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Advertising Online Italia 1st 2015
Posted on 28 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Advertising Online Italia

Sono stati resi pub­blici i dati del primo seme­stre rela­tivi all’advertising online nel nostro Paese.

Il mese di giu­gno chiude al –6.9% por­tando il pro­gres­sivo dell’anno al — 3.1% rispetto al pari per­diodo dell’anno pre­ce­dente. Ad esclu­sione del mese di marzo tutti gli altri mesi hanno un trend nega­tivo. Ten­denza par­ti­co­lar­mente accen­tuata per quanto riguarda il display web, che pesa circa il 94% del totale, che cala del 7.2% nel mese e del 3.5% in progressivo.

Il display, secondo le stime Niel­sen, su un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo del mer­cato ita­liano della pub­bli­cità di circa 800 aziende inve­sti­trici, che con­fer­mano il calo anche in ter­mini di quota sul totale, pesa circa un terzo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari online. Per con­tro sono video e social a regi­strare incre­menti a due cifre, rispet­ti­va­mente del +16% e +46%.

Digital Italia Nielsen

Nel nostro Paese, secondo quanto pub­bli­cato dal Wall Street Jour­nal in que­sti giorni, oltre il 16% degli annunci online viene bloc­cato con le appo­site appli­ca­zioni dispo­ni­bili e dun­que non viene visua­liz­zato. È sia l’invasività della pub­bli­cità online ad infa­sti­dire le per­sone che il ral­len­ta­mento che que­sta causa nel cari­ca­mento dei con­te­nuti d’interesse. Infatti, in base ai dati pub­bli­cati, la velo­cità di cari­ca­mento delle pagine dei quo­ti­diani online migliora sen­si­bil­mente uti­liz­zando i tool per bloc­care l’advertising.

Si tratta di un feno­meno in cre­scita espo­nen­ziale che spinge qual­cuno addi­rit­tura ad imma­gi­nare un futuro non troppo lon­tano in cui gli annunci pub­bli­ci­tari scom­pa­ri­ranno dai siti web dei gior­nali online. Che si tratti di di un desi­de­rio, di una pre­vi­sione azzar­data o meno, quel che è certo è che i modelli di busi­ness fon­dati esclu­si­va­mente sulla pub­bli­cità hanno sem­pre meno spe­ranza di successo.

Vi sono ele­menti strut­tu­rali di cam­bia­mento nel pro­cesso di rela­zione e comu­ni­ca­zione tra per­sone e brand, imprese, alle quali gli attuali for­mat di comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, anche online, non sono in grado di dare una rispo­sta utile. La pub­bli­cità diviene sem­pre più, nella migliore delle ipo­tesi, un fasti­dio da sop­por­tare per poter fruire di con­te­nuti che inte­res­sano le persone.

Ad wars

Hope Salvagente
Posted on 20 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Twit­ter NON è un Fax - Sabato la vignetta di Gian­nelli sul Cor­sera pro­voca lo sde­gno di mol­tis­sime per­sone sia su Face­book che su Twit­ter, dove l’hashtag #Gian­nelli diviene addi­rit­tura tren­ding topic nel silen­zio del gior­nale e del dise­gna­tore che non rispon­dono alle cri­ti­che se non diverse ore dopo per poi ripiom­bare nel silen­zio più asso­luto. Twit­ter NON è un fax…
  • Com­mu­ni­ties per Gior­na­li­sti — Un elenco di 15 com­mu­nity per gior­na­li­sti, da quelle dedi­cate ai free­lance agli open data pas­sando per mobile jour­na­lism e chat.
  • #Jesu­si­schar­lie - Lau­rent Sou­ris­seau, edi­tor e pro­prie­ta­rio del 40% di Char­lie Hebdo, a sei mesi dal tra­gico attacco ter­ro­ri­stico dichiara che non ver­ranno più pub­bli­cate vignette sul Pro­feta in una sorta di “abbiamo già dato”. Com­ment is free.
  • Data Jour­na­lism — Dal Guar­dian a Pro­Pu­blica, una rac­colta di 8 fan­ta­stici esempi di data journalism.
  • I Social Piat­ta­forme di Mar­ke­ting & Distri­bu­zione o di Pub­bli­ca­zione? -  Secondo il chief mar­ke­ting offi­cer di News UK, Chris Dun­can, “Social is a mas­sive oppor­tu­nity for us to con­nect with large scale audien­ces but as a distri­bu­tion and mar­ke­ting plat­form rather than a publi­shing one”. Per molti altri invece, come il CEO di Daily Mail North Ame­rica o il gene­ral mana­ger di CNN Digi­tal, il pro­blema non si pone. Per­so­nal­mente con­di­vido la visione di Emily Bell sulla questione.
  • Una Testata Gior­na­li­stica Web è Assi­mi­la­bile a quella Tra­di­zio­nale - Il gior­nale on line, al pari di quello car­ta­ceo, non può essere oggetto di seque­stro pre­ven­tivo. Forum, blog, new­slet­ter, new­sgroup, mai­ling list, pagine Face­book “sono cer­ta­mente espres­sione del diritto di mani­fe­stare libe­ra­mente il pro­prio pen­siero, ma non pos­sono godere delle garan­zie costi­tu­zio­nali in tema di seque­stro della stampa”. Lo ha deciso la Cassazione.
  • Digi­tal Mar­ke­ting — Il Gruppo Gaz­zetta di Parma e la sua con­ces­sio­na­ria ed agen­zia Publiedi assu­mono un Digi­tal Mar­ke­ting Sales Account, Da come viene descritta la posi­zione sem­bra un’opportunità inte­res­sante, non­ché l’evidenza dello svi­luppo di nuove aree di busi­ness per la testata in questione.

Hope Salvagente

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 16 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Sha­ke­speare & Social Media — 5 modi con i quali Sha­ke­speare può aiu­tarvi a postare con­te­nuti effi­caci sui social media.
  • Apple News — Se prima era impor­tante essere pre­senti con i pro­pri con­te­nuti su Goo­gle News, ora lo è altret­tanto per Apple News. Una guida su come far inclu­dere la vostra pubblicazione.
  • Influen­cer Mar­ke­ting - McKin­sey ha ana­liz­zato il pro­cesso d’acquisto di 20mila con­su­ma­tori euro­pei e deter­mi­nato il valore del ruolo degli influen­cers in tal senso.
  • L’influenza di Face­book sul Con­sumo d’Informazione — In cin­que gra­fici l’influenza di Face­book sul con­sumo d’informazione. Senza però dimen­ti­care l’altro lato della meda­glia: Face­book con­trolla quali news le per­sone leg­gono e que­sto è indub­bia­mente un problema.
  • Gior­na­li­smo Digi­tale - Lara Setra­kian, nel suo per­corso da gior­na­li­sta a busi­ness ana­lyst [e ritorno], lan­cia News Dee­ply. Per ora è un suc­cesso.
  • Anziani Arzilli - For­bes Media, con 98 anni di sto­ria alle spalle, genera il 70% dei pro­pri ricavi dal digi­tale e per far cre­scere in maniera espo­nen­ziale il traf­fico poco social e forte foca­liz­za­zione su search engine opti­mi­za­tion. “Bonus track” sul tema una sito­gra­fia su edi­to­ria, gior­na­li­smo e SEO.
  • Gli Ita­liani e la Frui­zione della ReteInda­gine Demo­po­lis per il Tg2: “gli ita­liani, la frui­zione di Inter­net e dei dispo­si­tivi mobili”. È in netta cre­scita in Ita­lia, gra­zie all’accesso mobile da smart­phone, la frui­zione della Rete. Si passa dal 48% del 2012, sino al 62% attuale di per­sone che acce­dono almeno 2–3 volte la set­ti­mana ad Internet.

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Posted on 14 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Lenti & Grassi - Fré­dé­ric Fil­loux dalle colonne del suo apprez­za­bi­lis­simo Mon­day Note for­ni­sce un’analisi dei siti web delle prin­ci­pali testate inter­na­zio­nali. Emerge, ad esem­pio, che il sito del NYTi­mes ci mette 4 minuti e sca­rica 2 MB di dati solo per leg­gere un arti­colo. Le per­for­mance miglio­rano invece net­ta­mente se si usa un’applicazione per bloc­care gli ads. Come si suol dire, chi è causa del suo mal pianga se stesso…
  • Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor — Mic, media com­pany con un forte orien­ta­mento ai mil­len­nials, cerca un Twit­ter Pro­gram­ming Edi­tor. In un pano­rama quale quello ita­liano dove pre­va­len­te­mente le testate non hanno delle figure all’interno della reda­zione spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cate ai social, la let­tura della job descrip­tion for­ni­sce la con­ferma del gap esistente.
  • Wha­tsApp — L’uso di Wha­tsApp come canale di distri­bu­zione delle noti­zie, ma anche per il custo­mer ser­vice di aziende, è sem­pre più fre­quente ma di dif­fi­cile gestione. A risol­vere buona parte dei pro­blemi arriva Wasify stru­mento dav­vero inte­res­sante già adot­tato, ad esem­pio, dal Guardian.
  • Sce­na­rio a Medio Ter­mine — Secondo l’analisi di the­Me­dia­Brie­fing, il digi­tale domina le con­ver­sa­zioni ma a medio ter­mine, nel 2020, anche in mer­cati più “evo­luti” di quello ita­liano la carta con­ti­nuerà a dominare.
  • iWatch — Secondo i primi dati dispo­ni­bili sem­bra certo che l’orologio di Apple sia ben lon­tano da essere un suc­cesso ed anche ipo­tiz­zando un miglio­ra­mento nella ten­denza delle ven­dite la curva di ado­zione sarà comun­que molto più lenta di quella di iPhone e iPad. Oltre alle carat­te­ri­sti­che tec­ni­che non esat­ta­mente stra­bi­lianti è l’immagine del pro­dotto a pre­sen­tare delle lacune, a non essere uno sta­tus sym­bol come è invece per gli altri pro­dotti dell’azienda di Cuper­tino. Insomma in que­sto caso la line exten­tion è un flop.
  • Sna­p­chat — Il rede­sing dell’applicazione di mes­sag­gi­stica instan­ta­nea da ieri è impron­tato a valo­riz­zare mag­gior­mente la sezione “Disco­ver”, quella dedi­cata alle news.
  • Web Design — Un elenco di 10 e-books, sca­ri­ca­bili gra­tui­ta­mente, dedi­cati al Web design.

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Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Facebook Vs Media

Fré­dé­ric Fil­loux ha spie­gato molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.

Come segna­lava da que­sti spazi Donata Colum­bro, non più tardi di venerdì scorso, con­ti­nua il dibat­tito sulla tra­sfor­ma­zione di Face­book in edi­tore o — in supe­ra­mico degli edi­tori. I gior­nali dovreb­bero stare in guar­dia, scrive Michael Wolff, met­tendo a con­fronto i pro­fitti che Net­flix, sito di film e serie tv in strea­ming a paga­mento, garan­ti­sce alle case di pro­du­zione [3 miliardi all’anno], rispetto a quelli pro­messi da Zuc­ker­berg [zero]. E Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”.

Anche Mathew Ingram pensa che darsi in pasto a Face­book sia un affare peri­co­loso, e il CEO di Dow Jones ha recen­te­mente ammo­nito gli edi­tori di non fic­carsi nell’affare come “delle gal­line senza testa” in una part­ner­ship che non pos­sono controllare.

Dall’ana­lisi swot effet­tuata circa un paio di mesi fa sulla que­stione [vd matrice sot­to­stante], sostan­zial­mente non mi pare che sus­si­stano i pre­sup­po­sti per ade­rire alla pro­po­sta di Face­book, ad Instant Arti­cles. Come con­su­lente scon­si­glie­rei cal­da­mente di farlo.

SWOT Instant Articles

Vi sono aspetti legati alle con­di­zioni d’uso di Face­book che lasciano più che per­plessi rispetto al con­trollo che le testate hanno ed avreb­bero sulla pub­bli­ca­zione dei loro con­te­nuti, ed infatti emerge ora che a par­tire dall’inizio di novem­bre di quest’anno Face­book intro­durrà delle varia­zioni signi­fi­ca­tive nella gestione dei dati dei pro­pri iscritti che acce­dono da mobile con il rischio che le infor­ma­zioni, la pro­fi­la­zione dei let­tori di un edi­tore ven­gano ven­duti ad una testata con­cor­rente e, soprat­tutto, aggra­vando ulte­rior­mente la posi­zione, già di domi­nio, del social net­work più popo­lato del pianeta.

Face­book è un bar, una piazza di paese dove incon­trare per­sone, com­pren­derne inte­ressi, moti­va­zioni, aspi­ra­zioni  e, soprat­tutto, appunto, dati, da inter­pre­tare cor­ret­ta­mente per tra­durli e ren­derli dispo­ni­bili a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dotti e nei ser­vizi for­niti, non è una piat­ta­forma di distri­bu­zione o, peg­gio, come si ritiene nella mag­gior parte dei casi ora, uno spa­zio dal quale esclu­si­va­mente dra­gare traf­fico al sito. Sven­dersi per 30 denari sarebbe dav­vero l’ennesima follia.

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