Passaggi & Paesaggi

Pubblicato il 28 aprile 2015 by Mara Cinquepalmi, Francesca Clementoni

Mensili e Direttori: Quante Donne?

Terza ed ultima pun­tata della nostra inchie­sta sulle diret­trici nell’informazione ita­liana. Que­sta volta l’analisi riguarda i 76 men­sili cen­siti da Ads ed è stata rea­liz­zata in occa­sione dell’hac­ka­thon che abbiamo orga­niz­zato il 16 aprile al Festi­val inter­na­zio­nale del gior­na­li­smo di Peru­gia.

Dieci gior­na­li­sti (6 uomini e 4 donne) diri­gono più di una testata. A gui­dare que­sta par­ti­co­lare clas­si­fica con quat­tro testate dirette da cia­scuna sono Ema­nuela Rosa Clot (Bell’Europa, Bell’Italia, Gar­de­nia e In Viag­gio di Cairo Edi­tore) e Laura Mara­gliano (Cucina Moderna, Cucina no pro­blem, Guida Cucina e Sale & Pepe edite da Arnoldo Mon­da­dori). Seguono Vale­ria Covini diret­trice di Insieme e Io e il mio bam­bino (RCS Media­Group Spa — Divi­sione Perio­dici) e Sil­via Huen a capo delle reda­zioni di Bim­bi­sani & Belli e Come Stai.

Si fer­mano a quota due testate i diret­tori: Andrea Bia­vardi di Airone e For Men Maga­zine di Cairo Edi­tore; Ettore Moc­chetti di Condè Nast Tra­vel­ler e La cucina ita­liana; Gior­gio Ber­nar­dini De Pace a capo di Astra e Ok Salute e Benes­sere; Jacopo Lore­dan di Focus e Focus Sto­ria (Gru­ner +Jahr/Mondadori); Marco Cat­ta­neo di Natio­nal Geo­gra­phic e Le Scienze; Paolo Pane­rai per Capi­tal e Class. 

Scor­rendo la lista di diret­tori e diret­trici emer­gono alcune osser­va­zioni e anche qual­che curio­sità. Il mondo dei motori rimane appan­nag­gio degli uomini. Le rivi­ste dedi­cate alla cucina vedono una pre­va­lenza maschile per quel che riguarda lo stile ed il gour­met, men­tre emer­gono le diret­trici per quanto riguarda le testate che pri­vi­le­giano la pra­ti­cità e la quo­ti­dia­nità. Una par­ti­co­la­rità: la rivi­sta Alice cucina non è, come si potrebbe pen­sare, diretta da Alice ma da Val­ter La Tona. ;-))

Cura, salute e gestione della casa, incluso il décou­page ovvero l’arte della deco­ra­zione, sono affi­dati in maniera asso­lu­ta­mente pre­va­lente, nem­meno a dirlo, a direttrici.

Infine le curio­sità: per par con­di­cio una maschile ed una fem­mi­nile.
Per quanto riguarda una rivi­sta come 
Silo­huette donna la linea edi­to­riale riguardo diete, cel­lu­lite, lati b e trucco viene det­tata da un uomo, Mas­si­mi­liano De Feo. Liana Ayres d’altro canto rie­sce a con­qui­stare la dire­zione di un ambito spor­tivo inte­res­sante: il mondo dei cavalli con Cavallo Maga­zine & Lo Spe­rone.

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All’elaborazione dei dati ha col­la­bo­rato la col­lega Serena Bersani.

Pubblicato il 27 aprile 2015 by Lelio Simi

Bilanci Gruppi Editoriali Italiani 2009–2014

Cosa ci “rac­con­tano” i bilanci dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani? Quali dati far emer­gere dai reso­conti di bilan­cio pub­bli­cati, come aggre­gare e con­fron­tare tra di loro que­sti dati per capire meglio la reale dimen­sione della crisi dell’editoria ita­liana in que­sti anni di pas­sag­gio da un unico modello di busi­ness a “qualcos’altro”?

L’idea di “misu­rarci” con i reso­conti finan­ziari dei mag­giori gruppi edi­to­riali ita­liani ci è sem­brato, fin da subito, un pas­sag­gio obbli­gato da fare su Data­Me­dia­Hub visto che ci era­vamo posti l’obiettivo di (ten­tare) di rac­con­tare i media di casa nostra attra­verso i dati, e di leg­gerli – quei dati – in modo diverso da come viene fatto abitualmente.

Esi­stono diversi reso­conti eco­no­mici che dise­gnano lo stato di salute (deci­sa­mente pre­ca­ria) dell’editoria ita­liana, rap­porti e studi di set­tore che defi­ni­scono l’intero set­tore, ma ne esi­stono deci­sa­mente meno (almeno ci sem­bra) quelli che si con­cen­trano solo sui gruppi più impor­tanti in modo da dare, per così dire, un “nome e cognome” a quei dati.

Per que­sto ci è sem­brato subito molto inte­res­sante leg­gere e aggre­gare un bel po’ di numeri e infor­ma­zioni pas­sando al setac­cio i bilanci pub­bli­cati online in que­sti ultimi cin­que anni dai sei prin­ci­pali gruppi edi­to­riali ita­liani: una massa di infor­ma­zioni deci­sa­mente note­vole visto che i docu­menti di bilan­cio variano, a secondo dei Gruppi dalle oltre cento alle circa tre­cento pagine, che mol­ti­pli­cate per cin­que annua­lità e per sei edi­tori fanno, foglio più foglio meno, circa 5mila pagine in totale. Un bel po’ di mate­riale da capire per essere capaci di orien­tarsi e tro­vare i dati da rac­co­gliere e aggregare.

Così all’hac­ka­thon orga­niz­zato al Festi­val del Gior­na­li­smo di Peru­gia il lavoro del track dedi­cato ai bilanci dei gruppi edi­to­riali e al loro rac­conto è stato quello di par­tire pro­prio da quei docu­menti “grezzi” per ricer­care dati da inse­rire nei set dati sui quelli, come Data­Me­dia­Hub, stiamo lavo­rando da quasi un anno, aggior­narli e creare delle visualizzazioni.

Il filo con­dut­tore è stato quello di con­cen­trarci in par­ti­co­lare su alcune delle voci di bilan­cio più impor­tanti: quella dei ricavi con­so­li­dati e delle due prin­ci­pali voci di costo quella rela­tive al per­so­nale e ai ser­vizi per capirne l’incidenza sul fatturato.

Ricavi Con­so­li­dati
Sono ovvia­mente una delle voci più impor­tanti per capire l’andamento del mer­cato edi­to­riale, già nel 2013 com­ples­si­va­mente i sei gruppi ave­vano regi­strato una fles­sione rispetto all’anno pre­ce­dente era di 516 milioni di euro e con­si­de­rando gli eser­cizi 2009–2013 la fles­sione era stata di poco supe­riore al miliardo e mezzo di euro (1.576 milioni di euro). I dati aggre­gati del 2014 segnano un ral­len­ta­mento della fles­sione nel con­fronto con il 2013 (che segna un meno 270,91 milioni di euro). La dif­fe­renza con il 2009 è di 1.847 milioni di euro.

Bilanci Gruppi Edi­to­riali: Ricavi Con­so­li­dati 2009–2014

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2014–2010
% 14/10
2014–2013
% 14/13
Gruppo Espresso886,60885,00890,10812,70711,60643,50–241,50–27,29–68,10–9,57
Gruppo 24 Ore502,70472,70467,70430,90385,50310,00–162,70–34,42–75,50–19,58
RCS2.206,402.255,301.860,301.513,001.314,801.279,40–975,90–43,27–35,40–2,69
Cal­ta­gi­rone Editore256,87248,35225,99195,44181,51170,10–78,25–31,51–11,41–6,29
Poli­gra­fici Editoriale242,28239,98230,20206,50189,20207,00–32,98–13,7417,809,41
Gruppo Mon­da­dori1.540,101.558,301.507,201.416,101.275,801.177,50–380,80–24,44–98,30–7,70
Totale5.634,955.659,635.181,494.574,644.058,413.787,50–1872,1–33–270,91–7

La chart a flussi rende ancora più evi­dente il restrin­gi­mento, l’effetto a “imbuto” che si è veri­fi­cato sui fat­tu­rati dei sei editori.

fatturati

(Nota: i dati sono quelli pun­tuali indi­cati dai docu­menti di bilan­cio anno per anno e non ten­gono conto dei valori ride­ter­mi­nati su “base omo­ge­nea”. Il Gruppo 24 Ore nel 2014 ha fatto alcune ces­sioni in par­ti­co­lare l’Area Soft­ware che nel 2013 aveva inciso per circa il 16% sui ricavi con­so­li­dati del gruppo).

Costo Per­so­nale e Costi per ser­vizi Un aspetto inte­res­sante (come abbiamo anche scritto in un nostro pezzo recen­te­mente) è quello di comin­ciare a riflet­tere sul supe­ra­mento del modello ven­dite più pub­bli­cità. Per que­sto abbiamo aggior­nato i due set dati sulle due voci di costo più impor­tanti quella rela­tiva al per­so­nale e quella rela­tiva ai ser­vizi. Ecco le due tabelle:

Bilanci Gruppi Edi­to­riali: Costi per servizi

Gruppo Edi­to­riale
2010
2011
2012
2013
2014
2014–2010
% 14/10
2014–2013
%14/13
Gruppo Espresso346,60360,30348,90311,30286,90–59,70–17,22–24,40–7,84
Gruppo 24 Ore230,60224,80226,30208,30182,20–48,40–20,99–26,10–12,53
RCS979,40885,60717,50577,20536,70–442,70–45,20–40,50–7,02
Cal­ta­gi­rone Editore86,2082,4075,6066,5062,60–23,60–27,38–3,90–5,86
Poli­gra­fici Editoriale103,60103,5098,70100,70100,70–2,90–2,800,000,00
Gruppo Mon­da­dori832,54844,47794,66740,99673,47–159,06–19,11–67,52–9,11
Totale2.578,942.501,072.261,662.004,991.842,57–736,36–28,55–162,42–8,10
Ela­bo­ra­zione rea­liz­zata a #hackmedia15 hac­ka­thon orga­niz­zato da Data­Me­dia­Hub su bilanci gruppi edi­to­riali

Bilanci Gruppi edi­to­riali: Costi per Per­so­nale 2009–2014

Gruppo Edi­to­riale
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2014–2010
% 14/10
2014–2013
%14/13
Totale1578,61391,41348,61323,11275,11064,8–326,6–23,5–210,3–16,5
Gruppo Espresso316,0288,7273,9268,7255,3253,1–35,6–12,3–2,2–0,9
Gruppo 24 Ore203,2186,6168,5162,4154,3101,7–84,9–45,5–52,6–34,1
RCS549,7453,0448,7416,8414,0325,5–127,5–28,1–88,5–21,4
Cal­ta­gi­rone Editore111,796,494,598,282,977,8–18,6–19,3–5,1–6,2
Poli­gra­fici Editoriale95,295,292,488,178,176,2–19,1–20,0–1,9–2,5
Gruppo Mon­da­dori302,8271,5270,7288,9290,5230,6–40,9–15,1–59,9–20,6
ela­bo­ra­zione Data­Me­dia­Hub da docu­menti bilan­cio grupi edi­to­riali — Costi per Per­so­nale gruppi edi­to­riali Gruppo Espresso, Sole 24 Ore, RCS, Poli­gra­fici Edi­to­riale, Cal­ta­gi­rone, Mon­da­dori

In una chart abbiamo poi messo in rela­zione le due voci con­fron­tan­dola con i ricavi con­so­li­dati con l’obiettivo di capire il “peso” sui fat­tu­rati. Giu­sto qual­che indi­ca­tore, un primo passo per un pro­getto di lavoro da appro­fon­dire e com­ple­tare su que­sto argo­mento — il rap­porto tra ricavi e costi degli edi­tori — che rite­niamo impor­tante d analizzare.

 

Bonus track: info­gra­fica inte­rat­tiva su retri­bu­zioni di alcuni top mana­ger dell’editoria
Dopo la pub­bli­ca­zione da parte di Ita­liaOggi delle retri­bu­zioni di alcuni dei mas­simi diri­genti di gruppi edi­to­riali ita­liani (non solo quelli presi in con­si­de­ra­zione da noi) ci sem­brava molto inte­res­sante visua­liz­zare que­sti dati in modo inte­rat­tivo. Ecco il risultato:


(il gruppo di lavoro era com­po­sto, oltre che dal sot­to­scritto e Andrea Nel­son Mauro, da Davide Man­cino, Fede­rica Ionta e Nic­colò Gaetani)

Pubblicato il 25 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

25 Aprile & Media

25esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata al 25 aprile ed i media nell’ambito della pro­gram­ma­zione di Radio Città Fujiko dedi­cata per tutta la set­ti­mana a 70 volte resistenza.

Si parla dell’iniziativa de La Stampa che dall’inizio di aprile ha dedi­cato un appun­ta­mento quo­ti­diano alla resi­stenza con una rubrica in cui si riscrive la sto­ria da Radio Libertà e che oggi pro­pone un inserto di 16 pagine nella ver­sione car­ta­cea e dei web­doc online.

Viene ana­liz­zato l’interesse verso il 25 aprile ana­liz­zando le ten­denze delle ricer­che, sia in gene­rale che in spe­ci­fico rife­ri­mento alle noti­zie. Al riguardo si noti come, oltre a La Stampa, siano solo due i quo­ti­diani che oggi dedi­cano spa­zio in prima pagina al 25 aprile


Ovvia­mente non man­cano dati dai social e da Twit­ter con l’hashtag #25aprile che ine­vi­ta­bil­mente oggi è tra i tren­ding topics

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Pubblicato il 24 aprile 2015 by Donata Columbro

Una settimana nel futuro del giornalismo


La rubrica dove rac­co­gliamo i link per non per­dere le novità tec­no­lo­gi­che nel mondo dell’informazione.

Face­book cam­bia l’algoritmo. Di nuovo. Que­sta volta i con­te­nuti degli amici con cui si inte­ra­gi­sce di più saranno pri­vi­le­giati rispetto a quelli delle pagine. Jay Rosen, pro­fes­sore della New York Uni­ver­sity e con­su­lente di First Look Media, si pone il pro­blema dell’ambiguità di Face­book nello spie­gare che il con­trollo del new­sfeed è in mano all’utente, men­tre il mec­ca­ni­smo che regola la visi­bi­lità dei post che appa­iono sulle nostre bache­che rimane oscuro. Soprat­tutto per il ruolo che il social net­work vuole comin­ciare a coprire come piat­ta­forma edi­to­riale.

I video ver­ti­cali sono sem­pre più dif­fi­cili da igno­rare. Non importa quanto le barre nere a fianco dell’immagine diano a fasti­dio a tutti gli amanti del land­scape, il for­mato ver­ti­cale — tra l’altro impo­sto da appli­ca­zioni come Peri­scope — sarà quello da pri­vi­le­giare se pen­siamo che negli Stati Uniti i let­tori dei gior­nali online via mobile-only, dal gen­naio 2014 al gen­naio 2015, sono aumen­tati del 73%.

Mobile is the new black. Come annun­ciato a feb­braio, dal 21 aprile il motore di ricerca di Goo­gle pri­vi­le­gia i siti inter­net otti­miz­zati per mobile a sca­pito di quelli che hanno solo la ver­sione desk­top. Paura, eh? Con il test di com­pa­ti­bi­lità puoi con­trol­lare se “piaci” a Goo­gle e se hai qual­che pos­si­bi­lità di salire nei risul­tati delle ricerche.

Dif­fe­ren­ziare gli account Twit­ter e le pagine Face­book dei pro­pri account, fun­ziona? A Peru­gia l’ho chie­sto al diret­tore dei social media per Bbc News, Chris Hamil­ton, e secondo lui è meglio con­cen­trare gli forzi sul pro­durre nuovi con­te­nuti piut­to­sto che creare nuovi account. Però la mol­ti­pli­ca­zione di pro­fili e pagine ha senso quando c’è una forte divi­sione tema­tica. Lo ha fatto il New York Times con la nuova pagina Face­book “Poli­tics and Washing­ton”.

L’homepage è il volto del brand (e della sua mis­sion). Lo scrive Joshua Ben­ton ana­liz­zando il nuovo design del sito di The Atlan­tic, che ha una home­page con rullo di noti­zie, grandi foto e grande personalità.

Va bene la tec­no­lo­gia, ma anche la sin­tassi non è da but­tare. Roy Peter Clark ha fatto un bel lavoro di ana­lisi delle prime righe dei repor­tage che hanno vinto il Puli­tzer, segna­lato su Twit­ter da Luisa Car­rada.

Photo cour­tesy: Ryan McGuire

Pubblicato il 23 aprile 2015 by Pier Luca Santoro

Come Cambia la Dieta Mediatica degli Italiani

In occa­sione della gior­nata di aper­tura della terza edi­zione del Festi­val del gior­na­li­smo cul­tu­rale è stata pre­sen­tata la ricerca dell’Osser­va­to­rio News-Italia su infor­ma­zione e serialità.

La ricerca, giunta alla sua quinta edi­zione, è curata dal Labo­ra­to­rio di Ricerca sulla Comu­ni­ca­zione Avan­zata [LARiCA] del Dipar­ti­mento di scienze della comu­ni­ca­zione disci­pline uma­ni­sti­che dell’Università di Urbino Carlo Bo e si occupa di osser­vare i cam­bia­menti dell’ecosistema dell’informazione in Ita­lia e di foca­liz­zarsi su alcune ten­denze emer­genti nel pano­rama mediale.

La meto­do­lo­gia adot­tata per la ricerca è di tipo misto, con rile­va­zioni CATI [tele­fo­nia fissa], CAMI [tele­fo­nia mobile] e CAWI [inter­vi­ste online] a un cam­pione rap­pre­sen­ta­tivo della popo­la­zione ita­liana com­po­sto da 1021 rispon­denti di età supe­riore a 18 anni.

Si con­ferma sostan­zial­mente quanto emer­gente da altre ricer­che sul tema con la tele­vi­sione a regnare sovrana, anche se in fles­sione, la forte cre­scita di Inter­net, dove però forse il con­cetto di noti­zia ed infor­ma­zione sono quan­to­meno più “allar­gati”, ed il crollo dei quotidiani.

Media & Informazione

Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente la Rete si nota come in quat­tro anni non siano cre­sciuti in maniera signi­fi­ca­tiva i siti web dei quo­ti­diani. Cre­sce invece in maniera sen­si­bile la spe­cia­liz­za­zione ed i siti ver­ti­cali così come cre­scono i siti web di “blog­ger”, con buona pace per chi con­ti­nua a soste­nere il contrario.

Fonti Internet

La ricerca, il cui primo obiet­tivo è com­pren­dere le tra­sfor­ma­zioni del pano­rama mediale ita­liano, quest’anno si è foca­liz­zata sull’osservazione delle pra­ti­che di frui­zione del medium tele­vi­sivo e su come que­ste siano influen­zate dalla cre­scente dif­fu­sione della rete e della tec­no­lo­gia mobile. Di seguito i prin­ci­pali risul­tati emergenti.

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