il Giornalismo Online

Chart­beat, società che for­ni­sce ana­ly­tics in tempo reale ad edi­tori ed ai media più in gene­rale, ha pub­bli­cato una pre­sen­ta­zione sulle ten­denze per il gior­na­li­smo online nel 2014.

Lo sli­de­show è una rac­colta di dati e di cita­zioni da parte di alcuni dei mas­simi espo­nenti del mondo dei media come, ad esem­pio quella di Mark Thomp­son, CEO del NYti­mes, che spiega — o meglio, ricorda — come [il suc­cesso] non sia que­stione di mezzi ma di rela­zione instau­rata, non è basata sui click ma sulle persone.

Road to the future

La parte più inte­res­sante, a mio avviso, a par­tire dalla dia­po­si­tiva numero 20, si con­cen­tra sulle metri­che da adot­tare per misu­rare il valore del gior­na­li­smo, e dei gior­nali, online, dalla quale emerge, si con­ferma, come le pagine viste non siano ele­mento prio­ri­ta­rio, bensì sia il tempo speso sul sito, la pro­pen­sione a tor­nare a visi­tare il sito web del gior­nale, la fide­liz­za­zione come si suol dire, gli ele­menti di valore, gli assett da misu­rare e su cui costruire il valore aggiunto della pro­pria testata.

Che il 2014 debba essere l’anno nel quale i gior­nali deb­bano ripen­sare le metri­che e ripro­get­tare i cri­teri di misu­ra­zione del suc­cesso basan­dosi sulla qua­lità del let­to­rato oltre che sulla quan­tità è un aspetto che sot­to­li­neavo, ancora una volta, non più tardi di ieri al quale il caso vuole, diciamo, abbia dedi­cato pro­prio la mia pre­vi­sione, esor­ta­zione, per quest’anno, defi­nendo il 2014 l’anno delle metriche.

Ne riprendo la parte essenziale.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le met­riche sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul val­ore, o pre­sunto tale, gen­er­ato per l’inserzionista come [di]mostra la preva­lente focal­iz­zazione su utenti unici e pagine viste. Met­riche preva­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, trascu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di val­ore per gli investi­tori pub­blic­i­tari e, dall’altro lato, non mis­urano  l’impatto gior­nal­is­tico, il val­ore delle pro­poste infor­ma­tive della tes­tata per la soci­età nel suo com­p­lesso. Aspetto tutt’altro che trascur­abile se si con­ferma che il gior­nal­ismo e l’informazione sono un pilas­tro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le met­riche preva­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bil­ità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­tacea, dei quo­tid­i­ani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del liv­ello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di mis­urazione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una met­rica comune ad entrambe le versioni.

Se con­ti­nuiamo a misu­rare ed a valu­tare la bontà del nostro lavoro su metri­che che hanno scarso valore non potremo mai costruire qual­cosa che abbia effet­ti­va­mente valore. Credo, e spero, sia chiaro.

Sul tema vale asso­lu­ta­mente la let­tura l’articolo di John Paton, CEO di Digi­tal First, “Now What?”, dedi­cato appunto al che fare e come farlo.

Whore
Pubblicato il 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

Tempo Quotidiani
Pubblicato il 3 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

Tempo Quotidiano

Ulte­riori ela­bo­ra­zioni ed appro­fon­di­menti su la rela­zione tra let­tori e quo­ti­diani online, sulla pro­fon­dità di let­tura ed il coin­vol­gi­mento delle persone.

Per farlo, in col­la­bo­ra­zione con gli amici di Data­ni­nja, par­tendo dalla mia ela­bo­ra­zione dei dati Audi­web dell’ottobre 2013, abbiamo messo in rela­zione il numero di pagine viste per il numero di utenti unici. Abbiamo anche voluto ana­liz­zare il rap­porto tra media pagine viste per sito e tempo di permanenza.

La domanda di fondo che ci si pone è: i let­tori sono “mordi e fuggi”, arri­vano sui siti più o meno casual­mente e leg­gono una o due noti­zie, oppure effet­tuano una navi­ga­zione e leg­gono più contenuti?

Il primo gra­fico, rea­liz­zato divi­dendo il numero di pagine viste per il numero di utenti unici, mostra media­mente quante pagine visi­tano gli utenti, i visi­ta­tori di cia­scun sito per ogni testata [In azzurro gli “All digi­tal”, in aran­cione i “main stream” ibridi/crossmediali].

Corriere.it risulta al top della clas­si­fica, Lin­kie­sta invece è l’ultimo gior­nale. Com­ples­si­va­mente le testate all digi­tal sono quelle che hanno un minor numero di pagine viste per per­sona rispetto alle testate tra­di­zio­nali. In assenza di dati più appro­fon­diti è sin­ce­ra­mente dif­fi­cile dire se si tratti di una mag­gior pro­fon­dità di let­tura, della let­tura di più arti­coli sulla stessa testata o se il dato sia il risul­tato di “truc­chetti” quali foto­gal­ley e refresh della pagina.

Pagine Viste_Utenti Unici

Il secondo gra­fico invece, rea­liz­zato divi­dendo il numero di pagine viste per il tempo medio com­ples­sivo per utente, prova a veri­fi­care quanto tempo un let­tore dedi­chi ad ogni pagina, alla let­tura di un arti­colo, si presume.

In que­sto caso l’orizzonte si ribalta com­ple­ta­mente ed è pro­prio Lin­kie­sta la testata  con la mag­gior per­ma­nenza per pagina. Ovvia­mente la distri­bu­zione dei valori non è omo­ge­nea — è cer­ta­mente  vero­si­mile ipo­tiz­zare che alcuni utenti leg­gono molto e altri molto poco, un po’ come sem­pre accade nella “sta­ti­stica del mezzo pollo” — però par­rebbe che l’orizzonte si rovesci.

Una cosa è certa, credo dav­vero, il tempo dedi­cato alla let­tura di un arti­colo è dav­vero scarso e, pur con­si­de­rando che media­mente i testi online ten­dono ad essere più brevi, più coin­cisi, rispetto a quelli del car­ta­ceo, evi­den­ziano come sia estre­ma­mente pro­ba­bile che non vi sia appro­fon­di­mento e coinvolgimento.

Si tratta di temi da appro­fon­dire ulte­rior­mente, da raf­fi­nare come ana­lisi, poi­ché è sem­pre più su tempo spesso ed atten­zione del let­tore che si gio­cherà il futuro dei gior­nali, la loro soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Su que­sto non ho dubbi.

Tempo Quotidiani

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