Pubblicato il 26 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

La Carta Vince

Uno stu­dio recen­te­mente pre­sen­tato nel nostro Paese rileva che gli stu­denti ten­dono a ricor­dare meno quando si legge su un Kindle rispetto alla let­tura sui libri di carta.

Lo stu­dio, effet­tuato su 50 stu­denti ita­liani,  ha chie­sto loro di leg­gere una sto­ria di 28 pagine sia su un e-reader che su un libro di carta e ha sco­perto che il gruppo del kindle ha avuto mag­giori dif­fi­coltà a ricor­dare la trama.

“I let­tori Kindle hanno pre­sen­tato risul­tati signi­fi­ca­ti­va­mente peg­giori nella rico­stru­zione della trama, quando cioè gli è stato chie­sto di met­tere 14 eventi nel giu­sto ordine,” ha detto il ricer­ca­tore Anne Man­gen nella rela­zione. “Il feed­back aptico e tat­tile di un Kindle non offre lo stesso sup­porto per la rico­stru­zione men­tale di una sto­ria come un libro tasca­bile di stampa fa”.

Non è dif­fi­cile imma­gi­nare che, a parità di con­di­zione, que­sto avvenga anche per la comu­ni­ca­zione pubblicitaria.

La carta vince

Strillone Giornali

Pubblicato il 25 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

L’Antenna del Financial Times sui Social

Il «Finan­cial Times» ha lan­ciato la scorsa set­ti­mana “Antenna” aggre­ga­tore di noti­zie che pesca da Twit­ter per tenere i let­tori del gior­nale aggior­nati con le ultime migliori noti­zie sui social media, anche non da fonte propria.

La sele­zione dei con­te­nuti di Antenna è scelto da una dop­pia “whi­te­list.” Per un tweet che sarà pub­bli­cato sul sito, il mes­sag­gio deve venire da un account Twit­ter appro­vato, e l’articolo  a cui si col­lega deve pro­ve­nire da un sito web di un elenco sele­zio­nato. Gli utenti di Twit­ter nella lista com­pren­dono docenti uni­ver­si­tari, blog­ger, gior­na­li­sti e per­sone del set­tore finanziario.

Nel mini­sito dedi­cato si legge:

Who’s it for?

It’s for FT rea­ders who don’t have the time to be on Twit­ter all day, but who want to be tip­ped off about a variety of inte­re­sting sto­ries from across the web.

Ci sono, a mio avviso, almeno tre aspetti inte­res­santi nell’iniziativa:

  1. L’idea di for­nire un ser­vi­zio aggiun­tivo — ten­den­zial­mente a costo zero —  al pro­prio pub­blico di riferimento
  2. Invece di fare la “guerra santa”, in cui sono impe­gnati molti, con­tro gli aggre­ga­tori, il pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario com­prende il valore per i let­tori e se ne appropria
  3. Riporta i let­tori, il pro­prio pub­blico di rife­ri­mento, dai social al pro­prio sito; dove può monetizzare.

Cha­peau!

Antenna FT

Pubblicato il 21 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

La Coda Lunga dell’Engagement

Social­Flow,  piat­ta­forma social  di otti­miz­za­zione dei media, ha con­dotto uno stu­dio tra il 1 aprile e il 31 luglio. Lo stu­dio prende i dati da 1,6 milioni di post orga­nici [non a paga­mento]  su Twit­ter, Face­book, e Goo­gle+ evi­den­ziando che il 99 per cento di tali aggior­na­menti rie­sce a creare poco o nes­sun enga­ge­ment. In totale sono stati ana­liz­zati più di 361 milioni di utenti unici che hanno gene­rato circa 1,5 miliardi di azioni sociali, di 7 set­tori diversi, media inclusi, in 52 lin­gue, com­preso l’italiano. Il gra­fico sot­to­stante sin­te­tizza le prin­ci­pali evidenze.

long-tail-social

Sono tre gli aspetti salienti che emergono:

  1. I post orga­nici pos­sono ancora avere una buona por­tata ed un buon enga­ge­ment ma c’è un crollo ver­ti­cale tra la per­for­mance dei migliori ed il restante 99%
  2. I post “data dri­ven” [*] gene­rano una por­tata supe­riore del 91% ed un enga­ge­ment migliore del 25% rispetto ai post pianificati
  3. I post in real time gene­rano bene­fici ai media ed all’intrattenimento ma non al mar­ke­ting delle aziende che ope­rano nel set­tore della tec­no­lo­gia, retail, moda, sanità/salute e non-profit.

Ne deriva che:

  1. La pia­ni­fi­ca­zione dei post è il modo più inef­fi­cace di pro­porre i pro­pri contenuti
  2. A meno che non si operi nel set­tore dei media o dell’intrattenimento postare in tempo reale è com­ples­si­va­mente meno effi­cace che affi­darsi a post data-driven
  3. I post orga­nici dovreb­bero basarsi su un approc­cio data-driven; come il resto delle azioni di marketing

Buon lavoro.

Data Driven Post

 

[*] Post data-driven: un post il cui tempo di pub­bli­ca­zione è deter­mi­nato da un algo­ritmo predittivo.

Pubblicato il 20 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Come Cambia il Marketing Media Mix

Il Chief Mar­ke­ting Offi­cer Coun­cil ha inter­vi­stato 525 senior mana­ger nel mondo [19% in Europa] dell’area mar­ke­ting per iden­ti­fi­care le ten­denze, le evo­lu­zioni del mar­ke­ting media mix. I risul­tati del report “State of Mar­ke­ting 2014″ sono d’interesse sia per chi si occupa di mar­ke­ting che per coloro che ope­rano all’interno dei diversi media poi­ché for­ni­scono indi­ca­zioni sulla pro­pen­sione d’investimento per mezzo.

Secondo il rap­porto, circa i due terzi o più dei top mana­gers nel mar­ke­ting stanno pro­get­tando di aumen­tare i loro inve­sti­menti per: Social adver­ti­sing  [71%]; Video online [71%]; Social media [cam­pa­gne non-pubblicitarie; 69%]; Retar­ge­ting [67%]  e Search engine mar­ke­ting [66%]. 

Dall’altro lato i tagli più grandi sono pre­vi­sti per: Quo­ti­diani [con il 39% di dimi­nu­zione della spesa almeno in una certa misura]; Perio­dici [36%]; TV [24%]; Radio [23%] e Outdoor/affissioni [21%].

Non è sol­tanto l’area digi­tale a cre­scere a disca­pito dei media tra­di­zio­nali ma, soprat­tutto, ad ecce­zione dei video, la mag­gior pro­pen­sione ad inve­stire si alloca su mezzi che bypas­sano gli edi­tori. L’ennesima con­ferma, se neces­sa­rio, che il bino­mio vendite-pubblicità NON è più un modello di busi­ness soste­ni­bile. Amen!

Marketers-Changing-Media-Mix-Aug20141

Pubblicato il 19 agosto 2014 by Pier Luca Santoro

Speak to Me

Che Face­book sia, tra i social, il mag­gior dri­ver di traf­fico per i quo­ti­diani è un dato di fatto ampia­mente asso­dato, come lo è la cat­tiva gestione delle pagine uffi­ciali dei prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani — «La Stampa» esclusa, eh! — che si limi­tano a con­si­de­rare la pre­senza sul social net­work più popo­loso del pia­neta alla stre­gua di una cam­pa­gna di pay-per-click, o peggio.

L’esempio più recente viene dai com­menti, ancora una volta NON gestiti, ad una pro­mo­zione de «La Gaz­zetta dello Sport» che si riem­pie di impro­peri nei con­fronti della testa in que­stione senza che, appunto, via sia alcun ten­ta­tivo di mode­ra­zione, di dia­logo, da parte di chi gesti­sce [dovrebbe gestire?] il social media marketing.

Per restare in ambito spor­tivo capita che a fronte della pub­bli­ca­zione della noti­zia rela­tiva alla nomina di Conte come CT della nazio­nale ita­liana sulla pagina di Eta­lia ven­gano postati due com­menti con­te­nenti delle volgarità.

Dia­logo con le per­sone in que­stione cer­cando di dire che sono libe­ris­simi di espri­mere il loro parere, che è richie­sto ed apprez­zato, pre­gan­doli però di farlo con un lin­guag­gio ade­guato. Il risul­tato, posi­tivo, è quello visi­bile nello screen­shot sotto riportato.

Se si parla alla per­sone si ottiene un risul­tato inte­res­sante per loro e “per noi”, se li trat­tiamo come bot da click, ovvia­mente, avremo pari con­tro­par­tita. Come si suol dire, sapevatelo!

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