Scenari Editoriali

Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Effetto Google News

Come noto da gen­naio 2015 il governo spa­gnolo ha intro­dotto una legge, nota come Goo­gle Tax,  che obbliga al paga­mento a van­tag­gio degli edi­tori anche per l’indicizzazione e la pub­bli­ca­zione di estratti delle loro sto­rie, degli arti­coli. Legge che ha pro­vo­cato la rea­zione molto dura di Goo­gle che in tutta rispo­sta ha deciso di chiu­dere il pro­prio aggre­ga­tore Goo­gle News in Spagna.

Se già i dati pub­bli­cati da Gigaom pochi giorni dopo indi­ca­vano gli effetti della scelta arriva ora uno stu­dio ad hoc che stronca ogni vel­leità e le rela­tive dichia­ra­zioni pour cause rese a più riprese.

Infatti, secondo lo stu­dio com­mis­sio­nato dall’associazione di edi­tori spa­gnoli Aso­cia­ción Española de Edi­to­ria­les de Publi­ca­cio­nes Perió­di­cas [AEEPP] l’eliminazione di Goo­gle News è stata dan­nosa da più punti di vista.

Google News

Se gli studi pre­ce­den­te­mente effet­tuati, sopra ripor­tati nell’immagine, dimo­stra­vano la non con­cor­ren­zia­lità tra Goo­gle News ed i con­te­nuti delle testate, che anzi, come nel caso dello stu­dio del 2012 in Fran­cia, bene­fi­ciano gli edi­tori, lo stu­dio dell’AEEPP mostra l’impatto nega­tivo da diverse prospettive.

Impli­ca­zioni per seg­mento aggre­ga­tori di notizie:

  • Bar­riere all’ingresso e all’espansione e una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Freno all’innovazione
  • Incer­tezza normativa

Impli­ca­zioni per i let­tori, per le persone:

  • Minor varietà di con­te­nuti e pos­si­bi­lità di godere di innovazioni
  • Per­dita di valore aggiunto
  • Aumento del tempo di ricerca di noti­zie [che per gli utenti di Inter­net in Spa­gna può essere sti­mato, nel breve ter­mine, in circa 1.750 milioni di euro all’anno]

Impli­ca­zioni per il mer­cato delle noti­zie on-line:

  • Minor audience e minori ricavi pubblicitari.
  • 16% di calo del traf­fico in media. La caduta col­pi­sce in par­ti­co­lare le pic­cole testate ed i media emer­genti e si pre­vede che l’effetto aumenti nel tempo.
  • Minori ricavi per 7 milioni di euro all’anno, che inte­res­serà il set­tore in modo non uni­forme, pre­su­mi­bil­mente per pub­bli­ca­zioni minori met­tendo a repen­ta­glio la soste­ni­bi­lità finan­zia­ria di que­ste aziende.
  • Bar­riere all’ingresso e all’espansione ed una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Vio­la­zione della libertà di impresa. Ad esem­pio, per la ces­sione di con­te­nuti a terzi senza esborso eco­no­mico come nei casi crea­tive com­mons [che uti­liz­ziamo anche per i con­te­nuti di DataMediaHub]

Impatto per gli inserzionisti:

  • Minor impatto della pub­bli­cità e una mag­giore con­cen­tra­zione del mercato.
  • Per­dita di reach per canali spe­cia­liz­zati e innovativi.

La tabella sot­to­stante rias­sume i dati emer­genti dallo stu­dio in spe­ci­fico rife­ri­mento alla per­dita di traffico.

Non è un caso che la que­stione — che è ben distinta da quella fiscale — si ripro­ponga cicli­ca­mente da tempo e che alla fine tutto rimanga così com’è. Spe­riamo dav­vero che i dati della Aso­cia­ción Española de Edi­to­ria­les de Publi­ca­cio­nes Perió­di­cas met­tano una volta per tutte fine alle riven­di­ca­zioni tanto oppor­tu­ni­sti­che quanto miopi della FIEG.

Google News Traffico

Posted on 24 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • NYTi­mes & Face­book — Quasi il 20% del traf­fico al sito web del NYTi­mes arriva da Face­book, ma quali sono i con­te­nuti più popo­lari? Un’interessantissima ana­lisi basata su 33mila con­di­vi­sioni e like dei post sulla pagina Face­book del quo­ti­diano sta­tu­ni­tense mostra i 10 arti­coli più popo­lari sul social net­work e, soprat­tutto, evi­den­zia quali sono i temi che rac­col­gono il mag­gior inte­resse dei fan. Pro­vate ad indo­vi­nare qual è l’argomento al primo posto prima di leg­gere lo stu­dio e, se avete voglia, scri­ve­te­celo nell’apposito spa­zio dei commenti.
  • Best Per­for­mance sui Social Media — New­sWhip ha pub­bli­cato i risul­tati di una desk research sui 25 top brand per per­for­mance sui social. Ven­gono ana­liz­zati numero di post, con il det­ta­glio per Face­book, Lin­ke­dIn, Pin­te­rest e Twit­ter, ed il livello di enga­ge­ment. Forse la parte più inte­res­sante dello stu­dio è rela­tiva a quei, pochi, brand che rie­scono a gene­rare mag­gior enga­ge­ment con Twit­ter rispetto ai, tanti, alla mag­gio­ranza, che invece è ampia­mente dipen­dente da Face­book anche per que­sto aspetto.
  • Crollo del Traf­fico — Se siete rien­trati oggi dalle vacanze sap­piate che non stiamo par­lando di strade ed auto­strade, sorry. Busi­ness Insi­der pub­blica i dati del traf­fico ai siti delle prin­ci­pali testate da Buz­z­Feed al Daily Mail, pas­sando per BBC e NYTi­mes tra gli altri. Dati dai quale emerge un signi­fi­ca­tivo calo del traf­fico a par­tire da marzo 2015 che in maniera ano­mala coin­volge tutti i publisher.
  • Dagli Influen­cers ai Brid­ges — Con l’influencer mar­ke­ting sem­pre più sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori, che spesso dimen­ti­cano che in realtà si chiama da tempo digi­tal pr, le ricer­che di Paul Adams, autore di “Grou­ped: How Small Groups of Friends Are the Key to Influence on the Social Web”, dimo­strano che al fine di otti­miz­zare la dif­fu­sione di un con­te­nuto la strut­tura della rete sociale è molto più impor­tante delle carat­te­ri­sti­che dei sin­goli indi­vi­dui. Sapevatelo!
  • Mem­bers Only - La mem­ber­ship NON è solo un nuovo modo per ven­dere i con­te­nuti ma un sistema per reset­tare, in meglio, la rela­zione tra testata e let­tori, per­sone, ser­vendo al meglio la comu­nità di rife­ri­mento. Qui su Data­Me­dia­Hub è da un pezzo che lo stiamo dicendo
  • Inter­net of Things — Si parla, e ovvia­mente si stra­parla, di Inter­net of things. A furia di par­larne l’Internet delle cose sta sem­pre più diven­tando realtà quo­ti­diana di un futuro immi­nente che coin­volge pro­fon­da­mente le imprese in tutti gli aspetti, inclusa la comu­ni­ca­zione. Se siete ancora a digiuno, o quasi, sul tema, leg­gete le 5 domande, e rispo­ste, di Deloitte.
  • Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list — Mapei, l’impresa di fami­glia dell’attuale Pre­si­dente di Con­fin­du­stria, cerca, per la sede di Milano, un Digi­tal Mar­ke­ting & Web Spe­cia­list. Sem­bra un’opportunità inte­res­sante di que­sti tempi.

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Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Te Piace ‘o Presepe?

Ormai è chiaro che le edi­cole “pure”, quelle che ven­dono esclu­si­va­mente pub­bli­ca­zioni edi­to­riali, sono sem­pre più desti­nate all’estinzione, nell’indifferenza gene­rale, a favore di negozi “misti”, che trat­tano altre cate­go­rie mer­ceo­lo­gi­che, come avviene già da anni nel Nord Europa.

Non aver mai gestito ade­gua­ta­mente una rete di distri­bu­zione che negli anni prima della crisi con­tava su 36mila punti ven­dita distri­buiti spesso in posi­zioni stra­te­gi­che del ter­ri­to­rio non lascia ben spe­rare sul buon esito di altre forme di distri­bu­zione attuali e futuribili.

Per farsi un’idea di quello che avviene quo­ti­dia­na­mente in un’edicola vi esorto a chie­dere al vostro gior­na­laio di fidu­cia, se ancora ne avete uno natu­ral­mente, di mostrarvi la bolla che riceve quo­ti­dia­na­mente dal distri­bu­tore locale e di farvi spie­gare da lui in breve il fun­zio­na­mento. In alter­na­tiva, a meno di tre euro, leg­ge­tevi il mio e-book sul tema.

Emble­ma­tico in tal senso il lan­cio dal 14 ago­sto scorso di “Il Pre­sepe – La sto­ria del Natale”, rac­colta com­po­sta di 85 [ottan­ta­cin­que!] uscite della quale cer­ta­mente alcuni di voi avranno visto lo spot in tele­vi­sione on air in que­sti giorni.

Sicu­ra­mente molti ricor­dano le scene di Natale in casa Cupiello con Eduardo De Filippo che ripe­tu­ta­mente chiede al figlio svo­gliato “te piace ‘o pre­sepe?” per poi, dopo rei­te­rati ten­ta­tivi ed altret­tanti dinie­ghi, con­clu­dere ” e cam­mina…”. Ecco!

Posted on 20 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • I [miseri] conti di Sna­p­chat — L’applicazione di social mes­san­ging di cui si parla tanto ulti­ma­mente per il ten­ta­tivo di ripo­si­zio­narsi e l’attenzione al gior­na­li­smo, secondo dei docu­menti finan­ziari tra­pe­lati nel 2014 ha gene­rato 3 milioni di dol­lari di ricavi e la bel­lezza, si fa per dire, di 128 dol­lari di per­dite. Con­si­de­rando l’attuale valu­ta­zione di 3 miliardi di dol­lari dovrebbe un giorno fat­tu­rare 500 milioni di dol­lari e gene­rare 200 milioni di dol­lari di ricavi. Auguri!
  • Edi­tori & Com­menti — Non solo i com­menti, ed una loro ade­guata gestione, sono una parte ine­lu­di­bile della crea­zione e gestione di com­mu­nity all’interno del sito dei gior­nali, ora sono anche fonte di red­dito. Infatti, secondo quanto ripor­tato,  Condé Nast, The Wall Street Jour­nal, CNN e Fox News pos­sono posi­zio­nare e ven­dere annunci pub­bli­ci­tari all’interno dei com­menti. Ancora sicuri che sia meglio eli­mi­nare la pos­si­bi­lità di commentare?
  • Ciclo di Vita delle Tec­no­lo­gie Emer­genti — Gart­ner, anche quest’anno, ha esa­mi­nato il livello di matu­rità, il ciclo di vita di 2000 tec­no­lo­gie e le ten­denze di 112 settori/mercati valu­tan­done e pre­ve­den­done il livello ed i tempi di dif­fu­sione nell’adozione. Tec­no­lo­gie che ovvia­mente vanno ad impat­tare sul digi­tal mar­ke­ting e più in gene­rale sul digi­tal busi­ness. L’anno scorso di que­sti tempi avevo ripor­tato gli ele­menti per la com­pren­sione della fase di cia­scuna delle tec­no­lo­gie inse­rite nell’ Hype Cycle.
  • Lin­ke­dIn Loo­kup - Lin­ke­dIn lan­cia Loo­kup appli­ca­zione per faci­li­tare la ricerca di cono­scenti e con­tatti di lavoro. L’applicazione sem­bra essere più un modo per miglio­rare l’esperienza d’uso da mobile, che attual­mente è cri­tica, che non una nuova fonte di ricavi.
  • New­sbrands — Una volta c’era il gior­nale oggi c’è il new­sbrand, il mar­chio di una testata che segue il let­tore in tutti i momenti di con­sumo d’informazione. Secondo una ricerca effet­tuata per conto di New­sworks, l’organizzazione che si occupa della valo­riz­za­zione dei new­sbrand nel Regno Unito, il ruolo di que­sti è tra­sver­sale a tutte le gene­ra­zioni ed è fon­da­men­tale per la deco­di­fica della realtà. Sarà ma io quando vedo tanta magni­fi­ca­zione sento puzza di pro­pa­ganda pour cause.
  • Enga­ge­ment Edi­tor — Men­tre in Ita­lia la gestione dei social da parte della stra­grande mag­gio­ranza delle testate con­ti­nua ad essere pret­ta­mente spe­cu­la­tiva ed imba­raz­zante, a dir poco, all’estero cre­sce all’interno delle reda­zioni il ruolo, e la ricerca di per­sone in gradi di rico­prirlo, di enga­ge­ment edi­tor. Fate vobis…
  • Ad Bloc­king — Per cer­care di con­tra­stare la cre­scita espo­nen­ziale di coloro che uti­liz­zano soft­ware per bloc­care gli annunci pub­bli­ci­tari alcune testate pre­gano il let­tori di disat­ti­vare que­sti sistemi con moti­va­zioni più o meno ragio­ne­voli. Page­Fair ha testato 576 dif­fe­renti appelli su 220 siti web in tal senso e veri­fi­cato che que­sti appelli sono accolti sola­mente dallo 0.33% delle per­sone pari a meno di $0.01 CPM. Try again…

10 motivi di fallimento di Twitter

 

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 19 agosto 2015 by Pier Luca Santoro

Freemium & Couponing per Generare Ricavi per i Newsbrand

E stato [ri]lanciato la scorsa set­ti­mana YOUng, forse il primo social paper al mondo. Una piat­ta­forma digi­tale che inte­gra l’esperienza d’uso di un gior­nale online con quella di un social net­work tutta italiana.

Tra le diverse carat­te­ri­sti­che d’interesse un nuovo modello di busi­ness, final­mente non basato sulla pub­bli­cità, fon­dato su l’idea di free­mium e cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Per appro­fon­dire ho inter­vi­stato[*] Ger­mano Milite fon­da­tore della testata.

1) YOUng per una testata è un nome che richiama i gio­vani ma non solo. Come nasce la scelta dei que­sto [news]brand?

In realtà YOUng è l’unione di due parole. O meglio, di una parola e di un acro­nimo: YOU, che sta appunto ad indi­care la per­so­na­liz­za­zione, il “tu” appunto messo al cen­tro del sistema, visto che il pro­getto dipende da sem­pre dal soste­gno eco­no­mico di chi lo segue. Poi c’è “ng”, che sta per “new gene­ra­tion”, ovvero per una nuova gene­ra­zione di pro­fes­sio­ni­sti dell’informazione, esperti cono­sci­tori del mer­cato digi­tale e della comu­ni­ca­zione online. Insieme, si legge quindi “YOUng”, che sta per “gio­vane”. Ci tengo però a pre­ci­sare che il con­cetto di gio­vane è inteso come approc­cio e filo­so­fia gene­rale, come guizzo deciso e corag­gioso verso il nuovo. Non è banal­mente col­le­gata all’età degli autori e dei fon­da­tori e lo dimo­stra la com­po­si­zione ana­gra­fi­ca­mente molto ete­ro­ge­nea della nostra reda­zione gior­na­li­stica e degli autori del blog: ci sono under 30, under 20 ed over 50. Che, fuor di reto­rica e di gio­va­ni­li­smo spic­cio, sono un con­vinto e con­creto soste­ni­tore del cosid­detto “patto gene­ra­zio­nale”, dove espe­rienze ed entu­sia­smi diversi si mesco­lano per darsi reci­pro­ca­mente qual­cosa di importante.

2) YOUng uni­sce la for­mula d’abbonamento free­mium al cou­po­ning per gene­rare reve­nues. Un modello di busi­ness deci­sa­mente non ordi­na­rio. Spie­ga­celo meglio.

Certo: In pra­tica, gra­zie anche ad un sistema di gami­fi­ca­tion, noi siamo in grado di resti­tuire indi­ret­ta­mente l’intera somma ver­sata dai nostri lettori/sostenitori gra­zie a dei cre­diti vir­tuali [gli “YP”] che retro­ce­diamo in cam­bio o della dona­zione e/o, appunto, dell’azione di gami­fi­ca­tion [es con­di­vi­sione di un arti­colo, com­ple­ta­mento del pro­prio pro­filo, invito di un amico ad iscri­versi ecc]. Que­sti cre­diti ser­vono per acqui­stare i cou­pon di sconto offerti dai nostri part­ner. Esem­pio: Tizio ci dona 5 euro, riceve 5 cre­diti e può sca­ri­care il cou­pon da 2,50 cre­diti per otte­nere un gelato in omag­gio. Da set­tem­bre, inol­tre, atti­ve­remo anche il ser­vi­zio free­mium, con arti­coli riser­vati solo ai nostri lettori/sostenitori, ovvero a coloro che effet­tue­ranno una dona­zione per soste­nere il nostro lavoro.

3) Gami­fi­ca­tion e una com­mu­nity interna al gior­nale. Anche que­sta è una scelta che in Ita­lia si è vista poco o nulla. I motivi.

Prima di tutto, a mio avviso, per­ché chi opera nel nostro set­tore è ten­den­zial­mente un anal­fa­beta digi­tale, che quando sente il ter­mine “gami­fi­ca­tion” non sa asso­lu­ta­mente cosa signi­fi­chi. Il resto è com­po­sto da con­for­mi­sti cro­nici senza idee e grandi edi­tori che, per motivi intui­bili, hanno molte dif­fi­coltà ad inno­vare sul serio [Rcs ha messo le fac­cine del “come ti senti”, ad esem­pio, pre­sen­tan­dole come grande novità per coin­vol­gere la “com­mu­nity”] e, gestendo anche l’oligopolio dell’advertising online in accordo con le grosse con­ces­sio­na­rie ed i cen­tri media, hanno per ora poco inte­resse con­creto nello spin­gere modelli vera­mente nuovi. Ma qual­che bell’esempio, oltre a YOUng, per for­tuna c’è anche in Ita­lia. Non par­liamo ancora di gami­fi­ca­tion vera e pro­pria, ma realtà come Lega Nerda e VVVID a mio parere sono da tenere d’occhio.

4) I have a dream. Come sarà YOUng tra 5 anni?

Bella domanda. Io spero prima di tutto che sarà inter­na­zio­nale, tra­dotto in Inglese, Spa­gnolo e Por­to­ghese e che riu­scirà a rac­co­gliere intorno a sé una vera e pro­pria comu­nità offline, oltre che una com­mu­nity vir­tuale. Mi auguro che YOUng, tra 5 anni, si evolva da gior­nale online indi­pen­dente a movi­mento cul­tu­rale in grado di pro­porre quel patto gene­ra­zio­nale di cui accen­navo durante la mia prima rispo­sta. Per­ché va bene leg­gere e con­di­vi­dere arti­coli, va bene scam­biare pareri online, ma penso che il nostro obiet­tivo finale dovrà essere quello di affian­care all’attività edi­to­riale di alto pro­filo anche gli eventi tema­tici, che coin­vol­ge­ranno sia i nostri part­ner com­mer­ciali che i nostri let­tori ed i nostri autori, tra­sfor­mando la pub­bli­cità da disturbo a ser­vi­zio utile per l’utente.

5) Tor­nando alla com­mu­nity interna. Per­ché le per­sone dovreb­bero fre­quen­tare quella di YOUng e non Face­book o altri social?

Prima di tutto per­ché, oggi più che mai, i social sono spesso un ricet­ta­colo cao­tico di fri­vo­lezze o di bufale o di noti­zie di scarso valore ed uti­lità. YOUng si impe­gna a for­nire solo con­te­nuto di alto pro­filo e di alto valore aggiunto per chi lo fre­quenta. E’ un pro­getto con­ce­pito, nato ed orga­niz­zato per favo­rire il pro­fi­lare di “nic­chie” orga­niz­zate al suo interno, che mira a “trat­te­nere” i let­tori tra­sfor­man­doli da sem­plici frui­tori di noti­zie in utenti attivi, che gra­zie all’interazione reci­proca den­tro e fuori da YOUng, pos­sono gua­da­gnare cre­diti ed otte­nere quindi “ricom­pense”. La dina­mica cui abbiamo pen­sato è pro­prio quella che ha fatto il suc­cesso di molti gio­chi online: tu passi tempo su YOUng, lo sostieni eco­no­mi­ca­mente e ne dif­fondi il brand, noi ti pre­miamo per­met­ten­doti di acce­dere a con­te­nuti e fun­zio­na­lità ed offerte esclu­sive. Ma atten­zione: noi non vogliamo certo porci come alter­na­tiva ai vari Face­book, Insta­gram, Lin­ke­din, Twit­ter ecc. Noi rap­pre­sen­tiamo sem­mai un’integrazione, un qual­cosa di diverso che non sosti­tui­sce l’esperienza social ma la rende appunto diver­si­fi­cata. Più “pulita” e selet­tiva ma non per que­sto noiosa o limitata.

6)  Qual è la stra­te­gia di comu­ni­ca­zione a sup­porto del lan­cio di YOUng?

Con­si­de­rando il nostro bud­get che rasenta lo zero, dob­biamo pun­tare tutto sul nostro net­work social pre-esistente [abbiamo circa 600.000 iscritte alle pagine face­book che pro­muo­vono YOUng] e sulle nostre com­pe­tenze. Dalla pros­sima set­ti­mana lan­ce­remo anche un video di promo per la cam­pa­gna di cro­w­d­fun­ding con Marco Bal­dini come testi­mo­nial. Poi il con­sueto lavoro di uffi­cio stampa per farci cono­scere dai media e, si spera, recu­pe­rare altre inter­vi­ste come que­sta. In più, lan­ce­remo l’hashtag #Dipen­de­DaTe e rega­le­remo magliette ordi­nati su Worth Wea­ring con il logo YOUng e la scritta “Dipende da me” ad ogni soste­ni­tore che ci avrà donato almeno 100 euro, invi­tan­dolo a girare un video dove dirà:”Sono Tizio e YOUng Dipende anche da me”. In que­sta ope­ra­zione cer­che­remo di coin­vol­gere anche intel­let­tuali, arti­sti e per­so­naggi noti del web.

7)  3 cose che i new­sbrand fanno bene in Ita­lia e 3 che invece fanno male.

Ti sem­brerò pre­sun­tuoso ma non rie­sco sul serio a tro­vare tre cose che i new­sbrand fanno bene oggi, soprat­tutto con­si­de­rando l’Italia. E ti sem­brerò magari meno pre­sun­tuoso se ti dico che i primi ad aver fatto poco o nulla di buono fino ad un anno fa siamo stati in pri­mis noi di YOUng. Certo abbiamo rac­colto quasi 10.000 iscri­zioni, lan­ciato diverse cam­pa­gne cro­w­d­fun­ding di suc­cesso e col­le­zio­nato 6 milioni di accessi unici nel 2014. Al di la di inter­vi­ste, appro­fon­di­menti, repor­tage ed inchie­ste di qua­lità, però, non abbiamo pro­dotto nulla che non ci sia già altrove. Nulla che non si sia già visto e che, magari, in certi casi fun­ziona pure meglio. Una prima svolta c’è stata nel 2014, con l’inaugurazione del nuovo sistema per i fol­lo­wer, che ha pre­an­nun­ciato ciò che abbiamo lan­ciato lo scorso 12 ago­sto. Se devo pro­prio sfor­zarmi, comun­que, ti dico che di sicuro la pro­fi­la­zione degli utenti ed il ten­ta­tivo di creare com­mu­nity interne, orga­niz­zando anche eventi, sono un buon ini­zio che molte piat­ta­forme hanno preso in con­si­de­ra­zione. Quello che fanno male? Pun­tare ancora così tanto su visite, click ed adv display, dipen­dere troppo dai social e non riu­scire ad avere una linea edi­to­riale chiara e coe­rente, trat­tando magari meno argo­menti ma in maniera più appro­fon­dita e com­pe­tente ed inse­guendo invece i vari tor­men­toni viral. In gene­rale non credo che l’informazione gene­ra­li­sta abbia un futuro — e nep­pure un pre­sente — al di fuori del mai­stream pre-esistente [e pure sov­ven­zio­nato pub­bli­ca­mente]. L’errore più grande è non avere il corag­gio di spe­ri­men­tare sistemi alter­na­tivi a quelli attuali, sof­frire di que­sto com­plesso vir­tuale che online vuole imporre ogni con­te­nuto gra­tui­ta­mente, altri­menti “nes­suno lo legge”. Certo: ma quando fai 6 milioni di unici ed incassi 3000 euro, signi­fica che il tuo modello non regge e non può basarsi solo sulle visite e gli adv display. Anche il “native” da solo non può asso­lu­ta­mente bastare [e lo trovo anche poco cor­retto deon­to­lo­gi­ca­mente]. Occorre inte­grare diversi sistemi che pos­sano essere win win e tra­spa­renti per tutti i sog­getti coin­volti: publisher/editori, inser­zio­ni­sti ed utenti finali. Noi ci proveremo.

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[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto intrat­tiene rap­porti pro­fes­sio­nali rego­lar­mente retri­buiti con Ger­mano Milite e col­la­bora con YOUng. Que­sto arti­colo invece NON è remu­ne­rato in alcun modo.

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