Pubblicato il 14 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Media Marketing per Giornali

Le slide del mio work­shop — che vale anche cre­diti for­ma­tivi da Odg Lom­bar­dia — su social media mar­ke­ting per i gior­nali, che pre­senta alcune pecu­lia­rità, dif­fe­renze, rispetto a quello per brand di altri settori/mercati, a #glocal14.

Il work­shop è quasi com­ple­ta­mente sold out ma secondo me qual­che posto lo tro­viamo lo stesso. Come sem­pre tenete pre­sente che le slide sono di sup­porto al ragio­na­mento, al lavoro con i par­te­ci­panti, com’è nor­male che avvenga durante qua­lun­que for­ma­zione post experience.

Ci vediamo .

Pubblicato il 13 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Open & Citizen Journalism

Sesta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata a Open Jour­na­lism e Citi­zen Jour­na­lism.

Si parte da lon­tano con le prime forme di gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo in ter­mini di con­tro­di­pen­denza dai main­stream media con Indy­Me­dia ed il movi­mento di Seat­tle con “non odiare i media, diventa media”. Dopo aver for­nito una pos­si­bile defi­ni­zione di cosa sia il citi­zen jour­na­lism viene ana­liz­zata la sua rile­vanza nell’attuale eco­si­stema dell’informazione per arri­vare a come l’open jour­na­lism possa essere stru­mento di coin­vol­gi­mento e fide­liz­za­zione dei let­tori, delle persone.

In con­clu­sione viene for­nito il deca­logo del gior­na­li­smo par­te­ci­pa­tivo e si riflette su come possa e debba esservi una con­di­vi­sione non solo “ideale” ma anche eco­no­mica del con­tri­buto delle per­sone nella costru­zione della notizia.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Ad inte­gra­zione una mia pre­sen­ta­zione uti­liz­zata per la for­ma­zione effet­tuata sul tema ai com­po­nenti della reda­zione di un quo­ti­diano nazionale.

La pros­sima set­ti­mana, il 19.11.2014, si parla di “La Rete Demo­cra­ti­cizza l’Informazione?” Si ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

Pubblicato il 13 novembre 2014 by Andrea Nelson Mauro

Il giornalismo tra dati e community: ne parliamo a #glocal14

Fare pre­vi­sioni sul futuro del gior­na­li­smo è a mio giu­di­zio sem­pre rischioso, vista la velo­cità con la quale sta evol­vendo il mondo dell’informazione. Un caso che però mi ha inse­gnato molto e del quale par­lerò al Festi­val Glo­cal (hash­tag: #glocal14) è quello di Con­fi­sca­ti­Bene, un pro­getto par­te­ci­pa­tivo per favo­rire il riuso dei beni con­fi­scati alla cri­mi­na­lità attra­verso la rac­colta di dati e infor­ma­zioni. Me ne sono occu­pato per la parte di data jour­na­lism e gra­zie al sup­porto del gruppo l’Espresso-Finegil, sono stati pub­bli­cati focus regio­nali sui 18 quo­ti­diani locali dal Pie­monte alla Cam­pa­nia, in un’inchiesta del team di lavoro di Data­ni­nja (qui il link al Making Of). Non solo di dati però ci siamo occu­pati, ma anche della costru­zione di una com­mu­nity di con­tri­bu­tors (della quale fac­cio parte ovvia­mente) che hanno soste­nuto, seguito, e revi­sio­nato in vari modi il nostro lavoro prima della pub­bli­ca­zione dell’inchiesta.

La com­mu­nity e i dati: due ele­menti che in tanti pro­getti appa­iono com­ple­men­tari e che pos­sono fare la dif­fe­renza, con­truendo alla costru­zione di infor­ma­zione rea­liz­zata in maniera col­la­bo­ra­tiva. «Non si inventa niente», potreb­bero dire i più attenti al feno­meno, visto che negli USA que­sti due ele­menti hanno costi­tuito (e con­ti­nuano a farlo) l’anima di HomicideWatch.org, un pro­getto straor­di­na­rio (qui la pagina about) del quale però ulti­ma­mente è stata annun­ciata la chiu­sura (lo leg­gevo su Poyn­ter).

Per Con­fi­sca­ti­Bene il tema della soste­ni­bi­lità è cru­ciale, e me ne sto occu­pando anche nel mio ruolo di pro­ject mana­ger: non è detto che il pro­getto fun­zio­nerà e con­ti­nuerà a vivere nel tempo, ma con un piz­zico di sano otti­mi­smo (e soprat­tutto sulla base di vari ele­menti con­creti) penso che ci aspet­terà nei pros­simi mesi un periodo entu­sia­smante e soste­ni­bile. Que­sto è l’oggetto del mio work­shop di Data Jour­na­lism il 15 Novem­bre 2014 alle 14. Info e iscri­zioni per par­te­ci­pare sul sito del Festi­val (che ha poi dav­vero molti altri eventi interessanti).

Pubblicato il 12 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

La Morte delle Pagine Viste da Mobile

Chiu­diamo l’analisi della total digi­tal audience nel mese di ago­sto secondo Audi­web con i dati delle pagine viste per le prime 10 testate d’informazione online.

Nella grande mag­gio­ranza dei casi le pagine viste, quelle che gene­rano la mag­gio­ranza dei ricavi pub­bli­ci­tari per le testate online, da mobile sono la metà, se non addi­rit­tura un terzo, di quelle da PC.

La ten­denza ad una frui­zione cre­scente in mobi­lità di Inter­net è dun­que l’ennesimo pro­blema per  i già tra­bal­lanti conti dell’editoria. 

Se misu­rare le pagine viste è sciocco, lo è ancor di più pagarle, spie­gano su Con­ten­tly, in una inte­res­sante disa­mina su come le pagine viste, il para­me­tro attual­mente più uti­liz­zato come metrica per la ven­dita pub­bli­ci­ta­ria online, non siano un indi­ca­tore di qua­lità, non siano indice da tenere in con­si­de­ra­zione nè per gli edi­tori nè per gli inve­sti­tori pub­bli­ci­tari, per le aziende.

Le pagine viste [e i click] sono morte, ancor più da mobile.

Bonus track: Da leg­gere —> Sto­ries not ‘clicks’: new online maga­zine won’t moni­tor web traf­fic, say founders

Pubblicato il 11 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto Costa la Guerra tra FIEG e Google News

Torna incan­de­scente il dibat­tito sul dif­fi­cile rap­porto tra l’editoria nostrana ed il colosso di Moun­tain View.

Costa, neo pre­si­dente della FIEG, entra a gamba tesa con­tro Google a par­tire dal suo inter­vento alla pre­sen­ta­zione del  libro “Infor­ma­zione: istru­zioni per l’uso” di Ruben Raz­zante [vedi video sot­to­stante] per poi rad­driz­zare par­zial­mente il tiro con l’intervista a Il Sole24Ore di domenica.

Obie­zioni pron­ta­mente rispe­dite al mit­tente da Goo­gle che ha ricor­dato che “invia ogni mese 10 miliardi di clic agli edi­tori di tutto il mondo e che rice­viamo di gran lunga più richie­ste di essere inclusi in Goo­gle News che non di essere esclusi”. L’intervento di Mad­hav Chin­nappa, numero uno dell’International News Part­ner­ships di Goo­gle, durante il semi­nar dell’Accademia Ita­liana del Codice di Inter­net rias­sume la posi­zione uffi­ciale sulla questione.

In que­sti giorni, sulla que­stione sono emerse posi­zioni da parte di diversi auto­re­voli per­so­naggi della Rete che hanno sot­to­li­neato l’assurdità delle posi­zioni di Costa [che essendo Pre­si­dente di un’associazione non farà tutto pro­prio di testa sua, eh!]. Le più inte­res­santi, a mio avviso, sono quelle pub­bli­cate da due avvo­cati spe­cia­liz­zati in diritto appli­cato ad inter­net e alle nuove tec­no­lo­gie di comu­ni­ca­zione che in entrambi i casi denun­ciano l’insensatezza eco­no­mica delle riven­di­ca­zioni degli edi­tori.

Per entrare nel merito del dibat­tito, basan­domi sem­pre sul detto “in god we trust all others bring data”, fun­da­men­tal per Data­Me­dia­Hub, ho veri­fi­cato la quota di traf­fico da search, quindi essen­zial­mente da Goo­gle, negli ultimi tre mesi verso i prin­ci­pali siti d’informazione del nostro Paese.

Ne esce un pano­rama abba­stanza varie­gato con per­cen­tuali che oscil­lano da poco più del 6% fino al 78%. Media­mente comun­que si tratta di una quota di traf­fico con un peso tra un quinto ed un quarto del totale; un’incidenza sicu­ra­mente non tra­scu­ra­bile alla quale è dif­fi­cile imma­gi­nare che le diverse testate vogliano rinunciare.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è.

É pro­prio Ruben Raz­zante, pro­fes­sore di Diritto dell’informazione all’Università Cat­to­lica di Milano e alla Lumsa di Roma, a descri­vere con pun­tua­lità la situa­zione in un’intervista con­cessa qual­che giorno prima della pre­sen­ta­zione insieme a Costa del suo libro in cui afferma che:

Sem­pli­fi­cando al mas­simo, posso dire che assi­stiamo a tre feno­meni: il boom dei social net­work, la posi­zione domi­nante di Goo­gle e la man­canza di un modello di busi­ness per gli edi­tori online. Par­tendo da quest’ultimo punto rilevo che molti edi­tori, anzi­ché offrire ai cro­ni­sti degli stru­menti di inno­va­zione tec­no­lo­gica, in maniera miope hanno mar­gi­na­liz­zato il lavoro gior­na­li­stico facen­dolo svol­gere a figure che gior­na­li­sti­che non sono affatto e che si limi­tano a fare un pedis­se­quo copia/incolla di testi repe­riti qua e là senza un vaglio accurato.

Che le reda­zioni web dei gior­nali ita­liani siano ad oggi ancora un’appendice di quelle desti­nate alla carta, sot­to­po­ste spesso a ritmi lavo­ra­tivi che effet­ti­va­mente, al di là delle scelte edi­to­riali, rischiano di minare la qua­lità è un dato di fatto. É un dato di fatto, altret­tanto, che nei casi in cui edi­tori e Goo­gle si sono alleati [penso al caso de “La Stampa”] vi sia stato un bene­fi­cio reci­proco e che il colosso di Moun­tain View pos­segga un know how tec­no­lo­gico che sarebbe pre­zioso per le nostre redazioni.

Come scri­veva Her­man Hesse se temiamo qual­cuno, rico­no­sciamo a costui un potere su di noi. Il pro­blema non sono i con­te­nuti su Goo­gle News, che anzi apporta un bene­fi­cio in ter­mini di traf­fico agli edi­tori, ma il cre­scente imporsi del pro­gram­ma­tic adver­ti­sing le cui piat­ta­forme tagliano fuori gli edi­tori e le loro con­ces­sio­na­rie che in pro­spet­tiva vedono così ridursi ulte­rior­mente i già mode­sti ricavi pub­bli­ci­tari dall’online. Lo ha spie­gato con suf­fi­ciente chia­rezza il diret­tore gene­rale della Divi­sione Digi­tale del gruppo Espresso-Repubblica in una recente audi­zione alla Camera [dal minuto 23 del video]. 

Cam­biano, sem­pre più rapi­da­mente, gli sce­nari di rife­ri­mento ed i com­pe­ti­tor degli edi­tori. Non è facendo la santa cro­ciata con­tro Goo­gle News, come con­ferma anche il die­tro­front di Axel Sprin­ger, che si risol­vono i pro­blemi e nep­pure si miglio­rano le pro­spet­tive del com­parto editoriale. 

Efficienza

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