Posted on 21 ottobre 2012 by

In Memoria della Pubblicità

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Durante la prima set­ti­mana di que­sto mese si è tenuta a New York la Adver­ti­sing Week, 5 gior­nate con 200 eventi per discu­tere, con­fron­tarsi sulle ten­denze del mar­ke­ting e della comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

Nella prima gior­nata una ses­sione è stata dedi­cata al fune­rale della pub­bli­cità. Pren­de­tevi in que­sta dome­nica autun­nale mezz’ora di tempo per vedere il video di “In Memory of Adver­ti­sing”, pro­vo­ca­zione con tanto di coro gospel del chief com­mer­cial offi­cer di JWT Nord Ame­rica che in maniera tanto pun­gente quanto effi­cace spiega per­chè la pub­bli­cità — tra­di­zio­nale — è morta.

Gene­rale scarsa capa­cità di coin­vol­gi­mento con lin­guaggi e moda­lità di por­gere arcaici, anche per quanto riguarda l’advertising online, che non si sono ancora adat­tati ed evo­luti alla comu­ni­ca­zione digi­tale quale, ad esem­pio, l’imperversare di  ban­ner sem­pre più inva­sivi che sono la mera tra­spo­si­zione digi­tale di vec­chi schemi di comu­ni­ca­zione che, appunto, sono morti.

Alla visione del video sug­ge­ri­sco di abbi­nare la lezione di Alberto Abruz­zese, pro­fes­sore ordi­na­rio di socio­lo­gia dei pro­cessi cul­tu­rali e comu­ni­ca­tivi e diret­tore dell‘istituto di comu­ni­ca­zione presso l‘Università IULM di Milano, su nuovi media e nuovi linguaggi.

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