Clay Shirky

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Pubblicato il 19 settembre 2012 by Pier Luca Santoro

I Giornali Tornano agli Anni 50

Mark J. Perry, pro­fes­sore di eco­no­mia e finanza alla School of Mana­ge­ment dell’ Uni­ver­sity of Michi­gan, ha preso i dati della New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sui quo­ti­diani dal 1950 al 2011 ed i dati dei primi due tri­me­stri di quest’anno.

La NAA dal 2003 for­ni­sce anche il det­ta­glio della quota di adver­ting online per i gior­nali sta­tu­ni­tensi. Se nel primo anno di rile­va­zione il peso degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online rispetto ai ricavi com­ples­sivi era del 2,6%, il 2011 si è chiuso con un’incidenza del 13,6%. Una ten­denza che sca­tu­ri­sce da tassi di cre­scita a due cifre — ad esclu­sione del 2009 — per l’online ma soprat­tutto dal calo [– 54%] degli inve­sti­menti per la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani. Trend che peg­giora ulte­rior­mente nei primi due tri­me­stri del 2012 con l’online, che ora pesa il 14,7% del totale, che cre­sce sola­mente del 2% e la carta al — 6,5%.

Come mostra il gra­fico di sin­tesi rea­liz­zato da Perry, il livello della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria com­ples­si­va­mente [carta + online] è infe­riore a quanto erano i ricavi nel 1953.

Se que­sto avviene in un mer­cato dove il valore rico­no­sciuto per CPM è di gran lunga supe­riore a quello nel nostro Paese e che vede la pre­senza di colossi dell’informazione che atti­rano milioni di utenti unici sui loro siti, quale uno per tutti il  «The New York Times», è evi­dente come, nono­stante le dif­fe­renze rispetto alla situa­zione ita­liana, sia asso­lu­ta­mente neces­sa­rio ricer­care nuove fonti di ricavo per l’industria dell’informazione.

Tema discusso recen­te­mente da Clay Shirky, “guru” dei media e pro­fes­sore di inte­rac­tive tele­coms alla New York Uni­ver­sity, Andrea Stone dell’ «Huf­fing­ton Post» e Paul Farhi, media repor­ter per «The Washing­ton Post».

Su cause, con­cause e pos­si­bili solu­zioni, asso­lu­ta­mente da leg­gere: “Beyond Print: From New­spa­pers to News Media” [H/T: Nico Bia­gianti] e le con­si­de­ra­zioni di Mar­tin Baron, «Boston Globe» edi­tor, pub­bli­cate da Rome­ne­sko, “New­spa­pers are badly brui­sed, but not beaten”.

Pubblicato il 16 dicembre 2010 by Pier Luca Santoro

Mediactive

Dan Gill­mor, impren­di­tore, gior­na­li­sta e diret­tore del Knight Cen­ter for Digi­tal Media Entre­pre­neur­ship, autore di We the Media, pie­tra miliare sulle evo­lu­zioni dei media e dell’ecosistema delle noti­zie, ha pub­bli­cato ora un testo straor­di­na­rio incen­trato sugli svi­luppi e sui modelli di busi­ness pos­si­bili a par­tire dall’attuale scenario.

Mediac­tive si divide in tre parti.

Nella prima si trac­cia una sin­tesi dello stato dell’essere attuale, delle pro­ble­ma­ti­che eco­no­mi­che, della scarsa cri­ti­cità del potere e dell’eccesso di sen­si­bi­lità nei con­fronti delle nuove pro­po­ste emer­genti dal web e nel mondo digi­tale più in generale.

La seconda parte si con­cen­tra sui mezzi, gli stru­menti ed i sistemi per pro­durre un gior­na­li­smo migliore. Una sezione “pra­tica”, dedi­cata a tutti coloro che vogliono com­pren­dere come usare al meglio gli stru­menti attual­mente dispo­ni­bili per ren­dere un ser­vi­zio di qua­lità alla pro­pria comu­nità di riferimento.

Nella terza ven­gono trat­tati i temi macro di svi­luppo. Sono iden­ti­fi­cate le linee guida per l’insegnamento del gior­na­li­smo, la legi­sla­zione, il rap­porto con l’utenza e la net­work neu­tra­lity.

Come recita la coper­tina del libro: “ We’re in an age of infor­ma­tion over­load, and too much of what we watch, hear and read is mista­ken, deceit­ful or even dan­ge­rous. Yet you and I can take con­trol and make media serve us –all of us–by being active con­su­mers and par­ti­ci­pants. Here’s how”.

Il libro è arric­chito ulte­rior­mente dalla pre­fa­zione rea­liz­zata da Clay Shirky.

Sono dispo­ni­bili in 3 ver­sioni: quella tra­di­zio­nale car­ta­cea, e-book e libe­ra­mente sca­ri­ca­bile in pdf.

Pubblicato il 15 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Consumatori & Produttori di Conoscenza

A par­tire dalla seconda metà del 900 il numero di ore tra­scorse davanti al tele­vi­sore dalla popo­la­zione mon­diale è aumen­tato ogni anno, fino a rag­giun­gere il tri­lione. Nel 2009 per la prima volta la cre­scita si è inter­rotta e si è regi­strato un decre­mento per opera delle gene­ra­zioni più gio­vani, che hanno ridotto il tempo tra­scorso in modo pas­sivo a guar­dare quello che scorre sullo schermo e sono pas­sate ai nuovi media interattivi.

Il cam­bia­mento è testi­mo­niato anche dall’aumento del 20,7% delle ven­dite dei pc, che nel secondo tri­me­stre hanno toc­cato i quasi 83 milioni e che, com­ples­si­va­mente nel 2010, potranno supe­rare il picco del 2008, con 360 milioni di nuovi acquisti.

Con­tem­po­ra­nea­mente gli abbo­nati al tele­fo­nino nel mondo sono diven­tati più di 5 miliardi, su una popo­la­zione di 6 miliardi e 800 milioni di abi­tanti. Il ritmo di cre­scita è salito a 2 milioni di nuovi utenti al giorno.

Uno svi­luppo dei media per­so­nali per la comu­ni­ca­zione in Rete, che è diven­tato vertiginoso.

Clay Shirky, che inse­gna nell’Inte­rac­tive tele­com­mu­ni­ca­tions pro­gram della New York Uni­ver­sity, ricorda la rapida dif­fu­sione delle tec­no­lo­gie ICT e i cam­bia­menti indotti dalla pos­si­bi­lità d’interagire a distanza, senza limiti di spa­zio e tempo, nel suo ultimo libro, inti­to­lato signi­fi­ca­ti­va­mente, «Cogni­tive Sur­plus. Crea­ti­vity and gene­ro­sity in a con­nec­ted age», The Pen­guin Press, New York, 2010, in cui sostiene l’impiego del tempo libero per aumen­tare una cit­ta­di­nanza della cono­scenza, che fac­cia pas­sare ognuno dal con­sumo pas­sivo dei mass media alla pro­du­zione attiva e con­di­visa dei con­te­nuti cogni­tivi, usando Inter­net e creando un mondo migliore, più democratico.

La tele­vi­sione è un medium for­mi­da­bile per l’intrattenimento, ma non può assor­bire tutto il tempo libero di una per­sona, sostiene l’autore. Dopo il lavoro, per miglio­rare la com­pe­tenza pro­fes­sio­nale e l’autoconsapevolezza ci sono però migliori oppor­tu­nità di appren­di­mento, socia­liz­za­zione e diver­ti­mento, date dai nuovi media inte­rat­tivi. Chi svi­luppa con­ti­nua­mente le pro­prie cono­scenze, può par­te­ci­pare ai pro­getti di cam­bia­mento, che, con sem­pre mag­giore fre­quenza, ser­vi­ranno al mondo.

«Cogni­tive sur­plus» amplia le pro­spet­tive affron­tate da Shirky nel libro pre­ce­dente «Here comes eve­ry­body. The power of orga­ni­zing without orga­ni­za­tion», in cui ha spie­gato come i wiki eflash­mob hanno modi­fi­cato i rap­porti individuo-gruppi sociali e le dina­mi­che della società di massa. Nel nuovo libro dimo­stra che il cam­bia­mento non deve neces­sa­ria­mente avve­nire sotto la dire­zione di un onni­po­tente e onni­sciente lea­der, ma che ognuno con le con­nes­sioni in Rete può atti­varlo e inter­ve­nirvi, dicendo la pro­pria opi­nione, sui pro­grammi di trasformazione.

Ci sono pro­getti, come Wiki­pe­dia, che richie­dono con­tri­buti strut­tu­rati e docu­men­tati, ma difronte ai miliardi di per­sone con­nesse e rag­giun­gi­bili, una rea­zione per­so­nale, istin­tiva, espressa a caldo, può avere la sua influenza e talora, addi­rit­tura, avviare un pro­cesso organizzativo.

Gli esempi che Shirky porta a soste­gno di que­sta tesi sono nume­rosi e riguar­dano i nuovi busi­ness, l’entertainment, i diritti umani, il volon­ta­riato e la filan­tro­pia. Sono espe­rienze rea­liz­zate nella Corea del Sud, nel Kenya, in Cina, negli USA, nel Nord Europa. Inter­net dif­fonde le idee, buone e cat­tive. Serve ad al Qaeda, ai por­no­pe­do­fili, alla pro­mo­zione ven­dite, alla carità e alla politica.

Biso­gna impa­rare ad usare la comu­ni­ca­zione online per non rima­nere vit­time dei misti­fi­ca­tori e degli opi­nio­ni­sti, esorta l’autore.

Forse nelle sue argo­men­ta­zioni c’è un po’ di otti­mi­smo di troppo, ma l’intenzione è one­sta e il fine di una cit­ta­di­nanza della cono­scenza è neces­sa­rio a una poli­tica a scanso di cat­tive sorprese.

Estratto da: Irio­spark