Scenari Editoriali

Posted on 23 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Ear­ned Media — Gli ear­ned media sono essen­ziali nel mix di comu­ni­ca­zione per le imprese, lo con­ferma, se neces­sa­rio, una recente ricerca inter­na­zio­nale di Ogilvy PR.
  • Latino Quo­ti­diano - Le usiamo tutti i giorni, qual­che volta inter­ro­gan­doci sul loro signi­fi­cato, spesso senza accor­gerci che di latino si tratta e a volte scam­bian­dole per espres­sioni inglesi [è il caso di tutor, spon­sor, moni­tor… ma c’è anche chi scrive out out inten­dendo aut aut]. Una lista di 180 espres­sioni latine che usiamo par­lando italiano.
  • Com­mu­nity Mana­ge­ment — Quando il troll è chi gesti­sce la fan page su Face­book. Mera­vi­glioso
  • L’Estate delle Par­tita Iva - Men­tre gli altri – chi ha ancora un lavoro dipen­dente – par­lano di ferie, di mete lon­tane, di capuf­fici despoti che negano e dispon­gono a loro arbi­trio – e si lamen­tano si lamen­tano – loro, gli auto­nomi, covano risen­ti­menti ata­vici, tra­sfor­mando il disa­gio di essere vit­time di ben altri arbi­tri – i pro­getti che non par­tono, i tele­foni che non rispon­dono, le set­ti­mane in stand by, i “ti richia­merò” – in spa­valda e filo­so­fica oppo­si­zione alla logica giu­ras­sica del posto fisso. Descri­zione roman­zata ma efficace.
  • L’ Infor­ma­zione e il Gior­na­li­smo che Vor­rei — Marco Mon­te­ma­gno, tra le altre cose ex CEO e co-fondatore di Blo­go­sfere, in meno di tre minuti fa qual­che rifles­sione su infor­ma­zione e gior­na­li­smo in Ita­lia, che, dice,  asso­mi­glia sem­pre di più ad una spo­glia­rel­li­sta con le Crocks..
  • Cam­bia­menti Strut­tu­rali — RCS, men­tre da un lato licen­zia gior­na­li­sti e poli­gra­fici, dall’altro lato assume figure mana­ge­riali quali un e-commerce spe­cia­list ed un digi­tal mar­ke­ting specialist.
  • Twit­ter Audit — Stru­mento che basan­dosi sull’analisi cam­pio­na­ria di 5mila fol­lo­wer su Twit­ter ana­lizza la qua­lità di que­sti basan­dosi sul rap­porto follower/following, sul numero di tweet e la data dell’ultimo tweet per sta­bi­lire il numero di fol­lo­wer fake [o comun­que bot].

La Rete

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 22 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Community

Che quello che una volta era il gior­nale di Gram­sci da quanto ha ripreso le pub­bli­ca­zioni sia tutt’altra cosa basta una rapida occhiata alle prime pagine di que­sti giorni per stabilirlo.

Una linea edi­to­riale rifor­mi­sta che dif­fi­cil­mente riu­scirà ad avere suc­cesso poi­ché appare estre­ma­mente impro­ba­bile che rie­sca da un lato a man­te­nere gli affe­zio­nati del vec­chio quo­ti­diano e dall’altro lato a sot­trarre let­tori a Repub­blica, Cor­riere e La Stampa  vin­cendo l’avversione spon­ta­nea per la testata e per la tra­di­zione che comun­que si porta die­tro. Infatti, dalle voci che girano all’interno dei diversi gruppi di edi­co­lanti pre­senti su Face­book, ad ecce­zione del primo giorno non pare esat­ta­mente un suc­cesso di ven­dite, diciamo, per usare un eufemismo.

Il peg­gio però arriva dalla ver­sione online chia­ra­mente pro­get­tata per essere di sup­porto alla ver­sione car­ta­cea e non pro­ta­go­ni­sta come dovrebbe essere natu­rale per un quo­ti­diano che [ri]nasce nel 2015.

Se è sem­pre più chiaro che il gior­na­li­smo è una con­ver­sa­zione a due vie. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del suc­cesso. È pro­prio dall’area com­mu­nity de l’Unità che si com­prende come il gior­nale sia nato vec­chio, obso­leto, e sia desti­nato a seguire le sorti di molti quo­ti­diani apparsi e scom­parsi dalla scena edi­to­riale come meteore in que­sti anni.

Stiamo spo­sando una com­pren­sione più larga di ciò che può fare un gior­na­li­sta. Siamo com­mu­nity orga­ni­zer, cata­liz­za­tori di discus­sioni – spesso scher­ziamo dicendo che siamo «dj delle news», ha scritto Andy Car­vin al lan­cio di Reported.ly. Con­cetti e visioni che a l’Unità restano total­mente oscuri, pare.

La sot­tile ma NON tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete. La linea di demar­ca­zione tra il suc­cesso e il fallimento.

Unità Community

Posted on 21 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

News Explorer

IBM lan­cia Watson News Explo­rer cogni­tive web app per costruire auto­ma­ti­ca­mente una rete di infor­ma­zioni e pre­sen­tare i risul­tati di grandi volumi di noti­zie in modo com­pren­si­bile. Il video sot­to­stante ne rias­sume le prin­ci­pali caratteristiche.

Con Watson News Explo­rer si è in grado di estrarre e com­pren­dere la ric­chezza di infor­ma­zioni che sta emer­gendo diret­ta­mente dalla fonte . Usa l’elaborazione del lin­guag­gio per estrarre temi ed ele­menti essen­ziali come luo­ghi , orga­niz­za­zioni, aziende, per­sone e tempo, com­po­nenti chiave neces­sari per costruire e navi­gare nella immensa rete inter­con­nessa di infor­ma­zioni ete­ro­ge­nee che è impli­cita nella notizia .

Con una rap­pre­sen­ta­zione di visua­liz­za­zione della rete delle noti­zie, e le entità di cui al suo interno , si può arri­vare ad una com­pren­sione più pro­fonda di ciò che viene segna­lato e come è interconnesso .

Gra­zie a Watson News Explo­rer si aggre­gano i fatti rile­vanti di qual­siasi dimen­sione del Web , viene mostrata una mappa dei luo­ghi in cui le noti­zie, le infor­ma­zioni, hanno ori­gine , for­nendo una rap­pre­sen­ta­zione tem­po­rale delle noti­zie  e una visua­liz­za­zione di rete per le dimen­sioni rima­nenti, come mostra lo screen­shot sotto ripor­tato, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, rela­tivo a Facebook.

Cer­ta­mente ancora in ver­sione beta, in corso di svi­luppo, e desti­nato, come sem­pre avviene in fase ini­ziale, ad un pub­blico di nic­chia, News Explo­rer mostra le solu­zioni che è pos­si­bile adot­tare per for­nire un pac­chetto di infor­ma­zioni utili e facil­mente frui­bili met­tendo defi­ni­ti­va­mente la pie­tra sopra ai gior­nali così come attual­mente con­ce­piti, mono­li­tici e indi­vi­si­bili, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digitale/online. Amen!

News Explorer

Posted on 20 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Una sele­zione ragio­nata delle noti­zie di oggi su media, gior­na­li­smi e comu­ni­ca­zione da non perdere.

  • Twit­ter NON è un Fax - Sabato la vignetta di Gian­nelli sul Cor­sera pro­voca lo sde­gno di mol­tis­sime per­sone sia su Face­book che su Twit­ter, dove l’hashtag #Gian­nelli diviene addi­rit­tura tren­ding topic nel silen­zio del gior­nale e del dise­gna­tore che non rispon­dono alle cri­ti­che se non diverse ore dopo per poi ripiom­bare nel silen­zio più asso­luto. Twit­ter NON è un fax…
  • Com­mu­ni­ties per Gior­na­li­sti — Un elenco di 15 com­mu­nity per gior­na­li­sti, da quelle dedi­cate ai free­lance agli open data pas­sando per mobile jour­na­lism e chat.
  • #Jesu­si­schar­lie - Lau­rent Sou­ris­seau, edi­tor e pro­prie­ta­rio del 40% di Char­lie Hebdo, a sei mesi dal tra­gico attacco ter­ro­ri­stico dichiara che non ver­ranno più pub­bli­cate vignette sul Pro­feta in una sorta di “abbiamo già dato”. Com­ment is free.
  • Data Jour­na­lism — Dal Guar­dian a Pro­Pu­blica, una rac­colta di 8 fan­ta­stici esempi di data journalism.
  • I Social Piat­ta­forme di Mar­ke­ting & Distri­bu­zione o di Pub­bli­ca­zione? -  Secondo il chief mar­ke­ting offi­cer di News UK, Chris Dun­can, “Social is a mas­sive oppor­tu­nity for us to con­nect with large scale audien­ces but as a distri­bu­tion and mar­ke­ting plat­form rather than a publi­shing one”. Per molti altri invece, come il CEO di Daily Mail North Ame­rica o il gene­ral mana­ger di CNN Digi­tal, il pro­blema non si pone. Per­so­nal­mente con­di­vido la visione di Emily Bell sulla questione.
  • Una Testata Gior­na­li­stica Web è Assi­mi­la­bile a quella Tra­di­zio­nale - Il gior­nale on line, al pari di quello car­ta­ceo, non può essere oggetto di seque­stro pre­ven­tivo. Forum, blog, new­slet­ter, new­sgroup, mai­ling list, pagine Face­book “sono cer­ta­mente espres­sione del diritto di mani­fe­stare libe­ra­mente il pro­prio pen­siero, ma non pos­sono godere delle garan­zie costi­tu­zio­nali in tema di seque­stro della stampa”. Lo ha deciso la Cassazione.
  • Digi­tal Mar­ke­ting — Il Gruppo Gaz­zetta di Parma e la sua con­ces­sio­na­ria ed agen­zia Publiedi assu­mono un Digi­tal Mar­ke­ting Sales Account, Da come viene descritta la posi­zione sem­bra un’opportunità inte­res­sante, non­ché l’evidenza dello svi­luppo di nuove aree di busi­ness per la testata in questione.

Hope Salvagente

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

Posted on 17 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Delirio Social

Rien­tro da due gior­nate, dav­vero gra­ti­fi­canti pro­fes­sio­nal­mente, di for­ma­zione rivolte ai com­po­nenti della reda­zione dei quo­ti­diani del Gruppo See­sab [edi­tore, per quanto riguarda i quo­ti­diani, di L’Eco di Ber­gamo e La Pro­vin­cia di Lecco, di Son­drio e di Como] sulle evo­lu­zioni dell’ecosistema dell’informazione ed il ruolo dei social media, e su Ita­lia Oggi di sta­mane trovo un edi­to­riale di Ser­gio Luciano a dir poco sconcertante.

Ser­gio Luciano, par­tendo dai dati dif­fusi in que­sti giorni da Pew Research Cen­ter sull’ evo­lu­zione del ruolo delle news su Face­book & Twit­ter, si lan­cia in una cri­tica spie­tata dei social come fonte d’informazione fatta di bana­lità, luo­ghi comuni e ine­sat­tezze. Di seguito la ripro­du­zione inte­grale dell’articolo in questione.

Delirio Social

NON è vero che i dati ita­liani non siano noti. Cor­te­se­mente, si informi, come diceva il mai dimen­ti­cato Totò, ad esem­pio leg­gendo i dati dell’ultimo report del Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism [ma non solo] per citare l’ultimo in ordine cronologico.

Una scarsa padro­nanza della mate­ria che evi­den­te­mente nasce da pre-giudizi e/o dalla let­tura esclu­si­va­mente di fonti non sele­zio­nate, diciamo… , che potremmo tran­quil­la­mente clas­si­fi­care, nel com­plesso, sotto la defi­ni­zione di “juras­sic journalism”.

Al di là di tutte le pos­si­bili con­si­de­ra­zioni alle quali l’articolo si pre­sta, resta evi­dente che non è con il pro­te­zio­ni­smo che i quo­ti­diani potranno man­te­nere quel, poco, che resta loro. Il futuro, par­don, il pre­sente, è fatto di con­ver­sa­zioni, di col­la­bo­ra­zione e di co-creazione. Tutto il resto è noia, o peggio.

Co creazione

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