Big data

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Posted on 8 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Viva la Mamma

Pornhub, con i suoi 4.3 miliardi di ore di video porno visti, 21.2 miliardi di visite [2.4 milioni di visite all’ora] per 87.8 miliardi di video, come riempire tutti gli iPhone venduti nel mondo nel 2015 solamente di porno, tanto per avere un paragone, è sicuramente un osservatorio importante per comprendere i comportamenti non dichiarati dalle persone in  Rete su aspetti mai inseriti nelle statistiche di fine anno fornite dai diversi motori di ricerca.

Dopo aver fornito i dati sul comportamento durante le feste natalizie, ieri sono stati pubblicate le statistiche relative a tutto il 2015.

L’Italia, seppure con una lieve flessione rispetto al 2014, è l’ottava nazione al mondo per traffico al portale pornografico più importante del pianeta. Posizione con la quale scavalchiamo nazioni, quali ad esempio Brasile e Russia, che hanno una popolazione di gran lunga superiore alla nostra.

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Il termine più ricercato nella piattaforma di video, a livello mondiale, è lesbica. Ma nella top 10 3 tra le parole più ricercate sono mamma, step mom [matrigna] e milf [mother I’d like to F***].

Negli USA il termine matrigna supera addirittura lesbica piazzandosi al primo posto dei termini più ricercati così come avviene anche in Russia e Messico. In Francia ha registrato una crescita straordinaria rispetto al 2014 [+ 190%], nel Regno Unito è la terza parola più ricercata ed in Canada e Australia si piazza al secondo posto. In tutte le 20 nazioni prese in considerazione mamma e/o matrigna si collocano tra le prime 10.

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Non fa eccezione l’Italia. Infatti, nel 2015 mamma risulta essere la seconda parola più ricercata su Pornhub, scalando una posizione rispetto al 2014. Mentre milf, pur calando di cinque posizioni sull’anno precedente, resta stabile nella top ten al settimo posto. Insomma,  in tutto il mondo viva la mamma.

Pornhub, al di là di facili battute e sorrisini, è sempre più un’azienda tecnologica e di data analytics. Credo che anche da questo gli editori tradizionali possano imparare parecchio, volendo.

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Posted on 9 novembre 2015 by Lelio Simi

Numeri

Rassegna settimanale di numeri e dati notevoli che forse vi siete persi, selezionati durante le nostre letture su media, web e innovazione digitale

1 trilione

I numeri (impressionanti) dei big data: se ne parla da almeno 25 anni ma per quanto rigurada la data mining nelle aziende c’è ancora molto da sviluppare, lo scrive il Sole 24 Ore che mette insieme in una bella infografica un bel po’ di numeri davvero notevoli che danno un quadro di cosa parliamo davvero quando parliamo di big data: 206 miliardi di euro il valore aggiunto in termini di Pil che arriverebbe dallo sfruttamento in Europa dei big data, 1 trilione di euro il valore stimato dei big data delle nostre vite digitali in Europa, 44 trilioni di gigabyte il volume dati previsti per il 2020, 36 miliardi di dollari spesi in servizi per big data dalle aziende nel mondo, 2,4 trilioni di Pc, tablet e telefonini venduti nel 2015.

60 miliardi

Bloomber e la tecnologia: il terminale Bloomberg Professional che elabora per i suoi 325 mila abbonati circa 60 miliardi di informazioni di mercato al giorno è ancora riconducibile al suo progenitore del 1982 (quando la media company fu fondata) proprio come un MacBook del 2015 conserva il Dna del modello 128K dal 1984. Lo scrive FastCompany che ripercorre in un articolo molto interessante la storia di Bloomberg attraverso i suoi strumenti tecnologici e la loro evoluzione in questi oltre tre decenni di storia dell’agenzia.

8,8 miliardi

Il content marketing e i freelance: secondo eMarketer le aziende spenderanno negli Usa in “pubblicità nativa” 4,3 miliardi di dollari nel 2015 e 8,8 miliardi entro il 2018. L’ascesa del content marketing sta chiedendo sempre più professionalità in grado di produrre contenuti e informazioni e questo crea nuove prospettive per i giornalisti, in particolare per i freelancer, scrive MediaShift in un articolo dal titolo significativo Why Freelance Journalists are Shifting Their Careers to Content Marketing che analizza anche i problemi etici che questo cambiamento sta proponendo così come le nuove prospettive di guadagno (le aziende pagano di più che non gli editori). A proposito di soldi, secondo quanto scrive MediaShift lo stipendio medio di un giornalista negli Usa è compreso tra i 40 e i 46 mila dollari all’anno.

10%

Quartz e la rinascita della homepage: all’inizio ci aveva rinunciato, pensando che tanto il traffico passava per altre vie (leggi i social) poi nell’agosto del 2014 con l’aumento della produzione di contenuti ci aveva ripensato e aveva adottato una sorta di homepage, pur non rinunciando la sua struttura “a rullo”. Oggi Quartz la testata economica di Atlantic Media che in pochi anni si è conquistata un’audience di 15 milioni di utenti unici/mese sembra riscoprire il valore della homepage: la redazione si è ampliata da circa 20 a 60 redattori, sono state lanciate le edizioni per l’India (che vale circa 500 mila utenti/mese) e per l’Africa, in totale oggi la testata produce circa 60 articoli al giorno. Con così tanti contenuti diversificati un luogo dove metterli in vetrina diventa una necessità, in più dicono i responsabili del sito la hompage dal suo lancio ha portato stabilmente circa il 10% di traffico. Ne parla Digiday che racconta del perché Quartz stia imparando ad amare la hompage nonostante la scelta iniziale di non utilizzarla. [Noi comunque  di Quartz come case history un po’ di tempo fa ne avevamo scritto qui].

90%

Lo strapotere della Universal e della Disney sui blockbuster: se guardiamo ai soli primi 10 film per incassi del 2015 negli Stati Uniti (che comunque da soli rappresentato più di 1/3 del totale del box office americano) il 90% se lo spartiscono le due case cinematografiche, rispettivamente 1,5 miliardi la Universal (che con il solo Jurassic World ha incassato 652 milioni di dollari) e 1,2 miliardi la Disney (che con The Age Of Ultron ha totalizzato 459 milioni di dollari). Agli altri studios non rimangono che le “briciole”: 0,328 miliardi. Lo scrive il Washington Post che specifica inoltre che nel totale degli 8,6 miliardi degli incassi totali registrati dal box office negli Usa, la Universal ha una quota di mercato del 26,3% mentre la Disney del 16,7%.

[immagine via Flickr realizzata da Manu Gómez e pubblicata con licenza Creative Commons]

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Posted on 12 gennaio 2015 by Pier Luca Santoro

Pig Data

Pornhub, con i suoi 1.57 milioni di terabyte di video porno, 18.35 miliardi di visite [2.1 milioni di visite all’ora] per 78.9 miliardi di video, oltre 10 volte Facebook tanto per avere un termine di paragone, è sicuramente un osservatorio importante per comprendere i comportamenti non dichiarati dalle persone in  Rete su aspetti mai inseriti nelle statistiche di fine anno fornite dai diversi motori di ricerca.

Dopo aver fornito i dati sul comportamento durante le feste natalizie, in questi giorni sono stati pubblicate le statistiche relative a tutto il 2014.

L’Italia, seppure con una lieve flessione rispetto al 2013, è la settima nazione al mondo per traffico al portale pornografico più importante del pianeta. Posizione con la quale scavalchiamo nazioni, quali ad esempio Brasile e Russia, che hanno una popolazione di gran lunga superiore alla nostra. Insomma, per mantenere il parallelismo con Facebook, il porno “ci piace”.

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I primi tre termini ricercati sono: teen, stabile rispetto al 2013, lesbian, in crescita rispetto all’anno precedente come testimonia il fatto che “lesbian seduces straigth girl” sia il termine in maggior crescita [+238%], e milf.

In quasi tutte le nazioni il primo termine ricercato è quello del proprio Paese. L’Italia non fa eccezione con “italian” saldamente al primo posto tra i cinque termini più cercati. Un nazionalismo che si riflette anche per quanto riguarda la pornostar più gettonata: Sara Tommasi, contrariamente alla stragrande maggioranza degli altri Paesi in cui capeggia Lisa Ann e cresce vertiginosamente [+4448%] l’interesse per Belle Knox che solo con il video “Belle Knox Outta Duke University” ottiene oltre 12 milioni di visualizzazioni [3° video più visto in assoluto].

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Niente cura il freddo meglio del porno, pare. Infatti Novembre è il mese con il maggior traffico in assoluto tra le 20 prime nazioni. I giorni feriali sono preferiti a quelli festivi nel complesso. In Italia è il martedì la giornata con maggior traffico dal nostro Paese a Pornhub.

La durata media di una visita è di 9 minuti e 16 secondi. Al top il Nepal con oltre 13 minuti mentre all’ultimo posto si colloca l’Azerbaijan con poco più di 6 minuti. Gli italiani mediamente si dedicano alla visione di porno per 8 minuti e 19 secondi.

Il gender gap è molto accentuato. Mediamente meno di un quarto [23%] dei visitatori è di sesso femminile. Il Brasile capeggia con sei punti percentuali oltre la media mondiale mentre è la Germania la nazione con la minor incidenza di donne che visitano Pornhub. In Italia vige il principio di Pareto così come nella “progressista” Svezia.

Il porno insomma è “affare per uomini” e le, poche, donne sembrano avere prevalentemente fantasie lesbo.

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Anche il porno è sempre più mobile. A livello mondiale le visite a Pornhub da desktop e da smartphone si equivalgono ormai [44% e 45%], mentre resta minore la fruizione da tablet che però è in crescita del 20%.

In Italia le visite da PC rappresentano il 52% del totale [erano 58% nel 2013], quelle da smartphone il 37% e da tablet il restante 11%. Negli USA le visite da mobile pesano oltre due terzi del totale mentre è la Romania la nazione con la minor incidenza di visite da mobile. Anche se partendo probabilmente da una base di riferimento ridotta è fortissimo invece l’incremento della Turchia che cresce del 635% per visite da smartphone e/o tablet.

Per quanto riguarda i device con cui si fruisce della visione di porno, è interessante notare come vi siano milioni di visitatori anche attraverso le console di gioco. Un utilizzo che tra l’altro permette la visione attraverso la televisione. Tra queste, seppure rappresenti una quota di nettamente inferiore ad altri dispositivi, è in fortissima crescita [+70%] Nintendo Wii; le battute al riguardo fatele pure nei commenti.

Capodanno ed il giorno della finale dei mondiali di calcio le due giornate con il maggior calo di traffico rispetto alla media giornaliera.

Pornhub, al di là di facili battute e sorrisini, è sempre più un’azienda tecnologica e di data analytics. Credo che anche da questo gli editori tradizionali possano imparare parecchio, volendo.

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Hype Cycle 2014
Posted on 13 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Ciclo di Vita delle Tecnologie Emergenti


Gart­ner, anche quest’anno, ha esa­mi­nato il livello di matu­rità, il ciclo di vita di 2000 tec­no­lo­gie e le ten­denze di 119 settori/mercati valu­tan­done e pre­ve­den­done il livello ed i tempi di dif­fu­sione nell’adozione.

Sono spe­ci­fi­ca­ta­mente iden­ti­fi­cati livello di accet­ta­zione ed impatto rela­tivo con rife­ri­mento al vis­suto espe­rien­ziale ed all’interazione dell’utenza. Quan­tità e qua­lità di infor­ma­zioni che si ren­dono pro­gres­si­va­mente dispo­ni­bili, ed il loro pos­si­bile uti­lizzo, sia in chiave di comu­ni­ca­zione e mar­ke­ting che, più in gene­rale, alle prese di deci­sione aziendale.

La sin­tesi dei risul­tati, rias­sunti nell’immagine sot­to­stante, è stata pub­bli­cata due giorni fa. Per cia­scuna tec­no­lo­gia, per ogni solu­zione viene mostrata la fase del ciclo di vita ed il livello di aspet­ta­tiva che vi è riposta.

Hype Cycle 2014Il tema centrale di questa edizione, la ventesima, è quello relativo alle evoluzioni del digital business in tutte le sue possibili sfaccettature. Gartner identifica 6 momenti evolutivi in quest’ambito:

Stage 1: Analog
Stage 2: Web
Stage 3: E-Business
Stage 4: Digital Marketing
Stage 5: Digital Business
Stage 6: Autonomous

L’immagine sotto ripor­tata faci­lita la com­pren­sione della fase di cia­scuna delle tec­no­lo­gie inse­rite nell’ Hype Cycle.

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Posted on 27 ottobre 2013 by Pier Luca Santoro

Risorse per Giornalisti [e Data Ninja]

Knoema è un’importante fonte di dati ed uno strumento di visualizzazione dei dati che può essere facilmente utilizzato da giornalisti [e data ninja].

Fondamentalmente Knoema è il più grande repository di dati pubblici e aperti con oltre 100mila serie storiche e più di 3000 set di dati su diversi temi socio-economici come l’energia, la sanità, l’istruzione, etc.

La missione del servizio non è solo quello di rivelare i numeri statistici grezzi, ma per renderli altamente visivi e facilmente accessibili a tutte le persone che possono essere interessate a dati pubblici e aperti.

La creazione delle diverse visualizzazioni è basata su un processo semplice fai da te per rendere intelligibili le tabelle, diagrammi, grafici, mappe ad albero, mappe interattive e così via.

Per creare qualsiasi tipo di visualizzazioni non solo si possono usare solo i set di dati già presenti sul sistema ma ogni utente può anche caricare i dati privati ​​e/o creare un mash up dei dati propri ​​con i dati provenienti da fonti pubbliche. Nella sezione Market possono essere vendute le proprie realizzazioni.

Per avere un’idea di che tipo di effetti grafici possono essere realizzati con Knoema si può visitare la libreria di visualizzazioni pronte all’uso e la galleria delle storie del giorno.  Nella sezione Atlas si può effettuare una selezione per nazione ed ottenere il profilo di ciascun Paese, Italia compresa ovviamente, con un  numero di indicatori davvero interessanti.

Ultimo ma non ultimo, il servizio è gratuito per tutti gli utenti.

Sotto riportata, a titolo esemplificativo, la serie storica del World Press Freedom Index. Buon lavoro.

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