Vendite Editoria

Posted on 19 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Lelio Simi

Il Metered Paywall de la Repubblica

Il gruppo Espresso — Repub­blica si appre­ste­rebbe ad imple­men­tare il mete­red pay­wall per la coraz­zata digi­tale della media com­pany: Repubblica.it.

Secondo quanto ripor­tato nella pre­sen­ta­zione dei risul­tati e delle stra­te­gie del gruppo, nel 2015 Repubblica.it ren­de­rebbe dispo­ni­bili online il 100% dei con­te­nuti pub­bli­cati nella ver­sione car­ta­cea con­tro l’attuale 10% pro­teg­gendo que­sti con­te­nuti die­tro un “soft mete­red pay­wall” che con­sen­ti­rebbe la let­tura di 20 arti­coli al mese pas­sati i quali scat­te­rebbe il pagamento.

Repubblica Paywall

La ricerca di una moda­lità per valo­riz­zare, per mone­tiz­zare al di là della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, è ovvia­mente una costante per tutti gli edi­tori. Circa l’ipotesi di adot­tare un un “soft mete­red pay­wall” per Repubblica.it tre con­si­de­ra­zioni in estrema sintesi:

  1. Anche testate che adot­tano un “hard pay­wall”, un pay­wall che pro­tegge tutti i con­te­nuti pre­senti online, o un mete­red pay­wall con soglie molto basse, con un numero di arti­coli gra­tuiti estre­ma­mente ridotto, come nel caso del Finan­cial Times, la per­mea­bi­lità è comun­que garan­tita a chi arriva da social e da search per scon­giu­rare un’eccessiva fles­sione degli accessi e dun­que della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria. Sap­piamo inol­tre che per gli utenti con un minimo di exper­tise nell’utilizzo della Rete non è dif­fi­cile aggi­rare i mete­red pay­wall, ad esem­pio disa­bi­li­tando i cookies.
  2. Anche Corriere.it, l’altro prin­ci­pale quo­ti­diano online del nostro Paese, da tempo aveva annun­ciato a più riprese che sarebbe andato a paga­mento nel 2015, cosa che sin ora non è avve­nuta. Anche la Stampa, poco più di un anno fa, ha lan­ciato Pre­mium, offerta per fruire online, a paga­mento, dei con­te­nuti inte­grali del gior­nale car­ta­ceo. Dalle infor­ma­zioni dispo­ni­bili non pare che l’iniziativa abbia otte­nuto successo.
  3. A livello inter­na­zio­nale, come emerge dai dati pub­bli­cati in que­sti giorni dalla Inter­na­tio­nal News Media Asso­cia­tion, l’enfasi sui pay­wall sta sce­mando per con­cen­trarsi su altri pos­si­bili fonti di ricavo.

Pro­varci è dove­roso ma le pos­si­bi­lità di suc­cesso sono di fatto estre­ma­mente ridotte come mostra con chia­rezza il gra­fico sot­to­stante che evi­den­zia quanto ridotti siano ancora oggi i ricavi del digitale/online sia per quanto riguarda l’advertising che ancor più, se pos­si­bile, per il paga­mento dei con­te­nuti. Ci sarà un per­ché, immagino…

Repubblica Digital Vs Online

 

Posted on 5 maggio 2015 by Pier Luca Santoro

Informazione in Italia. Modelli di Business, Consumi, Professioni

L’Autorità per le Garan­zie nelle Comu­ni­ca­zioni — AGCOM — ha dif­fuso i risul­tati dell’indagine su “Infor­ma­zione e inter­net in Ita­lia. Modelli di busi­ness, con­sumi, pro­fes­sioni”. Tre, in gene­rale, i temi ana­liz­zati: pro­fes­sione gior­na­li­stica, carat­te­ri­sti­che eco­no­mi­che dell’offerta e pecu­lia­rità della domanda di informazione.

Dal punto di vista meto­do­lo­gico, l’Autorità, data la com­ples­sità dell’analisi, ha pro­ce­duto ad ana­liz­zare una mol­te­pli­cità di fonti ai fini dell’analisi del set­tore infor­ma­tivo. In primo luogo, l’Indagine esa­mina il mondo gior­na­li­stico attra­verso una spe­ci­fica rile­va­zione su un cam­pione di oltre 2.300 pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione. In que­sto qua­dro, l’Autorità ha anche pro­ce­duto alla rac­colta, all’elaborazione, e alla pre­sen­ta­zione dei dati resi dispo­ni­bili dalle più impor­tanti e com­plete fonti sulla pro­fes­sione gior­na­li­stica [OdG, Inpgi e Fnsi]. In secondo luogo, per pro­ce­dere all’esame dell’offerta edi­to­riale, sono state for­mu­late spe­ci­fi­che richie­ste di infor­ma­zioni, sotto il pro­filo sia reda­zio­nale sia eco­no­mico, ad un cam­pione di circa 400 edi­tori, nazio­nali e locali, rap­pre­sen­ta­tivo dell’universo di tutti i sog­getti che pro­du­cono infor­ma­zione in Ita­lia. Per ana­liz­zare le abi­tu­dini di con­sumo infor­ma­tivo da parte dei cit­ta­dini ita­liani, ci si è avvalsi dei dati for­niti dal Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism della Oxford Uni­ver­sity. Un para­grafo meto­do­lo­gico, posto all’inizio di ogni capi­tolo, chia­ri­sce in det­ta­glio le fonti e i dati uti­liz­zati per l’analisi dei rela­tivi ambiti eco­no­mici di riferimento.

Caratteristiche Informazione

Il rap­porto, ancora una volta, merita asso­lu­ta­mente una attenta let­tura inte­grale al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed interpretazione.

La pos­si­bi­lità di valu­tare il bene solo dopo averlo “con­su­mato” include l’informazione e i pro­dotti media­tici sicu­ra­mente anche tra i beni espe­rienza, intro­du­cendo un ulte­riore aspetto di pro­ble­ma­ti­cità, ossia quello delle asim­me­trie infor­ma­tive tra il con­su­ma­tore e l’editore. In tal senso, la qua­lità dell’informazione è spesso sog­getta a fal­li­menti di mer­cato per­ché non può essere facil­mente deri­vata, se non dopo ripe­tuti atti di con­sumo, dall’utente finale. In que­sto con­te­sto, il con­cetto di repu­ta­zione, e quindi la forza dei mar­chi, assume, spe­cie nell’attuale momento, una rile­vanza cen­trale nel sistema informativo.

Se, come noto, l’online in tutte le sue decli­na­zioni [testate, social net­work, blog, motori di ricerca], per le sue carat­te­ri­sti­che di imme­dia­tezza, coper­tura in tempo reale della noti­zia e gra­tuità, si sta affer­mando sia come mezzo di infor­ma­zione al pub­blico, sia come fonte di infor­ma­zione per gli altri media, un aspetto poten­zial­mente cri­tico, come dimo­stra l’incremento, almeno in ter­mini di atten­zione goduta e dif­fu­sione, delle bufale, è rap­pre­sen­tato dal fatto che que­sto tipo di infor­ma­zione, anche per motivi finan­ziari, è gene­ral­mente carat­te­riz­zato da un mag­gior ricorso a fonti deri­vate, soprat­tutto di tipo azien­dale ed isti­tu­zio­nale [comu­ni­cati stampa, social net­work, etc.], e da un minor ricorso a fonti dirette sul campo. Il plu­ra­li­smo dell’offerta infor­ma­tiva richiede non solo mol­te­pli­cità di ope­ra­tori nella fase di rac­colta delle fonti e pro­du­zione delle noti­zie, ma anche indi­pen­denza nella loro ela­bo­ra­zione
e auto­no­mia edi­to­riale nella loro diffusione.

Informazione Digitale

In quat­tor­dici anni è note­vol­mente cam­biato, inol­tre, l’assorbimento dei lavo­ra­tori da parte delle imprese edi­to­riali ope­ranti nel Paese. Il peso per­cen­tuale dei quo­ti­diani è, infatti, dram­ma­ti­ca­mente sceso dal 50% del totale rap­porti di lavoro nel 1990 al 34,4% del 2014, a fronte di una cre­scita del ruolo delle tele­vi­sioni nazio­nali [oggi al 5,7%] e locali [11,9%] ma soprat­tutto degli uffici stampa e comu­ni­ca­zione azien­dali [8,4%] e pub­blici [7,6%, appena all’1% nel 1990].

Inter­net è una miniera di infor­ma­zioni che rende ancora più impre­scin­di­bile, per i gior­na­li­sti, sta­bi­lire un rap­porto di fidu­cia con il pub­blico, vista l’ampia pos­si­bi­lità a dispo­si­zione dei let­tori di poter cam­biare in breve tempo una fonte infor­ma­tiva. Tale rap­porto fidu­cia­rio si costrui­sce pre­va­len­te­mente tra­mite la tra­spa­renza; i let­tori, cioè, sono inte­res­sati a cono­scere come si arriva alla reda­zione di un “sto­ria”, quali sono le fonti, e a rice­vere spie­ga­zioni nel caso di errori. Que­sta meta­mor­fosi, rispetto ad un modello tra­di­zio­nale di tipo gerar­chico in cui la noti­zia calava dall’alto sul let­tore, neces­sita anche di mag­giori com­pe­tenze spe­ci­fi­che visto che in alcuni casi sono pro­prio i let­tori ad avere mag­giori infor­ma­zioni su di una spe­ci­fica noti­zia o argomento.

A parte lo “Svi­luppo di Web con­tent”, atti­vità svolta da circa il 28% del cam­pione dei gior­na­li­sti rispon­denti al que­stio­na­rio online ed in parte col­le­gata alle ver­sioni online delle testate tra­di­zio­nali, le altre atti­vità tipi­che del Web, come “Infografica/Data Jour­na­lism”, “Social media mana­ge­ment” e “Blog­ger”, sono poco dif­fuse. Tra le altre cose, tali atti­vità sem­brano essere una pre­ro­ga­tiva dei gior­na­li­sti gio­vani visto che media­mente circa l’80% ha un’età infe­riore ai 40 anni.

Cambio Giornalismo

Per miglio­rare la pro­pria pro­fit­ta­bi­lità, più che sul fronte dei ricavi, gli edi­tori hanno pro­ce­duto in que­sti anni su quello dei costi dell’informazione, cer­cando mar­gini di effi­cien­ta­mento. Ne è con­se­guita una con­tra­zione degli inve­sti­menti nell’informazione, in tutte le sue componenti.

Oltre all’andamento decre­scente della strut­tura dei ricavi di tutti i gruppi [tranne Sky], un’analisi disag­gre­gata, a livello di sin­goli sog­getti, evi­den­zia come i diversi gruppi pre­sen­tino una com­po­si­zione dei ricavi assai dif­fe­ren­ziata. Alcuni sono più legati alla com­po­nente pub­bli­ci­ta­ria, altri dipen­dono deci­sa­mente dai ricavi dagli utenti, men­tre i gruppi mag­gior­mente legati alla stampa quo­ti­diana vedono una strut­tura dei ricavi più bilan­ciata; discorso a parte è quello di RAI i cui ricavi deri­vano prin­ci­pal­mente dal canone radio­te­le­vi­sivo pagato dai contribuenti.

Ricavi Editori

La ver­sione online del pro­dotto car­ta­ceo, per l’85% delle testate, è con­si­de­rata parte inte­grante dell’offerta edi­to­riale del quo­ti­diano ma, di regola, carta e web hanno pecu­lia­rità distinte. Il quo­ti­diano car­ta­ceo assolve sem­pre meno alla fun­zione di aggior­na­mento che lo con­trad­di­stin­gueva, rap­pre­sen­tando piut­to­sto una fonte infor­ma­tiva di appro­fon­di­mento. Se con rife­ri­mento al quo­ti­diano car­ta­ceo il pro­dotto edi­to­riale offerto al let­tore è costi­tuito dall’intera testata, il pro­dotto online si iden­ti­fica più che altro nel sin­golo arti­colo, pre­sup­po­nendo uno spac­chet­ta­mento del prodotto.

Circa un terzo degli edi­tori attivi dal lato dell’offerta di quo­ti­diani è pre­sente nel com­parto da almeno trenta anni, men­tre le società in atti­vità da meno di dieci anni sono poco più del 20%. Insomma il nuovo non avanza o comun­que avanza con grande fatica.

Esa­mi­nando nel det­ta­glio l’andamento dei ricavi edi­to­riali del com­parto dei quo­ti­diani, è pos­si­bile osser­vare come gli stessi abbiano perso circa un terzo del loro valore negli ultimi cin­que anni, pas­sando da più di 3 miliardi di euro nel 2010 a poco più di 2 miliardi nel 2014. La pro­gres­siva cre­scita dei ricavi deri­vanti dalla com­po­nente digi­tale, infatti, è tut­tora del tutto insuf­fi­ciente a com­pen­sare la netta con­tra­zione della com­po­nente car­ta­cea tra­di­zio­nale. Di fatto non è ancora chiaro quale sia il modello di busi­ness in grado di garan­tire ade­guati ritorni eco­no­mici. Ad oggi, in effetti, la sus­si­stenza degli edi­tori con­ti­nua a dipen­dere in maniera pre­pon­de­rante dall’entità dei ricavi con­se­guiti gra­zie alle testate car­ta­cee. In tal senso, la figura suc­ces­siva evi­den­zia pale­se­mente che l’incidenza delle entrate gene­rate dal pro­dotto car­ta­ceo è di gran lunga mag­giore [pari nel 2014 ancora al 90%] rispetto al pro­dotto digi­tale, seb­bene quest’ultimo abbia visto rad­dop­piare il suo peso negli ultimi cin­que anni. L’attività tra­di­zio­nale, sul mezzo car­ta­ceo, rimane il core busi­ness di gran parte delle società edi­trici, le quali, al di là delle dichia­ra­zioni d’intenti, di fatto ten­tano di met­tere in atto stra­te­gie di difesa dei ricavi deri­vanti dalla carta stam­pata, sep­pure molto spesso que­sto avvenga in maniera scom­po­sta e dun­que poco efficace.

Struttura Ricavi Quotidiani AGCOM

Gli edi­tori online nativi digi­tali pre­sen­tano nel com­plesso una strut­tura dei ricavi piut­to­sto sbi­lan­ciata sul ver­sante pub­bli­ci­ta­rio, essendo le offerte infor­ma­tive a paga­mento limi­tate per lo più alla pro­po­si­zione di con­te­nuti con un ele­vato livello di spe­cia­liz­za­zione in deter­mi­nati set­tori e rivolti a nic­chie spe­ci­fi­che di utenti molto ristrette. È que­sto allo stato attuale il mag­gior limite alla soste­ni­bi­lità della mag­gior parte delle testate sia per quanto riguarda il pre­sente che, ancor più, se pos­si­bile, in prospettiva.

Il con­fronto con la strut­tura dei ricavi con­se­guiti dagli edi­tori tra­di­zio­nali [quo­ti­diani online] per l’attività svolta sul web, anch’essa for­te­mente dipen­dente dalla com­po­nente pub­bli­ci­ta­ria, rivela come il valore com­ples­sivo dei ricavi degli edi­tori digi­tali sia pari a meno della metà delle risorse eco­no­mi­che per­ce­pite dagli edi­tori tra­di­zio­nali. Que­sti ultimi, infatti, da un lato, in virtù delle mag­giori audience rag­giunte, rac­col­gono quote più ele­vate di introiti pub­bli­ci­tari. Dall’altro, rie­scono a rica­vare dalla ven­dita di copie digi­tali e di altri pro­dotti e ser­vizi online 64 milioni di euro [che rap­pre­sen­tano il 31% dei ricavi com­ples­sivi del digi­tale], sia per­ché dispon­gono di un pro­dotto infor­ma­tivo digi­ta­liz­za­bile e quindi ven­di­bile al pub­blico, sia per­ché godono della repu­ta­zione e della noto­rietà acqui­sita dai pro­pri mar­chi edi­to­riali, che con­sente di estrarre la dispo­ni­bi­lità a pagare di almeno una parte, sep­pur ristretta del loro pubblico.

Il limi­tato livello di affer­ma­zione del pro­prio mar­chio edi­to­riale per gli edi­tori nativi digi­tali, che rende di fatto impra­ti­ca­bile l’introduzione di forme di paga­mento per l’accesso ai con­te­nuti infor­ma­tivi pre­senti nei rela­tivi siti, è testi­mo­niato anche dai dati sul traf­fico dei prin­ci­pali siti delle testate online.

Ricavi Editori Tradizionali Vs All Digital

Per quanto riguarda la frui­zione d’informazione e la dispo­ni­bi­lità ten­den­ziale a pagare il rap­porto AGCOM riprende, come sopra ripor­tato, sostan­zial­mente i dati del Digi­tal News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Journalism.

D’interesse la sin­tesi della frui­zione gior­na­liera di infor­ma­zione per fasce di età e fasce ora­rie. La curva di domanda di infor­ma­zione ha delle impli­ca­zioni note­voli: la pre­senza di “pic­chi” di domanda, infatti, può orien­tare gli edi­tori nel for­nire una quan­tità di noti­zie in eccesso nel ten­ta­tivo di con­ser­vare la pro­pria parte di utenti/consumatori. Ciò porta a due con­si­de­ra­zioni di rilievo riguar­danti la qua­lità dell’informazione, intesa sia dal punto di vista del pro­cesso pro­dut­tivo, e dun­que dell’organizzazione del lavoro che ne dovrebbe deri­vare, sia per ciò che riguarda le moda­lità di dif­fu­sione della notizia.

Altri aspetti spe­ci­fici, al di là della sin­tesi attuale, saranno ripresi pun­tual­mente nei pros­simi giorni.Nel frat­tempo, leg­ge­tevi, e dige­ri­tevi, la ricerca inte­gral­mente. Insisto.

Fruizione Informazione per Fasce Orarie_Età

Posted on 19 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Spacchettare o Morire

Che i gior­nali siano morti è un’affermazione che abbiamo sen­tito fino alla noia negli ultimi 5 anni. La ricerca di “death of new­spa­pers” for­ni­sce 157milioni di risul­tati in 42 secondi.

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L’affermazione sull’inevitabilità dell’estinzione dei gior­nali si rife­ri­sce impli­ci­ta­mente alla ver­sione car­ta­cea degli stessi pre­ve­den­done invece un futuro sicuro, anche se con un per­corso acci­den­tato, per l’online/digitale. Futuro che, come noto, pra­ti­ca­mente nes­suno degli edi­tori ha capito a fondo come ren­dere soste­ni­bile economicamente.

Arri­vano ora, pres­so­ché con­tem­po­ra­nea­mente, due ricer­che dagli Stati Uniti che aiu­tano a fare chia­rezza sulle pro­spet­tive dei giornali.

Il primo: “The Infi­nite Dial 2015″, con­dotto da  Edi­son Research e Tri­ton Digi­tal tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, ana­lizza il rap­porto degli Ame­ri­cani con le tec­no­lo­gie digi­tali ed i “new media”.  Alla domanda “Tra Inter­net, gior­nali, radio e tele­vi­sione, qual’è quello essen­ziale per la tua vita?” solo il 4% degli inter­vi­stati risponde posi­ti­va­mente per i gior­nali. Per­cen­tuale che cala ulte­rior­mente al 3% in caso della ricerca di infor­ma­zioni su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Medium Used US

Il secondo: “How Mil­len­nials Get News: Inside the habits of America’s first digi­tal gene­ra­tion”, con­dotto da the Ame­ri­can Press Insti­tute e the Asso­cia­ted Press-NORC Cen­ter for Public Affairs Research, ana­lizza il com­por­ta­mento di con­sumo dei con­te­nuti sul web da parte della gene­ra­zione dei millennials.

La ricerca con­tiene nume­rose infor­ma­zioni e vale asso­lu­ta­mente il tempo della let­tura [e della rifles­sione].  Dello stu­dio mi hanno col­pito in par­ti­co­lare due aspetti. In pri­mis quale sia l’idea di noti­zia ed infor­ma­zione secondo gli inter­vi­stati, con le “hard news”, le noti­zie di cro­naca sola­mente al set­timo posto tra quelle seguite con rego­la­rità, la poli­tica nazio­nale in nona posi­zione e l’informazione economico-finanziaria terzultima.

L’altro aspetto, che si inte­gra con i dati di Edi­son, riguarda le fonti uti­liz­zate per appro­fon­dire un argo­mento, una noti­zia. In que­sto caso i gior­nali, siano essi di carta o meno, ottengo una pre­fe­renza risi­ca­tis­sima nell’ordine del 3% degli intervistati.

Millennials Topics

È evi­dente che una parte degli appro­fon­di­menti ricer­cati attra­verso i motori di ricerca e Face­book approdi nuo­va­mente alle testate online ma è l’idea di fonte d’informazione ad essere com­ple­ta­mente mutata.

Ora gra­zie ai motori di ricerca, ed ai con­tatti in Rete, sui social, di cui ci fidiamo, cer­chiamo l’argomento che ci inte­ressa prima che la fonte, ed ovvia­mente non è dif­fi­cile imma­gi­nare che a fronte di una pre­fe­renza tal­mente ridotta la dispo­ni­bi­lità a pagare sia ten­den­zial­mente nulla.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

Non a caso David Carr [RIP], da fine ana­li­sta quale era, già nel 2009 esor­tava ad inven­tare l’iTunes delle noti­zie. Invito che Blendle pare aver rac­colto con suc­cesso ed al quale infatti si sono inte­res­sati alcuni tra i prin­ci­pali player inter­na­zio­nali quali il The New York Times Com­pany e Axel Springer.

Spac­chet­tare o morire.

newspapers death

Posted on 10 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Net Ibridi

Sono stati pub­bli­cati ieri i risul­tati della set­tima edi­zione dell’indagine Demos & Pi dedi­cata al rap­porto fra gli ita­liani e l’informazione.

Il son­dag­gio è stato con­dotto da Deme­tra [mixed mode CATI-CAMI] nel periodo 19 — 22 novem­bre 2014. Il cam­pione nazio­nale inter­vi­stato, di 1365 per­sone sele­zio­nate attra­verso 17.134 rifiuti/sostituzioni, è rap­pre­sen­ta­tivo della popo­la­zione ita­liana con 15 anni e oltre per genere, età, titolo di stu­dio e zona geo­po­li­tica di resi­denza. I dati sono stati pon­de­rati in base al titolo di stu­dio [mar­gine di errore 2.7%]. 

Il mezzo tele­vi­sivo resta ampia­mente quello domi­nante anche come fonte d’informazione ma Inter­net è sal­da­mente al secondo posto anche se cer­ta­mente que­sto avviene non solo attra­verso i siti web dei quo­ti­diani online ma anche gra­zie a por­tali gene­ra­li­sti e social network. 

È da segna­lare però come il trend di cre­scita della Rete come mezzo d’informazione sia for­te­mente ral­len­tato.  Nell’ultimo anno, infatti, la cre­scita è stata limi­tata a 2 punti per­cen­tuali con­tro i 7 del 2013 rispetto al 2012. Dall’inizio dell’indagine, nel 2007, ad oggi la quota di coloro che si infor­mano online è pres­so­ché raddoppiata. 

I quo­ti­diani nella loro ver­sione car­ta­cea con­ti­nuano  a mostrare una ten­denza nega­tiva con una quota cre­scente di per­sone, rispetto alla pre­ce­dente rile­va­zione, che non li uti­lizza mai/meno di una volta al mese. Lo stesso dicasi per i settimanali.

Se la TV resta il canale attra­verso cui si infor­mano, rego­lar­mente, 8 per­sone su 10, con­ti­nua però la per­dita di fidu­cia, già emersa nelle pre­ce­denti edi­zioni della ricerca, nei con­fronti dei prin­ci­pali tele­gior­nali sia delle reti RAI che Mediaset.

Frequenza Mezzi d'Informazione Italia

Gli ita­liani sem­brano essere sem­pre più “net ibridi”. Se infatti la Rete come unico mezzo infor­ma­tivo resta appan­nag­gio di una ridotta mino­ranza, è cre­scente, arri­vando ad essere così per quasi la metà degli inter­vi­stati [44%], un uti­lizzo ibrido in cui si inte­gra almeno un media tra­di­zio­nale con l’online.

I “tele-centrici”, coloro per i quali la tele­vi­sione resta il mezzo d’informazione quasi esclu­sivo, pari al 23% del cam­pione, sono par­ti­co­lar­mente radi­cati fra gli elet­tori più “inde­cisi”. E ciò rende la TV deter­mi­nante in cam­pa­gna elet­to­rale. Per con­vin­cere gli elet­tori che deci­dono solo alla fine. 

Come segnala il Pre­si­dente di Demos & Pi nel com­mento alla ricerca, La sta­gione della “demo­cra­zia del pub­blico”, fon­data sulla tele­vi­sione [secondo la nota defi­ni­zione di Ber­nard Manin], in Ita­lia, non sem­bra, dun­que, finita ma si con­ta­mina con la dif­fu­sione della Rete. 

Siamo “net ibridi” sia in ambito infor­ma­tivo che in quello socio-politico. Il per­corso verso un’informazione, ed una demo­cra­zia, liquida è ancora lungo.

Net Ibridi

Posted on 9 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quotidiano in Classe, Cui Prodest?

Con l’anno sco­la­stico 2014/15 siamo arri­vati alla quat­tor­di­ce­sima edi­zione di “quo­ti­diano in classe” che nel tempo ha rag­giunto dimen­sioni colos­sali arri­vando a toc­care per l’anno in corso oltre due milioni di stu­denti e 45mila docenti.

Il valore dell’iniziativa resta, per usare un eufe­mi­smo, dav­vero dub­bio. Lo dimo­strano i dati della ricerca con­dotta dell’Osservatorio Per­ma­nente Gio­vani – Edi­tori in col­la­bo­ra­zione con GfK Euri­sko i cui risul­tati sono per­fet­ta­mente sin­te­tiz­zati dai due gra­fici, estratti dalla pre­ci­tata ricerca, sotto riportati.

Propensione Informazione Quotidiano in Classe Esposizione Informazione Quotidiano in Classe

San­cita, credo dav­vero, la futi­lità del pro­getto in ter­mini di inci­si­vità su atten­zione a gior­nali ed infor­ma­zione da parte dei gio­vani, sor­gono spon­ta­nee alcune domande. In par­ti­co­lare ci si chiede:

  • L’enorme numero di copie distri­buite nelle scuole viene con­teg­giata all’interno delle dif­fu­sioni delle testate coin­volte nell’operazione con­tri­buendo a gon­fiarne i numeri?
  • La dif­fu­sione avviene gra­tui­ta­mente o le copie sono cedute a titolo one­roso, ven­dute? Se ven­gono ven­dute i costi sono coperti dagli spon­sor? [27 fon­da­zioni d’origine bancaria] 
  • Se, secondo quanto dichia­rato, la fina­lità è di fare edu­ca­zione civica in maniera diversa, “così da aggiun­gere un ulte­riore tas­sello alla costru­zione di una pro­pria opi­nione e soprat­tutto allo svi­luppo dello spi­rito cri­tico dei gio­vani”, per­chè non sono com­prese testate “di sini­stra” [la Repub­blica, Il Mani­fe­sto ed altri] ma esclu­si­va­mente quo­ti­diani por­ta­tori di un’unica visione politica?
  • L’Osservatorio Per­ma­nente Gio­vani – Edi­tori fon­dato nel 2000 insieme a Cesare Romiti [allora pre­si­dente di RCS-Corriere della Sera] e Andrea Rif­fe­ser Monti [vice pre­si­dente e ammi­ni­stra­tore dele­gato del Gruppo Poli­gra­fici Edi­to­riale], in  cui è suben­trato nel 2002 il Gruppo Sole24Ore, ha un’organizzazione che garan­ti­sce dav­vero di “con­tri­buire a fare dei gio­vani di oggi i cit­ta­dini di domani, cit­ta­dini infor­mati, con­sa­pe­voli, respon­sa­bili e liberi”?

Andrea Cec­che­rini e la sua orga­niz­za­zione dif­fon­dono più copie che tutte le edi­cole messe assieme. È un feno­meno il cui impatto è tutt’altro che tra­scu­ra­bile a tutti i livelli della filiera.

Alla sua rie­le­zione, con un nuovo man­dato di 6 anni sino al 2019, l’Assemblea dei Soci dell’Osservatorio Per­ma­nente Gio­vani — Edi­tori ha appro­vato all’unanimità anche il nuovo piano quin­quen­nale di svi­luppo, deno­mi­nato “Spin­gersi oltre”.  Abbiamo timore di aver capito in che senso.

Quo­ti­diano in classe, cui prodest?

Innovation

Update: Che que­sta sia una vicenda dai con­torni strani, diciamo, viene con­fer­mato anche da un gior­na­li­sta di Reg­gio Emi­lia che su Twit­ter docu­menta un caso di mala gestione delle copie messe a dispo­si­zione in una scuola

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