boston consulting

Pubblicato il 29 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Chist’è ‘o Paese d’ ‘o Sole

Goo­gle & Boston Con­sul­ting hanno rila­sciato i risul­tati di uno stu­dio cen­trato sulla Gran Bre­ta­gna dal quale emerge che inter­net nel suo com­plesso impiega 250mila per­sone ed ha un inci­denza del 7,2% sull’economia britannica.

Nei para­me­tri che lo stu­dio ha sele­zio­nato per effet­tuare una com­pa­ra­zione a livello inter­na­zio­nale si ha la con­ferma del delu­dente stato della nostra nazione.

L’analisi para­gona Ena­ble­ment [infra­strut­ture ed accesso alla rete], Expen­di­ture ovvero la spesa di utenti ed imprese ed Enga­ge­ment, par­te­ci­pa­zione ed atti­vità da parte di imprese, governo ed utenti nell’economia digitale.

Dalle posi­zioni in cui si col­loca l’Italia risulta evi­dente che siamo  rima­sti ai tempi di “chist’è ‘o paese d’ ò sole”.

- clicca per ingrandire -

Pubblicato il 18 dicembre 2009 by Pier Luca Santoro

Unwilling to pay

Nell’autunno 2009 GfK Custom Research ha effet­tuato una ricerca sull’utilizzo di inter­net e, per l’ennesima volta, sulla dispo­ni­bi­lità degli utenti a pagare i con­te­nuti dei quo­ti­diani on line. Lo stu­dio è stato effet­tuato per conto del Wall Street Jour­nal di Mur­doch ed ha coin­volto 16.800 indi­vi­dui di 17 nazioni diverse, Ita­lia compresa.

Nella stra­grande mag­gio­ranza dei casi viene con­fer­mato l’orientamento a non pagare, gli inter­vi­stati sono dispo­ni­bili ad accet­tare la pub­bli­cità a con­di­zione di non dover effet­tuare alcun esborso per avere accesso alle noti­zie on line.

Nel nostro paese, come emerge dalla tavola di sin­tesi dei risul­tati sot­to­stante, solo il 13% degli inter­vi­stati si dichiara dispo­ni­bile a pagare i con­te­nuti a con­di­zione di non avere alcuna pubblicità.

Risul­tati in linea com­ples­si­va­mente con le pre­ce­denti inchie­ste sul tema già pro­po­ste anche all’interno del Gior­na­laio. Una con­ferma indi­retta di quanto appros­si­ma­tivo o pour cause fosse lo stu­dio effet­tuato da BCG; ele­mento quest’ultimo che potrebbe essere fonte di qual­che fuor­viante inter­pre­ta­zione al cda di RCS Media­group.

Pubblicato il 24 giugno 2009 by Pier Luca Santoro

La simulazione

Nell’ inserto di lunedì 22 giu­gno il “Cor­riere della Sera” dedica sia la coper­tina che le suc­ces­sive due pagine interne all’annosa que­stione rela­tiva alle news on line a paga­mento.

Com­ples­si­va­mente la linea del Cor­sera appare pro­pen­dere per una posi­ti­vità rispetto alla effet­tiva pos­si­bi­lità che vi sia ade­sione da parte di un numero suf­fi­ciente di per­sone a pagare le noti­zie dei quo­ti­diani on line. A soste­gno dell’ipotesi viene citato, in par­ti­co­lare, uno stu­dio di Boston Con­sul­ting Group che dimo­stre­rebbe [il con­di­zio­nale è d’ obbligo poi­ché nell’articolo – sigh! — non vi è il link allo stu­dio e nep­pure sul sito della società di con­su­lenza vi si trova trac­cia] come la metà dei navi­ga­tori sia dispo­sta a com­prare un quo­ti­diano in rete anche se a prezzi deci­sa­mente ridotti rispetto alla ver­sione cartacea.

Ho dun­que imma­gi­nato, per amor di ragio­na­mento e per appor­tare con­cre­tezza al dibat­tito su que­sto tema, di svi­lup­pare una ipo­tesi, una simu­la­zione, su quanto com­ples­si­va­mente possa por­tare alle affa­mate casse degli edi­tori que­sta ipo­te­tica area di business.

Per sem­pli­cità e sin­tesi con­cen­triamo il ragio­na­mento sul sito del quo­ti­diano in questione.

Sulla base dei dati dispo­ni­bili rela­tivi al sito del Cor­sera che ripor­tano 850mila [853mila per l’esattezza] visi­ta­tori unici gior­na­lieri, ed appor­tando le oppor­tune tara­ture al 43% di dispo­ni­bili a pagare i con­te­nuti ripor­tati dallo stu­dio pre­ci­tato, azzar­de­remo una simu­la­zione su quale potrebbe essere il ricavo lordo della testata in questione.

Come sa chiun­que abbia effet­tuato ricer­che di mer­cato [si segnala, in par­ti­co­lare, il repeat buy­ing inten­tion trial test] è risa­puto che tra il dichia­rato e l’effettivo acqui­sto vi è un gap signi­fi­ca­tivo; ipo­tiz­ze­rei dun­que che in realtà coloro che pro­ce­dano real­mente ad acqui­stare arti­coli on line pos­sano essere il 10% dei visitatori.

In sin­tesi, quindi:

Cor­sera on line

850.000 x 10% = 85.000

85.000 x 0,20€ [ipo­tesi di prezzo d’acquisto uni­ta­rio] = 17.000 €/die

17.000 €/die x 30 giorni = 510.000 € men­sili = 6.120.000 € di ricavo lordo annuo.

Cor­sera ver­sione cartacea

500.000 copie x 1 € = 500.000 €/die

500.000 € x 30 giorni = 15.000.000 € men­sili = 180.000.000 € di ricavo lordo annuo.

Dun­que 6.120.000 € vs. 180.000.000 € sono il 3,4% in più – ammesso che si som­mino effet­ti­va­mente ai pre­e­si­stenti – di ricavi lordi all’anno.

Il 3,4% lordo è, a mio avviso, un ordine di gran­dezza che non giu­sti­fica né il dibat­tito, le riu­nioni ed il pro­clami sul tema né il rischio col­le­gato all’imma­gine di marca che tali pro­clami pro­vo­cano e pro­vo­che­reb­bero al riguardo sul web.

Il 3,4% lordo, sem­pre a mio parere ovvia­mente, è una mar­gi­na­lità che può – e deve – essere recu­pe­rata ampia­mente con inter­venti mirati sulla filiera della distri­bu­zione edi­to­riale e dell’organizzazione interna alle imprese del settore.

Change

Se avessi dovuto seguire sino in fondo il mio istinto avrei sti­mato una redemp­tion degli acqui­sti on line infe­riore rispetto a quella che poi ho uti­liz­zato per effet­tuare i con­teggi. Credo, comun­que, che anche a livelli diversi il gap tra “carta vs on line” sia tal­mente ampio da non infi­ciare sul ragio­na­mento com­ples­sivo. Ovvia­mente come avviene in tutte le simu­la­zioni di sce­na­rio si tratta di una ipo­tesi di lavoro, se ave­ste dati più pre­cisi e/o opi­nioni diverse, sarà un pia­cere – come sem­pre – acco­glierle e con­fron­tarsi al riguardo.

Si segnala, infine, che “a pre­scin­dere dal canale e dal mezzo” la qua­lità vende.