audience

Audience Giornali Online
Pubblicato il 24 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Audience dei Quotidiani Online nel Mondo

com­Score ha pub­bli­cato i dati dell’audience dei primi 50 quo­ti­diani on line nel mondo nel mese di mag­gio di quest’anno. Pare non siano rile­vati i quo­ti­diani all digi­tal, come dimo­stra, uno per tutti, l’assenza dell’«Huffinghton Post».

Nella clas­si­fica non figura nes­sun quo­ti­diano ita­liano. Non credo sia sola­mente un pro­blema di dif­fu­sione dell’idioma, come è pos­si­bile rile­vare dalla pre­senza di «Gazeta.pl» con oltre 16 milioni di utenti unici in un paese di 38 milioni di abi­tanti la cui lin­gua non mi risulta essere dif­fusa inter­na­zio­nal­mente. Ipo­tesi ulte­rior­mente con­fer­mata, sep­pure al con­tra­rio, dagli utenti dei quo­ti­diani bra­si­liani, quale «Jor­nal O Globo», che pos­sono con­tare su una popo­la­zione di circa 200 milioni di abi­tanti ed una lin­gua, il por­to­ghese, dif­fusa in diversi con­ti­nenti del mondo.

Con 60 milioni di abi­tanti ed altret­tanti ita­liani, di prima o seconda gene­ra­zione, all’estero, come mai i gior­nali ita­liani hanno numeri così modesti?

Si pre­pa­rino, anche, a que­sta domanda, i miei ospiti del panel: “Il mago dei numeri: lo stato dell’arte nume­rico ed eco­no­mico dell’editoria digi­tale” in cui farò il mode­ra­tore durante la due giorni tutta dedi­cata al gior­na­li­smo on line tra un paio di set­ti­mane a Firenze.

Io ovvia­mente ho una mia ipo­tesi, se vole­ste for­nire la vostra idea lo spa­zio dei com­menti è, come sem­pre, a disposizione.

- Milioni di utenti unici — Fonte: com­Score News/Information — Newspapers

Pubblicato il 10 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Storie da Copertina

«The Eco­no­mist», attra­verso le sue coper­tine degli ultimi dieci anni, riper­corre la sto­ria del Pre­si­dente del Con­si­glio, dimis­sio­na­rio in pec­tore, da quella del luglio del 2001 “Why Sil­vio Ber­lu­sconi is unfit to lead Italy” sino al giu­gno 2011 con “The man who screwed an entire country”.

Tra i nume­rosi ricordi di 17 anni di pre­mier­ship, anche il sito d’informazione online «Slate.fr» ha ripub­bli­cato, aggior­nato, l’articolo di Mar­ghe­rita Nasi e Gré­goire Fleu­rot, apparso il 14 aprile scorso, “Les plus bel­les conn­ne­ries de Ber­lu­sconi”, una ras­se­gna delle stu­pi­dag­gini più cla­mo­rose dette dal Pre­si­dente del Con­si­glio ita­liano, distinte per argo­menti, occa­sioni e quan­tità annua, con­nesse con le pro­nunce uffi­ciali, che il blog “gemello” del «Gior­na­laio»  ha ripreso e tra­dotto in ita­liano per faci­li­tare la lettura.

- Tipi di ber­lu­sco­ne­rie per argo­mento — 44 dichia­ra­zioni in 8 categorie -

Sono sto­rie da coper­tina che, sin­te­tiz­zando per imma­gini men­tali l’operato del [ex?] Pre­mier ita­liano, col­pi­scono la fan­ta­sia, l’immaginario col­let­tivo e, dun­que, fanno audience.

Le coper­tine dell’autorevole set­ti­ma­nale inglese ven­gono riprese da «Repub­blica» che non inse­ri­sce alcun col­le­ga­mento iper­te­stuale, alcun link, alla fonte, così come era avve­nuto non più tardi di ieri con il video rea­liz­zato dalla Sora Cesira “Ber­lu­shka bye bye” remake, come nel suo stile, di “Baboo­shka” di Kate Bush, per cele­brare le dimis­sioni annun­ciate, che addi­rit­tura viene per­so­na­liz­zato, per così dire, con il logo della testata, non è chiaro, let­te­ral­mente, a che titolo.

Ad ini­zio di otto­bre avevo [ri]pubblicato una guida per i gior­na­li­sti per la veri­fica delle imma­gini la cui attua­lità ahimè permane.

Fin­chè le testate ricer­che­ranno esclu­si­va­mente volumi di traf­fico ai loro siti web basan­dosi sull’economia dei bro­ken links anzi­chè su quella del col­le­ga­mento, del coin­vol­gi­mento e della rela­zione, il loro destino è segnato, altret­tanto, dall’essere bro­ken, ter­mine che in inglese, oltre a signi­fi­care rotto, viene uti­liz­zato per fallimento/fallimentare.

———————————  / ——————————————

Update: Pare che sia una carat­te­ri­stica, una cat­tiva abi­tu­dine, alla quale non sfug­gono nep­pure alcune delle nuove pro­po­ste edi­to­riali ita­liane, i cosi­detti “super­blog”, come dimo­strano a «Gior­na­let­ti­smo». Pare che lo sti­molo abbia fun­zio­nato come incen­tivo a dare il giu­sto credito.

Pubblicato il 29 ottobre 2010 by Pier Luca Santoro

Coinvolgimento Quotidiano [on line]

Anche in ambito edi­to­riale coin­vol­gi­mento e ricavi sono aspetti distinti del com­por­ta­mento dell’utenza.

L’autorevole Nie­man Jour­na­lism Lab pub­blica sta­mane una pro­po­sta di for­mula per la misu­ra­zione del coin­vol­gi­mento dell’utenza dei quo­ti­diani on line.

Cer­ta­mente per­fet­ti­bile rap­pre­senta una pre­ziosa indi­ca­zione ed un pre­ge­vole ten­ta­tivo per poter andare oltre il cano­nico para­me­tro delle pagine viste.

Ci — Click Index: Le visite devono avere almeno 6 pagine viste escluse le foto.

Di - Dura­tion Index: La per­ma­nenza sul sito, la durata delle visite, non deve essere infe­riore a 5 minuti

Ri - Recency Index: Ritorno gior­na­liero dei vistatori

Li— Loyalty Index: Viste di utenti regi­strati o che visi­tano il sito almeno 3 volte alla settimana

Bi — Brand Index: Visite dirette al sito da favo­riti o digi­tando diret­ta­mente l’indirizzo.

Ii - Inte­rac­tion Index: Visite in cui c’è inte­ra­zione: com­menti, inter­venti sui forum…

Pi - Par­ti­ci­pa­tion Index: Visite nella quali c’è un con­tri­buto attivo con il cari­ca­mento di contenuti

Il modello pro­po­sto può evi­den­te­mente rap­pre­sen­tare un rife­ri­mento con­creto per la [ri]definizione dei livelli di pri­cing in ambiente digi­tale.

Pubblicato il 7 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Nuovi Scenari & Complessità Emergenti

Il modello di busi­ness degli edi­tori si è basato fon­da­men­tal­mente sull’intreccio tra ven­dita di con­te­nuti [+ con­fronto su FF] ai let­tori e ven­dita di let­tori agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari. Aspetti legati a dop­pio filo poi­ché la ven­dita [la dif­fu­sione] di un mag­gior numero di copie attira gli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari che a loro volta sosten­gono, ali­men­tano, le pos­si­bi­lità di svi­lup­pare testate che atti­rino i let­tori. Per que­sto sin ora, i prezzi delle copie car­ta­cee sono stati bassi e, addi­rit­tura, su inter­net pre­va­len­te­mente gratuiti.

Attual­mente però, il modello di busi­ness si è reso più arti­co­lato, più com­plesso. Robert Picard, pro­fes­sore di eco­no­mia dei media ed autore di 24 testi sul tema, sin­te­tizza egre­gia­mente in uno schema l’attuale arti­co­la­zione e mag­gior com­ples­sità che gli edi­tori si tro­vano a dover affrontare.

Il variare delle con­di­zioni della pro­po­sta effet­tuata on line ha dun­que un impatto anche sulle per­for­mance della ver­sione tra­di­zio­nale, dell’edizione car­ta­cea, del gior­nale [o pub­bli­ca­zione perio­dica]. Con­di­zione di com­ples­sità che, se pos­si­bile, si rende ancor più di dif­fi­cile riso­lu­zione con l’introduzione di altri for­mat quali eRea­ders e mobile.

Il muro da abbat­tere non sem­bra per­ciò riguar­dare tanto quanto pro­teg­gere i con­te­nuti e richie­dere all’utenza il paga­mento per la ver­sione on line, bensì una ben più pro­fonda e radi­cale tra­sfor­ma­zione delle logi­che di offerta che devono saper affron­tare una fram­men­ta­zione delle audience.

La vera moti­va­zione di crisi degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari risiede nell’incertezza della fun­zio­na­lità degli attuali modelli e mezzi di comu­ni­ca­zione. Molti inve­sti­tori ne hanno con­sa­pe­vo­lezza, è tempo che anche gli edi­tori sor­pas­sino l’approccio tat­tico che hanno avuto negli ultimi anni ed affron­tino pro­gres­si­va­mente, con una visione stra­te­gica d’assieme, il loro modello di offerta.

Pubblicato il 19 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Cattive Notizie per le Notizie Online

Jour­na­lism Org, area di ricerca dello sta­tu­ni­tense Pew Research Cen­ter dedi­cata spe­ci­fi­ca­ta­mente all’analisi del gior­na­li­smo ed alle sue evo­lu­zioni, pub­blica un reso­conto di quelli che sono stati i risul­tati com­ples­sivi delle noti­zie online.

Per fina­liz­zare l’analisi sono stati presi in con­si­de­ra­zione ben 4600 siti web di noti­zie ed informazione.

Come rias­sume il gra­fico sot­to­stante, a fronte di una cre­scita gene­rale dell’audience del 9,25% i ricavi sono dimi­nuiti del 4,6% rispetto all’anno pre­ce­dente. Il gap, in ter­mini reali, è dun­que circa del 14%.

In que­sta dina­mica gene­rale vi è sicu­ra­mente l’impatto della nego­zia­zione dei prezzi che in momenti di crisi tende ine­vi­ta­bil­mente al ribasso, ma resta una indi­ca­zione, alter­na­ti­va­mente, o di quanto scarso valore sia attri­buito alle noti­zie on line o delle enormi dif­fi­coltà di riu­scire ad otte­nerne il giu­sto rico­no­sci­mento in ter­mini economici.

Le con­si­de­ra­zioni espresse sul futuro della media­sfera sem­brano dun­que con­fer­mate oltre che giu­sti­fi­cate. Rifles­sioni che, se rife­rite in maniera spe­ci­fica all’Italia, richie­dono ancora mag­giore atten­zione ai facili entusiasmi.

Non si tratta di negare l’onda che sta arri­vando ma di tenere sem­pre in mente il vec­chio pro­ver­bio hawa­iano.

Pubblicato il 6 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Print is King

Mar­tin Lagen­veld ha aggior­nato l’analisi effet­tuata esat­ta­mente un anno fa, che aveva cau­sato diverse con­tro­ver­sie, rispetto all’incidenza del con­sumo di noti­zie, para­go­nando la ver­sione tra­di­zio­nale su carta a quella, appa­ren­te­mente emer­gente, on line.

Se nel 2009 lo share com­ples­sivo era per il 97% dei quo­ti­diani nella ver­sione non digi­tale, il cam­bia­mento cal­co­lato per il 2010 spo­sta la per­cen­tuale della ver­sione on line al 4,6%.

Par­rebbe dun­que che, sep­pure le ver­sioni on line dei quo­ti­diani cre­scono, il tempo dedi­cato alla let­tura sia asso­lu­ta­mente pre­va­lente per quanto riguarda i gior­nali su carta.

Print is King!

E’ dispo­ni­bile on line anche il foglio di cal­colo come sup­por­ting evi­dence della simu­la­zione effettuata.

Pubblicato il 1 marzo 2010 by Pier Luca Santoro

News start-up Checklist

Adam West­brook, gior­na­li­sta free­lance lon­di­nese, pro­pone una check list tanto essen­ziale quanto utile, segna­lando che la lista di cri­teri sug­ge­riti forse non ha biso­gno di essere sod­di­sfatta com­ple­ta­mente ma che cer­ta­mente igno­rarne i punti essen­ziali por­terà con buona pro­ba­bi­lità al fal­li­mento del progetto.

In tempi di spe­ri­men­ta­zioni, di ten­ta­tivi di ride­fi­ni­zione delle moda­lità di ren­dere la pub­bli­ca­zione delle noti­zie nuo­va­mente red­di­ti­zio, mi è sem­brato inte­res­sante ripren­derne i sug­ge­ri­menti, traducendoli.

La check list, pur non avendo con­te­nuti “rivo­lu­zio­nari”, ha il pre­gio di rias­su­mere i punti essen­ziali di quelli che sono buoni cri­teri di valu­ta­zione di un qual­siasi pro­dotto prima del lan­cio ed il valore di andare oltre i soliti cano­nici [scon­tati] dieci punti.

Eccoli:

  1. E’ una nuova idea?
  2. Ha un audience definita?
  3. For­ni­sce con­te­nuti di nicchia?
  4. Sod­di­sfa un biso­gno che non viene coperto attualmente?
  5. Fa qual­cosa in maniera migliore [più rapida, più eco­no­mica, più effi­cace] di quanto già in essere?
  6. Ha un poten­ziale effet­tivo di avere una red­di­ti­vità o si baserà sul finan­zia­mento di capi­tale di rischio?
  7. Uti­lizza il potere del cro­wd­sour­cing e/o delle communities?
  8. Sarà sod­di­sfa­cente per i gior­na­li­sti lavorarvi?
  9. Viene pubblicata/esiste su più di una piattaforma?
  10. Se ha dei con­te­nuti, è pos­si­bile condividerli?
  11. Ha biso­gno di somme ingenti di danaro per il pro­prio funzionamento?
  12. Pos­siede un poten­ziale che si autoalimenta?
  13. E’ sca­la­bile?
  14. For­ni­sce un ser­vi­zio di pub­blica utilità?
  15. E’ legal­mente soste­ni­bile? Rispetta il copyright?
  16. Potrebbe attrarre ven­ture capi­ta­list o angel investors?
  17. E.…ha un bel nome?

Ad inte­gra­zione, infine, si segna­lano, sem­pre sullo stesso argo­mento, le 11 lezioni che Jeff Israely dichiara di aver impa­rato nel primo anno da cor­ri­spon­dente di una [aspi­rante] on line news start up.

Quando la strada è buia e tor­tuosa, dotarsi di stru­menti per illu­mi­narla faci­lita il cammino.