DataMediaHub http://www.datamediahub.it L'informazione sui media come non l'avete mai vista Thu, 25 Aug 2016 10:00:12 +0000 it-IT hourly 1 63066005 The Information e il “subscription model” http://www.datamediahub.it/2016/08/25/the-information-subscription-model/ http://www.datamediahub.it/2016/08/25/the-information-subscription-model/#respond Thu, 25 Aug 2016 10:00:12 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=177233 Quanti lettori deve avere un giornale online per essere definito “di successo”? I giornali mainstream sia quelli “vecchi” (il New York Times o il Corsera per intenderci) sia quelli nativi digitali come BuzzFeed o Huffington [...]

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Quanti lettori deve avere un giornale online per essere definito “di successo”? I giornali mainstream sia quelli “vecchi” (il New York Times o il Corsera per intenderci) sia quelli nativi digitali come BuzzFeed o Huffington Post (perché sì, ormai mainstream lo sono a tutti gli effetti anche loro) inseguono giorno dopo giorno il più alto numero di utenti unici per massimizzare i ricavi pubblicitari ancorati saldamente sul concetto di quantità (e non di qualità).

Eppure ci sono siti che pur non facendo numeri enormi possono comunque definirsi di successo, o quantomeno di avere, per il momento, un loro equilibrio economico sostenibile (il ché di questi tempi è indubbiamente un grande successo). I siti che hanno adottato il sistema delle sottoscrizioni e degli abbonamenti rinunciando del tutto (o in gran parte) ai proventi della pubblicità propongono un modello diverso, un’altra scala di grandezza e metriche diverse.

Il caso di Mediapart è giustamente molto citato anche da noi (e immancabilmente viene da chiederci se quel modello possa essere replicabile anche in Italia). Ci sono poi progetti editoriali come Stratechery che fondato da un quasi totalmente sconosciuto analista Ben Thompson dopo un anno contava circa 2 mila abbonati che sborsavano 100 dollari l’anno per ricevere nella propria cartella di posta elettronica la sua rivista-newsletter.

Quindi 300 mila o 2 mila lettori possono essere pochi, pochissimi – pressoché un numero ridicolo – se confrontati con un determinato modello di business (pubblicità in base al numero di clic, grandi redazioni e strutture molto costose) oppure essere molti, moltissimi se confrontati con altri modelli (abbonamento, strutture relativamente piccole che crescono in maniera armonica con il progetto). Tutto dipende dal valore che concretamente i lettori danno a quello che leggono in quel giornale e dai costi che si sostengono per realizzarlo. Se l’intersezione dei due fattori è “sostenibile” i numeri sono relativi.

Tra i siti che hanno adottato un modello basato esclusivamente sugli abbonamenti c’è The Information fondato nel 2013 da Jessica Lessin, ex reporter del Wall Street Journal, che si occupa principalmente di temi legati alla tecnologia. La testata oggi ha una redazione di 18 persone, circa il doppio rispetto lo scorso anno, e ha dichiarato alla rivista Fortune di aver raggiunto un reddito netto positivo. Matthew Ingram ha intervistato Jessica Lessin proprio per Fortune in un articolo interessante da leggere perché la Lessin dice alcune cose molto interessanti che ribaltano alcuni punti fermi delle strategie delle grandi media company. Provo a mettere in evidenza alcuni punti:

Social media: «le media company hanno perso di vista la costruzione di rapporti con i propri utenti finali che li porta direttamente al tuo sito,preferendo affidarsi solo ai link sui social network sperando la gente ci clicchi sopra. Credo che gli editori su questo punto si stanno dando la zappa sui piedi. Le media company in generale sono troppo concentrate sull’essere dove sono i lettori invece di cercare di essere necessarie ai lettori tanto da indurli a essere loro a venirti a cercare». È una cosa che anche noi abbiamo scritto molte volte, i social media unicamente come canale distributivo servono relativamente se, anche attraverso di loro, non si costruisce un rapporto diretto con il lettore. Rapporto che ha un grande valore per il lettore, tra l’altro, e che quindi può convincerlo a fare “cose” per il giornale (ad esempio, senza girarci troppo intorno, sottoscrivere un abbonamento).

Strumenti: «la nostra crescita è dovuta sopratutto alla search “organica” e al passaparola, stiamo utilizzando fuori dai tradizionali canali di marketing, usiamo e-mail. Le piattaforme sociali hanno valore in queste strategie, ma è diverso dal mettere sempre più ingegneri su un progetto di instant article concentrando tutto il tempo e l’energia su questo». Come dire: la buona fruizione del sito è fondamentale ma non può assorbire tutto il lavoro a scapito di strumenti (anche quelli considerati “vecchi” come appunto passaparola e email) che creano un rapporto diretto con i lettori.

Contenuti: «Scrivere storie intelligenti, quelle che dicono ai lettori qualcosa che non conoscono già» che sì suona molto banale ma che in mondo dell’informazione dominato dall’idea di avere prima di tutto  quello che tutti glia altri hanno, è ancora una cosa da tenere bene a mente per conquistare lettori disposti a pagare quello che hai scritto.

The Information

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/08/25/chartamente-105/ http://www.datamediahub.it/2016/08/25/chartamente-105/#respond Thu, 25 Aug 2016 05:45:43 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=174643 La crisi dei giornali in una elaborazione del New York Times che ha aggregato i dati di vendita dei quotidiani, con l’andamento dal 2011 al 2016 e le proiezioni sino al 2020, in Giappone, Gran [...]

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La crisi dei giornali in una elaborazione del New York Times che ha aggregato i dati di vendita dei quotidiani, con l’andamento dal 2011 al 2016 e le proiezioni sino al 2020, in Giappone, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Spagna, Canada e Australia.

Non c’è molto da dire al riguardo se non che certamente una tale disaffezione al prodotto cartaceo non può essere imputabile esclusivamente alla Rete ed al digitale. È evidente che già da prima l’acquisto di un quotidiano era per molti semplicemente un’abitudine e come tale è stata progressivamente dimenticata. Amen!

Losing Readers

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Instagram: 1 miliardo di installazioni sul play store http://www.datamediahub.it/2016/08/24/instagram-1-miliardo-installazioni-sul-play-store/ http://www.datamediahub.it/2016/08/24/instagram-1-miliardo-installazioni-sul-play-store/#respond Wed, 24 Aug 2016 08:30:39 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=176616 Instagram taglia l’ennesimo traguardo importante. Il social fotografico di casa Facebook raggiunge il miliardo di installazioni sul play store. È la 19ma app a farlo e la quarta della “famiglia” di Facebook. Fresco di implementazione di [...]

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Instagram taglia l’ennesimo traguardo importante. Il social fotografico di casa Facebook raggiunge il miliardo di installazioni sul play store. È la 19ma app a farlo e la quarta della “famiglia” di Facebook.

Fresco di implementazione di Instagram Sories, che hanno preso  rapidamente quota, lasciando immaginare un futuro più complicato per Snapchat, Instagram scoppia di salute.

Per quanto altisonante, vale la pena precisare che si tratta di  un numero indicativo, in quanto non riferisce i download unici. Basti pensare che gli account instagram [da Android] sono praticamente circa la metà: 500 milioni. Allo stesso tempo è interessante e curioso notare che il numero complessivo di utenti Android è di 1,4 miliardi.
instagram 1 miliardo di download su play store
Il rapporto Instagram/Android sarebbe di circa 2/3 ma è sempre bene andarci coi piedi di piombo.

Se c’è un elemento su cui vale la pena porre attenzione è l’ennesima dimostrazione di forza da parte di Facebook. Su 19 app che hanno tagliato il traguardo del miliardo di download, 4 sono di Facebook: WhastApp, Messenger,  Instagram e la stessa Facebook. Si tratta di due app fatte in casa e due acquisizioni, a dimostrazione di una politica molto efficace sia dal punto di vista ingegneristico che di investimenti.

A giudicare dalle ultime implementazioni è plausibile immaginare che Facebook abbasserà i ritmi di allargamento della propria  costellazione di app sul mercato. L’obiettivo, abbastanza palese, sembra essere quello di cominciare ad accentrare le feature più interessanti. Meno app e più feature per un walled garden dalle pareti sempre più alte e sempre più solide.

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/08/24/chartamente-109/ http://www.datamediahub.it/2016/08/24/chartamente-109/#respond Wed, 24 Aug 2016 05:49:14 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=176881 La mappa dei tweet relativi al #Terremoto avvenuto nel Centro Italia [di]mostra come siano pochi i tweet che arrivano dalle zone colpite. Un motivo in più per non diffondere informazioni non verificate e condividere solo [...]

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La mappa dei tweet relativi al #Terremoto avvenuto nel Centro Italia [di]mostra come siano pochi i tweet che arrivano dalle zone colpite.

Un motivo in più per non diffondere informazioni non verificate e condividere solo notizie utili alla popolazione, senza sensazionalismi e riconoscendo i credits a chi fa un buon lavoro. Grazie.

Terremoto Map

Update:  Si specifica che per Trendsmap si tratta di dati basati sulle tendenze e non sui volumi di tweeting.

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Global Innovation Index 2016 http://www.datamediahub.it/2016/08/23/global-innovation-index-2016/ http://www.datamediahub.it/2016/08/23/global-innovation-index-2016/#respond Tue, 23 Aug 2016 08:30:11 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=174696 Si è insediato, come previsto, la scorsa settimana, il nuovo commissario di governo per il digitale e l’innovazione Diego Piacentini, che si prende due anni di permesso, di aspettativa, dall’incarico di Vice Presidente di Amazon per lavorare [...]

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Si è insediato, come previsto, la scorsa settimana, il nuovo commissario di governo per il digitale e l’innovazione Diego Piacentini, che si prende due anni di permesso, di aspettativa, dall’incarico di Vice Presidente di Amazon per lavorare “pro bono” al fine di supportare il Presidente del Consiglio nelle azioni strategiche in materia di innovazione tecnologica. A lui, come detto, vanno i miei personali auguri di buon lavoro per, finalmente, sviluppare un’area nella quale l’Italia accusa un ritardo grave con un gap rispetto alle altre nazioni davvero significativo, anche,  sotto questo profilo.

Al tempo stesso è stato pubblicato il Global Innovation Index 2016 Report, pubblicazione giunta alla sua nona edizione, realizzato in collaborazione tra loro da Cornell University, INSEAD, e the World Intellectual Property Organization. Il rapporto si compone di ben 451 pagine ed analizza i molti aspetti legati all’innovazione per 128 nazioni del nostro pianeta.

Nella top 10 dei Paesi presi in considerazione ben 8 sono in Europa con Svizzera, Svezia e Regno Unito nelle prime tre posizioni. L’Italia si colloca complessivamente al 29esimo posto alle spalle di Malta, Repubblica Ceca e Spagna. La mappa sottostante riassume la situazione con i tre best performer per continente.

Global Innovation Index

Per quanto riguarda specificatamente il nostro Paese, la situazione si comprende meglio, ovviamente, entrando nel dettaglio dei punteggi delle singole aree ed i singoli aspetti che determinano il punteggio globale assegnato ad ogni singola nazione.

Se si escludono le infrastrutture, nelle quali ci piazziamo al 18° posto, emerge con chiarezza quali sono le debolezze del Belpaese, anche, sotto questo profilo. Nell’istruzione ci collochiamo al 80° posto per investimenti [con buona pace, ahimè, della #buonascuola]. L’ambiente politico, in termini dell’efficacia dell’azione governativa, ci vede al 48° posto. Negli investimenti dall’etero sprofondiamo addirittura al 111° posto della classifica e, per concludere in bellezza [si fa per dire], come produttività siamo al 97° posto con i “knowledge workers” in 44esima posizione.

La scheda sottostante riepiloga tutte le voci prese in considerazione e i punteggi per ciascuna di queste. Un panorama che definire desolante è davvero un eufemismo, purtroppo. Italy

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/08/23/chartamente-108/ http://www.datamediahub.it/2016/08/23/chartamente-108/#respond Tue, 23 Aug 2016 05:45:35 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=176512 Ieri abbiamo pubblicato i dati del monitoraggio su stampa e Web per le Olimpiadi 2016 di 14mila testate italiane [testate stampa, maggiori siti web di attualità e principali emittenti radio-televisive italiane] mentre gli amici di LSDI hanno [...]

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Ieri abbiamo pubblicato i dati del monitoraggio su stampa e Web per le Olimpiadi 2016 di 14mila testate italiane [testate stampa, maggiori siti web di attualità e principali emittenti radio-televisive italiane] mentre gli amici di LSDI hanno prodotto un’interessante sintesi su sperimentazioni e nuove modalità di interazione con i lettori da parte dei principali media internazionali durante Rio 2016.

Chiudiamo il cerchio oggi con i dati sulle ricerche fatte in Rete e sulle conversazioni sui social relativamente ai giochi olimpici.

Secondo i dati del monitoraggio effettuato da Socialbaker, le tre squadre con il maggior numero di mention su Twitter sono state USA, Brasile e, forse un po’ a sorpresa, India. Molto più indietro l’Italia con qualche picco di entusiasmo, diciamo, in occasione della gara di tuffi del 14/08 con il bronzo della Cagnotto e, ovviamente, il 21/08 per la finale di pallavolo.

In buona parte diverso l’engagement generato dai diversi team olimpici. Se infatti sono sempre gli Stati Uniti a dominare la scena si ridimensiona il Brasile che viene scavalcato dal Regno Unito. Seguono nella top 5 Canada e Spagna. Si noti come Instagram superi sempre Twitter come interazioni, come coinvolgimento, tranne che per gli spagnoli, e gli USA dove quasi pareggia Facebook. Interessante indicatore dell’effettivo utilizzo dei tre social presi in considerazione.

Olimpiadi Social

Molti i dati forniti da Google sulle ricerche effettuate. Si parte con una mappa che visualizza  quale l’interesse prevalente, quale lo sport più popolare, almeno in termini di ricerche, per ciascuna nazione durante i Giochi Olimpici del 2016 a Rio. Interesse che per quanto riguarda il nostro Paese è stato prevalentemente per il nuoto come conferma anche un’altra elaborazione prodotta sempre da Google che permette di visualizzare il dettaglio per ciascun Paese e, volendo, di mettere a confronto le diverse nazioni.

È interessante notare come alcuni sport generalmente più popolari, come pallacanestro, ciclismo ed, ovviamente, calcio siano stati battuti da altri che normalmente non riscuotono l’interesse di ampie porzioni di italiani. Interesse che peraltro non ricalca nemmeno il medagliere come, uno per tutti, mostrano i dati sul tiro.

Italy Olimpics

Infine, è sempre Google a fornire il dettaglio dei dati nel “gender divide” per disciplina olimpionica. I dati sulle ricerche di atleti maschi vs atlete di sesso femminile per sport dicono molto, secondo me, sulla percezione generale di ciascuna disciplina sportiva, con alcune conferme, come la ginnastica artistica, ma anche alcune sorprese, come nel caso delle gare di bmx.

Olimpic Gender Divide

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Il Cancro dell’Editoria http://www.datamediahub.it/2016/08/22/il-cancro-delleditoria/ http://www.datamediahub.it/2016/08/22/il-cancro-delleditoria/#comments Mon, 22 Aug 2016 08:30:17 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=175981 Ieri assieme a «Il Manifesto» vi era un supplemento, uno speciale di 8 pagine dedicato all’editoria realizzato dal nostro gruppo di lavoro. Si tratta del primo di una serie di prodotti editoriali che nel corso [...]

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Ieri assieme a «Il Manifesto» vi era un supplemento, uno speciale di 8 pagine dedicato all’editoria realizzato dal nostro gruppo di lavoro. Si tratta del primo di una serie di prodotti editoriali che nel corso del tempo andremo a realizzare in collaborazione con il quotidiano che proprio di recente ha annunciato la fine della liquidazione coatta amministrativa.

Lo speciale ha avuto un buon riscontro [GRAZIE!], portando molti addetti ai lavori ad acquistare un giornale che normalmente non rientra nelle loro abitudini. È anche questo motivo di gioia da parte di noi tutti e conferma, se vogliamo vederla sotto questa prospettiva, che il content marketing funziona.  Se per caso vi fosse sfuggito, poteste scaricare quotidiano e supplemento da qui.

Fine Corsa dell'Editoria

Come anticipavo ieri, ho una storia da raccontarvi. Riguarda l’inserto [ma non solo ovviamente] e, al di là di quello che abbiamo scritto nello speciale, dice molto sui problemi dell’editoria nel nostro Paese.

Essendo, ovviamente, a conoscenza dell’uscita dello speciale, con qualche giorno di anticipo mi sono recato presso l’edicola dove abitualmente acquisto i giornali con l’intenzione di “prenotare” una dozzina di copie da omaggiare ad amici e clienti. Il giornalaio, come avevo immaginato conoscendo il problema, mi ha detto che non era possibile che a lui vengono inviate di routine due copie e che anche se avesse fatto richiesta non gli avrebbero inviato un maggior numero di copie rispetto a quanto avviene di solito.

Molto spesso quando  mi trovo a dover spiegare come funziona un edicola utilizzo la metafora del piccolo dettagliante alimentare, esemplificando che le edicole sono nella triste situazione, come metafora, di vendere quotidianamente 10 pacchi di pasta della marca X ed 1 della marca Y ma invece di ricevere molto spesso, se non sempre, 10 pacchi della marca Y e solo 1 della marca X con micro rotture di stock che sono un danno per tutta la filiera editoriale.

I distributori locali guadagnano, anche, su quanto trasportano e sulla lavorazione delle rese, non sono dunque legati esclusivamente alle vendite come invece è il caso di editori, che però, come sappiamo, hanno ricavi significativi – seppur calanti, come noto – anche dalla vendita di spazi pubblicitari, e edicolanti, che invece vivono solo di quello. Non è un caso che l’Italia abbia un’incidenza doppia dei resi rispetto alla Francia, ad esempio.

L’anello debole della catena non sono le edicole, come pensano anche alcuni editori che non perdono occasione per chiedere a gran voce la liberalizzazione della vendita dei giornali, credendo erroneamente che questo possa essere un modo per vendere di più, bensì i distributori locali baroni feudatari inamovibili, padroni della loro zona di competenza ed arroccati sulla loro incompetenza, despoti buzzurri di antica memoria che spadroneggiano nei confronti delle imprese editoriali e taccheggiano gli edicolanti impedendo qualsiasi armonizzazione, qualunque comunicazione tra editori e giornalai.

 Con la riforma dell’editoria che dovrebbe, finalmente, essere approvata alla ripresa, intervenire, a partire dall’informatizzazione delle edicole, che attendiamo venga implementata da ben 4 anni, su questo aspetto, oltre ad una serie di vantaggi non trascurabili,  consentirebbe un recupero di efficienza contributiva stimabile in almeno dieci punti percentuali che per molti editori potrebbe fare la differenza tra l’attuale rosso di bilancio ed una positività che, tra le altre cose, permetterebbe di guardare con maggior serenità al digitale consentendo di investirvi quanto utile e necessario invece di “navigare a vista” come di fatto avviene.

Con mediamente il 90% delle revenues che, di fatto, derivano ancora dal prodotto cartaceo, credo che quanto sin qui evidenziato sia uno dei nodi che è possibile scogliere senza troppe difficoltà, volendo, e che costituirebbero una base più che interessante di recupero di marginalità.

I distributori locali sono il cancro dell’editoria, da estirpare, da bypassare, disintermendiando l’intermediazione, come si suol dire. L’azione governativa in  corso non può non tenerne conto se vuole fare una riforma efficace.

Distribuzione Filiera Editoriale

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/08/22/chartamente-106/ http://www.datamediahub.it/2016/08/22/chartamente-106/#comments Mon, 22 Aug 2016 05:45:32 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=175202 Dopo la sospensione nelle due settimane centrali di agosto, riprende regolarmente con oggi questa rubrica quotidiana con una chart, un grafico, ogni giorno di prima mattina, per fare il punto, grazie ai dati, su media, [...]

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Dopo la sospensione nelle due settimane centrali di agosto, riprende regolarmente con oggi questa rubrica quotidiana con una chart, un grafico, ogni giorno di prima mattina, per fare il punto, grazie ai dati, su media, giornalismi e comunicazione.

Si sono concluse ieri le Olimpiadi 2016. Ma quel è stato l’impatto mediatico nel nostro Paese dell’evento e delle discipline praticate durante i giochi olimpionici?

Una risposta arriva da l’Eco della Stampa, storica agenzia stampa, che ha pubblicato i dati del monitoraggio su stampa e Web al riguardo  monitorando 14mila testate italiane [testate stampa, maggiori siti web di attualità e principali emittenti radio-televisive italiane].

La medaglia d’oro dell’atleta italiana preferita dai media va a Federica Pellegrini: tra l’1 e il 16 di agosto sulla portabandiera azzurra sono stati pubblicati ben 1.023 articoli, tra anticipazioni della cerimonia d’apertura, attese del pre-gara e commenti successivi. Sul secondo gradino del podio tra gli sportivi azzurri protagonisti su quotidiani e siti web c’è Tania Cagnotto, con 682 pezzi dedicati alle due medaglie vinte e al prossimo ritiro della tuffatrice. Il bronzo dell’attenzione mediatica rimane ancora in piscina con il trionfatore della 1.500 metri stile libero, Gregorio Paltrinieri, che si aggiudica 595 articoli.

Ma, è davvero il caso di dirlo, non tutto è oro quel che luccica. Infatti, Calcio-Olimpiadi: 10 a 1. Alle Olimpiadi sono stati dedicati complessivamente 19.170 articoli dal 1 gennaio al 16 agosto 2016, con un interesse crescente nel tempo: partendo dai 943 articoli di gennaio, si è arrivati al prevedibile boom di agosto, con 6.896 pezzi pubblicati solo nella prima metà del mese. Radio e tv hanno dedicato ai Giochi di Rio circa 340 ore di trasmissioni. Un’attenzione elevata, ma che non si avvicina neanche lontanamente a quella riservata dai media al calcio durante l’anno. Lo sport più seguito in Italia, infatti, ha fatto rilevare solo da gennaio a luglio oltre 195.000 articoli dedicati – circa dieci volte il numero di quelli relativi alle Olimpiadi – e quasi 4.300 ore di trasmissioni radio e TV.

Finita “la sbronza” delle olimpiadi è iniziato questo fine settimana il campionato di serie A 2016/17, in caso di dubbi su quali siano le priorità basta un’occhiata alle prime pagine dei quotidiani sportivi di oggi. Si riparte

Olimpiadi-vs-Calcio

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Post-it http://www.datamediahub.it/2016/08/19/post-it-147/ http://www.datamediahub.it/2016/08/19/post-it-147/#respond Fri, 19 Aug 2016 05:45:11 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=174987 Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete [...]

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete abbonarvi per molto meno di un caffè al giorno [e se non vi piace disdire quando e come vi pare].

  • Twitter – La piattaforma di microblogging da 140 caratteri fa un resoconto della sua lotta alla diffusione di messaggi terroristici e afferma di aver sospeso ben 235mila account da febbraio 2016 ad oggi per un totale di 360mila account cancellati dalla metà del 2015 in poi.  Contemporaneamente annuncia di aver reso disponibili nuovi filtri che consentono di limitare le notifiche e filtrare “contenuti di bassa qualità”. Tutto questo a pochi giorni di distanza da quando BuzzFeed aveva accusato Twitter di non fare abbastanza per salvaguardare le persone da molestie e insulti sul social. Accuse alle quali era stata promessa una risposta degna di questo nome in breve tempo. Si chiude il cerchio. Avanti la prossima.
  • NYT Now – NYT Now, applicazione del NYTimes lanciata nel 2014, smetterà di essere aggiornata da fine agosto. Ufficialmente si giustifica la decisione con il fatto che molte funzionalità dell’app ora sono parte integrante di quella principale ma vedendo i numeri degli utenti è evidente che gli obiettivi che il quotidiano si era prefissato al lancio non sono stati raggiunti. Non è la prima volta che questo succede. Infatti già in precedenza era stata dismessa l’app NYT Opinion per lo scarso interesse dimostrato dalle persone. Fail fast, fail often.
  • Facebook – Unity Technologies , la più grande piattaforma di sviluppo globale per la creazione di giochi 2D, 3D, VR e AR, e Facebook stanno lavorando insieme per espandere la serie di strumenti e servizi per gli sviluppatori di giochi di Facebook e dare agli sviluppatori Unity nuovi modi per raggiungere e coinvolgere i milioni di giocatori su Facebook. Come estensione del rapporto esistente, Unity integrerà il supporto per la piattaforma di Facebook, tra cui una nuovissima piattaforma di gioco PC attualmente in fase di sviluppo. Per avere un’idea di come potrebbe essere la piattaforma di gioco da desktop in via di sviluppo si può guardare questo video. Un chiaro tentativo di recuperare revenues anche in questo campo dopo che molti videogamers hanno migrato verso altre piattaforme e app per mobile.
  • Strumenti – Puroperiodismo [giornalismo puro] pubblica una lista di strumenti di lavoro per i giornalisti. Si va da quello per la trascrizione degli audio a quello per creare immagini e video interattivi passando per estrazione e visualizzazione dei dati, e molto altro ancora.  Al tempo stesso ProPublica rende disponibili tutti i materiali utilizzati per il master in data journalism tenuto a a giugno. Sono disponibili slide, esercitazioni e tutorial. Una ricchezza di risorse davvero preziosa. Da studiare ed usare.
  • Sullo Stato del Giornalismo – Una lezione di Raffaele Fiengo, professore a contratto Unipd e consigliere nazionale e membro dell’Osservatorio sulla professione giornalistica Fnsi, in cui racconta attraverso lo studio e la presentazione di una serie di esempi “virtuosi” la fenomenologia del cambiamento in atto nel mondo del giornalismo “globale” dovuta solo in parte all’avvento della rivoluzione digitale e alla diffusione dei media online. Tra le altre cose Fiengo afferma che: “L’impresa giornalistica non è che sta subendo una trasformazione l’ha già subita ed è stata trasformata prevalentemente in un’impresa di comunicazione” riferendosi a brand journalism e native advertising. Non condivido quanto viene detto ma resta comunque interessante.
  • Verticalizzazione e Specializzazione – Gli editori “reagiscono” ai cambiamenti del news feed di Facebook affidandosi alla verticalizzazione ed alla specializzazione. Sono infatti sempre più i publisher che scelgono di creare nuove fanpage verticali, dedicate ad uno specifico argomento a cominciare, ancora una volta, da BuzzFeed che addirittura ne ha aperte ben 90 diverse. Un scelta che meno di un anno fa HubSpot aveva inserito nell’elenco delle 13 cose da non fare su Facebook ma che invece ora pare funzionare. Alle porte del 2017 i publisher scoprono la segmentazione. Meglio tardi che mai.
  • Antò Fa Caldo – Sono certo che la maggior parte di noi ricorda lo spot di una marca di tè pronto da bere, che ha colpito per il mix di ironia e sex appeal [in caso potete vederlo qui]. Purtroppo non bastano neppure le temperature, che di fatto in questi giorni non sono neppure particolarmente elevate, a giustificare la diffusione di “notizie estive”. È il caso di quanto diffuso da Adnkronos che riportando una sedicente ricerca parla di 2 milioni di italiani che “simulano” vacanze con selfie taroccati. Dinamiche ben illustrate nel libro di Luca Sofri uscito circa un anno ricco di esempi in tal senso quali il caso del Cenispes, Centro Italiano di Studi Politici Sociali ed Economici, del quale non vi è assolutamente traccia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quotidiani come fonte sulle spese degli italiani per San Valentino ed in diverse altre sedicenti ricerche sui comportamenti della popolazione. Antò fa caldo…
  • Special Bonus – Un motivo per andare in edicola. Domenica 21/8 ci sarà in allegato a il Manifesto un supplemento, uno speciale di 8 pagine – realizzato dal gruppo di lavoro di DataMediaHub  – dedicato all’analisi dei principali gruppi editoriali, con i dati aggiornati alle semestrali 2016, tantissime infografiche realizzate ad hoc e la copertina con i disegni di Massimo Gentile. Save the date and run to the nearest newsstand!!!

 

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Essential Digital Marketing Tools 2016 http://www.datamediahub.it/2016/08/18/essential-digital-marketing-tools-2016/ http://www.datamediahub.it/2016/08/18/essential-digital-marketing-tools-2016/#respond Thu, 18 Aug 2016 06:00:12 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=173885 Di liste, più o meno corpose e, altrettanto, più o meno valide, di tools, di strumenti per l’analisi e la gestione operativa delle azioni di digital marketing è piena la Rete, come confermano i 10.5 [...]

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Di liste, più o meno corpose e, altrettanto, più o meno valide, di tools, di strumenti per l’analisi e la gestione operativa delle azioni di digital marketing è piena la Rete, come confermano i 10.5 milioni di risultati che Google restituisce in 0.55 secondi digitando “digital marketing tools”, ma la guida realizzata da Smart Insight vale assolutamente la pena di essere scaricata [richiede registrazione], e usata.

150 strumenti – gratuiti, freemium e/o a pagamento – per la comprensione del pubblico di riferimento e la gestione del marketing digitale per 30 categorie diverse di tutto il ciclo di vita completo dei clienti dall’acquisizione alla conversione per arrivare al mantenimento dei clienti [e dei prospect] con 5 strumenti in ogni categoria classificati in ordine di valore, ne fanno un “must have” per chi fa questo di mestiere.

Tools che, come mostra l’infografica sottostante, sono divisi concettualmente in 4 aree: Reach, Act, Convert ed Engage, a loro volta suddivise in aree specifiche di bisogno. Buon lavoro!

Reach Act Convert Engage

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