analisi scenario editoria

Pubblicato il 15 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Crowdfunding & Crowdsourcing per Migliorare l’Informazione

In que­sti giorni si è par­lato parec­chio di «Mat­ter», pro­getto di due gior­na­li­sti sta­tu­ni­tensi che abbi­nano long form jour­na­lism a gior­na­li­smo di qualità.

Una teo­ria che, per come è stata spie­gata, per­so­nal­mente mi con­vince poco per la carenza di det­ta­gli signi­fi­canti e l’automatismo del bino­mio che non mi pare così vin­co­lante in linea di prin­ci­pio. Dubbi non solo miei quanto non com­ples­si­va­mente con­di­visi visto che il cro­w­d­fun­ding per la rea­liz­za­zione di Mat­ter ha rac­colto la somma minima neces­sa­ria in sole 38 ore ed adesso, dopo nove giorni dal lan­cio, ha rag­giunto la non tra­scu­ra­bile somma di $121mila. Oltre il dop­pio della cifra ori­gi­na­ria­mente rite­nuta neces­sa­ria all’implementazione dell’idea forse anche gra­zie al mec­ca­ni­smo incen­ti­vante creato per rea­liz­zare la rac­colta di fondi con livelli diversi [9 in totale] e distint rico­no­sci­menti e gra­ti­fi­ca­zioni a seconda dell’importo versato.

Ricom­pense adot­tate altret­tanto da «Fix­me­dia», tool, stru­mento che nasce sull’onda delle nume­rose bufale dif­fuse dai media e che, appunto, si pro­pone come poten­ziale rime­dio alle stesse.

Non è solo la fina­lità del pro­getto ma anche, se non soprat­tutto, la con­ce­zione a ren­derlo, a mio avviso, estre­ma­mente inte­res­sante. Si tratta infatti di una con­ce­zione che vede la noti­zia come un pro­cesso aperto, al quale lo stru­mento si pone come sup­porto con­creto per la rea­liz­za­zione della reda­zione liquida. Aspetti che l’idea di creare una comu­nità di per­sone inte­res­sate a miglio­rare con­cre­ta­mente l’informazione che viene pro­dotta e con­su­mata e l’utilizzo libero e gra­tuito dello stru­mento sot­to­li­neano e confermano.

Gra­zie a Fix­me­dia qua­lun­que per­sona in soli due click potrà segna­lare errori ed omis­sioni in un luogo comune dove gli appar­te­neti alla comu­nità potranno sta­bi­lire valore e signi­fi­cato dell’errore e delle cor­re­zioni, even­tual­mente, da appor­tare, ren­den­dolo non  solo sociale ma anche fat­tuale invece che, come potrebbe essere, ideo­lo­gico, for­nendo poten­zial­mente un grande con­tri­buto all’ecologia dell’informazione e alla par­te­ci­pa­zione attiva delle per­sone nel pro­cesso di pro­du­zione delle notizie.

Io ho deciso di dare il mio con­tri­buto all’iniziativa spe­ran­zoso che la sua effet­tiva rea­liz­za­zione sia, come pro­mette a par­tire dal nome scelto, di ausi­lio a gua­rire uno dei mali attuali più gravi del gior­na­li­smo. Forse è dav­vero finita l’era delle let­tere al direttore.

Pubblicato il 3 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Il Quadro Completo

La cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria con la rivi­si­ta­zione della sto­ria dei tre por­cel­lini lan­ciata dal «The Guar­dian» a soste­gno della pro­pria con­ce­zione di open jor­na­lism ha cen­trato nel segno rac­co­gliendo inte­resse e con­sensi pres­so­chè una­nimi sia sulla qua­lità della rea­liz­za­zione che ancor più sui con­cetti alla base del posi­zio­na­mento stra­te­gico del quo­ti­diano inglese.

Un idea di siner­gia, di com­ple­men­ta­rietà e con­ver­genza che si esprime nell’idea di lavo­rare in maniera uni­voca sul brand del quo­ti­diano ren­dendo con­cet­tual­mente indif­fe­rente se la fru­zione avvenga in for­mato digi­tale o car­ta­ceo, come si evince dalla con­clu­sione, dal pay off che recita “web | print | tablet | mobile”.

Alla cam­pa­gna online e tele­vi­siva dell’ormai cele­bre video si affianca anche una cam­pa­gna stampa che ovvia­mente è imper­niata sullo stesso concept.

“The whole pic­ture” [il qua­dro com­pleto], rea­liz­zata in 4 sog­getti diversi, rias­sume con una gra­fica tanto essen­ziale e pulita quanto chiara e d’impatto, l’idea di par­te­ci­pa­zione e di rela­zione a due vie che  «The Guar­dian» ritiene essere capo­saldo del per­corso evo­lu­tivo del quotidiano.

Come ricorda Anto­nio Ros­sano dagli spazi di LSDI, l’informazione, ancor prima che un dato “fat­tuale” o un valore cul­tu­rale, è un pro­cesso “sociale”, la verità non è più un pro­iet­tile main­stream spa­rato nella testa della gente, ma il risul­tato di un pro­cesso tran­sa­zio­nale di confronto/verifica e suscet­ti­bile di modi­fica o di con­ferma, otte­nuto attra­verso la par­te­ci­pa­zione della gente, ì social net­work,  le sur­vey e tutti gli stru­menti pos­si­bili dell’intelligenza col­let­tiva condivisa.

Una strada ormai senza ritorno, in senso posi­tivo, alla quale, sulla base di infor­ma­zioni otte­nute dal sot­to­scritto, pare che final­mente anche in Ita­lia pos­sano essere date delle rispo­ste degne di que­sto nome a breve.

Pubblicato il 1 marzo 2012 by Pier Luca Santoro

Open Journalism & Redazione Liquida

«The Guar­dian», pro­se­gue con coe­renza straor­di­na­ria, senza esi­ta­zioni, il pro­prio per­corso di aper­tura e tra­spa­renza nei con­fronti dei lettori.

Il video promo-pubblicitario rea­liz­zato dal quo­ti­diano anglo­sas­sone mostra come nell’attualità la sto­ria dei tre pro­cel­lini potrebbe essere coperta dal gior­nale. In due minuti sono rias­sunti tutti gli ele­menti che con­tri­bui­scono alla noti­zia evi­den­ziando i pro­cessi carat­te­ri­stici dell’open jour­na­lism di una reda­zione liquida.

La rivi­si­ta­zione della sto­ria dei tre por­cel­lini, il cui obiet­tivo di fondo è spie­gare alle per­sone per­chè dovreb­bero spen­dere più tempo con il gior­nale sia su carta, on line o negli altri for­mati dispo­ni­bili, gra­zie ad un girato coin­vol­gente mostra molti degli ele­menti che nell’attualità con­cor­rono alla costru­zione di una notizia.

Un deciso ripo­si­zio­na­mento rispetto al pas­sato da parte del «The Guar­dian» spie­gato con chia­rezza da Alan Rusbrid­ger, Editor-in-chief del quo­ti­diano, che illu­stra con­ce­zione e decli­na­zione di open jour­na­lism nell’interpretazione del gior­nale inglese.

Un ulte­riore pas­sag­gio che, con­giun­ta­mente con la recente revi­sione com­piuta da «El Pais», indica con chia­rezza la dire­zione presa da alcuni dei prin­ci­pali e più auto­re­voli quo­ti­diani [inter]nazionali d’Europa. Ele­menti ed aspetti che allo stato attuale sem­brano essere estre­ma­mente distanti dal pano­rama gene­rale che pre­senta l’industria dell’informazione nel nostro Paese.

Pubblicato il 23 febbraio 2012 by Pier Luca Santoro

El Pais: Da Media a Rete Sociale

Che un impor­tante evo­lu­zione per l’edizione online di «El Pais» fosse pros­sima si era capito dall’apertura ad hoc di un blog: “el cam­bio por den­tro” [il cam­bio visto da den­tro] aperto a metà di que­sto mese che lo espli­ci­tava chiaramente.

Da ieri, da que­sta notte, tutti i cam­bia­menti rea­liz­zati al sito web del quo­ti­diano spa­gnolo sono stati rila­sciati e dun­que visi­bili a tutti.

Una rior­ga­niz­za­zione fon­data su tre pila­stri, su tre aree concettuali:

  • Area Tec­no­lo­gica: Con un nuovo CMS, un nuovo sistema di gestione dei con­te­nuti, ma soprat­tutto con la cen­tra­lità di Eskup, la rete sociale attiva da tempo che riu­ni­sce per inte­ressi le diverse com­mu­ni­ties di utenti del quotidiano.
  • Ristrut­tu­ra­zione dell’organizzazione dell’informazione: Basata sulle eti­chette, sulle tag.
  • Rior­ga­niz­za­zione del modello di lavoro interno.

Tre aspetti evi­den­te­mente com­ple­men­tari, tutti neces­sari, per usare una nota meta­fora, a far reg­gere lo sga­bello, a soste­nere l’evoluzione di «El Pais» nella dire­zione desi­de­rata. Spie­gati ed appro­fon­diti da Javier Moreno, Diret­tore del quo­ti­diano, e da un manuale d’uso rea­liz­zato ad hoc per l’occasione.

Cer­ta­mente nel lay­out pro­po­sto del sito web, a mio parere, vi sono alcune aree da revi­sio­nare e miglio­rare, a comin­ciare dall’eccessiva lun­ghezza della home page che costringe il let­tore ad un numero di scroll ecces­sivi e che denun­cia la per­si­stenza di un carico pub­bli­ci­ta­rio sulla pagina prin­ci­pale del quo­ti­diano che è a sua volta evi­denza della per­si­stenza del dilemma del pri­gio­niero.

Altret­tanto cer­ta­mente, sem­pre dalla mia pro­spet­tiva ovvia­mente, è molto inte­res­sante ed impor­tante che a monte della con­ce­zione della revi­sione dell’edizione online vi sia un idea di siner­gia, di com­ple­men­ta­rietà e con­ver­genza che si esprime nell’idea di lavo­rare in maniera uni­voca sul brand del quo­ti­diano ren­dendo con­cet­tual­mente indif­fe­rente se la fru­zione avvenga in for­mato digi­tale o cartaceo.

Soprat­tutto, è fon­da­men­tale l’idea di evo­lu­zione da media a rete sociale che la rile­vanza data ad Eskup sot­tin­tende e che per­so­nal­mente, se posso ricor­darlo, avevo avuto modo di rac­co­man­dare come uno dei key pil­lars sui quali lavo­rare evi­den­zian­done il ruolo fon­da­men­tale per il recu­pero di una rela­zione con le per­sone e, di riflesso, base indi­pen­sa­bile ad un recu­pero dei ricavi.

Per­so­nal­mente non ho dubbi, «El Pais» è sulla strada giu­sta da tempo e que­ste revi­sioni pre­sen­tate oggi rap­pre­sen­tano la natu­rale evo­lu­zione di un approc­cio stra­te­gico di aper­tura, tra­spa­renza e rela­zione con il let­tore, con le persone.

Il quo­ti­diano diviene, o torna ad essere a seconda dei punti di vista, “luogo” che favo­ri­sce il con­tatto e la rela­zione  con e tra le per­sone sulla base dei loro distinti inte­ressi. Mi sento pronto a scom­met­tere darà i suoi frutti, anche, economicamente.

Pubblicato il 5 ottobre 2011 by Pier Luca Santoro

Revenues Vò Cercando

Il tema di quali pro­spet­tive e quali modelli di busi­ness siano rea­li­sti­ca­mente per­se­gui­bili per l’informazione digi­tale è cen­trale rispetto all’evoluzione dell’ecosistema dell’informazione.

Al con­tri­buto, agli spunti offerti dalle rifles­sioni di Ste­fano Quin­ta­relli, si è aggiunta la visione a tutto tondo, come sem­pre da leg­gere con atten­zione, di Luca De Biase.

Dopo aver ana­liz­zato l’ambiente, la filiera edi­to­riale tra­di­zio­nale, cer­cando di iden­ti­fi­care le poten­ziali aree di recu­pero di effi­cenza e red­di­ti­vità in tale ambito, ho cer­cato di iden­ti­fi­care quali le pro­spet­tive ed i modelli di busi­ness per l’informazione online.

Provo oggi a chiu­dere il cer­chio ana­liz­zando dimen­sioni degli inve­sti­menti, tipo­lo­gia, ruolo e pro­spet­tive della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria, digi­tale e non, in rife­ri­mento alle pos­si­bili reve­nues che pos­sono gene­rare per i player tra­di­zio­nali del set­tore editoriale.

I due ele­menti fon­da­men­tali di rife­ri­mento sono costi­tuiti dal crollo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sulla carta stam­pata e l’attuale dif­fi­coltà a com­pen­sare tali per­dite dalle reve­nues in adver­ti­sing deri­vanti dal digi­tale, ten­denza gene­rale che si mani­fe­sta in tutto il mondo alla quale il nostro paese non fa eccezione.

La que­stione di fondo diviene dun­que ine­vi­ta­bil­mente per­chè e, soprat­tutto, che fare.

Si tratta di una que­stione cru­ciale poi­chè di fatto quo­ti­diani e pub­bli­ca­zioni perio­di­che hanno sem­pre avuto un modello di busi­ness spu­rio dove i ricavi ven­gono gene­rati, come noto, dalle ven­dite del pro­dotto all’utente finale, al let­tore, e della pub­bli­cità alle imprese. Spin­gendo il con­cetto all’estremo è pos­si­bile affer­mare che in realtà gli edi­tori non sono mai riu­sciti a valo­riz­zare il loro pro­dotto suf­fi­cien­te­mente da trarre pro­fitto dalla sola ven­dita dello stesso.

Le edi­zioni online di quo­ti­diani e perio­dici sono sostan­zial­mente esclusi da quella è la fetta più con­si­stente degli inve­sti­menti in  comu­ni­ca­zione online: il search adver­ti­sing. For­mat per il quale nel nostro paese non esi­stono dati con­so­li­dati ufficiali.

All’esclusione dal for­mat che rap­pre­senta da solo il 50% del mer­cato si som­mano la ridu­zione della quota di ricavi uni­tari deri­vanti da display adver­ti­sing e la dimi­nu­zione signi­fi­ca­tiva dei listini di ven­dita alle aziende, agli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per que­sto tipo di comu­ni­ca­zione, una bas­sis­sima pro­pen­sione da parte degli inter­nauti a clic­care sugli annunci che, infatti, gene­rano tassi di con­ver­sione media­mente infe­riori al 0,20%.

A que­sti aspetti si aggiunge una gene­rale scarsa capa­cità di coin­vol­gi­mento con lin­guaggi e moda­lità di por­gere arcaici che non si sono ancora adat­tati ed evo­luti alla comu­ni­ca­zione digi­tale sia in ter­mini di pro­po­sta dei con­te­nuti degli edi­tori, come dimo­strano i dati sulla scarsa per­ma­nenza tem­po­rale all’interno delle edi­zioni online dei quo­ti­diani,  che di solu­zioni crea­tive degli addetti ai lavori del set­tore pub­bli­ci­ta­rio, testi­mo­niate dai dati pre­ci­tati e dallo scarso impiego di forme che vadano oltre la con­sue­tu­dine, siano esse nei mezzi clas­sici con gli annunci tra­di­zio­nali piut­to­sto che attra­verso i ban­ner che ne sono la tra­spo­si­zione digitale.

Ad oggi la rispo­sta for­nita pare fon­da­men­tal­mente con­cen­trarsi, ancora una volta, sui volumi, sulle quan­tità. Le recenti mire espan­sio­ni­sti­che del New York Times con l’edizione indiana, del Guar­dian in ver­sione dedi­cata spe­ci­fi­ca­ta­mente agli USA e, in ultimo, di El Pais verso l’America Latina, rap­pre­sen­tano, nella mia deco­di­fica,  l’evidenza più con­creta di que­sto approc­cio. Ten­ta­tivi che, peral­tro, sono ini­biti alle imprese del set­tore in Ita­lia che a volumi di traf­fico mode­sti, rispetto agli omo­lo­ghi citati, asso­ciano le ogget­tive bar­riere lin­gui­sti­che. Un pano­rama gene­rale che la corsa a Face­book non fa che peg­gio­rare ulteriormente.

Il recu­pero di una rela­zione con le per­sone, base indi­pen­sa­bile ad un recu­pero dei ricavi, passa per azioni sia online che offline.

Nel con­creto, a mio avviso, è neces­sa­rio costi­tuire e costruire nel tempo delle com­mu­ni­ties all’interno dei siti web dei quo­ti­diani [vale, con le dovute dif­fe­renze anche per i perio­dici] sulla fal­sa­riga di quanto rea­liz­zato da El Pais con Eskup che ne è attual­mente la miglior con­cre­tiz­za­zione. A que­sto ele­mento, mutuando da quello che illo tem­pore furono i gior­nali su sup­porto car­ta­ceo, è oppor­tuno costruire un sistema di con­ver­sa­zione e di intrat­te­ni­mento per le per­sone, come lo sono fon­da­men­tal­mente Face­book ed altri social net­work minori nell’attualità. Il gioco, sia nella sua forma tra­di­zio­nale di atti­vità pret­ta­mente ludica che nella sua tra­spo­si­zione come ele­mento di nar­ra­zione di fatti e noti­zie ha, non ho dubbi, un ruolo fon­da­men­tale in tale ambito.

L’impiego di azioni e mezzi diversi, in forma inte­grata, mas­si­mizza da sem­pre i risul­tati. E’ in que­sta logica che vedo, altret­tanto, di grande inte­resse la rea­liz­za­zione di luo­ghi che favo­ri­scano il con­tatto e la rela­zione con i let­tori, con le persone.

Inter­venti ed azioni che devono neces­sa­ria­mente andare di pari passo con una pro­fonda revi­sione della strut­tura dei siti web ed essere accom­pa­gnati da un accul­tu­ra­mento da parte delle imprese che inve­stono in pub­bli­cità e dei comu­ni­ca­tori di pro­fes­sione che troppo spesso le accon­ten­tano, per così dire, per quieto vivere, per con­ve­nienza, o per entrambi i fattori.

In que­sto sce­na­rio anche la carta, che con­tra­ria­mente alle attese [pour cause] è ben lon­tana dall’estinzione, ha biso­gno di recu­pe­rare appeal, di svec­chiarsi, ren­den­dosi nuo­va­mente attraente per le per­sone e gli inve­sti­tori pubblicitari.

Per tro­vare una media­zione tra carta e web, un punto di con­ver­genza, è neces­sa­rio con­ti­nuare ad appro­fon­dire ed a spe­ri­men­tare le diverse solu­zioni di realtà aumen­tata che la tec­no­lo­gia già rende disponibili.

Se il futuro è qui ma non qua ora, esi­stono gli ele­menti per lavo­rarci sopra con pro­spet­tiva. Non resta che farlo.

Se siete arri­vati a leg­gere sin qui signi­fica che si tratta di un tema che vi inte­ressa e vi coin­volge, qua­lun­que com­mento o inte­gra­zione è, come sem­pre, non solo gra­dito ma auspi­cato. Gra­zie dell’attenzione.

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