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DAUS Facebook
Pubblicato il 29 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto Facebook in 19 Grafici

Sono stati pre­sen­tati ieri i risul­tati economico-finanziari di Face­book rela­tivi al terzo tri­me­stre di quest’anno.

Oltre ai dati di bilan­cio sono stati dif­fusi anche i numeri sull’utilizzo del social net­work più popo­loso del mondo. Nella pre­sen­ta­zione sot­to­stante, per como­dità di let­tura, ho ripreso le slide pub­bli­cate da Face­book al riguardo.

Gli utenti attivi gior­nal­mente cre­scono del 18.6% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 e la quota di coloro che usano quo­ti­dia­na­mente Face­book passa dal 61 al 64% degli utenti mensili.

Incre­mento del 38.6% degli utenti gior­na­lieri da mobile che ora sono 703 milioni [81% del totale]. Coloro che uti­liz­zano Face­book solo da mobile sono 406 milioni, il 30% degli utenti men­sili. Men­tre gli utenti men­sili sono 1,35 miliardi di per­sone [+18% vs terzo trim. 2013]. UNa parte cospi­cua dell’espansione è dovuta alla cre­scita di iscritti in Asia ma anche in USA ed Europa con­ti­nua il trend più che positivo.

I ricavi cre­scono del 58% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 anche se i mar­gini si ridu­cono a causa degli inve­sti­menti delle acquisizioni.

L’ARPU [Ave­rage Reve­nue per User] è signi­fi­ca­ti­va­mente più ele­vata — circa il tri­plo — per gli USA rispetto all’Europa. Deci­sa­mente più ridotta per Asia e resto del mondo.

Growth
Pubblicato il 28 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

La Creazione di Valore Aggiunto per l’Industria dell’Informazione

Non più tardi di ieri, a con­clu­sione della sin­tesi dell’ana­lisi di Medio­banca sui bilanci dei 7 mag­giori gruppi edi­to­riali del nostro Paese, tra gli ele­menti che citavo, par­lavo della neces­sità di un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.

Sem­pre ieri il Finan­cial Times ha annun­ciato il lan­cio di  FirstFT, nuovo pro­dotto edi­to­riale del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario che il new head of aggre­ga­tion  del gior­nale [figura pro­fes­sio­nale che al pari di molte altre non  mi pare attual­mente pre­sente nelle reda­zioni dei nostri gior­nali] descrive così:

In an age of infor­ma­tion over­load where rea­ders are shy­ing away from the per­pe­tual social media stream, tru­sted edi­to­rial judg­ment and aggre­ga­tion is an increa­sin­gly valua­ble con­ve­nience for busy rea­ders. FirstFT is care­fully craf­ted, ana­ly­sed and illu­stra­ted by our world-class jour­na­lists and pro­vi­des a new way for rea­ders to get the FT’s take on the essen­tial news of the day.

Allo stesso tempo, Blendle, iTu­nes del gior­na­li­smo che pro­pone la ven­dita di sin­goli arti­coli  a prezzi varia­bili tra tra € 0,10 e € 0,80 al pezzo, annun­ciava di aver rice­vuto la non tra­scu­ra­bile somma di 3.8 milioni di dol­lari da The New York Times Com­pany e da Axel Sprin­ger per favo­rire l’espansione di que­sta start-up Olan­dese in tutta Europa.

Anche nel nostro Paese è recente il pas­sag­gio a paga­mento di Good Mor­ning Ita­lia, ser­vi­zio di accu­rata sele­zione delle noti­zie nazio­nali ed inter­na­zio­nali tanto apprez­zatonato da gior­na­li­sti impie­gati nelle reda­zioni di diverse testate che evi­den­te­mente hanno avuto poco spa­zio e ascolto “costrin­gen­doli” ad un’iniziativa auto­noma al di fuori del loro prin­ci­pale ambito lavorativo.

Win Win

Da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*], piat­ta­forma che offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­tori, la pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

La crea­zione di valore aggiunto per l’industria dell’informazione passa, anche, dalla sot­tra­zione, dal non imporre con­te­nuti che non inte­res­sano, dal sele­zio­nare per il let­tore quel che è è rile­vante per lui e sola­mente per lui e per il quale dun­que cre­scerà la pro­pen­sione a pagare per la fruizione.

Growth

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto ha ope­rato come con­su­lente, anche, per Etalia.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali
Pubblicato il 27 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Principali Gruppi Editoriali Italiani 2009 — 2013 & 1° semestre 2014

Mer­co­ledì 22 otto­bre scorso Il Fatto Quo­ti­diano ha pub­bli­cato, sulla ver­sione car­ta­cea del gior­nale, un arti­colo che ripren­deva i risul­tati di un’analisi sui bilanci dei prin­ci­pali gruppi edi­to­riali con­dotta dal Uffi­cio Studi di Mediobanca.

Arti­colo molto inte­res­sante, anche se forse dal titolo ecces­si­va­mente scan­da­li­stico, ripreso in maniera ancor più sen­sa­zio­na­li­stica, come’abitudine, da Dago­spia.

Sette Sorelle

Come viene ripor­tato nell’articolo, lo stu­dio è dispo­ni­bile sul sito dell’Ufficio Studi di Medio­banca. Visto che lo stu­dio inte­gra l’analisi effet­tuata dal nostro gruppo di lavoro [1, 2, 3 & 4] aggior­nan­dola con i dati del primo seme­stre 2014, al di là di quanto scritto da Il Fatto Quo­ti­diano, mi pare utile appro­fon­dire quanto emerge.

I gruppi edi­to­riali presi in con­si­de­ra­zione sono 7: Gruppo RCS Media­Group, Gruppo Mon­da­dori, Gruppo Edi­to­riale L’Espresso, Gruppo Il Sole 24 ORE, Gruppo Mon­rif, Gruppo Cal­ta­gi­rone Edi­tore ed Edi­trice La Stampa. Si stima che nel loro insieme i sette gruppi con­si­de­rati rap­pre­sen­tino a fine 2013 il 70% circa dei ricavi com­ples­sivi del set­tore edi­to­riale italiano.

L’evoluzione recente dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani si inqua­dra in una ten­denza di più lungo periodo che ha visto in Ita­lia un dif­fuso pro­cesso di disaf­fe­zione verso la carta stam­pata quo­ti­diana. Secondo i dati FIEG a tutto il 2013 le ven­dite dei quo­ti­diani sono calate del 45% rispetto al 1990, feno­meno fat­tosi par­ti­co­lar­mente intenso dal 2008 [-31%]. Nel quin­quen­nio 2009–2013 i ricavi aggre­gati dei sette mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani hanno segnato una fles­sione del 27,7%, ovvero dai 5,8 mld. di euro del 2009 ai 4,2 mld. del 2013.

In det­ta­glio le ridu­zioni hanno riguar­dato la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria [-31,3]), la dif­fu­sione [-29%] e i ricavi acces­sori (-16,7%). Il calo più con­si­stente riguarda RCS [-40,4%], su cui ha pesato anche la ces­sione del Gruppo fran­cese Flam­ma­rion nel set­tem­bre 2012 — oltre 200 milioni di euro il suo giro d’affari — Gli altri Gruppi hanno per­duto quote di fat­tu­rato che oscil­lano tra il 29% di Cal­ta­gi­rone ed il 17% della Mon­da­dori che ha segnato il calo più contenuto.

Variazione Ricavi Gruppi Editoriali

La com­po­si­zione dei ricavi è varie­gata tra i Gruppi edi­to­riali: la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria è più rile­vante per L’Espresso e Cal­ta­gi­rone [rispet­ti­va­mente 56%-57% del totale], la dif­fu­sione conta di più in RCS, La Stampa e Mon­da­dori [53–55%].

Dav­vero pecu­liare la posi­zione de Il Sole 24 ORE, ove un quarto dei ricavi è gene­rato dall’area soft­ware, che ha por­tato ricavi attorno ai 100 milioni [prima essere ceduta nel mag­gio 2014!!!]. Mon­da­dori genera un quarto delle ven­dite dai libri, e Mon­rif che com­prende atti­vità alber­ghiere per circa 20 milioni di fatturato.

Nel quin­quen­nio Mon­da­dori ha subìto la mag­giore caduta di ricavi pub­bli­ci­tari [-43,2%], ma tutti gli edi­tori hanno segnato fles­sioni supe­riori al 30% con l’eccezione de L’Espresso che ha con­te­nuto la ridu­zione al 18,9%. 

È inte­res­sante notare come per il Gruppo Espresso, nel periodo preso in con­si­de­ra­zione, i ricavi “altri” cre­scano di ben l’80%. Incre­mento che però serve a poco nel risol­le­vare le sorti del gruppo in que­stione poi­chè si tratta di quello per il quale que­sta voce di ricavi ha la minor inci­denza sul bilancio.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014

Anda­mento che, come noto, ha tra­sci­nato l’occupazione che si è ridi­men­sio­nata nel quin­quen­nio del 22,3% coin­vol­gendo circa 4.200 dipen­denti [ed oltre 10mila edicolanti]. 

Down­si­zing, ricam­bio e prov­ve­di­menti con­trat­tuali [cassa inte­gra­zione e soli­da­rietà] però non hanno inciso in pari misura sul costo del lavoro, pas­sato dagli 82mila euro medi del 2009 agli 81mila del 2013. Ne ha risen­tito il Clup [costo del lavoro per unità di pro­dotto], cre­sciuto dal 94,3% al 109,5%.

La per­dita di com­pe­ti­ti­vità dei mag­giori edi­tori tra 2009 e 2013 è pari a 13,7 punti per­cen­tuali [dif­fe­ren­ziale tra la caduta di pro­dut­ti­vità del 14,9% e la mode­sta con­tra­zione del costo del lavoro uni­ta­rio dell’1,2%]. Mon­da­dori e RCS segnano il mag­giore dete­rio­ra­mento di com­pe­ti­ti­vità [-23 punti circa], Mon­rif e La Stampa i minori [8 e 9 punti rispettivamente].

Il mar­gine ope­ra­tivo netto è in deciso peg­gio­ra­mento per tutti i gruppi edi­to­riali presi in considerazione.

principali-gruppi-editoriali-italiani-2009-2013-e-primo-semestre-2014 CLUP & MON

Sulla base di un indice nor­ma­liz­zato che sin­te­tizza tre indi­ca­tori di effi­cienza, red­di­ti­vità ope­ra­tiva e strut­tura finan­zia­ria [Clup, MON/Fatturato e debito finanziario/capitale netto], si può rica­vare una clas­si­fica delle grandi società per per­for­mance com­ples­siva. Nel 2013 L’Espresso risulta il best per­for­mer, men­tre il Sole 24 ORE ha il pro­filo meno vir­tuoso. Nel 2009 L’Espresso occu­pava la mede­sima posi­zione, all’ultimo vi era La Stampa, l’unica società ad avere miglio­rato nell’ultimo quin­quen­nio la pro­pria posi­zione, recu­pe­rando due posti in clas­si­fica. Mon­da­dori si con­ferma seconda in clas­si­fica, seguita da Cal­ta­gi­rone e RCS [sta­bili al terzo e quarto posto]; Il Sole 24 ORE perde due posi­zioni scen­dendo in ultima posizione.

Performance Complessiva Gruppi Editoriali

Il rap­porto di Medio­banca sul pes­simo stato di salute dell’editoria ita­liana con­tiene molte altre infor­ma­zioni ed indi­ca­tori d’interesse. Come d’abitudine non posso che con­si­gliarne la let­tura inte­grale al di là della mia sintesi.

Gli aspri numeri indi­cano con chia­rezza che ad oggi nes­sun gruppo edi­to­riale è riu­scito a tro­vare il ban­dolo della matassa.

Più che nella ridu­zione degli orga­nici, che oltre un certo livello rischia ine­vi­ta­bil­mente di met­tere seria­mente a rischio la qua­lità del pro­dotto, dei gior­nali, si tratta di inter­ve­nire in ter­mini di strut­tu­ra­zione, rior­ga­niz­za­zione e riqua­li­fi­ca­zione degli stessi.

Quando, come in que­sto caso,  le imprese viag­giano su due binari paral­leli che, nella migliore delle ipo­tesi, non si incon­trano, con la parte gior­na­li­stica da un lato e quella gestio­nale dall’altro, come avviene nella grande mag­gio­ranza delle testate ancora oggi, le cose non pos­sono funzionare.

Composizione Organici Giornali

Più che sul taglio dei costi, dove­roso in tempi di crisi [a tal pro­po­sito si ram­menta il valore dell’infor­ma­tiz­za­zione delle edi­cole], si tratta di inter­ve­nire sulla cre­scita dei ricavi.

Cre­scita che deve passare:

  1. Attra­verso un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.
  2. Apren­dosi dav­vero al pub­blico, appro­prian­dosi anche a que­ste lati­tu­dini dell’idea di ope­ness sul quale si basa il cre­scente suc­cesso del Guardian
  3. Diven­tando punto di rife­ri­mento essen­ziale della pro­pria comu­nità di rife­ri­mento, costruendo intorno alla stessa una serie di bene­fici mate­riali ed imma­te­riali che con­sen­tano di valo­riz­zarla, anche economicamente
  4. Abban­do­nando l’attuale logica di gene­ra­zione di ricavi basata, anche per il digitale/online, solo sul bino­mio vendite-pubblicità, ricer­cando nuove fonti di ricavo [che esi­stono, volendo].

Buon lavoro.

Plans Internet

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Pubblicato il 24 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Come Sopravvivere alla Crisi della Carta Stampata

Terza pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al dilemma del pri­gio­niero ed a come soprav­vi­vere alla crisi della carta stam­pata, ovvero a quali nuovi modelli di busi­ness è pos­si­bile per­se­guire per sup­plire al calo di ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della carta stam­pata ai quali l’online, allo stato attuale delle cose, non rie­sce a sopperire.

newsbusinessmodels

Durante la tra­smis­sione, tra buona musica e la spie­ga­zione di per­chè credo che il dilemma del pri­gio­niero sia un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digi­tale, provo ad indi­care alcune pos­si­bili strade per il recu­pero dei ricavi in ambito digitale.

In par­ti­co­lare si parla di:

  • Shop­pa­ble
  • Mem­ber­ship
  • Rever­sed Paywall
  • Altre pos­si­bi­lità esistenti

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Mar­tedi pros­simo, 28.10.2014, si parla di Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i socialSi ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

ADV Online Sett 2014
Pubblicato il 22 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Adv Online in Italia Ristagna

Sono stati pub­bli­cati i dati  dell’Osservatorio FCP Assoin­ter­net sull’andamento dell’advertising online in Ita­lia, escluso search e social, a set­tem­bre e pro­gres­sivo dei primi nove mesi del 2014.

Se il trend dell’ultimo tri­me­stre pareva, final­mente, indi­care una posi­ti­vità degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web, set­tem­bre segna un calo del 6%. La sud­di­vi­sione per device/strumento vede il Web al — 6,8%, mobile +14,8%, tablets + 6,1%, smart tv/console — 53,8% rispetto al set­tem­bre 2013.

Il mobile è l’unico che con­ti­nua sta­bil­mente a cre­scere a dop­pia cifra da ini­zio anno ma rap­pre­senta ancora una fetta ristretta del totale degli inve­sti­menti [4.9%]. Inin­fluenti gli inve­sti­menti su tablet e smart tv/console. Per con­tro il Web, che costi­tui­sce la fetta pre­do­mi­nante, con­ti­nua il pro­prio calo ed il pro­gres­sivo dei primi nove mesi segna un –1%.

Cer­ta­mente “vac­che grasse” di que­sti tempi visti i crolli ver­ti­cali degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per gli altri media tra­di­zio­nali, ma comun­que un indi­ca­tore di come, al di là degli aspetti con­giun­tu­rali, le imprese abbiano cre­scente con­sa­pe­vo­lezza dell’inef­fi­ca­cia del display adv e spo­si­tino l’allocazione di bud­get pub­bli­ci­tari su altri mezzi anche in Rete a comi­ni­ciare dai social ads.

I dati [di]mostrano come anche da que­sta pro­spet­tiva le spe­ranze di recu­peri con­tri­bu­tivi per la mag­gior parte degli edi­tori resti una chi­mera con­fer­mando ancora una volta la neces­sità di uscire dal vetu­sto modello di busi­ness vendite-pubblicità anche, o forse soprat­tutto, per quanto riguarda l’online.

PLS OdG
Pubblicato il 14 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Digitale [e dintorni]

Sono stati pub­bli­cati i video della pre­sen­ta­zione della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di Digit2014. 

È una serie di sette video con la pre­sen­ta­zione della sin­tesi dei risul­tati da parte di Pino Rea, coor­di­na­tore del cruppo di lavoro del Cnog che ha con­dotto la ricerca in aper­tura dell’incontro, un ulte­riore appro­fon­di­mento da parte del sot­to­scritto, e gli inter­venti di Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, ed il Pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, seguiti da quello del segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi.

Inter­venti, gli ultimi due [quelli di Iaco­pino e Siddi], che hanno gene­rato una rea­zione tanto pacata quanto decisa da parte mia. Nel video sot­to­stante, dal minuto 7:21, potete ascol­tare le mie parole, la mia per­so­nale visione su una serie di argo­menti che vanno dall’organizzazione del lavoro nelle reda­zioni all’equo com­penso pas­sando per il fatto  che i let­tori “devono” pagare le noti­zie online e la for­ma­zione ai giornalisti.

Seguono due video del dibat­tito, del que­stion & answers con il pub­blico, con le per­sone pre­senti in sala, che inte­grano ulte­rior­mente il con­ve­gno arric­chen­dolo con una serie di spunti e rifles­sioni che vale la pena di ascol­tare, credo.

Nel mio inter­vento sopra ripor­tato sono inten­zio­nal­mente “pun­gente”. MI farebbe pia­cere rice­vere un feed­back se pote­ste inve­stire 3 minuti del vostro tempo inse­rendo un vostro con­tri­buto nell’apposito spa­zio dei com­menti. Grazie

ADS Agosto 2014
Pubblicato il 9 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Più Canali di Vendita # Più Vendite

In que­sti giorni tor­nano a cir­co­lare con insi­stenza voci sulla libe­ra­liz­za­zione dei punti ven­dita dei gior­nali. Al tempo stesso ven­dono dif­fusi i dati sulle ven­dite dei quo­ti­diani ad agosto.

In un mese in cui tra­di­zio­nal­mente aumenta la let­tura, e la ven­dita, della carta stam­pata, pur som­mando i dati delle ven­dite dei quo­ti­diani sia nella ver­sione car­ta­cea che nella “replica digi­tale”, le ven­dite calano di oltre 400mila unità rispetto all’agosto 2013 [-9.5%].

Unica ecce­zione vir­tuosa Il Sole24Ore che gra­zie al digi­tale rea­lizza un incre­mento del 18.3% rispetto al mese cor­ri­spon­dente dell’anno pre­ce­dente. Il Cor­sera ha un calo di ven­dite in linea con il mer­cato [-9.4%], Repub­blica regi­stra una fles­sione del 7.4% men­tre La Gaz­zetta dello Sport regi­stra un — 10.9% [che diventa un –18.9% nell’edizione del lunedì, quella più ven­duta, per citare solo alcune delle testate con mag­giori vendite.

Un amplia­mento della distri­bu­zione, sia esso attra­verso la libe­ra­liz­za­zione degli eser­cizi com­mer­ciali auto­riz­zati alla ven­dita di gior­nali che attra­verso altri canali quali il digi­tale, non è con­di­zione suf­fi­ciente di per se stessa a garan­tire un aumento delle vendite.

Men­tre in Fran­cia i 13 mag­giori gior­nali del Syn­da­cat de la Presse Quo­ti­dienne Natio­nale fanno qua­drato per pro­muo­vere le ven­dite nelle edi­cole con una cam­pa­gna stampa ad hoc, in Ita­lia gli edi­tori ritor­nano a caval­care la chi­mera delle liberalizzazioni.

Non si è mai visto mer­cato, incluso quello auto­mo­tive che pre­senta molte somi­glianze per logi­che distri­bu­tive, in cui i pro­dut­tori fanno la guerra al trade. In Ita­lia tocca vedere anche questo.

Chi si loda s'imbroda
Pubblicato il 3 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Chi si Loda s’Imbroda?

L’articolo di fact chec­king, di revi­sione cri­tica, rela­ti­va­mente alle dichia­ra­zioni di “straor­di­na­rio suc­cesso” di «L’Huffington Post Ita­lia»  ha avuto un’incredibile atten­zione in ter­mini di visite a que­sto spa­zio e di ampli­fi­ca­zione sociale, di con­di­vi­sione sui social [GRAZIE!].

Così è stato, com’era natu­rale che fosse, anche da parte dei diretti inte­res­sati che, a firma del Vice Diret­tore della testata in que­stione, hanno repli­cato con: “Una rispo­sta a chi dubita dei nostri dati”.

Tweet HuffPost

Pre­messo che, ovvia­mente, non vi sono que­stioni per­so­nali ma si tratta di altro tipo di que­stioni, di inte­resse a capire il vero anda­mento dei “new players” dell’informazione. Ana­liz­ziamo la “risposta”.

Gianni Del Vec­chio cita una ricerca che cono­sco molto bene aven­dola sin­te­tiz­zata nella prima metà di set­tem­bre, anche per­chè Human Hig­way, la società di ricer­che che ha rea­liz­zato per conto di Ban­zai lo stu­dio, tra l’altro, è stata in diverse occa­sioni part­ner in alcuni dei nostri lavori.

Citando i dati emer­genti dalla pre­ci­tata ricerca, si scrive che:

• Nel primo seme­stre del 2014 gli arti­coli di Huf­fing­ton Post hanno gene­rato quasi 20mila con­di­vi­sioni ogni giorno, risul­tati che lo col­lo­cano al set­timo posto nel pano­rama ita­liano, subito die­tro a Corriere.it e prima di Gaz­zetta, La Stampa, Sole 24 Ore, Libero, Leggo, Il Post;

• Si tratta di un incre­mento del 154% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (a scopo di para­gone, nello stesso periodo, Repub­blica è cre­sciuta del 54%, Il Fatto dell’86%, il Cor­riere del 7%);

• A livello medio, ogni arti­colo pub­bli­cato da Huf­fing­ton genera 350 con­di­vi­sioni, meglio di Cor­riere, Gaz­zetta, Lin­kie­sta, Il Post;

• Anche in que­sto caso, la cre­scita rispetto al primo seme­stre 2013 è del 131%;

• In que­sto momento gli utenti attivi dell’Huffington Post su Face­book sono il 43% della base fan, indice di un coin­vol­gi­mento della comu­nità che pochi in Ita­lia pos­sono vantare;

Si tratta di dati che solo par­zial­mente hanno a che vedere con l’engagement — che comun­que la Annun­ziata col­lo­cava al 50% circa e non al 43% — essendo le con­di­vi­sioni solo uno dei para­me­tri attra­verso i quali si moni­tora lo stesso, come mostra l’immagine sot­to­stante in caso di dubbi al riguardo.

Fan­page Karma mostra, come è stato scritto, che l’engagement è dello 0,1% e che il 74% dei fan della pagina Face­book inte­ra­gi­sce solo una volta. Che Huf­f­Post Ita­lia mostri, e dimo­stri, i pro­pri dati pub­bli­ca­mente così che pos­sano essere veri­fi­cati come lo sono que­sti. Sarebbe comun­que, a pre­scin­dere dalla que­stione spe­ci­fica, una dimo­stra­zione di aper­tura al con­fronto, alla socia­lità di cui stiamo parlando.

Engagement Rate Facebook

Più in gene­rale, pro­ba­bil­mente c’è biso­gno di una “ripas­sa­tina” ai basic delle metri­che dei social.

Infatti si pro­se­gue — e si con­clude — con:

• Sul fronte Twit­ter, si con­te­sta l’attività dell’account (“ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio”) ma l’engagement è un’altra cosa: è il numero di ret­weet, e men­zioni rice­vute, non quelle effettuate

Quella è la reach, gen­ti­lis­simo Del Vec­chio, non l’engagement. Non lo dico io ma Twit­ter, mi spiace.

Nes­suna rispo­sta viene invece sul fronte dei ricavi, che era il terzo punto del mio arti­colo di lunedì 29 set­tem­bre scorso, e sulla rile­vanza dell’home page di Repubblica.it sul totale degli utenti unici nel giorno medio.

Come, altret­tanto, nes­sun cenno viene fatto alla pro­messa effet­tuata all’esordio di non dare spa­zio a gos­sip nella terza colonna [quella dei “boxini mor­bosi” per inten­derci] che invece guar­dando quali sono gli arti­coli più clic­cati non par­rebbe essere stata man­te­nuta. Giu­di­cate voi.

Da anni lo scri­vente, ed i suoi incauti com­pa­gni di viag­gio, pro­vano ad instil­lare, per­lo­meno, il dub­bio che nell’online non è più pos­si­bile pren­dere le metri­che solo dal punto di vista quan­ti­ta­tivo ma che sia neces­sa­rio, forse indi­spen­sa­bile, anche quello qua­li­ta­tivo e che su que­sto serve un salto di qua­lità nelle ana­lisi dei dati. Il “celo­lun­ghi­smo”, i toni trion­fali, basati esclu­si­va­mente su ele­menti quan­ti­ta­tivi, ser­vono a poco a tutti.

Il mio, il nostro, fact chec­king va in que­sta dire­zione e pace se facendo que­sto si toc­cano alcune sen­si­bi­lità se ciò può con­tri­buire a riflet­tere meglio su come ana­liz­zare i dati. Que­sto è uno spa­zio aperto per tutti quelli che su que­sti temi [senza pre­giu­dizi o motivi auto­pro­mo­zio­nali] vogliano discu­terne, non a caso, fati­co­sa­mente, con le nostre sole forze, stiamo aprendo un’area com­mu­nity al suo interno.

Chi si loda s’imbroda?

Chi si loda s'imbroda

“Bonus track”: Defi­ning the Right Mea­su­re­ment for Your Digi­tal Strategy

HUFF-POST22
Pubblicato il 29 settembre 2014 by Pier Luca Santoro, Massimo Gentile

Batti, Batti le Manine

Lucia Annun­ziata, uno dei pochi diret­tori di un gior­nale che con­ti­nua osti­na­ta­mente a non avere nep­pure un account Twit­ter, a due anni dalla nascita di Huf­f­Post Ita­lia ha pub­bli­cato un arti­colo auto-celebrativo in cui parla degli stra­bi­lianti suc­cessi della testata da lei diretta dall’esordio ad oggi.

Mi sono preso il tempo per fare un minimo di fact chec­king rispetto a quanto dichiara l’Annunziata.

Abbiamo 250mila fan su Face­book e 180mila fol­lo­wer su Twit­ter, con un enga­ge­ment della com­mu­nity che sfiora il 50% della base fan, uno dei più alti del settore.

Uti­liz­zando Fan­page Karma [se non lo cono­scete è l’occasione buona per] ho veri­fi­cato che il tasso di enga­ge­ment della pagina Face­book del quo­ti­diano si atte­sta al 5.9% ed il livello medio di inte­ra­zione sui post [la “bel­lezza” di 40/die] è dello 0.1%. Attra­verso Twi­to­nomy ho veri­fi­cato che dal 19 luglio al 27 set­tem­bre l’account Twit­ter ha ret­wit­tato 26 volte [1% del totale dei tweet], ha rispo­sto — reply — 10 volte ed ha men­zio­nato 91 volte un account che non fosse il pro­prio [21 delle quali per Mat­teo Renzi] su un totale di 3200 tweet effet­tuati nel periodo preso in considerazione.

Non mi appa­iono esat­ta­mente livelli di inte­ra­zione, di enga­ge­ment, stra­to­sfe­rici come dichia­rato. In caso di dubbi al riguardo basta con­sul­tare la ricerca di «Innova et Bella» su i Face­book Top New­spa­pers 2014 che infatti nep­pure nomina Huf­f­Post Ita­lia, anche se pro­ba­bil­mente, cer­cando di deco­di­fi­care, l’Annunziata in realtà si rife­ri­sce alla reach, alla por­tata della pagina Face­book, quando parla del “50% della base fan”. Come si dice a Milano, Offe­lee, fa el tò mestee [Pastic­ciere, fa’ il tuo mestiere].

2 Grande il suc­cesso del traf­fico da mobile che ormai è pari al 51% del totale.

E sono in effetti pro­prio I social net­work, i motori di ricerca e la cre­scita sul mobile ad aver cam­biato le fonti del nostro traf­fico. La fine­stra su Repubblica.it, che è stata fon­da­men­tale nel lan­cio di que­sta nostra testata, for­ni­sce oggi solo un terzo dei nostri accessi. 

Un terzo degli accessi — pari a circa 60mila utenti unici nel giorno medio — non sono esat­ta­mente bru­sco­lini. Anzi sono per l’esattezza la seconda fonte di traf­fico dopo i social [97% Face­book]. Un peso, quello di Repubblica.it, che va ben oltre le visite dirette e le visite da motori dei ricerca come mostra il gra­fico sottostante.

Gli accesi da mobile, secondo Audi­web, sono il 32%. Com­ples­si­va­mente la for­tis­sima dipen­denza da Repubblica.it e dai social indi­cano un basso tasso di fedeltà alla testata.

3 Que­sta ten­denza posi­tiva si riflette anche sui conti eco­no­mici. Chiu­de­remo il 2014 con un incre­mento dei ricavi del 19 per cento.

«L’Huffington Post Ita­lia» nel suo primo anno di vita ha rea­liz­zato meno di un milione di euro di ricavi ed altret­tanti di per­dite. Per l’esattezza 815mila euro di ricavi e 847mila euro di per­dite. Il 19% di cre­scita dei ricavi è pari a 154mila euro. A pre­scin­dere dal non tra­scu­ra­bile fatto che se le per­dite hanno seguito lo stesso anda­mento i conti della testata restano in rosso, sin­ce­ra­mente 154mila euro di fat­tu­rato pub­bli­ci­ta­rio in più non mi sem­brano un risul­tato stra­bi­liante per una testata con le ambi­zioni [ed il soste­gno] di cui gode — di Huf­f­Post Italia.

Batti, batti le manine…

HUFF-POST22

Keep Calm Attention
Pubblicato il 23 settembre 2014 by Pier Luca Santoro

5 Media Specialist sul Rapporto tra Giornalismo e Digitale in Italia

A mar­gine della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di “Digit2014”, in un incon­tro a cui sono inter­ve­nuti il pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, il segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi, Pier Luca San­toro [aka il sot­to­scritto], esperto di mar­ke­ting dei nuovi media e coau­tore del Rap­porto, Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, abbiamo inter­vi­stato 5 media spe­cia­list sul rap­porto tra gior­na­li­smo e digi­tale nel nostro Paese.

Le inter­vi­ste sono state inse­rite come appen­dice al rap­porto stesso, ora aggior­nato  rispetto alla pre­ce­dente ver­sione resa dispo­ni­bile online. I con­tri­buti di Gio­vanni Boc­cia Artieri, Mafe De Bag­gis, Luca Conti, Ser­gio Mai­strello e Ste­fano Quin­ta­relli, tutti pro­fes­sio­nals che non hanno biso­gno di pre­sen­ta­zioni, rap­pre­sen­tano non sol­tanto un com­ple­mento alla ricerca svolta ma un ottimo con­tri­buto in ter­mini di visione più allar­gata rispetto a chi lavora nelle reda­zioni dei giornali.

Ne riprendo inte­gral­mente i con­te­nuti per, appunto, il valore che hanno, e colgo l’occasione per rin­gra­ziare pub­bli­ca­mente tutti e cin­que i con­tri­bu­tors per la col­la­bo­ra­zione offerta.

Il pro­dotto gior­na­li­stico come vet­tore di rela­zioni sociali - Gio­vanni Boc­cia Artieri

giovanni boccia artieri

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

I media digi­tali stanno ricon­fi­gu­rando il pano­rama infor­ma­tivo su due livelli: quello della pro­du­zione e distri­bu­zione di con­te­nuti e quello dei let­tori di news. Diventa quindi ine­vi­ta­bile per le testate di orien­tarsi sem­pre di più ad un modello Inter­net first ed a una dema­te­ria­liz­za­zione della pro­fes­sione. D’altra parte la realtà di una frui­zione sociale delle news indica come sia neces­sa­rio entrare nel flusso dei pro­pri let­tori piut­to­sto che por­tarli a sé. Que­ste due con­di­zioni cam­biano quindi anche la pro­fes­sione giornalistica.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Il con­te­sto che si sta strut­tu­rando vede gene­rarsi un ambiente pro-am in cui dimen­sione pro­fes­sio­nale ed ama­to­riale devono essere nego­ziate. Il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo diventa quindi una realtà ancora più com­plessa in cui le forme “dal basso” e quelle pro­fes­sio­nali dell’ edi­to­ria ten­dono a con­ver­gere, gene­rando spazi pro­pri ed auto­nomi così come ambiti com­pe­ti­tivi. Il punto è che la stretta rela­zione fra un gior­na­li­sta e una sua comu­nità di let­tori diventa sem­pre più un nodo cen­trale della pro­fes­sione e quello che la muta­zione digi­tale sta mostrando è come sem­pre di più i con­te­nuti pro­dotti (online) siano stret­ta­mente cari­chi di rela­zioni sociali e dipen­denti da que­sti per la dif­fu­sione e come nel farlo costrui­scano altre rela­zioni sociali. Come spiega Craig Sil­ver­man: “L’obiettivo di noi gior­na­li­sti non è solo quello di infor­mare il pub­blico, ma soprat­tutto con­net­terci alle per­sone attra­verso sto­rie, espe­rienze con­di­vise o gli svi­luppi impor­tanti della nostra società. E al fine di con­sen­tirlo, dob­biamo agire con l’umanità e con i valori e le emo­zioni che ispi­rano una con­nes­sione umana”.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Credo che il punto sia che ogni gior­na­li­sta dovrà assu­mere que­ste pro­fes­sio­na­lità ed impa­rare a gestire una realtà più com­plessa della pro­du­zione edi­to­riale. Il fatto che esi­sta un social media edi­tor dipende dal limite attuale del sistema edi­to­riale e dall’arretratezza cul­tu­rale. Potrà esserci un armo­niz­za­tore, ma ogni gior­na­li­sta deve saper curare i con­te­nuti nei social media, pro­muo­verli, discu­terli, ecc.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli edi­tori? E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Esi­ste sem­pre un biso­gno di curare l’informazione solo che il modello edi­to­riale nove­cen­te­sco è diven­tato irrea­li­stico sia per rispon­dere al biso­gno infor­ma­tivo in tempo reale dei let­tori (spet­ta­tori, ecc.), che per quanto riguarda i lin­guaggi usati e la capa­cità di sin­to­niz­zarsi con temi/contesti di let­tura (visione, ecc.). Quindi la crisi ricade sia sul modello edi­to­riale che sulla pro­fes­sione in sé. Il web fa da acce­le­ra­tore di una muta­zione che incro­cia dispo­ni­bi­lità di con­te­nuti e neces­sità di fil­trag­gio e cura.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non credo che le infor­ma­zioni stiano su Twit­ter, solo che su Twit­ter abbiamo la sen­sa­zione di vederle emer­gere men­tre su Face­book hanno senso se e per­ché fini­scono nel flusso dell’utente. Pro­getti come Paper di Face­book mostrano come sarà pos­si­bile inte­grare flussi sociali e news e spe­ri­men­tare la realtà della social news in modi più com­plessi. Al momento, se pen­siamo all’Italia, l’élite politico-giornalistica che abita su Twit­ter auto­le­git­tima que­sto come ambiente infor­ma­tivo che però è sem­pre più distac­cato dal pub­blico non eli­ta­rio delle news. Imma­gino avremo tra­sfor­ma­zioni presto.

Il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi - Mafe De Baggis

Mafe De Baggis

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Un aumento degli stru­menti a dispo­si­zione per tro­vare, veri­fi­care, rac­con­tare e met­tere a dispo­si­zione noti­zie, dati e appro­fon­di­menti. Que­sto incre­di­bile aumento di pos­si­bi­lità è dispo­ni­bile per tutti, non solo per i pro­fes­sio­ni­sti, che hanno quindi un’opportunità in più per dimo­strare il pro­prio talento e l’importanza di un metodo pro­fes­sio­nale nel rac­conto dei fatti.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

In teo­ria un alleato, spesso viene per­ce­pito come un rivale e la dif­fe­renza la fanno i pro­cessi con cui il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo arriva al pub­blico: può essere in modo spon­ta­neo e fram­men­tato, inca­na­lato e veri­fi­cato in modo cor­retto o con­fi­nato in riserve indiane. A mio parere è impor­tante distin­guere tra com­mento per­so­nale e pro­du­zione di noti­zie vere e pro­prie: in entrambi i casi il “citi­zen” andrebbe con­si­de­rato come una fonte e come tale trattato .

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Io penso che que­ste nuove pro­fes­sio­na­lità siano tran­si­to­rie e che con il tempo ver­ranno incor­po­rate nelle buone pra­ti­che gior­na­li­sti­che. Un gior­na­li­sta di talento deve saper rac­con­tare la sua sto­ria anche sui social media e deve saper modu­lare i toni e i tempi della sua dispo­ni­bi­lità, così come deve capire se e quando i dati pos­sono aiu­tarlo nel sostan­ziare una noti­zia, un arti­colo, un repor­tage e impa­rare a lavo­rare con chi sa dare vita ai dati, e cioè gra­fici e svi­lup­pa­tori, esat­ta­mente come sa lavo­rare con un foto­grafo o un ope­ra­tore. La pro­fes­sio­na­lità più impor­tante per me in que­sto momento è la con­sa­pe­vo­lezza del cam­bia­mento più grande di tutti: la diversa gestione del tempo di un mezzo che è sia imme­diato sia eterno, non pro­du­ciamo più con­te­nuti usa e getta come quelli di un quo­ti­diano o di un tele­gior­nale, pro­du­ciamo con­te­nuti che restano e sono indi­ciz­zati e facil­mente repe­ri­bili. Più che social e data ai gior­na­li­sti dei media tra­di­zio­nali manca il senso del tempo e del con­te­sto nel tempo.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un tac­cuino, car­ta­ceo o digi­tale, la capa­cità di andare oltre la prima impres­sione, il biso­gno di capire come stanno le cose, la capa­cità di pren­dere appunti anche visivi e di cogliere il qui e ora insieme al contesto.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è l’idea dell’autorità dell’autore, come sap­piamo da prima di Inter­net: oggi per essere auto­re­vole e per spin­gere le per­sone ad aprire il por­ta­fo­gli devi dare qual­cosa in più di quello che trovi gratis.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È cam­biata la società intera ed è cam­biata più per la pil­lola anti­con­ce­zio­nale e i voli low cost che per il digi­tale; chi rac­conta que­sta società non può restare lo stesso e il digi­tale è uno stru­mento in più e molto potente, non la causa della crisi.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’ impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Non sono d’accordo con que­sta distin­zione: le infor­ma­zioni su Twit­ter sono quelle già tro­vate e dif­fuse, un gior­na­li­sta dovrebbe andare a cac­cia di sto­rie non ancora rac­con­tate. Come dicevo già prima i cit­ta­dini sui social media sono fonti e come tali vanno trat­tate: un tempo si andava per strada, oggi biso­gna con­ti­nuare a farlo ma le strade sono anche digi­tali, a saper andare oltre le comode appa­renze e semplificazioni.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Vedo sem­pre più sin­gole voci fare la dif­fe­renza rispetto alle grandi reda­zioni, è pos­si­bile che vedremo nascere e cre­scere testate agili che valo­riz­zano que­ste voci. Un esem­pio? http://www.pianoinclinato.it/

In crisi è il modello di busi­nessLuca Conti

luca-conti

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dirom­pente. Il gior­na­li­smo è digi­tale ormai, su più piat­ta­forme, inte­grate tra loro 

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un alleato, se anch’esso inte­grato nel flusso e nelle relazioni

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

Non sono per una spe­cia­liz­za­zione spinta. Biso­gne­rebbe destreg­giarsi bene con il digi­tale a 360 gradi, o quasi. La più impor­tante diventa la capa­cità di restare sem­pre aggior­nati, saper inter­cet­tare e seguire le tendenze.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Un blog, un aggre­ga­tore di feed RSS (Feedly), Twit­ter, Lin­ke­dIn, uno smart­phone, un tablet, un ebook rea­der, Han­gout di Google

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

In crisi è il modello di business

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

Il digi­tale ha solo acce­le­rato una ten­denza e abi­li­tato nuovi sce­nari, non neces­sa­ria­mente negativi .

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

Cam­biano le piazze e le fonti, ma non certo il metodo

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Meno carta, più digi­tale e più tele­vi­sione, anche online. Più spa­zio alle opi­nioni, alle firme, ai blog­ger e meno ai dino­sauri che non sanno usare que­sti mezzi.

Abban­do­narsi alla Rete per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore - Ser­gio Maistrello

Sergio Maistrello

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

Dal punto di vista del metodo nes­suno: il gior­na­li­smo resta quello che è sem­pre stato, una fun­zione vitale per la società che con­ti­nua ad ade­guarsi nei decenni a canali e gram­ma­ti­che dif­fe­renti. Cam­biano le pra­ti­che, i ruoli ope­ra­tivi, i modelli di busi­ness, ma il gior­na­li­smo resta e resta se stesso. I media digi­tali stanno pro­muo­vendo soprat­tutto un sano ritorno all’artigianato, dopo trent’anni di esa­spe­ra­zioni industriali.

Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Un grande alleato. Posto che fatico sem­pre più a distin­guere un’informazione fatta da pro­fes­sio­ni­sti e un’informazione fatta da non pro­fes­sio­ni­sti. Tutti fanno infor­ma­zione, secondo diversi livelli di qua­lità, pre­ci­sione e indi­pen­denza. L’aspetto pro­fes­sio­nale suben­tra a un diverso livello, nella capa­cità e nella con­ti­nuità del pro­fes­sio­ni­sta di andare a fondo nelle que­stioni e assi­stere il fil­tro comu­ni­ta­rio dif­fuso della rete a far emer­gere il meglio, i dati di fatto, le noti­zie verificate.

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defi­nirsi, tra tutte la più importante?

La dote più impor­tante è tenersi aggior­nati e con­ti­nuare a stu­diare con curio­sità: una dut­ti­lità alla for­ma­zione per­so­nale per­ma­nente, la voglia di spor­carsi le mani, di impa­rare sba­gliando. Non sono mate­rie sta­bi­liz­zate, evol­vono in con­ti­nua­zione. Sono create in con­ti­nua­zione e in modo col­la­bo­ra­tivo dalle per­sone che le stu­diano. La for­ma­zione pro­fes­sio­nale può essere sol­tanto scin­tilla, poi il fuoco va tenuto acceso con i pro­pri mezzi e la pro­pria costanza. Le spe­cia­liz­za­zioni pas­sano e pas­se­ranno in fretta, si cale­ranno natu­ral­mente nella pro­fes­sio­na­lità che verrà data per scon­tata in un addetto pro­fes­sio­nale all’informazione, come oggi sono scon­tate la video­scrit­tura, la
pub­bli­ca­zione in inter­net o la comu­ni­ca­zione via email.

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

La curio­sità, la capa­cità di andare a fondo nelle que­stioni trat­tate, una certa pre­di­spo­si­zione alle rela­zioni e, sem­pre più, specializzazione.

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

È un pro­blema di busi­ness, che siamo lon­tani dal risol­vere per­ché con­ti­nuiamo ad appli­care schemi men­tali e pro­cessi edi­to­riali che appar­ten­gono a media pre­ce­denti. È neces­sa­rio abban­do­narsi ai pro­cessi – sem­plici, ma con­tro­in­tui­tivi – della rete per capire fino in fondo la rete, per com­pren­dere i mec­ca­ni­smi di pro­du­zione del valore e imma­gi­nare come tra­sfor­marli in ren­dita economica.

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

È la non com­pren­sione della strut­tura di base e dei mec­ca­ni­smi della rete.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

In realtà dal mio punto di vista è un unico grande canale, in cui cir­co­lano come liquidi fram­menti di infor­ma­zione liberi di ricom­bi­narsi secondo neces­sità e prio­rità indi­vi­duali. I social net­work acce­le­rano la scom­po­si­zione dell’informazione in fram­menti e mas­si­miz­zano il pro­cesso crea­tivo indi­vi­duale nel ricom­bi­narli. Ma di per sé non cam­biano né il gior­na­li­smo in sé né il mestiere di gior­na­li­sta. Cam­biano i for­mati, le logi­che ope­ra­tive, le gram­ma­ti­che, il ruolo in rela­zione alla comu­nità delle per­sone interconnesse.

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

Con­ti­nuerà a sba­gliare a lungo. Poi forse un giorno uno dei mag­giori gior­nali online si affran­cherà dalla tiran­nia insen­sata delle metri­che quan­ti­ta­tive e aprirà una fase nuova. Pati­remo sem­pre, però, l’ appar­te­nenza a un’ enclave lin­gui­stica di dimen­sioni molto con­te­nute, inca­pace di con­net­tersi alle grandi con­ver­sa­zioni inter­na­zio­nali, di arric­chir­sene e di contribuirvi.

Il gior­na­li­smo ci sarà sem­pre, in crisi sono gli edi­tori Ste­fano Quintarelli

stefano quintarelli

Qual è l’impatto dei media digi­tali sul giornalismo?

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Il citi­zen jour­na­lism, il gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, è alleato o rivale dei gior­na­li­smo professionale?

Com­ple­mento

La soprav­vi­venza dei mestieri legati alla scrit­tura, del gior­na­li­smo, è pro­fon­da­mente legata alla capa­cità di rin­no­varsi e di adat­tarsi alla tec­no­lo­gica e ai nuovi metodi di lavoro da essa impo­sti. Nascono nuove pro­fes­sio­na­lità che un tempo non esi­ste­vano quali il “Social Media Edi­tor” o il “Data Jour­na­list” per fare due esempi. Quali le pro­fes­sio­na­lità richie­ste, il neces­sa­rio livello di spe­cia­liz­za­zione? E quale, se pos­si­bile a defiirsi, tra tutte la più importante?

Anche il pro­gram­ma­tore in reda­zione, come una volta i poli­gra­fici, per fare cose a mag­giore enga­ge­ment. Il com­mu­nity mana­ger e il traf­fic mana­ger (e quest’ultimo il piu’ importante)

Quali sono “gli attrezzi del mestiere” per i pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, per i giornalisti?

Inter­net

E’ il gior­na­li­smo ed il mestiere di gior­na­li­sta ad essere in crisi oppure è solo un pro­blema di indi­vi­dua­zione di nuovi modelli di busi­ness da parte degli editori?

Il gior­na­li­smo ci sara’ sem­pre (vedi post citato sopra); in crisi strut­tu­rale sono gli edi­tori
– L’erba del vicino: Anche gli edi­tori por­to­ghesi vogliono che Goo­gle paghi come in Fran­cia ma Goo­gle non vuole

E’ il digi­tale, Inter­net, che hanno cau­sato la crisi di que­sta pro­fes­sione o la spie­ga­zione è un’altra?

a. Vedi due link pre­ce­denti
b. Il mestiere dell’editore è cam­biato. Edi­tore è colui che mone­tizza l’ atten­zione del cliente.

Le infor­ma­zioni stanno su Twit­ter ed il pub­blico su Face­book. L’impatto di social media e social net­work come sta cam­biando il gior­na­li­smo ed il mestiere del giornalista?

a. Entrambi devono essere usati per por­tare traf­fico sul sito dell’editore
b. Entrambi sono con­cor­renti dell’ edi­tore
c. Ahi! Quell’editore che regala il suo pub­blico ai concorrenti

Dovendo fare una pre­vi­sione, quale sce­na­rio per l’informazione italiana?

a. Vedi link pre­ce­denti
b. Ciao!

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