DataMediaHub http://www.datamediahub.it L'informazione sui media come non l'avete mai vista Tue, 26 May 2015 09:30:28 +0000 it-IT hourly 1 Giornalismo, non è un lavoro per donne http://www.datamediahub.it/2015/05/26/giornalismo-non-e-un-lavoro-per-donne/ http://www.datamediahub.it/2015/05/26/giornalismo-non-e-un-lavoro-per-donne/#comments Tue, 26 May 2015 09:30:28 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50212 Nuova puntata del nostro filone d’inchiesta su genere e giornalismo. Dopo aver utilizzato i dati ADS per vedere quante sono le direttrici di quotidiani, mensili e settimanali, oggi vi proponiamo un’analisi della questione di genere sulla base dei dati Inpgi al dicembre 2013 (gli ultimi disponibili). Secondo i dati dei rapporti di lavoro dell’Istituto di Read More

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Nuova puntata del nostro filone d’inchiesta su genere e giornalismo. Dopo aver utilizzato i dati ADS per vedere quante sono le direttrici di quotidiani, mensili e settimanali, oggi vi proponiamo un’analisi della questione di genere sulla base dei dati Inpgi al dicembre 2013 (gli ultimi disponibili).

Secondo i dati dei rapporti di lavoro dell’Istituto di previdenza di categoria, i giornalisti superano le giornaliste (10.030 vs 6.687) in tutte le aziende editoriali ad eccezione dei periodici, dove le donne compiono, seppur di poco, il sorpasso. In particolare, il divario è schiacciante nei quotidiani: 4.018 uomini contro 1.741 donne.

Questo divario si ripercuote anche sulle qualifiche professionali. Di quelle registrate dall’Inpgi abbiamo confrontato i dati di genere relativi a direttore, vice direttore/condirettore, capo redattore e vice, capo servizio e vice, redattore ordinario, collaboratore, corrispondente e inviato. La parità è ben lungi dall’essere raggiunta in queste qualifiche. In alcuni casi, come direttore ed inviato, il divario è molto ampio.

Silvia Garambois, giornalista, vice presidente della rete GiULiA e componente del cda dell’Inpgi, commenta così questi dati: «Nel 2010 nei quotidiani c’erano 1.902 donne e 4.621 uomini: alla fine del 2013 sono rispettivamente 1.741 e 4.018. Sono i numeri della crisi: sta uscendo di scena in modo forzoso una generazione – con i prepensionamenti, gli incentivi, anche la chiusura dei giornali – in cui la presenza maschile era assolutamente preponderante in redazione. Eppure il gap uomini/donne non solo resta molto alto (le donne sono assai meno della metà), ma la forbice si sta riaprendo con gli accessi delle nuove generazioni: prova ne sia che tra gli iscritti alla gestione principale dell’Inpgi – in tutti i settori – le donne sotto i 30 anni sono 416 e gli uomini 533. Al contrario anche in recenti sessioni di esami professionali il numero delle donne superava quello maschile».

La Rai merita un piccolo approfondimento. Nella tv pubblica, dove pure la forte presenza di conduttrici dà un’idea paritaria secondo Garambois, gli uomini sono 1.077 contro le 781 donne (erano 781 anche nel 2010, contro 1.233 colleghi maschi). Il divario di genere a viale Mazzini riguarda anche le qualifiche professionali. A dicembre 2013 l’Inpgi ha registrato 3 direttori contro una, 17 vicedirettori o condirettori e nessuna donna, 200 capiredattori contro 79 caporedattrici. Su 83 cineoperatori soltanto una è donna.

Gender gap che la categoria ritrova anche in busta paga. Le giornaliste guadagnano meno dei colleghi e la forbice salariale aumenta all’aumentare dell’età contributiva: nella fascia d’età fino a 60 anni le donne guadagnano fino a meno 16.242 euro.

«Quello che addirittura sorprende — conclude Garambois — guardando soprattutto alle nuove generazioni, è il gap economico, a prima vista inspiegabile: nella fascia sotto i 30 anni c’è un differenziale di 200 euro in busta paga (20.636 euro di retribuzione media per le donne, 20.836 per gli uomini), che si allarga progressivamente con l’età (diventa di 5.300 euro nella fascia dei quarantenni, di 9mila in quella dei cinquantenni). Significa che da subito, dall’ingresso in redazione, incidono fortemente sulle carriere femminili discriminazioni di fatto; del resto basta vedere i dati: nelle redazioni dei quotidiani, a fronte di 381 caporedattori, ci sono solo 61 caporedattrici (e anche alla Rai sono 200 uomini contro 79 donne).

Nell’analisi del dato medio la contrazione delle buste paga, che colpisce uomini e donne, è dovuta all’abnorme numero di stati di crisi e all’esplosione del ricorso alla cosiddetta “solidarietà”: non è affatto da escludere che la penalizzazione ulteriore della busta paga delle giornaliste, rispetto ai colleghi maschi, sia anche dovuta ad un maggiore ricarico di quote di “solidarietà” e comunque a penalizzazioni legate agli stati di crisi del giornale.

Elementi aggiuntivi che portano all’abbattimento del reddito femminile, inoltre, insieme ai periodi di aspettative per maternità, derivano poi — anche nel settore professionale dell’informazione – dalla necessità di permessi per il lavoro di cura familiare: anche qui, però, a incidere è ancora una volta la discriminazione nelle carriere più che le assenze. Se questa è la situazione degli “attivi”, quella dei pensionati è ovviamente speculare: una pensione media annua di circa 66mila euro per gli uomini, di poco più di 50 e 500 euro per le donne. È anche vero, però, che la piramide dei pensionamenti è assolutamente sbilanciata: quasi mille uomini tra 66 e 70 anni e solo 181 donne (e, nonostante si consideri nei calcoli attuariali che le donne abbiano vita più lunga degli uomini, sono 214 i pensionati uomini tra gli 86 e i 90 anni, contro solo 24 donne)».

La situazione italiana non è un caso isolato, ma rispecchia quello che anche i dati internazionali ci ricordano:

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Post-it http://www.datamediahub.it/2015/05/26/post-it-6/ http://www.datamediahub.it/2015/05/26/post-it-6/#comments Tue, 26 May 2015 05:45:41 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50282 Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi. Modelli di Business - Oggi che si parla di membership nella discussione sui modelli di business delle testate giornalistiche, questo amarcord di Gino Roncaglia ci dimostra che non tutto è da inventare da zero [via]. Fusioni e Acquisizioni — Twitter, il newswire Read More

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Modelli di Business - Oggi che si parla di membership nella discussione sui modelli di business delle testate giornalistiche, questo amarcord di Gino Roncaglia ci dimostra che non tutto è da inventare da zero [via].
  • Fusioni e Acquisizioni — Twitter, il newswire per eccellenza, dall’inizio del 2015 è in trattativa per acquisire Flipboard, il miglior aggregatore di notizie in circolazione, per 1 miliardo di dollari. Secondo quanto riportato all’affare potrebbero essere interessati anche Facebook e Google, che a sua volta qualcuno dice che dovrebbe comprare Twitter.
  • Tools - 6 strumenti per gestire le vostre attività quotidiane su Facebook, dalla pianificazione dei post all’acquisto degli ads.
  • Dieta Mediatica Papale — Il Papa, intervistato da un quotidiano argentino, dichiara di leggere solo la Repubblica [e non Osservatore Romano o Avvenire], non usa Internet,  non guarda la TV dal 1990 e dice di aver paura quando si tratta di dover rilasciare un’intervista.
  • Social Media ROI — Il social media ROI è come il sacro graal. KLM però dice di averlo trovato e stima in 25 milioni di euro i benefici ottenuti.
  • Libretto Rosso — In  principio era quello di citazioni tratte dagli scritti e dai discorsi di Mao Tse-tung, ora è quello di Facebook che viene messo sulla scrivania di ogni nuovo impiegato del social network più popoloso del pianeta.
  • Morte e Resurrezione dell’Ufficio Stampa - Il vecchio addetto stampa si trasforma in un manager della reputazione, in grado di utilizzare tutte le piattaforme e di interagire con tutti i protagonisti dello scenario della comunicazione, dai vari tipi di giornalista all’opinion leader, passando per il blogger, i web‐master, sino al singolo utente. Il tutto mettendo in campo skills professionali ampi e complessi.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Change Communication

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Social Search http://www.datamediahub.it/2015/05/25/social-search/ http://www.datamediahub.it/2015/05/25/social-search/#comments Mon, 25 May 2015 09:00:07 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50054 Tra gli strumenti di monitoraggio degli user-generated content i più noti sono Social Mention e Topsy. Ovviamente esistono tool a pagamento che garantiscono una profondità ed un’accuratezza dei risultati di gran lunga superiore a quelli gratuiti e con Communication Factor[Y] stiamo stringendo in questi giorni un accordo con un importante player internazionale per portare in Italia Read More

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Tra gli strumenti di monitoraggio degli user-generated content i più noti sono Social Mention e Topsy.

Ovviamente esistono tool a pagamento che garantiscono una profondità ed un’accuratezza dei risultati di gran lunga superiore a quelli gratuiti e con Communication Factor[Y] stiamo stringendo in questi giorni un accordo con un importante player internazionale per portare in Italia uno strumento di data capture per l’analisi delle conversazioni online.

In attesa di quel giorno [a breve, stay tuned], 3 strumenti, gratuiti, meno noti ma assolutamente interessanti per un primo screening.

Social Searcher — A mio avviso il più interessante dei tre. Consente di monitorare in tempo reale contenuti in Rete e sui social fornendo i risultati relativi ai 10 social più diffusi. Social Searcher è stato recentemente aggiornato ed ora offre anche la possibilità di effettuare anche una serie di ricerche avanzate, più dettagliate, ed esistono anche i plug-in per i diversi browser.

Oltre al riepilogo generale dei risultati della ricerca, Social Searcher fornisce il dettaglio dei post suddivisi per sentiment [negativo, positivo, neutro], la possibilità di selezionare la lingua [italiano incluso], il dettaglio degli utenti suddiviso per fonte, i link alle conversazioni, alle mention, le keywords correlate e il ranking per popolarità. È inoltre possibile esportare i dati. Il tutto senza la necessità di loggarsi.

social_searcher

SmashFuse - Altro motore di ricerca in tempo reale che permette di raggruppare in un’unica pagina i contenuti provenienti dalle piattaforme social del Web.

Strumento sicuramente interessante e di buone potenzialità che permette di avere in pochi secondi, e in modo gratuito, una panoramica generale dei contenuti che circolano in Rete relativamente a un determinato argomento, personaggio o brand, sintetizzandole in una social dashboard.

SmashFuse

SocialSearch - Offre la possibilità di fare una ricerca generale in rete e/o di analizzare il dettaglio relativamente a Twitter, Instagram e YouTube. Buona l’immediatezza e la semplicità di lettura dei risultati.

Strumento che non sembra in grado di sostituire, per profondità e ricchezza interpretativa, il valore aggiunto dei due precedenti ma che può essere utilizzato ad integrazione e/o come tool di controllo relativamente ai risultati ottenuti con i precedenti due per validarli, o meno. Regola da applicarsi comunque quando si utilizzano tool gratuiti.

Buon lavoro.

SocialSearch

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Post-it http://www.datamediahub.it/2015/05/25/post-it-5/ http://www.datamediahub.it/2015/05/25/post-it-5/#comments Mon, 25 May 2015 05:45:59 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=49155 Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi. Direttori Omofobi - Paolo Madron, attuale direttore di Lettera43, quotidiano da lui fondato, a commento dei risultati del referendum irlandese, spiega che “l’Irlanda è diventata un ricettacolo di culattoni”. Chapeau! Update: Madron afferma che si tratti di antifrasi. Felici di aver male interpretato [anche se non Read More

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Direttori Omofobi - Paolo Madron, attuale direttore di Lettera43, quotidiano da lui fondato, a commento dei risultati del referendum irlandese, spiega che “l’Irlanda è diventata un ricettacolo di culattoni”. Chapeau! Update: Madron afferma che si tratti di antifrasi. Felici di aver male interpretato [anche se non siamo stati gli unici].
  • Spam — Le con­fes­sioni di uno spam­mer. Da 50mila $ di gua­da­gno men­sile lavo­rando 10 ore a set­ti­mana, alla fine del “mestiere”, gra­zie al dein­de­xing di Goo­gle, Panda e Penguin.
  • Algo­ritmo Facebook — Uno stu­dio su 3500 fan page misura gli effetti dei recenti cam­bia­menti dell’algoritmo di Facebook.
  • Giornalisti 2.0 - Quali sono le sfide che un giornalista oggi si trova ad affrontare? Quali sono gli strumenti e le opportunità che il digitale offre a questa professione, che oggi è indispensabile conoscere? Le slide del workshop tenuto da Alessandro Gennari, Digital Manager Gruppo Caltagirone, per OdG Veneto.
  • Instagram — L’account Instagram del National Geographic con poco meno di 7mila foto, bellissime, ha quasi 20 milioni di followers ed un miliardo di like. A gestirlo sono la bellezza di 110 foto-giornalisti che collaborano con il magazine.
  • Carta Vs Digitale — Il Direttore di USA Today dice che l’edizione cartacea del proprio giornale potrebbe chiudere nei prossimi 5 — 6 anni. Jim Gath, co-fondatore del giornale ed ex head dell’advertising sales department, dice che sarebbe una stupidaggine farlo.
  • Giovani Editori — “Speciale” su la nona edizione del convegno Crescere tra le righe tenutosi a La Bagnaia in questi giorni. Una raccolta delle cose che sono state detti nella due giorni organizzata dall’Osservatorio permanente giovani-editori. Giudicate voi.

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Hitler & Il Futuro dei Giornali http://www.datamediahub.it/2015/05/22/hitler-il-futuro-dei-giornali/ http://www.datamediahub.it/2015/05/22/hitler-il-futuro-dei-giornali/#comments Fri, 22 May 2015 09:30:44 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=49298 Abbiamo realizzato questo video, uno dei servizi che offriamo come Communication Factor[Y], per descrivere, con ironia, vita di redazione e business model. Parafrasando il Guardian, comment is free.  

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Abbiamo realizzato questo video, uno dei servizi che offriamo come Communication Factor[Y], per descrivere, con ironia, vita di redazione e business model.

Parafrasando il Guardian, comment is free.

 

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Una settimana nel futuro del giornalismo — Spotify, Slack, Financial Times e molto altro http://www.datamediahub.it/2015/05/22/una-settimana-nel-futuro-del-giornalismo-spotify-slack-financial-times/ http://www.datamediahub.it/2015/05/22/una-settimana-nel-futuro-del-giornalismo-spotify-slack-financial-times/#comments Fri, 22 May 2015 05:45:22 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=49301 La rubrica dove raccogliamo i link per non perdere le novità tecnologiche nel mondo dell’informazione. Musica, playlist e…notizie. Spotify annuncia una nuova versione della sua applicazione mobile, a cui aggiunge una funzione per creare playlist basate sul ritmo dei passi, ma soprattutto, la possibilità di scaricare podcast nella nuova funzione discovery. Un’opportunità in più per le redazioni Read More

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La rubrica dove raccogliamo i link per non perdere le novità tecnologiche nel mondo dell’informazione.

Musica, playlist e…notizie. Spotify annuncia una nuova versione della sua applicazione mobile, a cui aggiunge una funzione per creare playlist basate sul ritmo dei passi, ma soprattutto, la possibilità di scaricare podcast nella nuova funzione discovery. Un’opportunità in più per le redazioni che hanno già cominciato a produrre news in questo formato. Per ora la nuova versione di Spotify è disponibile in Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Svezia. Altra novità in arrivo: l’aggiunta della fruizione di video originali prodotti da Vice, Comedy Central, Twit.TV, ecc. La rincorsa folle di YouTube e Facebook è cominciata.

Misurare il tempo, non i click. È la possibilità offerta dal Financial Times ai suoi investitori, lavorando strettamente con la piattaforma Chartbeat e cambiando il modo di misurare il successo dei propri articoli. Non più visite mordi e fuggi, ma tempo di qualità speso nella lettura degli articoli.

Il newsgaming in redazione. Trinity Mirror ha creato una squadra speciale di giornalisti, grafici e programmatori, la UsVsTh3m, per sperimentare nuovi formati di notizie digitali. Il news game Where is Damascus è un esempio di mappa interattiva con gioco e informazioni trasmesse al lettore, ma soprattutto vissute in prima persona dal suo punto di vista. E se sono dentro la notizia la leggo — la consumo — più a lungo. Peccato che l’esperimento non abbia funzionato e il Trinity, a differenza del Ft, misuri ancora le impressions, non la permanenza sulle pagine. “Certe innovazioni costano troppo rispetto al traffico generato”, ha commentato il direttore Lloyd Embley annunciando la chiusura della squadra. Sigh.

Bello Whatsapp. Impossibile pensare di viverci senza. Ma se Facebook permettesse alle aziende di contattarvi attraverso questo strumento? Accettereste una simile intrusione di privacy? Pensateci in fretta perché potrebbe succedere presto, dal momento che l’applicazione mobile più scaricata nel telefono degli italiani non genera profitto (cioè lo genera, ma ne perde molto di più) e Facebook sta pensando come cambiare le cose. Una novità potrebbe essere aprirsi al business, come già annunciato alla conferenza F8 di marzo, per trasformare l’app in uno strumento di customer service. E qui i giochi si fanno interessanti.

Collaborare meglio su internet. Con Slack. Lo usate? È uno strumento perfetto per gestire progetti a distanza. Ma da qualche tempo vuole trasformarsi in produttore di contenuti originali, con una serie di podcast a episodi sul tema del lavoro e della vita. Con “poche pretese”: vuole essere funny, inspirational, serious, innovative.

Photo credit: aloshbennett / Foter / CC BY

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Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo Espresso http://www.datamediahub.it/2015/05/21/gruppo-espresso/ http://www.datamediahub.it/2015/05/21/gruppo-espresso/#comments Thu, 21 May 2015 09:15:35 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=47210 Dopo Rcs continuiamo le nostre analisi sui bilanci dei maggiori gruppi editoriali italiani, approfondendo lo sguardo su Repubblica per occuparci del Gruppo Espresso nel suo insieme. I Ricavi Lo storico del fatturato preso in considerazione, dal 1997 ad oggi, segna una parabola che ha come vertice le annualità 2006 e 2007 con ricavi intorno ai Read More

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Dopo Rcs continuiamo le nostre analisi sui bilanci dei maggiori gruppi editoriali italiani, approfondendo lo sguardo su Repubblica per occuparci del Gruppo Espresso nel suo insieme.

I Ricavi
Lo storico del fatturato preso in considerazione, dal 1997 ad oggi, segna una parabola che ha come vertice le annualità 2006 e 2007 con ricavi intorno ai 1.100 milioni di euro, poi la discesa costante che ha portato il fatturato nel 2014 per la prima volta sotto il livello del 1997 [quasi tre lustri prima, quando i bilanci si facevano ancora in lire].

Se per Rcs abbiamo scritto che il “colpevole” principale della flessione dei ricavi è il declino dei diffusionali per il gruppo Espresso invece è la crisi degli investimenti pubblicitari [che rappresentano per il gruppo circa il 60% dei ricavi totali] a incidere maggiormente sulla diminuzione dei fatturati. Se infatti analiziamo le ultime tre annualità il differenziale tra 2012 e 2014 registrato dai ricavi pubblicitari è pari a –107 milioni contro il –169 milioni segnato dal fatturato totale. Fatta 100 la flessione ricavi del gruppo quindi la crisi della pubblicità incide per il 65% mentre i diffusionali incidono – nel medesimo periodo – solo per il 17%. Poco cambia se si analizzano le ultime cinque annualità con una responsabilità sulla flessione del fatturato pari al 67% per la pubblicità e del 14% per i diffusionali.

C’è da dire che anche la flessione dei “ricavi diversi”, che comprendono i collaterali [in netto declino dal 2010 al 2014 sono dimezzati: da 66 a 33 milioni] pesa per un 18% sia considerando le ultime cinque annualità sia considerando le ultime tre. Probabilemte in questa voce dovrebbero essere inserite con più decisione, ma questo vale per tutti i gruppi italiani, attività come quelle di content marketing e servizi ad aziende e sponsor come stanno facendo, con profitto, molte altre grandi testate straniere come New York Times e Guardian con l’attivazione di dipartimenti appositamente dedicati.

[nota a margine: Una necessità, quella di diversificare maggiormente le attività e le voci di ricavo, che si avverte anche dai numeri dei bilanci — certo non solo quelli del gruppo Espresso — con un sistema dei ricavi basato tutto sulla coppia diffusione/pubblicità che segnala evidenti limiti anche per il futuro e un digitale che, in Italia, stenta a prendere il volo].

Repubblica e le altre divisioni
Guardando ai bilanci delle singole divisioni nel periodo dal 2010 al 2014 colpisce il rapporto tra ricavi e costi di Repubblica: se la curva dei costi cala gradualmente quella dei ricavi dell’ammiraglia del gruppo — che nel 2010 si trovava sopra a quella dei costi di 43 milioni — ha una flessione decisamente più marcata e repentina tanto che nel 2013 il margine operativo lordo è negativo per 1,4 milioni per poi rivedere la “luce” nell’ultimo anno di bilancio tornando positivo per 5,1 milioni.
La divisione Periodici [quella che gestisce le attività dell’Espresso oltre che di National Geographic, Limes, Micromega e le Guide dell’Espresso] è invece in perenne “apnea” con la linea dei ricavi costantemente al di sotto di quella dei costi e un risultato operativo negativo in tutte le ultime cinque annualità. Molto meglio Quotidiani Locali e Digitale: le due divisioni mantengono un equilibrio costi/ricavi più o meno costante nel tempo con risultato operativo, anche se inevitabilmente in flessione [la crisi c’è e si vede], comunque positivo nell’arco di tempo preso in considerazione.

Positività di bilancio che però va ben interpretata. Infatti il gruppo Espresso-Repubblica, come emerge anche dalla trimestrale 2015, tra gli intan­gi­ble assets, tra le capi­ta­liz­za­zioni, mette a bilan­cio 480 milioni di euro come valore dei mar­chi delle testate di pro­prietà del gruppo. Immobilizzazioni immateriali che, siamo certi che valga altret­tanto per gli altri editori, difficilmente all’ora della eventuale messa in vendita sarebbero effettivamente riconosciuto come, banalmente, testimonia la vendita  a Bezos del The Washing­ton Post, e le testate “minori” diret­ta­mente con­trol­late dal quo­ti­diano, pagate 187 milioni di euro.

Sulla divisione Digitale c’è da precisare che nell’organizzazione del gruppo le è stata affidata in toto la gestione, per la propria area di attività, di tutti i brand del gruppo. A differenza dei valori forniti ad esempio da Rcs quindi i ricavi delle divisioni del gruppo Espresso sono scorporati dai ricavi da digitale [e se aggregati ne benifecerebbero soprattutto i conti di Repubblica]. Il digitale raddoppia il suo peso sul totale del fatturato: dal 4,2% del 2010 all’8,2% del 2014, ma una quota sotto il 10% per un gruppo come l”Espresso è comunque, ci permettiamo di notare, al di sotto delle aspettative. Su questo punto se guardiamo solo a Repubblica invece le cose migliorano con un, buon, contributo dell’online sui ricavi pubblicitari — pari al 25% — e un [meno buono] 10% sulle revenue del diffusionale, come evidenzia anche la chart nella pre­sen­ta­zione dei risul­tati e delle stra­te­gie del gruppo.

I tagli ai costi
A quanto ammontano i tagli operati dal gruppo? I costi operativi [non abbiamo trovato nei bilanci una voce che li indicasse esplicitamente quindi li abbiamo calcolati sottraendo al fatturato totale il margine operativo lordo] sono scesi dai 738 milioni del 2010 ai 584 del 2014 per un taglio complessivo nelle ultime cinque annualità di 154 milioni. Dati alla mano i tagli più consistenti sono stati operati negli ultimi due anni [62 milioni nel 2013 e 64 milioni nel 2014, ovvero quasi tre volte rispetto al taglio di 23 milioni del 2012].

Per quanto riguarda gli organici, il costo del lavoro del gruppo, nel periodo 2010–2014, ha subito un taglio complessivo di 35 milioni. I dipendenti a fine esercizio nel 2010 erano 2.789 quelli a fine 2014 sono 2.310 un taglio complessivo nei cinque anni di 479 dipendenti [siamo vicino a un taglio medio annuale di 100 dipendenti]. Sorprende però vedere che, nonostante i costanti e regolari tagli, il valore medio del costo per dipendente non segua una dimunuzione altrettanto costante e regolare ma anzi cresca dai 99.800 euro del 2010 ai 102.000 del 2012 e 2013, e solo nell’ultima annualità subisca una flessione tornando sostanzialmente ai livelli di cinque anni prima; insomma, come si suol dire, tanto rumore per nulla.

Una situazione che riguarda tutto il comparto, come emergeva già dal rap­porto rea­liz­zato dalla FIEG, in cui gli investimenti per il futuro languono pericolosamente. Basti pensare che nel primo trimestre del 2015 gli investimenti netti del periodo sono stati pari a 0,3 milioni di euro.

È chiaro che il futuro offre grandi oppor­tu­nità. È anche dis­se­mi­nato di tra­boc­chetti. Il trucco con­si­ste nell’evitare i tra­boc­chetti, pren­dere al balzo le oppor­tu­nità e rien­trare a casa per l’ora di cena, diceva Woody Allen in Effetti col­la­te­rali. Forse è pro­prio quello che si tratta di fare.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella eventualmente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

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Post-it http://www.datamediahub.it/2015/05/21/post-it-4/ http://www.datamediahub.it/2015/05/21/post-it-4/#comments Thu, 21 May 2015 05:45:43 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=49122 Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi. HR Engagement & Internal Communication - Geox cerca responsabile coinvolgimento risorse umane e comunicazione interna. Anche se non vi interessa la posizione lavorativa leggete la descrizione delle attività che andrà a svolgere la figura professionale ricercata. Vanity Fair — Berlusconi sbarca su Instagram Read More

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • HR Engagement & Internal Communication - Geox cerca responsabile coinvolgimento risorse umane e comunicazione interna. Anche se non vi interessa la posizione lavorativa leggete la descrizione delle attività che andrà a svolgere la figura professionale ricercata.
  • Vanity Fair — Berlusconi sbarca su Instagram tra Dudù, la Pascale e Forza Italia. Più di 100 foto caricate in 2 giorni solo elogi per l’ex cavaliere e nessuna immagine ha commenti negativi, non sarà che chi gestisce la pagina li elimina?
  • Analisi dei Tempi di Parola - La share of voice dei diversi partiti e soggetti politici nei TG nazionali dal 19 aprile al 15 maggio.
  • #CambiailGiornalismo - La registrazione integrale del convegno “L’Italia cambia. Cambia il giornalismo” organizzato dall’Ufficio Stampa della Camera dei deputati in collaborazione con l’Associazione stampa parlamentare e l’Ordine dei giornalisti del Lazio.
  • Analytics — Come usare Facebook insight e Google analytics insieme per misurare il traffico generato dai propri fan.
  • Misurate il vostro Karma — Misurate la vostra reputazione con Karma, tipo Klout ma meglio, forse.
  • Ad Blocking — L’uso di Adblock è in continua crescita ed a metà 2014 il 4.9% degli utenti di Internet [ma in Spagna erano il 13.9% e in Polonia addirittura più del 28%]  utilizzava questo tool. Adesso arriva anche la versione per mobile.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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I Giornalisti Come Community Organizers http://www.datamediahub.it/2015/05/20/i-giornalisti-come-community-organizers/ http://www.datamediahub.it/2015/05/20/i-giornalisti-come-community-organizers/#comments Wed, 20 May 2015 09:30:10 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=48941 28esima, e penultima, pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” per 2014/15. Viene affrontato il cambiamento di ruolo richiesto ai giornalisti in base alle evoluzioni dell’ecosistema dell’informazione parlando di i giornalisti come community organizers. Le assumption di base del ragionamento si articolano partendo dall’idea che, finalmente, i lettori sono la parte più Read More

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28esima, e penultima, pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” per 2014/15. Viene affrontato il cambiamento di ruolo richiesto ai giornalisti in base alle evoluzioni dell’ecosistema dell’informazione parlando di i giornalisti come community organizers.

Jesus Community

Le assumption di base del ragionamento si articolano partendo dall’idea che, finalmente, i lettori sono la parte più importante, anche sotto il profilo dei ricavi che generano, come dimostrano i dati del NYTimes in cui le revenues dalle vendite di copie [cartacee e digitali] superano quella da advertising.

Le notizie sono sempre più una commodity, un bene indifferenziato di scarso valore. Per questo il ruolo dei giornalisti deve evolversi. Non più semplicemente riportare la notizia, disponibile in Rete, su Twitter, gratuitamente, ma dare forma e senso all’informazione raccogliendo da tutte le fonti, compreso i lettori, le persone, armonizzando il contenuto.

Un  cambio di ruolo che non richiede solo competenze tech [necessarie anche quelle, ovviamente], ma presuppone un cambio di paradigma.

jesus community organizer

Viene citato, oltre al Guardian, il caso “Mia Olivia” come esempio virtuoso con la sua piat­ta­forma di co-creazione sulla quale let­tori e gior­na­li­sti col­la­bo­rano per pro­durre arti­coli in un pro­cesso sequen­ziato e siste­ma­tico, ma aperto. I let­tori e gior­na­li­sti pro­du­cono sto­rie, arti­coli insieme ed il pro­dotto finale viene pub­bli­cato nella ver­sione car­ta­cea della rivi­sta o sul sito web.

Si riprendono i concetti espressi da Jeff Jarvis al riguardo espressi nel suo ultimo libro e ripresi durante il recente Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Tutto questo non significa negare ruolo e valore del giornalismo e della professioni giornalistica, dei giornalisti, ma al contrario valorizzarlo adeguatamente a fronte del profondo cambiamento di scenario.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che per l’ultima puntata di “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” , onda martedì 26 maggio alle 13 [che si può ascoltare anche in streaming] è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

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Post-it http://www.datamediahub.it/2015/05/20/post-it-3/ http://www.datamediahub.it/2015/05/20/post-it-3/#comments Wed, 20 May 2015 05:45:40 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=48897 Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi. Multi-tasking & Multi-screening — Una ricerca di Microsoft evidenzia un gap generazionale con i giovani in grado di gestire in termini di attenzione più schermi contemporaneamente contrariamente agli over 45. Editoria & Social Messanging Apps — Come il NYTimes usa Snapchat e Read More

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Multi-tasking & Multi-screening — Una ricerca di Microsoft evidenzia un gap generazionale con i giovani in grado di gestire in termini di attenzione più schermi contemporaneamente contrariamente agli over 45.
  • Editoria & Social Messanging Apps — Come il NYTimes usa Snapchat e lezioni, case histories, su l’uso di WhatsApp
  • Privati della Privacy? — Una guida completa, con consigli e tool, per mantenere la vostra privacy in Rete.
  • Video Advertising — Il segmento della pubblicità all’interno dei video pare essere quello più promettente in termini di prospettive, ma quanti guardano gli ads fino alla fine? I dati per nazione, Italia inclusa.
  • Twitter & GoogleDecolla, per ora solo negli USA, l’accordo tra la piattaforma di microblogging da 140 caratteri ed il gigante di Mountain View per l’integrazione dei contenuti in  tempo reale nella search.
  • Meno click, più telefonate — Da un’analisi su 32 milioni di telefonate emerge che le persone, da mobile, dopo aver trovato quel che cercavano sui motori telefonano.
  • Advertising Online — Ricorda comScore che non è realistico sperare di ottenere il 100% di visualizzazioni ed erogazioni “in-target”, e ciò sulla base di svariate ragioni legate a limitazioni sul piano tecnologico, disponibilità dei dati e comportamento dell’utente finale. I dati per nazione, Italia inclusa, sulle impression in target.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Mktg Data

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