Pubblicato il 23 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Newsbrand

Un mar­chio esi­ste dav­vero solo se ha un rap­porto vivo con i pro­pri con­su­ma­tori, con le per­sone. Se cer­ta­mente gli attri­buti fun­zio­nali di pro­dotto e i bene­fici sono ele­menti distin­tivi, ciò che crea valore aggiunto è la riso­nanza emo­tiva che ha con i suoi con­su­ma­tori. In altre parole, sem­pli­fi­cando per sin­tesi, un mar­chio non è un vero e pro­prio mar­chio fino a che non è amato da qualcuno.

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Si tratta di un aspetto che oggi è asso­lu­ta­mente vero e valido anche per l’industria dell’informazione, per i quo­ti­diani che si evol­vono sem­pre più in newsbrand.

Quindi il valore di un gior­nale online è, e sarà sem­pre più, diret­ta­mente pro­por­zio­nale alla sua capa­cità di dimo­strare di avere, oltre ai soliti “numeri”, anche quelli rela­tivi ad una comu­nità di let­tori real­mente coin­volti e attenti, ovvero che abbiano voglia di con­di­vi­dere idee, con­te­nuti, che desi­de­rano dia­lo­gare con gli autori degli arti­coli, che par­te­ci­pino agli eventi orga­niz­zati da quel gior­nale, che si sen­tano insomma coin­volti con­cre­ta­mente nel pro­getto edi­to­riale, lo amino e quindi lo per­ce­pi­scano come un valore.

Spie­gava tempo fa Katha­rine Viner, di recen­tis­sima nomina come diret­trice del Guar­dian, che “Il web ha cam­biato, in maniera molto chiara, il modo in cui orga­niz­ziamo le infor­ma­zioni: dal for­mato fisso e solido di libri e gior­nali si è pas­sati a qual­cosa di liquido e con un flusso libero, dalle pos­si­bi­lità illi­mi­tate”. Pos­si­bi­lità di cui i social, con Face­book in prima fila, fanno parte a tutti gli effetti.

Diversi miei con­tatti attra­verso i social mi hanno segna­lato [qui, qui, qui e qui. GRAZIE!] il caso del Mes­sag­gero che sulla pro­pria pagina Face­book, rispon­dendo alle obie­zioni poste da più per­sone rela­ti­va­mente alla scelta di pub­bli­care un post sui rumors di un’eventuale sepa­ra­zione tra Belen e Di Mar­tino, scrive a più riprese, sep­pure in modo diverso, “Que­sto non è il Mes­sag­gero. Que­sta è la pagina Face­book del Messaggero”.

Messaggero Belen

Si tratta di una rispo­sta, riba­dita ahimè anche su Twit­ter da Davide Desa­rio, respon­sa­bile del sito del quo­ti­diano in que­stione, che evi­den­te­mente pre­senta più di un vizio di forma.

È la mio­pia che si dimo­stra del volere dal let­tore sola­mente un click su un titolo. Niente, asso­lu­ta­mente niente di più.

È la dimo­stra­zione di quanto scarsa sia la com­pren­sione della Rete come eco­si­stema. Dove il limite, o il van­tag­gio, non sta ovvia­mente nella dispo­ni­bi­lità illi­mi­tata di spa­zio, come viene affer­mato, ma nella dispo­ni­bi­lità ad avere atten­zione da parte dei let­tori, delle persone.

Soprat­tutto, è l’evidenza di non aver capito che la pagina Face­book è a tutti gli effetti parte della testata. La gestione, in ter­mini di dia­logo ma anche a livello di pro­po­ste di con­te­nuti, è asso­lu­ta­mente una parte, sem­pre più rile­vante, della repu­ta­zione, dell’immagine di marca, di un giornale.

La gestione di un brand, anche quello dei gior­nali, appunto defi­niti new­sbrand, passa sem­pre più dalla rela­zione, dalla con­ver­sa­zione, come si suol dire. Imma­gi­nare che la pre­senza social di una testata non sia ele­mento inte­grante della stessa, molto spesso senza gestirla, signi­fica accom­pa­gnarne il deca­di­mento, la per­dita di valore. Tor­ne­remo a par­larne al pros­simo Festi­val Inter­na­zio­nale del Gior­na­li­smo di Peru­gia, pare ce ne sia dav­vero un grande bisogno…

Digital Economy

Pubblicato il 20 marzo 2015 by Andrea Nelson Mauro

Come sarà la newsroom del futuro? Scoprilo al raduno di Spaghetti OpenData

Dal 27 al 29 marzo 2015 è in pro­gramma a Bolo­gna il raduno di Spa­ghetti Open­Data (con semi­nari, hac­ka­thon, for­ma­zione), anche l’Ansa ne ha dato noti­zia alcuni giorni fa  - l’immagine di coper­tina è una foto del Raduno 2014. È una comu­nità della quale fac­cio parte da tre anni e lì ho impa­rato molte delle cose che mi hanno aiu­tato a svi­lup­pare una nuova pro­fes­sio­na­liz­za­zione in tema di Data Jour­na­lism, per le mie atti­vità in Dataninja.it e Data­me­dia­hub, come anche in tutti i pro­getti che seguo e seguiamo.

Una new­sroom vir­tuale in realtà — vista dal mio punto di vista più gior­na­li­stico — in cui l’obiettivo è favo­rire una discus­sione ed estrarre infor­ma­zioni dai dati, attra­verso atti­vità spe­ri­men­tali e col­la­bo­rando con pro­fes­sio­na­lità diverse. Il con­cetto clas­sico di gior­na­li­smo perde “final­mente” il suo peso spe­ci­fico rispetto a quello vera­mente impor­tante di “infor­ma­zione”. Ormai è con­cla­mato e con­di­viso lar­ga­mente: l’informazione non esi­ste in quanto esi­ste il gior­na­li­sta, ma in quanto esi­stono per­sone che pro­vano a costruirla insieme (in que­sto caso ad estrarla da una base di dati) e con­tri­buendo con le loro diver­sis­sime com­pe­tenze (giu­ri­di­che, tecnologiche).

Per quanto possa appa­rire un po’ filo­so­fico come ragio­na­mento, le que­stioni molto sec­che che emer­gono sono sem­plici e fanno parte della nostra vita di tutti i giorni:

  • I gior­nali hanno perso da anni la loro cen­tra­lità rispetto alla rac­colta e divul­ga­zione delle noti­zie (i dati che Data­me­dia­hub ha ana­liz­zato mostrano in effetti una certa mar­gi­na­lità dei gior­nali rispetto al con­sumo di con­te­nuti online, più info qui).
  • I gior­na­li­sti pure: non hanno più il mono­po­lio divul­ga­tivo e si ritro­vano spesso a valle del pro­cesso di costru­zione dell’informazione. Se vogliono avere un ruolo, se vogliono esi­stere ancora — e non fare la fine pre­an­nun­ciata nell’ebook “Il Gior­na­li­sta Fan­ta­sma” di Carlo Felice Dalla Pasqua — devono tro­vare un ruolo in que­sto con­te­sto, par­te­ci­pare al pari di altre pro­fes­sio­na­lità e mostrare che il loro con­tri­buto può dare un valore aggiunto. Devono impa­rare ad ascol­tarediscu­tere, per­ché il rac­conto alla vec­chia maniera è un pezzo del pas­sato, con l’obiettivo di favo­rire la tra­spa­renza delle infor­ma­zioni, incen­ti­varla, bat­tersi per­ché cre­sca sem­pre di più.
  • Il pro­cesso di costru­zione dell’informazione dev’essere veri­fi­ca­bile, i dati lo per­met­tono facil­mente. Veri­fi­ca­bi­lità quindi, non verità.

Il raduno di Spa­ghetti Open­Data può essere utile a capire cosa bolle in pentola:

  • Il 27 marzo ver­ranno pre­sen­tati circa venti pro­getti basati sui dati dai rispet­tivi autori (in Regione Emilia-Romagna, viale Aldo Moro 8 a Bologna)
  • Il 28 marzo si pas­serà dalle parole ai fatti nel corso di un hac­ka­thon in cui ci si met­terà all’opera per lavo­rare sui dati, libe­rarli, ana­liz­zarli, rac­con­tarli (a Wor­king Capi­tal, via Ober­ban 22 a Bologna)
  • Il 29 marzo sarà dedi­cato alla for­ma­zione (gra­tuita ovvia­mente): per lavo­rare sui dati occor­rono com­pe­tenze, che alcuni divul­ghe­ranno nell’ambito di per­corsi di trai­ning (sem­pre a Wor­king Capi­tal, via Ober­ban 22 a Bologna).

Il link al pro­gramma com­pleto è qui

Per mag­giori info basta un tweet a @spaghetti_folks.

Ne vedremo (e faremo!) delle belle: vi aspet­tiamo! :)

Pubblicato il 19 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Spacchettare o Morire

Che i gior­nali siano morti è un’affermazione che abbiamo sen­tito fino alla noia negli ultimi 5 anni. La ricerca di “death of new­spa­pers” for­ni­sce 157milioni di risul­tati in 42 secondi.

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L’affermazione sull’inevitabilità dell’estinzione dei gior­nali si rife­ri­sce impli­ci­ta­mente alla ver­sione car­ta­cea degli stessi pre­ve­den­done invece un futuro sicuro, anche se con un per­corso acci­den­tato, per l’online/digitale. Futuro che, come noto, pra­ti­ca­mente nes­suno degli edi­tori ha capito a fondo come ren­dere soste­ni­bile economicamente.

Arri­vano ora, pres­so­ché con­tem­po­ra­nea­mente, due ricer­che dagli Stati Uniti che aiu­tano a fare chia­rezza sulle pro­spet­tive dei giornali.

Il primo: “The Infi­nite Dial 2015″, con­dotto da  Edi­son Research e Tri­ton Digi­tal tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, ana­lizza il rap­porto degli Ame­ri­cani con le tec­no­lo­gie digi­tali ed i “new media”.  Alla domanda “Tra Inter­net, gior­nali, radio e tele­vi­sione, qual’è quello essen­ziale per la tua vita?” solo il 4% degli inter­vi­stati risponde posi­ti­va­mente per i gior­nali. Per­cen­tuale che cala ulte­rior­mente al 3% in caso della ricerca di infor­ma­zioni su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Medium Used US

Il secondo: “How Mil­len­nials Get News: Inside the habits of America’s first digi­tal gene­ra­tion”, con­dotto da the Ame­ri­can Press Insti­tute e the Asso­cia­ted Press-NORC Cen­ter for Public Affairs Research, ana­lizza il com­por­ta­mento di con­sumo dei con­te­nuti sul web da parte della gene­ra­zione dei millennials.

La ricerca con­tiene nume­rose infor­ma­zioni e vale asso­lu­ta­mente il tempo della let­tura [e della rifles­sione].  Dello stu­dio mi hanno col­pito in par­ti­co­lare due aspetti. In pri­mis quale sia l’idea di noti­zia ed infor­ma­zione secondo gli inter­vi­stati, con le “hard news”, le noti­zie di cro­naca sola­mente al set­timo posto tra quelle seguite con rego­la­rità, la poli­tica nazio­nale in nona posi­zione e l’informazione economico-finanziaria terzultima.

L’altro aspetto, che si inte­gra con i dati di Edi­son, riguarda le fonti uti­liz­zate per appro­fon­dire un argo­mento, una noti­zia. In que­sto caso i gior­nali, siano essi di carta o meno, ottengo una pre­fe­renza risi­ca­tis­sima nell’ordine del 3% degli intervistati.

Millennials Topics

È evi­dente che una parte degli appro­fon­di­menti ricer­cati attra­verso i motori di ricerca e Face­book approdi nuo­va­mente alle testate online ma è l’idea di fonte d’informazione ad essere com­ple­ta­mente mutata.

Ora gra­zie ai motori di ricerca, ed ai con­tatti in Rete, sui social, di cui ci fidiamo, cer­chiamo l’argomento che ci inte­ressa prima che la fonte, ed ovvia­mente non è dif­fi­cile imma­gi­nare che a fronte di una pre­fe­renza tal­mente ridotta la dispo­ni­bi­lità a pagare sia ten­den­zial­mente nulla.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

Non a caso David Carr [RIP], da fine ana­li­sta quale era, già nel 2009 esor­tava ad inven­tare l’iTunes delle noti­zie. Invito che Blendle pare aver rac­colto con suc­cesso ed al quale infatti si sono inte­res­sati alcuni tra i prin­ci­pali player inter­na­zio­nali quali il The New York Times Com­pany e Axel Springer.

Spac­chet­tare o morire.

newspapers death

Pubblicato il 18 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Bunga Bunga Sciò

20esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata al trat­ta­mento infor­ma­tivo della recente asso­lu­zione di Ber­lu­sconi per il “caso Ruby”.

Il giorno dopo l’assoluzione la mag­gio­ranza delle testate a gran voce ripor­tano sola­mente la noti­zia senza alcun cenno alle moti­va­zioni, al cam­bio in corsa della legge sulla con­cus­sione con la legge Seve­rino gra­zie alla quale il reato di con­cus­sione è stato spac­chet­tato in due: la costri­zione e l’induzione, deter­mi­nante nell’esito del giudizio.

Giornali Assoluzione Berlusconi

Uno dei pro­cessi che mag­gior eco media­tico, nel bene e nel male, hanno avuto negli ultimi anni non poteva che susci­tare una forte rea­zione da parte delle per­sone sui social. Infatti, secondo i dati di Poli­sMe­ter, le men­tion, le cita­zioni di Ber­lu­sconi schiz­zano alle stelle il giorno suc­ces­sivo all’assoluzione come mostra il gra­fico sotto riportato.

Trend Berlusconi Assolto

A caval­care l’indignazione delle per­sone sulla vicenda arri­vano le aziende con azioni di istant mar­ke­ting che iro­niz­zano aper­ta­mente sulla bontà della sen­tenza. È il caso di Ceres, che rac­co­glie decine e decine com­menti favo­re­voli alla scelta di campo effet­tuata, ma anche di aziende/brand meno noti.

Sentito Bene

Fon­da­men­tal­mente i media non hanno fatto bene il loro mestiere for­nendo solo la noti­zia. In que­sto modo, a pre­scin­dere dalle valu­ta­zioni poli­ti­che indi­vi­duali, non è stato svolto un buon lavoro gior­na­li­stico poi­ché non vi è stata spie­ga­zione di quello che era al di là del fatto. Così l’informazione diviene com­mo­dity, perde di signi­fi­cato e valore, anche sotto il pro­filo della economico.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata

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Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Pubblicato il 17 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Informazione Online in Italia

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati rela­tivi alla total digi­tal audience del mese di gen­naio 2015.

22 milioni di ita­liani sono online nel giorno medio, di que­sti 9.4 milioni uti­liz­zano la Rete solo da mobile. Poco più di 2 ore il tempo speso online nel giorno medio, 1 ora e 42 il tempo da mobile che è mag­giore di quello da PC.

Abbiamo ela­bo­rato i dati dispo­ni­bili sele­zio­nando le testate all digi­tal, i quo­ti­diani [di deri­va­zione car­ta­cea] ed i perio­dici degli edi­tori iscritti ad Audi­web per avere un pano­rama più ampio pos­si­bile sull’informazione online nel nostro Paese.

Tra le testate all digi­tal sono state inse­rite anche le agen­zie stampa, l’area news dei por­tali e le tele­vi­sioni. Com­ples­si­va­mente, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, le testate che non hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea atti­rano 5.5 milioni di utenti unici nel giorno medio. Alcune delle testate solo digi­tali hanno volumi di traf­fico che supe­rano molte di quelle che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, come nel caso di Fan­page, Blogo e Nano­press, ad esempio.

Dei 1.3 milioni di utenti unici di TGCom24 circa 580mila sono frutto di aggre­ga­zioni, lo stesso vale per Il Post che ottiene 170mila utenti unici da altri domini con i quali vi sono accordi com­mer­ciali. La sezione news dei por­tali gene­ra­li­sti attira una massa di per­sone rela­ti­va­mente con­te­nuta; sicu­ra­mente molto mode­sta rispetto al totale del traf­fico su que­sti por­tali. Tra le tele­vi­sioni, se si esclude TGCom24, anche al netto delle aggre­ga­zioni, sia RAI che SKY fanno volumi di traf­fico che cer­ta­mente hanno ampis­simi mar­gini di miglioramento.

Le testate che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea nel loro insieme, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, atti­rano 8.6 milioni di utenti unici nel giorno medio; il 56% in più rispetto a quelli all digi­tal. Il 35% del totale è gene­rato dalla prime due testate: Repub­blica e Corriere.

Rela­ti­va­mente alla ristret­tezza dell’area geo­gra­fica di rife­ri­mento molto inte­res­santi i dati de l’Unione Sarda — in con­fronto con, ad esem­pio, La Nazione e/o Il Resto del Car­lino — Il Foglio, con la recente nomina del neo-direttore in sosti­tu­zione di Giu­liano Fer­rara, ha molto da lavo­rare sull’online. Per tutte le testate il traf­fico da PC è net­ta­mente supe­riore a quello da mobile.

I perio­dici non hanno ancora tro­vato una dimen­sione online. Com­ples­si­va­mente atti­rano, al lordo delle dupli­ca­zioni, 1.3 milioni di utenti unici nel giorno medio, meno del solo Corriere.

Se si esclude Donna Moderna, dove però le aggre­ga­zioni pesano oltre il 50% del totale, anche brand come Sor­risi e Can­zoni hanno volumi di traf­fico risi­ca­tis­simi. Anche le due testate con mag­gior con­no­ta­zione infor­ma­tiva: Espresso e Pano­rama, rac­col­gono un inte­resse con­te­nuto. Da appro­fon­dire Oggi al quale pros­si­ma­mente verrà dedi­cata ana­lisi specifica.

Nel com­plesso l’informazione online attira circa 15 milioni di utenti unici nel giorno medio. Numero che al netto delle dupli­ca­zioni è da rive­dere dra­sti­ca­mente al ribasso. Se dovessi dire la mia, pronto ad essere smen­tito se del caso, sti­me­rei gli utenti unici gior­na­lieri in circa un terzo: 5 milioni di per­sone. Se così fosse sarebbe da rive­dere deci­sa­mente l’ipotesi che l’informazione online amplia l’audience, la pla­tea di per­sone che frui­scono di noti­zie [o sedi­centi tali].

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