Nuovi Prodotti Editoriali

Posted on 22 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

Community

Che quello che una volta era il gior­nale di Gram­sci da quanto ha ripreso le pub­bli­ca­zioni sia tutt’altra cosa basta una rapida occhiata alle prime pagine di que­sti giorni per stabilirlo.

Una linea edi­to­riale rifor­mi­sta che dif­fi­cil­mente riu­scirà ad avere suc­cesso poi­ché appare estre­ma­mente impro­ba­bile che rie­sca da un lato a man­te­nere gli affe­zio­nati del vec­chio quo­ti­diano e dall’altro lato a sot­trarre let­tori a Repub­blica, Cor­riere e La Stampa  vin­cendo l’avversione spon­ta­nea per la testata e per la tra­di­zione che comun­que si porta die­tro. Infatti, dalle voci che girano all’interno dei diversi gruppi di edi­co­lanti pre­senti su Face­book, ad ecce­zione del primo giorno non pare esat­ta­mente un suc­cesso di ven­dite, diciamo, per usare un eufemismo.

Il peg­gio però arriva dalla ver­sione online chia­ra­mente pro­get­tata per essere di sup­porto alla ver­sione car­ta­cea e non pro­ta­go­ni­sta come dovrebbe essere natu­rale per un quo­ti­diano che [ri]nasce nel 2015.

Se è sem­pre più chiaro che il gior­na­li­smo è una con­ver­sa­zione a due vie. I con­te­nuti sono la base, la repu­ta­zione e la comu­nità, le chiavi del suc­cesso. È pro­prio dall’area com­mu­nity de l’Unità che si com­prende come il gior­nale sia nato vec­chio, obso­leto, e sia desti­nato a seguire le sorti di molti quo­ti­diani apparsi e scom­parsi dalla scena edi­to­riale come meteore in que­sti anni.

Stiamo spo­sando una com­pren­sione più larga di ciò che può fare un gior­na­li­sta. Siamo com­mu­nity orga­ni­zer, cata­liz­za­tori di discus­sioni – spesso scher­ziamo dicendo che siamo «dj delle news», ha scritto Andy Car­vin al lan­cio di Reported.ly. Con­cetti e visioni che a l’Unità restano total­mente oscuri, pare.

La sot­tile ma NON tra­scu­ra­bile dif­fe­renza tra essere online ed essere parte della Rete. La linea di demar­ca­zione tra il suc­cesso e il fallimento.

Unità Community

Posted on 21 luglio 2015 by Pier Luca Santoro

News Explorer

IBM lan­cia Watson News Explo­rer cogni­tive web app per costruire auto­ma­ti­ca­mente una rete di infor­ma­zioni e pre­sen­tare i risul­tati di grandi volumi di noti­zie in modo com­pren­si­bile. Il video sot­to­stante ne rias­sume le prin­ci­pali caratteristiche.

Con Watson News Explo­rer si è in grado di estrarre e com­pren­dere la ric­chezza di infor­ma­zioni che sta emer­gendo diret­ta­mente dalla fonte . Usa l’elaborazione del lin­guag­gio per estrarre temi ed ele­menti essen­ziali come luo­ghi , orga­niz­za­zioni, aziende, per­sone e tempo, com­po­nenti chiave neces­sari per costruire e navi­gare nella immensa rete inter­con­nessa di infor­ma­zioni ete­ro­ge­nee che è impli­cita nella notizia .

Con una rap­pre­sen­ta­zione di visua­liz­za­zione della rete delle noti­zie, e le entità di cui al suo interno , si può arri­vare ad una com­pren­sione più pro­fonda di ciò che viene segna­lato e come è interconnesso .

Gra­zie a Watson News Explo­rer si aggre­gano i fatti rile­vanti di qual­siasi dimen­sione del Web , viene mostrata una mappa dei luo­ghi in cui le noti­zie, le infor­ma­zioni, hanno ori­gine , for­nendo una rap­pre­sen­ta­zione tem­po­rale delle noti­zie  e una visua­liz­za­zione di rete per le dimen­sioni rima­nenti, come mostra lo screen­shot sotto ripor­tato, a titolo esem­pli­fi­ca­tivo, rela­tivo a Facebook.

Cer­ta­mente ancora in ver­sione beta, in corso di svi­luppo, e desti­nato, come sem­pre avviene in fase ini­ziale, ad un pub­blico di nic­chia, News Explo­rer mostra le solu­zioni che è pos­si­bile adot­tare per for­nire un pac­chetto di infor­ma­zioni utili e facil­mente frui­bili met­tendo defi­ni­ti­va­mente la pie­tra sopra ai gior­nali così come attual­mente con­ce­piti, mono­li­tici e indi­vi­si­bili, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digitale/online. Amen!

News Explorer

Posted on 24 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

New[s] Business

Le reve­nues da ven­dite di copie in tutto il mondo, ita­lia inclusa, hanno supe­rato i ricavi dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria nel mix dei publi­sher. Feno­meno che è impu­ta­bile più al crollo dell’advertising sulla stampa che a straor­di­na­rie per­for­mance nelle ven­dite che, di fatto, anche con le copie digi­tali e gli abbo­na­menti alla ver­sione online non rie­scono comun­que a pareg­giare i conti rispetto al passato.

È scritto alla prima pagina del bigino sulla ven­dita che quando non è pos­si­bile, e/o è troppo one­roso, lavo­rare oriz­zon­tal­mente, ovvero ampliare il parco clienti, l’alternativa logica è quella di ope­rare in maniera ver­ti­cale, ossia for­nire un mag­gior numero di prodotti/servizi al parco clienti trat­tanti, ai clienti esi­stenti. Dopo tanto rumore su come gene­rare nuovi ricavi per l’editoria pare che, final­mente, qual­cuno inizi a com­pren­dere que­sto con­cetto appa­ren­te­mente basico.

Il Mai­lOn­line, in col­la­bo­ra­zione con WPP e Sna­p­chat, lan­cia “Truf­fle Pig”, agen­zia di con­tent mar­ke­ting per offrire un’ampia gamma di ser­vizi nell’area della comu­ni­ca­zione d’impresa quali con­tent crea­tion, info­gra­fi­che, video, social media mana­ge­ment e molto altro ancora.

Jon Stein­berg, ceo di Daily Mail Nord Ame­rica ha com­men­tato: “Il maiale da tar­tufo trova un cibo raro e gustoso. Con la neces­sità di piani mar­ke­ting basati sullo sto­ry­tel­ling sui nostri siti e su quelli delle altre media com­pany e i nuovi for­mati di annunci come quelli di Sna­p­chat, i mar­chi hanno biso­gno di un maiale da tar­tufo. Siamo entu­sia­sti di lavo­rare con sigle lea­der a livello mon­diale, le loro agen­zie media e tutte le piat­ta­forme digi­tali per creare un’unica realtà dedi­cata al digi­tal marketing”.

Truf­fle Pig uti­liz­zerà DailyMail.com, Elite Daily e Sna­p­chat per testare le prime ini­zia­tive che saranno per ora svi­lup­pate sola­mente negli Stati Uniti ed uti­liz­ze­ranno il 3V video, i cui con­cetti sono rias­sunti nel video sot­to­stante dal CEO di Snapchat.

Con­tem­po­ra­nea­mente Les Echos, lunedi 22 giu­gno, ha annun­ciato il lan­cio di una piat­ta­forma digi­tale per ser­vizi alle imprese. Par­zial­mente finan­ziato dal fondo di Goo­gle — per la somma di 2 milioni di euro di un bilan­cio totale di circa 4 milioni — que­sta piat­ta­forma riu­ni­sce le offerte di ser­vizi per le imprese attual­mente pro­po­ste dal gruppo: il depo­sito di note legali con­sul­ta­zione di gara, ricer­che di mer­cato, stru­menti di comunicazione.

Lo svi­luppo di que­sta piat­ta­forma è anche emble­ma­tico del rapido svi­luppo del modello di busi­ness di Echoes, uno dei media che meglio sta affron­tando la tran­si­zione al digi­tale, con buona pace per chi pensa che Fre­de­ric Fil­loux , Mana­ging Direc­tor, Digi­tal Ope­ra­tions di Les Echos, dica bana­lità. Ser­vizi che attual­mente con­tri­bui­scono al 31% del fat­tu­rato del gruppo, con­tro il 12% nel 2011 [la pub­bli­cità pesa per il 30% e le ven­dite di con­te­nuti il 39%]. Il gruppo vuole rag­giun­gere, entro il 2018, il 50% dei ricavi gene­rati dai servizi.

Il gruppo ha modi­fi­cato passo dopo passo il suo busi­ness ori­gi­nale, le infor­ma­zioni eco­no­mi­che e finan­zia­rie, che potreb­bero diven­tare, a medio ter­mine, una quota di mino­ranza dell’attività sul modello del gruppo tede­sco Sprin­ger, per esempio.

Les Echos

Per for­tuna qual­cosa si muove anche nel pano­rama nazio­nale con RCS che ha recen­te­mente dato vita a NuMix Agency che aggrega, sotto la guida del Mana­ging Direc­tor Alceo Rapa­gna, Con­necto, cen­tro di com­pe­tenza di ser­vizi di mar­ke­ting below the line con l’obiettivo di affian­care le aziende nel pro­cesso di tra­sfor­ma­zione digi­tale,  RCS Live, area dedi­cata ai grandi eventi del gruppo RCS, e InPro­ject, unità dedi­cata a pro­getti mul­ti­me­diali su misura per le aziende, per for­nire, anche in que­sto caso, ser­vizi di comu­ni­ca­zione inte­grata a 360 gradi.

Insomma, dopo tanto par­lare di modelli di busi­ness 2.0 per i publi­sher, le ini­zia­tive in tal senso, final­mente, ini­ziano a fio­rire in ogni angolo del pia­neta. Ovvia­mente, dando per scon­tata la bontà dei ser­vizi offerti, la dif­fe­renza la farà la capa­cità delle reti ven­dita delle con­ces­sio­na­rie che dovranno tra­sfor­marsi da ven­di­tori di colonne e pixel in veri e pro­pri con­su­lenti di comu­ni­ca­zione. In caso di biso­gno siamo qui.

Trasformazione Digitale

Posted on 13 maggio 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

Notizie che NON lo Erano

27esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a noti­zie false e vere bufale attra­verso la recen­sione del libro di recen­tis­sima uscita “Noti­zie che non lo erano”.

Il libro, scritto da Luca Sofri, prende il titolo dalla rubrica che ormai da anni il diret­tore de Il Post dedica ad un tema che è per­niante per gior­nali e gior­na­li­smo. In cin­que capi­toli, che par­tono da come e per­ché si gene­rano le noti­zie false per con­clu­dersi con come se ne esce, nel libro  oltre a rive­lare i pic­coli e grandi mec­ca­ni­smi del gior­na­li­smo, il let­tore è invi­tato a riflet­tere sullo stato della nostra infor­ma­zione e a costruirsi una bus­sola per distin­guere il vero dal falso.

Viene affron­tato il tema cru­ciale della rapi­dità ver­sus l’accuratezza con una ric­chezza di esempi sia inter­na­zio­nali che nazio­nali quali il caso del Ceni­spes, Cen­tro Ita­liano di Studi Poli­tici Sociali ed Eco­no­mici, del quale non vi è asso­lu­ta­mente trac­cia in Rete ma che però viene citato da molti dei nostri quo­ti­diani come fonte sulle spese degli ita­liani per San Valen­tino ed in diverse altre sedi­centi ricer­che sui com­por­ta­menti della popolazione.

Notizie che non lo erano Sofri

Illu­mi­nante sullo stato gene­rale dell’editoria la cita­zione di un pas­sag­gio di un arti­colo di Michele Serra su Repub­blica nel set­tem­bre 2012, che all’epoca scri­veva: “Non è la gente che fab­brica le noti­zie, sono i media. Anche il più scal­ci­nato dei ban­ca­rel­lai ha facoltà di deci­dere quali merci esporre. I media sono gli unici com­mer­cianti che danno sem­pre al cliente la colpa della loro merce avariata”.

Inci­pit che offre più di uno spunto di rifles­sione anche sulla annosa que­stione rela­ti­va­mente alla quale da anni si pro­clama che il gior­na­li­smo di qua­lità costa e va pagato.

Ele­mento sul quale si chiude il libro con: “Il plu­ra­li­smo che serve non è quello per cui accanto a mol­tis­sima infor­ma­zione sciatta, irri­le­vante ed ego­cen­trica ci sia anche un’offerta dif­fe­rente, in cui allar­mi­smo, tito­li­smo e ricerca di un posto in clas­si­fica non siano i cri­teri prio­ri­tari con cui rivol­gersi ai lettori”.

Insomma, il libro vale asso­lu­ta­mente sia il tempo della let­tura che l’esborso eco­no­mico. Da leggere.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno ed è ancora pos­si­bile offrire sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag  #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko.

Posted on 29 aprile 2015 by Pier Luca Santoro, Francesca Clementoni

La Fabbrica del Carisma

26esima pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nell’Era di Twit­ter” dedi­cata a lea­der, fol­lo­wer e comu­ni­ca­zione attra­verso la recen­sione di un libro [*] in uscita a giorni.

Il libro è arti­co­lato in quat­tro capitoli.

Il primo intro­duce alla teo­ria del potere e della legit­ti­ma­zione, ricor­dando le carat­te­ri­sti­che della situa­zione ita­liana con­tem­po­ra­nea e uti­liz­zando per ana­liz­zarla le chiavi inter­pre­ta­tive di Weber, Arendt, Dahl, Haber­mas e Castells, che con diverse accen­tua­zioni saranno riprese per tutto lo svi­luppo degli argo­menti. Appare evi­dente da que­ste prime pagine che cosa è il «Cari­sma» e quale uti­lità avrebbe il suo pos­sesso da parte di poli­tici e capi di governo, se l’attribuzione nomi­na­li­stica degli organi d’ infor­ma­zione cor­ri­spon­desse al signi­fi­cato pra­tico d’ inda­gine sociale e per­ché vi si è fatto appello in periodi di crisi della rap­pre­sen­tanza poli­tica anche recente. Adom­bra la col­la­bo­ra­zione nei fatti tra lea­der e fol­lo­wer per con­fi­gu­rare la subordinazione.

Il secondo capi­tolo, inti­to­lato «L’ età dell’ elo­quenza e dei ritratti», è un excur­sus sto­rico sulla costru­zione della visi­bi­lità e dell’ imma­gine allo scopo di pro­vo­care l’attrazione dei seguaci da parte di sovrani, capi di Stato e reli­giosi, nel periodo che va dal V secolo a.C. al XVII e mette in risalto la forza dei legami stretti tra domi­nanti e domi­nati nell’ antica Atene, a Roma impe­riale, nel Medioevo e nel corso dell’ asso­lu­ti­smo monar­chico euro­peo. Ne sca­tu­ri­scono rifles­sioni ancora valide sulla comu­ni­ca­zione poli­tica inte­grata, rea­liz­zata con i discorsi pub­blici, le opere d’ arte e la let­te­ra­tura, le con­qui­ste guerriere.

Il terzo capi­tolo è quello della nascita dell’ Occi­dente, s’ inti­tola «L’ età dell’industrializzazione e della gerar­chia» e con­si­dera le stra­te­gie di lea­der­ship sociale attuate dagli impren­di­tori inglesi, fran­cesi, tede­schi, ita­liani, ame­ri­cani. Rap­pre­senta il feno­meno dei «baron rob­ber», della nascita della grande impresa, delle «com­pany town», delle «wor­khouse» e dei nuovi impren­di­tori, con nume­rosi casi per­so­nali emble­ma­tici di nuove forme di rela­zioni interne ed esterne. Docu­menta le situa­zioni eco­no­mi­che, poli­ti­che e sociali dell’ epoca. Illu­stra il per­ché dei suc­cessi e dei fal­li­menti della «socia­lità» pra­ti­cata da governi e aziende.

Il quarto capi­tolo riguarda «L’ età delle reti e degli scambi», i giorni nostri. Sot­to­li­nea gli effetti per­versi legati all’ uso impro­prio delle reti digi­tali, delle infor­ma­zioni a senso unico dei gior­nali online e dei social net­work sites, in par­ti­co­lare, brodo pri­mor­diale per pro­vo­care le nuove dipen­denze e le pre­senze fal­sa­mente attive, spesso limi­tate alla pub­bli­ca­zione di foto­gra­fie, icone stan­dard e com­menti ste­reo­ti­pati, dove si creano iden­tità altre e rap­porti super­fi­ciali, som­mersi dai miliardi di con­tatti e di amici a distanza, la «fine della con­ver­sa­zione», come ha scritto Sherry Turkle.

Fabbrica del Carisma Libro

«La Fab­brica del Cari­sma» mostra attra­verso 25 casi di eser­ci­zio del potere in poli­tica e in eco­no­mia, con­te­stua­liz­zati, ana­liz­zati, valu­tati e siste­ma­tiz­zati, con gli obiet­tivi per­se­guiti e i mezzi usati, altret­tanti per­so­naggi di diverso tipo e qua­lità, soprat­tutto inte­res­sati a con­qui­stare seguaci, aumen­tare l’ auto­rità e il domi­nio, otte­nere un imme­diato e per­so­nale con­senso. Ha allo base lo stu­dio rea­liz­zato per spie­gare e vali­dare i fatti descritti, riflet­tendo sulle loro cause e con­se­guenze, cer­cando di equi­li­brare le sto­rie come somma di azioni eroi­che di alcuni capi «cari­sma­tici» con i con­tri­buti delle forze geo­po­li­ti­che e socioe­co­no­mi­che che li hanno aiutati.

Nel pod­cast sot­to­stante, come d’abitudine, è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Si ricorda che “In Media Stat Virus: I Media nell’era di Twit­ter” con­ti­nuerà la pro­gram­ma­zione sino a giu­gno e sono asso­lu­ta­mente gra­diti sug­ge­ri­menti sui temi da affron­tare da qui ad allora. Sul ter­razzo di Radio Fujiko abbiamo alle­stito appo­si­ta­mente una pic­cio­naia allo scopo. In alter­na­tiva è pos­si­bile inte­ra­gire, anche, via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14 e/o men­zio­nando i due account  @pedroelrey / @radiofujiko

[*] Disclai­mer: Il libro è scritto da per­sona con legame di paren­tela con uno degli autori dell’articolo.

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