DataMediaHub http://www.datamediahub.it L'informazione sui media come non l'avete mai vista Fri, 22 Jul 2016 11:40:13 +0000 it-IT hourly 1 Post-it http://www.datamediahub.it/2016/07/22/post-it-143/ http://www.datamediahub.it/2016/07/22/post-it-143/#respond Fri, 22 Jul 2016 05:45:46 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=166193 Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete [...]

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete abbonarvi per molto meno di un caffè al giorno [e se non vi piace disdire quando e come vi pare].

  • Pig Data –  Pornhub ha misurato l’incremento di traffico ed il tipo di ricerche effettuate durante la convention repubblicana in questi giorni. Complessivamente vi è stata una crescita del 4.2% rispetto alla media di visite che arrivano dalla cittadina dell’Ohio, la maggior parte delle quali da mobile, cosa che lascia supporre si tratti di visitatori arrivati per presenziare all’evento a vario titolo. Soprattutto c’è stato un incremento del 705% delle ricerche con il termine “Trump” e addirittura del 1477% per “Melania Trump”. Forse invece che dai social è dal porno che si misura l’impatto di un evento.
  • Digital Advertising – La televisione, come noto, è attualmente il mezzo pubblicitario dominante, con una quota del 37% di tutti gli investimenti pubblicitari a livello mondiale nel 2015, mentre Internet si attesta al secondo posto vicino al 30%. Ma la velocità con cui sono entrambi in crescita è significativamente diversa e, secondo l’ultima ricerca di Zenith Optimedia pubblicata in questi giorni, entro il prossimo anno, Internet sorpasserà la televisione diventando il mezzo pubblicitario dominante con una quota del 36% contro il 35% della TV. Secondo il forecast di Zenith inoltre, Facebook sta prendendo una quota sempre maggiore di spesa pubblicitaria, e si prevede che il social media advertising cresca del 27% quest’anno ed un altro 20% il prossimo anno. Infine, il mobile advertising nel 2018 avrà una quota più che doppia rispetto al desktop. Sapevatelo.
  • Ma che Musica Maestro – I dati rilevati da Deloitte per FIMI e relativi al primo semestre del 2016 certificano il sorpasso del digitale, guidato dallo streaming, sul prodotto fisico a livello nazionale. Il segmento digitale è oggi il 51%, trascinato dall’imponente crescita dei servizi di streaming, che rappresentano il 40% del mercato totale e segnano un incremento del +51%. Sempre prevalente il repertorio italiano che rappresenta il 44% contro il 38% del repertorio internazionale. Dall’altro lato, continua anche la corsa del vinile che, con un’ulteriore 43% di crescita, rappresenta oggi il 5% del mercato italiano. Cercate le somiglianze con l’ex industria dell’informazione ed unite i puntini.
  • Bianchetto Contro l’Adblocking – Finita l’era delle macchine da scrivere ed in buona parte della scrittura manuale il bianchetto trova nuova vita grazie ad Internet. Infatti, per contrastare chi utilizza applicazioni di adblocking, il Financial Times  ha cominciato a sbianchettare, a cancellare per alcuni utenti, una percentuale di parole negli articoli che simboleggia la percentuale delle entrate della società che viene dalla pubblicità. Il gruppo di test comprende i visitatori da desktop computer che non pagano un abbonamento, circa il 0.75% del traffico del totale da desktop. Alcuni membri di questo gruppo non vedranno alcun nuovo messaggio, ad altri sarà chiesto di inserire nella whitelist gli annunci del sito, ma potranno ancora leggere gli articoli, altri ancora, appunto, vedranno articoli con molte parole omesse se non inseriranno nella whitelist il sito, mentre alcuni saranno bloccati a titolo definitivo se non decideranno di inserire nella whitelist il sito del quotidiano. Il Financial Times valuterà i risultati del test dopo circa un mese dalla sua implementazione.  A volte ritornano…
  • Sign of the Times – Chiude ultima fabbrica videoregistratori. Secondo quanto riportato infatti, la compagnia, che dal 1983 sforna videoregistratori sia col proprio marchio sia per conto di altre società tra cui Sanyo, si arrende al calo delle vendite, oltre che alla difficoltà di reperire alcune componenti necessarie alla produzione. Se ai tempi d’oro Funai arrivava a commercializzare 15milioni di videoregistratori all’anno, nel 2015 la cifra è scesa a 750mila unità. Il segno dei tempi che furono.
  • L’Aquila per Internet –  Il Connectivity Lab di Facebook ha annunciato il primo test di volo di Aquila, il velivolo senza pilota ad alta quota. Aquila è un aereo ad energia solare che può essere utilizzato per portare internet a prezzi accessibili a centinaia di milioni di persone nei luoghi più difficili da raggiungere. Al termine, Aquila sarà in grado di circondare una regione fino a 60 miglia di diametro [95.6 Km], irraggiando la connettività verso il basso da una quota di oltre 60.000 piedi utilizzando le comunicazioni laser e sistemi ad onde millimetriche.  Non si tratta ovviamente dell’unico progetto in cantiere da parte di Facebook che Mark Zuckerberg immagina così nel 2026. Totalizzante.
  • La Fattura Elettronica ha Fatto Flop – I debiti dello Stato sono da anni uno dei grandi problemi dell’economia italiana, non solo per la finanza pubblica, ma soprattutto per le imprese che non riescono a farsi pagare per lavori già svolti. Anche per questo che sono stati introdotti provvedimenti a livello italiano ed europeo, per esempio con la direttiva europea contro i ritardi di pagamento che impone tempi di pagamento di norma compresi fra 30 e 60 giorni. Poi è arrivata la legge sulla fatturazione elettronica, varata per rendere certi i crediti delle imprese verso la Pubblica Amministrazione attraverso la registrazione, appunto, in formato elettronico delle fatture. Però ad un anno dal varo della norma sulla fatturazione elettronica, i debiti sono ancora il 110% in più di quelli che dovrebbero essere se la legge fosse stata rispettata e se i tempi di pagamento imposti dall’Europa fossero diventati il normale modus operandi della pubblica amministrazione. I grandi successi del Paese dei [ex] digital champions.

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Quanto paga il “modello” Quartz? http://www.datamediahub.it/2016/07/21/quanto-paga-modello-quartz/ http://www.datamediahub.it/2016/07/21/quanto-paga-modello-quartz/#respond Thu, 21 Jul 2016 10:00:14 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=165966 Quartz il giornale online business oriented è uno dei “laboratori” più interessanti da seguire per chi è interessato all’evoluzione dell’informazione ai tempi del digitale. Ne abbiamo parlato anche qui molte volte. Quello che colpisce di [...]

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Quartz il giornale online business oriented è uno dei “laboratori” più interessanti da seguire per chi è interessato all’evoluzione dell’informazione ai tempi del digitale. Ne abbiamo parlato anche qui molte volte. Quello che colpisce di più di Quartz sono le scelte radicali e la capacità di essere coerenti nel tempo con quelle scelte: la struttura delle news organizzata per “ossessioni” (qui da noi ripresa ad esempio dal sito Internazionale), la sua newsletter (ne ho parlato diffusamente qui) e il suo modello di business hanno fatto scuola.

Non che Quartz abbia macinato dal suo lancio numeri impressionanti (niente a che vedere con BuzzFeed o Vice per intenderci) ma appunto le sue scelte nelle strategie editoriali ne fanno un caso, quasi, unico. Per questo è particolarmente interessante leggere i dati pubblicati dalla rivista AdAge sui suoi fatturati (credo sia la prima volta che escono fuori, almeno che non mi sia perso qualcosa), per capire quanto realmente quelle strategie stiano pagando.

Bene secondo questi dati Quartz nel 2016 dovrebbe chiudere l’anno con oltre 30 milioni di dollari. Una cifra nettamente superiore a quella dello scorso anno quanto le revenue si erano fermate a 18,5 milioni e in ulteriore deciso aumento rispetto ai 10 milioni del 2014 e ai 3,8 milioni del 2013 (la fonte ovviamente è sempre AdAge). Facendo due semplici conti un aumento di oltre il 60% rispetto allo scorso anno e revenue triplicate dal 2014 al 2016.

Non male per una testata lanciata nemmeno quattro anni fa (ottobre 2012) da un editore storico come Atlantic Media, l’editore appunto della rivista The Atlantic, che ha – come sottolinea la stessa AdAge fin dal titolo del suo pezzo – rinunciato alla pubblicità display (solo contenuti sponsorizzati) e al clickbait. Va detto che anche lo staff della rivista è notevolmente aumentato da circa una trentina di persone al momento del suo lancio ai 175 attuali (a livello globale, visto che la rivista ha corrispondenti in tutto il mondo).

Ovviamente per avere un dato definitivo su quanto realmente Quartz stia pagando gli sforzi del suo editore bisognerebbe avere le cifre anche dei risultati netti che invece, non sono stati diffusi, ma va detto che lo scorso dicembre il Financial Times ha riportato che per Quartz erano giunte al suo editore diverse offerte per il suo acquisto.

C’è ancora un dato interessante d analizzare messo in evidenza nel pezzo di AdAge: Quartz non fa numeri impressionanti, lo abbiamo già detto, se confrontato con altre realtà. Ad esempio secondo comScore il suo traffico negli Stati Uniti è di 9,17 milioni di utenti unici mensili, poca cosa confrontati ad esempio con i 44,04 milioni di un diretto concorrente come Business Insider. Ma va detto che Business Insider con quel traffico ha dichiarato nel 2015 revenue per 43 milioni di dollari. In rapporto quindi Quartz ha performance di bilancio nettamente migliori rispetto al traffico generato.

E questo è forse l’aspetto più interessante di questi dati: in un periodo dove il numero degli utenti unici è sinonimo di successo ragionando però sempre e comunque per quantità e quasi mai per qualità, Quartz sta pagando oltre i numeri generati a livello di traffico. Concentrarsi sul proprio pubblico, avere ben chiaro a quale pubblico rivolgersi e costruire intorno a lui un “prodotto” dovrebbe essere l’obiettivo primario di qualsiasi progetto editoriale. Sembra facile, ma spesso invece non è affatto così. Anzi lo è raramente. Per questo Quartz ancora rimane un punto di riferimento. Oggi direi ancora di più, numeri alla mano.

Quartz — News videos ideas and obsessions from the new global economy

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/07/21/chartamente-95/ http://www.datamediahub.it/2016/07/21/chartamente-95/#respond Thu, 21 Jul 2016 05:45:07 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=165309 Pubblicato l’Index of Public Integrity, indice che misura sei variabili: Judicial Independence, Administrative Burden, Trade Openness, Budget Transparency, E-Citizenship e Freedom of the Press, per 105 nazioni al mondo. Dai dati di sintesi pubblicati abbiamo estratto quelli relativi al vecchio continente [...]

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Pubblicato l’Index of Public Integrity, indice che misura sei variabili: Judicial Independence, Administrative Burden, Trade Openness, Budget Transparency, E-Citizenship e Freedom of the Press, per 105 nazioni al mondo.

Dai dati di sintesi pubblicati abbiamo estratto quelli relativi al vecchio continente per quanto riguarda l’E-Citizenship, indicatore basato su tre elementi: Fixed broadband subscriptions [% population], Internet users [% population)] e Facebook users [% population].

Tra le nazioni della UE28 +  la Norvegia, l’Italia si piazza al 25esimo posto su 29 davanti soltanto a Lettonia, Bulgaria, Polonia e Romania. Non va molto meglio per quanto riguarda l’indice relativo alla libertà di stampa [basato fondamentalmente sul Freedom of the Press Report] in cui siamo 24esimi su 29.

E-Citizenship

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Digital Marketing: Le Aziende Scelgono Sempre più i Social http://www.datamediahub.it/2016/07/20/digital-marketing-le-aziende-scelgono-sempre-piu-social/ http://www.datamediahub.it/2016/07/20/digital-marketing-le-aziende-scelgono-sempre-piu-social/#respond Wed, 20 Jul 2016 09:00:43 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=165650 Secondo questa recente ricerca condotta da Clutch, l’ 81% dei consumatori conduce ricerche online prima di prendere una decisione di acquisto. Parliamo di una porzione decisamente molto ampia, che chiarisce definitivamente un concetto: se fai [...]

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Secondo questa recente ricerca condotta da Clutch, l’ 81% dei consumatori conduce ricerche online prima di prendere una decisione di acquisto. Parliamo di una porzione decisamente molto ampia, che chiarisce definitivamente un concetto: se fai business devi essere online.

Può sembrare banale ma non lo è, l’Italia [e non solo] è piena di aziende che non dispongono ancora di siti web o, nella peggiore delle ipotesi, presidiano il web unicamente aprendo degli spazi che poi non vedono adeguate attività.
Vale la pena precisare che quando si parla di digital marketing, sebbene nel recente periodo si tenda a semplificare (e banalizzare) riducendo tutto i social media, è opportuno tenere sempre fermamente in considerazione tutto ciò che accade lato seo, e-mail marketing, produzione di contenuti e advertising online.

Tutto ciò, in ogni caso, non riduce il rilievo che i social detengono in questa fase storica. Basti considerare che l’80 per cento delle imprese individuano nei social media il luogo più importante a cui destinare energie e strategie.


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Come spesso accade in queste tipologie di ricerche, viene stilata una classifica delle piattaforme più utilizzate e si conferma Facebook con il 96% degli intervistati che dichiara di farne utilizzarlo per attività di business, seguiti da un apparentemente redivivo Twitter [71%].

Linkedin, sebbene dilaghi come è giusto che sia nel settore B2B, raggiunge la quota detenuta da Youtube (60%).
Instagram supera Google+, con Facebook che posiziona il suo social fotografico subito dopo i principali player di casa Google e Microsoft.

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Un interessante approfondimento viene proposto per Youtube, ufficialmente il vero progetto social di Google. Paradossalmente la piattaforma di videosharing di Google continua a tenere il suo ruolo centrale tra i sistemi di digital marketing anche in virtù del dirompere dei contenuti visuali spinti in particolar modo da Facebook. Se la piattaforma di Mark Zuckerberg punta nel breve perido (5 anni) a diventare unicamente video, in casa Youtube questo passaggio è avvenuto ormai da anni e una crescita sistematica potrebbe solo portare valore aggiunto.

Nel grafico che segue si certifica che i contenuti video sono ormai il format più performante sui social media, sia per questioni persuasive, interattive, ma anche algoritmiche. I video sono premiati da tutti gli attori in campo, umani e non umani, e chi fa marketing digitale non può prescindere dal produrne e distribuirne.

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Venendo ai risultati, dette le piattaforme e i format prediletti dagli utenti, vediamo quali sono quelle più performanti quanto a risultati.

Facebook, neanche a dirlo, risulta essere il social media più efficace, secondo il 62% delle imprese. Seguono LinkedIn [14%] e Twitter [7%]. La gerarchia resta invariata per B2C e B2B.

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Il report si conclude con alcuni consigli pratici e qualche dato, di cui vi proponiamo degli estratti. Le tre “sfide”, così vengono definite, sono quelle di sviluppare delle strategie, tracciare i risultati e conoscere come cambiano  le piattaforme.

Siamo nel contesto, ampio, del social listening, ossia di un approccio votato ad ascoltare ciò che accade alle piattaforme e all’interno delle piattaforme, al fine di avere delle strategie sempre più efficaci da  implementare.

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Una interessante panoramica viene fatta anche su quelli che poi sono, effettivamente, i vantaggi di fare strategie sui social media. Vale la pena notare come sia dato  lo stesso peso alla produzione di traffico per il sito web,  ma anche alle dinami che di branding, a riprova che si tratta, almeno per il momento, di un luogo che  è ancora prevalentemente di comunicazione più che di vendita e da cui  esigere, quindi, risultati in termini di riconoscibilità.

Rotto l’argine della resistenza all’utilizzo dei social, sarà la volta di costruire la giusta consapevolezza di cosa cercare da queste piattaforme che, vale la pena ricordare, restano di conversazione.

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/07/20/chartamente-94/ http://www.datamediahub.it/2016/07/20/chartamente-94/#respond Wed, 20 Jul 2016 05:45:47 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=164759 I dati [via] sui ricavi da digital advertising relativi al primo trimestre 2016 e confronto con pari periodo anno precedente. Il 90% della crescita del mercato rispetto al primo trimestre 2015 è stato appannaggio di due [...]

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I dati [via] sui ricavi da digital advertising relativi al primo trimestre 2016 e confronto con pari periodo anno precedente.

Il 90% della crescita del mercato rispetto al primo trimestre 2015 è stato appannaggio di due soli player, i soliti: Google e Facebook che controllano, ad oggi, oltre due terzi del mercato statunitense, il 68.5%, e circa la metà del totale mercato mondiale.

Concentrazione Adv Online

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Le News Online Sono [quasi] Immobili http://www.datamediahub.it/2016/07/19/le-news-online-quasi-immobili/ http://www.datamediahub.it/2016/07/19/le-news-online-quasi-immobili/#respond Tue, 19 Jul 2016 08:30:25 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=165032 Dopo l’analisi sul calo di audience dei principali siti d’informazione del nostro Paese abbiamo deciso di approfondire il tema alla ricerca di quali possano essere le cause e le concause del fenomeno. Secondo i dati [...]

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Dopo l’analisi sul calo di audience dei principali siti d’informazione del nostro Paese abbiamo deciso di approfondire il tema alla ricerca di quali possano essere le cause e le concause del fenomeno.

Secondo i dati Audiweb l’online audience da device mobili a maggio 2016 – smartphone e tablet – ha raggiunto 18.2 milioni di utenti nel giorno medio, il 41.4% degli italiani tra i 18 e i 74 anni, online per 1 ora e 47 minuti, mentre sono stati 11.2 milioni gli italiani che hanno navigato da computer, il 20.3% della popolazione dai 2 anni in su, in media per 1 ora e 6 minuti.

Più in dettaglio, analizzando i dati sul profilo degli italiani online, risulta che la fruizione di internet tramite device mobili è stata effettuata almeno una volta nel giorno medio dal 58.9% dei 18-24enni, 53.8% dei 25-34enni [3,7 milioni] e dal 49.6% dei 35-54enni [9,1 milioni].

Quindi, seppure Audiweb, al momento, non monitori l’accesso ad Internet da mobile per gli under 18, complessivamente coloro che fruiscono della Rete da mobile sono complessivamente il doppio che da desktop [al netto delle sovrapposizioni] e con il crescere dell’età, come emerge da tutte le statistiche sul fenomeno, diminuisce l’uso del Web da mobile.

Abbiamo perciò estrapolato i dati dell’audience no TAL esclusivamente da mobile per i 45 siti di news nazionali o pluri-regionali del nostro Paese.

Complessivamente dei 10.6 milioni di persone [al lordo delle sovrapposizioni] che nel giorno medio hanno visitato uno dei siti di news presi in considerazione solo poco più di un  terzo [35.2%] lo fa da mobile. Solo due siti hanno la maggioranza dei visitatori da mobile è Nanopress al 52.5% e TGCom24 al 53.9%, mentre invece sono moltissimi i casi in cui l’incidenza scende ad un quinto, o meno, del totale degli utenti come, ad esempio, avviene per la sezione notizie dei tutti i portali generalisti o il Gazzettino, Sky TG24 ed il Corriere dello Sport, tra gli altri.

Andando per induzione parrebbe dunque che i siti di news non riescano ad attrarre una quota significativa di “giovani” e sicuramente questo è, da tempo, uno dei problemi dell’informazione in Italia nonché probabile concausa del calo di pubblico. Ipotesi di lavoro che basta una rapida occhiata al trattamento informativo ed alle tematiche affrontate dai principali quotidiani online per confermare.

Meno operazioni di facciata [o peggio], a cominciare dal tragicomico “Quotidiano in Classe” e più attenzione ai cluster di persone ed ai loro interessi, magari a cominciare dal definire le sezioni del giornali online in funzione del pubblico di riferimento invece che, come avviene ora, per argomento. Prendetela come una consulenza gratuita. Buon lavoro.

Quota Traffico da Mobile

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/07/19/chartamente-93/ http://www.datamediahub.it/2016/07/19/chartamente-93/#respond Tue, 19 Jul 2016 05:45:02 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=164756 L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni [AGCOM] ha pubblicato l’Osservatorio sulle comunicazioni 2/2016, report periodico ricco di informazioni su information communication technology e media nel nostro Paese. Tra i tanti dati d’interesse abbiamo scelto quelli relativi [...]

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L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni [AGCOM] ha pubblicato l’Osservatorio sulle comunicazioni 2/2016, report periodico ricco di informazioni su information communication technology e media nel nostro Paese. Tra i tanti dati d’interesse abbiamo scelto quelli relativi all’evoluzione dei ricavi dei diversi media.

Nel complesso il settore dei «media tradizionali» fa segnare, tra il 2010 e il 2015, una riduzione dei ricavi di poco inferiore al 23%, mentre con riferimento all’ultimo anno, si segnala una flessione nell’ordine del 1.2%.

Nel periodo considerato le risorse del settore editoriale nel suo complesso segnano una riduzione del 37.9%, rispetto al -13% rilevabile nel comparto radiotelevisivo. Anche nello scorso anno l’editoria mostra una flessione [-7,4%], mentre il settore radiotelevisivo segna un debole crescita [+0.8%]. Il valore della pubblicità online cresce del 45.1% nel periodo 2010 – 2015 e del 5.2% nell’ultimo anno.

Evoluzione Ricavi Media Italia

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Total Digital Audience News Online Italia http://www.datamediahub.it/2016/07/18/total-digital-audience-news-online-italia/ http://www.datamediahub.it/2016/07/18/total-digital-audience-news-online-italia/#comments Mon, 18 Jul 2016 08:30:22 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=164774 Audiweb ha pubblicato i dati relativi alla total digital audience del mese di maggio. Nella lettura dei dati va considerato che l’universo di riferimento della mobile audience considera solamente i 18/74enni e che Audiweb ha individuato una soluzione temporanea che [...]

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Audiweb ha pubblicato i dati relativi alla total digital audience del mese di maggio. Nella lettura dei dati va considerato che l’universo di riferimento della mobile audience considera solamente i 18/74enni e che Audiweb ha individuato una soluzione temporanea che consentirà di stimare l’audience dei contenuti degli editori fruiti tramite applicazione mobile di Facebook [in-app browsing], ma che la soluzione adottata partirà con la rilevazione dei dati dell’audience online di luglio 2016 e dunque attualmente il grosso del traffico da Facebook  ai siti degli editori [e non solo ovviamente] non viene fornito.

Tutto ciò premesso, abbiamo selezionato i 45 siti di news a carattere nazionale e/o pluri-regionale e confrontato l’audience [NO TAL: al netto delle aggregazioni, depurata degli accordi commerciali che consentono di sommare traffico di altri siti] del mese di maggio 2016 con lo stesso mese del 2015.

A vedere i dati è difficile credere che in un anno il traffico da Facebook e/o l’audience di under 18enni si sia modificato così tanto da giustificare le variazioni rilevate. Variazioni che complessivamente sono tutt’altro che positive.

Infatti solo un quarto [26.6%] delle testate prese in considerazione cresce in termini di audience nel giorno medio rispetto al pari periodo dell’anno precedente mentre tutte le altre calano. Al lordo delle duplicazioni di lettura il bilancio complessivo vede un calo di un milione e 300mila persone in confronto con il maggio 2015.

Best performer la Stampa che cresce del 33% e supera abbondantemente il mezzo milione di persone che visitano il proprio sito web nel giorno medio. Per contro la peggior performance è per TGCom24 che perde il terzo posto a favore della Gazzetta dello Sport e, soprattutto, registra un calo del 27.2% perdendo quasi 300mila utenti unici al giorno.

Molto pesanti anche i cali registrati da ANSA, Il Messaggero e il Fatto Quotidiano. Il Corriere resta saldamente al secondo posto come sito di news più visitato ma perde la bellezza, si fa per dire, di circa 200mila persone nel giorno medio [effetto paywall?]. Il quotidiano per il quale i giornalisti della redazione sono estremamente preoccupati: l’Unità, giornale per il quale se oltre alle vendite in edicola assolutamente inconsistenti, nulle, si vedono anche i dati dell’audience online, pare che ne abbiano tutti i motivi e, spiace dirlo, ma il fallimento era una facile profezia.

Ampio l’elenco di testate all digital, o comunque senza una corrispondente versione cartacea, come ad esempio Blogo, ma anche Fanpage, che hanno una flessione significativa della propria audience di riferimento.

Si tratta di una tendenza al ribasso in atto da tempo che non ha eguali altrove dove invece le audience online sono in continua crescita. Io qualche domanda al riguardo me la farei, cercando possibilmente con la buona diligenza del padre di famiglia di darmi delle risposte adeguate, no?

Quotidiani Online Italia

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/07/18/chartamente-92/ http://www.datamediahub.it/2016/07/18/chartamente-92/#respond Mon, 18 Jul 2016 05:45:07 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=164742 Si cita quotidianamente a più riprese Facebook, disquisendo dei suoi pregi ed i suoi difetti. Ma come è strutturato il social network più popoloso del pianeta? Qual è la sua organizzazione e struttura in termini [...]

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Si cita quotidianamente a più riprese Facebook, disquisendo dei suoi pregi ed i suoi difetti. Ma come è strutturato il social network più popoloso del pianeta? Qual è la sua organizzazione e struttura in termini di risorse umane?

Una risposta arriva dal “Diversity Report” che, oltre a elementi sulla [scarsa ad oggi] tutela delle “diversità” di genere, razza o tendenza sessuale, fornisce anche i dati sul totale della forza lavoro di Facebook con il dettaglio per livelli gerarchici e funzioni.

Il fatto più sorprendente rispetto a quanto ci si potrebbe attendere è lo scarso numero di tecnici in senso stretto. Elemento che non può non far riflettere su quanto siano invece rilevanti altri aspetti. I social non sono tecnologia, la tecnologia è “solo” un fattore abilitante.

Risorse Umane Facebook

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete abbonarvi per molto meno di un caffè al giorno [e se non vi piace disdire quando e come vi pare].

  • Panini Indigesti – Dal 10 marzo 2016 è in corso una serie di test con la vendita abbinata di Repubblica e de l’Espresso, a 2 euro in Sardegna, che ha fatto da apripista, e a 2 euro e mezzo in Friuli-Venezia Giulia, in Sicilia, in alcune zone della Puglia e a Modena. I risultati sono stati sensibilmente diversi da territorio a territorio e altalenanti nel tempo, ma un dato fa riflettere. A giugno la somma delle copie de l’Espresso vendute nude in edicola e di quelle vendute in abbinamento con Repubblica è risultata superiore del 48 per cento rispetto alle vendite del solo settimanale “nudo” registrate nei precedenti mesi di gennaio e di febbraio. Cdr chiede di incontrare i vertici del Gruppo sulla questione. Panini indigesti ai giornalisti.
  • C’è chi Sorride – L’Assemblea degli Azionisti di De Agostini ha approvato il Bilancio d’Esercizio al 31 dicembre 2015. In sintesi, a livello consolidato i ricavi netti sono di 5.060 milioni di euro, in crescita del 28% rispetto al 2014 [3.938 milioni di euro]; il margine operativo lordo – EBITDA –  è pari a 1.574 milioni di euro, in crescita del 45% rispetto al 2014 [1.087 milioni di euro]. Va evidenziato però che in specifico riferimento alle attività editoriali del gruppo i ricavi sono scesi del 13% circa a 676 milioni di Euro mentre sono le altre attività, a cominciare dal gaming, a generare un risultato positivo. Insomma, c’è chi sorride ma perchè ha diversificato le proprie attività.
  • I 5 migliori TED – I 5 migliori TED della storia secondo il suo fondatore Chris Anderson. Il capo della conferenza che ogni anno ospita sul palco di Vancouver importanti personaggi da tutto il mondo, ha risposto su Quora a una domanda posta da un utente. E ha così scritto la lista dei talk dai quali ha imparato di più: 1. David Deutsch: “Chemical Scum that dream of distant quasars”, l’intervento del fisico britannico David Deutsch del luglio del 2005; 2. Clay Shirky: “Institutions vs collaboration”, sempre del luglio 2005; 3. Nancy Etcoff: “Happiness and its surprises”, del febbraio 2004; Bryan Stevenson: “We need to talk about injustice”, del marzo 2012; 5. Steven Pinker – Rebecca Newberger Goldstein: “The long reach of reason”, febbraio del 2012. Quindi,  secondo Anderson la lista dei talk dai quali ha imparato di più è ferma a 4 anni fa. Prendere nota.
  • Brexit – David Davis, appena nominato Secretary of State for Leaving the European Union dal neo Premier inglese Theresa May, [di]mostra palesemente di NON conoscere le regole d’ingaggio tra stati membri dell’Unione Europea e quelli che non lo sono. Allegria!!!
  • I Numeri dell’Industria Radio-Televisiva Italiana – Secondo i dati di Confidustria, ripresi dal quotidiano di cui è proprietaria, i canali tv nazionali in onda sulle diverse piattaforme sono 413 e fanno capo a 110 editori nazionali e internazionali [ben 43]. Per quanto riguarda in particolare la raccolta pubblicitaria nazionale, nel 2015 è stata di 7.6 milioni di euro e ha perso, dal 2008, un quinto del suo valore. Se Atene piange, Sparta non ride.
  • Social Media Stars – Secondo uno studio condotto su 355 marketing specialists, prevalentemente del mercato anglosassone, le “social media stars” stanno diventando sempre più influenti nel celebrity marketing. Dall’indagine emerge infatti che dopo gli attori cinematografici sarebbero proprio le stelle dei social media a dominare la scena battendo musicisti, modelli e personalità del mondo dello sport. La scelta delle celebrità però il più delle volte si riduce a una ricerca per garantire che essi riflettano i valori fondamentali del marchio, con la ricerca che in genere si svolge manualmente sulle piattaforme e forum di social media. Rilevante anche il ruolo del word-of-mouth con molti di marketers e agenzie che si basano su raccomandazioni per individuare le celebrità e li scelgono sulla base di contatti personali e le connessioni in Rete. Artigianato 2.0, sigh!
  • Un Modello di Business per il Giornalismo del Futuro – Individuare un modello di business per il giornalismo del futuro è senza dubbio un’impresa. Il tema interessa senz’altro gli addetti ai lavori, ma dovrebbe interessare anche i lettori. Perché un giornalismo sostenibile che abbia i lettori al centro del proprio progetto e che produca contenuti di qualità è un buon giornalismo. Il resto è flusso tossico. Suggerimenti e riflessioni sul tema a partire dal “caso Wolf”.

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