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quadrato_semiotico_dei_click_bait (1)
Pubblicato il 4 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Media che si Masturbano

19esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata ai media ed il [soft] porno, di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online siano sem­pre più alla deriva nell’affannosa ricerca di click, pro­du­cendo quello che Man­tel­lini defi­ni­sce, giu­sta­mente, “Il gior­na­li­smo delle caz­zate“[*]

Il pre­te­sto, l’occasione, per affron­tare ancora una volta il tema è for­nita dalla sapiente ope­ra­zione di con­tent mar­ke­ting con­dotta lo scorso wee­kend da Por­n­hub con Wan­k­band.

Par­tiamo dai “Pig Data” del por­tale di con­te­nuti por­no­gra­fici, sem­pre più azienda di tec­no­lo­gia e data ana­ly­tics, per andare dritti al cuore della que­stione evi­den­ziando come i media di tutto il pia­neta abbiano imme­dia­ta­mente rac­colto l’ipotesi del brac­cia­letto che rica­ri­che­rebbe [il con­di­zio­nale è d’obbligo poi­ché allo stato attuale non si cono­sce se e quando verrà effet­ti­va­mente rea­liz­zato] i pro­pri device tec­no­lo­gici gra­zie all’energia pro­dotta dalla masturbazione.

ilGiornale-posts-wankband

Nume­ro­sis­sime le testate, anche nel nostro Paese, che hanno colto l’occasione “acchiappa click” rilan­cian­dola anche sui social con i risul­tati che l’immagine sopra ripor­tata esem­pli­fica. Da l’Huffington Post, che al lan­cio aveva solen­ne­mente pro­messo che non avrebbe dato spa­zio a gos­sip e din­torni, a La Stampa, pas­sando per Il Gior­nale per chiu­dere in bel­lezza, si fa per dire, con il men­sile di lyfe­style maschile GQ che pro­pone “Wan­k­band, il brac­ciale che vale una sega”.

Deriva dalla quale non è immune pra­ti­ca­mente nes­suna testata con, giu­sto per citare qual­che esem­pio con­creto solo degli ultimi giorni. Il Gaz­zet­tino che si lan­cia in una appas­sio­nante cro­naca minuto per minuto — che mi aveva fatto addi­rit­tura pen­sare all’ipotesi che ci voles­sero fare un live blog­ging sulla que­stione stante il numero di arti­coli pro­dotti in 36 ore al riguardo - della “sexy sup­plente” cul­mi­nata con il “per­dono del pre­side” cor­re­dato da una foto­gal­lery degna delle rivi­ste che cir­co­la­vano ai miei tempi nelle caserme. Il Gior­nale che nel suo ricco reper­to­rio pro­pone il video della gior­na­li­sta che sul sito “si tuffa semi­nuda”, men­tre sui social — da leg­gere i com­menti, ancora una volta — diventa “tutta nuda”, appunto per acchiap­pare click, ed Il Cor­riere della Sera che tran­quil­lizza l’orgoglio maschile sulle dimen­sioni medie dei loro attri­buti più cari otte­nendo anche in que­sto caso le rea­zioni del pro­prio pubblico.

Corriere Pene

È fon­da­men­tal­mente un discorso di new­sbrand, di imma­gine di marca della testata e di coe­renza con la stessa che è fon­da­men­tale. Se per Buz­z­feed, et simi­lia, è un valore aggiunto inse­rire anche con­te­nuti di valore oltre a meme, gat­tini, etc., poi­chè rap­pre­senta un upgra­ding, così non è per gior­nali che invece inse­rendo con­te­nuti “fri­voli”, o peg­gio, svi­li­sce la pro­pria imma­gine di marca rispetto al pro­prio pubblico.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

Qual­che giorno fa è stato pub­bli­cato un inte­res­sante arti­colo: “Porn Can Save the News Indu­stry, and Not in the Way That You Think” che sostiene quanto avevo pro­vato ad espli­ci­tare anni fa su come il porno sia da sem­pre pre­cur­sore dei tempi e la costante ricerca di inno­va­zione com­ples­siva del set­tore pos­sono [al di là di gusti e mora­li­smi indi­vi­duali] essere d’insegnamento per molti altri set­tori e seg­menti di mer­cato. Se ne con­si­glia asso­lu­ta­mente la let­tura ai capo redat­tori dei web desk delle testate che è evi­dente abbiano sinora ampia­mente frain­teso il concetto.

Ad oggi, la com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore, non è cer­ta­mente que­sta la strada da percorrere.

Digital Revenues

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

RadioMonitor
Pubblicato il 19 febbraio 2015 by Stefano Chiarazzo, Pier Luca Santoro

RadioMonitor. La radio è viva, ma tanto bene non sta

Sono stati rila­sciati da Euri­sko i dati rela­tivi a 60mila inter­vi­ste dell’indagine Radio­Mo­ni­tor Cati con­dotte nel secondo seme­stre 2014. Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza gli ascolti delle prin­ci­pali radio nazio­nali [pas­sando il mouse si visua­liz­zano i dati].

Il totale degli ascol­ta­tori radio­fo­nici in Ita­lia resta alto ma è dimi­nuto di 533.000 unità, dai 34.416.000 del 2° seme­stre 2013 ai 33.883.000 del 2° seme­stre 2014. Dove sono finiti? Pro­ba­bil­mente tra ripo­si­zio­na­menti dei grandi net­work – vedi l’operazione “svec­chia­mento” di Radio RAI – le offerte delle web radio e, soprat­tutto, feno­meni come Spo­tify pos­sono avere optato per una mag­gior per­so­na­liz­za­zione. La radio si ascolta sem­pre più dalla TV e da dispo­si­tivi mobili come smart­phone e tablet dove è in com­pe­ti­zione con altri ser­vizi “ruba-tempo”. Per quanto si possa essere, o meno, grandi sup­por­ter del mezzo radio­fo­nico non stu­pi­rebbe per­tanto una reale per­dita secca.

Se limi­tiamo la somma alle sole radio nazio­nali [al netto delle dupli­ca­zioni] vediamo che dal 2013 al 2014 hanno subito una per­dita totale di più di due milioni di ascol­ta­tori. Qui una pos­si­bile spie­ga­zione è che tale delta si sia river­sato sulle radio locali.

Leg­gendo i dati del secondo seme­stre, oltre al calo gene­ra­liz­zato di tutte le radio nazio­nali, ci hanno col­pito in par­ti­co­lare due risultati:

- Radio Ita­lia solo­mu­si­cai­ta­liana ha perso meno di RDS e Radio Dee­jay salendo così dal 4° al 2°. Mario Volanti, Edi­tore e Pre­si­dente Radio Ita­lia, ha sot­to­li­neato come “solo due anni fa il nostro distacco dalla seconda radio era di 1.150.000 ascol­ta­tori ed era­vamo in quinta posizione”;

- Radio 105 si con­ferma la seconda radio ita­liana per ascolto nel quarto d’ora medio – con­si­de­rato come misura della fedeltà dell’audience – dimez­zando il diva­rio con RTL 102.5 e aumen­tando il distacco dalla terza, la rivale Radio Deejay.

Insomma qual­cuno che fa un po’ meglio c’è. Cosa fare per inver­tire il trend? Pro­ba­bil­mente serve mag­gior corag­gio nella dif­fe­ren­zia­zione e spe­ri­men­ta­zione sia in ter­mini di palin­se­sti, con­te­nuti e talent scou­ting che nell’offrire ser­vizi rile­vanti e custo­miz­za­bili tra­mite web e mobile.

Visto il trend degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari nel 2014 che evi­den­zia una fles­sione infe­riore alla media, ed a molti altri medium, gli spazi di una ripresa non sono poi così imma­gi­ni­fici. Che la radio viva, ma torni in salute.

Mercato ADV 2014

Mix Digital 2014
Pubblicato il 18 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Et Voilà la Réclame

17esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata all’andamento degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari in Ita­lia nel 2014.

In mezz’ora, inter­val­lata da musica scelta ad hoc, in tema, com­men­tiamo i dati rela­tivi alla comu­ni­ca­zione d’impresa [“above the line”] nel nostro Paese. Inve­sti­menti in adver­ti­sing che a fine 2014, in ter­mini reali, al netto dell’inflazione tor­nano ai livelli del 1990. Infatti, negli ultimi tre anni è stata bru­ciata tutta la cre­scita dei 25 anni pre­ce­denti e si è ritor­nati, appunto, a cin­que lustri fa.

Focus su area digi­tal, unica area in cre­scita, e sul media mix, sti­mato, degli inve­sti­menti in quest’ambito con i social a rap­pre­sen­tare ancora una quota mino­ri­ta­ria rispetto al totale, la search che con­ti­nua a domi­nare la scena ed il video adver­ti­sing che sopra­vanza, con pro­ie­zioni di ulte­riore cre­scita anche nel 2015 e negli anni a venire.

Mix Digital 2014

Di par­ti­co­lare inte­resse i dati rela­tivi al mix dei mezzi uti­liz­zati sia da quei macro­set­tori che nel 2014, in con­tro­ten­denza, hanno aumen­tato il livello dei loro inve­sti­menti in adver­ti­sing che di quelli che invece li hanno ridotti. Ad esclu­sione del com­parto ali­men­tare, in entrambi i casi è la tele­vi­sione a rap­pre­sen­tare il grosso della torta aumen­tando la pro­pria inci­denza in maniera più che sen­si­bile dal 2006 ad oggi. È dun­que più la TV che il digi­tale a rubare quota e a cau­sare la con­tra­zione della stampa [il mezzo che mag­gior­mente cala rispetto al 2013].

Inter­net, il digi­tale, cre­sce ma gli inve­sti­menti, anche se vedono il numero di imprese che uti­liz­zano que­sto medium in calo del 5%, restano pre­va­len­te­mente anco­rati al mezzo tele­vi­sivo. La cre­scita di allo­ca­zione di bud­get sulla tele­vi­sione è un indi­ca­tore da un lato dell’abbattimento dei costi per GRP che ha atti­rato mag­gior­mente gli inve­sti­tori e, dall’altro lato, di come la comu­ni­ca­zione “top-down” resti la pre­fe­rita dalle imprese. L’inter­rup­tion mar­ke­ting conti­nua ad essere la moda­lità pri­vi­le­giata nella comu­ni­ca­zione d’impresa nono­stante si parli da circa un decen­nio ormai di per­mis­sion e inbound marketing.

Media Mix Aziende

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Timeline Views_MAU TW 2014
Pubblicato il 6 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Twitter in 5 Grafici

Sono stati rila­sciati i tanto attesi risul­tati rela­tivi all’ultimo tri­me­stre ed al totale 2014 di Twitter.

Tra tutti il dato più atteso era quello rela­tivo alla cre­scita del numero di utenti, di per­sone che uti­liz­zano la piat­ta­forma di micro­blog­ging da 140 carat­teri. Nella let­tura del dato Twit­ter avverte che secondo le loro stime gli account falsi o creati ad hoc per gene­rare spam sono il 5% del totale.

Il trend di cre­scita è di circa il 20% rispetto all’ultimo tri­me­stre del 2014, in fles­sione rispetto a quello regi­strato per il terzo tri­me­stre che si era atte­stato al 23%. Nell’ultimo tri­me­stre la cre­scita di per­sone che uti­liz­zano Twit­ter è di poco supe­riore all’1% rispetto al tri­me­stre pre­ce­dente. Cre­scita che deriva esclu­si­va­mente dagli altri Paesi men­tre per quanto riguarda gli USA, che da soli rap­pre­sen­tano oltre un quinto del totale, la ten­denza è piatta.

Sotto que­sto pro­filo l’accordo rag­giunto con Goo­gle di mostrare i risul­tati di Twit­ter sul motore di ricerca potrebbe essere un modo per favo­rirne la prova spe­rando poi di riu­scire a con­ver­tire le per­sone effet­ti­va­mente in utenti attivi.

MAU TW 2014

Con­tra­ria­mente a Face­book non viene for­nito il det­ta­glio dei dati rela­tivi a gli utenti gior­na­lieri ed quante per­sone frui­scono di Twit­ter da mobile che altre fonti indi­cano essere circa l’80% del totale.

Mode­sto il miglio­ra­mento in ter­mini di enga­ge­ment, a livello di visua­liz­za­zioni della time­line per sin­golo utente attivo men­sile, con una cre­scita del 3% nell’ultimo tri­me­stre 2014 rispetto al pari periodo dell’anno pre­ce­dente. Osser­vando però il trend a par­tire dall’ultimo tri­me­stre del 2012 si evi­den­zia invece una fles­sione a par­tire dal terzo tri­me­stre del 2013 in poi. Insomma più per­sone uti­liz­zano Twit­ter ma con minor intensità.

Timeline Views_MAU TW 2014

Ben diverso il pano­rama sul fronte dei ricavi che quasi rad­dop­piano rispetto all’ultimo tri­me­stre del 2013 sia per quanto riguarda la rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, che rag­giunge i 432 milioni di dol­lari, che per le altre aree di ricavo.

Ricavi TW 2014

Ottimo anche l’andamento dei ricavi per ogni 1000 time­line viste che cre­sce del 60% rispetto al quarto tri­me­stre 2013 trai­nato in par­ti­co­lare dai mer­cati inter­na­zio­nali che quasi rad­dop­piano. Evi­den­te­mente tutti i nuovi pro­dotti pub­bli­ci­tari pro­po­sti nel corso del 2014 hanno dato i loro frutti.

Ad Revenues TW 2014

Esplo­sivo l’andamento dell’ EBITDA [Ear­nings Before Inte­rest, Taxes, Depre­cia­tion and Amor­ti­za­tion — Il Mar­gine Ope­ra­tivo Lordo] che cre­sce del 216% anno su anno e del 207% rispetto al tri­me­stre pre­ce­dente. Sotto que­sto pro­filo sicu­ra­mente giu­sti­fi­cato l’entusiasmo di Dick Costolo.

EBITDA TW 2014

Un pano­rama a due facce con un ottimo anda­mento dei ricavi ed una ten­denza delu­dente per quanto riguarda gli utenti attivi il cui dato, non a caso, è stato ini­bito ai dipen­denti di Twit­ter. Su que­sto fronte, oltre all’accordo con  Goo­gle, il cam­bio di mar­cia potrebbe venire dalla nuova home page dise­gnata anche per coloro che non sono log­gati. Un modo per dimo­strare che in realtà la por­tata dell’uccellino da 140 carat­teri è di gran lunga supe­riore a quella dei numeri attuali come mostra il gra­fico sot­to­stante. Vedremo.

Utenti TW

Architettura Informazione Banzai
Pubblicato il 5 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Cosa Insegna il Prospetto Informativo Banzai

Ban­zai società attiva nell’e-commerce, foca­liz­zato sul mer­cato ita­liano, e nell’editoria [e nella pub­bli­cità] online, ha pre­sen­tato la docu­men­ta­zione per quo­tarsi in borsa.

Il Gruppo, attra­verso i pro­pri por­tali ver­ti­cali, è tra i prin­ci­pali player ita­liani nei seguenti seg­menti Donne: gra­zie al sito web Pia­neta Donna, web maga­zine dedi­cato all’universo fem­mi­nile, con con­te­nuti rela­tivi a moda, benes­sere e bel­lezza, è lea­der in Ita­lia nel seg­mento Donne, con 9,9 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 6,4 milioni via desk­top e 5,0 milioni via mobile; Cucina: con Giallo Zaf­fe­rano, prin­ci­pale sito web ita­liano dedi­cato alla cucina, con 8,0 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 4,3 milioni via desk­top e 4,7 milioni via mobile; Gio­vani: gra­zie a Stu­denti, prin­ci­pale sito web ita­liano dedi­cato agli stu­denti dalle scuole medie sino all’università, offre con­te­nuti didat­tici e ser­vizi utili allo stu­dio, con 5,4 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 3,7 milioni via desk­top e 1,9 milioni via mobile; News: l’offerta del Gruppo ine­rente il mondo dell’informazione online è costi­tuita da Il Post, Liquida, Sol­dion­line, Spor­tlive, Filmtv e Gior­na­let­ti­smo. Con­giun­ta­mente, i por­tali sono visi­tati da 5,6 milioni di Utenti Unici al mese [dato al 31 otto­bre 2014], di cui 3,6 milioni via desk­top, 2,3 milioni via mobile.

Banzai Group

Il pro­spetto infor­ma­tivo per gli inve­sti­tori con­tiene una miniera di infor­ma­zioni sia per quanto riguarda le testate con­trol­late da Ban­zai che più in gene­rale sul mer­cato di rife­ri­mento. Ho letto con la dovuta atten­zione le oltre 500 pagine del docu­mento e credo che ci siano diversi con­te­nuti che vale la pena di ripren­dere, di evi­den­ziare, poi­chè sono cer­ta­mente d’interesse per chi opera — a vario titolo — nell’editoria e nell’advertising online.

Vediamo in ordine cosa inse­gna il pro­spetto infor­ma­tivo pre­di­spo­sto per la quo­ta­zione in borsa.

1 — Ricavi Editoria/Adv Online - Fatto 100 i ricavi a fine 2013 di Ban­zai, il 12.8% deriva dai con­te­nuti ver­ti­cali, dall’area rela­tiva ad editoria/adv online [era il 14.4% a fine 2012] con una cre­scita del 14.2% rispetto all’anno precedente.

Nel pro­spetto ven­gono indi­cati anche i dati dei ricavi dei primi nove mesi del 2014. alla fine del terzo tri­me­stre l’area di busi­ness rela­tiva ad editoria/adv online rap­pre­senta il 12% del totale ricavi della società [era il 13.4% nel pari periodo del 2013] con un tasso di cre­scita del 7.9% rispetto ai primi nove mesi del 2013.

Se si con­si­dera che com­ples­si­va­mente i ricavi rispetto all’anno pre­ce­dente cre­scono del 29.1% a fine 2013 e del 20.8% nei primi nove mesi del 2014 rispetto al pari periodo del 2013 è chiaro come il seg­mento sia in minor cre­scita rispetto all’e-commerce. È un’indicazione, credo, sulle pro­spet­tive di rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per l’editoria online e sui rela­tivi modelli di business.

2 — Fat­tori di Rischio - Tra i fat­tori di rischio cor­ret­ta­mente indi­cati nel pro­spetto ne ven­gono citati due  che meri­tano di essere evidenziati. 

Il primo è rela­tivo ai rap­porti con adver­ti­ser e cen­tri media. Si legge: “Nel corso degli eser­cizi 2013, 2012 e 2011, i ricavi gene­rati dai Cen­tri Media sono stati rispet­ti­va­mente pari a Euro 13,6 milioni, Euro 11,7 milioni e Euro 9,0 milioni e hanno rap­pre­sen­tato, rispet­ti­va­mente, l’8,9%, il 9,9% e l’8,2% dei ricavi del Gruppo. Nei nove mesi chiusi al 30 set­tem­bre 2014, i ricavi gene­rati dai Cen­tri Media sono stati pari ad Euro 8,8 milioni e hanno rap­pre­sen­tato il 7,3% dei ricavi del Gruppo. Si segnala che, sul mer­cato ita­liano dell’attività pub­bli­ci­ta­ria online ope­rano un numero limi­tato di Cen­tri Media, che gesti­scono com­ples­si­va­mente gran parte del bud­get pub­bli­ci­ta­rio ita­liano dedi­cato al mer­cato pub­bli­ci­ta­rio online e che quindi sono dotati di un signi­fi­ca­tivo potere negoziale”. 

Circa tre quarti dei ricavi pub­bli­ci­tari deri­vano dun­que dai cen­tri media. Un peso sul quale riflet­tere, diciamo.

Clientii Adv Banzai

Il secondo è atti­nente i motori di ricerca. Si legge: “Il suc­cesso e la cre­scita di Ban­zai dipen­dono in maniera rile­vante dalla pro­pria capa­cità di miglio­rare e man­te­nere in cima ai risul­tati dei motori di ricerca il posi­zio­na­mento dei pro­pri siti inter­net, delle rela­tive offerte com­mer­ciali ai clienti finali, non­ché dei con­te­nuti edi­to­riali sui motori di ricerca rispetto all’organic pla­ce­ment dei siti, gene­rato dagli algo­ritmi degli stessi motori di ricerca in base alla miglior cor­ri­spon­denza fra la ricerca effet­tuata e i con­te­nuti dispo­ni­bili sul web. Per­tanto, il suc­cesso e la cre­scita di Ban­zai sono stret­ta­mente con­nessi alla capa­cità della società di inter­pre­tare gli algo­ritmi alla base dei motori di ricerca”.  

Altro che fare la guerra a Goo­gle [a pro­po­sito, pare sce­mata anche l’ultima ondata sul tema], biso­gna allearsi.

3 — Mone­tiz­za­zione e Con­te­nuti Edi­to­riali - Il traf­fico gene­rato dai tali siti web ver­ti­cali — dalla parte edi­to­riale di Ban­zai — viene mone­tiz­zato attra­verso la pub­bli­cità ven­duta sui siti web mede­simi. Il busi­ness della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria è legato a para­me­tri di mer­cato che defi­ni­scono il numero di pagine web visi­tate e gli annunci pub­bli­ci­tari pre­senti sulle pagine stesse. In par­ti­co­lare, i para­me­tri mag­gior­mente uti­liz­zati nel mer­cato della pub­bli­cità online sono A) l’audience [ossia, il numero di Visi­ta­tori Unici delle pagine web di un edi­tore o di un sito web], B) il numero di visite di un sito, C) il time spent [il tempo medio di navi­ga­zione tra­scorso da un utente unico nel corso di una visita], D) la active reach [il numero di visi­ta­tori unici che con­sul­tano un sito una o più volte in un dato periodo di tempo] ed E) l’inven­tory [il numero di annunci pub­bli­ci­tari dispo­ni­bili su un sito internet].

I con­te­nuti dei por­tali ver­ti­cal con­tent del gruppo sono gene­rati prin­ci­pal­mente da una piat­ta­forma auto­ma­tica di pro­du­zione del con­te­nuto e, in modi diversi, dagli utenti stessi dei por­tali [cro­wd­sour­cing]. Sia la piat­ta­forma auto­ma­tica di pro­du­zione che il cro­wd­sour­cing per­met­tono di mini­miz­zare i costi di pro­du­zione rispetto all’acquisto di con­te­nuti dai for­ni­tori pro­fes­sio­nali, dei quali soli­ta­mente si avval­gono gli edi­tori tradizionali.

I con­te­nuti pro­dotti spon­ta­nea­mente dagli utenti inte­grano in maniera effi­cace i con­te­nuti pro­dotti inter­na­mente dal team edi­to­riale. Que­sto modello è mag­gior­mente effi­ciente rispetto ad un modello edi­to­riale tra­di­zio­nale basato solo su reda­zioni pro­fes­sio­nali. Il con­tri­buto mas­sic­cio dei visi­ta­tori dei siti alla rea­liz­za­zione dei con­te­nuti dei siti mede­simi, con­sente di con­te­nere i costi di pro­du­zione garan­tendo comun­que stan­dard edi­to­riali di buona qua­lità. La qua­lità è garan­tita da un pro­cesso che inte­gra sia tec­no­lo­gie ad hoc di sele­zione e orga­niz­za­zione dei con­te­nuti sia il lavoro di cura e sele­zione degli stessi ope­rata dal team edi­to­riale interno alla divi­sione ver­ti­cal content.

Il gra­fico sot­to­stante illu­stra il modello di pro­du­zione dei con­te­nuti della divi­sione ver­ti­cal content

Produzione Contenuti Banzai

4 — Det­ta­glio Ricavi — Il pro­spetto sotto ripor­tato rie­pi­loga i prin­ci­pali indi­ca­tori eco­no­mici per il seg­mento ver­ti­cal content. 

Ricavi Banzai Media

Il seg­mento “news”, quello costi­tuito da Il Post, che è rite­nuto il brand prin­ci­pale, Liquida, Sol­dion­line, Spor­tlive, Filmtv e Gior­na­let­ti­smo, genera il 16% del totale dei ricavi del seg­mento ver­ti­cal con­tent. Sta­bile rispetto al 2013.

Nel pro­spetto si legge che “nella divi­sione ver­ti­cal con­tent opera un team di 6 per­sone dedi­cato alla gene­ra­zione e sele­zione di con­te­nuti per i Social Media, gene­rando circa 25.000 nuove “con­di­vi­sioni” al giorno da parte di altri utenti della rete”. Viene uti­liz­zata una “social moni­to­ring plat­form”: un sistema appli­ca­tivo che trac­cia il suc­cesso, in ter­mini di “like” rice­vuti, dei con­te­nuti pub­bli­cati sui prin­ci­pali social network.

Com­ples­si­va­mente, per le atti­vità ver­ti­cal con­tent la Società, al 31 dicem­bre 2014, impiega 191 risorse fra dipen­denti e collaboratori. 

5 — Modello di Busi­ness e Catena del Valore - L’approccio ver­ti­cale di Ban­zai è una carat­te­ri­stica pre­ziosa per gli adver­ti­ser ai fini delle loro atti­vità pub­bli­ci­ta­rie. La Società genera ricavi poi­ché con­sente agli adver­ti­ser di comu­ni­care all’audience di rife­ri­mento tra­mite una gamma diver­si­fi­cata di solu­zioni pub­bli­ci­ta­rie: ban­ner, for­mati rich media, video, pro­getti pub­bli­ci­tari spe­ciali per­so­na­liz­zati e direct email marketing.

La Società adotta, per l’erogazione dei ban­ner adv, la piat­ta­forma Dou­ble­click For Publi­shers [DFP], piat­ta­forma uti­liz­zata da alcuni dei prin­ci­pali publi­sher digi­tali mon­diali, e la piat­ta­forma di Rubi­con, società fra le più impor­tanti nel set­tore del Pro­gram­ma­tic Buy­ing, per la gestione del Real Time Bid­ding [RTB].

Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza la catena del valore

Catena del Valore Banzai

6 — Archi­tet­tura Mul­ti­li­vello - Ban­zai uti­lizza una “ser­vice orien­ted archi­tec­ture”. Sotto ripor­tato il suo schema gene­rale in ter­mini di mone­tiz­za­zione, orga­niz­za­zione ed acqui­si­zione dei contenuti.

Architettura Informazione Banzai

7 — Lo Sce­na­rio Com­pe­ti­tivo - Dopo il bal­letto di cifre sui dati for­niti rela­ti­va­mente al 2014, che mi segna­lano [GRAZIE!] potrebbe deri­vare dai dif­fe­renti para­me­tri di rile­va­zione, cioè dalle con­ces­sio­na­rie che for­ni­scono i dati, poi­chè nei diversi anni sono entrate/uscite testate/concessionarie per que­sto, essendo i peri­me­tri mobili, anche i dati da un anno all’altro diven­tano mobili, anche il pro­spetto infor­ma­tivo di Ban­zai con­tiene una pano­ra­mica sul mer­cato dell’adv online nel nostro Paese.

Secondo i dati di Call­cre­dit for­niti a Ban­zai, nel 2018 il mer­cato dovrebbe rag­giun­gere il valore di 1.9 miliardi di euro, regi­strando una cre­scita pari ad un CAGR 2014–2018 dell’8,4% trai­nata dai seg­menti search, dal quale gli edi­tori sono esclusi per defi­ni­zione, e display. 

Adv Digitale Banza CallCredit

Di gran lunga supe­riori i tassi di cre­scita del mobile, che però, anche nel medio periodo, a fine 2018, resterà un seg­mento minore, e del video adver­ti­sing che invece dovrebbe rap­pre­sen­tare un impor­tante dri­ver di crescita.

Video Advertising Banzai

Il seg­mento “news”: rap­pre­senta il seg­mento più com­pe­ti­tivo, dal momento che una larga parte di audience uti­lizza i siti web dei brand sto­rici dell’informazione ita­liana, Repub­blica e Cor­riere della Sera per tutti, e TGCom24. 

Il gra­fico degli utenti unici men­sili di alcuni brand sele­zio­nati da Ban­zai mostra come però vi siano “nuovi player”, oltre a  Ban­zai stessa, quali Blogo/Populis [e Fanpage/Ciao Peo­ple Media Group, che non viene con­si­de­rato], che hanno ormai una posi­zione di asso­luto rilievo scal­zando molti dei player tra­di­zio­nali, dei media il cui brand è affer­mato da tempo.

Audience Banzai

Per quanto riguarda i dati spe­ci­fi­ca­ta­mente rife­riti ad Il Post, ed alla recen­te­mente acqui­sita Good Mor­ning Ita­lia, si rimanda all’articolo scritto da Luca Conti al riguardo.

Se invece vi inte­ressa l’area dell’e-commerce non vi resta che leg­gervi il pro­spetto infor­ma­tivo com­pleto che con­tiene, altret­tanto, mol­tis­sime infor­ma­zioni al riguardo.

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