DataMediaHub http://www.datamediahub.it L'informazione sui media come non l'avete mai vista Fri, 29 May 2015 12:30:27 +0000 it-IT hourly 1 #Announo tra Belen, Rocco Siffredi e Wikipedia: perché è la vittoria finale http://www.datamediahub.it/2015/05/29/announo-tra-belen-rocco-siffredi-e-wikipedia-perche-e-la-vittoria-finale/ http://www.datamediahub.it/2015/05/29/announo-tra-belen-rocco-siffredi-e-wikipedia-perche-e-la-vittoria-finale/#comments Fri, 29 May 2015 10:48:52 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=51060 In Tv si parla (ancora) di internet tra selfie e porto. Ma c'è anche Wikimedia Italia.

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Per la prima volta dopo mesi (forse anni, conto anche Annozero!), ho riguardato #Announo di Giulia Innocenzi su La7 (ecco il video sul sito del programma). Il tema ci stava tutto: chi è il Popolo dell’Internet e come campa. Quando in tv si parla di Internet ti rendi conto perché lo chiamano il “Popolo dell’Internet” e ti viene una certa depressione. Ad ogni modo: la gran parte dei protagonisti invitati sono i social divi di Facebook o Twitter (più o meno famosi: dai ragazzi social star a Belen e Ricco Siffredi) che sono riusciti ad avere centinaia di migliaia di follower condividendo contenuti un po’ vacui (selfie, video da gamers, soft porn, porn). L’unico a rappresentare l’altro pezzo del web era Andrea Zanni (modenese, bibliotecario, presidente di Wikimedia Italia, l’associazione che si prende cura di Wikipedia in Italiano, con la quale abbiamo organizzato un hackathon a #ijf15).

La cosa assurda è che si continua a pensare al web come un’immensa filiera di cazzate, dove non c’è e non accade nulla di serio. E quindi ancora: selfie, video da gamers, soft porn, porn. Diceva Rocco Siffredi che il proprietario di Youporn fattura 2 milioni di euro al giorno. Sarà vero, ma faccio presente che se li rapporto a un anno sono € 730 milioni di euro: tanti sì, ma sicuramente un bosone di higgs rispetto all’enorme quantità di cose e di business che viaggia sul web ed esiste solo grazie al web. Quando accendiamo il browser succede di tutto: compriamo scarpe, biglietti di concerti e B&B per viaggi, lavoriamo (in tanti), studiamo, leggiamo, scriviamo, guardiamo film, video, facciamo startup, giochiamo e blablabla.

Questi marziani che vanno in TV non hanno una ADSL? Non stanno su Internet? Siamo ancora a questo punto? Ora: la scelta del tema era giusta, ma spero che l’atteggiamento non sia: «Bene, abbiamo fatto la puntata su internet, ora facciamola sull’ambiente». Per fortuna ci sono anche Inchieste più approfondite come quella di Report del 24 Maggio scorso.

Il tutto si chiude poi con Belen che chiede ad Andrea Zanni: «Me la cambi la foto su Wikipedia?». A me sembra una domanda da “rivincita dei nerd”, a quindi la vittoria finale. :-)

L’immagine di copertina è tratta dal blog di Massimo Gentile, tra i fondatori di Datamediahub e recentemente scomparso.

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Audipress & la Corazzata Potemkin http://www.datamediahub.it/2015/05/29/audipress-la-corazzata-potemkin/ http://www.datamediahub.it/2015/05/29/audipress-la-corazzata-potemkin/#comments Fri, 29 May 2015 09:00:23 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=51014 Quando di parla di quotidiani online e/o nella versione digitale il mantra quotidiano è che “l’informazione di qualità deve essere pagata”. Lo ha ribadito, per citare l’ultimo caso in ordine cronologico, non più tardi di ieri il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani. Sempre ieri sono stati diffusi i dati Audipress per l’edizione 2015/I [22 aprile 2014–29 marzo Read More

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Quando di parla di quotidiani online e/o nella versione digitale il mantra quotidiano è che “l’informazione di qualità deve essere pagata”. Lo ha ribadito, per citare l’ultimo caso in ordine cronologico, non più tardi di ieri il presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani.

Sempre ieri sono stati diffusi i dati Audipress per l’edizione 2015/I [22 aprile 2014–29 marzo 2015]. A prescindere dal fatto che sarebbe interessante concordare una definizione di qualità, dalla ricerca, risultato di 48.924 interviste personali su un campione rappresentativo della popolazione italiana di 14 anni e oltre, emerge che dei circa 19 milioni di lettori di quotidiani nel giorno medio oltre la metà, il 51.9%, non compra il giornale che legge, e anche per il restante 48.1% una quota parte dei lettori non lo acquista in prima persona.

Insomma, tutta questa retorica sulla gratuità di Internet e dei sospiri su “ah signora mia quando non c’era il Web”, per dirla alla Fantozzi, è come la corazzata potemkin. Diciamocelo.

Audipress 1 2015

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Una settimana nel futuro del giornalismo — Quartz, GigaOm, AdBlock e molto altro http://www.datamediahub.it/2015/05/29/una-settimana-nel-futuro-del-giornalismo-quartz-gigaom-adblock-e-molto-altro/ http://www.datamediahub.it/2015/05/29/una-settimana-nel-futuro-del-giornalismo-quartz-gigaom-adblock-e-molto-altro/#comments Fri, 29 May 2015 05:45:25 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50916 La rubrica dove raccogliamo i link per non perdere le novità tecnologiche nel mondo dell’informazione. Google manipola internet. Lo fa per favorire l’accesso nei paesi in via di sviluppo, dove la connessione dati non è veloce (o economica) quanto quella dei paesi industrializzati. Alla conferenza annuale degli sviluppatori Google ha spiegato che modificherà alcuni suoi servizi chiave per garantire Read More

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La rubrica dove raccogliamo i link per non perdere le novità tecnologiche nel mondo dell’informazione.

Google manipola internet. Lo fa per favorire l’accesso nei paesi in via di sviluppo, dove la connessione dati non è veloce (o economica) quanto quella dei paesi industrializzati. Alla conferenza annuale degli sviluppatori Google ha spiegato che modificherà alcuni suoi servizi chiave per garantire un accesso migliore ai siti web. In pratica adatterà il suo browser Chrome per rilevare la velocità della connessione internet dell’utente e adattare il peso di una pagina web al suo device.

La vittoria del blocco. In particolare di AdBlock, che in Germania ha vinto una causa contro due media tedeschi, che lo accusavano aver violato le regole della concorrenza, mettendo in pericolo il finanziamento dei siti internet attraverso la pubblicità. AdBlock è un’applicazione per bloccare i banner pubblicitari. Ma per il tribunale di Monaco non è il colpevole della crisi dei giornali. Se la usate, provate a navigare sul Guardian e prestate attenzione a una fascetta in basso nella pagina: “abbiamo notato che blocchi i banner, allora vuoi sostenerci in un altro modo?”, propone la redazione. Un bel messaggio per condividere con i lettori l’esigenza di finanziare il lavoro giornalistico.

GigaOm potrebbe tornare ad agosto. Lo annuncia Knowingly Corp, una startup di Austin, che ha comprato il sito di news sulla tecnologia fondato da Om Malick, e promette di rilanciarlo nell’estate, secondo un comunicato stampa. Il sito era stato chiuso la sera del 9 marzo perché l’azienda non riusciva a pagare i suoi creditori.

C’è posta per te. Da Instagram. L’app di condivisione di fotografia si sta preparando a creare una newsletter con gli highlights delle foto migliori pubblicate sulla sua piattaforma dalle persone che segui, proposte in ordine cronologico inverso di come appaiono sull’applicazione. Un modo per ri-coinvolgere gli utenti occasionali e dire loro “tornate da noi, abbiamo tante belle foto da mostrarvi!”.

Video strategy. Il Guardian ha firmato un contratto con AOL On, un portale di video, per distribuire a livello globale contenuti video originali. Intanto, negli Stati Uniti, Quartz ha pubblicato la sua strategia dei contenuti video. Il sito vuole sperimentare con la distribuzione di contenuti in diverse piattaforme: “li pubblichiamo prima dove sono i lettori, su Facebook e YouTube”, ha scritto il direttore Kevin J. Delaney.

Snapchat assume giornalisti. Ne ha bisogno per coprire le elezioni del 2016 negli Stati Uniti. L’app di messaggistica instantanea cerca qualcuno con esperienza nella creazione, cura o editing di contenuto multimediale, ma anche di storytelling in tutte le sue forme.

Photo credit: CharlesFred / Foter / CC BY-NC-SA

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Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo 24 Ore http://www.datamediahub.it/2015/05/28/gruppo-24ore/ http://www.datamediahub.it/2015/05/28/gruppo-24ore/#comments Thu, 28 May 2015 09:00:46 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50172 Con­ti­nuiamo le nostre ana­lisi sui bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo quelle relative a RCS Mediagroup e al Gruppo Espresso-Repubblica [+] è oggi la volta del gruppo 24 Ore. I fatturati La curva dell’andamento dei ricavi dal 2002 al 2014 mostra come anche per il gruppo editoriale di Confindustria non vi siano certamente motivi di Read More

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Con­ti­nuiamo le nostre ana­lisi sui bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani. Dopo quelle relative a RCS Mediagroup e al Gruppo Espresso-Repubblica [+] è oggi la volta del gruppo 24 Ore.

I fatturati
gruppo24Ore1
La curva dell’andamento dei ricavi dal 2002 al 2014 mostra come anche per il gruppo editoriale di Confindustria non vi siano certamente motivi di soddisfazione. La parabola discendente comincia dopo le annualità 2007 e 2008 che, con fatturati intorno ai 570 milioni, segnano i ricavi massimi registrati nel periodo preso in considerazione. I “guai” veri cominciano dal 2009 in poi quando i ricavi per il gruppo 24 Ore cominciano a flettere repentinamente tanto che già i 430,9 milioni messi in bilancio il 31 dicembre del 2012 sono sotto il valore del 2002. Il differenziale tra il valore massimo dei fatturati – il 2008 come detto – e il 2014 è pari a un –262,1 milioni.

Chi ha le responsabilità maggiori nella flessione dei ricavi? Se prendiamo in analisi le ultime cinque annualità la flessione è di 171 milioni: il peso delle singole voci di ricavo su questa flessione è del 40% per la pubblicità, del 34% dei diffusionali e del 26% dei cosiddetti “altri ricavi”. Il gioco del colpevole, che avevamo fatto nelle altre puntate, qui non funziona del tutto perché, pur essendovi delle differenze di valori, queste non sono tali da indicare una voce di ricavo come principale responsabile sulle altre.

Ha valore però sottolineare il peso degli “altri ricavi” sul sistema dei fatturati del gruppo. La quota percentuale di questa voce di ricavo sul totale è infatti nettamente superiore a quanto avviene negli altri editori: se per Rcs ed Espresso ha un peso relativo (intorno al 10%) per il gruppo 24 Ore la percentuale si attesta su valori molto più alti: dal 37 al 40% nelle ultime tre annualità diventando addirittura la voce di ricavo più consistente.

Questo anche perché storicamente il gruppo non ha visto nel giornale l’unico “prodotto” da vendere ma ha da sempre fornito una serie di servizi – formazione, prodotti telematici, software – alla comunità professionale del quale è punto di riferimento. C’è anche da sottolineare che una buona parte di questi “altri ricavi” è costituita da prodotti digitali [vedi appunto voci: software, prodotti telematici ed editoria digitale] che negli ultimi anni ne hanno rappresentato il 70%, con una flessione netta però nel 2014 dovuta soprattutto alla cessione dell’area Software. Una flessione che deve suonare, a nostro parere, come importante campanello d’allarme perché perdere una così marcata differenziazione dei ricavi sarebbe un grave danno per il gruppo.

Digitale
Sui ricavi da digitale pesa proprio la cessione della società 24 Ore Software: un’operazione che ha sì portato nelle casse dell’editore 81,9 milioni pagati da TeamSystem [più altri 22,5 milioni dovrebbero essere versati nel 2020 per un importo complessivo di 104,484 milioni di euro] ma ha anche contribuito a far subire ai ricavi in generale — e a quelli da digitale in particolare — una flessione netta. Il fatturato dell’area Software nel 2012 e nel 2013 è stato di circa 60 milioni (il 16% dei ricavi totali) con Ebit ed Ebidta positivi. L’effetto della cessione sui ricavi digitali del gruppo si è fatto sentire: si passa dai 141 milioni del 2013 ai 94,6 milioni del 2014. Più nel dettaglio l’effetto di questa transazione si vede nei dati trimestrali: un calo netto dei ricavi digitali nel 2° trimestre 2014 [11 milioni contro i 37 milioni del medesimo trimestre 2013] che poi tornano a salire fino a valori intorno ai 25 milioni.

24Ore2Ma quanto pesa il digitale sui ricavi totali del gruppo? La quota parte dei ricavi da digitale è consistente, soprattutto se messa a confronto con quanto accade negli altri gruppi editoriali: si è passati dai 103 milioni del 2010 [21% sui ricavi totali] ai 141,8 milioni del 2013 che valgono il 37% sul fatturato totale. Poi come detto nel 2014 la flessione a 94,6 milioni, pari al 31% sul totale dei ricavi [una quota comunque nettamente superiore a quella di Rcs ed Espresso]. In questo senso ha valore far notare un passaggio importante contenuto nel documento di cessione dell’area Software: il gruppo dichiara di aver realizzato questa operazione per avere la liquidità necessaria per «sostenere lo sviluppo delle attività relative al core business e in particolare del digitale». Molto dipenderà quindi dalla reale efficacia di questi investimenti sul fatturato [riportandoli il prima possibile ai livelli del 2012 e 2013] i cui effetti per il momento non si fanno ancora vedere.

Il taglio ai costi
Il taglio dei costi negli ultimi cinque anni non riesce a compensare il calo dei ricavi che è superiore lasciando di fatto inalterati i problemi di redditività. Nonostante nel quinquennio il taglio di 171 milioni sia perfettamente sovrapponibile alla flessione dei ricavi (171 milioni, appunto) il confronto ricavi/costi risulta negativo. In valore assoluto i costi totali passano dai 507 milioni del 2010 ai 336 milioni del 2014 ma il risultato netto (Ebit) e sempre con segno negativo.

24Ore-4Per quanto riguarda il personale il taglio è stato quanto mai deciso: dai 2.092 dipendenti del 31 dicembre 2010 ai 1.228 del dicembre 2014, una riduzione nelle cinque annualità del 43% a cui molto ha contribuito il taglio effettuato lo scorso anno di 589 dipendenti dovuto anche alle cessioni di alcuni aree di attività [oltre alla citata area Software, per 436 unità, anche quella del ramo Business Media per 114 dipendenti]. La categoria che ha pagato di più la riduzione del personale è quella degli impiegati che ha subito il 78% del taglio complessivo 2010–2014 [i giornalisti “pagano” il 10%, dirigenti e operai il 6%]. Per quanto riguarda il costo medio per dipendente si passa dagli 88.500 euro del 2010 agli 85.160 del 2013 per finire agli 83.780 euro del 2014.

Takeaways
Analizzando il dettaglio delle fonti di ricavo: diffusionali, pubblicità, digitale e altri ricavi, si vede come in particolare il 2014 sia stato un anno di calo complessivo. Anno in cui anche i ricavi digitali e gli altri ricavi, che negli esercizi precedenti mostravano un trend positivo, calano.

Nell’analisi di dettaglio delle revenues due sono i principali elementi che attirano l’attenzione:

  • I ricavi digitali che nel 2014 scendono sotto i livelli pre-2010 e la cui incidenza sul totale si riduce rispetto al 2013. Una battuta d’arresto non trascurabile.
  • I ricavi diffusionali, nonostante il Sole24Ore sia ampiamente il quotidiano con il maggior numero di copie digitali del nostro Paese, continuano inesorabilmente a calare. Un calo del 37% solo nell’ultimo biennio che è evidenza di come anche a livello di vendite, oltre che di raccolta pubblicitaria, la carta sia ancora di gran lunga più redditizia del digitale.

Se, come dichiarato all’epoca,  gli 81,9 mil di euro incassati area Software, che faceva tra il 15 ed il 16% dei ricavi totali, sono stati investiti per “focalizzarsi su core business in particolare sul digitale”, i risultati ancora non si vedono, anzi.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

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Post-it http://www.datamediahub.it/2015/05/28/post-it-8/ http://www.datamediahub.it/2015/05/28/post-it-8/#comments Thu, 28 May 2015 05:45:31 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50765 Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi. La Morte della Carta — Sulla data della morte della carta meglio aspettare dice Mario Garcia. E se lo dice lui ci si può davvero fidare… Cookies — Un’informativa sui cookies fatta davvero bene. La Cattiva Notizia sulle Notizie Cattive - Dalla Read More

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • La Morte della Carta — Sulla data della morte della carta meglio aspettare dice Mario Garcia. E se lo dice lui ci si può davvero fidare…
  • Cookies — Un’informativa sui cookies fatta davvero bene.
  • La Cattiva Notizia sulle Notizie Cattive - Dalla response-ability all’employees engagement. Spunti d’azione manageriale.
  • 2015 Social Media Marketing Report — 3700 marketers rivelano su cosa focalizzano la loro attenzione nelle attività sui social media. Il rapporto mostra anche quali tattiche sono più efficaci ed il ruolo dei contenuti nel  social media marketing.
  • Il Gusto [Amaro] del Digitale del Vino Italiano - FleishmanHillard ha analizzato lo scorso mese la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato. Migliora, di poco, la gestione dei social e l’e-commerce è ancora poco presidiato; immaginatevi le altre…
  • Twitter Audience Insights — Twitter introduce le audience insights per gli inserzionisti. La profilazione può essere fatta, oltre che sulla base di parametri demografici, anche per interessi, stile di vita, comportamento d’acquisto, comportamento nella visione di programmi televisivi e modalità di utilizzo di Internet in mobilità.
  • InnovazioneStudio dell’American Press Institute su nuovi strumenti, business model, storytelling ed altre possibili forme e format per l’innovazione in ambito editoriale.

Bonus track: 2015 Internet Trends, la consueta analisi Mary Meeker, giunta alla 20esima edizione, ed una montagna di dati. Imperdibile!

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Ad Blocking http://www.datamediahub.it/2015/05/27/ad-blocking/ http://www.datamediahub.it/2015/05/27/ad-blocking/#comments Wed, 27 May 2015 09:00:11 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50509 29esima — ed ultima per 2014/15 — puntata di “In Media Stat Virus: Il mondo dei media nell’era di Twitter”, dedicata alla diffusione dei tool di ad-blocking ed alle relative implicazioni. L’uso di Adblock è in con­ti­nua cre­scita ed a metà 2014 il 4.9% degli utenti di Inter­net uti­liz­zava que­sto tool [ma in Spa­gna erano il Read More

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29esima — ed ultima per 2014/15 — puntata di “In Media Stat Virus: Il mondo dei media nell’era di Twitter”, dedicata alla diffusione dei tool di ad-blocking ed alle relative implicazioni.

L’uso di Adblock è in con­ti­nua cre­scita ed a metà 2014 il 4.9% degli utenti di Inter­net uti­liz­zava que­sto tool [ma in Spa­gna erano il 13.9% e in Polo­nia addi­rit­tura più del 28%]. Adesso arriva anche la ver­sione per mobile.

Ad Blocking

Le implicazioni non sono affatto trascurabili. Si tratta infatti dell’evidenza che la comunicazione pubblicitaria in realtà non si è evoluta neppure grazie ad Internet; probabilmente perché complessivamente non si sono evolute le logiche di governance aziendali.

La pubblicità continua ad essere qualcosa che interrompe le persone dai propri interessi, qualcosa che infastidisce. Infatti il 20% di coloro che usano un’applicazione per rimuovere la pubblicità dichiara di essere disponibile a pagare per fruire dei medesimi contenuti pur di non avere banner, pop-up ed altro.

Sono trascorsi ormai 10 anni da quando Craig Davis, all’epoca Chief Creative Officer Worldwide di JWT, disse: “Audiences everywhere are tough. They don’t have time to be bored or brow beaten by orthodox, old-fashioned advertising. We need to stop interrupting what people are interested in and be what people are interested in”. Da allora ben poco è cambiato, e i risultati si vedono.

audiences

Ovviamente questo impone una riflessione sulla sostenibilità di modelli di business basati solo sull’advertising. Cosa che se è vera nel complesso appare drammaticamente ancor più problematica per quanto riguarda specificatamente i publisher.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata per fruire dei contenuti integrali.

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Post-it http://www.datamediahub.it/2015/05/27/post-it-7/ http://www.datamediahub.it/2015/05/27/post-it-7/#comments Wed, 27 May 2015 05:45:55 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50423 Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi. Diritto d’Autore - Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, ha intimato, via Twitter, all’amministratore di questo blog di rimuovere tutti gli articoli del quotidiano. Colpirne uno per educarne cento? I Numeri di Cannes 2015 - 39.000 euro una suite al Majestic, 4.500 giornalisti presenti, 60 Read More

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Diritto d’Autore - Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto Quotidiano, ha intimato, via Twitter, all’amministratore di questo blog di rimuovere tutti gli articoli del quotidiano. Colpirne uno per educarne cento?
  • I Numeri di Cannes 2015 - 39.000 euro una suite al Majestic, 4.500 giornalisti presenti, 60 metri la lunghezza del tappeto rosso e 0 i selfie ammessi. Il Festival di Canness 2015, dati e curiosità.
  • Stereotipi8 annunci pubblicitari che vanno oltre gli stereotipi di genere.
  • Psicologia del Social Network — Una ricerca della Brunel University London prova ad identificare le motivazioni dietro gli status updates delle persone su Facebook attraverso cinque tratti della personalità.
  • Zombie Start-up Apocalypse — Ormai quando sento il termine start-up mi viene l’orticaria, o peggio. Il NYTimes analizza la bolla delle start-up nella Silicon Valley e parla di “the coming zombie start-up apocalypse.”
  • Internet of People — Dimenticatevi dell’Internet of things, abbiamo bisogno dell’Internet of people.
  • Engagement - NewsWhip analizza l’engagement su Facebook a seconda della tipologia dei contenuti: links, immagini e vide, con un approfondimento su quest’ultimi che sono molto condivisi ma poco commentati. Negli ultimi 30 giorni nessuno dei tre top video, dei video che habbo generato maggior engagement è stato pubblicato da publisher tradizionali.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Giornalismo, non è un lavoro per donne http://www.datamediahub.it/2015/05/26/giornalismo-non-e-un-lavoro-per-donne/ http://www.datamediahub.it/2015/05/26/giornalismo-non-e-un-lavoro-per-donne/#comments Tue, 26 May 2015 09:30:28 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50212 Nuova puntata del nostro filone d’inchiesta su genere e giornalismo. Dopo aver utilizzato i dati ADS per vedere quante sono le direttrici di quotidiani, mensili e settimanali, oggi vi proponiamo un’analisi della questione di genere sulla base dei dati Inpgi al dicembre 2013 (gli ultimi disponibili). Secondo i dati dei rapporti di lavoro dell’Istituto di Read More

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Nuova puntata del nostro filone d’inchiesta su genere e giornalismo. Dopo aver utilizzato i dati ADS per vedere quante sono le direttrici di quotidiani, mensili e settimanali, oggi vi proponiamo un’analisi della questione di genere sulla base dei dati Inpgi al dicembre 2013 (gli ultimi disponibili).

Secondo i dati dei rapporti di lavoro dell’Istituto di previdenza di categoria, i giornalisti superano le giornaliste (10.030 vs 6.687) in tutte le aziende editoriali ad eccezione dei periodici, dove le donne compiono, seppur di poco, il sorpasso. In particolare, il divario è schiacciante nei quotidiani: 4.018 uomini contro 1.741 donne.

Questo divario si ripercuote anche sulle qualifiche professionali. Di quelle registrate dall’Inpgi abbiamo confrontato i dati di genere relativi a direttore, vice direttore/condirettore, capo redattore e vice, capo servizio e vice, redattore ordinario, collaboratore, corrispondente e inviato. La parità è ben lungi dall’essere raggiunta in queste qualifiche. In alcuni casi, come direttore ed inviato, il divario è molto ampio.

Silvia Garambois, giornalista, vice presidente della rete GiULiA e componente del cda dell’Inpgi, commenta così questi dati: «Nel 2010 nei quotidiani c’erano 1.902 donne e 4.621 uomini: alla fine del 2013 sono rispettivamente 1.741 e 4.018. Sono i numeri della crisi: sta uscendo di scena in modo forzoso una generazione – con i prepensionamenti, gli incentivi, anche la chiusura dei giornali – in cui la presenza maschile era assolutamente preponderante in redazione. Eppure il gap uomini/donne non solo resta molto alto (le donne sono assai meno della metà), ma la forbice si sta riaprendo con gli accessi delle nuove generazioni: prova ne sia che tra gli iscritti alla gestione principale dell’Inpgi – in tutti i settori – le donne sotto i 30 anni sono 416 e gli uomini 533. Al contrario anche in recenti sessioni di esami professionali il numero delle donne superava quello maschile».

La Rai merita un piccolo approfondimento. Nella tv pubblica, dove pure la forte presenza di conduttrici dà un’idea paritaria secondo Garambois, gli uomini sono 1.077 contro le 781 donne (erano 781 anche nel 2010, contro 1.233 colleghi maschi). Il divario di genere a viale Mazzini riguarda anche le qualifiche professionali. A dicembre 2013 l’Inpgi ha registrato 3 direttori contro una, 17 vicedirettori o condirettori e nessuna donna, 200 capiredattori contro 79 caporedattrici. Su 83 cineoperatori soltanto una è donna.

Gender gap che la categoria ritrova anche in busta paga. Le giornaliste guadagnano meno dei colleghi e la forbice salariale aumenta all’aumentare dell’età contributiva: nella fascia d’età fino a 60 anni le donne guadagnano fino a meno 16.242 euro.

«Quello che addirittura sorprende — conclude Garambois — guardando soprattutto alle nuove generazioni, è il gap economico, a prima vista inspiegabile: nella fascia sotto i 30 anni c’è un differenziale di 200 euro in busta paga (20.636 euro di retribuzione media per le donne, 20.836 per gli uomini), che si allarga progressivamente con l’età (diventa di 5.300 euro nella fascia dei quarantenni, di 9mila in quella dei cinquantenni). Significa che da subito, dall’ingresso in redazione, incidono fortemente sulle carriere femminili discriminazioni di fatto; del resto basta vedere i dati: nelle redazioni dei quotidiani, a fronte di 381 caporedattori, ci sono solo 61 caporedattrici (e anche alla Rai sono 200 uomini contro 79 donne).

Nell’analisi del dato medio la contrazione delle buste paga, che colpisce uomini e donne, è dovuta all’abnorme numero di stati di crisi e all’esplosione del ricorso alla cosiddetta “solidarietà”: non è affatto da escludere che la penalizzazione ulteriore della busta paga delle giornaliste, rispetto ai colleghi maschi, sia anche dovuta ad un maggiore ricarico di quote di “solidarietà” e comunque a penalizzazioni legate agli stati di crisi del giornale.

Elementi aggiuntivi che portano all’abbattimento del reddito femminile, inoltre, insieme ai periodi di aspettative per maternità, derivano poi — anche nel settore professionale dell’informazione – dalla necessità di permessi per il lavoro di cura familiare: anche qui, però, a incidere è ancora una volta la discriminazione nelle carriere più che le assenze. Se questa è la situazione degli “attivi”, quella dei pensionati è ovviamente speculare: una pensione media annua di circa 66mila euro per gli uomini, di poco più di 50 e 500 euro per le donne. È anche vero, però, che la piramide dei pensionamenti è assolutamente sbilanciata: quasi mille uomini tra 66 e 70 anni e solo 181 donne (e, nonostante si consideri nei calcoli attuariali che le donne abbiano vita più lunga degli uomini, sono 214 i pensionati uomini tra gli 86 e i 90 anni, contro solo 24 donne)».

La situazione italiana non è un caso isolato, ma rispecchia quello che anche i dati internazionali ci ricordano:

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Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Modelli di Business - Oggi che si parla di membership nella discussione sui modelli di business delle testate giornalistiche, questo amarcord di Gino Roncaglia ci dimostra che non tutto è da inventare da zero [via].
  • Fusioni e Acquisizioni — Twitter, il newswire per eccellenza, dall’inizio del 2015 è in trattativa per acquisire Flipboard, il miglior aggregatore di notizie in circolazione, per 1 miliardo di dollari. Secondo quanto riportato all’affare potrebbero essere interessati anche Facebook e Google, che a sua volta qualcuno dice che dovrebbe comprare Twitter.
  • Tools - 6 strumenti per gestire le vostre attività quotidiane su Facebook, dalla pianificazione dei post all’acquisto degli ads.
  • Dieta Mediatica Papale — Il Papa, intervistato da un quotidiano argentino, dichiara di leggere solo la Repubblica [e non Osservatore Romano o Avvenire], non usa Internet,  non guarda la TV dal 1990 e dice di aver paura quando si tratta di dover rilasciare un’intervista.
  • Social Media ROI — Il social media ROI è come il sacro graal. KLM però dice di averlo trovato e stima in 25 milioni di euro i benefici ottenuti.
  • Libretto Rosso — In  principio era quello di citazioni tratte dagli scritti e dai discorsi di Mao Tse-tung, ora è quello di Facebook che viene messo sulla scrivania di ogni nuovo impiegato del social network più popoloso del pianeta.
  • Morte e Resurrezione dell’Ufficio Stampa - Il vecchio addetto stampa si trasforma in un manager della reputazione, in grado di utilizzare tutte le piattaforme e di interagire con tutti i protagonisti dello scenario della comunicazione, dai vari tipi di giornalista all’opinion leader, passando per il blogger, i web‐master, sino al singolo utente. Il tutto mettendo in campo skills professionali ampi e complessi.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Change Communication

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Social Search http://www.datamediahub.it/2015/05/25/social-search/ http://www.datamediahub.it/2015/05/25/social-search/#comments Mon, 25 May 2015 09:00:07 +0000 http://www.datamediahub.it/?p=50054 Tra gli strumenti di monitoraggio degli user-generated content i più noti sono Social Mention e Topsy. Ovviamente esistono tool a pagamento che garantiscono una profondità ed un’accuratezza dei risultati di gran lunga superiore a quelli gratuiti e con Communication Factor[Y] stiamo stringendo in questi giorni un accordo con un importante player internazionale per portare in Italia Read More

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Tra gli strumenti di monitoraggio degli user-generated content i più noti sono Social Mention e Topsy.

Ovviamente esistono tool a pagamento che garantiscono una profondità ed un’accuratezza dei risultati di gran lunga superiore a quelli gratuiti e con Communication Factor[Y] stiamo stringendo in questi giorni un accordo con un importante player internazionale per portare in Italia uno strumento di data capture per l’analisi delle conversazioni online.

In attesa di quel giorno [a breve, stay tuned], 3 strumenti, gratuiti, meno noti ma assolutamente interessanti per un primo screening.

Social Searcher — A mio avviso il più interessante dei tre. Consente di monitorare in tempo reale contenuti in Rete e sui social fornendo i risultati relativi ai 10 social più diffusi. Social Searcher è stato recentemente aggiornato ed ora offre anche la possibilità di effettuare anche una serie di ricerche avanzate, più dettagliate, ed esistono anche i plug-in per i diversi browser.

Oltre al riepilogo generale dei risultati della ricerca, Social Searcher fornisce il dettaglio dei post suddivisi per sentiment [negativo, positivo, neutro], la possibilità di selezionare la lingua [italiano incluso], il dettaglio degli utenti suddiviso per fonte, i link alle conversazioni, alle mention, le keywords correlate e il ranking per popolarità. È inoltre possibile esportare i dati. Il tutto senza la necessità di loggarsi.

social_searcher

SmashFuse - Altro motore di ricerca in tempo reale che permette di raggruppare in un’unica pagina i contenuti provenienti dalle piattaforme social del Web.

Strumento sicuramente interessante e di buone potenzialità che permette di avere in pochi secondi, e in modo gratuito, una panoramica generale dei contenuti che circolano in Rete relativamente a un determinato argomento, personaggio o brand, sintetizzandole in una social dashboard.

SmashFuse

SocialSearch - Offre la possibilità di fare una ricerca generale in rete e/o di analizzare il dettaglio relativamente a Twitter, Instagram e YouTube. Buona l’immediatezza e la semplicità di lettura dei risultati.

Strumento che non sembra in grado di sostituire, per profondità e ricchezza interpretativa, il valore aggiunto dei due precedenti ma che può essere utilizzato ad integrazione e/o come tool di controllo relativamente ai risultati ottenuti con i precedenti due per validarli, o meno. Regola da applicarsi comunque quando si utilizzano tool gratuiti.

Buon lavoro.

SocialSearch

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