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Posted on 2 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Ritornelli

Ci sono temi che a cadenza perio­dica ritor­nano. Mine­stra riscal­data che perde sem­pre più corpo e sapore ogni volta che se ne torna a parlare.

Uno di que­sti è la cosid­detta morte dei blog, teo­ria, per così dire, che vedrebbe nell’affermazione dei social net­work la fine dei blog come media. Ne torna a par­lare Leo­nardo, ripreso anche da Mas­simo Man­tel­lini, che scrive: “[…] è finita la moda dei blog e la gente ha smesso di scri­verci sopra […]” citando il cat­tivo anda­mento degli accessi al suo, rino­mato, blog.

Basarsi sulla pro­pria espe­rienza per­so­nale è per defi­ni­zione limi­tante e limi­tato. Se dovessi farlo io direi esat­ta­mente il con­tra­rio poi­chè secondo il rap­porto annuale rea­liz­zato da WordPress.com le pagine viste di que­sto spa­zio sono aumen­tate del 30% rispetto al 2011 [GRAZIE!].

Al di là delle espe­rienze per­so­nali che sarebbe ancor meno sen­sato con­trap­porre, all’interno della ricerca “La sto­ria della Rete dal 2001 al 2012″, pub­bli­cata a fine dicem­bre,  vi sono diversi gra­fici che mostrano quali siano i mag­giori brand della Rete in Ita­lia in ter­mini di coper­tura, fre­quenza e volumi dell’utenza inter­net nel nostro Paese [sli­des 46 — 51].

L’ultimo dato dispo­ni­bile, aggior­nato ad otto­bre 2012, mostra come blog­ger, la piat­ta­forma per blog di Goo­gle, abbia reach e fre­quency supe­riore, ad esem­pio, a Repubblica.it o eBay.it.

Se c’è qual­cosa che è morto o mori­bondo non sono cer­ta­mente i blog. Spe­riamo lo diventi invece pre­sto l’abitudine ai ritor­nelli dei luo­ghi comuni.

Maggiori Brand Rete Italia

Posted on 7 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Nasce El Huffington Post

Come dove­roso per una testata all digi­tal è stato annun­ciato attra­verso Twit­ter che «El Huf­fing­ton Post» è online dalle 00.42 di oggi.

[tweet https://twitter.com/ElHuffPost/status/210504098129260544 align=‘center’ lang=‘it’]

La ver­sione spa­gnola dell’ «Huf­fing­ton Post», al 50% con Prisa, società che con­trolla canali tele­vi­sivi, radio e quo­ti­diani in 22 Paesi nel mondo, con un paio di mesi di ritardo, vede dun­que la luce. Ovvia­mente ampia coper­tura su «El Pais», quo­ti­diano del gruppo.

Stesso “family fee­ling”, stessa impo­sta­zione gra­fica delle altre ver­sioni con lo splash foto­gra­fico della noti­zia prin­ci­pale a tutta pagina e la dispo­si­zione su tre colonne ideal­mente sud­di­vise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le carat­te­ri­sti­che del visual del sito anche per la ver­sione in castel­lano dell’HuffPost.

Strutt­tura edi­to­riale snella con 8 gior­na­li­sti, oltre alla Diret­trice Mon­tser­rat Domín­guez, e 130 blog/blogger [anche se al momento sono solo 4] per i con­te­nuti delle attuali 5 sezioni.

Leg­gendo gli edi­to­riali di aper­tura rea­liz­zati da Mon­ser­rat Domin­guez e da Arianna Huf­fing­ton non è dif­fi­cile capire come ad una sia affi­data la gestione ope­ra­tiva ed all’altra quella stra­te­gica.

Un lan­cio pre­ce­duto da molte pole­mi­che pro­prio a causa dei blog e della scelta di non remu­ne­rare chi li scrive ono­rato, secondo quanto dichia­rava a chiare let­tere la Diret­trice già un mese fa, da visi­bi­lità e pre­sti­gio  offerte dalla piat­ta­forma infor­ma­tiva. Con­ti­nuità ahimè dun­que anche da que­sto pro­filo del modello che mette alla fame per la fama chi scrive.

Oltre alle con­si­de­ra­zioni sull’eticità di intra­pren­dere un’attività a fini di lucro basan­dosi ampia­mente sul lavoro non retri­buito, vi sono anche altre ombre all’orizzonte per la ver­sione spa­gnola e per le altre previste.

Se infatti i numeri dell’«Huffington Post» sta­tu­ni­tense sono da capo­giro in Europa, sin ora le cose sono andate deci­sa­mente meno bene.

La ver­sione per la Gran Bre­ta­gna, dopo un ini­zio delu­dente che ha por­tato ad una stra­te­gia di ulte­riore espan­sione attra­verso la part­ner­ship con edi­tori locali, non fa numeri straor­di­nari e il 31% del traf­fico, delle visite al sito, arriva dagli USA.

Anche la ver­sione fran­cese, rea­liz­zata in par­te­ci­pa­zione con Le Monde e LNEI [Les Nou­vel­les Edi­tions Indé­pen­dan­tes], anche se è pre­sto per dirlo a soli 4 mesi dal lan­cio, dopo una buona par­tenza ha un trend nega­tivo  e non man­cano le pole­mi­che sui van­taggi otte­nuti gra­zie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capa­cità di attra­zione che paiono avere gli arti­coli pro­dotti dai blog­ger d’oltralpe che attrag­gono sola­mente l’8% del totale delle visite mensili.

Pare insomma che il modello d’importazione fun­zioni meno bene nel vec­chio continente.

In Ita­lia, come noto, in accordo con il Gruppo Espresso-Repubblica, dovrebbe arri­vare a set­tem­bre la ver­sione per il nostro Paese diretta, anche in que­sto caso da una donna, da Lucia Annunziata.

Per­so­nal­mente non posso che riba­dire che non abbiamo biso­gno di altri modelli di sfrut­ta­mento né di solu­zioni “pret a por­ter”, ma di un pro­getto che possa por­tare a un cam­bia­mento cul­tu­rale e orga­niz­za­tivo, che sin ora stenta a pren­dere piede, del tutto ita­liano, non impor­ta­bile sia in ter­mini di pro­cesso che a livello di carat­te­ri­sti­che del mer­cato dell’informazione online nel nostro Paese.

Posted on 31 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Alla Fame per la Fama

Come molti ricor­de­ranno, dopo la ces­sione dell’«Huffington Post» ad AOL per la straor­di­na­ria cifra di 315 milioni di dol­lari, una parte dei blog­ger che scri­ve­vano gra­tui­ta­mente per la testata all digi­tal più famosa al mondo inten­ta­rono una class action pre­ten­dendo una parte dei ricavi otte­nuti dalla ces­sione d’azienda soste­nendo che aveva rag­giunto quel valore, anche, gra­zie al loro lavoro mai pagato, e recla­man­done un terzo.

Il «The New York Times» all’epoca aveva pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fi­cava con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’«Huffington Post». Nell’arti­colo, pro­dotto allora, viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pub­bli­ci­tari. Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di blog­ger che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste. Un  rap­porto deci­sa­mente infe­riore alla quota di reve­nues pre­tesa dalla class action.

A meno di un anno di distanza è arri­vata ieri la sen­tenza, favo­re­vole ad AOL.

Nelle moti­va­zioni il giu­dice afferma che nulla è dovuto poi­chè non è mai stato sti­pu­lato un con­tratto one­roso tra «Huf­fing­ton Post» ed i blog­ger che sin dall’inizio sape­vano che il loro lavoro non sarebbe stato remu­ne­rato ed avendo accet­tato ugual­mente nulla è loro dovuto. Il caso è stato licen­ziato con “pre­ju­dice”, dun­que non potrà essere impu­gnata la sen­tenza o ripro­po­sta la causa in altra forma.

Ovvia­mente posi­tiva la rea­zione della testata sta­tu­ni­tense che esprime sod­di­sfa­zione per la sen­tenza e rin­no­vato impe­gno nella col­la­bo­ra­zione futura con tutti i blogger.

Con lo sbarco in Europa, appog­gian­dosi ai quo­ti­diani nazio­nali, dell’HuffPo, già attiva, con buoni risul­tati, per quanto riguarda la Fran­cia, e attesa immi­nente per le ver­sioni spa­gnole, ini­zial­mente pre­vi­sto a marzo e poi riviato a giu­gno, ed ita­liane, per le quali sono già stati scelti i diret­tori, sarà inte­res­sante veri­fi­care il peso di blog e blog­ger nell’impostazione edi­to­riale. Se infatti, a parità di man­te­ni­mento della mede­sima gab­bia gra­fica in entrambe le ver­sioni euro­pee, nell’edizione bri­tan­nica si nota un largo impiego di blog­ger, men­tre in quella fran­cese pare di gran lunga infe­riore. Una dif­fe­renza pro­ba­bil­mente dovuta sia alla cul­tura, alla men­ta­lità delle per­sone che alle dif­fe­renze nella legi­sla­zione nazionale.

Con la legge sull’equo com­penso per i gior­na­li­sti in dirit­tura d’arrivo nel nostro Paese, la defi­ni­zione di blog­ger, altra “parola sca­to­lone” senza signi­fi­cato che, come noto, non apprezzo a pre­scin­dere dal caso spe­ci­fico,  potrebbe dive­nire sino­nimo di pro­dut­tore di con­te­nuti non pagato. Un bel tema da affron­tare insieme al Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo il mese prossimo.

Posted on 16 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Quando un Blog salva Costa Crociere dal Naufragio

La vicenda del nau­fra­gio della nave da cro­ciera è caso di stu­dio, l’ennesimo, di que­sta evo­lu­zione nella rela­zione e comunicazi0ne che viene con­ven­zio­nal­mente rac­colta nella defi­ni­zione di social media mar­ke­ting o, in maniera ancora più estesa,  di digi­tal marketing.

Quanto avve­nuto è ormai  tal­mente cono­sciuto da ren­dere  super­flua ogni descri­zione. Di fatto ancora sta­mat­tina le prime pagine dei quo­ti­diani nazio­nali di mezzo mondo hanno la foto in prima pagina della nave.

Come segnala Mas­simo Man­tel­lini, Costa Cro­ciere ha un blog ed ha deciso di usarlo, anche, in que­sta occa­sione con due arti­co­letti che dicono tanto poco quanto molto di come si gesti­sce la comu­ni­ca­zione in Rete.  Due arti­coli, forse più banal­mente delle segna­la­zioni tout court, pub­bli­cate alle 01.10 e, suc­ces­si­va­mente, alle 05. 23.

Qui gli ele­menti di qua­li­fi­ca­zione si richia­mano all’area dell’organizzazione azien­dale; alla defi­ni­zione dei ruoli, dell’autonomia e all’azione che ne deriva. Senza que­sto i post non sareb­bero stati pub­bli­cati. Aspetti che, come sem­pre più fre­quen­te­mente avviene, sono poi pre­miati sui social net­work, dove  pre­senza e aper­tura sono pre­va­len­te­mente apprez­zati e commentati.

Sem­pli­ce­mente, si fa per dire, orga­niz­zati alla meta pronti a ad ogni eve­nienza anche alla più remota, come è il caso, di “capi­tani corag­giosi” da cui salvarsi.

Posted on 30 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Le Buone Regole delle Mamme

Mi sarei dato, spe­rando possa essere con­di­viso, l’obiettivo di sti­lare una prima bozza del codice di auto­di­sci­plina per chi fa infor­ma­zione  attra­verso blog e social net­work entro la seconda set­ti­mana di Gen­naio 2012. Una base di con­fronto e di raf­fi­na­mento gra­zie alla quale arri­vare ad una defi­ni­zione defi­ni­tiva dei cri­teri di auto­re­go­la­men­ta­zione da met­tere a dispo­si­zione di chi crede che fidu­cia e respon­sa­bi­lità siano prin­cipi car­dine dai quali non pos­sono esi­mersi i blog e, più in gene­rale, l’informazione in Rete.

Come ho già detto, in base a que­sta time­ta­ble, sto pro­ce­dendo alla rac­colta di mate­riali, dei pro ed anche dei con­tro, rela­tivi all’ipotesi di lavoro. Un opera nella quale, oltre a tutti coloro che hanno già for­nito la loro ade­sione e dispo­ni­bi­lità [gra­zie!], gra­di­rei, a loro pia­cendo, coin­vol­gere anche Erne­sto Bel­li­sa­rio & Guido Scorza che con il loro exper­tise sono certo potreb­bere essere di grande aiuto.

Un rife­ri­mento pre­zioso è stata sti­lato da tempo dalla WOMMA [Word of Mouth Mar­ke­ting Asso­cia­tion] che for­ni­sce un codice di con­dotta etica i cui punti chiave, no a caso, si fon­dano su fidu­cia, inte­grità, rispetto, one­stà e respon­sa­bi­lità.  Rife­ri­menti per i pro­fes­sio­ni­sti della comu­ni­ca­zione che, a mio avviso, ben si inte­grano con i quat­tro prin­cipi per l’informazione di qua­lità pro­po­sti da Timu.

Se il con­cetto del diritto romano di dili­genza del buon padre di fami­glia è noto ed appli­cato come cri­te­rio di cor­ret­tezza e buona fede, di respon­sa­bi­lità, gra­zie ad una segna­la­zione, apprendo che un folto gruppo di blogger-donne-mamme si sono date un codice delle buone pra­ti­che dei blog­ger che è a dispo­si­zione di tutti, e che pro­pone un’autoregolamentazione in merito alla gestione della pub­bli­cità sui pro­pri blog.

Il Codice è valido per tutti, mi pare dav­vero, e cerca di rac­co­gliere vari aspetti legati alle carat­te­ri­sti­che, ed alla even­tuale mone­tiz­za­zione, dei blog, defi­nendo, anche, tre livelli di blog­ging [ADV free, light, pro]. Si tratta di cri­teri, che, comun­que sia, per­so­nal­mente inte­grerò nella mia blog policy. Para­me­tri ben sti­lati, con­di­vi­si­bili, e che rap­pre­sen­tano ulte­riore ele­mento di arric­chi­mento verso il rag­giun­gi­mento della ste­sura dell’autoregolamentazione, dell’autodisciplina.

Le buone regole delle mamme sono un con­tri­buto impor­tante, un altro passo par­te­ci­pat­tivo [non è un refuso] verso l’obiettivo.

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