Scenari Editoriali

Posted on 25 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire da domani que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela avete ancora un giorno per ABBONARVI a con­di­zioni straordinariamente favorevoli.

  • Galateo Social – Avvenire pubblica il proprio galateo social, ispirato a quelli già realizzati da testate straniere e, per loro stessa ammissione, a quello che avevo prodotto per quando ho lavorato come temporary social media editor per La Stampa. Poche regole di convivenza civile, chiare e ben scritte, ed infatti i lettori apprezzano. Bene!
  • Data Valorization – Quali gli strumenti atti a trasformare i risultati della data analisys in leve e strumenti di marketing? Tema di grande attualità sul quale Parse.ly ha prodotto un “cheat sheet”, una guida [richiede registrazione], per dare un senso compiuto ai numeri, all’analisi dei dati, senza rischiare di dare i numeri nel senso più deleterio del termine. Utile.
  • Rented Land – Dopo la recente censura della copertina de l’Espresso da parte di Facebook, sul sito Columbia Journalism Review viene pubblicato “Censorship in the social media age”, interessante lettura sulla censura effettuata dalle diverse piattaforme social. Con i social che costituiscono sempre più una parte di assoluta rilevanza nell’ecosistema dell’informazione è sempre più necessario ricordarsi che siamo in affitto e cercare di costruire casa propria altrove. Fatelo, facciamolo, il prima possibile.
  • World Wait Web – Con la crescita esponenziale della fruizione delle Rete in mobilità i tempi di caricamento sono un elemento essenziale per evitare che i visitatori abbandonino il sito. Su questo, come noto, sta lavorando Google con le  Accelerated Mobile Pages e Facebook con Instant Articles. Il Financial Times ha invece intrapreso la propria strada in autonomia passando ad una “culture of subtraction”. Less is more.
  • Snake Oil – Il Giornale ha pubblicato venerdì scorso 3 annunci di lavoro, tre ricerche di personale per rinforzare gli organici della propria testata. In un epoca di tagli occupazionali sarebbe una buona notizia se non fosse che leggendo le job description si vede come invece non lo sia affatto. Infatti sia i temi, le aree di competenza, che le competenze richieste, così come definite nell’annuncio, fanno capire quanto siano di bassa lega. Come i venditori di olio di serpente del vecchio west…
  • Incrementare le Vendite dei Quotidiani – In Oklahoma è legge il “The Paper Informed Public Act”. La legge obbliga tutti i cittadini maggiorenni dello Stato statunitense ad acquistare un quotidiano nella nella versione cartacea. Non ditelo a quelli della FIEG, potrebbero farci un pensierino.
  • Forza Roma – Dopo aver ridisegnato in crowdsourcing il proprio sito, la Roma, che ha aperto 11 nuovi account sui social nel 2015, rende note le 10 statistiche più significative sull’attività in Rete da parte della squadra di calcio. Complessivamente sono 8.2 milioni i fan/follower della Roma. La squadra della capitale ora comunica in 8 lingue diverse: dall’ arabo al portoghese, passando per spagnolo e cinese, oltre naturalmente a italiano ed inglese. Forza Roma.

4 Fasi Era Digitale

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 21 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • Facebook Sports Conversations – Secondo quanto riportato attualmente vi sono 650 milioni di iscritti a Facebook che sono fan di qualche sport. Ecco allora che Facebook lancia “Sports Conversations” un luogo dove in un unico spazio le persone possono trovare in tempo reale i risultati, statistiche, commenti dei propri contatti e molto altro ancora. Si parte con il football americano e ben presto seguiranno pallacanestro, calcio ed altri sport. Come cantava Jim Morrison, this is the end my friend…
  • Crowdfunded Journalism – Da un’analisi svolta dal Pew Research Center emerge come negli ultimi sei anni siano stati lanciati in crowdfunding su Kickstarter 658 progetti relativi al giornalismo per una raccolta totale di 6.3 milioni di dollari. Di questi la stragrande maggioranza, il 71%, è stato portato avanti da persone indipendenti da organizzazioni editoriali. L’indicatore di come l’innovazione sia estranea ai grandi editori?
  • L’Adblocker Bravo – L’adblocking è argomento “caldo” da qualche mese per l’impatto sui già disastrati conti dei publisher. Arriva ora Brave, adblocker lanciato dal CEO di Mozzilla,  che risolve i problemi di rallentamento di navigazione, soprattutto da mobile, e di privacy, proponendo nuove pubblicità i cui ricavi sono condivisi con gli editori. La sfida da vincere, anche in questo caso, è sui micropagamenti, ma se funzionasse potrebbe essere una buona soluzione.
  • Lavoro Marketing & Comunicazione – Una carrellata di alcune ricerche in corso: Responsabile Web e Social Marketing, Marketing Manager Italy & Greece, Digital Marketing Manager, Digital & Social Media SpecialistAd Sales Marketing Manager, Marketing Analyst, Social Media Manager. Buona fortuna!
  • Postare sui Social – Google vuole postare i contenuti su Facebook per te. Un paio di giorni fa Google ha brevettato un sistema di condivisione e di suggerimenti per postare i contenuti su Facebook, e sugli altri social dalle mail che si ricevono. Caro amico ti scrivo, così ti distraggo un po’…

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Posted on 20 gennaio 2016 by Pierluigi Vitale

Google AMP, Pronti gli Instant Articles di Big G

Per fine febbraio è previsto il lancio definitivo di AMP di Google. Il processo che porterà Google a lanciare la contesa a Facebook con i suoi Instant Articles sembra aver bruciato le tappe.

Emergono alcuni dettagli molto interessanti, soprattutto sul versante advertising, vero tallone d’Achille delle contrattazioni, lunghe ed estenuanti [sopratutto per gli editori, in verità] tra Facebook e i partner dell’informazione.

Cosa cambierà con AMP? I siti web di informazione aderenti al progetto conterranno al loro interno tutte le istruzioni per guidare il vostro device mobile all’apertura della versione ultra veloce  del contenuto. Va da sé che ogni pagina web dovrà quindi essere prodotta in due versioni distinte.

MondayNote ipotizza che l’utilizzo del programma AMP possa rappresentare anche un fattore di ranking in materia di posizionamento nel motore di ricerca. L’argomento è spinoso in quanto i tentativi di desumere quali siano le logiche del motore di ricerca sono sempre molteplici, e spesso campati in aria, ma in questo caso potrebbe essere una soluzione coerente con il recente annuncio di Google che dichiarava di favorire i contenuti mobile friendly. Tutto questo abbatterà i tempi di caricamento, che nel crescente e sempre più fugace consumo dei contenuti testuali in formato digitale rappresenta un elemento fondamentale.

Rispetto all’advertising, principale risorsa di monetizzazione della produzione di informazioni online, Google si è subito detto disponibile alla concessione di banner, da selezionare però da specifici servizi indicati, e in gran parte di proprietà, da Big G. stesso, in quanto già testati e ampiamente integrabili nella nuova piattaforma, senza rischiare di dilapidare il vantaggio competitivo dei tempi di caricamento.

Con ogni probabilità google specificherà la possibilità di utilizzare solo determinati formati, restringendo il campo delle possibilità. Insomma, mai più pop-up. Per fugare ogni dubbio, Google mette a disposizione, e si immagina che vi investirà non poco, Polar Platform, la piattaforma proprietaria per native ads. Si temeva che il sistema potesse andare in conflitto con i sistemi paywall, ma a breve dovrebbe essere rilasciata una nuova versione risolutiva.

Inoltre Google sta tessendo relazioni e partnership con i principali soggetti sul mercato in materia di Analytics, così da consentire alle testate di non rinunciare ai propri servizi di analisi, senza intasare troppo il codice dei contenuti pubblicati, pena l’inefficienza. Dovrebbe essere Chartbeat il partner principale da questo punto di vista. Vai a questo indirizzo dal tuo dispositivo mobile per testare come sarà  AMP.

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A tutto questo si unisce la recente innovazione annunciata, e in dirittura d’arrivo, del Walled Garden di Twitter, che pure si preannuncia terreno fertile per l’informazione e per le breaking news. Google e Facebook, in particolare, sarebbero dunque pronti a lanciare questa nuova sfida al pubblico e alla stampa, con quest’ultima che però ha problemi ben più consistenti.

Non si può pretendere che le innovazioni dei media siano sufficienti a risollevare le sorti di un settore che al momento è in piena crisi d’identità, alla ricerca di soluzioni e innovazioni dei propri modelli di business. In questo articolo di  Slow News si prova a sintetizzare le direttive imboccate dalle principali testate italiane, alcune interessanti, altre rischiose, ma nessuna che ribalti le carte in tavola. Evidentemente siamo ancora nel pieno di una fase di studio.

Gli articoli saranno più veloci e gli utenti navigheranno più facilmente i portali, allietati dal dinamismo, ma come tutto ciò diventerà moneta? Ai posteri l’ardua sentenza.

Posted on 20 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

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Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non per­dere. Si avvisa che a par­tire dal 26 gen­naio pros­simo que­sta rubrica sarà parte inte­grante di Wolf e dun­que verrà pub­bli­cata gra­tui­ta­mente solo il venerdì. Se non volete per­der­vela ABBONATEVI ora a con­di­zioni straordinarie.

  • News & Apps – Yahoo ha realizzato uno studio su un campione di 2.590 utenti mobile negli USA. Secondo quanto riportato, le app sono rimosse principalmente perchè non utilizzate [55%], perchè sostituite da nuove applicazioni più utili [53%], perchè c’è troppa pubblicità [46%] o per liberare spazio di archiviazione [45%]. L’81% del campione dichiara che il passaggio a device con schermo più grande – phablet –  influenza anche la scelta di utilizzare applicazioni diverse, soprattutto se di intrattenimento [69%] e news [66%]. Sono proprio le app di news ad essere eliminate per prime, mediamente dopo 11 settimane che restano inutilizzate. Perdete ogni speranza…
  • Provate Questo a Casa – Nicole Simmons, regional digital editor di GateHouse Media New England, spiega che bisogna pensare come i propri followers quando come testata giornalistica si posta sui social. L’importante è conoscerli i propri follower, o fan, naturalmente, per poterlo fare.
  • Quarto Potere, Addio? – Come è cambiato il rapporto tra giornali e politica e come è cambiato il rapporto coi lettori? Riflessioni sul tema di Marco Damilano, Arianna Ciccone e Pier Luca Santoro [aka il sottoscritto] nel podcast della trasmissione andata in onda su RAI3. Enjoy!
  • Innovare o Perire – Q&A con  John Crowley, digital editor, EMEA del The Wall Street Journal, che racconta il suo punto di vista sulle competenze necessarie per i giovani giornalisti o aspiranti tali. La sintesi è: “We have to keep innovating. Those who don’t adapt will die”. Esatto.
  • Facili Previsioni – Che l’Unità fosse una meteora destinata a seguire le sorti di molti quotidiani apparsi e scomparsi dalla scena editoriale in questi ultimi anni l’ho scritto a luglio 2015. Ora, secondo quanto riporta MIlano Finanza, il giornale del PD starebbe cumulando perdite di diverse centinaia di migliaia di euro alcuni fornitori avrebbero già presentato decreti ingiuntivi. No, non sono un genio, era una facile previsione.
  • Facebook & PMI – Circa 50 milioni di piccole e medie imprese nel mondo hanno una loro presenza su Facebook ed il 30% dei fan delle loro pagine non sono del mercato domestico, non sono del Paese dell’impresa. Un fenomeno che offre diverse opportunità e che spinge McKinsey a parlare di “micromultinationals”, di micro-multinazionali. To be continued…
  • Caccia al Refuso – I refusi dei giornali sono oggetto quotidiano di facili ironie, nella migliore delle ipotesi, e, soprattutto, rischiano di minare ancor più la fiducia dei lettori. La Stampa, stimolata in tal senso da un lettore del giornale, sta valutando come coinvolgere tutti i lettori che vorranno partecipare e aiutare a migliorare questo aspetto a partire dall’edizione online. Su come coinvolgere lettori nel processo personalmente ho suggerito di fare riferimento al “caso” Mia Olivia. Se voleste dare una mano anche voi sono certo che sia ben accetta.

 

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Posted on 19 gennaio 2016 by Pier Luca Santoro

Più Fiducia in Google che nei Media Tradizionali

Sono stati pubblicati i risultati del “Trust Barometer 2016”, indagine annuale, giunta alla sedicesima edizione, condotta in 27 nazioni a metà novembre 2015, Italia inclusa, su un campione di 33mila rispondenti di età compresa tra i 25 ed i 64 anni, tesa ad identificare il livello di fiducia nei confronti di organizzazioni non governative, aziende, media e governi.

Complessivamente, complice la ripresa in molte nazioni, la fiducia cresce anche se, per quanto riguarda i media, si passa dal 45% dell’indagine precedente all’attuale 47%. Più della metà della popolazione dunque non ha fiducia nei media. Percentuale che passa al 57% [era 51% l’anno scorso] per il cluster di popolazione che Edelman chiama “Informed Public”, quel segmento di popolazione con un livello superiore di istruzione nel primo quarto per livello di reddito familiare.

Emerge, o forse sarebbe più corretto dire che si conferma, un’inversione per quanto riguarda i meccanismi di influenza con la comunicazione tra pari. Un fenomeno che riguarda sia direttamente i media che più in generale la società.

Influence of Peer Drive Media

Per il secondo anno consecutivo, sono i motori di ricerca la fonte d’informazione in cui le persone godono di maggior fiducia. Un risultato che implica che le persone siano più inclini a credere al titolo che leggono grazie a Google che non a quello letto sul sito web della testata. Aspetto che la dice lunga sullo stato dell’essere di giornali e giornalismi.

Secondo il rapporto di Edelman, il 78% ha fiducia nelle notizie condivise online da conoscenti e familiari mentre quella negli “esperti accademici” è al 65% e addirittura al 44% per i giornalisti. Ennesima evidenza della distanza che permane tra pubblico, tra lettori e giornalisti nell’era dei social mal utilizzati dai media e da chi vi scrive, lavora.

Fiducia Motori di Ricerca

Le notizie sono dunque unbranded come già emergeva da altre analisi quale, ad esempio, il Digital News Report 2015 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism. Commodity in cui il valore dei singoli brand, delle singole testate, è costantemente in calo.

Una strategia senza tattiche è il cammino più lento verso la vittoria. Le tattiche senza una strategia sono il clamore prima della sconfitta, scriveva Sun Tzu nel suo celebre “L’arte della guerra”. È quello che un decennio di tatticismi, di rincorse all’ultimo click hanno generato: una perdita di fiducia e di valore del brand delle testate distrutte, tra le altre cose, nella dicotomia delle loro versioni online rispetto a quelle cartacee.

La necessità, l’urgenza, direi, di lavorare su fiducia e branding è ormai non derogabile pena l’ulteriore perdita di appeal e di valore. Si chiama marketing, dicono…

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