business models

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Posted on 20 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • News & Apps – Yahoo ha realizzato uno studio su un campione di 2.590 utenti mobile negli USA. Secondo quanto riportato, le app sono rimosse principalmente perchè non utilizzate [55%], perchè sostituite da nuove applicazioni più utili [53%], perchè c’è troppa pubblicità [46%] o per liberare spazio di archiviazione [45%]. L’81% del campione dichiara che il passaggio a device con schermo più grande – phablet –  influenza anche la scelta di utilizzare applicazioni diverse, soprattutto se di intrattenimento [69%] e news [66%]. Sono proprio le app di news ad essere eliminate per prime, mediamente dopo 11 settimane che restano inutilizzate. Perdete ogni speranza…
  • Provate Questo a Casa – Nicole Simmons, regional digital editor di GateHouse Media New England, spiega che bisogna pensare come i propri followers quando come testata giornalistica si posta sui social. L’importante è conoscerli i propri follower, o fan, naturalmente, per poterlo fare.
  • Quarto Potere, Addio? – Come è cambiato il rapporto tra giornali e politica e come è cambiato il rapporto coi lettori? Riflessioni sul tema di Marco Damilano, Arianna Ciccone e Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto] nel podcast della trasmissione andata in onda su RAI3. Enjoy!
  • Innovare o Perire – Q&A con  John Crowley, digital editor, EMEA del The Wall Street Journal, che racconta il suo punto di vista sulle competenze necessarie per i giovani giornalisti o aspiranti tali. La sintesi è: “We have to keep innovating. Those who don’t adapt will die”. Esatto.
  • Facili Previsioni – Che l’Unità fosse una meteora destinata a seguire le sorti di molti quotidiani apparsi e scomparsi dalla scena editoriale in questi ultimi anni l’ho scritto a luglio 2015. Ora, secondo quanto riporta MIlano Finanza, il giornale del PD starebbe cumulando perdite di diverse centinaia di migliaia di euro alcuni fornitori avrebbero già presentato decreti ingiuntivi. No, non sono un genio, era una facile previsione.
  • Facebook & PMI – Circa 50 milioni di piccole e medie imprese nel mondo hanno una loro presenza su Facebook ed il 30% dei fan delle loro pagine non sono del mercato domestico, non sono del Paese dell’impresa. Un fenomeno che offre diverse opportunità e che spinge McKinsey a parlare di “micromultinationals”, di micro-multinazionali. To be continued…
  • Caccia al Refuso – I refusi dei giornali sono oggetto quotidiano di facili ironie, nella migliore delle ipotesi, e, soprattutto, rischiano di minare ancor più la fiducia dei lettori. La Stampa, stimolata in tal senso da un lettore del giornale, sta valutando come coinvolgere tutti i lettori che vorranno partecipare e aiutare a migliorare questo aspetto a partire dall’edizione online. Su come coinvolgere lettori nel processo personalmente ho suggerito di fare riferimento al “caso” Mia Olivia. Se voleste dare una mano anche voi sono certo che sia ben accetta.

 

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 19 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • Modelli di Giornalismo – Con il recente insediamento di Maurizio Molinari a la Stampa, Mario Calabresi a la Repubblica e la “rivoluzione” de il Corriere della Sera, un’analisi sui tre direttori mette a confronto similitudini e differenze di approccio di tre dei principali quotidiani del nostro Paese. Bella sintesi.
  • Temporary Management – L’indagine promossa da Leading Network, in collaborazione con IIM – Institute of Interim Management Italy – fa emergere una crescita complessiva del numero di aziende che fanno ricorso al temporary management. Si passa dal 10% del 1995 al 16% attuale. Più marcata la tendenza per le grandi aziende, ma presente anche nelle PMI con fatturati tra i 20 e 50 milioni di euro. Il 50% degli interventi ha riguardato operazioni di ristrutturazione aziendale, con un’incidenza particolarmente elevata nelle fasce dimensionali medie [20-100 milioni], con punte di oltre il 65%. Insomma, temporary manager uguale “tagliatore di teste”.
  • Manifesto per Professionisti della Comunicazione – In 10+1 punti il manifesto per professionisti della comunicazione. Integratelo, appendetelo in ufficio o mandatelo a quel cliente che… Insomma, leggetelo e usatelo.
  • NON Taggarmi – Negli USA, una donna che era sotto ordine di restrizione è stata incriminata per aver ripetutamente taggato la propria vittima: la cognata. Secondo il giudice infatti, quando si viene taggati si riceve una notifica e questa è paragonabile ad una qualsiasi altra forma di comunicazione elettronica. Speriamo questo orientamento divenga presto effettivo nel nostro Paese così da limitare questa possibilità offerta da Facebook troppo spesso abusata. NON taggarmi, grazie.
  • Il Futuro del Lavoro – Il World Economic Forum ha pubblicato il rapporto “Future of Jobs”. Il report si basa sulle interviste a Direttori del Personale e Responsabili delle Risorse umane di 15 nazioni, Italia inclusa, che rappresentano 1.9 miliardi di persone, pari al 65% della forza lavoro. La quarta rivoluzione industriale, quella legata a information communication tecnology [e dintorni], causerà da qui al 2020 la perdita di 7 milioni di posti di lavoro creando al tempo stesso solamente 2 milioni di posti per un saldo negativo complessivamente di 5 milioni di lavoro. I lavori amministrativi e più in generale quelli impiegatizi saranno quelli più colpiti. Aggiornarsi, riqualificarsi o perire.
  • Startups – Startup è sicuramente una delle buzzword di questo periodo, panacea di tutti i mali. Infosys ha analizzato il livello di attrattività delle startup per i giovani di età compresa tra i 16 ed i 25 anni di 9 delle principali economie del Mondo. Complessivamente solo l’8% di questi vorrebbe lavorare per una startup mentre il 13% vorrebbe lavorare per una piccola impresa, il 18% per una media e, soprattutto, il 15% vorrebbe aprire una propria azienda senza necessariamente associarlo al concetto, tutto da dimostrare allo stato attuale, di crescita veloce associata all’idea di startup. Insomma l’idea di startup è venuta a noia ai giovani, e non solo  a loro…
  • La Fine di iAd – Dopo cinque anni la piattaforma di annunci di Apple, ed il suo team di vendita, saranno ben presto smantellati ed i publisher manterranno per se il 100% dei ricavi pubblicitari, contro il 70-30 attuale. Certamente il riconoscimento che Apple non è un’azienda di vendita di pubblicità ma anche, secondo me, la reazione alle mosse di Facebook, Google e Amazon.

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Posted on 18 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Subscription Economy

Luca De Biase la scorsa settimana scrive di come sia ora che gli editori prendano con coraggio la strada della ricerca di modelli a pagamento identificando cinque elementi:

1. Abbonamenti
2. Micropagamenti [il mobile è un luogo nel quale questi si fanno con qualche buona probabilità di successo]
3. Connessione tra informazione digitale e incontro fisico [un po’ come i concerti per i musicisti]
4. Media civici
5. Informazione formativa

Una nuova interpretazione della trasformazione, con perfetta consapevolezza tecnologica e chiara centralità della dimensione umana, culturale, prospettica. Che tende a mancare oggi, ma il cui bisogno è sempre più evidente. Questa è innovazione. E questa potrebbe essere la premessa per “the next big thing”.

Una visione che viene confermata dando uno sguardo a settori attigui a quello dell’editoria da “How The Subscription Economy Is Disrupting The Traditional Business Model” che descrive il cambiamento dei modelli di business dal pay-per-product [o servizio] ai subscription-based business models.

Un cambiamento che è già la norma per alcuni mercati, quale quello del software ad esempio, e che diviene sempre più rilevante anche per altre tipologie come testimonia, uno per tutti, il successo di Netflix, che a partire dall’inizio di quest’anno sarà disponibile praticamente in tutto il mondo, e che ha tassi di penetrazione assolutamente rilevanti non solo negli Stati Uniti ma anche in molte altre nazioni quali Regno Unito, Svezia ed Olanda per restare in Europa.

Tre i punti chiave della subscription economy:

1. La necessità di riorientare i propri dati attorno al sottoscrittore
2. Focus sull’esperienza di sottoscrizione
3. Tenere sempre a mente che le sottoscrizioni devono focalizzarsi sulla relazione, continua, con i sottoscrittori in un dialogo permanente a due vie.

 

È proprio questa l’idea alla base di Wolf, non solo quella di creare un nuovo prodotto editoriale, ma anche di offrire strumenti, costruire relazioni per una comunità che ha bisogno di rivendicare la propria professionalità, di riappropriarsene, di conoscere gli strumenti a disposizione, di rimettersi in gioco. Sia per iniziative di autoimprenditorialità sia per mettere le proprie competenze al servizio di gruppi editoriali che vogliano cavalcare il cambiamento in atto e sfruttare tutte le opportunità che offre.

Offriremo tutta la nostra esperienza in un prodotto editoriale che non ha precedenti in Italia, convinti come siamo che non sia pericoloso condividere ciò che si sa, perché sono la pratica quotidiana e lo studio che fanno la differenza. Metteremo a disposizione il nostro tempo per rispondere a domande e accogliere osservazioni e idee, creeremo uno spazio di confronto attivo e un servizio che vorremmo avesse un reale impatto sulle nostre vite professionali e su quelle delle persone che faranno parte della comunità che serviremo.

Per tutti questi motivi, abbiamo scelto di utilizzare, per il lancio di Wolf, una formula che si basa proprio sulla fiducia, sulle relazioni e sulla conversazione, con una campagna di autofinanziamento. Vogliamo fare di Wolf una piattaforma collaborativa e persino di mutuo soccorso. Wolf. è qui. Risolve problemi, propone soluzioni, crea conversazioni e relazioni e sino al 26 gennaio è possibile sottoscrivere a condizioni estremamente vantaggiose con soluzioni per tutte le tasche e tutte le esigenze.

Che il 2016 avrebbe dovuto essere l’anno del fare l’avevo anticipato. Sono stato, siamo stati, di parola.

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Posted on 15 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Corriere della Sera Leaks

Siamo entrati in possesso del  piano digital de Il Corriere della Sera che il Direttore Luciano Fontana ha dato un paio di giorni fa alla redazione.

Contrariamente a quanto veniva scritto nel business plan 2016 – 2018 diffuso a fine 2015, dove si parlava chiaramente di membership, ora si conferma definitivamente la volontà di passare nelle prossime settimane ad un metered paywall con un limite di 20 articoli mensili.

Il documento, dopo la parte introduttiva sullo scenario di riferimento, si focalizza sull’organizzazione del lavoro e sulle specifiche attività che il cambiamento di rotta prevede. Vi sono molti aspetti interessanti ed anche alcuni passaggi che non condividiamo ma preferiamo, scegliamo di non commentare, lasciando, qui di seguito, alla lettura integrale del memo [i grassetti sono nostri, non del documento ufficiale, per facilitare la lettura]. Comment is free.

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Le ragioni di un cambiamento

Il Corriere della Sera è la più importante testata giornalistica italiana. Grazie alla sua storia, alla sua autorevolezza, ai suoi valori: ma soprattutto grazie a un lavoro giornaliero senza paragoni per attendibilità, rapidità e profondità di analisi.

L’era digitale, nella quale siamo immersi, ha però rivoluzionato le modalità di accesso dei lettori alle notizie. Milioni di persone ottengono le loro informazioni ogni giorno senza leggere quotidiani cartacei, ma attraverso la Rete, le app e i social network. Il loro numero è in costante aumento ed è destinato a salire sempre più.

Questo cambiamento ha permesso l’arrivo sulla scena di testate che, pur prive della nostra storia e della nostra capacità di produzione giornalistica, hanno perfezionato l’arte e la scienza di raggiungere il pubblico con linguaggi nuovi e là dove si trova, diventando punto di riferimento per moltissimi lettori.

La sfida che dobbiamo affrontare è quella di portare la qualità del nostro lavoro su tutte le piattaforme e a un numero sempre maggiore di lettori.

Se le passate generazioni hanno imparato ad amare il Corriere della Sera leggendone l’edizione cartacea sul tavolo di casa, quelle future lo faranno solo se troveranno la qualità del Corriere della Sera anche sui propri smartphone, tablet e laptop.

Questo non significa diminuire l’attenzione sul prodotto cartaceo, che è e resta un punto di riferimento imprescindibile. Il successo dell’esperienza della Lettura dimostra quanto i lettori apprezzino e diano valore a prodotti cartacei confezionati con cura, passione e qualità estreme.

Ciò che dobbiamo fare è migliorare la capacità di declinare il valore del nostro lavoro su strumenti nuovi, con linguaggi e modalità specifici. Sempre più spesso, infatti, i lettori associano la nostra testata a quel che trovano sulle piattaforme digitali. Non solo il quotidiano in edicola, ma anche [e per i lettori più giovani soprattutto] il nostro sito, la nostra app mobile, la digital edition, le nostre pagine su Facebook, gli account su Twitter e Instagram sono, in tutto e per tutto, il volto del Corriere della Sera.

Per affrontare questa sfida, dopo aver profondamente cambiato la sua digital edition, il Corriere vivrà nelle prossime settimane un momento fondamentale: il passaggio del sito a un modello diverso.

I lettori avranno accesso gratuito, su tutte le piattaforme, alla home page e a 20 contenuti al mese, dopodiché verrà chiesto loro di contribuire, con un abbonamento, al lavoro della redazione che porta loro le storie che mostrano di apprezzare così tanto. Si tratta del modello metered, adottato da molte testate internazionali.

Questo modello permetterà a chiunque di accedere alle notizie del Corriere – il che ci permetterà di farne apprezzare la qualità -, e chiederà un contributo a chi vuole un prodotto completo e senza limiti di fruizione. Gli abbonati avranno anche accesso al nostro archivio, ormai integralmente digitalizzato. Che è e sarà sempre più un eccezionale richiamo per i lettori.

Al posto di dare la caccia a numeri esorbitanti di pagine viste – il cui valore, anche pubblicitario, è però ormai risicatissimo e a rischio – il nostro obiettivo sarà quello di avere, anche in Rete, un rapporto intenso con i nostri lettori, offrendo loro contenuti per i quali valga la pena anche di pagare: non solo sulla carta, come sempre avvenuto, ma anche online.

Per assicurare ad ogni fascia oraria e a ogni piattaforma uno standard qualitativo di eccellenza assoluta – nella scrittura dei pezzi, nella loro titolazione, nella scelta delle immagini, nella produzione di video e infografiche, nella diffusione sui social dei contenuti – occorre ripensare profondamente, in una declinazione multimediale, le modalità di lavoro di ogni giornalista del Corriere e della redazione intera. È un processo complesso e impegnativo, ma anche entusiasmante. Al termine, la redazione del Corriere sarà compiutamente integrata. Questo percorso, che si avvia ora, proseguirà nei prossimi mesi.

Prima ancora, però, occorre che ognuno di noi realizzi di far parte di un’unica redazione – quella del Corriere della Sera – che lavora quotidianamente su ogni piattaforma: cartacea, sul web, sulle app. Su nessuna di esse il nostro lavoro viene regalato: su nessuna di esse possiamo permetterci di deludere il lettore.

Dalla capacità di cogliere questa sfida dipende il futuro del giornale. La nostra redazione ha le capacità, le competenze e la passione per vincerla.

L’organizzazione del lavoro

La nuova organizzazione del lavoro avrà come fine quello di garantire la massima qualità su tutte le piattaforme del Corriere della Sera. Per raggiungere questo obiettivo saranno necessari due elementi: una organizzazione per turni e una continua interazione tra direzione, ufficio centrale multipiattaforma, redazioni integrate, desk dedicati alla cura delle piattaforme digitali.

Il lavoro della redazione del Corriere della Sera coprirà – come avviene già oggi – un arco temporale che va dalle 5:30 del mattino – ora di avvio delle attività della digital edition – all’1:30 del mattino seguente – ora di chiusura della ribattuta cartacea.

La nascita di una redazione pienamente integrata comporterà la presenza di una grande parte della redazione tra le 7 e le 23. Ferma restando l’autonomia organizzativa delle redazioni integrate carta-web nuove [Cronache, Esteri, Politica, Spettacoli, Sport] o già esistenti [Cultura, Economia, Milano, Roma], l’esperienza dei giornali stranieri più avanzati lungo il percorso di rinnovamento insegna che i turni dovrebbero essere essenzialmente due, con una sovrapposizione tale da rendere possibile il passaggio delle consegne.

Le strutture

L’ufficio centrale sarà il punto di convergenza e di coordinamento di tutto il lavoro delle varie piattaforme. L’esperimento è stato già avviato nei mesi scorsi: nelle prossime settimane sarà completamente operativo.

Le redazioni integrate avranno – oltre ai compiti già previsti nell’organizzazione attuale – quello di gestire il proprio canale online, che avrà anche maggiore evidenza grafica sulla home page. Ciascuna delle nuove redazioni integrate sarà rinforzata nell’organico per far fronte alle funzioni.

A curare la home page dell’edizione online del Corriere sarà un desk dedicato. Il desk delle altre piattaforme digitali lavorerà – come già avviene – in stretto contatto con l’ufficio centrale e con la redazione.

Le riunioni

La nuova organizzazione del lavoro comporterà anche alcuni cambiamenti nel ritmo e nelle funzioni delle riunioni tra direzione, ufficio centrale, capi desk e capi delle piattaforme digitali.

Alle 8 è fissato il primo punto, molto rapido, sui servizi, le dirette, i video da avviare immediatamente per il sito e per tutte le piattaforme. A questa prima riunione saranno presenti un vicedirettore, un caporedattore centrale, un rappresentante dei desk dell’online e delle piattaforme digitali e i rappresentanti delle redazioni integrate.

La riunione delle 11 dovrà diventare più stringata e operativa, per consentire di avviare subito i servizi e per scegliere i temi forti di approfondimento.

Durante la riunione delle 18, oltre alla consueta attenzione alla prima pagina e all’edizione cartacea nel suo insieme, saranno anche decisi i pezzi che ogni singolo desk di competenza preparerà la sera una volta chiuse le pagine – trasferendoli dall’edizione cartacea a quella on line – perché possano essere lanciati sul sito a partire dalle prime ore del mattino successivo.  Ogni capo desk dovrà suggerire servizi, approfondimenti e bussole da far partire per le piattaforme digitali la mattina del giorno dopo.

Le funzioni della redazione di Corriere.it e di CorriereTv resteranno fondamentali e strategiche, a partire dalla home page, dalle breaking news e dalla gestione dei video.

Il flusso di lavoro

I giornalisti del Corriere scriveranno e lavoreranno per tutte le piattaforme. Così come per tutte le piattaforme saranno vitali l’attività dei giornalisti grafici e il contributo dell’infografica.

In ciascuno dei due turni in cui si dividerà la giornata è necessario che ogni redazione integrata garantisca la presenza di colleghi che si occuperanno del coordinamento del lavoro sia per il web sia per la carta.

Per rendere più agile il lavoro, la mail con i turni di lavoro dei giornalisti sarà inviata dalla segreteria a tutta la redazione e sarà suddivisa in modo da rendere chiara la distribuzione dei giornalisti. Allo stesso scopo, ogni redazione verrà dotata di un numero di telefono e di una mail collettivi.

L’avvio del lavoro per le redazioni integrate è fissato alle 7. È opportuno che anche l’ufficio di corrispondenza romano, gli inviati e i corrispondenti garantiscano una copertura mattutina degli eventi. Il sistema dei turni vale per tutto il giornale, tenendo conto delle caratteristiche delle singole redazioni.

Nel turno di apertura, mentre il desk online si occuperà di trasferire subito nella home page i servizi preparati la sera precedente, i colleghi delle redazioni integrate dovranno occuparsi di gestire le prime notizie del mattino e di mettere online – anzitutto nel proprio canale – una parte dei contenuti del giornale cartaceo.

Alcuni articoli – come editoriali e commenti – potranno essere trasferiti sostanzialmente invariati, tranne che per i titoli e l’inserimento di foto [le modifiche dovranno essere fatte tenendo conto dell’ottimizzazione per i motori di ricerca e una corretta condivisione sui social network]; altri contenuti [come inchieste o approfondimenti] saranno trasferiti dopo un opportuno lavoro di corredo; altri ancora potranno invece non essere trasferiti sulla piattaforma online perché superati.

L’aspetto di cura e adattamento dei contenuti è fondamentale perché il lavoro della redazione possa essere apprezzato, con modalità proprie di ogni piattaforma e device, dal numero più elevato possibile di lettori.

Di fronte all’arrivo di notizie nuove, fatto salvo il caso di esclusive portate dalla redazione [per le quali è necessario un coordinamento con l’ufficio centrale], si potrà procedere così: un primo lancio, molto breve ma già ottimizzato dal punto di vista del Seo e dello sharing social, potrà essere scritto dal desk online. Sarà l’ufficio centrale a coordinare il passaggio di questo lancio alla redazione integrata competente, che si occuperà di curare un servizio più approfondito. Le stesse redazioni contribuiranno, lungo la giornata, a coordinarsi con l’ufficio centrale per segnalare notizie, proporre approfondimenti, aggiornare e curare i pezzi online, suggerendo al desk [che cura la titolazione in home page] eventuali cambiamenti di titolazione conseguenti al mutamento delle notizie.

Sui fatti in evoluzione, che richiedono una copertura più lunga dei turni, si può immaginare anche un passaggio di testimone sullo stesso pezzo e la possibilità di aggiungere alla firma originaria – previo consenso dei colleghi coinvolti – quella del collega che contribuisce all’aggiornamento della vicenda nel pomeriggio. Su questo passaggio, è opportuno notare come in alcuni grandi media internazionali i giornalisti si siano convinti della bontà del meccanismo, che migliora la qualità del prodotto allungando la vita di articoli che, altrimenti, sarebbero apparsi datati. Ma è una strada da esplorare, senza forzature.

Al lavoro sul sito si affiancherà quello per la confezione delle pagine cartacee. Da un lato si dovrà snellire il lavoro, per verificare la sequenza dei servizi avviati sul digitale e quelli da prevedere e trasporre sulla carta e per evitare una duplicazione del lavoro da parte dei colleghi. Dall’altro, è necessario anticipare la possibilità di disegnare le pagine, anche con il ricorso sempre più ampio ai book. L’obiettivo è quello di affidare contenuti lavorati con sempre maggiore profondità a forme riconoscibili e pulite, anche sul web.

La chiusura della maggior parte delle pagine sarà prevista alle 22,00. Per le 22.30 – o per chiusure ulteriormente spostate in avanti, legate ad eventi eccezionali e programmati – andranno stampate solo le pagine soggette a sviluppi serali.

La giornata terminerà entro le 23. Eventi importanti che dovessero accadere dopo questo orario saranno anzitutto gestiti, sulle varie piattaforme, dalla squadra notturna dell’ufficio centrale.

Aspetti tecnici

La nuova organizzazione del lavoro verrà accompagnata dalla possibilità di ricevere una formazione specifica sul caricamento e sulla produzione di contenuti sulle varie piattaforme, cartacee e digitali. Sarà garantita la presenza di tecnici del sistema, per consentire un avviamento il più possibile fluido di questa nuova modalità di funzionamento redazionale.

Posto che gli articoli non andranno più pensati come “per la carta” o “per il web”, per facilitarne lo spostamento da una piattaforma all’altra i contenuti andranno rilasciati in un ambiente di Méthode definito “neutro”, che non è né quello della carta né quello del web. Chi rilascia il pezzo dovrà anche corredarlo delle parole chiave per la Search engine optimization [Seo], in modo da renderli più facilmente rintracciabili sui motori di ricerca.

Rinforzi e bandi

Nelle redazioni non ancora integrate, e quindi da rendere integrate, arriveranno 10 colleghi. Il piano della Direzione prevede 3 giornalisti in più allo Sport, 2 alle Cronache nazionali, 2 agli Esteri, 2 al Politico, 1 agli Spettacoli. Il sistema per la scelta dei colleghi sarà quello dei bandi aperti a tutti, per le posizioni di redattore ordinario, tenendo conto delle esigenze del giornale e delle aspirazioni professionali. Per i nuovi prodotti smartphone e social si prevede il rafforzamento della redazione Digital edition con 4 colleghi. Un mese dopo l’avvio dell’integrazione, la Direzione si impegna a incontrare il Cdr per un’approfondita verifica sui numeri dei rinforzi, sul sistema dei turni, sul flusso di lavoro.

Calamaio

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Posted on 14 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • Al Jazeera – A meno di tre anni dal lancio chiude Al Jazeera America. La chiusura, prevista per aprile di quest’anno, lascerà senza lavoro circa 600 collaboratori. In un memo allo staff Kate O’Brian, Presidente di Al Jazeera America ha scritto che la causa della decisione è: “fact that our business model is simply not sustainable in an increasingly digital world, and because of the current global financial challenges”. Dopo i giornali la prossima “vittima” del digitale è la televisione.
  • Condivisioni su Twitter – Ora che Twitter ha eliminato il counter dai bottoni come fare? Lo spiega MarketingLand elencando una ampia serie di servizi alternativi allo scopo davvero utile quali: OpenShareCountTwitCountNewShareCountsGnip e TrackMaven. Un altro modo è quello di utilizzare l’estensione per Chrome di BuzzSumo, se usate quel browser naturalmente. Buon lavoro.
  • Media, Journalism & Technology Predictions 2016 – Il Reuters Institute for the Study of Journalism ha pubblicato un rapporto basato sull’aggregazione di diverse fonti e le interviste a 130 opinion leader del settore. Il rapporto fa una buona sintesi degli studi e delle ricerche pubblicate nel 2015 sul tema ed offre una sitografia davvero interessante. Da leggere.
  • Serious Games – Progetto Ustica è un serious game per la memoria che vuole mantenere vivo il ricordo di uno dei più tragici eventi della storia italiana recente. Si tratta di un’esperienza di esplorazione in soggettiva, per PC, MAC e mobile, e pensata anche per Oculus Rift VR [realtà virtuale]. Progetto Ustica ricrea gli eventi principali dei cinquanta minuti di volo del DC9 Itavia abbattuto sul Mar Tirreno alle 20:58 del 27 giugno 1980. L’obiettivo di Progetto Ustica è far sì che il gioco venga scaricato e giocato dal maggior numero di persone possibile, persone che con tutta probabilità non conoscono ciò che successe quella tragica notte. Bravi!
  • Apocalypse Now – Un photo reporter è stato in Ucraina dal maggio 2014 ad ottobre 2015, per un periodo complessivo di 32 settimane, documentando la guerra in corso. Ora ha pubblicato alcuni degli scatti fatti in quel periodo. Foto di altissima qualità che raccontano senza bisogno di altre parole il conflitto. La differenza tra fare uno scatto con il telefonino come supporto al proprio articolo ed essere un fotografo professionista.
  • Gestione dei Talenti – I problemi di Yahoo, che porteranno ad una riduzione del 10% della propria forza lavoro, sono noti e la posizione del CEO, Marissa Mayer, è traballante, diciamo. Business Insider pubblica un elenco di 23 talenti che lavoravano per Yahoo ed hanno abbandonato l’azienda creando delle proprie imprese, profittevoli, o hanno assunto posizioni di prestigio in altre aziende. La gestione dei talenti non è un optional.
  • Il Sistema Sole – “I 35mila abbonamenti attivi al sito e una crescita di oltre il 17% dei ricavi da contenuti informativi digitali dello stesso sito misurano i risultati conseguiti sul campo dalla formula paywall del Sole 24 Ore avviata tre anni fa e rappresentano un altro tassello importante dell’unicità del sistema multimediale del Sole 24 Ore”, spiega il direttore editoriale del Gruppo 24 Ore, Roberto Napoletano. La specializzazione paga.

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