case history editoria

Pubblicato il 14 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

La Lezione di Business Insiders

Busi­ness Insi­ders, testata all digi­tal sta­tu­ni­tense, si rac­conta e svela molte infor­ma­zioni riser­vate sul suo suc­cesso, su come in 5 anni sia pas­sata da mille ad un milione di visi­ta­tori al giorno. Una case history di grande inte­resse per cer­care di com­pren­dere quali dina­mi­che e leve per otte­nere inte­resse e red­di­ti­vità con l’informazione online.

Cin­que anni dopo il lan­cio il suo Diret­tore, Henry Blod­get, iden­ti­fica le quat­tro chiavi, i quat­tro ele­menti del successo:

  • Con­te­nuto pen­sato esclu­si­va­mente per il digi­tale, ele­mento che le edi­zioni online delle testate tra­di­zio­nali nella grande mag­gio­ranza dei casi fati­cano a pro­porre, o non pro­pon­gono del tutto, pri­vi­le­giando spesso la ver­sione car­ta­cea in tal senso.
  • Adat­ta­mento ad una distri­bu­zione mul­ti­schermo, mul­ti­piat­ta­forma, con un forte accento su otti­miz­za­zione dei con­te­nuti in ottica SEO e reti social, social network
  • Misu­ra­zione dei risul­tati in tempo reale
  • Alta pro­dut­ti­vità della redazione

Un modello di gior­na­li­smo digi­tale estre­ma­mente aggres­sivo nella sua stra­te­gia di cre­scita dell’audience fatto di un mix di infor­ma­zione eco­no­mica e spe­cia­liz­zata nel mondo della tec­no­lo­gia e del busi­ness pro­po­sta con uno stile da intrat­te­ni­mento di largo consumo.

Qui di seguito cin­que imma­gini sele­zio­nate, quelle che mi sono apparse più signi­fi­ca­tive, più rive­la­trici, che meglio spie­gano l’approccio e la stra­te­gia di Busi­ness Insi­der, tratte dalla pre­sen­ta­zione com­pleta che, ancora una volta, con­si­glio di leg­gere e “dige­rire” attentamente.

BI Digital Content

BI Distribution

BI Mix

BI Analitycs

BI Newsroom

Lego Crisi UE
Pubblicato il 19 agosto 2012 by Pier Luca Santoro

80 Anni e non Sentirli

Lego Group, l’azienda dei “mat­ton­cini”, 8.000 dipen­denti in 130 Paesi, il quinto pro­dut­tore al mondo di mate­riali ludici, è un’impresa che ha saputo evol­versi pur man­te­nen­dosi nel solco della tra­di­zione del suo pro­dotto ori­gi­na­rio soprav­vi­vendo a gio­chi elet­tro­nici ed altri feno­meni, più o meno pas­seg­geri, che hanno attra­ver­sato negli ultimi vent’anni il mer­cato in cui opera.

Credo sia dav­vero un caso straor­di­na­rio di buone pra­ti­che e ottima gestione dell’impresa. I suoi pro­dotti sono stati uti­liz­zati dalla banca ame­ri­cana J.P. Mor­gan per illu­strare la crisi del debito pub­blico nell’UE, per un rie­pi­logo delle 10 noti­zie prin­ci­pali del 2011 dal «The Guar­dian», e ad ini­zio di quest’anno ha lan­ciato una piat­ta­forma di con­di­vi­sione sociale delle crea­zioni rea­liz­zate con i pro­pri pro­dotti, tanto per citare alcuni casi.

Adesso, il 10 ago­sto, per cele­brare 80 anni dalla fon­da­zione ha rea­liz­zato un video con il quale rac­conta la sto­ria dell’azienda. Il fil­mato, sapien­te­mente rea­liz­zato in ani­ma­zione, vei­cola un mes­sag­gio fon­da­men­tale: “fail, try har­der, suc­ceed”. Emerge, altret­tanto, la filo­so­fia di pro­dotto basata sul for­nire un sistema di gioco più che sul sin­golo ele­mento, sul favo­rire crea­ti­vità ed imma­gi­na­zione. Aspetti che, adat­tati, sono cru­ciali in epoca di con­ver­genza editoriale.

Il video, al momento della reda­zione di que­sto arti­colo, in otto giorni ha quasi un milione e 700mila visua­liz­za­zioni e oltre 2800 com­menti su You­Tube men­tre sono più di 4500 i “like” e oltre 300 i com­menti sulla fan page azien­dale su Facebook.

Si tratta non sol­tanto di un esem­pio di sto­ry­tel­ling che coniuga tra­di­zione ed inno­va­zione ma anche di una case history che è asso­lu­ta­mente da assem­blare, per restare nella meta­fora, dalla quale indub­bia­mente gli edi­tori potreb­bero, volendo, avere molto da imparare.

Pubblicato il 22 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Digital & Open

Anche que­sta set­ti­mana all’interno della mia colonna per l’ Euro­pean Jour­na­lism Obser­va­tory pro­se­gue la serie di case stu­dies sulle prin­ci­pali testate gior­na­li­sti­che del vec­chio continente.

Dopo aver ana­liz­zato, in ordine cro­no­lo­gico di pub­bli­ca­zione, «Il Sole24Ore», «Le Monde», «El Pais» ed in ultimo il «Finan­cial Times», que­sta set­ti­mana ven­gono esa­mi­nati i risul­tati, e le moti­va­zioni degli stessi, di uno dei quo­ti­diani gene­ra­li­sti più auto­re­voli a livello inter­na­zio­nale: il «The Guardian».

Ad un anno dall’annuncio dell’adozione di una stra­te­gia “digi­tal first” il punto della situa­zione del quo­ti­diano anglosassone.

Stiamo così creando all’interno dell’Osservatorio Euro­peo di Gior­na­li­smo, credo di poter dire, un archi­vio libe­ra­mente con­sul­ta­bile di diverse posi­zioni ed approcci al “dilemma del pri­gio­niero”, in modo da for­nire a chi lo desi­deri gli ele­menti di base per il ben­ch­mar­king rispetto alla pro­pria realtà edi­to­riale. Ci man­te­niamo anche noi, così come il «The Guar­dian», digi­tal e open.

Buona let­tura e buon lavoro.