Vendite Editoria

Pubblicato il 16 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

Fuga dai Quotidiani e Fiducia nell’Informazione

Le ela­bo­ra­zioni istat dall’indagine mul­ti­sco­pio sulle fami­glie indi­cano un calo di circa 12 punti per­cen­tuali, pari a quasi un quinto, tra coloro che dichia­rano di leg­gere almeno una volta alla set­ti­mana un quotidiano.

In nove anni la media degli ita­liani che leg­gono [*] un gior­nale con fre­quenza minima set­ti­ma­nale è scesa dal 61.1% al 49–4%. Si tratta di un calo gene­ra­liz­zato che inte­ressa in par­ti­co­lare le regioni del Centro-Sud e, soprat­tutto, le fasce d’età com­prese tra gli 11 ed i 44 anni [§].

Fuga dai Quotidiani

Durante il wee­kend appena tra­scorso a State of the Net l’istituto ixè ha pre­sen­tato i risul­tati di un son­dag­gio su Inter­net in Ita­lia che con­tiene, anche, alcuni dati rela­tivi ai gior­nali ed alla fidu­cia nei diversi mezzi d’informazione.

Anche in que­sto caso sono le fasce d’età sino a 44 anni ad attri­buire una minore atten­di­bi­lità ai gior­nali car­ta­cei, che resta però supe­riore a quella della TV, rispetto all’informazione online.

Let­tura di infor­ma­zione online che non trova evi­den­te­mente riscon­tro nei siti web delle cor­ri­spon­denti testate come emerge dal fatto che alla domanda “se Inter­net fosse chiuso per tre giorni, cosa le man­che­rebbe di più?”, la let­tura di noti­zie è deci­sa­mente infe­riore a Face­book tra i più giovani.

La man­canza di fidu­cia ed inte­resse non è legata al sup­porto infor­ma­tivo ma alla fonte ed alla sua cre­di­bi­lità. Il pro­blema NON è carta Vs online ma inte­resse Vs disinteresse.

Fiducia Informazione

Nel video sot­to­stante la pre­sen­ta­zione inte­grale dei risul­tati della ricerca durante State of the Net

[*] Vale la pena di evi­den­ziare, di ricor­dare come il con­cettto di let­tura sia diverso da quello di acqui­sto, così come la rea­der­ship non è uguale alle ven­dite di un quotidiano.

[§] Aspetto che, tra l’altro, [di]mostra l’inutilità dell’iniziativa plu­rien­nale “quo­ti­diano in classe”. Soldi but­tati via.

Pubblicato il 15 giugno 2014 by Pier Luca Santoro

La Pioggia Porta Buone Notizie

Non poteva esserci noti­zia più azzec­cata in que­sta dome­nica sotto l’acqua.

Il gior­nale ecua­do­re­gno «Extra» nel periodo da gen­naio a mag­gio, quando nel Paese le piogge sono par­ti­co­lar­mente abbon­danti, ha rea­liz­zato un edi­zione pla­sti­fi­cata del gior­nale, con prima e ultima pagina pro­tette da un film di pla­stica appli­cato in fase di stampa, per uti­liz­zare il quo­ti­diano come ombrello in caso di necessità.

Il risul­tato? La dif­fu­sione è aumen­tata del 12% e le ven­dite della pub­bli­cità sul gior­nale addi­rit­tura del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno pre­ce­dente con 21 nuovi inser­zio­ni­sti che hanno ade­rito all’iniziativa speciale.

Come si dice nel video sotto ripor­tato, non sem­pre la piog­gia porta cat­tive noti­zie. Pensateci.

Pubblicato il 9 maggio 2014 by Pier Luca Santoro

Copie ed Edicole Digitali

Siamo ormai a mag­gio e di “edi­cola ita­liana”, il pro­getto multi-editore di cui si parla da quasi due anni per la ven­dita di copie digi­tali il cui lan­cio era stato annun­ciato per la pri­ma­vera di quest’anno, non si hanno notizie.

Nel frat­tempo Goo­gle ha lan­ciato la sua edi­cola. Ini­zia­tiva alla quale una buona parte degli edi­tori che danno vita ad “edi­cola ita­liana” hanno ade­rito pron­ta­mente, forse anche per­chè, da indi­scre­zioni rac­colte dal sot­to­scritto, si voci­fera che invece Apple abbia inten­zione di chiu­dere, o comun­que rive­dere pesan­te­mente, que­sta sezione all’interno del suo store poi­chè non redditizia.

Se si esclude «Il Sole24Ore» la curva dell’andamento delle ven­dite di copie digi­tali è piatta. Le ven­dite non cre­scono se non in maniera asso­lu­ta­mente mar­gi­nale ed a prezzi da saldo che ben poco aggiun­gono ai ricavi.

Arri­vano ora due dati da eMar­ke­ter a com­ple­tare il qua­dro della situazione.

Il primo mostra come il nostro Paese sia, ancora una volta, fana­lino di coda nel mobile com­merce in Europa.

Smartphone mobile commerce

Il secondo è rela­tivo alla pene­tra­zione attuale dei tablet ed alle pro­ie­zioni di svi­luppo. Anche in que­sto caso l’Italia è al fondo ed il tasso di cre­scita non appare gran cosa.

Copie ed edi­cole digi­tali NON sal­ve­ranno i conti degli edi­tori italiani.

Tablet Penetration

Pubblicato il 16 aprile 2014 by Andrea Nelson Mauro

La Mappa della Diffusione dei Mensili Italiani

Motori e casa sono i topic dei prin­ci­pali men­sili ita­liani per dif­fu­sione, con due ecce­zioni in par­ti­co­lare in cima alla clas­si­fica: una riguarda Focus (scienza), l’altra il Mes­sag­gero di Sant’Antonio (attua­lità) [1]. Lo dimo­stra la mappa inte­rat­tiva che abbiamo rea­liz­zato a com­ple­ta­mento del lavoro svolto su set­ti­ma­nali, che regi­stra­vano la netta pre­do­mi­nanza dei tele­vi­sivi, e per i quo­ti­diani. Restano valide le avver­tenze e le con­si­de­ra­zioni di fondo espresse rela­ti­va­mente ai dati for­niti da Ads.

La mappa inte­rat­tiva mostra la sud­di­vi­sione ter­ri­to­riale di que­sta cate­go­ria di perio­dici, basata su dati Ads del 2012. Le pro­vince più respon­sive alla let­tura dei men­sili sono Milano, Savona e Genova [dove più di un resi­dente su quat­tro legge un perio­dico], e ad ogni modo la dif­fu­sione ter­ri­to­riale dei men­sili pare molto più robu­sta a Nord che a Sud, come mostra il gra­fico seguente.

Tra i primi dieci men­sili capeg­giano quello dell’ACI ed «Il Mes­sag­gero di Sant’Antonio» si tratta in entrambi i casi di testate vei­co­late quasi esclu­si­va­mente per abbonamento.

Per com­ple­tare l’analisi, per “chiu­dere il cer­chio”, ci pia­ce­rebbe, cre­diamo sarebbe utile, incro­ciare i dati delle dif­fu­sioni con la distri­bu­zione delle edi­cole nel nostro Paese ma non esi­stono dati aggior­nati al riguardo. Ci date una mano a trovarli?

Di seguito la mappa dei men­sili con i dati ADS del 2012. Clic­cando sul nome di un men­sile in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 men­sili più dif­fusi in quella provincia.

Anche in que­sto caso, di seguito la mappa dei men­sili con i dati ADS del 2011. Clic­cando sul nome di un men­sile in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 men­sili più dif­fusi in quella provincia.

Mappe a cura di Andrea Nel­son Mauro & Ales­sio Cima­relli, com­mento ai dati di Pier Luca Santoro

Note & Update

[1] — Update inse­rita gra­zie al com­mento di Mar­ghe­rita Fronte

Pubblicato il 9 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

Le Copie Digitali NON Fermano l’Emorragia dei Quotidiani

Sono stati pub­bli­cati i dati ADS del feb­braio 2014 rela­ti­va­mente ai quo­ti­diani del nostro Paese.

In base all’ela­bo­ra­zione rea­liz­zata da «Prima Comu­ni­ca­zione», ad un anno e più dall’inizio delle rile­va­zioni di ADS delle copie digi­tali, emerge come, nono­stante per alcuni quo­ti­diani l’incidenza delle stesse sul totale sia tutt’altro che tra­scu­ra­bile,  il declino dell’acquisto di quo­ti­diani sia ancora ben lon­tano dall’arrestarsi.

Tra i prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali sono sol­tanto due quelli che hanno una ten­denza posi­tiva: «Avve­nire» e «Il Sole24Ore». Testate entrambe acco­mu­nate da due fat­tori: spe­cia­liz­za­zione ed ele­vata inci­denza degli abbo­na­menti anche prima del digi­tale. Tutti gli altri quo­ti­diani hanno cali signi­fi­ca­tivi; in molti casi anche a dop­pia cifra come mostra la tavola di sin­tesi del con­fronto con il feb­braio 2013 sotto riportata.

ADS Febb 2014

Dal feb­braio 2013 ad oggi, nel pro­gres­sivo dei 12 mesi, «Il Sole24Ore» ha aumen­tato le pro­prie ven­dite per 75mila copie ed  «Avve­nire» di 3mila. Il dato peg­giore è per «la Repub­blica» con circa 50mila copie in meno, men­tre per­cen­tual­mente è «Libero» ad avere la peg­gior per­for­mance con il –24%.

Nono­stante la forte pro­mo­zio­na­lità sia da parte di «la Repub­blica» che de «Il Cor­riere della Sera», come dimo­strano, anche, le ven­dite di copie mul­ti­ple, dopo lo sprint ini­ziale è “calma piatta” per quanto riguarda le ven­dite di copie digitali.

L’elaborazione rea­liz­zata da Human High­way, società di ricer­che di mer­cato online che col­la­bora, anche, con Data­Me­dia­Hub, mostra il det­ta­glio delle sole copie digi­tali. Sul sito è pos­si­bile agire sui dati sele­zio­nando i fil­tri, muo­vendo i cur­sori, clic­cando col mouse sui gra­fici o sele­zio­nando col mouse intere aree nei grafici.

ADS Copie Digitali Febb 2014

Pubblicato il 28 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

La Storia Insegna che la Storia non Insegna Nulla

Se «Pub­blico» aveva resi­stito solo 103 giorni in edi­cola abbiamo ora un nuovo record in nega­tivo, ahimè.

È il caso de il “Sole 24 Ore di sini­stra”: «Pagina99» che, lan­ciato l’11 feb­braio scorso, a soli 45 giorni di distanza annun­cia che ces­serà la pub­bli­ca­zione quo­ti­diana per diven­tare, per quanto riguarda la ver­sione car­ta­cea, solo settimanale.

Il quo­ti­diano [*] aveva mani­fe­stato sin dall’inizio di avere gravi pro­blemi legati alla distri­bu­zione sia per i costi che per le inef­fi­cienze cro­ni­che del sistema, della filiera.

«Il Fatto Quo­ti­diano», unico caso di suc­cesso di un gior­nale lan­ciato negli ultimi dieci anni, o più, nel nostro Paese, ha basato il lan­cio su tre aspetti di fondo:

  • Crea­zione di una forte com­mu­nity di per­sone riu­nite intorno ad un ideale — fon­da­men­tal­mente l’anti ber­lu­sco­ni­smo —  mesi prima del lancio;
  • Rac­colta cospi­cua di fondi gra­zie ad una cam­pa­gna di abbo­na­menti, che defi­ni­rei di sot­to­scri­zioni poi­chè mosse da un ideale, quello della com­mu­nity di rife­ri­mento, che hanno garan­tito una solida base al lancio;
  • Piano strut­tu­rato di distri­bu­zione selet­tiva al lan­cio ideato evi­den­te­mente da chi cono­sce bene la filiera distri­bu­tiva tra­di­zio­nale del canale edicole.

Tutti gli altri che hanno pro­vato ad ope­rare in modo diverso hanno fallito.

Scri­veva Ales­san­dro Moran­dotti che “La sto­ria inse­gna che la sto­ria non inse­gna nulla”. Pare avesse asso­lu­ta­mente ragione purtroppo.

Pagina99

Pubblicato il 6 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Membership e Symbiosis

Lo sap­piamo, ormai è diven­tato un man­tra, il pro­blema della soste­ni­bi­lità, della ricerca di un modello che nella tran­si­zione verso il digi­tale rie­sca a ren­dere soste­ni­bile eco­no­mi­ca­mente le evo­lu­zioni in corso è lo sco­glio da supe­rare sul quale fiumi di inchio­stro [e exbi­bit] ven­gono ver­sati quotidianamente.

Andrew Mil­ler, CEO del Guar­dian Media Group, durante un suo speech ieri al con­ve­gno lon­di­nese Digi­tal Media Stra­te­gies, ha ricor­dato la strada scelta fatta sostan­zial­mente di incre­mento del valore dell’advertising, fatto di cre­scita dell’audience ma anche di grande atten­zione ai dati ed al valore aggiunto che que­sti hanno per creare solu­zioni pub­bli­ci­ta­rie inte­res­santi per le aziende, e  di “ope­ness”, di aper­tura nei con­fronti dei let­tori, dei cit­ta­dini, non­ché di non ado­zione di alcuna sorta di pay­wall [full, mete­red, reversed].

Que­sto non signi­fica ha spie­gato Mil­ler che si rinunci ai ricavi dalla ven­dita di con­te­nuti ai let­tori, bensì che deve essere fatto in modo diverso: attra­verso pro­grammi di membership.

“We reco­gnise we have to get more direct-to-consumer reve­nue over time and the way we will do that is through membership-type pro­po­si­tions, but it’s going to be much more than a pay­wall. A pay­wall is to me an inverse loyalty scheme, where the more you con­sume the more you pay, which doesn’t seem to work.”

Pro­prio di mem­ber­ship, come ele­mento di un “modello di busi­ness 2.0″, evo­luto, par­lavo —  e scri­vevo — alla fine del 2013. Di seguito le due slide della pre­sen­ta­zione alla base del ragio­na­mento per como­dità di lettura.

Membership

Membership benefits

 Da un modello incen­trato sul pro­dotto, quello della “mitica” Ford T per rico­struirne l’emblema, si è sem­pre più pas­sati ad un approc­cio custo­mer cen­tric, con al cen­tro, appunto, il con­su­ma­tore [aka le per­sone]. Fase che, ele­van­dosi per cer­care di avere una visuale migliore, pro­ba­bil­mente l’industria dell’informazione non ha colto essendo mag­gior­mente foca­liz­zata sui ricavi dalla pubblicità.

L’ulteriore evo­lu­zione, il modello da per­se­guire attual­mente è quello della sim­biosi di cui Face­book è l’esempio più evi­dente. Sym­bio­sis, per dirla in inglese, che si basa, come dice il ter­mine, sull’idea che le imprese e le per­sone abbiano mutua­mente biso­gno gli uni degli altri per avere suc­cesso, soddisfazione.

symbiosis

Come scri­ve­vano Don Tap­scott e Antony D. Wil­liams già nel 2007 in “Wiki­no­mics” è la crea­zione di valore [aggiunto] per il cliente, per le per­sone, NON il con­trollo la rispo­sta da dare nella digi­tal economy.

Che molti edi­tori, molte testate, a sette anni di distanza non l’abbiano ancora com­preso è oltre­modo preoccupante.

Ripren­dendo un vec­chio ada­gio, modi­fi­can­dolo, adat­tan­dolo all’attualità: que­sta non è la stampa, è il Web, bel­lezza! Segna­tevi que­ste due parole: mem­ber­ship e sym­bio­sis, ne sen­ti­rete par­lare parec­chio d’ora in poi, se volete essere della par­tita, ovviamente.

Customer value

Bonus track sull’argomento, lo speech di Michael Por­ter: “Crea­ting Shared Value”

Pubblicato il 4 marzo 2014 by Pier Luca Santoro

Come Stanno Cambiando i Ricavi dei Quotidiani

Ame­ri­can Jour­na­lism Review pub­blica i risul­tati eco­no­mici di cin­que tra i prin­ci­pali edi­tori di quo­ti­diani negli Stati Uniti: Gan­nett, McClat­chy, The New York Times Co., A. H. Belo e Lee Enter­pri­ses.

Dai dati emerge sostan­zial­mente come stia cam­biando il mix dei ricavi con minori introiti dalla pub­bli­cità e più dai let­tori. Il bilan­cio però, pur­troppo, con­ti­nua a non tor­nare ed i risul­tati com­ples­sivi mostrano ancora il segno meno rispetto al 2012 con un calo delle reve­nues com­preso tra l’1% ed il 5% a seconda dei casi.

Stessa situa­zione per il «Finan­cial Times» che genera addi­rit­tura ben il 63% dei ricavi del 2013 dai con­te­nuti e sola­mente il 37% dalla pub­bli­cità, con reve­nues sta­bili rispetto all’anno precedente.

Newspaper Revenues

Un’analisi su 17 dei pro­pri asso­ciati effet­tuata dalla New­spa­per Asso­cia­tion of Ame­rica con­ferma come il mix dei ricavi  si stia spo­stando verso l’area dei con­te­nuti, delle ven­dite di copie che cre­scono del 5% nell’insieme, ma che la tra­sfor­ma­zione deve andare  oltre, essere più pro­fonda, per essere soste­ni­bile economicamente.

Sull’andamento dei ricavi pub­bli­ci­tari, sia carta che online, per l’industria dell’informazione basta dare un’occhiata ai due gra­fici pub­bli­cati da Mathew Ingram su pai­d­Con­tent per capire la situa­zione, per avere la con­ferma che il mix tra­di­zio­nale di ven­dite di con­te­nuti e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria non è,  e mai più sarà, suf­fi­ciente a far qua­drare i conti.

Lo stu­dio “New­spa­pers Tur­ning Ideas Into Dol­lars: Four Reve­nue Suc­cess Sto­ries”, e la già citata ana­lisi della NAA, mostrano come a que­sti sia neces­sa­rio affian­care pro­gres­si­va­mente nuove fonti di ricavo sup­ple­men­tari, inte­gra­tive rispetto alle attuali che pro­vavo a sin­te­tiz­zare nella mia pre­sen­ta­zione sui “modelli di busi­ness 2.0″ per gli stu­denti del master in scienze della comu­ni­ca­zione a fine 2013.

Se all’estero gli esempi di spe­ri­men­ta­zioni, anche di suc­cesso, per cam­biare il mix dei ricavi non man­cano, per il momento nel nostro Paese ci si sta con­cen­trando pre­va­len­te­mente su gli eventi come fonte di ricavo men­tre l’area e-commerce non decolla tra mille pole­mi­che e sostan­zial­mente poco o null’altro viene fatto per uscire dalla spi­rale in attesa del pros­simo vano busi­ness plan da appro­vare nel pros­simo, altret­tanto vano?, con­si­glio di amministrazione.

.PL Modello di Business

Pubblicato il 3 marzo 2014 by Andrea Nelson Mauro

I Primi 20 Set­ti­ma­nali più Dif­fusi per Provincia: Mappa Interattiva

Dopo la map­pa­tura dei quo­ti­diani, abbiamo effet­tuato lo stesso lavoro con i primi 20 set­ti­ma­nali più dif­fusi nel nostro Paese. Restano valide le avver­tenze e le con­si­de­ra­zioni di fondo espresse per i quotidiani.

Tra i primi dieci per dif­fu­sione la metà sono dedi­cati alla pro­gram­ma­zione tele­vi­siva ed il primo in asso­luto, con 703mila copie dif­fuse, è il perio­dico set­ti­ma­nale tele­vi­sivo per eccel­lenza: «Sor­risi e Can­zoni TV». Esclu­dendo i due maga­zine alle­gati ai prin­ci­pali quo­ti­diani ita­liani, nelle prime dieci posi­zioni solo 3 sono i set­ti­ma­nali dedi­cati al com­mento dell’attualità.

È dun­que evi­dente che si tratti di un pub­blico molto con­ser­va­tore, affe­zio­nato alla pro­pria rivi­sta tele­vi­siva da tempo che con­ti­nua ad acqui­stare per tra­di­zione, per abi­tu­dine [anche se ovvia­mente anche que­sto tipo di rivi­ste sof­fre]. Un feno­meno tutt’altro che tra­scu­ra­bile da appro­fon­dire incro­ciando i dati delle ven­dite con gli accessi ai rispet­tivi siti web di que­sta cate­go­ria di testate.

 È inte­res­sante notare come nei grandi cen­tri urbani, nelle prin­ci­pali città siano i maga­zine dei quo­ti­diani i set­ti­ma­nali a mag­gior dif­fu­sione, scal­zando il pri­mato ai set­ti­ma­nali tele­vi­sivi. Certo sarebbe neces­sa­rio sapere quanti di que­sti acqui­stino il gior­nale in quel giorno poi­chè il maga­zine con­tiene, anche, la pro­gram­ma­zione tele­vi­siva. Una moti­va­zione d’acquisto che cer­ta­mente non è trascurabile.

Aspet­tiamo con ansia che qual­che famoso socio­logo ci illu­mini sul “popolo della tele­vi­sione” invece di anno­iarci con quello della Rete o, peg­gio, di Twitter.

Di seguito la mappa dei set­ti­ma­nali con i dati ADS del 2012. Clic­cando sul nome di un set­ti­ma­nale in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 set­ti­ma­nali più dif­fusi in quella provincia.

Di seguito la mappa dei set­ti­ma­nali con i dati ADS del 2011. Clic­cando sul nome di un set­ti­ma­nale in alto a sini­stra, la mappa visua­lizza la dif­fu­sione per pro­vin­cia. Clic­cando su una pro­vin­cia sulla mappa, il gra­fico in basso a sini­stra visua­lizza i primi 20 set­ti­ma­nali più dif­fusi in quella provincia.

Mappe a cura di Andrea Nel­son Mauro & Ales­sio Cima­relli, com­mento ai dati di Pier Luca Santoro

Pubblicato il 25 febbraio 2014 by Andrea Nelson Mauro, Pier Luca Santoro

La Diffusione dei Quotidiani: Mappa Interattiva

La mappa inte­rat­tiva pub­bli­cata in que­sta pagina visua­lizza la dif­fu­sione dei 65 prin­ci­pali quo­ti­diani nazio­nali per pro­vin­cia. I dati sono quelli Accer­ta­mento Dif­fu­sione Stampa [ADS], ai quali si può avere accesso pre­via regi­stra­zione, e sono rela­tivi all’anno 2012 poi­chè i dati rela­tivi al 2013 non sono ancora con­so­li­dati ma sola­mente “sti­mati”, ovvero basati esclu­si­va­mente sulle dichia­ra­zioni auto­pro­dotte dall’editore e non ancora sot­to­po­sti a veri­fica ispettiva.

Clic­cando sui nomi dei giornali è pos­si­bile visua­liz­zare la loro dif­fu­sione pro­vin­ciale; clic­cando su cia­scuna delle pro­vince invece si può vedere quali sono i gior­nali più dif­fusi per cia­scuna di queste.

Si viene così a sco­prire, ad esem­pio, che nella pro­vin­cia di Milano dopo «Il Cor­riere della Sera» sono «Il Sole24Ore» e «La Gaz­zetta dello Sport» i quo­ti­diani mag­gior­mente dif­fusi men­tre «la Repub­blica» è solo al quarto posto per numero di copie diffuse.

Non è que­sto l’unico ele­mento di nota. “Gio­cando” con la mappa, cosa che ovvia­mente, se posso, invito a fare, si viene a sco­prire che la pro­vin­cia in cui «Ita­lia Oggi» è mag­gior­mente dif­fuso è quella di Genova dove sareb­bero distri­buite ben il 13.8% del totale delle copie, ed ancora che in cin­que pro­vin­cie della Cala­bria vi sono la bel­lezza del 17.7% delle copie distri­buite con­tro il 15% di Milano e Roma messe assieme. I casi sono due o il cuore finan­zia­rio ed eco­no­mico del Paese ha spo­stato il pro­prio bari­cen­tro [#asuain­sa­puta] o è evi­dente che qual­cosa non torna visto che invece il già citato  diretto con­cor­rente: «Il Sole24Ore» nelle due metro­poli del nostro Paese fa quasi il 30% delle copie dif­fuse [28.5%].

Spiega ADS, nel suo rego­la­mento [che ancora una volta merita un’attenta let­tura] che gli edi­tori, tra le altre cose, devono accet­tare la società di revi­sione inca­ri­cata da ADS per i con­trolli esterni, rila­scian­dole man­leva per il segreto d’ufficio non­ché auto­riz­za­zione scritta per abi­li­tarla a ese­guire tutti i con­trolli pre­vi­sti presso i distri­bu­tori locali. Non resta che augu­rarsi che a code­ste sti­ma­tis­sime — per defi­ni­zione — società di revi­sione arrivi il nostro mode­sto lavoro di map­pa­tura poi­chè è lam­pante che qual­cosa non torna.

Il Sot­to­se­gre­ta­rio all’Editoria del Governo Monti, Paolo Peluffo, uno che con­tra­ria­mente ad altri sapeva dove, e per­chè, met­tere le mani, aveva reso obbli­ga­to­ria per legge la trac­cia­bi­lità delle ven­dite e delle rese dei gior­nali quo­ti­diani e perio­dici, come sta­bi­lito dal decreto legge di metà mag­gio del2012, suc­ces­si­va­mente con­ver­tito con alcune modi­fi­che dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, recante dispo­si­zioni urgenti in mate­ria di rior­dino dei con­tri­buti alle imprese edi­trici, non­che’ di ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di pub­bli­cita’ istituzionale.

Obbligo, che ricade sull’intera filiera distri­bu­tiva, e che ha [aveva?] come obiet­tivo quello di favo­rire la moder­niz­za­zione del sistema di distri­bu­zione e ven­dita della stampa quo­ti­diana e perio­dica e di assi­cu­rare una ade­guata cer­ti­fi­ca­zione delle copie distri­buite alle quali, tra l’altro, dal 2013 sono legati i finan­zia­menti statali.

Di tutto que­sto, al 25 feb­braio del 2014, non vi è trac­cia e nulla è avve­nuto dall’approvazione della legge ad oggi. Come sem­pre a tutto c’è un per­chè, per det­ta­gli cito­fo­nare in Via Pie­monte, 64 a Roma.

Al di là di qua­lun­que altra pos­si­bile con­si­de­ra­zione ci si chiede, mi chiedo, come, su quali basi saranno ero­gati i finan­zia­menti del 2013 alle testate che ne avranno diritto.

Che nel 2014 un intero set­tore e la sua capil­lare rete distri­bu­tiva siano rima­sti ancora al tempo degli ama­nuensi è ver­go­gnoso.  Sin­tomo, evi­denza di mio­pia grave, di un’arretratezza cul­tu­rale, o peg­gio, che non lascia spe­rare niente di buono per il futuro dei gior­nali, e di riflesso della distri­bu­zione edi­to­riale, qual­siasi esso sia.

Qui in basso invece la mappa inte­rat­tiva con i dati ADS del 2011 per con­fronto. Le fun­zio­na­lità sono le stesse della mappa del 2012: clicca sui nomi dei gior­nali per vedere la loro dif­fu­sione pro­vin­ciale; clicca sulle pro­vince per vedere quali sono i gior­nali più diffusi.

Mappe a cura di Andrea Nel­son Mauro & Ales­sio Cima­relli, com­mento ai dati di Pier Luca Santoro

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