Vendite Editoria

Posted on 2 settembre 2015 by Pier Luca Santoro

Analisi Portafoglio Clienti

Le matrici di por­ta­fo­glio ser­vono ad ana­liz­zare e visua­liz­zare il posi­zio­na­mento com­pe­ti­tivo di un’impresa o delle sue unità di business.

Par­tendo dall’idea della matrice di Boston abbiamo rea­liz­zato la matrice di ana­lisi e valu­ta­zione del por­ta­fo­glio clienti. La matrice, dando pesi pon­de­rati alle diverse varia­bili di valu­ta­zione di cia­scun cliente, può essere uti­liz­zata, ad esem­pio, dalla con­ces­sio­na­ria di pub­bli­cità di un edi­tore per valu­tare il pro­prio parco clienti e defi­nire quale tipo di azioni imple­men­tare per cia­scun gruppo di clienti.

Non è casuale la scelta di attri­buire rile­vanza al pro­fitto e non al fat­tu­rato. Se que­sto aspetto è infatti di asso­luta rile­vanza per qua­lun­que impresa e sua stra­te­gic busi­ness unit, lo è, se pos­si­bile, ancor più per la ven­dita di pub­bli­cità dove sia l’immaterialità del bene che la poli­tica della scon­ti­stica rischiano a volte di essere fuor­vianti se si valuta il solo fatturato.

Buon lavoro.

Analisi Portfolio Clienti

Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Te Piace ‘o Presepe?

Ormai è chiaro che le edi­cole “pure”, quelle che ven­dono esclu­si­va­mente pub­bli­ca­zioni edi­to­riali, sono sem­pre più desti­nate all’estinzione, nell’indifferenza gene­rale, a favore di negozi “misti”, che trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che, come avviene già da anni nel Nord Europa.

Non aver mai gestito ade­gua­ta­mente una rete di distri­bu­zione che negli anni prima della crisi con­tava su 36mila punti ven­dita distri­buiti spesso in posi­zioni stra­te­gi­che del ter­ri­to­rio non lascia ben spe­rare sul buon esito di altre forme di distri­bu­zione attuali e futuribili.

Per farsi un’idea di quello che avviene quo­ti­dia­na­mente in un’edicola vi esorto a chie­dere al vostro gior­na­laio di fidu­cia, se ancora ne avete uno natu­ral­mente, di mostrarvi la bolla che riceve quo­ti­dia­na­mente dal distri­bu­tore locale e di farvi spie­gare da lui in breve il fun­zio­na­mento. In alter­na­tiva, a meno di tre euro, leg­ge­tevi il mio e-book sul tema.

Emble­ma­tico in tal senso il lan­cio dal 14 ago­sto scorso di “Il Pre­sepe – La sto­ria del Natale”, rac­colta com­po­sta di 85 [ottan­ta­cin­que!] uscite della quale cer­ta­mente alcuni di voi avranno visto lo spot in tele­vi­sione on air in que­sti giorni.

Sicu­ra­mente molti ricor­dano le scene di Natale in casa Cupiello con Eduardo De Filippo che ripe­tu­ta­mente chiede al figlio svo­gliato “te piace ‘o pre­sepe?” per poi, dopo rei­te­rati ten­ta­tivi ed altret­tanti dinie­ghi, con­clu­dere ” e cam­mina…”. Ecco!

Posted on 3 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Giornali d’Europa

Gra­zie ai dati della BDZV, l’associazione fede­rale tede­sca degli edi­tori di gior­nali, l’omologo teu­to­nico della nostrana FIEG, abbiamo il numero di testate, di quo­ti­diani car­ta­cei, per la mag­gio­ranza delle nazioni europee.

Al primo posto la Ger­ma­nia, nazione che con BILD-Zeitung è prima nella top 20 dei gior­nali più ven­duti al mondo, al set­timo posto del ran­king subito alla spalle di Nik­kei, testata di cui si è par­lato molto in que­sti giorni per la recente acqui­si­zione del Finan­cial Times. Top 20 mon­diale che vede sola­mente altre due testate euro­pee: The Sun e Daily Mail, rispet­ti­va­mente all’undicesimo e quat­tor­di­ce­simo posto.

Non si evi­den­zia cor­re­la­zione tra il numero di pub­bli­ca­zioni ed abi­tanti come dimo­stra, tra l’altro, l’Italia che si col­loca al secondo posto per numero di testate quo­ti­diane quasi alla pari con la Spa­gna che però ha una popo­la­zione di gran lunga infe­riore alla nostra. Molto ele­vato il numero di gior­nali rispetto agli abi­tanti in Sve­zia e Norvegia.

Non pare esi­stere nep­pure una rela­zione tra let­tori di quo­ti­diani e rivi­ste su Inter­net rispetto al numero di gior­nali di carta dispo­ni­bili in cia­scuna nazione, come evi­den­ziato dai dati ISTAT, a con­ferma di come la carta sia sem­pre più una delle piat­ta­forme di pub­bli­ca­zione e della con­ver­genza in tal senso.

Il gra­fico sot­to­stante rias­sume i dati di cia­scuna nazione.

Posted on 22 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Community

Che quello che una volta era il gior­nale di Gram­sci da quanto ha ripreso le pub­bli­ca­zioni sia tutt’altra cosa basta una rapida occhiata alle prime pagine di que­sti giorni per stabilirlo.

Una linea edi­to­riale rifor­mi­sta che dif­fi­cil­mente riu­scirà ad avere suc­cesso poi­ché appare estre­ma­mente impro­ba­bile che rie­sca da un lato a man­te­nere gli affe­zio­nati del vec­chio quo­ti­diano e dall’altro lato a sot­trarre let­tori a Repub­blica, Cor­riere e La Stampa  vin­cendo l’avversione spon­ta­nea per la testata e per la tra­di­zione che comun­que si porta die­tro. Infatti, dalle voci che girano all’interno dei diversi gruppi di edi­co­lanti pre­senti su Face­book, ad ecce­zione del primo giorno non pare esat­ta­mente un suc­cesso di ven­dite, diciamo, per usare un eufemismo.

Il peg­gio però arriva dalla ver­sione online chia­ra­mente pro­get­tata per essere di sup­porto alla ver­sione car­ta­cea e non pro­ta­go­ni­sta come dovrebbe essere natu­rale per un quo­ti­diano che [ri]nasce nel 2015.

Se è sem­pre più chiaro che il gior­na­li­smo è una con­ver­sa­zione a due vie. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del suc­cesso. È pro­prio dall’area com­mu­nity de l’Unità che si com­prende come il gior­nale sia nato vec­chio, obso­leto, e sia desti­nato a seguire le sorti di molti quo­ti­diani apparsi e scom­parsi dalla scena edi­to­riale come meteore in que­sti anni.

Stiamo spo­sando una com­pren­sione più larga di ciò che può fare un gior­na­li­sta. Siamo com­mu­nity orga­ni­zer, cata­liz­za­tori di discus­sioni – spesso scher­ziamo dicendo che siamo «dj delle news», ha scritto Andy Car­vin al lan­cio di Reported.ly. Con­cetti e visioni che a l’Unità restano total­mente oscuri, pare.

La sot­tile ma NON tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete. La linea di demar­ca­zione tra il suc­cesso e il fallimento.

Unità Community

Posted on 13 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Facebook Vs Media

Fré­dé­ric Fil­loux ha spie­gato molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.

Come segna­lava da que­sti spazi Donata Colum­bro, non più tardi di venerdì scorso, con­ti­nua il dibat­tito sulla tra­sfor­ma­zione di Face­book in edi­tore o — in supe­ra­mico degli edi­tori. I gior­nali dovreb­bero stare in guar­dia, scrive Michael Wolff, met­tendo a con­fronto i pro­fitti che Net­flix, sito di film e serie tv in strea­ming a paga­mento, garan­ti­sce alle case di pro­du­zione [3 miliardi all’anno], rispetto a quelli pro­messi da Zuc­ker­berg [zero]. E Jeff Jar­vis aggiunge mate­riale inte­res­sante al dibat­tito: “piat­ta­forme come Face­book e Goo­gle dipen­dono da un eco­si­stema di con­te­nuti e non vogliono farne parte, per­ché li met­te­rebbe in con­flitto con lo stesso sistema”.

Anche Mathew Ingram pensa che darsi in pasto a Face­book sia un affare peri­co­loso, e il CEO di Dow Jones ha recen­te­mente ammo­nito gli edi­tori di non fic­carsi nell’affare come “delle gal­line senza testa” in una part­ner­ship che non pos­sono controllare.

Dall’ana­lisi swot effet­tuata circa un paio di mesi fa sulla que­stione [vd matrice sot­to­stante], sostan­zial­mente non mi pare che sus­si­stano i pre­sup­po­sti per ade­rire alla pro­po­sta di Face­book, ad Instant Arti­cles. Come con­su­lente scon­si­glie­rei cal­da­mente di farlo.

SWOT Instant Articles

Vi sono aspetti legati alle con­di­zioni d’uso di Face­book che lasciano più che per­plessi rispetto al con­trollo che le testate hanno ed avreb­bero sulla pub­bli­ca­zione dei loro con­te­nuti, ed infatti emerge ora che a par­tire dall’inizio di novem­bre di quest’anno Face­book intro­durrà delle varia­zioni signi­fi­ca­tive nella gestione dei dati dei pro­pri iscritti che acce­dono da mobile con il rischio che le infor­ma­zioni, la pro­fi­la­zione dei let­tori di un edi­tore ven­gano ven­duti ad una testata con­cor­rente e, soprat­tutto, aggra­vando ulte­rior­mente la posi­zione, già di domi­nio, del social net­work più popo­lato del pianeta.

Face­book è un bar, una piazza di paese dove incon­trare per­sone, com­pren­derne inte­ressi, moti­va­zioni, aspi­ra­zioni  e, soprat­tutto, appunto, dati, da inter­pre­tare cor­ret­ta­mente per tra­durli e ren­derli dispo­ni­bili a casa pro­pria, nel pro­prio sito, nei pro­dotti e nei ser­vizi for­niti, non è una piat­ta­forma di distri­bu­zione o, peg­gio, come si ritiene nella mag­gior parte dei casi ora, uno spa­zio dal quale esclu­si­va­mente dra­gare traf­fico al sito. Sven­dersi per 30 denari sarebbe dav­vero l’ennesima follia.

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