advertising online

ADV Oline 2014 IAB
Posted on 3 febbraio 2015 by Pier Luca Santoro

Dare i Numeri

Sono stati diffusi ieri i dati relativi agli investimenti pubblicitari online per il 2014 nel nostro Paese.

Premesso che i dati dell’Osservatorio FCP-Assointernet non  comprendono gli investimenti relativi a search e social, per i quali esistono solo delle stime effettuate incrociando rilevazioni effettuate con metodologie distinte [vd grafico sottostante], i numeri NON tornano.

ADV Oline 2014 IAB

Per il 2012 Niel­sen, basan­dosi sui dati dell’Osservatorio FCP-Assointernet, indica il totale degli inve­sti­menti online, così come defi­niti, in 510 milioni di euro men­tre sul sito dell’Osservatorio stesso per il medesimo periodo ven­gono indi­cati 664 milioni di euro di investimenti.

Lo stesso accade per il totale 2013 dove da un lato ven­gono indi­cati 501 milioni e dall’altro lato ve ne sono invece 464 come mostrano le due tavole sotto riportate.

ADV Online Tot 2013 ADV Online Tot 2014

Una dif­fe­renza cer­ta­mente meno macro­sco­pica rispetto a quella del 2012 ma che comun­que inquieta sull’inaffidabilità dei dati forniti.

Un bal­letto di numeri che non con­sente di iden­ti­fi­care i peri­me­tri dello sce­na­rio di rife­ri­mento e si pre­sta ad inter­pre­ta­zioni [pour cause?] altret­tanto incon­si­stenti.

Nell’epoca in cui big data ed open data sono ormai delle buzzwords si continua dare i numeri, purtroppo nell’accezione negativa del termine.

dilibert_cifre-e-studi

Adv Online per persona
Posted on 26 settembre 2013 by Pier Luca Santoro

Communication e Digital Divide

eMarketer ha pubblicato ieri i dati relativi agli investimenti pubblicitari nelle 20 principali nazioni per ampiezza di mercato, per livello degli investimenti.

Quello che è interessante è che i dati sono stati riclassificati in base all’investimento per persona per quanto riguarda il totale della spesa pubblicitaria e per utente per quanto attiene gli investimenti in advertising online.

In entrambi i casi ci sono 6 nazioni europee tra i primi 10 ed in ambedue le classificazioni l’Italia non figura tra queste collocandosi al al 14° posto. Non a caso le ultime previsioni sull’andamento degli investimenti pubblicitari rilasciate da Zenith Optimedia il nostro Paese viene inserito tra le cinque nazioni dell’«Europa Periferica», marginale.

Adv Online per persona

Ad integrazione dei dati sopra riportati, interessanti anche i valori assoluti degli investimenti pubblicitari, e le tendenze 201-2016 delle principali nazioni del mondo, Italia inclusa, sempre con totale adv e dettaglio investimenti online.

Se le cifre pubblicate da eMarketer degli investimenti per persona venissero ulteriormente riclassificate basandosi sul potere di acquisto non ho dubbi che scivoleremmo ulteriormente nel ranking al di sotto delle poco nazioni che precediamo, forse addirittura fuori dai primi 20.

Ulteriori segni dell’arretratezza di una nazione la cui definizione di Belpaese ricorda sempre più soltanto la mollezza del celebre formaggio. Sigh!

Banda Larga

Posted on 20 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Veni, Video, Vici?

Grandi aspettative vi sono per i ricavi dalla pubblicità online nel segmento video ed anche in Italia la maggior parte degli editori, ed ovviamente non solo loro, si sono attrezzati per coprire adeguatamente quest’area ed ottenere i relativi benefici economici. Non a caso Audiweb da quale mese a questa parte fornisce anche Objects Video estensione della rilevazione che consente di misurare la fruizione dei contenuti video presenti su Internet.

Dopo che il «The Financial Times» ha pubblicato i prezzi medi per CPM che mostrano come il mobile sia potenzialmente più una minaccia che un’opportunità, ora il «The Wall Street Journal» pubblica un’analisi specificatamente dedicata ai video online.

Nell’articolo “Web Video: Bigger and Less Profitable” si evidenzia come a fronte di un’esplosione dell’offerta i prezzi medi per CPM siano calati tra il 10 ed il 15% nel 2012 rispetto all’anno precedente e rileva che aumento dell’offerta, con Condé Nast, ad esempio, che ha lanciato in questi giorni dei canali video per «Glamour» e «GQ»,  ed inevitabile incremento della competitività rischiano di lasciare a bocca asciutta molti di coloro che si sono inseriti in questo segmento di mercato. Negli USA le media companies che offrivano pubblicità nei video nel 2011 erano 21, oggi sono diventate 217, dieci volte tanto.

Il detto “piatto ricco, mi ci ficco” non pare dunque essere applicabile di per se stesso in questo caso ed ancora una volta l’offerta dovrà essere differenziata per reggere la competizione. Concetto che , per altro, non è una novità. La novità, negativa ahimè, e che nel 2013 ci sia chi pensa il contrario.

Online Video Sales

A margine si segnala che Spider.io, impresa dedicata a monitorare anomalie nel traffico in Rete, afferma di aver individuato un network di BOT che ha frodato gli inserzionisti per un valore pare a 6 milioni di dollari mensili. Della misurabilità del Web e del valore dei CPM. Null’altro da aggiungere.

Tariffe CPM Diversi Media
Posted on 14 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Houston Abbiamo un Problema

La frase “Houston, abbiamo un problema” pronunciata da Joe Kerwin che annunciava l’imminente disastro dell’Apollo 13 è scolpita nella storia dell’uomo ed quella che mi è apparsa più calzante per riassumere il meteorite mobile in arrivo sui già precari conti dell’industria dell’informazione.

Già Cory Bergman recentemente avvertiva che l’effetto della crescente  lettura delle notizie in mobilità da smartphone e tablet avrà un  effetto dirompente paragonabile a quello che Internet ha avuto dieci anni fa mettendo ulteriormente sotto pressione i ricavi delle imprese editoriali, affermando:

As audiences shift, the industry will be faced with more revenue pressure unless news organizations can create new mobile revenue streams to compensate. In many ways, this is similar to the shift from print to the Web. Just porting one business model to the other isn’t the solution. Traditional display advertising on mobile devices makes up a very small, declining fraction of total revenue.

Ora il «The Financial Times» riprende i dati di MagnaGlobal ed eMarketer per illustrare, attualizzando la situazione, quanto già emergeva dalla presentazione di metà 2012 di Mary Meeker che già mostravano come i CPM pagati per il mobile fossero 5 volte inferiori a quelli da desktop, da PC.

Secondo quanto pubblicato un paio di giorni fa infatti, se i prezzi medi per CPM da PC si attestano attualmente intorno a 4.42$ quelli da smartphone si collocano a 1.31 $ abbattendo ulteriormente il rapporto di 1:10 tra quotidiani cartacei e online come mostra il grafico di sintesi

Tariffe CPM Diversi Media

E’ l’ennesima evidenza, se necessaria, che il binomio vendite-pubblicità nel complesso non può più essere considerato un modello di business con delle prospettive.

In specifico riferimento alla creazione di ricavi dalla lettura in mobilità, sia per giornali che riviste, la soluzione che in prospettiva appare più interessante mi sembra quella di rendere quotidiani e periodici direttamente “shoppable”, di integrare attraverso applicazioni di realtà aumentata la possibilità di effettuare degli acquisti direttamente dai, sui, giornali.

Opzione che, come segnalavo nella mia rubrica per l’European Journalism Observatory, inizia ad essere esercitata da diverse testate sia a livello internazionale che in Italia, con  «Glamour», ad esempio,  che da qualche mese  ha lanciato Glamour Personal Shopper applicazione per smartphone che, anche in questo caso, integra contenuti editoriali e possibilità di fare shopping online.

Meglio iniziare a sperimentare, a testarne le opzioni possibili e l’efficacia, o meno, prima di trovarsi davanti all’ennesimo problema, all’ultima emergenza.

Mobile ADV ECOSYSTEM

Print Media
Posted on 11 marzo 2013 by Pier Luca Santoro

Le Attitudini degli Europei Verso la Pubblicità sui Diversi Media

Print Power, organizzazione paneuropea dedicata alla promozione dei mezzi stampati e del loro ruolo nell’ambito di  programmi e campagne di marketing integrato, che comprende un gran numero di imprese, espressione dell’intera filiera della carta stampata: produzione, distribuzione, stampa, elaborazione e consegna di contenuti editoriali attiva in 13 nazioni del vecchio continente Italia compresa, ha condotto una ricerca sulle attitudini degli europei verso la pubblicità sui diversi media.

L’obiettivo della ricerca era quello di valutare il ruolo della carta stampata nella vita quotidiana delle persone e le attitudini nei confronti della comunicazione pubblicitaria nei diversi canali, mezzi. Sono stati presi in considerazione pubblicazioni quotidiane e periodiche, televisione, radio, internet, social media, cataloghi e direct marketing.  La ricerca è stata effettuata tra aprile ed agosto 2012, i risultati sono stati pubblicati ad inizio di questo mese.

La ricerca ha identificato 4 cluster di persone:

  • Slow Bons Vivants: Prevalenza di fruizione della stampa rispetto agli altri media. I media digitali sono associati alla frenetica vita lavorativa. Ritengono gli annunci stampa molto affidabili e utili. 23% delle persone.
  • Busy Mix-and-Matchers: Utilizzo trasversale di media digitali e non. Apprezzamento per la carta stampata. Fiducia verso pubblicità su giornali e riviste. 46% dei rispondenti.
  • Tolerant Surfers: Maggior utilizzo dei media digitali. Atteggiamento positivo verso la carta stampata. Non si fidano della pubblicità su Internet e nei social media tanto quanto si fidano degli annunci sulla stampa. 19% del campione.
  • Youthful Digilovers: Utenti digitali. Non vedono alcun vantaggio nell’uso della carta stampata. Credono maggiormente agli annunci su riviste e giornali che a quelli su Internet e TV. 12% del totale.

Il grafico di sintesi sottostante mostra la statificazione per età di ciascuno dei 4 cluster.

Cluster ADV

Complessivamente il 63% dei rispondenti afferma di avere fiducia nella pubblicità sulla carta stampata contro il 41% della televisione ed il 25% dell’online.

La fiducia nei confronti di pubblicazioni periodiche e quotidiane è superiore a tutti gli altri mezzi presi in considerazione ed è trasversale, seppure certamente con accenti diversi, a tutti i 4 cluster di persone identificati.

Se, non avendo a disposizione il questionario dell’indagine, è possibile eccepire rispetto al fatto che i risultati della ricerca siano funzionali all’obiettivo di fondo di Print Power, una recente ricerca condotta da Adblock Plus, tool per bloccare pop up ed annunci online, ha evidenziato comunque come la stragrande maggioranza delle persone abbia scarsa o nulla fiducia nei confronti dell’advertising online. Risultato confermato in numerosissime indagini sul tema a cominciare da quella condotta da Nielsen nello stesso periodo di quella effettuata da Print Power.

Print Media

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