blogger

cogito
Posted on 31 dicembre 2013 by Pier Luca Santoro

2013 In Breve

I 5 arti­coli più letti nel 2013 di que­sta TAZ [*] sono stati, in ordine decre­scente di numero di visualizzazioni:

  1. Hou­ston Abbiamo un Pro­blema: Arti­colo del 14 marzo 2013 su come il mobile sia un’ulteriore minac­cia più che un’opportunità per i già pre­cari conti dell’industria dell’informazione [2.973 visualizzazioni].
  2. Wired Diventa Digi­tal First: Arti­colo del 07 novem­bre 2013 “leak” della let­tera del diret­tore di «Wired» alla reda­zione che anti­ci­pava  i cam­bia­menti della rivi­sta [2.864 visualizzazioni].
  3. Le 5 W del Gior­na­li­smo nel 2012: Arti­colo del 23 Ago­sto 2012 su le evo­lu­zioni dell’ecosistema dell’informazione che richie­dono un’interpretazione in chiave di coin­vol­gi­mento del let­tore da parte dei gior­na­li­sti e dei gior­nali [2.815 visualizzazioni].
  4. About: Il mio pro­filo per­so­nale, e din­torni [2.475 visualizzazioni]
  5. I 24 Social con il Mag­gior Numero di Utenti Attivi: Arti­colo del 01 dicem­bre 2013 di cen­si­mento ed ana­lisi di social media e social net­work nel mondo [1.674 visualizzazioni].

I 5 prin­ci­pali refer­rers sono stati,  in ordine decre­scente di numero di visualizzazioni:

  1. Motori di Ricerca: 46.444 visualizzazioni
  2. Face­book: 24.732 visualizzazioni
  3. Twit­ter: 14.660 visualizzazioni
  4. Lin­ke­din: 1.173 visualizzazioni
  5. Goo­gle+: 996 visualizzazioni

Le 5 nazioni di pro­ve­nienza con il mag­gior numero di visua­liz­za­zioni, in ordine decre­scente, sono state:

  1. Ita­lia: 152.481 visualizzazioni
  2. USA: 3.792 visualizzazioni
  3. UK: 1.443 visualizzazioni
  4. Fran­cia: 1.070 visualizzazioni
  5. Sviz­zera: 1.027 visualizzazioni

Vi rin­gra­zio dav­vero di cuore poi­ché anche nel 2013 il man­te­ni­mento, la cura di que­sta mode­sta TAZ [*] mi ha con­sen­tito di appren­dere dav­vero molto.

Scri­veva Ernest Heming­way che “tutti, uomini e ani­mali, ogni anno che passa acqui­stano un anno, ma alcuni ne acqui­stano uno in più in cono­scenza”, per me è stato dav­vero così, spero pos­siate dire altret­tanto. AUGURI!

cogito

[*]TAZ: Tem­po­rary Auto­no­mous Zone. Una defi­ni­zione e gli approfondimenti/spiegazione di per­chè que­sto spa­zio sia una TAZ e NON un blog.

Fuffa Blogger
Posted on 29 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Codice Anti Marchette

Avevo già segna­lato diverso tempo fa come esi­stano pro­po­ste che cir­co­lano per la Rete che stanno al con­tent mar­ke­ting come le tec­ni­che di black hat stanno al SEO, scor­cia­toie uti­liz­zate da per­sone senza scru­poli che rapi­da­mente si ritor­cono con­tro chi ne fa uso e abuso. Un feno­meno suf­fi­cien­te­mente noto agli addetti ai lavori eti­chet­tato comu­ne­mente come “marchette”.

A fine 2011 lan­ciai la pro­po­sta di una sorta di bol­lino blu per i blog, che oggi andrebbe esteso agli account sui social, di sti­lare un deca­logo, par­tendo dalla base offerta da Timu, una sorta di codice di auto­di­sci­plina sulla fal­sa­riga del codice etico della Word of Mouth Mar­ke­ting Asso­cia­tion statunitense.

Credo sia dav­vero arri­vata l’ora di dare con­si­stenza a quell’ipotesi di lavoro.

E’ di ieri il post di una “fashion blog­ger”, poi rimosso sicu­ra­mente per un’azione legale nei suoi con­fronti, ma facil­mente visi­bile usando la cache di Goo­gle, di  “outing” rispetto allo scam­bio orga­niz­zato di “like” e com­menti sui blog. Si legge che la com­mu­nity, un gruppo segreto su Face­book chia­mato “Blog­ger and The City”, ha un pre­ciso obiettivo:

[.….]Scopo del gruppo? Molto sem­plice scam­bio di Mi Piace e Com­menti tra gli appar­te­nenti al gruppo. Ogni volta che ognuno dei blog­ger pub­blica un post gli altri devono clic­care Mi Piace e lasciare un com­mento. Occorre farlo anche in un deter­mi­nato tempo altri­menti si rischia pena­liz­za­zione da parte degli amministratori[.….]

Una delle per­sone indi­cate tra gli ammi­ni­stra­tori del gruppo ha liqui­dato sul suo pro­filo per­so­nale Face­book, aperto e visi­bile a tutti,  la vicenda affer­mando che si tratta di affer­ma­zioni non veri­tiere e calunniose.

Nell’articolo ven­gono ripor­tati screen­shot delle con­ver­sa­zioni tra gli appar­te­nenti al gruppo che sono invece ine­qui­vo­ca­bili rispetto alla veri­di­cità delle affer­ma­zioni fatte nel pre­ci­tato post. Una per tutti que­sta sotto ripor­tata. [Update ore 09:00: Mi segna­lano che molte alcune [#] delle per­sone coin­volte lavo­rano con que­sta agen­zia spe­cia­liz­zata, ed infatti alla voce “fashion blog­ger” i nomi coin­ci­dono. La cosa è ancora più grave]

Fuffa Blogger

Se il pas­sa­pa­rola è indi­cato in tutte le inda­gini come la forma di comu­ni­ca­zione che gode di mag­gior fidu­cia da parte delle per­sone è giu­sto tute­lare e pre­ser­vare que­sto valore. Credo debba essere un aspetto al quale tutti coloro che si occu­pano con serietà e pro­fes­sio­na­lità di comu­ni­ca­zione d’impresa deb­bano pre­stare la dovuta atten­zione invece di liqui­darla in una bat­tuta tra amici come avviene attualmente.

E’ ora di un “codice anti mar­chette” che sia valido per i gior­na­li­sti ma anche per le per­sone comuni . E’ ora di assu­mersi la giu­sta respon­sa­bi­lità per­so­nale che la con­ces­sione di fidu­cia da sem­pre implica.

Nielsen WOM

[#] Update del 31/10/2013: Si riceve la seguente pre­ci­sa­zione dal tito­lare dell’agenzia citata nell’articolo e dove­ro­sa­mente pub­bli­chiamo quanto dichiarato:

Nel suo arti­colo, lei indica (cito)  molte delle per­sone coin­volte lavo­rano con que­sta agen­zia specializzata .
Se con­fronta la lista delle blog­ger che fanno parte del nostro net­work con quella del post de “La Blog­ger Mafia” (sem­pre da lei lin­kato recu­pe­ran­dolo tra­mite cache di Goo­gle) noterà che le per­sone ricon­du­ci­bili al nostro gruppo sono cin­que su un totale di ottanta.
Con­se­guen­te­mente affer­mare che molte delle per­sone coin­volte col­la­bo­rano con BloggerAgency.it è un’informazione a mio avviso non corretta.
Tengo comun­que a pre­ci­sare che la nostra orga­niz­za­zione non è a cono­scenza (e non è tenuta ad esserlo) delle atti­vità che cia­scuna blog­ger svolge per pro­muo­versi auto­no­ma­mente.  Asso­ciare il nostro nome a que­sta pole­mica — indi­cando la cosa come cir­co­stanza ancor più grave -  è quindi a mio avviso impro­prio e rischia di dare una visione distorta della vicenda.
Infine non capi­sco per quale motivo veniamo presi in con­si­de­ra­zione sol­tanto noi come agen­zia e non altre realtà ana­lo­ghe che — a loro volta — hanno blog­ger che com­pa­iono nella ben nota lista.

perché-ho-aperto-un-blog
Posted on 7 giugno 2013 by Pier Luca Santoro

Questo NON è un Blog

Ci sono ter­mini che ven­gono usati con­ven­zio­nal­mente sino a per­dere il loro signi­fi­cato dive­nendo una “parola sca­to­lone”, un  ter­mine che vuol dire tutto e nulla per quanto è vago. Uno di que­sti ter­mini è sicu­ra­mente blog e, peg­gio ancora, il suo deri­vato blog­ger, colui che, come noto, scrive, appunto, un blog.

Si stima che i redat­tori di “blog” che pub­bli­cano “post” [ini­ziamo a vir­go­let­tare que­sti ter­mini] in modo con­ti­nuato in Ita­lia, sareb­bero circa 500mila, una popo­la­zione enorme che, per le ragioni più diverse, ha voglia di espri­mersi e di entrare in rela­zione con altri a distanza, su Internet.

Ori­gi­na­ria­mente, l’insieme dei com­por­ta­menti e del lavoro in Rete di que­ste per­sone costi­tuiva la “blo­go­sfera”, ter­mine usato per la prima volta undici anni fa dall’inglese Brad L.Graham per deno­tare il sistema aperto e inter­con­nesso di “blog”, che viene con­fi­gu­rato pro­gres­si­va­mente dai “blog­ger”: un sistema che pro­duce cono­scenze in quan­tità supe­riori a quelle gene­rate finora dall’umanità nei mil­lenni passati.

Oggi i “blog” sono un for­mat edi­to­riale al quale attin­gono ampia­mente gli edi­tori tra­di­zio­nali per fare traf­fico, per por­tare visite ai loro siti web, ed i gior­na­li­sti per diletto o, più spesso, per miglio­rare la loro visi­bi­lità e repu­ta­zione. Que­sta galas­sia di pro­dut­tori e con­su­ma­tori di infor­ma­zioni , di orga­niz­za­zioni sociali rette dalla comu­ni­ca­zione, appare come un medium dav­vero glo­bale, che, in chiave cor­po­rate, può diven­tare utile per vei­co­lare com­merci di massa e fide­liz­zare con­su­ma­tori o per tra­smet­tere modelli di com­por­ta­mento pub­blico e otte­nere con­senso dai cit­ta­dini, su vasta scala.

I  “blog­ger” da sem­pre sono sog­getti che pre­stano opera gra­tui­ta­mente per otte­nere al mas­simo col­la­nine e per­line, et simi­lia, quando si pre­stano ad azioni di comu­ni­ca­zione azien­dale, o “visi­bi­lità” quando, appunto, scri­vono gra­tui­ta­mente, all’interno di testate regi­strate quali, uno per tutti, l’Huffington Post.

E’ per que­sto che, come avrà notato chi ha la pazienza di leg­gere quo­ti­dia­na­mente ciò che scrivo,per que­sto spa­zio alla defi­ni­zione di blog per­so­nal­mente pri­vi­le­gio da anni quella di T.A.Z, di zona tem­po­ra­nea­mente auto­noma, con­cetto intro­dotto nel 1991 nel libro di Hakim Bey che descrive la tat­tica socio­po­li­tica di creare zone tem­po­ra­nee che elu­dono le nor­mali strut­ture di con­trollo sociale, poi­chè, credo dav­vero di poter dire, all’interno di “Il Gior­na­laio”, con la dovuta atten­zione alla legge, scrivo ciò che voglio, quello di cui ho voglia di par­lare e che mi appare inte­res­sante con­di­vi­dere senza pre­starmi a “mar­chette” di sorta come ho avuto modo di spie­gare, di riba­dire, anche nella mia inter­vi­sta con­te­nuta in que­sto libro degli amici Daniele Chieffi, Clau­dia Dani e Marco Renzi di recen­tis­sima pubblicazione.

Ancor meno sono un “blog­ger”. Il mio lavoro credo sia noto, anche se poi tal­volta mi trovo appic­ci­cata que­sta defi­ni­zione, non è fare blog, io di pro­fes­sione fac­cio altro.

In un momento nel quale con­tent cura­tion sta dive­nendo una delle tante “buz­z­words” usate, ed abu­sate, con una grande mag­gio­ranza di sog­getti che imma­gi­nano che la cura dei con­te­nuti sia fare copia-incolla di pezzi di arti­coli, o imma­gini e video, altrui su Scoop.it o altre piat­ta­forme simili, credo che il ter­mine blog­ger possa final­mente essere sosti­tuito da con­tent cura­tor, o cura­tore di con­te­nuti se si pre­fe­ri­sce una volta tanto l’italiano, poi­chè è que­sto che i migliori fanno, una sele­zione accu­rata di con­te­nuti che ven­gono riag­gre­gati e com­men­tati, rie­la­bo­rati in nuove forme e contenuti.

Per con­clu­dere que­sto mio ragio­na­mento vor­rei anche sot­to­li­neare che a mio avviso i “post” sono quelli che si met­tono sulla bacheca di Face­book ed altri social media. Il ter­mine post attri­buito ai con­te­nuti pro­dotti per una TAZ è ina­de­guato, frutto di un clas­si­smo cul­tu­rale ata­vico secondo il quale gli arti­coli li scri­vono i gior­na­li­sti che nell’era dell’informazione par­te­ci­pata non ha più senso di esistere.

Que­sta è una TAZ, io, per hobby, per curio­sità intel­let­tuale, ed anche per lavoro fuori da con­fini di “Il Gior­na­laio,” curo con­te­nuti e scrivo articoli,

Que­sto NON è un blog, i blog­ger NON esi­stono, era un po’ che volevo dirlo. Com­ment is free!

perché-ho-aperto-un-blog

Si rin­gra­zia l’amico Mas­simo Gen­tile per la rea­liz­za­zione in esclu­siva dell’immagine sopra riportata

Posted on 2 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Ritornelli

Ci sono temi che a cadenza perio­dica ritor­nano. Mine­stra riscal­data che perde sem­pre più corpo e sapore ogni volta che se ne torna a parlare.

Uno di que­sti è la cosid­detta morte dei blog, teo­ria, per così dire, che vedrebbe nell’affermazione dei social net­work la fine dei blog come media. Ne torna a par­lare Leo­nardo, ripreso anche da Mas­simo Man­tel­lini, che scrive: “[…] è finita la moda dei blog e la gente ha smesso di scri­verci sopra […]” citando il cat­tivo anda­mento degli accessi al suo, rino­mato, blog.

Basarsi sulla pro­pria espe­rienza per­so­nale è per defi­ni­zione limi­tante e limi­tato. Se dovessi farlo io direi esat­ta­mente il con­tra­rio poi­chè secondo il rap­porto annuale rea­liz­zato da WordPress.com le pagine viste di que­sto spa­zio sono aumen­tate del 30% rispetto al 2011 [GRAZIE!].

Al di là delle espe­rienze per­so­nali che sarebbe ancor meno sen­sato con­trap­porre, all’interno della ricerca “La sto­ria della Rete dal 2001 al 2012″, pub­bli­cata a fine dicem­bre,  vi sono diversi gra­fici che mostrano quali siano i mag­giori brand della Rete in Ita­lia in ter­mini di coper­tura, fre­quenza e volumi dell’utenza inter­net nel nostro Paese [sli­des 46 — 51].

L’ultimo dato dispo­ni­bile, aggior­nato ad otto­bre 2012, mostra come blog­ger, la piat­ta­forma per blog di Goo­gle, abbia reach e fre­quency supe­riore, ad esem­pio, a Repubblica.it o eBay.it.

Se c’è qual­cosa che è morto o mori­bondo non sono cer­ta­mente i blog. Spe­riamo lo diventi invece pre­sto l’abitudine ai ritor­nelli dei luo­ghi comuni.

Maggiori Brand Rete Italia

Posted on 7 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Nasce El Huffington Post

Come dove­roso per una testata all digi­tal è stato annun­ciato attra­verso Twit­ter che «El Huf­fing­ton Post» è online dalle 00.42 di oggi.

[tweet https://twitter.com/ElHuffPost/status/210504098129260544 align=‘center’ lang=‘it’]

La ver­sione spa­gnola dell’ «Huf­fing­ton Post», al 50% con Prisa, società che con­trolla canali tele­vi­sivi, radio e quo­ti­diani in 22 Paesi nel mondo, con un paio di mesi di ritardo, vede dun­que la luce. Ovvia­mente ampia coper­tura su «El Pais», quo­ti­diano del gruppo.

Stesso “family fee­ling”, stessa impo­sta­zione gra­fica delle altre ver­sioni con lo splash foto­gra­fico della noti­zia prin­ci­pale a tutta pagina e la dispo­si­zione su tre colonne ideal­mente sud­di­vise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le carat­te­ri­sti­che del visual del sito anche per la ver­sione in castel­lano dell’HuffPost.

Strutt­tura edi­to­riale snella con 8 gior­na­li­sti, oltre alla Diret­trice Mon­tser­rat Domín­guez, e 130 blog/blogger [anche se al momento sono solo 4] per i con­te­nuti delle attuali 5 sezioni.

Leg­gendo gli edi­to­riali di aper­tura rea­liz­zati da Mon­ser­rat Domin­guez e da Arianna Huf­fing­ton non è dif­fi­cile capire come ad una sia affi­data la gestione ope­ra­tiva ed all’altra quella stra­te­gica.

Un lan­cio pre­ce­duto da molte pole­mi­che pro­prio a causa dei blog e della scelta di non remu­ne­rare chi li scrive ono­rato, secondo quanto dichia­rava a chiare let­tere la Diret­trice già un mese fa, da visi­bi­lità e pre­sti­gio  offerte dalla piat­ta­forma infor­ma­tiva. Con­ti­nuità ahimè dun­que anche da que­sto pro­filo del modello che mette alla fame per la fama chi scrive.

Oltre alle con­si­de­ra­zioni sull’eticità di intra­pren­dere un’attività a fini di lucro basan­dosi ampia­mente sul lavoro non retri­buito, vi sono anche altre ombre all’orizzonte per la ver­sione spa­gnola e per le altre previste.

Se infatti i numeri dell’«Huffington Post» sta­tu­ni­tense sono da capo­giro in Europa, sin ora le cose sono andate deci­sa­mente meno bene.

La ver­sione per la Gran Bre­ta­gna, dopo un ini­zio delu­dente che ha por­tato ad una stra­te­gia di ulte­riore espan­sione attra­verso la part­ner­ship con edi­tori locali, non fa numeri straor­di­nari e il 31% del traf­fico, delle visite al sito, arriva dagli USA.

Anche la ver­sione fran­cese, rea­liz­zata in par­te­ci­pa­zione con Le Monde e LNEI [Les Nou­vel­les Edi­tions Indé­pen­dan­tes], anche se è pre­sto per dirlo a soli 4 mesi dal lan­cio, dopo una buona par­tenza ha un trend nega­tivo  e non man­cano le pole­mi­che sui van­taggi otte­nuti gra­zie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capa­cità di attra­zione che paiono avere gli arti­coli pro­dotti dai blog­ger d’oltralpe che attrag­gono sola­mente l’8% del totale delle visite mensili.

Pare insomma che il modello d’importazione fun­zioni meno bene nel vec­chio continente.

In Ita­lia, come noto, in accordo con il Gruppo Espresso-Repubblica, dovrebbe arri­vare a set­tem­bre la ver­sione per il nostro Paese diretta, anche in que­sto caso da una donna, da Lucia Annunziata.

Per­so­nal­mente non posso che riba­dire che non abbiamo biso­gno di altri modelli di sfrut­ta­mento né di solu­zioni “pret a por­ter”, ma di un pro­getto che possa por­tare a un cam­bia­mento cul­tu­rale e orga­niz­za­tivo, che sin ora stenta a pren­dere piede, del tutto ita­liano, non impor­ta­bile sia in ter­mini di pro­cesso che a livello di carat­te­ri­sti­che del mer­cato dell’informazione online nel nostro Paese.

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