business models

Guardian Membership Details
Pubblicato il 11 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Guardian & Membership

Che il Guar­dian, per man­te­nere fede ai pro­pri prin­cipi di ope­ness, invece che all’introduzione di un pay­wall stesse pen­sando alla mem­ber­ship come ele­mento di valo­riz­za­zione dei con­te­nuti online del gior­nale era risa­puto banal­mente  dall’ingresso di David Magliano in qua­lità di Mana­ging Direc­tor for mem­ber­ship stra­te­gies. Ruolo che pre­ce­den­te­mente non esi­steva e che era la chiara con­ferma di come la mem­ber­ship fosse la strada pre­scelta dal Guar­dian News & Media per monetizzare. 

Ieri, poche ore dopo che all’interno di que­sti spazi si segna­lava la mede­sima scelta fatta dal Wall Street Jour­nal, Alan Rusbrid­ger, edi­tor in chief del Guar­dian, ha uffi­cia­liz­zato la par­tenza del progetto:

The Guar­dian is much more than a busi­ness – for almost 200 years we have dedi­ca­ted our resour­ces to the kind of public ser­vice jour­na­lism that recen­tly won a Puli­tzer prize. By beco­ming a mem­ber you’ll help sup­port that ideal and, no doubt, have a great time in doing so

La mem­ber­ship al Guar­dian è strut­tu­rata su tre livelli: Friend, Part­ner, Patron, con altret­tante fasce di prezzo che inclu­dono una prima, Friend, gra­tuita. Lo screen­shot sot­to­stante sin­te­tizza i van­taggi offerti ai let­tori per cia­scuna di queste.

Rispetto ad altre pro­po­ste, a comin­ciare da quella del WSJ, si vede che quella del quo­ti­diano anglo­sas­sone sia meglio strut­tu­rata poi­chè punta non sol­tanto su aspetti tan­gi­bili, mate­riali, ma anche psi­co­lo­gici e di riconoscimento.

Guardian Membership Details

Sta­bi­lire una rela­zione “pri­vi­le­giata” con i let­tori, con le per­sone, è la strada mae­stra per uscire dal tun­nel. È da tempo ormai che pro­pongo di “vederci al club”, atten­dere ulte­rior­mente è solo una per­dita di tempo e di opportunità.

WSJ Membership
Pubblicato il 10 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

Wall Street Journal & Membership

Il Wall Street Jour­nal cerca di adu­lare i pro­pri abbo­nati con un pro­gramma di mem­ber­ship gra­tuita che punta su van­taggi par­ti­co­lari per gli abbo­nati sia alla ver­sione car­ta­cea che a quella digitale.

I mem­bri del club WSJ + avranno accesso a diverse offerte, quali un tour della reda­zione e la discus­sione con l’editor-in-chief Gerry Baker, la pos­si­bi­lità di vin­cere tutte le spese pagate per wee­kend, sconti sul golf, e-book gra­tis da Har­per Col­lins, casa edi­trice della capo gruppo News Corp, e molto altro ancora.

Il nuovo pro­gramma di mem­ber­ship è un modo per invo­gliare i poten­ziali abbo­nati ed al tempo stesso rin­for­zare la rela­zione con quelli esi­stenti. L’iscrizione è gra­tuita per gli abbo­nati alla carta esistenti.

WSJ Membership

I club, con una giu­sta pro­por­zione tra van­taggi di accesso [con­te­nuti], mate­riali [sconti, offerte], psi­co­lo­gici e di rico­no­sci­mento [l’appartenenza, affi­nità] sono l’opzione migliore per svi­lup­pare un modello di busi­ness sostenibile.

Per costruire un modello di paga­mento effet­tivo non biso­gna essere “osses­sio­nati” con il pro­dotto, ma con il suo pub­blico fedele e sul come costruire rela­zioni di valore tra il media, tra la testata ed pub­blico. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del suc­cesso. Al WSJ pare l’abbiano capito.

members-card-preview

Change Business
Pubblicato il 9 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

iTunes del Giornalismo

I gior­nali, come pac­chetto mono­li­tico, sono morti, scri­vevo l’altro giorno, a com­mento delle recenti ini­zia­tive edi­to­riali di «Finan­cial Times» e «Washing­ton Post».

A 4 mesi di distanza dal lan­cio Ale­xan­der Klöp­ping, co-fondatore di Blendle, fa il punto sullo stato di avan­za­mento del pro­getto, rac­con­tando che in un Paese, l’Olanda, con 16 milioni di abi­tanti, sono già 100mila gli utenti regi­strati e che, soprat­tutto, il tasso di con­ver­sione è del 20% con più della metà degli utenti è sotto i 40 anni, un gruppo che tra­di­zio­nal­mente è, se pos­si­bile, ancora meno incline della media a pagare per gior­nali e riviste.

Il ser­vi­zio offre tutti i gior­nali e rivi­ste nei Paesi Bassi su un sito web, e cerca di rein­ven­tare il modello di busi­ness del gior­na­li­smo, ren­dendo incre­di­bil­mente facile pagare per arti­coli sepa­rati, per sin­golo arti­colo. Gli utenti otten­gono 2,50 € quando si iscri­vono e pagano tra € 0,10 e € 0,80 ad articolo.

In accordo con gli edi­tori dun­que non vi è più l’idea di ven­dere il gior­nale nella sua inte­rezza ma viene offerta la pos­si­bi­lità, così come avviene per i brani musi­cali su iTu­nes [e altrove] di acqui­stare il sin­golo pezzo di pro­prio inte­resse. Que­sto, per altro, non can­ni­ba­lizza even­tuali sot­to­scri­zioni, abbo­na­menti, ai gior­nali, spiega Klöpping.

Change Business

Al tempo stesso nel nostro Paese si con­ti­nuano a non avere noti­zie di Edi­cola Ita­liana, inizia­tiva plu­rie­di­tore tante volte annun­ciata e riman­data a data da destinarsi. 

Se Edi­cola Ita­liana, al di là delle tem­pi­sti­che, resta comun­que anco­rata all’idea obso­leta di con­ti­nuare a ven­dere i con­te­nuti di gior­nali e rivi­ste in toto, da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*].

La piat­ta­forma offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­torila pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta. Pare ahimè che sia un opzione che all’editoria ita­liana non inte­ressi nep­pure spe­ri­men­tare. Auguri!

Ideas Silos

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto attual­mente opera come con­su­lente, anche, per Etalia.

The Most
Pubblicato il 3 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

I Giornali Sono Morti

Sono pas­sati solo pochi giorni dal lan­cio di “Antenna” da parte del «Finan­cial Times», aggre­ga­tore di noti­zie che pesca da Twit­ter per tenere i let­tori del gior­nale aggior­nati con le ultime migliori noti­zie sui social media. 

È adesso il «Washing­ton Post» a lan­ciare un nuovo aggre­ga­tore: “The Most”. Il nuovo pro­dotto edi­to­riale aggrega le nosti­zie più con­di­vise sui social e più lette pescando da una doz­zina di fonti tra cui Time, The Atlan­tic, The Den­ver Post, The Hou­ston Chro­ni­cle, New York Public Radio, Slate e The Dodo. 

Sul mini-sito dedi­cato all’iniziativa si legge:

The Most is an expe­ri­ment gathe­ring the most enga­ging sto­ries from a broad array of top news sour­ces. We’ll be adding sour­ces as the fea­ture grows.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni. Amen!

The Most

Newspapers revenue2013
Pubblicato il 1 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Crisi dei Media Tradizionali in 6 Grafici

Fre­de­ric Fil­loux, dalle colonne dell’osservatorio set­ti­ma­nale sul mondo dei media: Mon­day Note, rac­co­glie in 6 gra­fici la crisi dei media tra­di­zio­nali negli ultimi 10 anni.

Il primo gra­fico mostra l’andamento del titolo di Goo­gle ver­sus quello di alcuni degli edi­tori tra­di­zio­nali, NYTi­mes compreso.

Newspapers stocks

Men­tre nel 2003 i ricavi di Goo­gle erano infi­ni­te­si­mali rispetto a quelli degli edi­tori tra­di­zio­nali e, all’epoca, anche i ricavi dal digi­tale erano para­go­na­bili, come noto la situa­zione si ribalta com­ple­ta­mente dieci anni dopo.

Newspapers revenue2003

Newspapers revenue2013

Tra il 2003 ed il 2013 i ricavi di Goo­gle sono cre­sciuti di 60 volte men­tre, secondo la NAA - New­spa­pers Asso­cia­tion of Ame­rica -, i ricavi dell’industria dell’informazione sta­tu­ni­tense si sono con­tratti del 34%. In que­sto decen­nio il rap­porto tra quanto gua­da­gnato dall’adv digi­tale è quanto perso da quello car­ta­ceo è di 1 a 12.

Que­sto, ine­vi­ta­bil­mente, si riflette sulla valu­ta­zione, e sugli inve­sti­menti, per le diverse testate.

Newspapers funding_valuation

Ciò nono­stante il valore di cia­scun sin­golo let­tore resta net­ta­mente favo­re­vole ai media tra­di­zio­nali, soprat­tutto a causa della dif­fe­renza di ARPU deri­vante dai ricavi pubblicitari.

Newspapers readrs_value

Newspapers print_adyld

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141
Pubblicato il 20 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Come Cambia il Marketing Media Mix

Il Chief Mar­ke­ting Offi­cer Coun­cil ha inter­vi­stato 525 senior mana­ger nel mondo [19% in Europa] dell’area mar­ke­ting per iden­ti­fi­care le ten­denze, le evo­lu­zioni del mar­ke­ting media mix. I risul­tati del report “State of Mar­ke­ting 2014″ sono d’interesse sia per chi si occupa di mar­ke­ting che per coloro che ope­rano all’interno dei diversi media poi­ché for­ni­scono indi­ca­zioni sulla pro­pen­sione d’investimento per mezzo.

Secondo il rap­porto, circa i due terzi o più dei top mana­gers nel mar­ke­ting stanno pro­get­tando di aumen­tare i loro inve­sti­menti per: Social adver­ti­sing  [71%]; Video online [71%]; Social media [cam­pa­gne non-pubblicitarie; 69%]; Retar­ge­ting [67%]  e Search engine mar­ke­ting [66%]. 

Dall’altro lato i tagli più grandi sono pre­vi­sti per: Quo­ti­diani [con il 39% di dimi­nu­zione della spesa almeno in una certa misura]; Perio­dici [36%]; TV [24%]; Radio [23%] e Outdoor/affissioni [21%].

Non è sol­tanto l’area digi­tale a cre­scere a disca­pito dei media tra­di­zio­nali ma, soprat­tutto, ad ecce­zione dei video, la mag­gior pro­pen­sione ad inve­stire si alloca su mezzi che bypas­sano gli edi­tori. L’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il bino­mio vendite-pubblicità NON è più un modello di busi­ness soste­ni­bile. Amen!

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141

Hype Cycle 2014
Pubblicato il 13 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Ciclo di Vita delle Tecnologie Emergenti


Gart­ner, anche quest’anno, ha esa­mi­nato il livello di matu­rità, il ciclo di vita di 2000 tec­no­lo­gie e le ten­denze di 119 settori/mercati valu­tan­done e pre­ve­den­done il livello ed i tempi di dif­fu­sione nell’adozione.

Sono spe­ci­fi­ca­ta­mente iden­ti­fi­cati livello di accet­ta­zione ed impatto rela­tivo con rife­ri­mento al vis­suto espe­rien­ziale ed all’interazione dell’utenza. Quan­tità e qua­lità di infor­ma­zioni che si ren­dono pro­gres­si­va­mente dispo­ni­bili, ed il loro pos­si­bile uti­lizzo, sia in chiave di comu­ni­ca­zione e mar­ke­ting che, più in gene­rale, alle prese di deci­sione aziendale.

La sin­tesi dei risul­tati, rias­sunti nell’immagine sot­to­stante, è stata pub­bli­cata due giorni fa. Per cia­scuna tec­no­lo­gia, per ogni solu­zione viene mostrata la fase del ciclo di vita ed il livello di aspet­ta­tiva che vi è riposta.

Hype Cycle 2014Il tema cen­trale di que­sta edi­zione, la ven­te­sima, è quello rela­tivo alle evo­lu­zioni del digi­tal busi­ness in tutte le sue pos­si­bili sfac­cet­ta­ture. Gart­ner iden­ti­fica 6 momenti evo­lu­tivi in quest’ambito:

Stage 1: Ana­log
Stage 2: Web
Stage 3: E-Business
Stage 4: Digi­tal Mar­ke­ting
Stage 5: Digi­tal Busi­ness
Stage 6: Autonomous

L’immagine sotto ripor­tata faci­lita la com­pren­sione della fase di cia­scuna delle tec­no­lo­gie inse­rite nell’ Hype Cycle.

gartner-chiavi-di-lettura-ciclo-di-vita

quadrato_semiotico_dei_click_bait
Pubblicato il 4 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Quadrato Semiotico del Click Baiting

Della corsa alla pagine viste da parte della grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese, con i noti “boxini mor­bosi” o del click bai­ting attra­verso i social media, si è ampia­mente par­lato in que­sti spazi.

Sul tema, rilan­cio il qua­drato semio­tico del click bai­ting pro­po­sto da Andrea Coc­cia su Lin­kie­sta recen­te­mente che, in maniera tanto scan­zo­na­to­ria quanto effi­cace, rap­pre­senta una buona sin­tesi del fenomeno.

Com­menti is free!

quadrato_semiotico_dei_click_bait

Futuro Quotidiano
Pubblicato il 17 luglio 2014 by Pier Luca Santoro

Futuro Quotidiano

In un momento in  cui i nuovi entranti, le testate alla digi­tal, ancora non rie­scono a far qua­drare i conti ed a causa delle dif­fi­coltà di far qua­drare i bilanci il diret­tore Alfieri lascia Lin­kie­sta, nasce con oggi una nuova testata all digi­tal: Futuro Quotidiano.

La nuova testata, diretta da Giam­piero Mar­razzo, la cui pub­bli­ca­zione era stata anti­ci­pata da Dago­spia circa un mese fa, avrà una reda­zione com­po­sta da un desk cen­trale, che verrà gestito da gior­na­li­sti pro­fes­sio­ni­sti seniors che si sono for­mati negli anni presso alcune delle più impor­tanti testate nazio­nali. A que­sti si aggiun­ge­ranno una serie di desk gestiti in remoto da col­la­bo­ra­tori indi­pen­denti che, facendo rife­ri­mento al cen­trale, aggior­ne­ranno i con­te­nuti del sito in tempo reale, anche per uti­liz­zare al meglio una delle prin­ci­pali pecu­lia­rità della Rete, la multimedialità.

La scelta del nome, Futuro Quo­ti­diano, rispec­chia lo spi­rito gior­na­li­stico con il quale si strut­tu­rerà l’intero impianto edi­to­riale: la sele­zione delle noti­zie e dei ser­vizi [poli­tici, eco­no­mici, legati all’energia, all’Expo ’15, all’agenda digi­tale, al turi­smo e alla cul­tura], insieme al taglio dei pezzi saranno tutti impron­tati al futuro, quello che va da “adesso a domani”: uno sce­na­rio che nell’immaginario col­let­tivo man­tiene ancora un’accezione posi­tiva e allo stesso tempo non perde di concretezza.

Futuro Quo­ti­diano intende pro­durre news e inchie­ste esclu­sive, lon­tane dall’informazione gene­ra­li­sta. Una scelta di posi­zio­na­mento ben pre­cisa, distante dai ten­ta­tivi rea­liz­zati sin ora, che potrebbe essere, final­mente, un rife­ri­mento di suc­cesso. L’immagine sot­to­stante rias­sume i key pil­lars della nascita del nuovo quo­ti­diano all digital.

A tutta la reda­zione della testata un grosso in bocca al lupo da parte mia e di tutta DataMediaHub.

Futuro Quotidiano

pubblicitànew1
Pubblicato il 7 luglio 2014 by Lelio Simi, Massimo Gentile, Andrea Nelson Mauro, Pier Luca Santoro

Gruppi Editoriali: La Crisi della Pubblicità in 3 Grafici

Nuovo aggior­na­mento della nostra pub­bli­ca­zione di gra­fici e dati aggre­gati dei bilanci di alcuni dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo le pun­tate su Fat­tu­rato e Per­so­nale que­sta volta ci occu­piamo di una para­me­tro fon­da­men­tale nella let­tura del qua­dro eco­no­mico dell’editoria: i ricavi da pub­bli­cità. [i gruppi presi in con­si­de­ra­zione sono: RcsGruppo EspressoGruppo Edi­to­riale Mon­da­doriGruppo 24 OrePoli­gra­fici Edi­to­rialeCalta­girone Edi­tore]

Secondo il recente rap­porto della Fieg “La stampa in Ita­lia 2011–2013 [uscito ad aprile di quest’anno, di cui abbiamo pub­bli­cato la sin­tesi] il fat­tu­rato com­ples­sivo dei quo­ti­diani e dei perio­dici, per quanto attiene l’advertising, in Ita­lia è pas­sato dai 1.588 milioni di euro del 2012 ai 1.252 milioni del 2013 con una fles­sione in un solo anno di 306 milioni, che per­cen­tual­mente cor­ri­sponde a un meno 21,2 [fonte: Osser­va­to­rio Stampa FCP].

Noi in que­sta nostra prima rac­colta di dati abbiamo foca­liz­zato la nostra atten­zione sui bilanci dei gruppi nel loro com­plesso quindi non solo nelle atti­vità di edi­to­riali rela­tive ai gior­nali e perio­dici. Fatta, nuo­va­mente, que­sta dove­rosa pre­messa, va detto che il dato aggre­gato dei sei tra i mag­giori attori del mer­cato edi­to­riale ita­liano con­ferma, in maniera ancora più evi­dente del rap­porto Fieg, una ten­denza al declino degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari con una fles­sione tra il dato del 2009 e quello del 2013 anni del 31% e un totale che sfiora i 600 milioni di euro.

I due gra­fici sot­to­stanti mostrano l’andamento gene­rale negli ultimi cin­que eser­cizi di bilan­cio dei sei gruppi presi in con­si­de­ra­zione. Evi­den­ziano l’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari per cia­scuno dei sin­goli gruppi sia in per­cen­tuale che in valori assoluti.

Si passa da un calo del 19% del Gruppo 24Ore al – 43% del Gruppo Mon­da­dori; quello che per­cen­tual­mente ha la ten­denza peg­giore. Il primo dei due gra­fici evi­den­zia la rile­vanza di RCS Media­group e del Gruppo Espresso-Repubblica che da soli pesano oltre due terzi del totale a fine 2013.

È bene ricor­dare come, per quanto riguarda la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, molti dei sog­getti presi in con­si­de­ra­zione ope­rino come “con­ces­sio­nari” anche per testate, sia tra­di­zio­nali che online, di terzi e quindi il calo coin­volga anche altri sog­getti indi­ret­ta­mente relazionati.

pubblicitànew1 Per ingran­dire a tutta pagina clicca sul grafico

PUBBLICITàNEW2

Per ingran­dire a tutta pagina clicca sul grafico

Il terzo gra­fico è rela­tivo alla varia­zione per­cen­tuale dei ricavi pub­bli­ci­tari anno su anno: un anda­mento molto simile per tutti i gruppi che dise­gna un’”onda” quasi tutta com­presa nella parte nega­tiva del gra­fico, con una par­ziale ripresa tra 2010 e 2011 ed il nuovo calo negli anni successivi.

Dei circa 600 milioni di euro di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria “bru­ciati” dal 2009 al 2013, 260 sono rela­tivi alle per­dite di fat­tu­rato dell’ultimo anno — pari all’85% del calo del totale mer­cato — con una ten­denza che non accenna a ral­len­tare la corsa al ribasso.

Per ingran­dire il gra­fico a tutta pagina clicca qui

Gruppi edi­to­riali– Ricavi Pubblicitari

Testata
2009
2010
2011
2012
2013
2009–2013
var % 2013–2009
Gruppo Espresso496,90528,40534,70476,30403,0093,90–19
Gruppo 24 Ore187,60182,80171,80144,30128,0059,60–32
RCS709,70759,60730,90586,10476,00233,70–33
Cal­ta­gi­rone Editore160,65155,98139,86113,3898,3062,36–39
Poli­gra­fici Editoriale103,23104,5298,0281,5965,7137,52–36
Gruppo Mon­da­dori250,40233,90219,90172,90141,60108,80–43
Totale1.908,481.965,201.895,181.574,561.312,61595,88–31
Gruppi edi­to­riali– Ricavi Pub­bli­ci­tari RCS, Mon­da­dori, Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone

Que­sto sli­de­show richiede JavaScript.

Gli altri arti­coli sullo spe­ciali dei bilanci dei gruppi editoriali:

Gruppi Edi­to­riali: il taglio del per­so­nale in tre gra­fici
Gruppi Edi­to­riali: il crollo dei bilanci in sei gra­fici
Edi­to­ria: cata­logo ragio­nato dei “tagli” in redazione

Newer Posts
Older Posts