analisi di scenario

Pubblicato il 11 maggio 2012 by Pier Luca Santoro

Vendere L’Esperienza al Lettore

Il «The New York Times» forte degli ottimi risul­tati otte­nuti dalla ver­sione digi­tale rilan­cia con una cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria tesa ad incre­men­tare ulte­rior­mente gli abbo­na­menti alla stessa.

Già la varia­zione dello sto­rico motto del «The New York Times», con le sette parole più famose del gior­na­li­smo ame­ri­cano che da “All the News That’s Fit to Print”, che da 115 anni capeg­gia nell’angolo in alto a sini­stra della prima pagina del gior­nale, si tra­sforma in “All the News That Was Fit to Print”sono un segno ine­lut­ta­bile del cam­bia­mento dei tempi e della muta­zione del ciclo delle noti­zie.

La cam­pa­gna pub­bli­ci­ta­ria, che secondo quanto riporta Poyn­ter dovrebbe essere pia­ni­fi­cata, tra gli altri, su «New York Maga­zine», «Giz­modo», «Bloom­berg» e «Salon», si con­cen­tra su quat­tro aree di con­te­nuti del quo­ti­diano: poli­tics, inven­tion, crea­ti­vity e rela­tion­ships. Tutti e quat­tro i sog­getti pun­tano sull’esperienza di let­tura come chia­ri­sce il claim “Expe­rience the dif­fe­rence bet­ween the news. And The New York Times.” teso ad evi­den­ziare la ric­chezza mul­ti­me­diale costi­tuita dall’insieme di ele­menti che il quo­ti­diano sta­tu­ni­tense offre.

Come spesso avviene in que­sti casi, la cam­pa­gna è asso­ciata ad un’offerta pro­mo­zio­nale di prova del quo­ti­diano a meno di un dol­laro per le prime quat­tro set­ti­mane di abbonamento.

Il ten­ta­tivo di dare un forte impulso alla rea­der­ship della ver­sione digi­tale del quo­ti­diano cer­cando di man­te­nere il trend di cre­scita del primo anno, che di fatto dif­fi­cil­mente potrà con­fer­marsi e che risolve solo in minima parte il pro­blema dei ricavi in ambito digi­tale come il calo di reve­nues dalla pub­bli­cità online regi­strato pro­prio dal  «The New York Times».

Se cer­ta­mente l’area digi­tale è in grado di dare un con­tri­buto al recu­pero con­tri­bu­tivo del gior­nale, sin ora, così come per il «Mail Online», si tratta di una goc­cia nell’oceano che com­ples­si­va­mente for­ni­sce un apporto modesto.

Nono­stante lo spunto crea­tivo di ven­dere l’esperienza al let­tore sia molto inte­res­sante la strada appare in salita ancora per lungo tempo.

Pubblicato il 8 settembre 2011 by Pier Luca Santoro

Network Analysis dei Poteri Forti

In occa­sione della tem­pe­sta finan­zia­ria che sta attra­ver­sando le borse delle prin­ci­pali nazioni del Mondo, si è sen­tito par­lare spesso di poteri forti.  I rife­ri­menti restano sem­pre inde­fi­niti, vaghi, for­nendo, tra l’altro, argo­mento per facili iro­nie pour cause al riguardo.

Arriva ora uno stu­dio che aiuta a qua­li­fi­care ed a com­pren­derne meglio la natura e, soprat­tutto, iden­tica gli attori prin­ci­pali che ven­gono rac­colti in tale definizione.

Un gruppo di eco­no­mi­sti sviz­zeri ha pub­bli­cato “The Net­work of Glo­bal Cor­po­rate Con­trol” iden­ti­fi­cando la strut­tura ed il “net­work” di influenza di grandi imprese ed isti­tu­zioni finan­zia­rie. La desk research ha indi­vi­duato quali orga­niz­za­zioni sono col­le­gate ad altre orga­niz­za­zioni e le rela­zioni tra la pro­prietà delle stesse.

Emerge un noc­ciolo duro costi­tuito da 787 grandi cor­po­ra­tion che con­trol­lano l’80% delle più impor­tanti imprese del Mondo e al suo interno un gruppo ancora più ristretto che con­trolla il 40% delle più impor­tanti mul­ti­na­zio­nali del pianeta.

Per quanto riguarda diret­ta­mente la realtà del nostro Paese viene effet­tuata un’analisi spe­ci­fi­ca­ta­mente dedi­cata alla strut­tura del gruppo Benetton.

Di estrema rile­vanza la pre­senza di ban­che ed isti­tu­zioni finan­zia­rie, come illu­strano il gra­fico e la tabella sot­to­stante con ran­king e peso per­cen­tuale delle prime 50 orga­niz­za­zioni, tra le quali figura il nostrano Uni­cre­dito Ita­liano SPA.

Al di là delle ine­vi­ta­bili con­si­de­ra­zioni socio-economiche sui risul­tati dello stu­dio, che lascio ad altri, il lavoro svolto con­cre­tizza quali potreb­bero essere i frutti del gior­na­li­smo d’indagine che viene rac­colto sotto la defi­ni­zione di “data jour­na­lism”. Volendo.

Pubblicato il 27 luglio 2011 by Pier Luca Santoro

Fattori di Trasformazione del Business & Chiavi di Successo

Ross Daw­son rias­sume in un’unica chart i fat­tori di tra­sfor­ma­zione del busi­ness e gli ele­menti chiave di suc­cesso nel con­te­sto di rife­ri­mento attuale, evi­den­ziando gli aspetti legati alle tec­no­lo­gie, alla socia­lità ed alla respon­sa­bi­lità sociale delle imprese e le diverse aree da con­si­de­rare all’interno del macro­sce­na­rio quali l’accresciuto potere dei con­su­ma­tori e la diversa inte­sità com­pe­ti­tiva rispetto al passato.

Tutti i fat­tori chiave di suc­cesso iden­ti­fi­cati sono «imma­te­riali», evi­den­ziando quindi aspetti di qua­lità dell’impresa legati a varia­bili comu­ne­mente defi­nite «soft».

Il futuro delle «imprese 2.0» è già scritto da tempo, si tratta ora, o mai più, di imple­men­tare il cambiamento.

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Pubblicato il 15 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Cambiare Prospettiva

Il video riprende dal suo punto di vista una per­sona che pra­tica l’hula hoop. Ne  esce una dimen­sione total­mente inu­suale ed inat­tesa del gioco.

E’ la dimo­stra­zione di come cam­biare ango­la­zione aiuti a vedere le cose da una pro­spet­tiva diversa favo­rendo ine­vi­ta­bil­mente pro­cessi di anali e [ri]soluzioni che la con­sue­tu­dine non permette.

Riguar­da­telo insieme ai vostri clienti, al vostro capo ed anche ai vostri col­le­ghi, alla pros­sima occa­sione prima di affron­tare l’ennesimo “pro­blema azien­dale”, potrebbe avere un effetto straor­di­na­ria­mente dirom­pente nell’aiutarvi ad allon­ta­narvi dall’ordinario per pas­sare insieme nello straor­di­na­rio cam­biando la pro­spet­tiva dalla quale viene esaminato.

Sem­pre a pro­po­sito di visioni e pro­spet­tive, inte­res­sante anche la ver­sione in slow motion del video.

Pubblicato il 8 giugno 2011 by Pier Luca Santoro

Followers, Fans & Influencers

Le espe­rienze nell’utilizzo dei social media come stru­mento di comu­ni­ca­zione e pro­mo­zione azien­dale sono rife­ri­bili per­lo­più agli ultimi tre anni. Non stu­pi­sce che vi sia dun­que igno­ranza, ma anche grande inte­resse, sul tema.

Come suc­cede ine­vi­ta­bil­mente per tutte le disci­pline nuove, non esi­stono ricette pre­con­fe­zio­nate nè certe, si tratta di  un clas­sico pro­cesso di pro­du­zione di espe­rienza attra­verso il “trial and repeat by errors” . E’ infatti con l’obiettivo di rac­co­gliere espe­rienze che hanno fun­zio­nato che mi recherò quest’oggi al Social Busi­ness Forum 2011.

Sino ad ora l’approccio pre­va­lente si è con­cen­trato sulla quantità.

Da un lato si valuta il numero di fans, di fol­lo­wers, dall’altro si cer­cano gli influen­cers, coloro che  hanno un numero ele­vato di con­tatti ai quali “a cascata” far arri­vare il mes­sag­gio. La logica, mutuata da quella della comu­ni­ca­zione tra­di­zio­nale main­stream, non è cam­biata nel fondo. Non a caso si san­ti­fica in tal senso Face­book “mass social media” per eccellenza.

La fram­men­ta­zione dell’audience, il pat­ch­work degli inte­ressi e delle comu­nanze delle per­sone, richiede di rove­sciare i para­digmi nel pas­sag­gio ulte­riore da azienda socia­bile a quella sociale.

Dina­mi­che che si con­cre­tiz­zano, sotto il pro­filo della rela­zione on line con le per­sone, nell’evo­lu­zione dagli influen­cers a pic­coli gruppi di per­sone con­nesse tra loro con inte­ressi comuni e legami forti. Gruppi coesi al loro interno ma non chiusi, che entrano in con­tatto con altri micro­co­mu­nità d’interesse dando luogo ad un net­work arti­co­lato e nume­ri­ca­mente rilevante.

In un con­te­sto da “tapis rou­lant” [#] la corsa continua.

[#] Situa­zione da “tapis rou­lant”: sce­na­rio com­pe­ti­tivo nel quel se si corre si resta fermi, si man­ten­gono le posi­zioni, men­tre se si sta fermi, come avviene sul tapis rou­lant appunto, si cade all’indietro, si perde competitività.

Pubblicato il 6 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Oltre le Apparenze

Già il giorno dopo Keith Urbahn aveva raf­fred­dato sen­si­bil­mente gli entu­sia­smi di coloro che cele­bra­vano il trionfo delle reti sociali con­tro i media tra­di­zio­nali: “La mia fonte è stata quella di un pro­dut­tore di un net­work tele­vi­sivo. Le sto­rie rela­tive alla morte dei MSM [Main­stream Media] che si basano sul mio primo tweet sono for­te­mente esagerate”.

Gigaom rias­sume egre­gia­mente il ciclo di vita della noti­zia iden­ti­fi­can­done con pre­ci­sione i sette pas­saggi nell’era di Face­book & Twitter:

  • Ecci­ta­zione nell’essere i primi a ripor­tare una notizia
  • Incer­tezza: richie­sta di appro­fon­di­mento e veri­fica delle fonti
  • Ricerca della Vali­da­zione: ricerca di fonti uffi­ciali che vali­dino l’informazione
  • Con­ferma dell’informazione trasmessa
  • Scherzi, Bana­lità e ten­ta­tivi di trarre Pro­fitto personale.
  • Azione: momento di aggre­ga­zione sociale, sia in rete che fisica, come avve­nuto  per quella che è stata defi­nita “la rivolta araba” e repli­cato a ground zero
  • Ana­lisi: che appro­fon­di­menti sono con­sen­titi da 140 caratteri?

Twit­ter e Face­book sono dun­que stru­menti molto inte­res­santi per quanto riguarda la distri­bu­zione e l’aggregazione sociale rispetto ad un evento ed alla rela­tiva noti­zia, ma non altret­tanto in ter­mini di auto­re­vo­lezza e di ana­lisi appro­fon­dita dell’informazione.

Il vero impatto viene defi­nito con estrema luci­dità da Juan Varela nel suo arti­colo all’interno del quo­ti­diano online spa­gnolo El Cor­reo: “I nuovi mezzi hanno ampli­fi­cato l’impatto e la distri­bu­zione della noti­zia men­tre i gior­na­li­sti cer­ca­vano di con­fer­marla. [.…] Le reti sociali non sosti­tui­scono il gior­na­li­smo, però l’informazione in tempo reale com­prime il ciclo della noti­zia e ne aumenta l’interesse al riguardo men­tre opi­nioni ed indi­scre­zioni si mesco­lano con l’informazione reale”.

Non vi è dun­que anta­go­ni­smo o riva­lità, bensì, esat­ta­mente al con­tra­rio com­ple­men­ta­rietà. Le reti sociali dif­fondo ed aggre­gano ciò che i mezzi di infor­ma­zione, i gior­na­li­sti, veri­fi­cano ed approfondiscono.

Se andare oltre le appa­renze è spesso solo que­stione di buon senso, per i mezzi d’informazione è invece la “rea­son why” per moti­vare le per­sone a con­ti­nuare a man­te­nere una rela­zione fidu­cia­ria che ne atte­sti essere effet­tiva fonte di rife­ri­mento.  Imma­gino debba dav­vero essere que­sto il ter­reno di con­fronto e di miglio­ra­mento anzi­chè la ste­rile misu­ra­zione di chi “ce l’ha più lungo”.

Pubblicato il 4 maggio 2011 by Pier Luca Santoro

Supporting Evidence

La sup­por­ting evi­dence nel voca­bo­la­rio della comu­ni­ca­zione pub­bli­ci­ta­ria è l’insieme degli ulte­riori ele­menti che moti­vano o sup­por­tano la promessa.

A sup­porto della tesi argo­men­tata ieri sul ruolo di Twit­ter rela­ti­va­mente alla dif­fu­sione della noti­zia dell’uccisione di Bin Laden, i cui con­cetti sono stati ripresi ed arti­co­lati ulte­rior­mente da Mas­simo Man­tel­lini, ho tro­vato alcuni ele­menti, dei dati, che credo siano d’interesse.

L’area dedi­cata alla public rela­tions di Twit­ter ha reso dispo­ni­bile il gra­fico con il volume di tweets men­tre si dif­fon­deva l’informazione. Come si evi­den­zia chia­ra­mente il mag­gior picco di atti­vità e cita­zioni si sono avute dopo che i grandi net­work tele­vi­sivi sta­tu­ni­tensi ave­vano dif­fuso la notizia.

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Come e da quale fonte le per­sone abbiano appreso la noti­zia si desume con ulte­riore chia­rezza dai dati for­niti da Pew Inter­net che ha con­dotto un’indagine il giorno dopo. L’online, del quale imma­gino ragio­ne­vol­mente Twit­ter rap­pre­senta una quota ma non il totale evi­den­te­mente, pesa l’11% arri­vando a pesare circa un quinto per le per­sone nella fascia d’età tra i 18 ed i 34 anni. La prima fonte d’informazione in asso­luto è la televisione.

Allo stato attuale, in ambito informativo/giornalistico, i social media sono mezzi di distri­bu­zione sociale dei media di massa.

Pubblicato il 20 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

The Global Information Technology Report 2010–2011

L’impatto dell’information com­mu­ni­ca­tion tech­no­logy nella tra­sfor­ma­zione della società con­tem­po­ra­nea in ter­mini di moder­niz­za­zione ed inno­va­zione, ed i riflessi posi­tivi sulle eco­no­mie nazio­nali, sono un dato di fatto incontrovertibile.

The Glo­bal Infor­ma­tion Tech­no­logy Report 2010–2011 ana­lizza la “tra­sfor­ma­zione 2.0″ di 138 nazioni del mondo, Ita­lia inclusa, trac­ciando il pro­filo più com­pleto attual­mente dispo­ni­bile sul pro­cesso di svi­luppo e com­pe­ti­ti­vità di cia­scun paese.

The Net­wor­ked Rea­di­ness Index, clas­si­fica cia­scuno stato in rela­zione agli altri presi in con­si­de­ra­zione, sulla base di tre para­me­tri principali:

- Ambiente di rife­ri­mento in ter­mini legi­sla­tivi e di infra­strut­ture disponibili

- La dispo­ni­bi­lità di governi, imprese e indi­vi­dui all’utilizzo dell’ICT

- L’effettivo uti­lizzo dell’ICT da parte dei tre attori dello sce­na­rio di riferimento

Lo stu­dio in ben 435 pagine trac­cia un pano­rama dav­vero com­pleto dello sce­na­rio attuale e delle sue evo­lu­zioni nel pros­simo quin­quen­nio. L’Italia, ahimè, ancora una volta non ne esce bene, clas­si­fi­can­dosi nelle ultime posi­zioni delle eco­no­mie avanzate.

Pubblicato il 15 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Internet è un Affare per Pochi

I dati dif­fusi dall’ Inter­net Adver­ti­sing Bureau con­fer­mano le pre­vi­sioni effet­tuate nei mesi pre­ce­denti secondo le quali il 2010 avrebbe visto il sor­passo degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul web rispetto ai quo­ti­diani, alla carta stampata.

Secondo quanto con­te­nuto nel report rea­liz­zato da Pri­cewa­te­rhou­se­Coo­pers per IAB, in Usa i ricavi nell’ online sono stati pari a 26 miliardi di dol­lari, con­tro i 22,8 miliardi dei giornali.

E’ que­sto l’aspetto sul quale si sono con­cen­trate le rifles­sioni della mag­gio­ranza degli osservatori.

Il sor­passo dei new media a danno degli old media è noti­zia attesa [ed auspi­cata?] dai “digi­tal hoo­li­gans”, mi si con­senta il neo­lo­gi­smo, da coloro che sono tifosi del digi­tale a pre­scin­dere o pour cause.

In que­sta visione miope si tra­la­scia dun­que di evi­den­ziare la coda corta degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per l’online con un livello di con­cen­tra­zione che vede le prime dieci imprese attive sul mer­cato rac­co­gliere il 72% del totale degli inve­sti­menti per arri­vare al 91% delle prime 50.

Inter­net è un affare per pochi, c’è poco da stare alle­gri da qual­siasi pro­spet­tiva lo si osservi.

Pubblicato il 11 aprile 2011 by Pier Luca Santoro

Social Media o Distribuzione Sociale dei Mass Media?

La pun­tata di “Report” di ieri sera, con il ser­vi­zio prin­ci­pale dedi­cato ai peri­coli di Face­book e della Rete, ha sol­le­vato un dilu­vio di com­menti, pre­va­len­te­mente nega­tivi, sul taglio dato all’argomento, come sin­te­tizza, non senza qual­che ine­sat­tezza, l’Unità.

Il caso favo­ri­sce e richiede una riflessione.

Due sono fon­da­men­tal­mente gli aspetti che que­sta vicenda evi­den­zia con chia­rezza e che pos­sono essere d’insegnamento per chi si occupa a vario titolo di media.

1) Il con­sumo tele­vi­sivo non è in crisi ma addi­rit­tura in aumento nel nostro paese come dimo­stra la recen­te­mente ela­bo­ra­zione della Niel­sen.  E’ una ten­denza che non riguarda esclu­si­va­mente il nostro paese nè le fasce di età più avan­zata della popo­la­zione ma è pre­sente anche in età ado­le­scen­ziale e pre-adolescenziale.

Il trend effet­ti­va­mente cre­scente è quello della fru­zione con­tem­po­ra­nea di più media con tutti i rischi di defi­cit di atten­zione che il mul­ti­ta­sking comporta.

2) Chi vive la Rete con inten­sità, per pas­sione o pro­fes­sione, spesso crede di vivere nell’era dei social media; epoca nella quale chiun­que può essere gior­na­li­sta, pub­bli­care con­te­nuti, minac­ciando così lo stra­po­tere dei media tradizionali.

Le ultime ricer­che ed i dati più recenti sem­bre­reb­bero con­fer­mare invece la lea­der­ship dei main­stream media.

E’ una ten­denza che Tom Forem­ski, auto­re­vole [ex] gior­na­li­sta del Finan­cial Times, ha rias­sunto con l’acronimo di SoDOMM [The Social Distri­bu­tion of Mass Media] e che l’ampiezza delle maglie del pay­wall del New York Times pare ulte­rior­mente attestare.

L’attuale fase pare dun­que essere nella realtà pre­va­len­te­mente di distri­bu­zione sociale dei mass media.

Se que­sta sia una fase tran­si­to­ria verso la piena matu­rità dei social media o se pre­var­ranno i poteri forti della Rete era il taglio che la indi­scu­ti­bile pro­fes­sio­na­lità della Gai­ba­nelli avrebbe potuto [dovuto?] dare alla pun­tata di ieri sera.

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