DataMediaHub http://www.datamediahub.it L'informazione sui media come non l'avete mai vista Fri, 06 May 2016 09:27:26 +0000 it-IT hourly 1 Post-it http://www.datamediahub.it/2016/05/06/post-it-132/ http://www.datamediahub.it/2016/05/06/post-it-132/#respond Fri, 06 May 2016 05:45:35 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=143556 Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete [...]

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete abbonarvi a con­di­zioni straordinariamente favorevoli.

  • Linkedin & Publishers – Il sempre più indissolubile legame tra social e news potrebbe avere un nuovo player: LinkedIn. Secondo quanto riportato infatti, il social network avrebbe iniziato i primi contatti con alcuni editori per verificare la loro disponibilità ad aderire alla propria versione di Instant Articles. L’iniziativa, se finalizzata, potrebbe essere di grande interesse in particolare per le testate specializzate ma, ovviamente, non solo. Forse sarebbe, finalmente, ora di tornare ai basic, alle “4P” del marketing per capire che place, la distribuzione, è un altra cosa rispetto ai tanti errori di utilizzo dei social da parte dell’informazione.
  • Tempo al Tempo – Bisogna aspettare ancora per sapere quale sarà il destino del Tempo: il tribunale fallimentare di Roma ha fissato per mercoledì prossimo la scadenza per presentare le offerte irrevocabili di acquisto del quotidiano romano. Prezzo di partenza 12.5 milioni [parametrato sull’unica offerta finora pervenuta, quella degli Angelucci, editori di Libero]. Rilancio minimo del 5%, «non obbligatorio in caso di offerta unica». Nella cessione del ramo d’ azienda sono ricompresi anche 15 giornalisti [su una trentina totale], «da individuarsi attraverso trattative sindacali»[via]. Se, come è probabile, andasse in porto l’offerta degli Angelucci, dopo “Stampubblica” avremo il polo del trash giornalistico. Allegria!
  • Lügenpresse  – Stampa bugiarda è la sentenza che emerge dal sondaggio sulla credibilità dei media tedeschi. Il 60% è convinto che i media eliminino le notizie che ritengono indesiderate. Il 55% è convinto che giornali e tv appoggino il governo e le grandi imprese, trascurando l’ interesse dei cittadini. Solo il 27% crede che i giornalisti informino volutamente in modo sbagliato, ma il 65% ritiene che non siano liberi di scrivere come vorrebbero. Finchè i lettori, le persone, non verranno davvero messi al centro degli interessi dei media, il loro destino è inesorabilmente segnato.
  • Come Internet Sta Privatizzando i Diritti Umani – Ormai 6 anni fa riportai come emblematico il caso di un’azienda inglese per il com­mer­cio di video­gio­chi entrata in pos­sesso di 7.500 anime di altret­tanti suoi clienti online che non avevano letto una clausola, inserita ad hoc, del contratto. Nell’era delle infrastrutture digitali, i diritti umani che si manifestano mediante questi dati stanno venendo di fatto privatizzati. Questa tendenza piuttosto sinistra si consuma grazie, principalmente, a tre fattori che Taylor, esperta di privacy e internet governance, definisce “Illusioni”, oltre che ovviamente alla inconscia complcità delle istituzioni che spesso non hanno le competenze e l’interesse per configurare una normazione ben definita sull’argomento. Se oggi avete il tempo di leggere un solo articolo, leggete questo.
  • I Linguaggi della Rete – Oggi alle 9, anche in live streaming, “I linguaggi della rete: scrivere in italiano sul web, comprendere la transizione anche grazie ad un rinnovato uso della lingua italiana”. Assieme al Presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini e al Presidente dell’Odg della Toscana Carlo Bartoli, parteciperanno al laboratorio: Simona Panseri di Google, Frieda Brioschi di Wikipedia, Daniele Chieffi di Eni e Giovanni Boccia Artieri, professore ordinario di sociologia dei media digitali e Internet studies. Da seguire.
  • Il Lavoro si Trova su Twitter – Twitter invita le aziende di tutta Europa a partecipare, il 19 maggio, alla #JobFair, l’evento online che le metterà in contatto con i candidati alla ricerca di un nuovo impiego e che creerà per loro una straordinaria occasione di networking. Durante la giornata, le aziende di tutta europa Twitteranno le proprie offerte di lavoro per trovare in tempo reale i candidati più in linea con le posizioni aperte. Le aziende o le agenzie di selezione che stanno cercando talenti per le proprie posizioni aperte, potranno anche segnalare nei propri Tweet il settore di pertinenza [#Marketing, #Vendite o #Finanza] e/o il luogo/località di lavoro. Buona fortuna.
  • Audiweb Immobile – C’è una cosa della quale non parla nessuno se non in tavoli molto riservati. Audiweb non traccia utenti in app di Facebook per nessuno. Quindi tutto il traffico che arriva da Facebook via mobile [visto che tutti usano la app] NON è conteggiato sia come utenti unici che pagine viste. Internet è sempre più mobile e Audiweb invece è immobile. Sigh! Update [11.20]: Sono stato contattato telefonicamente da Audiweb che mi ha garantito personalmente che vi è un tavolo tecnico sulla questione e che contano di risolvere il problema in tempi brevi. Sul tema era già intervenuto Marco Muraglia, neo presidente di Audiweb, affermando che “I lettori dei contenuti editoriali distribuiti via Facebook Instant Articles al momento non sono ancora assegnati da Audiweb alla rispettiva testata in quanto i consumi via APPs, coerentemente all’impianto metodologico in essere, sono attribuiti al titolare dell’applicazione”. Lo stesso ovviamente avviene anche per il traffico che arriva da Facebook via app/mobile come sopra riportato.

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Otto link per trovare cose interessanti su innovazione, media e tecnologia http://www.datamediahub.it/2016/05/05/143194/ http://www.datamediahub.it/2016/05/05/143194/#respond Thu, 05 May 2016 08:30:25 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=143194 Dove trovare contenuti interessanti? È uno dei problemi da affrontare quotidianamente per chi fa informazione o cura dei contenuti, ci sono ovviamente molti siti, strumenti e tecniche per trovare fonti interessanti, ci sono però alcuni [...]

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Dove trovare contenuti interessanti? È uno dei problemi da affrontare quotidianamente per chi fa informazione o cura dei contenuti, ci sono ovviamente molti siti, strumenti e tecniche per trovare fonti interessanti, ci sono però alcuni “luoghi” che utilizziamo quotidianamente come punto di partenza per le nostre esplorazioni. Probabilmente ognuno ha una propria selezione di “posti sicuri”, un numero relativamente ristretto di fonti,  alla quale affidarsi per avere un punto di riferimento: qui segnalo volentieri la mia relativamente alle tematiche che professionalmente copro maggiormente: media, innovazione e tecnologia.

 

1. Quartz Daily Brief

EU Turkey deal Trump is the GOP nominee whale removal leliosimi gmail.com Gmail

 

È la rassegna stampa in forma di newsletter di Quartz, il giornale economico di Atlantic Media. Ne abbiamo parlato spesso anche qui, un po’ di tempo fa, e più recentemente ne ho parlato lungamente al mio workshop sulle newsletter al Festival internazionale del giornalismo di Perugia. Una delle migliori rassegne stampa in circolazione su temi di economia e innovazione.

2. Redef

Tyranny in America, Morality on Campus, Science of Fat, Fintech, Internet Economy... 05-03-2016 Edition of @MediaREDEF 2016-05-04 20-01-21

Anche Redef nasce come newsletter, fondata e curata da Jason Hirschhorn (ex co-presidente di MySpace) che intorno a questo progetto è riuscito anche ha raccogliere 2,25 milioni di dollari in finanziamenti. La newsletter propone quotidianamente un’ottima selezione di una ventina di articoli, ma oltre a questa oggi Redef è anche un sito anche con articoli originali. Una sezione particolarmente interessante è il Live Mix, una lista continuamente aggiornata e molto ben curata di articoli su diverse tematiche (quelle che personalmente seguo sono Media e Tech).

3. Pocket (sezione “raccomandati”)

Pocket- Raccomandati 2016-05-04 19-49-12

In realtà Pocket è conosciuta soprattutto come piattaforma per il bookmarklet, ovvero per salvare e leggere articoli archiviare in un unico luogo (la piattaforma precedentemente si chiamava infatti “Red It Later”). Pocket però ha anche una sezione di “raccomandati” cioè di articoli che vengono segnalati in base ai contenuti che salviamo sulla piattaforma e alle segnalazioni degli altri utenti che possiamo seguire. Personalmente la trovo una delle fonti più funzionali per trovare contenuti interessanti, tra l’altro aggiornata in continuazione.

4. Digg

Digg What the Internet is talking about right now

In realtà Digg non ha bisogno di presentazioni, è un notissimo aggregatore con alle spalle più di un decennio di onesta attività, anche se nel tempo ha subito diversi cambiamenti e implementato funzionalità. Oggi la sua selezione di notizie del giorno in homepage e le selezioni tematiche, ad esempio quella dedicata alla tecnologia, sono sempre fonte di scoperte di articoli interessanti.

5. NextDraft

Outlook.com leliosimi msn.com

È una notissima newsletter quotidiana curata dal’angel investor David Pell. La struttura fissa, divisa immancabilmente in dieci sezioni (che possono avere uno o più paragrafi) che segnalano una ventina di link e uno stile molto personale di scrittura fanno di NextDraft una lettura quasi obbligata.

6. 7 things to read this weekend

7 Stories to read today 05.02.2016

È una newsletter curata da Om Malik (il fondatore di GigaOm il sito, oggi chiuso, di tecnologia che si è fatto molto apprezzare per la qualità dei suoi contenuti), lanciata recentemente utilizza la piattaforma TinyLetter caratterizzata per il layout minimalista. E in effetti la newsletter è davvero molto essenziale: sette articoli segnalati poche righe per presentarli ma consigli di lettura sempre azzeccatissimi e originali.

7. NightReview

-NightReview

Un sito (in italiano) con una selezione di articoli longform su argomenti spaziano molto ma con molta attenzione a innovazione e media e una newsletter settimanale inviata il venerdì sera da leggere esclusivamente via email. Otto-dieci segnalazioni di articoli qualche riga per presentarli ma quasi sempre ti viene voglia di leggerli subito.

8. Wolf

Wolf. 43 Wolf. BETA

Per ultimo mi permetto di segnalare progetto nel quale sono coinvolto direttamente, così come DataMediaHub, visto che sono tra i fondatori: Wolf la newsletter per i professionisti della comunicazione 8 (a pagamento) che dal martedì al giovedì segnala link interessanti con il post-it curato da Pier Luca Santoro e propone analisi e approfondimenti su media e giornalismo.

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/05/05/chartamente-55/ http://www.datamediahub.it/2016/05/05/chartamente-55/#respond Thu, 05 May 2016 05:45:49 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=143256 World Leaders on YouTube fornisce i dati, al marzo 2016, su come i leader politici mondiali, governi ed istituzioni comunicano sui social media approfondendo in maniera specifica quali canali hanno il maggior numero di sottoscrittori, [...]

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World Leaders on YouTube fornisce i dati, al marzo 2016, su come i leader politici mondiali, governi ed istituzioni comunicano sui social media approfondendo in maniera specifica quali canali hanno il maggior numero di sottoscrittori, quali i più visti, il maggior numero di interazioni [date dalla somma di commenti, mi piace e non piace] e quali siano i leader più efficaci complessivamente su quello che di fatto è il secondo motore di ricerca più importante al mondo con un  miliardo di utenti attivi mensilmente e 500 ore di video caricati ogni minuto sulla piattaforma.

YouTube è l’unico social ad avere anche il tasto “non mi piace”e complessivamente sono stati collezionati 1.7 milioni di dislike da parte dei 340 account presi in considerazione dall’analisi. Abbiamo preso l’elenco dei 10 top meno piaciuti ed analizzato il dettaglio. Se in cima alla classifica è saldamente in testa la Casa Bianca [che però raccoglie anche complessivamente 1.65 milioni di mi piace] segue Enrique Peña Nieto, Presidente del Messico. Il conflitto in Ucraina arriva naturalmente anche sulla piattaforma video-social e sia il Governo Ucraino che il suo Presidente hanno posto nella top ten in negativo.

Nonostante, dopo Barack Obama, Matteo Renzi sia stato il secondo leader politico a postare un video sulla piattaforma, nel novembre 2006 quando era ancora Sindaco di Firenze, anche l’account di Palazzo Chigi è all’interno della classifica dei meno piaciuti con oltre 25mila “non mi piace”. Un risultato ottenuto in particolare grazie alla clip sulla “buona scuola”, pubblicato circa un anno fa, che da sola colleziona oltre 18mila giudizi negativi contro i meno di duemila like. Un chiaro segnale del disappunto nonostante i commenti siano stati disabilitati sul video in questione.

Impossibile non rilevare infine come a fronte di una presenza quotidiana su YouTube, con video caricati praticamente ogni giorno, le clip di Palazzo Chigi dell’ultimo mese non superino quasi mai le mille visualizzazioni. Evidentemente le persone “on demand” preferiscono guardare altro che non sia quello che gli è già stato ampiamente somministrato sui canali televisivi. Fossi nello staff che si occupa della comunicazione del Premier e del Governo ci rifletterei sulla questione.

Leader Mondiali Dislike YouTube

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Per monetizzare gli articoli arriva il plug-in di Blendle. Basterà? http://www.datamediahub.it/2016/05/04/monetizzare-gli-articoli-arriva-plug-blendle-bastera/ http://www.datamediahub.it/2016/05/04/monetizzare-gli-articoli-arriva-plug-blendle-bastera/#respond Wed, 04 May 2016 09:08:14 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=143007 Capita, fortunatamente, di trovare degli articoli di approfondimento, che chiariscono o arricchiscono la nostra conoscenza. Riservare a questi solo una condivisione non ti sembra un po’ poco per il lavoro che richiedono? Per queste casistiche [...]

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Capita, fortunatamente, di trovare degli articoli di approfondimento, che chiariscono o arricchiscono la nostra conoscenza.
Riservare a questi solo una condivisione non ti sembra un po’ poco per il lavoro che richiedono?

Per queste casistiche esiste Blendle, una piattaforma di giornalismo di qualità.
Una sorta di luogo virtuoso in cui incontrare solo e soltanto contenuti di alta levatura, che incontrino i nostri interessi, scevri del buzz e dei contenuti più frivoli che sembrano essere diventati un must per la sostenibilità degli editori, specialmente sul web.
Nonostante l’accezione elitaria del progetto, Blendle si contraddistingue per essere aperto e partecipativo, consentendo ai giornalisti di partecipare coi propri contenuti e incontrare interesse e guadagni.
Sì, giornalismo e guadagni, un connubio logico che invece nell’ultmo periodo sembra essere diventata un’opzione.
Fare giornalismo di qualità con Blendle corrisponde a monetizzare l’attività, sulla base di un premio conferito dai lettori.
Il lettore legge, apprezza, paga. Nulla di più lineare, per quanto sembri non essere più scontato nel contesto attuale.
Tutto si rende più semplice con l’implementazione di un plug-in per wordpress, che democratizzerà l’accesso a questa piattaforma, con tutti i vantaggi che ne conseguono.
Certo, vedremo aumentare in modo esponenziale le persone che riterranno degne di un obolo i propri contenuti, ma questo non dovrebbe corrispondere a un’invasione. Saranno pur sempre i lettori a decidere nel merito.
Basterà apporre il pulsante di Blendle ai margine del proprio articolo per consentirne l’acquisto.
I giornalisti freelance, in particolare, potranno continuare a pubblicare gli articoli all’interno dei propri spazi, riservandosi la possibilità di “venderne” la lettura con un semplice click.
L’operazione opera alla disintermediazione, consentendo ai giornalisti di trovare un contatto e una remunerazione diretta coi lettori, senza passare dagli editori. Una buona occasione anche per i blogger, specie se – caso non raro ma neanche comune – si parla di penne particolarmente raffinate.
Si prevede a medio termine anche il lancio di un sistema di abbonamenti.
Per ottenere il plug-in sarà necessario iscriversi a Reporters Online e poi seguire una procedura di installazione, per il momento non ancora esattamente immediata ma comunque gestibile.
Il plug-in consente due opzioni: abilitare il pagamento con il pulsante blendle o inviarlo direttamente al sito dello stesso.
blendle options
La seconda opzione, probabilmente, si presta più alle necessità di chi non dispone propriamente di un pubblico nutrito e cerca di ampliare il proprio bacino di lettori.
Dalle faq ufficiali si legge che non sarà possibile stabilire un prezzo a scelta, ma solo per il momento.
Il prezzo previsto, al momento, è di 0,30€ per articoli brevi (meno di 550 parole) e 0,69€ per articoli lunghi.
Intendiamoci, non esiste articolo che sia degno di un costo unitario così basso, ma nel contesto digitale attuale e con le possibilità di propagazione conferite dai social media, un buon articolo può arrivare ad ottenere cifre interessanti.
Resta inteso che i contenuti senza testo non avranno alcun prezzo.

Molto interessante è il pulsante che replica la formula soddisfatti o rimborsati, che riscontra un tasso di utilizzo tra il 5% e il 10%, sintomo di attenzione al lettore e del lettore, che difficilmente consente scappatoie all’unica via della qualità.

Il progetto sembra essere ambizioso anche se, in effetti, non si distingue poi tanto dai già onnipresenti (in verità in fase di decadimento) pulsanti con richieste di donazioni su paypal.

Rispetto al caso sopracitato la sfida al momento si presenta capace di raggiungere il proprio obiettivo. La crescita sin dal lancio è stata consistente, fino a raggiungere le attenzioni e gli investimenti di New York Times e Axel Springer. A differenza di quanto spesso accade, la piattaforma nasce in Europa, nei paesi bassi, e sfida solo oggi il mercato americano.
Il sistema, si racconta, ha sviluppato un paywall ben più redditizio della media dei paywall previsti dagli editori, nelle zone in cui opera, con articoli che hanno raggiunto punte di 30mila euro di profitti.

“Nobody wants to pay for news but many want to pay for great journalism”

Questa l’idea, in sintesi, di Marten Blankesteijn, co-fondatore di Blendle.

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/05/04/chartamente-52/ http://www.datamediahub.it/2016/05/04/chartamente-52/#respond Wed, 04 May 2016 05:45:24 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=141779 eMarketer ha pubblicato un estratto dello studio “Luxury Goods Market in 2016” condotto da Euromonitor. Vengono forniti i dati delle 10 prime nazioni per persone affluenti, che secondo Euromonitor sono coloro con un reddito superiore [...]

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eMarketer ha pubblicato un estratto dello studio “Luxury Goods Market in 2016” condotto da Euromonitor. Vengono forniti i dati delle 10 prime nazioni per persone affluenti, che secondo Euromonitor sono coloro con un reddito superiore ai 263mila euro.

Al primo posto gli Stati Uniti per numerosità di persone mentre è la Svizzera ad essere in cima alla top ten per percentuale di persone affluenti rispetto al totale della popolazione. Presente anche l’Italia all’interno della classifica con 1.4 milioni di persone pari al 3% della popolazione del nostro Paese.

Segmenti di mercato [del lusso] che ovviamente non conoscono crisi.

Persone Affluenti

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10 Anni di Finanziamenti Pubblici a l’Avvenire http://www.datamediahub.it/2016/05/03/10-anni-finanziamenti-pubblici-lavvenire/ http://www.datamediahub.it/2016/05/03/10-anni-finanziamenti-pubblici-lavvenire/#respond Tue, 03 May 2016 11:30:28 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=140179 Continuiamo la serie sui contributi pubblici diretti ai giornali. Dopo l’analisi generale dell’ultimo triennio e quella relativa a l’Unità, quest’oggi i dati del quotidiano che riceve i maggiori finanziamenti pubblici in assoluto:  Avvenire. Il quotidiano [...]

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Continuiamo la serie sui contributi pubblici diretti ai giornali. Dopo l’analisi generale dell’ultimo triennio e quella relativa a l’Unità, quest’oggi i dati del quotidiano che riceve i maggiori finanziamenti pubblici in assoluto:  Avvenire.

Il quotidiano rappresenta una rarità nel panorama italiano con vendite sostanzialmente stabili nel tempo grazie ad una quota di abbonamenti di gran lunga superiore a qualunque altro giornale del nostro Paese, eccezion fatta per Il Sole24Ore.

Complessivamente il quotidiano del quale il 75% del pacchetto azionario è di proprietà della «Fondazione di Religione “Santi Francesco d’Assisi e Caterina da Siena”», organismo della Conferenza Episcopale Italiana [CEI], ha ricevuto circa 51.3 milioni di euro dallo Stato negli ultimi 10 anni.

Contributi che formalmente vengono erogati perché la testata in questione rientra tra quelle che hanno una maggioranza di capitale detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali, qual’è il caso del socio di maggioranza sopra riportato.

Tutto assolutamente legale quindi ma anche in questo caso restano aperte delle domande sul valore assoluto dei contributi che osservando le altre testate non paiono essere legati alle vendite o ad altri aspetti qualitativi. Domande che colpevolmente giacciono senza risposta da troppo tempo davvero.

Finanziamenti Avvenire

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/05/03/chartamente-53/ http://www.datamediahub.it/2016/05/03/chartamente-53/#respond Tue, 03 May 2016 05:45:43 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=141796 Chrome è il browser più utilizzato al mondo, ed anche in Italia. Per la release della 50esima versione del browser di Google sono stati diffuse dal gigante di Mountain View alcune statistiche al riguardo, impressionanti per mole. I dati [...]

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Chrome è il browser più utilizzato al mondo, ed anche in Italia. Per la release della 50esima versione del browser di Google sono stati diffuse dal gigante di Mountain View alcune statistiche al riguardo, impressionanti per mole.

I dati relativi alle pagine web tradotte automaticamente [vedi infografica sottostante] sono stati integrati con quelli dell’utilizzo del traduttore di Google. Anche in questo caso il volume è strabiliante con, ad esempio, 100 miliardi di parole tradotte ogni giorno.

Chrome Data

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Membership di Fatto http://www.datamediahub.it/2016/05/02/membership-di-fatto/ http://www.datamediahub.it/2016/05/02/membership-di-fatto/#comments Mon, 02 May 2016 08:30:50 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=141944 Il Fatto Quotidiano lancia ” Il Fatto Social Club”, progetto di membership per coinvolgere i lettori e provare a monetizzare al di là di volumi di traffico e click come spiega il Direttore dell’edizione online [...]

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Il Fatto Quotidiano lancia ” Il Fatto Social Club”, progetto di membership per coinvolgere i lettori e provare a monetizzare al di là di volumi di traffico e click come spiega il Direttore dell’edizione online Peter Gomez.

Personalmente è da quasi 7 anni, dall’agosto 2009, che, citando un’ipotesi di lavoro in tal senso del NYTimes, parlo di membership come un modo, a mio avviso il miglior modo, di riuscire a valorizzare sia i contenuti, ottenendo dei ricavi che in altro modo vedo molto difficilmente raggiungibili, specie dai giornali generalisti, che dei lettori, delle persone e della comunità di riferimento più in generale. La presentazione sottostante – slide dalla 14 alla 44 consentono di approfondirne le logiche.

Si tratta di una scelta che dunque non posso che apprezzare e che, se posso dirlo, ritengo più adatta al Fatto che non ad altri giornali nazionali visto che la testata in questione sin dall’esordio ha puntato, con successo, alla costruzione di una community, come banalmente testimoniano i circa 20mila commenti al giorno che attualmente i lettori, le persone, postano quotidianamente per gli oltre 150 contenuti al giorno prodotti per la versione online [pari ad un a media di 133 commenti per articolo].

Il Fatto Social Club si basa su tre diversi livelli di offerta:

  1. Sostenitore, offerta “entry level” a 5.99 euro al mese [o 60 € all’anno] che consente di seguire le riunioni di redazione del sito in streaming, ricevere le newsletter, navigare senza pubblicità e leggere ogni giorno le notizie esclusive di Insider curato da Carlo Tecce, oltre ad avere diritto alle offerte commerciali dei partner selezionati [teatro, cinema, cibo di qualità…];
  2. Partner, a 17.99 euro al mese [o 179.99 € all’anno], che integra l’offerta ai sostenitori con un’aggiunta importante: quella di poter leggere ogni giorno in digitale i contenuti dell’edizione cartacea del Fatto Quotidiano;
  3. Socio di Fatto, a 50 euro al mese [o 500 € all’anno], che offre la possibilità di essere ospitato nella redazione, avere posti riservati alle feste del giornale ed anche intervenire a un’assemblea annuale per confrontarsi  sul giornale, sui temi da approfondire, sugli errori commessi, sulle cose da cambiare. Oltre, ovviamente, a tutti i contenuti e servizi riservati agli abbonati degli altri livelli.

Per tutti e tre il livelli, anche quello base, viene inoltre offerta la possibilità di navigare il sito senza pubblicità, un’offerta accattivante in tempi di adblocking e dintorni.

Nell’intervista a David Magliano, Managing Director of Membership del Guardian, contenuta nel mio libro sul tema, dichiara che per il Guardian la membership è relativa a tre apetti: [a] la costruzione di un coinvolgimento più profondo con i lettori in un momento in cui l’utilizzo del digitale attenua la fedeltà; [b] fornire nuovi modi di promuovere gli obiettivi del Guardian per condividere informazioni e promuovere il dibattito; e [c] sbloccare nuovi flussi di entrate.

Come ha come ha scritto tempo fa Sergio Maistrello, un giornale è un hub. “Il prossimo “giornale” di successo è un hub: un nodo della rete che, in funzione delle proprie caratteristiche e capacità, è in grado di connettere a sé e tra loro quanti più nodi possibili. Un hub è uno snodo vitale per la comunità interconnessa almeno quanto un giornale di carta è stato vitale per la società moderna che aveva bisogno di conoscere le notizie. È, dunque, sulla capacità di relazione che costruiremo probabilmente l’economia della conoscenza dei prossimi decenni”.

Per costruire un modello di pagamento effettivo non bisogna essere “ossessionati” con il prodotto, ma con il suo pubblico fedele e sul come costruire relazioni di valore tra il media, tra la testata ed pubblico. I contenuti sono la base, la reputazione e la comunità, le chiavi del successo della costruzione di un modello di business basato, per semplificare, sull’idea di “club”.

È proprio su questo aspetto che sin ora, delle diverse testate che hanno scelto, anche, questo modello, ho visto la maggiori lacune, la necessità di migliorare l’offerta sotto il profilo dei benefici immateriali, psicologici, di appartenenza. Mi pare sia questa l’area di miglioramento anche rispetto all’offerta attuale de Il Fatto.

Fatto Club

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ChartaMente http://www.datamediahub.it/2016/05/02/chartamente-54/ http://www.datamediahub.it/2016/05/02/chartamente-54/#respond Mon, 02 May 2016 05:45:50 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=142423 Per verificare quali siano le parole più ricorrenti in un testo o in un discorso le WordCloud sono ottimi strumenti di controllo. Si tratta di applicazioni che generano delle “forme” grafiche nelle quali i termini [...]

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Per verificare quali siano le parole più ricorrenti in un testo o in un discorso le WordCloud sono ottimi strumenti di controllo. Si tratta di applicazioni che generano delle “forme” grafiche nelle quali i termini chiave sono rappresentati con un corpo che aumenta in funzione della frequenza con le quali si sono ripetuti. Esattamente come le parole comunque rilevanti ma apparse meno vengono rappresentante in corpo più piccolo. L’effetto finale è interessante: una “nuvola” di parole con grandezze diverse e che ruota intorno a alcune chiavi principali in corpo maggiore. Quell’immagine in qualche modo dovrebbe rappresentare l’essenza, l’anima di un testo.

Le WordCoud sono strumenti efficaci perché veloci ma in un certo senso approssimativi perché è complesso valutare il peso di una parola estrapolandola dal contesto. Nessun generatore di WordCloud è capace di riconoscere e leggere così in profondità la struttura di un discorso.

Fatte, o meglio riprese in parte, le doverose precisazioni sul tema, abbiamo comunque voluto fare la nuvola di parole del testo del discorso del Presidente della Repubblica tenuto ieri in occasione del primo maggio. Fare la WordCloud solamente di quest’ultimo discorso, stante anche le avvertenze succitate, avrebbe rischiato di essere poco più di una rappresentazione grafica tanto gradevole quanto superflua. Per questo abbiamo realizzato anche quella del testo del discorso del primo maggio 2015, di un anno fa, per verificare se vi fossero similitudini e/o differenze nei temi proposti, negli accenti posti nei due discorsi alla nazione.

La prima WordCloud è quella del discorso del 01/05/2016 mentre la seconda è quella del 01/05/2015 [con Mattarella insediatosi da un paio di mesi circa]. Andando a vedere le 50 parole di maggior peso, quelle di maggior grandezza e dunque più usate, non pare esservi grande differenza dei temi proposti da un anno all’altro. Giudicate voi.

Mattarella 2016

Mattarella 2015

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Gli altri giorni della settimana que­sta rubrica è parte inte­grante di Wolf e dun­que viene pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela potete ABBONARVI a con­di­zioni straordinariamente favorevoli.

  • Buon Compleanno – Il Manifesto compie 45 anni. Era infatti il 28 aprile 1971 quando uscì il primo numero del quotidiano. Dopo l’inserto speciale di 128 pagine in edicola da ieri, oggi in regalo le prime pagine del 28 e 29 aprile 1971. 100 di questi anni di cuore, comunque la si pensi abbiamo davvero bisogno di giornali non ricattabili dagli inserzionisti e certamente Il Manifesto è uno dei pochi che lo è  davvero senza se e senza ma. Guardare l’ultimo bilancio per credere in caso di dubbi.
  • Permission Vs Interruption Marketing – Il tema dell’adblocking continua ad essere al centro del dibattito con, per ora, molte parole, ed anche scambi di accuse tra i vari attori coinvolti nel processo, e pochi fatti. A fare chiarezza sul tema arriva un sondaggio condotto da Accenture su 28mila persone che usano la Rete in 28 nazioni, Italia compresa. Dalla sintesi dei risultati emerge che il 74% del campione afferma che le interruzioni pubblicitarie sono troppo frequenti e non collimano con i propri interessi, e che quasi due terzi delle persone [61%] sono a conoscenza di soluzioni per bloccare gli annunci. Fate vobis.
  • No Comment – Mentre alcuni giornali negli USA stanno eliminando la possibilità di commentare gli articoli sul proprio sito, relegando qs possibilità [ed il tempo speso] ai soli social, Gary Illyes, Trend Analyst di Google, spiega che avere una buona sezione di commenti ed una community attiva sul sito è uno degli elementi in base al quale il gigante di Mountain View attribuisce ranking, e relativa visibilità, al sito web. Non abbiamo, non avete, più scuse.
  • Audiweb e Auditel Vanno Armonizzate – Persino sui nomi, la Total Digital Audience di Internet non corrisponde alla Total Audience della televisione, da tempo tutta digitale. Le imprese necessitano di dati il più esatti possibile per pianificare investimenti in comunicazione e gli editori hanno la necessità di conoscere un digital score. Un programma televisivo produce oggi ascolti da televisore, da PC, da device mobile, ma non si è in grado di produrre un digital ccore credibile, né una profilazione di pubblici e sovrapposizioni. Misurare la digital score è obiettivo da perseguire: un data fusion tra le ricerche, la possibilità di fondere i risultati di ricerche diverse ma con un unico impianto, risolverebbe molte incertezze.  Lo spiega molto bene Il Sole24Ore di ieri. Impossibile non essere d’accordo.
  • Publishers & User Generated Content – Nel 2016, quando si parla di quarta rivoluzione industriale e di Web 4.0, il rapporto tra editori e lettori è fermo agli albori della Rete e non vi è un legame stabile e continuativo ad esclusione di persistenti atti predatori sui social. MarketingProfs fornisce 5 ottimi esempi di come alcuni publisher hanno utilizzato gli user generated content per crescere. Vengono fatti i casi di Forbes Contributor Network, della conversational tool bar e del live media wall di Time, di Gawker e di Guardian Witness del Guardian; il tutto corredato da dati che ne evidenziano chiaramente i benefici. Sapevatelo.
  • Il Sex Appeal dei Corpi Digitali – Pubblicato in questi giorni “Il sex appeal dei corpi digitali. Seduzione, amori, tradimenti, malattie e immortalità dei nostri digital body”, ultimo in ordine cronologico dei dieci libri scritti dall’amico Luca Poma. Avvalendosi di ricerche e interventi a livello nazionale e internazionale, tocca vari aspetti del rapporto – esistente e potenziale – tra corpi reali e digital body. Non solo nuove sfide nella gestione – da parte nostra e di altri – del corpo digitale, ma anche problematiche relative all’interconnessione tra differenti identità digitali e all’influenza concreta esercitata dal nostro digital body sulla nostra mappa cerebrale, sulle risorse cognitive di ognuno di noi, probabilmente anche sul nostro patrimonio genetico, e in definitiva sulla nostra intera esistenza. Suggestioni, stimoli innovativi, riflessioni e storie di attualità, navigando in continenti digitali in parte sconosciuti alla ricerca di uno spirito critico e di una maggiore consapevolezza, per difenderci dai pericoli e dalle trappole del mondo digitale, e nel contempo per aprirci a una inarrestabile e ancor più straordinaria epoca di innovazione. Da leggere.
  • Social & Retail – PwC Total Retail Survey 2016 ha analizzato i comportamenti di consumo online e l’attitudine alla multicanalità di 23mila consumatori in 25 paesi, tra cui oltre 1.000 italiani. Gli italiani hanno dichiarato che nel 50% dei casi la ricezione di offerte promozionali tramite social media ha influenzato il loro comportamento di acquisto online. Il 47% degli intervistati invece sostiene che un forte fattore di influenza negli acquisti sia stato leggere review, commenti e feedback sui canali social media. Inoltre Il 37% del campione italiano ha dichiarato che l’interazione con il proprio brand preferito sui social media ha portato a un maggiore gradimento di quest’ultimo, a testimonianza della grande importanza che tali strumenti oggi rivestono per tutte le categorie di produttori. Non credo ci sia davvero bisogno di aggiungere altro.

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