abitudini di lettura

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Pubblicato il 12 gennaio 2013 by Pier Luca Santoro

Toccare il Fondo

Grande attesa per la prima edi­zione solo digi­tale di «New­sweek» dopo la deci­sione di abban­do­nare la ver­sione cartacea.

Il set­ti­ma­nale sta­tu­ni­tense per l’esordio sce­glie di dedi­care la sto­ria di coper­tina alle esplo­ra­zioni sot­to­ma­rine e titola “Have we hit the bot­tom” come mostra l’immagine sottoriportata.

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Nel ten­ta­tivo di dimo­strare tutta la dedi­zione, l’impegno e la capa­cità di uti­lizzo dei for­mati digi­tali il set­ti­ma­nale rende la coper­tina ani­mata. Quando infatti gli abbo­nati alla ver­sione per tablet sca­ri­cano l’edizione di que­sta set­ti­mana si apre un’animazione di circa quat­tro secondi che mostra un’attrezzatura per le riprese sot­to­ma­rine in movi­mento, come mostra il video sottostante.

Se già la scelta del tema lascia per­plessi non essendo esat­ta­mente una “sto­ria da urlo”, ancor più dub­bioso il valore dell’animazione sia per la rea­liz­za­zione che non pare dav­vero di qua­lità straor­di­na­ria che, soprat­tutto, per­chè forse non è que­sto il tipo di carat­te­ri­sti­che che il let­tore cerca nel for­mato digi­tale come con­fer­me­rebbe la scelta di «The Eco­no­mist» e i dati di una ricerca recen­te­mente pub­bli­cata da PEW.

A que­sto si aggiunga che in realtà tali pro­po­ste non sono esclu­siva del digi­tale ed anzi pos­sono essere per­fet­ta­mente rea­liz­zate anche nella ver­sione car­ta­cea come dimo­stra Aura­sma al CES in corso in que­sti giorni a Las Vegas, per tor­nare ad una pro­po­sta di cui ho par­lato spesso in que­sti spazi.

A «New­sweek» sono le scelte edi­to­riali ad avere toc­cato il fondo a mio avviso.

Tablet User Share UE5
Pubblicato il 6 dicembre 2012 by Pier Luca Santoro

Sorpresa?

Le ven­dite di abbo­na­menti a quo­ti­diani e perio­dici su tablet non can­ni­ba­liz­zano il for­mato car­ta­ceo ma addi­rit­tura lo alimentano.

Que­sto è quanto emerge da una ricerca pub­bli­cata da The Pro­fes­sio­nal Publi­shers Asso­cia­tion [PPA], asso­cia­zione inglese che riu­ni­sce oltre 200 edi­tori di testate sia con­su­mer che professionali.

La ricerca iden­ti­fica una cor­re­la­zione posi­tiva tra la rea­der­ship su tablet e qualla sulla carta. Emerge infatti come il 96% di coloro che pos­sie­dono un tablet abbiano letto nell’ultimo anno una pub­bli­ca­zione car­ta­cea con­tro una media nazio­nale dell’80%. La PPA sostiene che men­tre è cre­scente l’interesse verso il for­mato digi­tale i let­tori con­ti­nuano a volere entrambi i formati.

Spiega Marius Cloete, respon­sa­bile dellla ricerca, che “i pos­ses­sori di tablet hanno una pro­ba­bi­lità mag­giore rispetto alla media di aver letto una rivi­sta — su carta — negli ultimi 3 mesi, dis­si­pando il mito che i pos­ses­sori di tablet stiano abban­do­nando la carta a favore del digi­tale. Al con­tra­rio le due piat­ta­forme si com­bi­nano per ampliare il reper­to­rio di lettura”.

La ricerca con­ferma la “lean back expe­rience”, già nota nell’utilizzo dei tablet, la cui frui­zione è pre­va­len­te­mente dome­stica con il 73% delle peraone che lo usa a letto ed il 96% sul divano, un’abitudine di con­sumo molto simile a quella di rivi­ste e giornali.

Al tempo stesso eMar­ke­ter ha dif­fuso i dati con­so­li­dati e le sue pro­ie­zioni sino al 2015 per la pene­tra­zione dei tablet nella UE5 che include il nostro Paese.

Se attual­mente in Ita­lia circa il 20% degli utenti di Inter­net uti­liz­zano un tablet, gra­zie alla con­di­vi­sione del device tra più per­sone in ambito dome­stico, [Human Hig­way stima in 4 milioni di per­sone gli uti­liz­za­tori di tablet nel nostro Paese e due milioni di pezzi in cir­co­la­zione] tale per­cen­tuale dovrebbe arri­vare al 46% nel 2015.

Una cre­scita espo­nen­ziale, sep­pure con un trend in ral­len­ta­mento dal 2013 rispetto ai due anni pre­ce­denti, che comun­que ci vede die­tro allo svi­luppo pre­vi­sto per Fran­cia, Ger­ma­nia e Regno Unito.

Quanto que­sto aiu­terà i ricavi del com­parto edi­to­riale è ovvia­mente tutt’altro discorso, ma quello che appare con­fer­mato è la neces­sità di lavo­rare in ter­mini di inte­gra­zione e com­ple­men­ta­rietà delle diverse piat­ta­forme. Enne­sima lezione che viene dal fal­li­mento, dalla chiu­sura del «The Daily» che invece, tra le altre cose, era mono-formato.

Sor­presi?

Tablet User Share UE5

Sul tema «The Eco­no­mist», pro­prio nello spa­zio dedi­cato spe­ci­fi­ca­ta­mente alla “lean back expe­rience”, segnala quelle che secondo The Eco­no­mist Group e the Pew Research Center’s Pro­ject for Excel­lence in Jour­na­lism sono le migliori info­gra­fi­che sul con­sumo di noti­zie in mobilità.

Pubblicato il 15 dicembre 2011 by Pier Luca Santoro

Audience: La Massa Intelligente

«The Eco­no­mist» è uno dei rari casi di suc­cesso nel pano­rama edi­to­riale attuale. Ricavi e pro­fitti in cre­scita costan­te­mente negli ultimi cin­que anni con  incre­menti a dop­pia cifra anche in ambito digi­tale sia per quanto riguarda le reve­nues pub­bli­ci­ta­rie che le sot­to­scri­zioni che hanno recen­te­mente rag­giunto quota 100mila abbo­nati. Un suc­cesso che non pre­scinde dall’edizione tra­di­zio­nale car­ta­cea che cre­sce nella prima meta del 2011 del 3% e rag­giunge quasi 1,5 milioni di copie vendute.

La pre­sen­ta­zione “Lean back media: the shock of the old”, pub­bli­cata pochi giorni fa dal set­ti­ma­nale bri­tan­nico è ricca di dati sulla let­tura digi­tale e, soprat­tutto, di spunti di rifles­sione sulle evo­lu­zioni in corso.

Oltre a con­fer­mare abi­tu­dini di let­tura dei pos­ses­sori di tablets, che erano già emerse da inda­gini pre­ce­denti,  si evi­den­zia altret­tanto quella che poi è la tema­tica che for­ni­sce il titolo dello sli­de­show: un ritorno alle ori­gini, alla let­tura in pol­trona nell’era — in pro­spet­tiva — post per­so­nal com­pu­ter. Ele­mento che la pre­sen­ta­zione cico­scrive al bino­mio carta stam­pata — digi­tale ma che in realtà amplia lo sce­na­rio in quella che già da tempo, tra gli altri «The New York Times» defi­ni­sce “the sofa war”, la guerra che è tra­sver­sale a tutti i media. Si tratta di fat­tori che anche il rap­porto “Adspend Fore­cast” di Zenith Opti­me­dia con­ferma ulte­rior­mente spin­gen­domi a par­lare di comu­ni­ca­zione “schermo centrica”.

La pre­sen­ta­zione [sli­des 27 — 35] stra­ti­fica l’audience seg­men­tan­dola in tre grandi com­parti: elite media, mass intel­li­gence e mass media. Si tratta, forse, dell’aspetto più inte­res­sante che sta a sot­tin­ten­dere l’esistenza di un gruppo di per­sone, la massa intel­li­gente, suf­fi­cien­te­mente ampio ed altret­tanto evo­luto che può rap­pre­sen­tare il nucleo cen­trale di rife­ri­mento per con­te­nuti di valore non mas­si­fi­cati. Defi­ni­zione inte­res­sante che stride con il per­du­rare della con­sue­tu­dine nell’utilizzo del ter­mine audience che, al pari di tar­get, andrebbe rivi­sto. Non si tratta solo di un pro­blema seman­tico, ovviamente.

Ven­gono descritte, con buona sin­tesi ed altret­tanta effi­ca­cia, l’impatto delle nuove abi­tu­dini di let­tura sullla pro­du­zione di con­te­nuti e sui modelli di busi­ness soste­ni­bli. Risulta evi­dente come il suc­cesso di «The Eco­no­mist» non sia un gioco a somma zero ma bensì di un caso nel quale il digi­tale si somma alla carta che, comun­que, con­ti­nua a rap­pre­sen­tare la stra­grande mag­gio­ranza delle copie ven­dute in un rap­porto di circa 15 a 1, come si evi­den­zia alla slide 59.

Inte­res­sante, in ter­mini di sin­tesi e spunto di rifles­sione, il nuovo mar­ke­ting mix, le nuove  “5P” del mar­ke­ting pro­po­ste nella dia­po­si­tiva 64.

Una case history dav­vero di grande valore per la capa­cità dimo­strata di rea­liz­zare la tanto auspi­cata con­ver­genza edi­to­riale e ren­derla soste­ni­bile eco­no­mi­ca­mente. Ele­menti che, senza nulla togliere, vanno con­te­stua­liz­zati rispetto alla dif­fu­sione mon­diuale del set­ti­ma­nale in que­stione ed alla qua­lità indi­scussa dei con­te­nuti. Fat­tori distin­tivi non tra­scu­ra­bili che non sono ovvia­mente alla por­tata di tutte le testate editoriali.