brand journalism

Twitter News & Click
Posted on 22 settembre 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Brand Journalism – Non solo external magazines e  vere e proprie testate online, ora i marchi si fanno il loro tiggì. Il segnale, o meglio la conferma, del bisogno di un nuovo modo di comunicare e di relazionarsi con il proprio pubblico di riferimento, ma anche dell’incapacità degli editori di dare una risposta a questi bisogni.
  • Redazione Liquida – Il Direttore di Blogo.it, uno dei principali pure players del nostro Paese, spiega come  innovare anche nella gestione del flusso della comunicazione e del lavoro. Al tempo stesso NBCUniversal News Group sviluppa ed inizia ad utilizzare NewsConnect, piattaforma di comunicazione e collaborazione tra le centinaia di giornalisti del gruppo editoriale. Prendere nota.
  • La Fine delle Ostriche – Se avete un dieta così raffinata [e costosa] non temete, potrete continuare a degustare il vostro mollusco preferito. Oyster, il “Netflix dei libri”, che il co-fondatore Willem Van Lacker aveva lanciato con l’ambizione di essere l’Amazon del prossimo decennio, a due anni dalla nascita chiude.
  • Ad Block – Con l’uscita di iOS9 sono giorni davvero incandescenti sulla questione dei software per bloccare gli annunci pubblicitari online. Secondo i dati diffusi da eMarketer, il 63% di coloro che usano la Rete ed hanno tra 18 e 34 bloccano la pubblicità. Come spiega Seth Godin: “The best way to contact your users is by earning the privilege to contact them, over time”.
  • Data Science – La gestione della grande massa di dati potenzialmente disponibile è una questione centrale che può fare la differenza tra il successo e l’insuccesso di un brand, di un’impresa. Se siete a digiuno sul tema questo elenco con 50 libri gratuiti su data analysis, data mining e data visualization fa al caso vostro.
  • Twitter & News – Pubblicati i risultati di un’indagine dell’American Press Institute su l’utilizzo di Twitter con focus su come gli utenti della piattaforma di microblogging lo usino per le news. Da leggere.
  • Lead Generation – Tra tutti i canali, i media ed i mezzi di contatto, sono sempre i social media ad essere al primo posto dal processo di scoperta all’utilizzo per arrivare al sostegno al brand/azienda. Unica eccezione l’acquisto in cui sono il sito web aziendale e la posta elettronica a funzionare meglio. Questa la sintesi di quanto emerge dal rapporto “Marketing is a [Buyer] Journey, not a Destination”.

Twitter News & Click

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Social newsroom
Posted on 8 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Comunicazione d’Impresa & Brand Journalism

23esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a comunicazione d’impresa e brand journalism.

Proviamo a fornire una definizione di brand journalism prendendo in prestito le parole del Chief Marketing Officer di Mc Donald:

Il brand journalism è la cronaca delle varie cose che accadono al mondo di un marchio, attraverso i giorni e attraverso gli anni. È così che creiamo un valore reale percepito per sempre dal consumatore

Il pas­sag­gio da brand a media e del brand jour­na­lism fa diven­tare i brand edi­tori di se stessi, gene­rando con­te­nuti esclu­sivi e adat­tando il loro sto­ry­tel­ling all’interattività della rete e dei social media, cam­bia il modo di comu­ni­care, di rela­zio­narsi con le per­sone, tra impresa e pubblico. Modalità adottata ormai da molte imprese, sia a livello internazionale che nel nostro Paese, che si inserisce in una più ampia strategia di content marketing.

Per­corso egre­gia­mente descritto da David Armano che sin­te­tizza gra­fi­ca­mente l’evoluzione e le carat­te­ri­sti­che di come i mar­chi azien­dali diven­gano sem­pre più dei media adat­tando la loro comu­ni­ca­zione al muta­mento di sce­na­rio attra­verso quella che defi­ni­sce the social crea­tive newsroom.

Social newsroom

Nel nuovo, sem­pre in muta­mento, eco­si­stema dell’informazione si rom­pono i vec­chi equi­li­bri: i gior­nali hanno meno biso­gno delle agen­zie stampa di un tempo gra­zie a social media e citi­zen jour­na­lism; men­tre dall’altro lato, le agen­zie imma­gi­nano in un futuro pros­simo di entrare in con­cor­renza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbrac­ciano sem­pre più l’idea di diven­tare loro stessi edi­tori, pro­dut­tori di con­te­nuti dando vita a quello che viene rac­colto nella defi­ni­zione di brand jour­na­lism, come è il caso, ad esempio, dell’iniziativa di P&G partita proprio dall’Italia.

Ovviamente, com’è naturale che sia, è l’esecuzione che fa la differenza nel successo come strumento di comunicazione d’impresa ed è importante seguire i criteri di base con un approccio bilanciato che non sia eccessivamente promozionale. Cosa che ad alcuni riesce bene e ad altri decisamente meno bene.

brand-journalism_criteria

Se ogni impresa è un media i media devono [final­mente?] diven­tare impresa, al di là delle pecu­lia­rità legate al “pro­dotto” infor­ma­zione, diver­si­fi­cando le fonti di ricavo abban­do­nando il bino­mio vendite-pubblicità che appare chia­ra­mente sem­pre meno sostenibile.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko

DMH Servizi
Posted on 28 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Evoluzioni di DataMediaHub

Data­Me­dia­Hub è un hub sui media ita­liani e sul gior­na­li­smo nato per aggre­gare dati su que­sto tema e pre­sen­tarli in forma gra­fica e inte­rat­tiva così da dare un impatto visivo e, soprat­tutto, aiu­tare la com­pren­sione dei feno­meni raccontati. Il nostro ambito di inter­vento è con­cen­trato esclu­si­va­mente verso la realtà ita­liana, que­sto non vuol dire che non trat­tiamo dati ed ana­lisi su media, comu­ni­ca­zione e gior­na­li­smi dall’estero ma que­sti sono presi sem­pre e comun­que in con­si­de­ra­zione come ele­mento di raf­fronto con la nostra realtà nazio­nale. I dati e le infor­ma­zioni prese in ana­lisi sono rela­tive ai diversi media, agli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari ed al mondo dell’informazione nel senso più ampio del termine.

A brevissimo oltre ai canali ed alle aree già online apriremo l’area community, spazio concepito per poter costruire insieme a chi vorrà fornire il proprio contributo un percorso rispetto agli obiettivi che ci siamo posti così da uscire dalla attuale “fase beta” per settembre ed iniziare a quel punto le pubblicazioni in maniera definitiva e condivisa.

Data­Me­dia­Hub nasce con l’obiettivo di dare degli stru­menti utili ad edi­tori, testate gior­na­li­sti­che, aziende, Ong, enti pub­blici e chiun­que altro sia inte­res­sato a capire il mondo dei media e affron­tare così più con­sa­pe­vol­mente il pro­cesso di tra­sfor­ma­zione che oggi i mezzi di comu­ni­ca­zione stanno affrontando.

Per que­sto oltre al sito di infor­ma­zione Data­Me­dia­Hub è anche rete di ser­vizi basati sulle diverse espe­rienze del gruppo di pro­fes­sio­ni­sti  che l’hanno fon­data [ed a chi vorrà aggregarsi a noi] matu­rate nell’ambito del gior­na­li­smo, della comu­ni­ca­zione d’impresa e del mar­ke­ting e unite dal “lavoro sul campo” e l’interesse verso le nuove forme e stra­te­gie di comunicazione. In sintesi strategie e tecniche per il cambiamento.

Qui di seguito la presentazione sintetica dei servizi che offriamo ed il dettaglio delle 4 aree di intervento. Se siete inte­res­sati potete con­tat­tarci inviando una email a servizi@datamediahub.it

 

Strategie

DMH Strategie

 Contenuti

DMH Contenuti

 Comu­ni­ca­zione

DMH Comunicazione

Formazione

DMH Formazione

 

BrandJournalismTheRiseOfNonFiction
Posted on 23 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

La Victoria del Brand Journalism

Procter & Gamble ha lanciato circa un mese fa, sia in edizione cartacea che online, un magazine dedicato alle donne over 50: «Victoria».

Victoria

Secondo quanto riportato, spiega Barbara Del Neri, Direttore Marketing, Brand Operations di P&G e responsabile dell’intera iniziativa, “è un progetto pilota di P&G nel mondo. Nasce in Italia, sia per motivi anagrafici, dato che la longevità delle italiane è superata in Europa solo da Francia e Spagna, sia perché le donne dai 50 anni in su sono il 20% della popolazione femminile”.

La decisione di lanciare questa iniziativa parte infatti dai risultati dell’indagine di AstraRicerche dedicata a questa fascia della popolazione dalla quale emerge appunto come le donne tra i 50 ed i 64 anni rappresentino attualmente un quinto dell’universo femminile italiano; incidenza che sembrerebbe destinata a raddoppiare da qui al 2030 secondo le proiezioni basate sui dati ISTAT.

La presenza dei marchi della nota multinazionale sul sito web della rivista è discreta, non invasiva, o quanto meno certamente meno invasiva di quella che si può vedere su testate realizzate da editori tradizionali.

Sei le sezioni del magazine dalla cucina al “bellessere” passando per viaggi e tech. Gli articoli proposti sono sia con contenuti “sponsorizzati”, con in evidenza uno dei brand aziendali, che divulgativi, prettamente redazionali.

Come scrivevo qualche giorno fa, nel nuovo, sempre in mutamento, ecosistema dell’informazione si rompono i vecchi equilibri: i giornali hanno meno bisogno delle agenzie stampa di un tempo grazie a social media e citizen journalism; mentre dall’altro lato, le agenzie immaginano in un futuro prossimo di entrare in concorrenza con i loro clienti. Al tempo stesso le imprese, spesso clienti di entrambi, abbracciano sempre più l’idea di diventare loro stessi editori, produttori di contenuti dando vita a quello che viene raccolto nella definizione di brand journalism, come conferma, se necessario, l’iniziativa di P&G.

Se ogni impresa è un media i media devono [finalmente?] diventare impresa, al di là delle peculiarità legate al “prodotto” informazione, diversificando le fonti di ricavo abbandonando il binomio vendite-pubblicità che appare chiaramente sempre meno sostenibile.

BrandJournalismTheRiseOfNonFiction

The-Anatomy-of-Great-Content-Steve-Seager
Posted on 8 luglio 2013 by Pier Luca Santoro

Anatomia dei Contenuti di Successo

Sono passati quasi 20 anni da quando Bill Gates, nel 1996, scrisse “Content is King”.

I contenuti sono sempre più il segreto del successo di marketing sul “Web sociale”. Il contenuto di valore è ciò che spinge le persone a scegliere, condividere, seguire, iscriversi, donare e acquistare. Elemento di sempre maggior rilevanza per attirare, acquisire e coinvolgere le persone in una logica di content marketing, di inbound marketing.

Cambia il modo di comunicare, di relazionarsi con le persone e le imprese iniziano ad abbracciare l’idea di diventare loro stesse degli editori, dei produttori di contenuti dando vita a quello che viene raccolto nella definizione di brand journalism, tendenza esplosa definitivamente nel corso di quest’anno.

Ma cosa sono esattamente dei grandi contenuti, dei contenuti di successo?

Un interessante contributo alla definizione viene da Steve Seager che ha pubblicato un modello chiamato  “Anatomia dei grandi contenuti” . Il modello è inteso come base di discussione per marketers e comunicatori come contributo per migliorare la qualità dei contenuti nella comunicazione d’impresa.

Vengono identificati 7 elementi che possono essere utilizzati per valutare la bontà dei propri contenuti proposti.

  • Mirati: Scrivere il contenuto per gli individui non i mercati o segmenti.
  • Preziosi: Capire esattamente che cosa il vostro pubblico di riferimento, le persone hanno davvero bisogno e come è possibile aiutare a risolvere i loro problemi, le loro necessità, creando valore aggiunto.
  • Strutturati: Tutto quello che viene fatto come “editore” sul Web sociale, inizia con la domanda che cosa voglio ottenere? Poi si chiede con chi [targeted] e come, con quale valore di offerta. Mettete in prosa la vostra logica di business abbandonando il gergo aziendale e pubblicitario.

Per quanto riguarda gli altri quattro elementi del modello: atomizzati, ottimizzati, attivanti e misurabili, che ovviamente hanno assolutamente la loro rilevanza, non preoccupatevi di quelli fino a che non avrete definito, ed ottenuto, il vostro messaggio, i vostri contenuti correttamente secondo i primi tre aspetti. Non si vede quasi mai un grande film che si basa esclusivamente sulla grande fotografia, la macchina da presa e gli effetti speciali. No?

The-Anatomy-of-Great-Content-Steve-Seager

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