coinvolgimento lettore

- Versione Beta -
Pubblicato il 20 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

βuone Pratiche

Ci sono “cose”, com­por­ta­menti vir­tuosi di cui pren­dere nota e, adat­tan­doli alla biso­gna, far pro­pri alla prima occa­sione. È il caso del resty­ling del sito del Guar­dian.

Dopo le recenti pole­mi­che che hanno accom­pa­gnato la nuova ver­sione di Corriere.it l’azione del Guar­dian è da met­tere tra le best prac­ti­ces, buone pra­ti­che da anno­tare e, pos­si­bil­mente, uti­liz­zare quando del caso.

Il quo­ti­diano bri­tan­nico infatti sta pro­ce­dendo anch’esso al resty­ling del sito, ma invece di grandi annunci, strom­baz­za­menti e fan­fare [così fan tutti?] ha rila­sciato la ver­sione beta del pro­prio sito pro­gres­si­va­mente gli aggior­na­menti, le miglio­rie, chie­dendo il feed­back degli utenti, delle persone.

Ci sono due, fac­ciamo tre, aspetti di cui vale la pena di pren­dere nota.

  1. La home page è “corta”. Non biso­gna scrol­lare all’infinito per leg­gere le noti­zie. Poche noti­zie, chiare, evidenti.
  2. Viene sol­le­ci­tato il feed­back delle per­sone sul lavoro in corso d’opera sia attra­verso un que­stio­na­rio ad hoc che tra­mite com­menti sul blog dedi­cato o e-mail.
  3. La coe­renza con la filo­so­fia “open” è massima.

Non credo ci sia biso­gno di aggiun­gere altro.

- Versione Attuale -

- Ver­sione Attuale -

- Versione Beta -

- Ver­sione Beta -

A mar­gine si segna­lano due aspetti:

  • Nella ver­sione βeta si [di]mostra cosa sia sto­ry­tel­ling e mul­ti­me­dia­lità coniu­gati a qua­lità gior­na­li­stica [con tanti saluti al for­mat di Buzzfeed?]
  • Per una set­ti­mana, da lunedì, 10 gio­vani gior­na­li­sti sono stati messi a gover­nare il sito del gior­nale [con tanti saluti al fatto che la “gene­ra­zione y” non legge i gior­nali —  e nep­pure visita i loro siti web]
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Pubblicato il 17 febbraio 2014 by Pier Luca Santoro

Sharing Mirage e Low Engagement

Il tema delle metri­che per misu­rare il valore dei quo­ti­diani online al di là delle pagine viste sem­bra allar­garsi, final­mente, e nelle ultime set­ti­mane diversi sono stati i con­tri­buti in tal senso.

Tra que­sta la con­di­vi­sione viene indi­cata come una delle metri­che da tenere in con­si­de­ra­zione. Le con­di­vi­sioni sui social net­work sono un ele­mento essen­ziale nell’attuale eco­si­stema dell’informazione. Non si tratta sol­tanto di un ele­mento di traf­fic buil­ding ma di un para­me­tro signi­fi­ca­tivo dell’interesse e dell’attenzione nei con­fronti della testata e degli arti­coli, dell’informazione della testata stessa. Le con­di­vi­sioni sui social net­work creano brand aware­ness, noto­rietà di marca, e costrui­scono fidu­cia, gra­zie al pas­sa­pa­rola online degli utenti sul valore del giornale.

Per capire come venga gestito que­sto pro­cesso da parte dell’industria dell’informazione ita­liana l’anno scorso avevo fina­liz­zato una desk research sce­gliendo alcune testate, sia all digi­tal che non, cer­cando di veri­fi­care com­por­ta­menti, stra­te­gie messe in atto e livello di coin­vol­gi­mento delle per­sone. Ricerca dalla quale emer­geva con chia­rezza come ascolto, par­te­ci­pa­zione e coin­vol­gi­mento sono dav­vero ai minimi livelli rispec­chiando l’inseguimento di quello che Fré­dé­ric Fil­loux sapien­te­mente aveva defi­nito“sha­ring mirage”, di un uti­lizzo dei social media come sem­plice ampli­fi­ca­tore, come mega­fono e non come mezzo di ascolto e di rela­zione, di “con­ver­sa­zione” con le persone.

Arri­vano ora i dati di Upworty, pub­bli­cati da The Verge, che con­fer­mano come molto spesso, ahimè, le per­sone ret­wee­tano senza leg­gere i contenuti.

attention_minutes_and_sharing_560

Se dun­que le con­di­vi­sioni hanno cer­ta­mente un loro ruolo e signi­fi­cato è il tempo speso il prin­ci­pale indi­ca­tore di valore.

Un indi­ca­tore che è valido per quanto riguarda le reti social dove il time time spen­ding è l’indicatore fon­da­men­tale dell’impegno e della par­te­ci­pa­zione, dell’engagement, in base all’impegno che richiede [Voto – likes, +1, RT.…; Con­di­vido – sul mio pro­filo, via email.…; Com­mento – diret­ta­mente in calce al post, sotto la mia con­di­vi­sione o quella di altri.….] dive­nendo indice del tasso d’interesse di un con­te­nuto. Indi­ca­tore altret­tanto valido, o forse ancor più, se pos­si­bile, per quanto riguarda il tempo di per­ma­nenza sul sito.

Con­ti­nuare ad inse­guire il traf­fico dai social attra­verso le con­di­vi­sioni dimen­ti­can­dosi della rela­zione con il pub­blico e dell’interesse per il tema affron­tato pro­cura solo un valore ine­si­ta­bile. È tempo che anche i cen­tri media, il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ne assuma consapevolezza.

retweeting-without-reading

Front Page
Pubblicato il 4 novembre 2013 by Pier Luca Santoro

Communities Sulla Carta

John­ston Press, una delle prin­ci­pali orga­niz­za­zioni edi­to­riali del Regno Unito con decine di testate locali in Inghil­terra, Sco­zia ed Irlanda, ha pre­sen­tato venerdì 1 novem­bre un’iniziativa inte­res­sante volta a ren­dere le comu­nità più coin­volte nel deci­dere ciò che viene pub­bli­cato nell’edizione car­ta­cea dei loro gior­nali locali.

Sulla prima pagina del «Bourne Local»  di venerdì ven­gono invi­tati i let­tori a iscri­versi per essere una parte della nuova era del loro gior­nale locale pro­po­nendo alla popo­la­zione locale di pre­sen­tare foto­gra­fie, arti­coli e recen­sioni per gli argo­menti di loro inte­resse. Invito che era stato ampia­mente anti­ci­pato nei giorni pre­ce­denti con “call to action” attra­verso Face­book e Twit­ter.

Love Bourne

Secondo quanto ripor­tato  sul sito isti­tu­zio­nale di John­ston Press il quo­ti­diano sarà ri-posizionato come “gior­nale del popolo”.  In pro­spet­tiva sino al 75% dei con­te­nuti del gior­nale potrebbe essere rea­liz­zato dai cit­ta­dini, dalla comu­nità di riferimento.

In un’intervista al «The Guar­dian», il chief exe­cu­tive di John­ston Press, ha dichia­rato che i gior­na­li­sti non devono temere di per­dere il loro lavoro poi­chè saranno impie­gati a “curare”, a valu­tare e sele­zio­nare le infor­ma­zioni rice­vute dalle per­sone, dando corpo e senso ai con­te­nuti pro­po­sti dai non pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione.

Inte­res­sante spe­ri­men­ta­zione sia in ter­mini di evo­lu­zione del lavoro gior­na­li­stico che per la reale crea­zione del senso di comu­nità, o com­mu­nity che dir si voglia. Da seguire con attenzione.

Front Page

Sul tema vale la let­tura “For­bes, dove i gior­na­li­sti sono solo una parte della produzione”

Tempi di lettura Carta Vs Online
Pubblicato il 7 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Nuove Metriche di Successo

E’ molto dif­fi­cile, il che ovvia­mente non signi­fica impos­si­bile, riu­scire ad alli­neare le metri­che tra­di­zio­nal­mente uti­liz­zate per la ver­sione car­ta­cea di una testata a quelle in fase di spe­ri­men­ta­zione d’uso nel digitale/online per valu­tare inte­resse, suc­cesso e valore di una testata.

Nor­mal­mente quelle di base per la ver­sione tra­di­zio­nale, car­ta­cea, di un quo­ti­diano sono copie ven­dute e rea­der­ship, numero di let­tori. Su quali siano e quali deb­bano essere quelle di una testata online ho avuto modo di pro­nun­ciarmi a metà settembre.

Per la ver­sione car­ta­cea di una testata, sia essa quo­ti­diana o perio­dica, in realtà il valore è nel tempo di let­tura. Non a caso tra i van­taggi della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria sulla carta da sem­pre si anno­vera, la per­ma­nenza del mes­sag­gio e la pos­si­bi­lità di appro­fon­dire di dare infor­ma­zioni che altri mezzi, quali ad esem­pio TV o radio, non con­sen­tono. E’ in tal senso che sto­ri­ca­mente le case auto­mo­bi­li­sti­che hanno usato que­sti mezzi, dando alla tele­vi­sione il ruolo di creare emo­zione sul modello pro­po­sto ed alla carta stam­pata la pos­si­bi­lità di appro­fon­dire le carat­te­ri­sti­che tec­ni­che del veicolo.

Il tempo, come vado dicendo da tempo, è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore anche online.  In que­sto caso, se que­sto ele­mento di misu­ra­zione fosse appli­cato anche alla carta stam­pata, si avrebbe una metrica comune ad entrambe le versioni.

E’ quello che ha fatto Neil Tru­man in uno stu­dio sui quo­ti­diani del Regno Unito pub­bli­cato ad ini­zio di ago­sto. Lo stu­dio: “NEWSPAPER CONSUMPTION IN THE DIGITAL AGE. Mea­su­ring multi-channel audience atten­tion and brand popu­la­rity” è molto arti­co­lato ed appro­fon­dito, come d’abitudine ne con­si­glio asso­lu­ta­mente la let­tura.

Riprendo sola­mente uno dei gra­fici di sin­tesi dei risul­tati pub­bli­cati. Quello che a mio parere è il più signi­fi­ca­tivo, dove ven­gono messi diret­ta­mente a con­fronto i tempi di let­tura di entrambe le ver­sioni [carta e online] dei 12 quo­ti­diani bri­tan­nici presi in considerazione.

Come si vede chia­ra­mente il livello di atten­zione e di inte­resse è, ad oggi, di gran lunga mag­giore per quanto riguarda la carta. Aspetti che, para­dos­sal­mente, ricor­dava di recente anche Hal Varian, chief eco­no­mist di Goo­gle, affer­mando che “La let­tura di noti­zie offline è un’attività da tempo libero, la let­tura online si fa durante l’orario di lavoro. La buona noti­zia è che i gior­nali online pos­sono rag­giun­gere i loro let­tori in momenti della gior­nata nei quali prima non li riu­sci­vano a rag­giun­gere; la cat­tiva noti­zia è che, in que­sti rita­gli di tempo, i let­tori non hanno molto tempo da dedi­care a una let­tura approfondita”.

Come scri­veva Bal­ta­sar Gra­cián, scrit­tore e filo­sofo spa­gnolo, “Ci sono alcuni che fanno gran caso di quello che importa ben poco, e poco caso di quel che vale molto”.Era il 1600, giorno più o giorno meno. Forse vale la pena di trarre inse­gna­mento dalle sue parole e [ri]pensare a nuove metri­che di successo.

Tempi di lettura Carta Vs Online

Chartbeat data-ad-placement-01-2013
Pubblicato il 20 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Viewership

Chart­beat ha ana­liz­zato 25 milioni di ses­sioni utente in Rete e reso dispo­ni­bili alcuni risul­tati dav­vero interessanti.

Nono­stante quello che molti inser­zio­ni­sti pos­sano pen­sare, non è la parte supe­riore della pagina che è la più vista ma in realtà la parte della pagina appena sopra la linea all’altezza di un quarto della pagina web, come mostra l’infografica di sin­tesi dei risul­tati sotto riportata.

Guar­dando poi dove gli utenti tra­scor­rono la mag­gior parte del tempo sulla pagina, e pre­su­mi­bil­mente vedono gli annunci adia­centi col­lo­cati, si scende ancora più in basso, circa a metà della pagina.

Emerge infine come in fun­zione del tempo speso vi sia, a parità di con­di­zione, una miglior memo­ra­bi­lità degli annunci. Ecco per­chè il tempo speso e non le pagine viste sono la metrica di mag­gior rilevanza.

Chartbeat data-ad-placement-01-2013

Metrics
Pubblicato il 11 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Il Tempo delle Metriche

“Ci sono alcuni che fanno gran caso di quello che importa ben poco, e poco caso di quel che vale molto” - Bal­ta­sar Gracián — .

E’ forse que­sto in ultima ana­lisi il senso dell’articolo pub­bli­cato un paio di giorni fa su pai­d­Con­tent che sot­to­li­nea il valore di stru­menti di ana­lisi per gli edi­tori, ma solo se si uti­liz­zano le metri­che giu­ste. Il punto cen­trale delle argo­men­ta­zioni di Thony Haile, di Chart­beat, è il peri­colo di con­cen­trarsi sulle pagine visua­liz­zate, in quanto que­sto non neces­sa­ria­mente aiuta a costruire il tipo di pub­blico che gli edi­tori e gli inser­zio­ni­sti neces­si­tano, anzi.

Come scri­vevo a giu­gno,  che le pagine viste siano morte è una tesi che cir­cola sem­pre più insi­sten­te­mente. Dopo Paps Shaikh, Gene­ral Mana­ger Europa di Say Media, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende, è ora Sam Slaughter, Vice Pre­si­dente di Con­ten­tly ad affermarlo.

Nell’articolo pub­bli­cato allora su «Digi­day» spiega, o forse per meglio dire ricorda, che:

Inse­guire le pagine viste è quasi uni­ver­sale nel mondo dei media digi­tali, e porta ad una espe­rienza utente quasi uni­ver­sal­mente schi­fosa. E alla fine della gior­nata alie­nare le per­sone che vuole rag­giun­gere non è certo l’uso più effi­cace di inve­stire dol­lari di pub­bli­cità per una marca. Solo per­ché qual­cuno ha visto un annun­cio non vuol dire che è pia­ciuto, e sicu­ra­mente non signi­fica che gli sia pia­ciuto il mar­chio che ha pagato per questo.

[.…..]

I brand si stanno ren­dendo conto di que­sto, e  stanno spo­stando i loro inve­sti­menti pub­bli­ci­tari lon­tano da ban­ner pub­bli­ci­tari e verso i con­te­nuti ori­gi­nali di qua­lità. Gli edi­tori che hanno costruito il loro busi­ness e le stra­te­gie edi­to­riali intorno ban­ner e pagine visua­liz­zate a buon mer­cato sono costrette rive­dere que­sto approc­cio o cor­rono il forte rischio di essere lasciati indietro.

Ieri Ales­san­dro Gazoia, noto in rete come @Jumpinshark, ha pub­bli­cato sul sito degli amici di Data­ni­nja il gra­fico dell’andamento dei gior­nali nativi digi­tali, delle testate all digi­tal ita­liane, da gen­naio a luglio di quest’anno [ultimo dato disponibile].

Fatte salve tutte le oppor­tune avver­tenze sul valore dei dati Audi­web, che giu­sta­mente l’autore dell’arti­colo ricorda,  emer­gono delle cose dav­vero inte­res­santi. Se infatti a livello di utenti unici e pagine viste pri­meg­giano, tra le testate prese in con­si­de­ra­zione, «Fan­Page» e «City­news», se si osserva il tempo di per­ma­nenza, il tempo speso sul sito, la situa­zione cam­bia note­vol­mente con «Dago­spia» a capeg­giare deci­sa­mente sugli altri con un tempo che si aggira tra i 5 ed i 6 minuti; il dop­pio, o più rispetto alle altre testate.

Tempo sul sito testate all digital

 Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM.

Ma dalla pub­bli­ca­zione dell’articolo ne è nata un’interessante discus­sione su Face­book con, in par­ti­co­lare, l’amico Carlo Felice Dalla Pasqua a soste­nere che “Ci vor­rebbe un indi­ca­tore [non so però quale e come crearlo] sulla reale atti­vità dell’utente, al di là del tempo di permanenza”.

Se resto con­vinto che il tempo sia un’indicatore asso­lu­ta­mente rile­vante, non man­cano altri ele­menti che pos­sono aiu­tare a com­pren­dere il tipo di pub­blico ed il livello di inte­resse, di coin­vol­gi­mento dello stesso.

Dovendo sce­glierne alcuni, tra i tanti dispo­ni­bili, sug­ge­ri­rei di vedere il numero di con­di­vi­sioni sui “social”, para­me­tro, credo,  di asso­luto inte­resse per misu­rare l’interesse gene­rato da uno spe­ci­fico articolo.

Anche il numero dei com­menti ad un arti­colo può essere un altro ele­mento di com­pren­sione del coin­vol­gi­mento del let­tore su quel deter­mi­nato tema; non a caso di recente il «The New York Times» è inter­ve­nuto pro­prio su que­sto aspetto per, come scrive Mat­tew Ingram al riguardo, ren­dere il let­tore parte della sto­ria, della notizia.

Anche il “bounce rate”, il tasso di rim­balzo, ovvero il numero di let­tori che abban­do­nano imme­dia­ta­mente il sito una volta aperto l’articolo, la pagina in que­stione, è ovvia­mente un para­me­tro primario.

Infine, sotto il pro­filo dei ricavi, vanno misu­rati i click sugli annunci. Indice dell’interesse rispetto alle pro­po­ste pub­bli­ci­ta­rie e para­me­tro di asso­luta rile­vanza per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le imprese.

Secondo quanto pub­bli­cato da Econ­sul­tancy nel “Con­tent Mar­ke­ting Sur­vey Report” si tratta di para­me­tri che attual­mente sono pre­va­len­te­mente tra­scu­rati con­ti­nuando a dare rile­vanza alle pagine viste ed agli utenti unici. Credo sia arri­vato dav­vero il momento di cam­biare approc­cio. E’ il tempo delle metri­che, che abbiano un senso.

Metrics

Intervista D Gamification
Pubblicato il 5 agosto 2013 by Pier Luca Santoro

Gamification sulla Carta

«Il Cor­riere della Sera», nella sezione, nella pagina che durante il mese di ago­sto molti quo­ti­diani dedi­cano ai gio­chi, ha inse­rito, con cadenza gior­na­liera, un ana­gramma che si risolve se si sono letti con atten­zione gli arti­coli pub­bli­cati dal gior­nale di via Sol­fe­rino nei giorni pre­ce­denti. Ad onor del vero esi­ste anche una ver­sione in Rete, chia­mata “Fatti & Misfatti della set­ti­mana. News Quiz” dove però si tratta sem­pli­ce­mente di una bat­te­ria di domande, 12, a rispo­sta multipla.

Si tratta di for­mat estre­ma­mente basici, tutti da espan­dere in ter­mini di game design e dun­que di coin­vol­gi­mento del let­tore, che però ren­dono l’idea della pos­si­bi­lità di incen­ti­vare la pro­fon­dità di let­tura, e dun­que il tempo speso sul sito se pen­siamo alla ver­sione online, attra­verso la gami­fi­ca­tion dell’informazione.

Corsera Gamification

Sul tema della gami­fi­ca­tion, sabato scorso su D, l’inserto set­ti­ma­nale fem­mi­nile di «la Repub­blica», è stato pub­bli­cato un arti­colo “La vita è un grande gioco”. Nell’articolo, par­tendo da un’intervista effet­tuata al sot­to­scritto recen­te­mente da Eli­sa­betta Mur­riti, che firma il pezzo, si fa un excur­sus sull’argomento affron­tando, sep­pure ine­vi­ta­bil­mente in modo divul­ga­tivo, l’applicazione della gami­fi­ca­tion ed il suo impatto sul’informazione, sul mar­ke­ting ed anche sulla poli­tica e la gestione delle risorse umane. Se siete neo­fiti dell’argomento, e vi inte­ressa avere un primo pano­rama del tema, non posso che con­si­gliarne la lettura.

Intervista D Gamification

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Newsgames Chicago Tribune
Pubblicato il 30 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Quando la Notizia è un Videogioco

I new­sgame e gli edi­to­rial game sono video­gio­chi inte­rat­tivi che asso­ciano la tra­smis­sione di noti­zie e infor­ma­zioni a un for­mat che con­sente di coin­vol­gere gli utenti in un modo più attivo rispetto alle tec­ni­che clas­si­che finora uti­liz­zate. Il gioco sod­di­sfa infatti moti­va­zioni sociali, coin­volge, crea un senso di comu­nità, spinge alla con­di­vi­sione dei con­te­nuti e può aumen­tare, ad esem­pio, il tempo tra­scorso sul sito di un quo­ti­diano online, al pari di altri for­mati mul­ti­me­diali di dif­fu­sione delle notizie.

Ne parlo nella mia rubrica per l’European Jour­na­lism Obser­va­tory esa­mi­nando casi­sti­che con­crete ed ana­liz­zando lo svluppo nel corso del tempo ed il per­chè della scarsa dif­fu­sione di que­sto for­mat nono­stante i mol­te­plici van­taggi offerti.

Buona let­tura.

Newsgames Chicago Tribune

WAN IFRA Engagement 1
Pubblicato il 4 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Engagement

Il tempo speso sul sito del gior­nale è, a mio avviso ma anche di molti altri, un indi­ca­tore impor­tante del livello di coin­vol­gi­mento effet­tivo del let­tore. Indi­ca­tore che, per essere spe­cu­la­tivo viste le dif­fi­coltà com­ples­sive di mone­tiz­za­zione, che può essere speso per aumen­tare il valore di ven­dita per CPM. In que­sta prima metà del 2013 sono tor­nato su que­sto argo­mento diverse volte [qui, qui, qui, qui ed anche qui nella mia ana­lisi rela­tiva alle prin­ci­pali fonti d’informazione online italiane].

I dati pub­bli­cati da eMar­ke­ter in que­sti giorni sin­te­tiz­zano i risul­tati della ricerca “Mul­ti­me­dia Men­tor” con­dotta ad aprile da GFK in col­la­bo­ra­zione con IAB rela­ti­va­mente al tempo speso online dagli sta­tu­ni­tensi con lo spac­cato, con il det­ta­glio di cia­scuna atti­vità svolta. Come mostra la tavola di sin­tesi sotto ripor­tata quo­ti­diani e perio­dici online sono al fondo della clas­si­fica del tempo speso con valori infe­riori per­sino a pro­dotti edi­to­riali ama­to­riali quali i blog.

Dati con­fer­mati ulte­rior­mente, se neces­sa­rio, da Expe­rian per quanto riguarda il Regno Unito e l’Australia oltre che gli USA.

Daily Time Media Online

Durante la 15esima con­fe­renza inter­na­zio­nale per l’editoria e la stampa quo­ti­diana ita­liana, tenu­tasi la set­ti­mana scorsa a Ber­gamo, Vin­cent Pey­rè­gne, CEO di WAN-IFRA, ha dedi­cato una parte rile­vante del suo inter­vento al tema.

Si con­ferma come l’informazione online attiri le per­sone ma non rie­sca a coin­vol­gerle. Ricorda Pey­rè­gne come le per­sone siano dispo­ni­bili a pagare, ad effet­tuare un esborso eco­no­mico a fronte di tre elementi:

  • Exper­tise
  • Espe­rienza
  • Emo­zione

Con­clu­dendo che il futuro dell’informazione passa ine­vi­ta­bil­mente dal coin­vol­gi­mento dei let­tori, delle persone.

Mi auguro che chi era pre­sente al con­ve­gno abbia ascol­tato con suf­fi­ciente atten­zione il monito e, nel mio pic­colo, rilan­cio, per l’ennesima volta, il con­cetto da que­sto spa­zio. Come si suol dire vol­gar­mente, uomo avvi­sato, mezzo salvato.

WAN IFRA Engagement 1

WAN IFRA Engagement 2

WAN IFRA Engagement 3

Time spent per media information
Pubblicato il 15 maggio 2013 by Pier Luca Santoro

Attenzione e Coinvolgimento nell’Informazione

Le pagine viste sono morte, lunga vita al coin­vol­gi­mento, scrive Paps Shaikh, Gene­ral Mana­ger Europa di Say Media, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Che sia invece il tempo speso il prin­ci­pale ele­mento da tenere in con­si­de­ra­zione,  l’aspetto di valore in ter­mini di atten­zione e coin­vol­gi­mento è una tesi che anche il sot­to­scritto ha riba­dito a più riprese e che molti adot­tano, come mostra il gra­fico tratto dalla pre­sen­ta­zione di Chiara Galli, Head of Busi­ness Deve­lo­p­ment Italy di Com­Score, sulle carat­te­ri­sti­che e le ten­denze del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio sul Web ita­liano, che mette in diretta rela­zione enga­ge­ment e tempo speso per cate­go­ria evi­den­ziando, tra l’altro, come la cate­go­ria delle noti­zie, dell’informazione sia ai minimi livelli e come, in par­ti­co­lare, i quo­ti­diani online ita­liani siano al fondo, ultimi tra le diverse cate­go­rie prese in con­si­de­ra­zione per tempo speso.

– Clicca per Ingrandire -

– Clicca per Ingrandire -

Che il tempo sia un indi­ca­tore quan­ti­ta­tivo che rap­pre­senta in realtà altri ele­menti qua­li­ta­tivi lo ricorda, come sem­pre, egre­gia­mente Mathew Ingram com­men­tando i dati dif­fusi da Fast Com­pany sui risul­tati in ter­mini di tempo speso, appunto, gra­zie ad una mag­gior atten­zione a pro­po­ste di long-form journalism.

Per­so­nal­mente, come ho avuto modo di affer­mare a più riprese, sono con­vinto che le leve su cui ope­rare siano fon­da­men­tal­mente due: crea­zione, ed ali­men­ta­zione, di comu­nità d’interesse all’interno del sito del gior­nale e imple­men­ta­zione di tec­ni­che ricon­du­ci­bili alla gami­fi­ca­tion, che può essere ele­mento di grande ausi­lio poi­chè l’ appli­ca­zione all’informazione con­sente di appro­fon­dire l’esperienza del let­tore, delle per­sone, crea coin­vol­gi­mento e par­te­ci­pa­zione, miglio­rando com­ples­si­va­mente di riflesso le per­for­mance di busi­ness aziendali.

Sul tema sono stati dif­fusi in que­sti giorni dei dati emer­genti da una ricerca con­dotta da McKin­sey che mostrano come il 35% del tempo dedi­cato al con­sumo di infor­ma­zione sia per i gior­nali [di carta], il 16% per la radio, il 41% per la tele­vi­sione men­tre tablet e smart­phone pese­reb­bero solo il 2% e desk­top, il pc, il 4%, come mostra il gra­fico sottostante.

Time spent per media information

A com­mento, sia l’autore dell’articolo che, ancora una volta Mathew Ingram, obiet­tano che il minor tempo dedi­cato alla let­tura di infor­ma­zione online non sia neces­sa­ria­mente un indi­ca­tore di una per­for­mance nega­tiva ma che anzi potrebbe essere indice di mag­gior effi­cienza infor­ma­tiva e che il valore aggiunto risieda nella par­te­ci­pa­zione, attra­verso com­menti e social media, gene­rando com­ples­si­va­mente un’esperienza migliore rispetto alla let­tura “pas­siva” che avviene sul cartaceo.

Tesi che, nono­stante l’indubbia auto­re­vo­lezza di entrambi, mi appare poco sup­por­tata da evi­denze fat­tuali che invece par­reb­bero dimo­strare il con­tra­rio, con allo stato attuale l’esperienza di let­tura digi­tale, per usare un eufe­mi­smo, ampia­mente miglio­ra­bile sia in ter­mini di let­tura ed atten­zione che di pro­po­sta di con­te­nuti. Aspetti ancora più veri e validi nel nostro Paese dove, con­tra­ria­mente agli Stati Uniti, le ver­sioni online non sono la fedele tra­spo­si­zione del gior­nale di carta, non hanno gli stessi con­te­nuti, e ven­gono “arric­chiti” invece in molti casi della colonna destra con “boxini mor­bosi” che barat­tano traf­fico al posto della repu­ta­zione di marca della testata svi­lendo com­ples­si­va­mente il newsbrand.

Insomma quel che appare certo è che non avremo tempo per anno­iarci, il lavoro da fare è ancora dav­vero molto.

one minute

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