Scenari Editoriali

Pubblicato il 17 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Informazione Online in Italia

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati rela­tivi alla total digi­tal audience del mese di gen­naio 2015.

22 milioni di ita­liani sono online nel giorno medio, di que­sti 9.4 milioni uti­liz­zano la Rete solo da mobile. Poco più di 2 ore il tempo speso online nel giorno medio, 1 ora e 42 il tempo da mobile che è mag­giore di quello da PC.

Abbiamo ela­bo­rato i dati dispo­ni­bili sele­zio­nando le testate all digi­tal, i quo­ti­diani [di deri­va­zione car­ta­cea] ed i perio­dici degli edi­tori iscritti ad Audi­web per avere un pano­rama più ampio pos­si­bile sull’informazione online nel nostro Paese.

Tra le testate all digi­tal sono state inse­rite anche le agen­zie stampa, l’area news dei por­tali e le tele­vi­sioni. Com­ples­si­va­mente, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, le testate che non hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea atti­rano 5.5 milioni di utenti unici nel giorno medio. Alcune delle testate solo digi­tali hanno volumi di traf­fico che supe­rano molte di quelle che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea, come nel caso di Fan­page, Blogo e Nano­press, ad esempio.

Dei 1.3 milioni di utenti unici di TGCom24 circa 580mila sono frutto di aggre­ga­zioni, lo stesso vale per Il Post che ottiene 170mila utenti unici da altri domini con i quali vi sono accordi com­mer­ciali. La sezione news dei por­tali gene­ra­li­sti attira una massa di per­sone rela­ti­va­mente con­te­nuta; sicu­ra­mente molto mode­sta rispetto al totale del traf­fico su que­sti por­tali. Tra le tele­vi­sioni, se si esclude TGCom24, anche al netto delle aggre­ga­zioni, sia RAI che SKY fanno volumi di traf­fico che cer­ta­mente hanno ampis­simi mar­gini di miglioramento.

Le testate che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea nel loro insieme, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, atti­rano 8.6 milioni di utenti unici nel giorno medio; il 56% in più rispetto a quelli all digi­tal. Il 35% del totale è gene­rato dalla prime due testate: Repub­blica e Corriere.

Rela­ti­va­mente alla ristret­tezza dell’area geo­gra­fica di rife­ri­mento molto inte­res­santi i dati de l’Unione Sarda — in con­fronto con, ad esem­pio, La Nazione e/o Il Resto del Car­lino — Il Foglio, con la recente nomina del neo-direttore in sosti­tu­zione di Giu­liano Fer­rara, ha molto da lavo­rare sull’online. Per tutte le testate il traf­fico da PC è net­ta­mente supe­riore a quello da mobile.

I perio­dici non hanno ancora tro­vato una dimen­sione online. Com­ples­si­va­mente atti­rano, al lordo delle dupli­ca­zioni, 1.3 milioni di utenti unici nel giorno medio, meno del solo Corriere.

Se si esclude Donna Moderna, dove però le aggre­ga­zioni pesano oltre il 50% del totale, anche brand come Sor­risi e Can­zoni hanno volumi di traf­fico risi­ca­tis­simi. Anche le due testate con mag­gior con­no­ta­zione infor­ma­tiva: Espresso e Pano­rama, rac­col­gono un inte­resse con­te­nuto. Da appro­fon­dire Oggi al quale pros­si­ma­mente verrà dedi­cata ana­lisi specifica.

Nel com­plesso l’informazione online attira circa 15 milioni di utenti unici nel giorno medio. Numero che al netto delle dupli­ca­zioni è da rive­dere dra­sti­ca­mente al ribasso. Se dovessi dire la mia, pronto ad essere smen­tito se del caso, sti­me­rei gli utenti unici gior­na­lieri in circa un terzo: 5 milioni di per­sone. Se così fosse sarebbe da rive­dere deci­sa­mente l’ipotesi che l’informazione online amplia l’audience, la pla­tea di per­sone che frui­scono di noti­zie [o sedi­centi tali].

Pubblicato il 12 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Quanti Click Sono un Flop?

Rice­vere dei com­menti all’interno del pro­prio spa­zio, nell’epoca in cui media­mente l’80% delle con­ver­sa­zioni avviene fuori dal sito web, dallo spa­zio dei con­te­nuti ori­gi­nari, sui social, o comun­que in altri spazi della Rete, è quasi un evento ecce­zio­nale. Per que­sto ho deciso di valo­riz­zare il com­mento di Dome­nico Affi­nito, inviato e rap­pre­sen­tante sin­da­cale Rcs Media­group [ex RCD] non­chè vice­pre­si­dente della sezione ita­liana di Repor­ter Sans Fron­tiè­res al mio arti­colo di ieri.

Affi­nito scrive:

Una stra­te­gia, quella di “acchiap­pare click”, che si giu­sti­fica ampia­mente dai dati Audi­web. You­re­por­ter, infatti, all’interno del canale cor­riere arriva a poco più di 12mila con­tatti. Per dare un’idea il sito della città di Salerno, con tutto il rispetto, sfiora i 12mila. Il che vuol dire che, per oltre due milioni e mezzo di euro spesi, Rcs si è por­tata a casa l’1% dei con­tatti del sito di Cor­riere. Direi non male come inve­sti­mento! Non solo. Da que­sti numeri ridi­coli non si può che dedurre due cose: o il brand di You­re­por­ter non è così forte da atti­rare utenti su cor­riere, oppure i let­tori di cor­riere non sono in tar­get con l’offerta di You­re­por­ter. Io credo siano vere entrambe le cose, in ogni caso, quale che sia la spie­ga­zione, direi che è inne­ga­bile che la scelta indu­striale messa in campo da Rcs è stata, per ora, un flop.

Io credo che cia­scuno debba fare il pro­prio mestiere. Sono certo che Affi­nito è un ottimo inviato ma non mi pare sia altret­tanto un fine ana­li­sta. Ipo­tesi che ovvia­mente si applica anche al sot­to­scritto che, forse, è un buon ana­li­sta ma cer­ta­mente non sarebbe un ottimo inviato.

I dati citati rela­ti­va­mente a You­Re­por­ter sono gli ultimi dispo­ni­bili del dicem­bre 2014. Per avere un ter­mine di para­gone sono andato a vedere i dati del mese cor­ri­spon­dente dell’anno pre­ce­dente, di Dicem­bre 2013, quando You­Re­por­ter era una realtà auto­noma da RCS. Secondo Audi­web la piat­ta­forma di video-giornalismo par­te­ci­pa­tivo nel giorno medio aveva 31mila utenti unici e 78mila pagine viste [vs i 12mila e 39mila rispet­ti­va­mente del 12/2014]. Se con­si­de­riamo che all’epoca erano dispo­ni­bili sola­mente i dati da PC e che il mobile pesa circa un quarto del totale attual­mente per You­Re­por­ter si arriva a circa 39mila utenti unici e 98mila pagine viste; oltre il triplo.

Se si volesse dun­que valu­tare, come fa Affi­nito, l’incidenza sul totale del traf­fico di Corriere.it que­sta sali­rebbe in rife­ri­mento al momento dell’acquisizione. Che ora i valori di traf­fico siano deci­sa­mente ridotti potrebbe essere la sup­por­ting evi­dence, l’elemento che con­ferma la mia tesi su quanto danno stia facendo una stra­te­gia acchiappa click a You­Re­por­ter, come scri­vevo ieri nell’articolo in que­stione. Non è quindi la scelta indu­striale che è un flop ma la gestione inac­cu­rata che ne è seguita.

Ciò chia­rito, credo che sia oppor­tuno appro­fon­dire ulte­rior­mente. Affi­nito defi­ni­sce i numeri di You­Re­por­ter “ridi­coli”. Dai dati Audi­web del dicem­bre 2014 nei brand aggre­gati sotto Corriere.it si tro­vano, anche, Amica e Style Maga­zine. Perio­dici che nella loro ver­sione online con­tano rispet­ti­va­mente su 3818 e 3156 utenti unici nel giorno medio [dato total digial audience — PC & mobile], circa un quarto di You­Re­por­ter. Se valu­tas­simo, come viene fatto nel com­mento, il valore di un brand in base ai click i due perio­dici andreb­bero chiusi, dismessi, hic et nunc, imme­dia­ta­mente. Ancor più tenendo conto che sicu­ra­mente hanno una reda­zione dedi­cata che genera costi ampia­mente supe­riori a quelli di YouReporter.

Io credo che l’opportunità dell’acquisizione per RCS Media­group non sia nel numero di click ma in ben altro, a pre­scin­dere dalla somma effet­ti­va­mente pagata che a me non risulta essere quella che è cir­co­lata e che viene citata nel commento.

Quanti click sono un flop? Dipende. Cer­ta­mente è un flop fare acqui­si­zioni e valu­ta­zioni solo su tale base.

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Pubblicato il 10 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Il 2015 Sarà l’Anno delle App di Instant Messanging per le News?

Busi­ness Insi­der riprende i dati del Digi­tal News Report 2014 del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism dai quali emerge come in Ita­lia l’utilizzo di Wha­tsApp per otte­nere noti­zie sia del 13% [rispetto al 10% di Twit­ter, new­swire per eccellenza].

Un pri­mato che fa del nostro Paese una delle nazioni al top, dopo Spa­gna e Bra­sile, con un uti­lizzo più che dop­pio rispetto alla media come mostra il gra­fico sottostante.

Non a caso Repub­blica, il primo dei prin­ci­pali siti di infor­ma­zione ita­liani a spe­ri­men­tare Wha­tsApp come mezzo di dif­fu­sione delle noti­zie dall’inizio del 2015, dopo pochi giorni si è tro­vato costretto a sospen­dere le richie­ste di ade­sione al ser­vi­zio per eccesso di domanda.

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Dopo il suc­cesso di Buz­z­feed, pio­niere anche da que­sto punto di vista, il cui numero di click attra­verso il pul­sante di con­di­vi­sione di Wha­tsApp ha rapi­da­mente supe­rato il numero di click di con­di­vi­sione via bot­tone di Twit­ter, il numero di testate che stanno pro­vando a sfrut­tare anche que­sto medium è rapi­da­mente in cre­scita ed i dati dif­fusi a fine anno sem­bre­reb­bero dare ragione a chi sta facendo spe­ri­men­ta­zione in tal senso.

Tra tutti, proba­bil­mente il caso più inte­res­sante è quello rap­pre­sen­tato da The Extra, digli­tal media latino ame­ri­cano, che uti­lizza Wha­tsApp per for­nire un ser­vi­zio migliore per comu­ni­care con il let­tore usan­dolo come canale per con­di­vi­dere noti­zie e infor­ma­zioni [foto, video, audio e interviste]. 

Non man­cano le dif­fi­coltà tec­ni­che e di inte­gra­zione, sia per la mac­chi­no­sità richie­sta alle per­sone per iscri­versi [e annul­lare] la sot­to­scri­zione al ser­vi­zio che per la neces­sità di cari­care manual­mente ogni sin­golo con­tatto da aggiun­gere alla lista di broa­d­cast, anche se la recente intro­du­zione della ver­sione Web dell’applicazione, una volta a regime, dovrebbe miglio­rare la user experience.

Grandi novità anche da parte di Sna­p­chat, appli­ca­zione nota per il suo uti­lizzo “hot” che invece con il recen­tis­simo lan­cio di Disco­ver, in col­la­bo­ra­zione con testate del cali­bro di Cnn, Cosmo­po­li­tan, ESPN, Natio­nal Geo­gra­phic e Vice, ha deci­sa­mente destato inte­resse in tutto il mondo dell’informazione.

Se com­ples­si­va­mente, con 100 milioni di utenti, i numeri di Sna­p­chat ini­ziano a diven­tare impor­tanti, in rife­ri­mento spe­ci­fico all’Italia, il con­fronto con Wha­tsApp, secondo i dati Audi­web, non regge.

Cer­ta­mente siamo ancora all’inizio dei gio­chi, soprat­tutto nel nostro Paese, ma non vi è dub­bio sul poten­ziale delle app di instant mes­sa­ging, e la recente intro­du­zione di noti­fica di let­tura del mes­sag­gio intro­duce poten­zial­mente nuovi stru­menti di trac­cia­mento del com­por­ta­mento del lettore.

Con i media alla con­ti­nua ricerca di nuovi canali di distri­bu­zione potremmo vedere ten­ta­tivi e spe­ri­men­ta­zioni in tal senso anche alle nostre lati­tu­dini oltre a quello di Repub­blica. Se le app citate saranno usate per spe­ri­men­tare forme di open jour­na­lism e di enga­ge­ment il 2015 potrebbe dav­vero essere il loro anno  ma se invece le moda­lità saranno solo di mera dif­fu­sione dei con­te­nuti si sarà spre­cata l’ennesima occa­sione di dia­logo, di rela­zione, con i lettori.

Audience Mobile Apps

Pubblicato il 4 marzo 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Media che si Masturbano

19esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata ai media ed il [soft] porno, di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate online siano sem­pre più alla deriva nell’affannosa ricerca di click, pro­du­cendo quello che Man­tel­lini defi­ni­sce, giu­sta­mente, “Il gior­na­li­smo delle caz­zate“[*]

Il pre­te­sto, l’occasione, per affron­tare ancora una volta il tema è for­nita dalla sapiente ope­ra­zione di con­tent mar­ke­ting con­dotta lo scorso wee­kend da Por­n­hub con Wan­k­band.

Par­tiamo dai “Pig Data” del por­tale di con­te­nuti por­no­gra­fici, sem­pre più azienda di tec­no­lo­gia e data ana­ly­tics, per andare dritti al cuore della que­stione evi­den­ziando come i media di tutto il pia­neta abbiano imme­dia­ta­mente rac­colto l’ipotesi del brac­cia­letto che rica­ri­che­rebbe [il con­di­zio­nale è d’obbligo poi­ché allo stato attuale non si cono­sce se e quando verrà effet­ti­va­mente rea­liz­zato] i pro­pri device tec­no­lo­gici gra­zie all’energia pro­dotta dalla masturbazione.

ilGiornale-posts-wankband

Nume­ro­sis­sime le testate, anche nel nostro Paese, che hanno colto l’occasione “acchiappa click” rilan­cian­dola anche sui social con i risul­tati che l’immagine sopra ripor­tata esem­pli­fica. Da l’Huffington Post, che al lan­cio aveva solen­ne­mente pro­messo che non avrebbe dato spa­zio a gos­sip e din­torni, a La Stampa, pas­sando per Il Gior­nale per chiu­dere in bel­lezza, si fa per dire, con il men­sile di lyfe­style maschile GQ che pro­pone “Wan­k­band, il brac­ciale che vale una sega”.

Deriva dalla quale non è immune pra­ti­ca­mente nes­suna testata con, giu­sto per citare qual­che esem­pio con­creto solo degli ultimi giorni. Il Gaz­zet­tino che si lan­cia in una appas­sio­nante cro­naca minuto per minuto — che mi aveva fatto addi­rit­tura pen­sare all’ipotesi che ci voles­sero fare un live blog­ging sulla que­stione stante il numero di arti­coli pro­dotti in 36 ore al riguardo - della “sexy sup­plente” cul­mi­nata con il “per­dono del pre­side” cor­re­dato da una foto­gal­lery degna delle rivi­ste che cir­co­la­vano ai miei tempi nelle caserme. Il Gior­nale che nel suo ricco reper­to­rio pro­pone il video della gior­na­li­sta che sul sito “si tuffa semi­nuda”, men­tre sui social — da leg­gere i com­menti, ancora una volta — diventa “tutta nuda”, appunto per acchiap­pare click, ed Il Cor­riere della Sera che tran­quil­lizza l’orgoglio maschile sulle dimen­sioni medie dei loro attri­buti più cari otte­nendo anche in que­sto caso le rea­zioni del pro­prio pubblico.

Corriere Pene

È fon­da­men­tal­mente un discorso di new­sbrand, di imma­gine di marca della testata e di coe­renza con la stessa che è fon­da­men­tale. Se per Buz­z­feed, et simi­lia, è un valore aggiunto inse­rire anche con­te­nuti di valore oltre a meme, gat­tini, etc., poi­chè rap­pre­senta un upgra­ding, così non è per gior­nali che invece inse­rendo con­te­nuti “fri­voli”, o peg­gio, svi­li­sce la pro­pria imma­gine di marca rispetto al pro­prio pubblico.

Il sen­sa­zio­na­li­smo, le coper­tine “hot” [e din­torni] non sono una novità del gior­na­li­smo online, la dif­fe­renza però è che adesso non si tratta più di un esclu­siva dei maga­zine popo­lari di gos­sip ma il cer­chio si è allar­gato a dismi­sura a fonti d’informazione “serie”.

Qual­che giorno fa è stato pub­bli­cato un inte­res­sante arti­colo: “Porn Can Save the News Indu­stry, and Not in the Way That You Think” che sostiene quanto avevo pro­vato ad espli­ci­tare anni fa su come il porno sia da sem­pre pre­cur­sore dei tempi e la costante ricerca di inno­va­zione com­ples­siva del set­tore pos­sono [al di là di gusti e mora­li­smi indi­vi­duali] essere d’insegnamento per molti altri set­tori e seg­menti di mer­cato. Se ne con­si­glia asso­lu­ta­mente la let­tura ai capo redat­tori dei web desk delle testate che è evi­dente abbiano sinora ampia­mente frain­teso il concetto.

Ad oggi, la com­pe­ti­zione si è asse­stata sul minimo comun deno­mi­na­tore per un modello che ricerca volume e non valore, non è cer­ta­mente que­sta la strada da percorrere.

Digital Revenues

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account @pedroelrey / @radiofujiko.

Pubblicato il 3 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Trend Occupazione Editoria 2004 — 2014

Sem­pre dall’inter­vento del Prof. Ales­san­dro Nova dell’Università Boc­coni durante il con­ve­gno “Senza let­tura non c’è cre­scita. Quo­ti­diani, perio­dici e libri come leva per lo svi­luppo del Paese”, al quale è già stato dedi­cato spa­zio la scorsa set­ti­mana, i dati sul trend dell’occupazione nell’editoria nell’ultimo decennio.

Com­ples­si­va­mente la per­dita occu­pa­zio­nale è di circa 58mila posti di lavoro [ai quali andreb­bero som­mati quelli rela­tivi alle oltre 10mila edi­cole che nel pari periodo hanno chiuso i bat­tenti] pari ad una ridu­zione del 20.6%.

I seg­menti mag­gior­mente col­piti, anche in ter­mini di per­dita di posti di lavoro [*], sono quelli dell’editoria quo­ti­diana che passa da 13751 a 9744 per­sone impie­gate [-30%] e dell’editoria spe­cia­liz­zata in cui il calo è di oltre il 50%. L’editoria libra­ria, di cui si parla tanto in que­sti giorni, è quella che pare essere in minor sof­fe­renza rispetto agli altri con una ridu­zione occu­pa­zione del 4.3%, men­tre è l’industria della stampa, car­to­tec­nica e tra­sfor­ma­zione a pagare il prezzo mag­giore della crisi con 40mila per­sone impie­gate in meno.

Fin­ché non si trova il ban­dolo della matassa per quanto riguarda i ricavi, il taglio dei costi, pur essendo dolo­ro­sa­mente ope­ra­zione neces­sa­ria, non è di per se stesso suf­fi­ciente a garan­tire la soste­ni­bi­lità eco­no­mica delle imprese del set­tore, come emer­geva dal rap­porto della FIEG: “La Stampa in Ita­lia 2011–2013″.

L’infografica sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio per anno e per seg­mento [per visua­liz­zare i dati pas­sare il mouse sul grafico]

[*] Il dato dell’editoria non spe­cia­liz­zata è rela­tivo ai soli gior­na­li­sti e non con­tem­pla gli addetti grafici.

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