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Pubblicato il 6 novembre 2012 by Pier Luca Santoro

Gli [In]Successi dell’Huffington Post

Pare che anche le “mac­chine da guerra” tal­volta si incep­pino. E’ que­sto il caso dell’Huffington Post nell’ultimo mese che qual­cuno ha pron­ta­mente ribat­tez­zato iro­ni­ca­mente Huf­fing­ton Flop. Pro­ce­diamo con ordine.

Nella mia colonna set­ti­ma­nale per l’Osservatorio euro­peo di gior­na­li­smo, par­tendo da un’analisi [*] dell’amplificazione sociale pro­dotta dagli utenti, dalle per­sone, attra­verso i social net­work degli arti­coli pub­bli­cati tra il 25 set­tem­bre [giorno del lan­cio] ed il 25 otto­bre dal quo­ti­diano online diretto da Lucia Annun­ziata, incro­ciando altri dati, provo ad ana­liz­zare l’andamento di L’Huffington Post Ita­lia un mese dopo. Emerge, lo anti­cipo, uno sboom di enga­ge­ment e cir­cu­la­tion che, nono­stante un mese sia un periodo ridotto per valu­tare il suc­cesso, o meno, di un’iniziativa, cer­ta­mente non pare in linea con gli ambi­ziosi obiet­tivi dichia­rati al lancio.

Se per caso non siete tra coloro che hanno già letto ieri l’articolo [#] lo tro­vate QUI.

Sem­pre un mese fa Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato una piat­ta­forma di user gene­ra­ted repor­ting. Fir­sthand, que­sto il nome dato all’iniziativa di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo, dovrebbe favo­rire l’engagement delle diverse comu­nità a livello locale con­sen­tendo loro di con­di­vi­dere idee ed imma­gini sulla prpria realtà.

Secondo quanto dichia­rato da Peter Good­man, busi­ness edi­tor dell’ Huf­fing­ton Post, Fir­sthand dovrebbe per­met­tere di cono­scere noti­zie, infor­ma­zioni sulle diverse realtà locali che altri­menti non emer­ge­reb­bero, uti­liz­zando le comu­nità per inte­grare il lavoro gior­na­li­stico della testata. Come nella “filo­so­fia” azien­dale, pur non trat­tan­dosi di opi­nioni ma di noti­zie, ugual­mente non è pre­vi­sta l’ipotesi di com­pen­sare, almeno in parte, il lavoro svolto con sistemi di reve­nue sharing.

L’abuso della parola com­mu­nity vor­rebbe alleg­ge­rire la subor­di­na­zione delle audience e la pri­ma­zia delle for­mule reda­zio­nali adot­tate, copia con­forme dei modelli gerar­chici delle aziende patro­ci­na­trici, un trucco troppo evi­dente per con­vin­cere sugli obiet­tivi dichia­rati, ed infatti ad oggi sono sola­mente 24 le sto­rie pub­bli­cate e il livello di par­te­ci­pa­zione, almeno vedendo la scar­sità di com­menti alle, poche, sto­rie cari­cate sulla piat­ta­forma, è dav­vero ai minimi livelli.

Infine, sem­pre Huf­fing­ton Post US ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana l’applicazione di Huf­f­Post Live, strea­ming video net­work attivo da ago­sto di quest’anno. Subito dopo due ex dell’Huffington Post, Ken Lerer and Eric Hip­peau, hanno lan­ciato Now­This News, appli­ca­zione con­cor­rente che però pare avere un numero di opzioni e carat­te­ri­sti­che deci­sa­mente più inte­res­santi che, a parità di con­di­zione, dovreb­bero con­sen­tire un mag­gior suc­cesso rispetto a quella rea­liz­zata dalla coraz­zata capi­ta­nata da Arianna Huffington.

Se, come recita il detto, non c’è il due senza il tre sarebbe dav­vero un periodo di insuc­cessi per la media com­pany staunitense.

[*] I dati ana­li­tici delle con­di­vi­sioni gior­na­liere di Huf­f­Post Ita­lia sono dispo­ni­bili su richiesta.

[#] L’articolo è stato “ripreso” da Affari Ita­liani — QUI — in maniera che mi pare poco cor­retta poichè:

a) Non è stata chie­sta auto­riz­za­zione nè al sot­to­scritto nè a EJO

b) Sono stati rimossi i link — che sono parte dell’articolo e ne danno senso

c) E’ stato cam­biato il titolo  [update: nel silen­zio è stato messo il titolo ori­gi­nale, ora]

d) Sono state rimosse le imma­gini — che, come al punto b, non sono deco­ra­tive ma aiu­tano il let­tore a comprendere

e) L’articolo è stato ripreso integralmente.

Pubblicato il 7 giugno 2012 by Pier Luca Santoro

Nasce El Huffington Post

Come dove­roso per una testata all digi­tal è stato annun­ciato attra­verso Twit­ter che «El Huf­fing­ton Post» è online dalle 00.42 di oggi.

[tweet https://twitter.com/ElHuffPost/status/210504098129260544 align=‘center’ lang=‘it’]

La ver­sione spa­gnola dell’ «Huf­fing­ton Post», al 50% con Prisa, società che con­trolla canali tele­vi­sivi, radio e quo­ti­diani in 22 Paesi nel mondo, con un paio di mesi di ritardo, vede dun­que la luce. Ovvia­mente ampia coper­tura su «El Pais», quo­ti­diano del gruppo.

Stesso “family fee­ling”, stessa impo­sta­zione gra­fica delle altre ver­sioni con lo splash foto­gra­fico della noti­zia prin­ci­pale a tutta pagina e la dispo­si­zione su tre colonne ideal­mente sud­di­vise in informazioni/notizie, curiosità/gossip e blog, sono le carat­te­ri­sti­che del visual del sito anche per la ver­sione in castel­lano dell’HuffPost.

Strutt­tura edi­to­riale snella con 8 gior­na­li­sti, oltre alla Diret­trice Mon­tser­rat Domín­guez, e 130 blog/blogger [anche se al momento sono solo 4] per i con­te­nuti delle attuali 5 sezioni.

Leg­gendo gli edi­to­riali di aper­tura rea­liz­zati da Mon­ser­rat Domin­guez e da Arianna Huf­fing­ton non è dif­fi­cile capire come ad una sia affi­data la gestione ope­ra­tiva ed all’altra quella stra­te­gica.

Un lan­cio pre­ce­duto da molte pole­mi­che pro­prio a causa dei blog e della scelta di non remu­ne­rare chi li scrive ono­rato, secondo quanto dichia­rava a chiare let­tere la Diret­trice già un mese fa, da visi­bi­lità e pre­sti­gio  offerte dalla piat­ta­forma infor­ma­tiva. Con­ti­nuità ahimè dun­que anche da que­sto pro­filo del modello che mette alla fame per la fama chi scrive.

Oltre alle con­si­de­ra­zioni sull’eticità di intra­pren­dere un’attività a fini di lucro basan­dosi ampia­mente sul lavoro non retri­buito, vi sono anche altre ombre all’orizzonte per la ver­sione spa­gnola e per le altre previste.

Se infatti i numeri dell’«Huffington Post» sta­tu­ni­tense sono da capo­giro in Europa, sin ora le cose sono andate deci­sa­mente meno bene.

La ver­sione per la Gran Bre­ta­gna, dopo un ini­zio delu­dente che ha por­tato ad una stra­te­gia di ulte­riore espan­sione attra­verso la part­ner­ship con edi­tori locali, non fa numeri straor­di­nari e il 31% del traf­fico, delle visite al sito, arriva dagli USA.

Anche la ver­sione fran­cese, rea­liz­zata in par­te­ci­pa­zione con Le Monde e LNEI [Les Nou­vel­les Edi­tions Indé­pen­dan­tes], anche se è pre­sto per dirlo a soli 4 mesi dal lan­cio, dopo una buona par­tenza ha un trend nega­tivo  e non man­cano le pole­mi­che sui van­taggi otte­nuti gra­zie al fatto di essere sorto sulle ceneri di «LePost» e sulla bassa capa­cità di attra­zione che paiono avere gli arti­coli pro­dotti dai blog­ger d’oltralpe che attrag­gono sola­mente l’8% del totale delle visite mensili.

Pare insomma che il modello d’importazione fun­zioni meno bene nel vec­chio continente.

In Ita­lia, come noto, in accordo con il Gruppo Espresso-Repubblica, dovrebbe arri­vare a set­tem­bre la ver­sione per il nostro Paese diretta, anche in que­sto caso da una donna, da Lucia Annunziata.

Per­so­nal­mente non posso che riba­dire che non abbiamo biso­gno di altri modelli di sfrut­ta­mento né di solu­zioni “pret a por­ter”, ma di un pro­getto che possa por­tare a un cam­bia­mento cul­tu­rale e orga­niz­za­tivo, che sin ora stenta a pren­dere piede, del tutto ita­liano, non impor­ta­bile sia in ter­mini di pro­cesso che a livello di carat­te­ri­sti­che del mer­cato dell’informazione online nel nostro Paese.

Pubblicato il 20 gennaio 2012 by Pier Luca Santoro

Confermato

Con­fer­mate le indi­scre­zioni di otto­bre, ieri è stato uffi­cial­mente annun­ciato l’accordo anche per quanto riguarda la ver­sione ita­liana dell’Huffington Post.

Allo stato attuale delle infor­ma­zioni dispo­ni­bili non posso che, altret­tanto, con­fer­mare la mia opinione:

L’Italia, gli edi­tori ita­liani, lo dico senza mezzi ter­mini, senza giri di parole, non hanno biso­gno di que­sto. Non abbiamo biso­gno di altre per­sone che ven­gano qui a pro­porre modelli di sfrut­ta­mento come dimo­stra la non rispo­sta for­nita durante l’intervista con­dotta da Anto­nello Piroso sulla class action dei blog­ger d’oltreoceano. Non ha biso­gno di accordi che por­tino solu­zioni “pret a por­ter”. I gior­nali ita­liani sono ben distanti dal com­pren­dere la natura della socia­lità delle noti­zie, come con­ferma anche l’analisi pub­bli­cata ieri da Vin­cenzo Cosenza. Il cam­bia­mento deve essere cul­tu­rale ed orga­niz­za­tivo, auto­mo­ti­vato invece che impor­tato pronto all’uso.

Pubblicato il 13 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Ode della Réclame

L’apparizione di Arianna Huf­fing­ton, di pas­sag­gio in Ita­lia dopo la pun­tata pari­gina per annun­ciare l’accordo tra «Huff Post» e «Le Monde», e il sor­passo appa­ren­te­mente pros­simo della pub­bli­cità su Inter­net a disca­pito della carta stam­pata anche nel nostro Paese sono senza dub­bio gli argo­menti del giorno.

Appro­fon­diamo.

Tra le diverse cose che A. Huf­fing­ton ha detto durante la sua inter­vi­sta allo IAB Forum in corso, spicca l’annuncio dello sbarco ormai pros­simo anche in Ita­lia dell’ «Huf­fing­ton Post» gra­zie ad un accordo che segui­rebbe la fal­sa­riga di quello rag­giunto con «Le Monde».

L’Italia, gli edi­tori ita­liani, lo dico senza mezzi ter­mini, senza giri di parole, non hanno biso­gno di que­sto. Non abbiamo biso­gno di altre per­sone che ven­gano qui a pro­porre modelli di sfrut­ta­mento come dimo­stra la non rispo­sta for­nita durante l’intervista con­dotta da Anto­nello Piroso sulla class action dei blog­ger d’oltreoceano. Non ha biso­gno di accordi che por­tino solu­zioni “pret a por­ter”. I gior­nali ita­liani sono ben distanti dal com­pren­dere la natura della socia­lità delle noti­zie, come con­ferma anche l’analisi pub­bli­cata ieri da Vin­cenzo Cosenza. Il cam­bia­mento deve essere cul­tu­rale ed orga­niz­za­tivo, auto­mo­ti­vato invece che impor­tato pronto all’uso.

Anche i dati sul sor­passo nell’immediato futuro del Web sulla carta stam­pata vanno pesati.  Si tratta infatti di pro­ie­zioni tutte da veri­fi­care che si basano su dati par­ziali e che inglo­bano anche quella fetta di comu­ni­ca­zione, il search, che, come ho già sot­to­li­neato, non por­tano nes­sun van­tag­gio al com­parto edi­to­riale indif­fe­ren­te­mente che sia “tra­di­zio­nale” o “digitale”.

Quel che è certo invece è che nel nostro Paese vi sia uno dei rap­porti più bassi tra adverting/pagine viste e utenti come illu­stra chia­ra­mente la tavola di sin­tesi sottoriportata.

Ben ven­gano spunti, sti­moli e, per­chè no, inci­ta­menti all’adozione di un mix di comu­ni­ca­zione che includa anche la Rete nel suo insieme, l’importante è che non si tra­sfor­mino in un ode della réclame pour cause, l’effetto boo­me­rang sarebbe in que­sto caso assicurato.

Pubblicato il 13 febbraio 2011 by Pier Luca Santoro

Il Valore dei Blog dell’Huffington Post

La ces­sione dell’Huffington Post  ad Aol ed il valore della tran­sa­zione, hanno sca­te­nato il risen­ti­mento e la pro­te­sta da parte dei blog­ger che con­tri­bui­vano gra­tui­ta­mente al “super­blog” statunitense.

Vista l’enorme somma rica­vata dalla ven­dita, Arianna Huf­fing­ton è stata richia­mata ad osse­quiare i pro­pri prin­cipi e le dichia­ra­zioni effet­tuate nel tempo chie­dendo a gran voce una com­pen­sa­zione per il lavoro svolto, come segna­lato anche dal quo­ti­diano torinese.

Visto l’eco della noti­zia e l’interesse al tema gene­rale, che si lega com­ples­si­va­mente al filone del cro­wd­sour­cing, il NYT ieri ha pro­dotto un’analisi esau­stiva che quan­ti­fica con­cre­ta­mente il valore eco­no­mico dei blog dell’Huffington Post.

Nell’arti­colo viene iden­ti­fi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente il peso dei blog, ana­liz­zando il numero di pagine viste sul totale ed i com­menti [e dun­que la par­te­ci­pa­zione dei let­tori] per arri­vare a quello che potrebbe essere il valore in ter­mini di ricavi pubblicitari.

Ne emerge un rap­porto di 1 a 20 tra gli arti­coli retri­buiti e quelli gra­tuiti di “blog­ger” che dareb­bero luogo a reve­nues pub­bli­ci­ta­rie nell’ordine di poco più di 6 US $ ogni mille pagine viste.

Se, da un lato, per­mane la dif­fi­coltà di quan­ti­fi­care il valore delle pro­fes­sioni intel­let­tuali, dall’altro pare con­fer­marsi allo stato attuale la neces­sità di una massa cri­tica di utenti  per otte­nere una soste­ni­bi­lità eco­no­mica all’informazione online nelle sue diverse forme.

Sino a quando non saranno rivi­sti e rie­la­bo­rati in maniera con­di­visa i cri­teri di remu­ne­ra­zione, attual­mente basati solo su para­me­tri quan­ti­ta­tivi,  la qua­lità con­ti­nuerà ad essere opi­na­bile acces­so­rio all’interesse pre­va­lente per le masse.

Pubblicato il 8 settembre 2010 by Pier Luca Santoro

Ricavi Virtuali

L’ottimo lavoro svolto da Mas­simo Russo rela­ti­va­mente ai pos­si­bili ricavi del Post ha richia­mato imme­dia­ta­mente la mia memo­ria all’intervista che Arianna Huf­fing­ton, co –fon­da­trice del famoso gior­nale on line sta­tu­ni­tense al quale il quo­ti­diano fon­dato da Sofri si ispira a par­tire dal nome, ha rila­sciato a fine luglio a Newsweek.

Nell’ arti­colo la Huf­fing­ton, rispon­dendo alle domande del suo col­lega del cele­bre set­ti­ma­nale eco­no­mico, dopo aver effet­tuato un inte­res­sante excur­sus sul futuro del gior­na­li­smo e lo sce­na­rio [anche pub­bli­ci­ta­rio] digi­tale, rivela i numeri del quo­ti­diano da lei diretto.

Secondo quanto dichia­rato, il 2010 sarebbe final­mente l’anno, a cin­que anni dal lan­cio, con ricavi posi­tivi per la testata sta­tu­ni­tense. In par­ti­co­lare emerge che l’Huf­fing­ton Post è stato visi­tato da 24,3 milioni di utenti unici nel giu­gno 2010 e che la pre­vi­sione di chiu­sura per quest’anno dovrebbe asse­starsi intorno ai 30 milioni di dol­lari di ricavi. Se non vado errato signi­fica orien­ta­ti­va­mente un dol­laro all’anno di ricavi per cia­scun let­tore.

Come osserva Zam­bar­dino, pare dav­vero che le ini­zia­tive edi­to­riali on line non main­stream fac­ciano dav­vero fatica a tro­vare uno modello soste­ni­bile dovendo lot­tare, tra l’altro, con un con­si­de­re­vole van­tag­gio dei brand che nascono dall’off line.

Sep­pure sia dif­fi­cile, ed erro­neo, trarre delle con­clu­sioni gene­ra­liz­zate, per­so­nal­mente ritengo che nel nostro paese le pro­spet­tive di suc­cesso, in chiave eco­no­mica, a breve-medio ter­mine siano dav­vero ridotte anche per i main players.

La ricerca di una Arianna Huf­fing­ton ita­liana passa attra­verso numeri e per­corsi che sono dav­vero a lon­tani dal venire. I ricavi sono ancora virtuali.