blackberry

Pubblicato il 18 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Effetti Collaterali

Il Blac­k­berry, ed in par­ti­co­lare il suo ser­vi­zio crip­tato di mes­sag­gi­stica istan­ta­nea  che già tempo fa aveva sol­le­vato timori e cen­sure in alcuni stati della peni­sola araba, come noto, è stato il mezzo di comu­ni­ca­zione uti­liz­zato durante i recenti scon­tri che hanno attra­ver­sato le città della Gran Bretagna.

RIM, l’azienda pro­dut­trice dello smart­phone, aveva imme­dia­ta­mente spe­ci­fi­cato che il suo sistema era rispon­dente alla legi­sla­zione bri­tan­nica ed offerto la pro­pria col­la­bo­ra­zione alla poli­zia non senza qual­che imba­razzo per l’indesiderato coin­vol­gi­mento nei disordini.

Brand­watch ha svolto un’analisi del “sen­ti­ment” rela­ti­va­mente alle men­zioni su Twit­ter della marca in que­stione iden­ti­fi­cando non solo il natu­rale incre­mento delle cita­zioni ma anche una cre­scita signi­fi­ca­tiva, come mostra il gra­fico di sin­tesi sot­to­ri­por­tato, della nega­ti­vità di atteg­gia­mento nei commenti.

Effetti col­la­te­rali che smen­ti­scono il luogo comune del «pur­chè se ne parli» facen­done un’interessante case study per coloro che si occu­pano di pr online.

Pubblicato il 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Il Mezzo NON è il Messaggio

Il quo­ti­diano tori­nese La Stampa sta­mane, in uno degli arti­coli dedi­cati agli scon­tri in atto da tre giorni in Inghil­terra, titola: “Lon­dra, la rivolta corre su Twit­ter”, lasciando inten­dere  che il tam tam sui social net­work sia respon­sa­bile dei fatti.

E’ oppor­tuno spe­ci­fi­care che si tratta, ad essere bene­voli, di un’inesattezza, poi­chè in realtà il mezzo pre­va­len­te­mente uti­liz­zato dai gio­vani per coor­di­narsi è stato il Blac­k­Berry Mes­san­ger, ser­vi­zio di mes­sag­ge­ria istan­ta­nea che non è pos­si­bile clas­si­fi­care come social network.

Ciò pre­messo, in que­ste ore i cit­ta­dini bri­tan­nici stanno uti­liz­zando i social media ed i social net­work esat­ta­mente in maniera opposta.

Sotto la deno­mi­na­zione di «Riot Clean Up» è un fio­rire di ini­zia­tive spon­ta­nee delle diverse comu­nità di resi­denti che si orga­niz­zano e coor­di­nano attra­verso distinte moda­lità e mezzi, sfrut­tando la Rete, per rista­bi­lire una situa­zione di normalità.

Si va dalle com­mu­nity che si danno appun­ta­mento per pulire i quar­tieri deva­stati, alle pagine su Face­book desti­nate al mede­simo scopo o, addi­rit­tura, per segna­lare con foto e video atti di van­da­li­smo ed autori; com­pito al quale è dedi­cato anche un micro­blog su Tum­blr così come avviene con Flickr.

Si tratta di una ten­denza pre­sente anche su Twit­ter dove i mes­saggi a favore della puli­zia [#riot­clea­nup] hanno quasi pareg­giato quelli di nar­ra­zione, più o meno rea­li­stica e più o meno par­ti­giana su, come ven­gono chia­mati in inglese, i riots [#londonriots].

Il mezzo non è il messaggio.

Per appro­fon­dire: 1234

Pubblicato il 9 agosto 2011 by Pier Luca Santoro

Radio Clash

The Clash sono stati uno dei gruppi più rap­pre­sen­ta­tivi del punk rock bri­tan­nico. Clash, per chi non lo sapesse, signi­fica scon­tro, con­flitto, ma anche frastuono.

L’associazione tra il nome del gruppo e gli eventi di que­sti ultimi tre giorni in Gran Bre­ta­gna mi è stata natu­rale, spontanea.

Uno dei loro tanti suc­cessi dell’epoca è stato “This Is Radio Clash” men­tre deci­sa­mente meno noto, come spesso avviene, il lato B del sin­golo inti­to­lato più sem­pli­ce­mente “Radio Clash”. Della stessa iden­tica durata e con­ce­piti come sin­gola entità, come se il secondo fosse una con­ti­nua­zione del primo pezzo, nelle inten­zioni della band bri­tan­nica. Men­tre il più noto ini­zia con “This is Radio Clash on pirate satel­lite, Orbi­ting your living room, cashing in the bill of rights”, l’altro apre così: “This is Radio Clash resu­ming of tran­smis­sion, bea­ming from the moun­tain tops using aural ammunition”.

Testi che ben si adat­tano, descri­ven­dola per tra­slato, alle tec­no­lo­gie ed alle moda­lità di comu­ni­ca­zione uti­liz­zate dai gio­vani delle peri­fe­rie delle città inglesi per coor­di­narsi nell’azione.

Azioni che in que­sto caso non hanno visto in Twit­ter il mezzo di coor­di­na­mento, come avve­nuto in altre occa­sioni, ma indub­bia­mente stru­mento di ampli­fi­ca­zione ed anche di repor­ting dei fatti.

Sulle solu­zioni poten­ziali per distin­guere il rumore di fondo dalle noti­zie e su come il citi­zen jour­na­lism via Twit­ter possa diven­tare effet­ti­va­mente una fonte accre­di­tata di infor­ma­zioni tutti da leg­gere gli spunti di Mar­tin Bryant dagli spazi di TNW.

Pubblicato il 3 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Passaparola

Quo­ti­dia­na­mente per­so­naggi cele­bri e meno famosi, tal­volta per­sino mini­stri, rila­sciano dichia­ra­zioni sull’ iCoso ®, som­man­dosi a voci ed arti­coli al riguardo che com­pa­iono in ogni dove.

Se per­so­nal­mente non fac­cio mistero di appar­te­nere alla schiera di coloro che sono scet­tici sulla cor­re­la­zione che viene pro­po­sta tra il lan­cio del tablet di Apple e una rina­scita dell’editoria, ho sem­pre, altret­tanto, dichia­rato di apprez­zare la capa­cità di que­sta impresa di gene­rare buzz sul pro­prio mar­chio ed i pro­pri prodotti.

Sono dispo­ni­bili adesso dei dati a sup­porto che con­fer­mano la grande capa­cità dell’azienda di Steve Jobs di gene­rare e sfrut­tare posi­ti­va­mente a pro­prio van­tag­gio il pas­sa­pa­rola.

Secondo la riclas­si­fi­ca­zione di dati effet­tuata da Manuel Ángel-Méndez , col­la­bo­ra­tore del Pais e ana­li­sta della For­re­ster Research a Lon­dra, dal 2001 in poi Apple ha siste­ma­ti­ca­mente ridotto gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari pas­sando dal 5% del 2001 al 1.4% del 2009.

- clicca per ingrandire —

La cre­scita dell’azienda non è stata gene­rata dun­que, pro­por­zio­nal­mente, attra­verso inve­sti­menti pub­bli­ci­tari classici.

La posi­zione di Apple è ancora più inte­res­sante, sotto il pro­filo di osser­va­zione delle dina­mi­che di comu­ni­ca­zione dell’impresa, se para­go­nato ai com­pe­ti­tors più diretti come illu­stra il gra­fico sottostante.

- clicca per ingrandire —

L’iCoso è <a href=“http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/la-tavoletta-” onclick=“__gaTracker(‘send’, ‘event’, ‘outbound-article’, ‘http://tv.repubblica.it/tecno-e-scienze/la-tavoletta-’, ‘magico’);” title=“Shinya, gio­vane mago giap­po­nese uti­lizza la nuova tavo­letta Apple per dei sor­pren­denti truc­chi digi­tali. Con l’iPad il ragazzo manda in pen­sione per­sino il leg­gen­da­rio cilin­dro: il colombo, nean­che a dirlo, in que­sto caso “esce” diret­ta­mente dall’ampio touch screen. La tavo­letta è arri­vata in Giap­pone venerdì scorso, stesso giorno in cui è uscita in Ita­lia” –magica-il-prestigiatore-con-l-ipad/48144?video&ref=HREV-3″ target=“_blank”>magico, per Apple. Passaparola!