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Posted on 16 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Sha­ke­speare & Social Media — 5 modi con i quali Sha­ke­speare può aiu­tarvi a postare con­te­nuti effi­caci sui social media.
  • Apple News — Se prima era impor­tante essere pre­senti con i pro­pri con­te­nuti su Goo­gle News, ora lo è altret­tanto per Apple News. Una guida su come far inclu­dere la vostra pubblicazione.
  • Influen­cer Mar­ke­ting - McKin­sey ha ana­liz­zato il pro­cesso d’acquisto di 20mila con­su­ma­tori euro­pei e deter­mi­nato il valore del ruolo degli influen­cers in tal senso.
  • L’influenza di Face­book sul Con­sumo d’Informazione — In cin­que gra­fici l’influenza di Face­book sul con­sumo d’informazione. Senza però dimen­ti­care l’altro lato della meda­glia: Face­book con­trolla quali news le per­sone leg­gono e que­sto è indub­bia­mente un problema.
  • Gior­na­li­smo Digi­tale - Lara Setra­kian, nel suo per­corso da gior­na­li­sta a busi­ness ana­lyst [e ritorno], lan­cia News Dee­ply. Per ora è un suc­cesso.
  • Anziani Arzilli - For­bes Media, con 98 anni di sto­ria alle spalle, genera il 70% dei pro­pri ricavi dal digi­tale e per far cre­scere in maniera espo­nen­ziale il traf­fico poco social e forte foca­liz­za­zione su search engine opti­mi­za­tion. “Bonus track” sul tema una sito­gra­fia su edi­to­ria, gior­na­li­smo e SEO.
  • Gli Ita­liani e la Frui­zione della ReteInda­gine Demo­po­lis per il Tg2: “gli ita­liani, la frui­zione di Inter­net e dei dispo­si­tivi mobili”. È in netta cre­scita in Ita­lia, gra­zie all’accesso mobile da smart­phone, la frui­zione della Rete. Si passa dal 48% del 2012, sino al 62% attuale di per­sone che acce­dono almeno 2–3 volte la set­ti­mana ad Internet.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 14 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Lenti & Grassi - Fré­dé­ric Fil­loux dalle colonne del suo apprez­za­bi­lis­simo Mon­day Note for­ni­sce un’analisi dei siti web delle prin­ci­pali testate inter­na­zio­nali. Emerge, ad esem­pio, che il sito del NYTi­mes ci mette 4 minuti e sca­rica 2 MB di dati solo per leg­gere un arti­colo. Le per­for­mance miglio­rano invece net­ta­mente se si usa un’applicazione per bloc­care gli ads. Come si suol dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso…
  • Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor — Mic, media com­pany con un forte orien­ta­mento ai mil­len­nials, cerca un Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor. In un pano­rama quale quello ita­liano dove pre­va­len­te­mente le testate non hanno delle figure all’interno della reda­zione spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cate ai social, la let­tura della job descrip­tion for­ni­sce la con­ferma del gap esistente.
  • Wha­tsApp — L’uso di Wha­tsApp come canale di distri­bu­zione delle noti­zie, ma anche per il custo­mer ser­vice di aziende, è sem­pre più fre­quente ma di dif­fi­cile gestione. A risol­vere buona parte dei pro­blemi arriva Wasify stru­mento dav­vero inte­res­sante già adot­tato, ad esem­pio, dal Guardian.
  • Sce­na­rio a Medio Ter­mine — Secondo l’analisi di the­Me­dia­Brie­fing, il digi­tale domina le con­ver­sa­zioni ma a medio ter­mine, nel 2020, anche in mer­cati più “evo­luti” di quello ita­liano la carta con­ti­nuerà a dominare.
  • iWatch — Secondo i primi dati dispo­ni­bili sem­bra certo che l’orologio di Apple sia ben lon­tano da essere un suc­cesso ed anche ipo­tiz­zando un miglio­ra­mento nella ten­denza delle ven­dite la curva di ado­zione sarà comun­que molto più lenta di quella di iPhone e iPad. Oltre alle carat­te­ri­sti­che tec­ni­che non esat­ta­mente stra­bi­lianti è l’immagine del pro­dotto a pre­sen­tare delle lacune, a non essere uno sta­tus sym­bol come è invece per gli altri pro­dotti dell’azienda di Cuper­tino. Insomma in que­sto caso la line exten­tion è un flop.
  • Sna­p­chat — Il rede­sing dell’applicazione di mes­sag­gi­stica instan­ta­nea da ieri è impron­tato a valo­riz­zare mag­gior­mente la sezione “Disco­ver”, quella dedi­cata alle news.
  • Web Design — Un elenco di 10 e-books, sca­ri­ca­bili gra­tui­ta­mente, dedi­cati al Web design.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Facebook Vs Media

Fré­dé­ric Fil­loux ha spie­gato molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.

Come segna­lava da que­sti spazi Donata Colum­bro, non più tardi di venerdì scorso, con­ti­nua il dibat­tito sulla tra­sfor­ma­zione di Face­book in edi­tore o — in supe­ra­mico degli edi­tori. I gior­nali dovreb­bero stare in guar­dia, scrive Michael Wolff, met­tendo a con­fronto i pro­fitti che Net­flix, sito di film e serie tv in strea­ming a paga­mento, garan­ti­sce alle case di pro­du­zione [3 miliardi all’anno], rispetto a quelli pro­messi da Zuc­ker­berg [zero]. E Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”.

Anche Mathew Ingram pensa che darsi in pasto a Face­book sia un affare peri­co­loso, e il CEO di Dow Jones ha recen­te­mente ammo­nito gli edi­tori di non fic­carsi nell’affare come “delle gal­line senza testa” in una part­ner­ship che non pos­sono controllare.

Dall’ana­lisi swot effet­tuata circa un paio di mesi fa sulla que­stione [vd matrice sot­to­stante], sostan­zial­mente non mi pare che sus­si­stano i pre­sup­po­sti per ade­rire alla pro­po­sta di Face­book, ad Instant Arti­cles. Come con­su­lente scon­si­glie­rei cal­da­mente di farlo.

SWOT Instant Articles

Vi sono aspetti legati alle con­di­zioni d’uso di Face­book che lasciano più che per­plessi rispetto al con­trollo che le testate hanno ed avreb­bero sulla pub­bli­ca­zione dei loro con­te­nuti, ed infatti emerge ora che a par­tire dall’inizio di novem­bre di quest’anno Face­book intro­durrà delle varia­zioni signi­fi­ca­tive nella gestione dei dati dei pro­pri iscritti che acce­dono da mobile con il rischio che le infor­ma­zioni, la pro­fi­la­zione dei let­tori di un edi­tore ven­gano ven­duti ad una testata con­cor­rente e, soprat­tutto, aggra­vando ulte­rior­mente la posi­zione, già di domi­nio, del social net­work più popo­lato del pianeta.

Face­book è un bar, una piazza di paese dove incon­trare per­sone, com­pren­derne inte­ressi, moti­va­zioni, aspi­ra­zioni  e, soprat­tutto, appunto, dati, da inter­pre­tare cor­ret­ta­mente per tra­durli e ren­derli dispo­ni­bili a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dotti e nei ser­vizi for­niti, non è una piat­ta­forma di distri­bu­zione o, peg­gio, come si ritiene nella mag­gior parte dei casi ora, uno spa­zio dal quale esclu­si­va­mente dra­gare traf­fico al sito. Sven­dersi per 30 denari sarebbe dav­vero l’ennesima follia.

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Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Dopo qual­che giorno di assenza in cui mi sono con­cesso un breve periodo di ferie, ovvia­mente non retri­buite, riprende con cadenza rego­lare “Post-it”, sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Social Media Opti­mi­za­tion - Tra i basic per otte­nere buoni risul­tati attra­verso i social media, val­gono il tempo di let­tura le 5 regole di base della social media opti­mi­za­tion. In par­ti­co­lare, dal mio per­so­na­lis­simo osser­va­to­rio, mi pare che la 3 e la 5 siano com­ples­si­va­mente scar­sa­mente appli­cate ed invece dovreb­bero asso­lu­ta­mente far parte delle [buone] pra­ti­che quotidiane.
  • Misu­rare l’Impatto del Gior­na­li­smo — Nor­mal­mente si tende a misu­rare il valore dell’impatto del gior­na­li­smo in ter­mini di cre­scita iden­ti­fi­cando que­sto ele­mento in ter­mini di cre­scita dell’audience, ma ci sono molti altri ele­menti da tenere in con­si­de­ra­zione e che deb­bono essere misurati.
  • Cul­tura Digi­tale — Il digi­tale è tec­no­lo­gia ma, soprat­tutto, cul­tura all’interno delle orga­niz­za­zioni e delle per­sone di cui que­ste sono costi­tuite. In un’intervista il Vice Pre­si­dente di Goo­gle US sales and ope­ra­tions dispensa buoni con­si­gli su cosa le orga­niz­za­zioni tra­di­zio­nali [inclusa l’editoria ovvia­mente] pos­sono appren­dere da quelle native digi­tali in quest’ambito.
  • Glo­bal Crea­ti­vity Index — Il ran­king di 139 nazioni [Ita­lia inclusa], in base a sei indi­ca­tori chiave, dell’abilità di cia­scuna di que­ste di com­pe­tere e pro­spe­rare nella “nuova creativity-powered kno­w­ledge eco­nomy”. Alcune con­ferme ma non man­cano le sorprese.
  • Con­tent Mar­ke­ting - Acro­linx, una piat­ta­forma che aiuta molti dei mar­chi [ri]conosciuti al mondo di creare con­te­nuti più coin­vol­genti, più frui­bili e gra­de­voli. Ha rea­liz­zato un nuovo rap­porto inti­to­lato The Con­tent Glo­bal Index Impact, che con­di­vide i risul­tati della sua ana­lisi det­ta­gliata dei con­te­nuti del mondo. Uti­liz­zando un esclu­sivo motore di ana­lisi lin­gui­sti­che, il suo soft­ware ha ana­liz­zato 150.000 pagine web rivolte al pub­blico di 340 aziende di tutto il mondo per un totale 20 milioni di frasi e più di 160 milioni di parole. I risul­tati sono dav­vero interessanti.
  • Il Futuro del Digi­tale è la Stampa - Anche se solo a leg­gere il titolo avete storto il naso, o forse pro­prio per­chè molto pro­ba­bil­mente lo avete fatto, avete un motivo in più per vedere il webi­nar “The future of digi­tal is print”. Vi anti­cipo solo uno dei nume­rosi takea­ways: “Ele­vate short-lived digi­tal suc­ces­ses to high-quality print pro­ducts”. Secondo me ha senso. Come sem­pre com­ment is free…
  • Agen­zie di Stampa Irre­spon­sa­bili — Reu­ters, una delle più impor­tanti agen­zia di stampa inter­na­zio­nali, pub­blica la sin­tesi dei risul­tati di una ricerca secondo la quale gli impie­gati che uti­liz­zano Twit­ter for­ni­reb­bero idee e risul­tati migliori alle aziende per cui lavo­rano rispetto ai loro col­le­ghi che invece non usano la piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri. In testa all’articolo viene ripor­tato: “Reu­ters is not respon­si­ble for the con­tent in this press release”. Invo­lu­zione dal mar­ke­ting alla mar­chetta dav­vero irresponsabile.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 6 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Crowd-Loving

Il recente arrivo di Kick­star­ter nel nostro Paese san­ci­sce defi­ni­ti­va­mente la rile­vanza del cro­w­d­fun­ding anche alle nostre lati­tu­dini. Forma di finan­zia­mento di idee, di ini­zia­tive, che riguarda, anche, il com­parto edi­to­riale in cui a fronte di per­dita di posti di lavoro e sta­ti­cità dell’offerta in molti casi gruppi di gior­na­li­sti scel­gono que­sta strada per ten­tare di lan­ciare la pro­pria ini­zia­tiva, la pro­pria testata.

Quando, al ter­mine della cam­pa­gna, di suc­cesso, di cro­w­d­fun­ding in soste­gno alla rea­liz­za­zione dell’edizione 2014 del Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia com­men­tai le ragioni del buon esito dell’iniziativa coniai un neo­lo­gi­smo par­lando di crowd-loving per defi­nirne, in estrema sin­tesi, la natura.

Allora una comu­nità di per­sone, suf­fi­cien­te­mente nume­rosa, si aggregò spon­ta­nea­mente, in appa­renza, per soste­nere il festi­val. In realtà, osser­vando le con­nes­sioni ed i nodi prin­ci­pali, come mostra l’immagine sot­to­stante, si nota come diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente la comu­nità di per­sone fosse già inter­con­nessa e attiva e si trat­tasse “sola­mente” di attivarla.

Crowdfunding ijf14

Per un’iniziativa dal buon esito sono molte quelle fal­li­men­tari. Il prin­ci­pale motivo risiede nella non com­pren­sione del fatto che il cro­w­d­fun­ding ha biso­gno, appunto, di crowd-loving, di comu­nità di per­sone aggre­gate intorno ad un valore comune come con­fer­mano i molti casi inter­na­zio­nali.

A memo­ria, per quanto riguarda il pano­rama nazio­nale, il mag­gior caso di suc­cesso che si ricordi è quello de “Il Fatto Quo­ti­diano”, unica testata soprav­vis­suta tra quelle lan­ciate nell’ultimo decen­nio, che ben prima di uscire in edi­cola [e online] fu capace di aggre­gare una comu­nità di per­sone intorno ad un valore e ad otte­nere il loro soste­gno eco­no­mico otte­nendo un numero straor­di­na­rio di abbo­na­menti ancor prima che uscisse il gior­nale sulla fidu­cia, in base all’identificazione, al sen­tore comune di quel vasto gruppo di individui.

Qua­lun­que sia la vostra idea, il vostro pro­getto edi­to­riale, iden­ti­fi­cate i valori comuni tra la vostra ini­zia­tiva e quella di un gruppo di per­sone, potre­ste addi­rit­tura sco­prire che que­sta comu­nità, que­sto insieme di comu­nità già esi­ste e dovete “sem­pli­ce­mente” entrare in rela­zione con loro e attivarla.

Il cro­w­d­fun­ding non è que­stione di soldi, ma di comu­nità, di crowd-loving, senza com­mu­nity mana­ge­ment non vi sono pos­si­bi­lità di successo.

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