coinvolgimento lettori

Gazzetta.it
Pubblicato il 12 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

I Risultati del Restyling di Gazzetta.it

I dati pub­bli­cati la scorsa set­ti­mana rela­ti­va­mente al resty­ling del sito web de «il Cor­riere della Sera» hanno acceso un dibat­tito inte­res­sante sulla que­stione. Oltre ai nume­ro­sis­simi inter­venti, com­menti sui diversi social si sono espressi al riguardo Mas­simo Man­tel­lini che ha appro­fon­dito la tesi di chi, com­preso il sot­to­scritto, non ha apprez­zato il resty­ling, e Simone Tolo­melli [Aka @sasa­ki­fu­jika] che invece imputa i numeri emer­genti a fat­tori legati ad altri aspetti tec­nici rela­tivi alle meto­do­lo­gie attuali di rile­va­zione di Audiweb.

Ho pen­sato avesse senso appro­fon­dire e sono andato a recu­pe­rare e rie­la­bo­rare i dati Audi­web rela­tivi a Gazzetta.it, sem­pre della fami­glia RCS, per veri­fi­care gli effetti del resty­ling avve­nuto a fine gen­naio di quest’anno.

Come mostra la tabella sot­to­stante, nel mese suc­ces­sivo al resty­ling si assi­ste ad un calo del 22% delle pagine viste [con­tro il - 30% di Corriere.it] e nel mese di marzo, ultimo dato dispo­ni­bile, si regi­stra addi­rit­tura una cre­scita sep­pure i numeri restino comun­que infe­riori rispetto al gen­naio; mese per il quale vale la pena di rile­vare la for­tis­sima cre­scita sia di utenti unici che di pagine viste.

Gazzetta.it

Che si sia ancora in attesa della “total digi­tal audience” annun­ciata a novem­bre 2013 e calen­da­riz­zata per gen­naio 2014 è un dato di fatto. Che la cre­scita della frui­zione di inter­net da mobile porti ad un minor numero di pagine viste è altret­tanto noto.

Vedremo se con i dati di aprile si assi­sterà ad un  recu­pero da parte di Corriere.it. Quel che è certo è che evi­den­te­mente la scelta edi­to­riale non è stata esat­ta­mente cen­trata altri­menti non si assi­ste­rebbe alla attuale retro­mar­cia con il ritorno a bloc­chi di testo invece delle sole immagini.

Al di là delle dif­fi­coltà di Audi­web [e delle rela­tive tur­ba­tive che gene­rano per il mer­cato, eh!] se la cre­scita nell’utilizzo della Rete in mobi­lità porta ad un minor numero di pagine risulta evi­dente come que­ste non pos­sano più essere la metrica di rife­ri­mento pena l’ulteriore ridu­zione dei già esi­gui ricavi.

I para­me­tri di valu­ta­zione devono essere altri e su que­sto agen­zie, cen­tri media e edi­tori devono lavo­rare in tempi stretti. Al Festi­val del Gior­na­li­smo  recen­te­mente con­clu­sosi abbiamo pro­vato a for­nire un ulte­riore con­tri­buto sul tema.  Indu­giare ancora una volta sulla que­stione potrebbe rive­larsi fatale.

whore clicks

Road to the future
Pubblicato il 24 gennaio 2014 by Pier Luca Santoro

I Trend per il Giornalismo Online

Chart­beat, società che for­ni­sce ana­ly­tics in tempo reale ad edi­tori ed ai media più in gene­rale, ha pub­bli­cato una pre­sen­ta­zione sulle ten­denze per il gior­na­li­smo online nel 2014.

Lo sli­de­show è una rac­colta di dati e di cita­zioni da parte di alcuni dei mas­simi espo­nenti del mondo dei media come, ad esem­pio quella di Mark Thomp­son, CEO del NYti­mes, che spiega — o meglio, ricorda — come [il suc­cesso] non sia que­stione di mezzi ma di rela­zione instau­rata, non è basata sui click ma sulle persone.

Road to the future

La parte più inte­res­sante, a mio avviso, a par­tire dalla dia­po­si­tiva numero 20, si con­cen­tra sulle metri­che da adot­tare per misu­rare il valore del gior­na­li­smo, e dei gior­nali, online, dalla quale emerge, si con­ferma, come le pagine viste non siano ele­mento prio­ri­ta­rio, bensì sia il tempo speso sul sito, la pro­pen­sione a tor­nare a visi­tare il sito web del gior­nale, la fide­liz­za­zione come si suol dire, gli ele­menti di valore, gli assett da misu­rare e su cui costruire il valore aggiunto della pro­pria testata.

Che il 2014 debba essere l’anno nel quale i gior­nali deb­bano ripen­sare le metri­che e ripro­get­tare i cri­teri di misu­ra­zione del suc­cesso basan­dosi sulla qua­lità del let­to­rato oltre che sulla quan­tità è un aspetto che sot­to­li­neavo, ancora una volta, non più tardi di ieri al quale il caso vuole, diciamo, abbia dedi­cato pro­prio la mia pre­vi­sione, esor­ta­zione, per quest’anno, defi­nendo il 2014 l’anno delle metriche.

Ne riprendo la parte essenziale.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le met­riche sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul val­ore, o pre­sunto tale, gen­er­ato per l’inserzionista come [di]mostra la preva­lente focal­iz­zazione su utenti unici e pagine viste. Met­riche preva­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, trascu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di val­ore per gli investi­tori pub­blic­i­tari e, dall’altro lato, non mis­urano  l’impatto gior­nal­is­tico, il val­ore delle pro­poste infor­ma­tive della tes­tata per la soci­età nel suo com­p­lesso. Aspetto tutt’altro che trascur­abile se si con­ferma che il gior­nal­ismo e l’informazione sono un pilas­tro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le met­riche preva­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bil­ità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­tacea, dei quo­tid­i­ani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del liv­ello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di mis­urazione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una met­rica comune ad entrambe le versioni.

Se con­ti­nuiamo a misu­rare ed a valu­tare la bontà del nostro lavoro su metri­che che hanno scarso valore non potremo mai costruire qual­cosa che abbia effet­ti­va­mente valore. Credo, e spero, sia chiaro.

Sul tema vale asso­lu­ta­mente la let­tura l’articolo di John Paton, CEO di Digi­tal First, “Now What?”, dedi­cato appunto al che fare e come farlo.

Whore
Pubblicato il 20 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2014: L’Anno delle Metriche

A fine dell’anno scorso avevo indi­cato nelle “tre C”: Con­ver­genza, Coin­vol­gi­mento e Citi­zen Jour­na­lism  le prio­rità di inter­vento, i key pil­lars per il set­tore edi­to­riale nel 2013.  Dovendo fare un bilan­cio il risul­tato, ahimè, è com­ples­si­va­mente nega­tivo. Su tutti e tre gli aspetti, gli assett stra­te­gici di inter­vento si è visto com­ples­si­va­mente, soprat­tutto per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, dav­vero poco; al mas­simo qual­che, goffo, ten­ta­tivo, spe­ri­men­ta­zioni una tan­tum abban­do­nate tanto fret­to­lo­sa­mente quanto intra­prese senza un a chiara visione d’assieme.

Credo che le prio­rità non siano cam­biate e rilan­cio inse­rendo un quarto aspetto al quale nel corso dell’anno ho dedi­cato, o almeno o pro­vato a dedi­care, spa­zio tutte le volte che è stato pos­si­bile per ali­men­tare il dibat­tito, il con­fronto pro­fes­sio­nale sul tema: le metriche.

Vi sono due aspetti di fondo. In pri­mis le metri­che sono fon­da­men­tal­mente incen­trate sul valore, o pre­sunto tale, gene­rato per l’inserzionista come [di]mostra la pre­va­lente foca­liz­za­zione su utenti unici e pagine viste. Metri­che pre­va­len­te­mente quan­ti­ta­tive che, da un lato, tra­scu­rano ele­menti essen­ziali comun­que di valore per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari e, dall’altro lato, non misu­rano  l’impatto gior­na­li­stico, il valore delle pro­po­ste infor­ma­tive della testata per la società nel suo com­plesso. Aspetto tutt’altro che tra­scu­ra­bile se si con­ferma che il gior­na­li­smo e l’informazione sono un pila­stro fon­da­men­tale per le democrazie.

Inol­tre, le metri­che pre­va­len­te­mente in uso non hanno pos­si­bi­lità di essere rese omo­ge­nee rispetto alla ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, dei quo­ti­diani. In tal senso, il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato sia all’online/digitale che alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

Col­la­vo­rare [no, non è un refuso] sul tema è un must poi­chè è evi­dente la deriva qua­li­ta­tiva che gli attuali cri­teri gene­rano. Il 2014 sarà, dovrà essere, l’anno in cui provi rime­dio hic et nunc. 2014: l’anno delle metriche.

Whore

Tempo Quotidiani
Pubblicato il 3 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

Tempo Quotidiano

Ulte­riori ela­bo­ra­zioni ed appro­fon­di­menti su la rela­zione tra let­tori e quo­ti­diani online, sulla pro­fon­dità di let­tura ed il coin­vol­gi­mento delle persone.

Per farlo, in col­la­bo­ra­zione con gli amici di Data­ni­nja, par­tendo dalla mia ela­bo­ra­zione dei dati Audi­web dell’ottobre 2013, abbiamo messo in rela­zione il numero di pagine viste per il numero di utenti unici. Abbiamo anche voluto ana­liz­zare il rap­porto tra media pagine viste per sito e tempo di permanenza.

La domanda di fondo che ci si pone è: i let­tori sono “mordi e fuggi”, arri­vano sui siti più o meno casual­mente e leg­gono una o due noti­zie, oppure effet­tuano una navi­ga­zione e leg­gono più contenuti?

Il primo gra­fico, rea­liz­zato divi­dendo il numero di pagine viste per il numero di utenti unici, mostra media­mente quante pagine visi­tano gli utenti, i visi­ta­tori di cia­scun sito per ogni testata [In azzurro gli “All digi­tal”, in aran­cione i “main stream” ibridi/crossmediali].

Corriere.it risulta al top della clas­si­fica, Lin­kie­sta invece è l’ultimo gior­nale. Com­ples­si­va­mente le testate all digi­tal sono quelle che hanno un minor numero di pagine viste per per­sona rispetto alle testate tra­di­zio­nali. In assenza di dati più appro­fon­diti è sin­ce­ra­mente dif­fi­cile dire se si tratti di una mag­gior pro­fon­dità di let­tura, della let­tura di più arti­coli sulla stessa testata o se il dato sia il risul­tato di “truc­chetti” quali foto­gal­ley e refresh della pagina.

Pagine Viste_Utenti Unici

Il secondo gra­fico invece, rea­liz­zato divi­dendo il numero di pagine viste per il tempo medio com­ples­sivo per utente, prova a veri­fi­care quanto tempo un let­tore dedi­chi ad ogni pagina, alla let­tura di un arti­colo, si presume.

In que­sto caso l’orizzonte si ribalta com­ple­ta­mente ed è pro­prio Lin­kie­sta la testata  con la mag­gior per­ma­nenza per pagina. Ovvia­mente la distri­bu­zione dei valori non è omo­ge­nea — è cer­ta­mente  vero­si­mile ipo­tiz­zare che alcuni utenti leg­gono molto e altri molto poco, un po’ come sem­pre accade nella “sta­ti­stica del mezzo pollo” — però par­rebbe che l’orizzonte si rovesci.

Una cosa è certa, credo dav­vero, il tempo dedi­cato alla let­tura di un arti­colo è dav­vero scarso e, pur con­si­de­rando che media­mente i testi online ten­dono ad essere più brevi, più coin­cisi, rispetto a quelli del car­ta­ceo, evi­den­ziano come sia estre­ma­mente pro­ba­bile che non vi sia appro­fon­di­mento e coinvolgimento.

Si tratta di temi da appro­fon­dire ulte­rior­mente, da raf­fi­nare come ana­lisi, poi­ché è sem­pre più su tempo spesso ed atten­zione del let­tore che si gio­cherà il futuro dei gior­nali, la loro soste­ni­bi­lità eco­no­mica. Su que­sto non ho dubbi.

Tempo Quotidiani

SoDOMM
Pubblicato il 20 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

SoDOMM

Digi­mind, società di moni­to­rag­gio dei social media, durante la seconda metà di set­tem­bre ha con­dotto un’analisi degli account Twit­ter di tre testate tra­di­zio­nali [@Nytimes, @WSJ, @Usatoday] e tre all digi­tal [@Buzzfeed, @Mashable, @HuffPost] per veri­fi­care il potere di ampli­fi­ca­zione di “new media” e “old media”.

I risul­tati, sin­te­tiz­zati nell’infografica sot­to­ri­por­tata, mostrano una net­tis­sima pre­do­mi­nanza delle testate tra­di­zio­nali. La ten­denza è quasi la mede­sima anche nel nostro Paese come mostrano i dati di UAC Meter, stru­mento di osser­va­zione e ana­lisi della dif­fu­sione dell’informazione online sui social network.

Evi­denza di come i social media siano, anche, mezzi di distri­bu­zione e dif­fu­sione dei mass media, come segna­lava Tom Forem­ski, auto­re­vole [ex] gior­na­li­sta del «Finan­cial Times», che ne ha  rias­sunto l’idea appunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media]. Evi­denza inol­tre, sia del pas­sag­gio dall’impression all’expression, dalla pura espo­si­zione ai con­te­nuti di un media a quello di let­tura, apprez­za­mento e con­di­vi­sione, che del pas­sag­gio dallo user gene­ra­ted con­tent allo user ampli­fied content.

Il tasso di ampli­fi­ca­zione sociale delle noti­zie di una testata diventa così un indice che esprime ade­sione, con­senso o dis­senso, par­te­ci­pa­zione e coin­vol­gi­mento, ma anche ele­mento di misu­ra­zione del “valore” del brand delle testate.

SoDOMM

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Pubblicato il 29 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Il Tempo dei Giornali Online

Si è cer­cato di porre l’attenzione nei giorni scorsi sul valore del tempo che le per­sone on line dedi­cano  alle diverse atti­vità, con par­ti­co­lare rife­ri­mento al fatto di come que­sto possa essere un’indicatore quan­ti­ta­tivo di para­me­tri qua­li­ta­tivi che [di]mostrano il coin­vol­gi­mento degli utenti e dun­que metrica di rife­ri­mento per sor­pas­sare l’oblio delle pagine viste e tutto ciò che ne consegue.

Oltre al sot­to­scritto, anche Lelio Simi recen­te­mente ha affron­tato l’argomento con­clu­dendo che “per par­lare alle per­sone in quanto per­sone e non come masse, ci sarà però biso­gno di un ele­mento essen­ziale: il tempo. Il tempo per creare con­te­nuti di valore, il tempo da spen­dere nel leg­gerli, il tempo di “spen­dersi” per inte­ra­gire seria­mente e con con­ti­nuità. Una mag­giore atten­zione al “fat­tore tempo” sia nel creare che nel valu­tare i con­te­nuti da parte dei media rap­pre­sen­te­rebbe dav­vero una svolta”. Men­tre Davide Pozzi vi ha dedi­cato delle spe­ci­fi­ca­zioni tec­ni­che tanto oppor­tune quanto inte­res­santi che meri­tano asso­lu­ta­mente la let­tura se fos­sero sfuggite.

E’ per que­sto motivo che ho deciso di ripren­dere l’argomento par­tendo dai dati Audi­web di aprile pub­bli­cati ieri.

Come mostra la tabella di sin­tesi sotto ripor­tata, nel mese di aprile di quest’anno le per­sone hanno tra­scorso nel giorno medio 1 ora e 28 minuti in Rete. Se si osser­vano i dati dei prin­ci­pali quo­ti­diani online e delle testate di infor­ma­zione all digi­tal si nota come nella migliore delle ipo­tesi, Repubblica.it ed Il Mattino.it, si arrivi a poco più di sei minuti dedi­cati alla let­tura di infor­ma­zione; meno del 7% del tempo speso online.

Al tempo stesso, evi­den­zian­doli, ho inse­rito il tempo speso dalle per­sone gio­cando online. Come si può notare si arriva sino ad oltre mezz’ora al giorno.

Dati giorno medio Inter­net Audience — det­ta­glio Brand & Channel
Fonte: Audi­web Data­base, dati aprile 2013 — Audi­web powe­red by Nielsen
         
Brand Chan­nel Utenti unici Pagine viste (.000) Tempo per utente (mm:ss)
Tempo speso nel giorno medio — per per­sona (h:m)       1.28
ANSA 457.928 2.725 04:30
BBC 20.377 122 05:13
BBC BBC CBee­bies 259 6 30:43
Blitzquotidiano.it 44.575 131 02:33
Cor­riere della Sera 1.168.112 8.827 05:53
Disney Online 68.593 1.458 16:02
Disney Online Play­dom 15.848 915 29:13
Fan­page 365.784 1.077 03:56
Huf­fing­ton Post Italia 101.500 460 04:04
Il Fatto Quotidiano 362.532 1.403 04:28
Il Gior­nale 205.246 869 04:04
Il Mat­tino 105.500 690 06:19
Il Mes­sag­gero 270.535 1.156 03:25
Il Post 51.400 320 04:26
Il Secolo XIX 49.173 223 03:55
Il Sole 24 ORE 410.677 2.045 04:30
La Gaz­zetta dello Sport 600.241 3.554 04:35
La Repub­blica 1.515.242 11.555 06:19
La Stampa.it 438.362 2.137 04:06
Lettera43 230.266 752 02:21
Linkiesta.it 16.923 26 02:05
l’Unità Online 70.243 249 03:04
MSN/WindowsLive/Bing MSN Games 33.980 79 21:48
Quo­ti­diani Espresso 228.349 1.258 03:33
Quotidiano.net 374.023 1.416 02:49
SPIL Games Network 292.879 2.733 15:08
Varese News 40.774 226 03:43
Yahoo! Yahoo! Games 3.531 55 21:35

Se sotto il pro­filo delle con­ver­sioni native adver­ti­sing e spon­so­red sto­ries pos­sono essere una solu­zione al pro­blema, le 4 parole d’ordine di chi fa edi­to­ria online, credo dav­vero non ci sia dub­bio al riguardo, devono essere: scrivi, leggi, sti­mola, con­netti, ripor­tando alla ribalta il tema del coin­vol­gi­mento, della neces­sità di metri­che qua­li­ta­tive che lo deter­mi­nino, a par­tire appunto dal tempo speso sul sito, e di come ingag­giare mag­gior­mente le persone.

Il gioco, sia nella sua forma tra­di­zio­nale di atti­vità pret­ta­mente ludica, come mostra il tempo speso su Disney Online, BBC CBee­bies e gli altri evi­den­ziati,  che nella sua tra­spo­si­zione come ele­mento di nar­ra­zione di fatti e noti­zie ha, non ho dubbi, un ruolo fon­da­men­tale in tale ambito. Ad esem­pio, il sito anglo­sas­sone iwitness24 appli­cando le logi­che della gami­fi­ca­tion ottiene, secondo quanto comu­ni­cato dai respon­sa­bili, un tempo di per­ma­nenza medio di 28 minuti. 

Pro­cesso di coin­vol­gi­mento che passa sostan­zial­mente per que­sti cin­que stadi:

  • Game Mecha­nics: Mec­ca­ni­che di gioco che faci­li­tano la pratica.
  • Play: Il Gioco. Scelto libe­ra­mente ed asso­ciato a pia­cere, divertimento.
  • Beha­viors: Com­por­ta­menti. Azioni da com­piere all’interno [durante] il gioco.
  • Enga­ge­ment: Coin­vol­gi­mento. Quando il gio­ca­tore è assor­bito dalle atti­vità per impiego di tempo e atten­zione, appunto.
  • Mastery: La moti­va­zione intrin­seca. Ricerca di un nuovo livello, nuova sfida.

Se pen­siamo ai 4 minuti di per­ma­nenza media per il sito di un quo­ti­diano ita­liano, che ottiene meno di 30 secondi per pagina vista com­pren­diamo con faci­lità le poten­zia­lità di que­ste dinamiche.

Ovvia­mente è neces­sa­rio uti­liz­zare i prin­cipi della gami­fi­ca­tion, o per meglio dire del game design appli­cato a con­te­sti non ludici, come un modo per con­vin­cere gli utenti inte­res­sati ed ingag­giarli in que­sto modo facen­dola dive­nire la fonte di ispi­ra­zione, di inco­rag­gia­mento non solo in rife­ri­mento al tempo speso sul sito in quanto tale ma ad obiet­tivi e sotto-obiettivi spe­ci­fici, che evi­den­te­mente saranno diversi per cia­scuna testata, che stres­sino ulte­rior­mente il con­cetto di qua­lità della let­tura come inse­gna il caso di «The Economist».

La gami­fi­ca­tion dell’informazione fun­ziona, tra­la­sciarne la por­tata per pre­giu­di­zio o igno­ranza [o entrambe le cose] potrebbe essere l’ennesimo errore di percorso.

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Engagement Time Return on site
Pubblicato il 16 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Tempo Vs Spazio

Con­tem­po­ra­nea­mente alle rifles­sioni di ieri su come il tempo speso sul sito possa essere un’indicatore quan­ti­ta­tivo di para­me­tri qua­li­ta­tivi che [di]mostrano il coin­vol­gi­mento delle per­sone il caso vuole, diciamo, che Chart­beat, impresa sta­tu­ni­tense dedi­cata all’analisi in tempo reale dei dati di accesso sui siti web degli edi­tori, lanci un pro­dotto, un ser­vi­zio che con­sente alle testate online di ven­dere agli inser­zio­ni­sti ciò che fon­da­men­tal­mente viene chie­sto in primo luogo:  l’attenzione del loro pubblico.

Dall’analisi effet­tuata da Chart­beat emerge come il tempo speso sul sito sia indi­ca­tivo della pro­pen­sione a ritor­nare a visi­tare il sito, come mostra il gra­fico sotto ripor­tato. Metrica che fa emer­gere apprez­za­mento e coin­vol­gi­mento rispetto ai con­te­nuti tro­vati, a quanto letto o visto, terza fase di un pro­cesso di svi­luppo dell’audience che può essere sud­di­viso, sem­pli­fi­cando, in quat­tro passaggi:

  1. I visi­ta­tori arri­vano, visi­tano il sito web della testata
  2. Tro­vano con­te­nuto che gli inte­ressa e li coinvolge
  3. Apprez­zano quello che otten­gono, e scel­gono di tor­nare nuo­va­mente al sito
  4. Se siete for­tu­nati, con­di­vi­dono anche quello che hanno tro­vato con gli altri

Engagement Time Return on site

E’ sulla base di tali con­si­de­ra­zioni che è stato lan­ciato ieri “Enga­ged Time”, stru­mento per for­nire un valore nume­rico che misuri effet­ti­va­mente, ed effi­ca­ce­mente, l’attenzione cat­tu­rata verso il con­te­nuto pro­po­sto e non sem­pli­ce­mente il numero di per­sone che si tro­va­vano ad aprire la loro pagina, il loro sito web.

Con i ser­vizi “acces­sori” di mar­ke­ting che diven­tano sem­pre più una fonte rile­vante per gene­rare nuove fonti di ricavo per gli edi­tori ed in un con­te­sto dove tutti gli inve­sti­menti deb­bono por­tare suf­fi­ciente red­di­ti­vità la scelta della metrica, delle metri­che cor­rette di misu­ra­zione è ele­mento cru­ciale di ana­lisi e svi­luppo, diviene argo­men­ta­zione signi­fi­cante nei con­fronti degli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, delle imprese, e non costringe alla rin­corsa ai volumi di traffico.

Se la quan­tità è un para­me­tro impor­tante lo è altret­tanto la qua­lità. E’ fuori discus­sione, credo dav­vero, che il tempo dedi­cato sia IL para­me­tro prin­ci­pale dell’attenzione e del coin­vol­gi­mento delle per­sone. Chi ha tempo non aspetti tempo.

Brands Time

Sulla que­stione inter­viene Jeff Jar­vis che parla appunto di “Sel­ling ads by time, not space”. Da leg­gere ad integrazione.

stampa_facebook_2013
Pubblicato il 3 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

12 Buone Pratiche su Facebook per le Media Companies

Vin­cenzo Cosenza, durante il Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo recen­te­mente con­clu­sosi, ha pre­sen­tato i risul­tati dell’analisi effet­tuata sulle per­for­mance delle testate gior­na­li­sti­che ita­liane sui social media.

A com­mento dell’analisi svolta scrive:

Scarso l’uso di tec­ni­che di coin­vol­gi­mento del let­tore: i link puri e sem­plici ven­gono pre­fe­riti alle foto, che però risul­tano essere più apprez­zate dai let­tori. In defi­ni­tiva si usano ancora i social media come disca­rica di link, senza una cura del con­te­nuto postato su Face­book e Twit­ter, né del dia­logo con fan e fol­lo­wer [al momento solo La Stampa e Il Sole 24 Ore hanno un social media editor].

Aspetto che emer­geva anche nell’inter­vi­sta sul tema che i ragazzi della Scuola di gior­na­li­smo radio­te­le­vi­sivo di Peru­gia hanno fatto a Lella Maz­zoli ed al sottoscritto.

Ecco che allora pos­sono tor­nare utili le 12 best prac­tice per le aziende dei media che il Face­book Jour­na­lism Pro­gram Mana­ger Vadim Lavru­sik e Scott Her­sh­ko­witz, che si occupa di svi­luppo di part­ner stra­te­gico nello sport e dei media per il social net­work, hanno pub­bli­cato ieri.

I dodici punti for­ni­scono nume­rosi esempi di buone pra­ti­che che vale asso­lu­ta­mente la pena di leg­gere. In sintesi:

  1. Con­di­vi­dete le brea­king news
  2. Usate un tono col­lo­quiale e inclu­dete delle analisi
  3. Avviate delle con­ver­sa­zioni facendo domande e rispondendo
  4. Con­di­vi­dete delle sto­rie che abbiano foto e video per atti­rare l’attenzione dei let­tori, delle persone
  5. Pre­miate il pub­blico con con­te­nuti esclusivi
  6. Uti­liz­zate Faceb­bok Insight — le sta­ti­sti­che for­nite da Face­book — per com­pren­dere i gusti delle persone
  7. “Tar­ghet­tiz­zate” i post per por­tare il mes­sag­gio al gruppo giu­sto di persone
  8. Uti­liz­zate delle minia­ture, delle ante­prime, coin­vol­genti per i link delle sto­rie, delle notizie
  9. Con­sen­tite alle per­sone di par­te­ci­pare attra­verso cro­wd­sour­cing dei con­te­nuti e commenti
  10. Variate il tipo di post. Gli utenti non si “ingag­giano”, non si coin­vol­gono sem­pre allo stesso modo
  11. Usate l’applicazione dedi­cata per cari­care i con­te­nuti da mobile
  12. Otti­miz­zate la pagina per Graph Search e Mobile

12 punti ai quali mi sento di aggiun­gerne almeno un’altro: defi­nite la policy della vostra pagina e pubblicatela/lasciatela sem­pre in cima ai post che cari­cate quo­ti­dia­na­mente. Sta­bi­lire delle regole è un pre­sup­po­sto indi­spen­sa­bile per una con­ver­sa­zione civile.

Buon lavoro.

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Social Inability ijf13
Pubblicato il 27 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Social [In]Ability

Avevo pro­messo che avrei segna­lato a coloro che non aves­sero potuto essere pre­senti l’url per la diretta strea­ming del panel di mer­co­ledì 24 scorso sulle stra­te­gie di pre­senza nelle reti sociali da parte dell’informazione ita­liana. Pro­messa che mio mal­grado non sono stato in grado di man­te­nere per motivi tecnici.

Sono ora in grado di rime­diare, di con­sen­tire a chi fosse inte­res­sato di vedere ed ascol­tare con­tri­buti ed opi­nioni emersi. Se in que­sto gri­gio sabato, dal punto di vista mete­reo­lo­gico,  ave­ste voglia di rita­gliarvi un’oretta di tempo per ascol­tare i con­tri­buti dei diversi rela­tori sul tema non vi resta che sedervi como­da­mente e guar­dare il video sottostante.

Com­ment is free!

Peso FB & Twitter
Pubblicato il 24 aprile 2013 by Pier Luca Santoro

Condivisione dell’Informazione nelle Reti Sociali

Ini­zia oggi la set­tima edi­zione del Festi­val del Gior­na­li­smo di Peru­gia. Edi­zione che, come ho già sot­to­li­neato, quest’anno ha un pro­gramma dav­vero di spes­sore ed inte­resse straordinario.

Tra i diversi argo­menti, oggi alle 15:00 si terrà il panel: “Social [In]Ability?”, titolo bona­ria­mente pro­vo­ca­to­rio per discu­tere del signi­fi­cato e delle stra­te­gie di pre­senza nelle reti sociali da parte dell’informazione ita­liana. Panel del quale sarò il mode­ra­tore che vede la pre­senza di Gia­como Fusina, fon­da­tore di Human High­way società di ricer­che che ha messo a punto da tempo uno stru­mento di ana­lisi delle con­di­vi­sioni dell’informazione, Vin­cenzo Cosenza, social media stra­te­gist di rico­no­sciuto valore a livello inter­na­zio­nale, Daniele Chieffi, esperto di online media rela­tions, Mau­ri­zio Tesconi, figura chiave nello svi­luppo di  Social Trends, un’applicazione web che ha come obiet­tivo il moni­to­rag­gio, l’analisi e lo stu­dio dei social media e della loro evo­lu­zione nel tempo e, last but not least, Renato Vichi head of media rela­tions Italy and senior vice pre­si­dent per uno dei più impor­tanti gruppi ban­cari del nostro Paese.

Le con­di­vi­sioni sui social net­work sono un ele­mento essen­ziale nell’attuale eco­si­stema dell’informazione. Non si tratta sol­tanto di un ele­mento di traf­fic buil­ding ma di un para­me­tro signi­fi­ca­tivo dell’interesse e dell’attenzione nei con­fronti della testata e degli arti­coli, dell’informazione della testata stessa. Le con­di­vi­sioni sui social net­work creano brand aware­ness, noto­rietà di marca, e costrui­scono fidu­cia, gra­zie al pas­sa­pa­rola online degli utenti sul valore del giornale.

Sul tema Daniele Chieffi ha pro­dotto nei giorni scorsi una rifles­sione sulla morte della con­di­vi­sione e la Rete gos­sip­para che sicu­ra­mente sarà impor­tante spunto di discus­sione su dina­mi­che e moti­va­zioni alla con­di­vi­sione di infor­ma­zione sul web. Altret­tanto, non ho dubbi, lo saranno i dati di Social Trends che ha una sezione spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla con­di­vi­sione dell’informazione sui prin­ci­pali social net­work, così come il con­tri­buto di Vin­cenzo Cosenza al quale strap­però sicu­ra­mente qual­che anti­ci­pa­zione sulla sua ana­lisi sulla reale capa­cità dei gior­nali ita­liani di uti­liz­zare i social media per che verrà pre­sen­tata domani sem­pre nell’ambito della manifestazione.

Altri spunti al con­fronto ed al dibat­tito sul tema potranno venire dall’ana­lisi svolta recen­te­mente dal sot­to­scritto per conto dell’European Jour­na­lism Obser­va­tory su alcune testate, sia all digi­tal che non, cer­cando di veri­fi­care com­por­ta­menti, stra­te­gie messe in atto e livello di coin­vol­gi­mento delle per­sone all’interno delle reti sociali.

Altro “pezzo forte” del panel l’analisi con­dotta ad hoc per que­sto incon­tro da Gia­como Fusina sulla con­di­vi­sione sociale online delle noti­zie di attua­lità nel mese di marzo di quest’anno. Ana­lisi che par­tendo da i ben 60mila URL del mese di Marzo, rac­co­glie per cia­scuno di essi la Cate­go­ria di appar­te­nenza e i ter­mini che ne con­no­tano il “mood”, sia in posi­tivo che in nega­tivo, usando i quali è stata gene­rata “la tem­pe­ra­tura” [ter­mini posi­tivi + ter­mini nega­tivi] e il “sen­ti­ment” [ter­mini posi­tivi – ter­mini nega­tivi], che, tra l’altro, prova, vista dai dati e dalla sta­ti­stica, che lo stile nar­ra­tivo più carico e forte sti­mola mag­giori con­di­vi­sioni e che le brutte noti­zie si dif­fon­dono più facil­mente di quelle buone sep­pure con alcune ecce­zioni, come ad esem­pio per “Reli­gioni e Fedi” l’effetto di Papa Francesco.

Insomma un’ora e mezzo di dibat­tito dav­vero ricco di spunti sui quali riflet­tere e con­fron­tarsi. Se venite ci vediamo lì con grande pia­cere altri­menti potete seguire in diretta strea­ming [#] e porre le vostre domande usando l’hashtag #siijf13. A tra poco.

Peso FB & Twitter[#] Non appena dispo­ni­bile aggior­nerò nel corso della gior­nata arti­colo con URL per video streaming.

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