Media & Finanza

Pubblicato il 6 novembre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Mercato Televisivo Italiano

É noti­zia di ieri che RCS abbia inten­zione di inve­stire sino a 60 milioni di euro per il lan­cio del pro­getto Gaz­zetta Tv. per sfi­dare la con­so­li­data pre­senza della Rai, di Media­set e di Sky. Con­fin­du­stria Radio Tele­vi­sioni, l’associazione di cate­go­ria dei media tele­vi­sivi e radio­fo­nici ita­liani, ha pub­bli­cato lo stu­dio eco­no­mico del mer­cato tele­vi­sivo pri­vato italiano.

Lo stu­dio, pur rife­ren­dosi ai dati dei bilanci 2012, è di asso­luto inte­resse e con­sente una visione appro­fon­dita su quello che con­ti­nua ad essere il medium prin­ci­pale del nostro Paese sia per tempo dedi­cato che per inve­sti­menti pubblicitari.

Nel 2012 il valore com­ples­sivo dei ricavi gene­rati dalle prin­ci­pali società o gruppi socie­tari ope­ranti nel set­tore tele­vi­sivo ita­liano ammonta a circa 9,5 miliardi di euro. Di que­sti 3,4 miliardi pro­ven­gono dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria e 6,1 miliardi dai ser­vizi pay Tv, dal canone Rai e dagli altri ricavi [come i con­tri­buti pub­blici ero­gati dallo Stato a favore delle Tv Locali,ma anche i ricavi da ven­dita diritti, rete, ven­dite di beni e ser­vizi per i canali di home shop­ping, ecc.].

Il gra­fico inte­rat­tivo sot­to­stante rias­sume i ricavi totali, quelli deri­vanti dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria e gli “altri” così come defi­niti. Media­set è il gruppo che rea­lizza mag­giori ricavi e detiene il 53,3% di quota del totale adver­ti­sing. Sky Ita­lia invece è il gruppo che ha la mag­gior quota di ricavi da abbo­na­mento pay [circa 500 milioni in più rispetto alla RAI]. Il totale dei ricavi dei gruppi pri­vati è costi­tuito per il 40% (47,3% nel 2011) dai ricavi pub­bli­ci­tari e per 60% [52,7% nel 2011] dal mer­cato pay e dagli altri ricavi.

Note al grafico:

Per Media­set i ricavi con­si­de­rati sono quelli al netto delle atti­vità svolte all’estero.
Sky Ita­lia chiude il bilan­cio al 30/6/2012.
Il valore dei ricavi rela­tivo al gruppo Rai è ripor­tato al netto della pub­bli­cità radio­fo­nica pari a € 26,113 mln.
Per le Tv Locali il dato com­prende le 339 società ana­liz­zate nella ricerca. Alla voce “Altri ricavi” sono com­presi i con­tri­buti sta­tali.
I ricavi di Tele­com Ita­lia Media sono così ripar­titi: La7 € 123,6 mln [poi ven­duta nel 2013 a Cairo]; MTV 55,2 mln “rega­lata” all’americana Via­com nel 2013] ; Ope­ra­tore di rete 75,1 mln.
I dati di Repub­blica Tv sono con­te­nuti nel bilan­cio del Gruppo Edi­to­riale l’Espresso.
Via­com Inter­na­tio­nal Media chiude il bilan­cio al 30/9/2012.
La voce “Altri” com­prende dati sti­mati rela­tivi a ope­ra­tori con canali pre­senti sia sul DTT che sul satel­lite tra cui Coming Soon, Poker Ita­lia 24, Rete  Capri, Odeon Tv, Ita­lia 7, Euro­sport, Gruppo Axn Ita­lia, RockTv, Match Music, RTL 102,5 TV, Radio Ita­lia TV, Lady Chan­nel ecc.

Dav­vero inte­res­santi anche i dati rela­tivi al costo del lavoro che mostrano come la RAI sia quella con l’incidenza più ele­vata [37.1% dei ricavi] tra tutti i gruppi del set­tore. Enne­sima evi­denza, se neces­sa­rio, dell’inefficienza del car­roz­zone pubblico.

Nel 2012 gli occu­pati alle dipen­denze delle imprese tele­vi­sive prese in esame ammon­tano a circa 26.500 unità di cui circa 15 mila nel set­tore pri­vato. Circa un terzo dei dipen­denti del set­tore pri­vato trova occu­pa­zione nelle TV Locali.

Si stima che, tra occu­pati diretti e indotto, la forza lavoro uti­liz­zata nella filiera che ali­menta il set­tore tele­vi­sivo pri­vato ammonti a circa 45/50 mila addetti. Con la Rai e il rela­tivo indotto, il valore sti­mato si aggira sugli 90 mila addetti.Il costo del per­so­nale del set­tore pri­vato, risul­tante dai bilanci ana­liz­zati, ammonta a oltre 1,8 miliardi di euro con un’incidenza media sui ricavi del 20,5%.

Note al grafico:

Per Media­set il numero e il rela­tivo costo sono ripor­tati al netto delle atti­vità svolte all’estero dal gruppo.
Per uni­for­mità sta­ti­stica con la serie sto­rica Il numero dei dipen­denti delle Tv Locali è stato otte­nuto divi­dendo il costo del per­so­nale per il costo medio teo­rico — aggior­nato —  di € 35 mila annuali per dipen­dente.
I dati di Rete Blu deb­bono essere inter­pre­tati e valu­tati in rela­zione alle par­ti­co­lari carat­te­ri­sti­che dell’emittente dovute alla sua “mis­sion” più di ser­vi­zio che com­mer­ciale in senso stretto.
Via­com Inter­na­tio­nal Media nel 2012 ope­rava come Hol­ding e non era ancora dotata di una strut­tura con dipendenti.

Pubblicato il 29 aprile 2014 by Pier Luca Santoro

RCS in 2 Tabelle

RCS Media­Group è al cen­tro dell’attenzione ormai da mesi, tra conti in bilico, come la stra­grande mag­gio­ranza dei gruppi edi­to­riali, e rela­tive ristrut­tu­ra­zioni, non passa giorno senza che il colosso di Via Sol­fe­rino fac­cia noti­zia, emblema, in qual­che modo, dell’attuale fase dell’industria dell’informazione o, meglio, di quella che una volta lo era.

L’attenzione ulti­ma­mente sem­bra foca­liz­zarsi in par­ti­co­lare su la guerra di potere al suo interno e le rela­tive posi­zioni del Diret­tore De Bor­toli che hanno ali­men­tato le voci su un suo pos­si­bile distacco.

“In God we trust all others bring data” potrebbe essere il payoff di Data­Me­dia­Hub ed è per que­sto che mi sono messo a spul­ciare nel sito cor­po­rate del gruppo edi­to­riale alla ricerca di dati sulla questione.

Risulta che a metà aprile sono stati pub­bli­cati due docu­menti che aiu­tano, leg­gen­doli of course, a farsi un’idea migliore della situa­zione del gruppo al di là delle indi­scre­zioni, delle voci di cor­ri­doio, di quella che quando lavo­ravo in azienda chia­ma­vamo “radio moquette”.

Il primo docu­mento è la pre­sen­ta­zione effet­tuata da Scott Jovane e Ric­cardo Taranto, rispet­ti­va­mente CEO e Chief Finan­cial Offi­cer del gruppo, per Medio­banca. Dello sli­de­show, che come sem­pre vale asso­lu­ta­mente la pena di leg­gere con atten­zione inte­gral­mente,  credo che valga la pena di evi­den­ziare la tabella sotto riportata.

Emerge come rispetto al il piano stra­te­gico di svi­luppo di medio ter­mine per il trien­nio 2013–2015, pre­sen­tato un anno fa di que­sti tempi, i ricavi siano stati del 4.2% infe­riori rispetto agli obiet­tivi, men­tre tutti gli altri prin­ci­pali indi­ca­tori siano in linea con le attese.

RCS Mediobanca

L’altro docu­mento è la rela­zione finan­zia­ria e di bilan­cio per RCS Media­group del 2013 e for­ni­sce il det­ta­glio degli indi­ca­tori sopra riportati.

Si vede come nel 2013 vi sia stata una ridu­zione dei costi ope­ra­tivi di oltre 125 milioni di euro, quasi il 12% in meno rispetto al 2012. Que­sto, nono­stante la fles­sione dei ricavi, sia per l’area dif­fu­sio­nale che quella pub­bli­ci­ta­ria, che com­ples­si­va­mente calano del 13%, con­giun­ta­mente ad altre sva­lu­ta­zioni immo­bi­liz­za­zioni, con­sente di più che dimez­zare le per­dite rispetto all’anno precedente.

Adesso, secondo me, avete, abbiamo, mag­giori e migliori ele­menti per valu­tare la situa­zione al di là del quo­ti­diano gos­sip sul gruppo editoriale.

Bilancio RCS 2013 vs 2012

Pubblicato il 22 novembre 2011 by Pier Luca Santoro

Giochi da Draghi

Enne­simo lunedì nero ieri per le borse euro­pee e cre­scita dello spread, ter­mine pres­so­chè sco­no­sciuto ai più sino a pochi mesi fa, tra i titoli di Stato di Fran­cia, Spa­gna e Ita­lia e quelli tede­schi. Una noti­zia che si ripete quasi quo­ti­dia­na­mente men­tre pare che la poli­tica mon­diale sia pri­gio­niera del sistema ban­ca­rio che deve sal­vare dando luogo alla  sin­drome di Stoc­colma.

Se vole­ste cimen­tarvi nel ten­ta­tivo di gestire la poli­tica mone­ta­ria e di riflesso eco­no­mica del Paese  non avete che da acce­dere all’area didat­tico — infor­ma­tiva della Banca Cen­trale Euro­pea e spe­ri­men­tare le vostre opi­nioni e le vostre abi­lità con “€CONOMIA: il gioco della poli­tica monetaria”.

Il gioco di simu­la­zione a turni, par­tendo dalla gestione del tasso di inte­resse uffi­ciale, mette il gio­ca­tore nella con­di­zione di influen­zare il tasso d’inflazione, cre­scita del PIL, incre­mento della liqui­dità e tasso di disoc­cu­pa­zione. Aree d’intervento tutte di grande attualità.

Ogni man­che è equi­va­lente ad un tri­me­stre dell’anno e dopo aver scelto il tasso d’interesse per il periodo si rice­vono i feed­back di un gruppo di advi­sor oltre ai titoli dei prin­ci­pali gior­nali che rias­su­mono il sen­ti­ment sul pro­prio ope­rato. Prima di effet­tuare la gio­cata è pos­si­bile vedere quali sono gli effetti pre­vi­sti della stessa.

Il gioco da otto­bre è dispo­ni­bile, sem­pre gra­tui­ta­mente, anche per iPhone & iPad con le stesse fun­zio­na­lità della ver­sione online. E’ pos­si­bile ripe­tere il gioco quante volte si desi­dera così da spe­ri­men­tare stra­te­gie e risul­tati diversi.

Nono­stante una gra­fica non entu­sia­smante ed una ten­denza all’eccesso di otti­mi­smo dell’intelligenza arti­fi­ciale, soprat­tutto nell’area dell’occupazione,  può essere stru­mento di sup­porto per for­ma­tori e pro­fes­sori non­chè ele­mento di spe­ri­men­ta­zione ed auto apprendimento.

Adat­tan­done alcune carat­te­ri­sti­che, a comin­ciare dalla pos­si­bi­lità di sal­vare i pro­gressi della par­tita, per­so­nal­mente lo vedrei molto bene anche all’interno dell’edizione online di un quo­ti­diano eco­no­mico finan­zia­rio come stru­mento di trat­te­ni­mento e coin­vol­gi­mento di un pub­blico sicu­ra­mente inte­res­sato al tema.

Pubblicato il 24 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

Quanto Brilla il Sole

“Il Sole24Ore” ha pub­bli­cato nei giorni scorsi la sin­tesi dei risul­tati del bilan­cio 2010.

Secondo quanto ripor­tato da “Affari Ita­liani”, che pub­blica il com­mento di Nicola Borzi, gior­na­li­sta ed ex mem­bro del Cdr del quo­ti­diano in que­stione, la per­for­mance del 2010, sep­pure miglio­ra­tiva rispetto all’anno pre­ce­dente, è deci­sa­mente infe­riore a quella regi­strata dagli edi­tori più diret­ta­mente in con­cor­renza con il gior­nale di Confindustria.

Ana­liz­zando le piege del bilan­cio emer­gono alcuni aspetti d’interesse gene­rale che, dalla mia pro­spet­tiva, vanno al di là delle sin­gole specificità.

I ricavi con­so­li­dati del gruppo nel suo insieme regi­strano un’incidenza del 38% dalla rac­colta pub­bli­ci­ta­ria, del 28,5% per ven­dite ed abbo­na­menti e   del 25% dal digi­tale. Una visione non accu­rata di que­ste cifre com­ples­sive potrebbe trarre in inganno. Infatti, di estrema rile­vanza, per quanto riguarda l’area digi­tale, è la parte pro­fes­sio­nale di pub­bli­ca­zioni spe­cia­li­sti­che di aggior­na­mento legi­sla­tivo e pro­fes­sio­nale, che ha quasi il 55% dei ricavi dal digi­tale. In ambito spe­cia­li­stico dun­que, il digi­tale ha red­di­ti­vità e rile­vanza, men­tre  negli altri seg­menti così non è. Mi pare un’informazione non trascurabile.

Sono infor­ma­zioni e rela­tive rifles­sioni che l’analisi dei dati spe­ci­fici del solo solo quo­ti­diano confermano.

In  que­sto caso infatti, il digi­tale, sep­pure con tassi di cre­scita estre­ma­mente inte­res­santi, ha un peso asso­lu­ta­mente mino­ri­ta­rio con il for­mato tra­di­zio­nale, il gior­nale in ver­sione car­ta­cea, che incide per il 75%.

Tra tutti i mezzi, le aree di busi­ness del Sole24Ore, l”unica a regi­strare una cre­scita è la radio che fa regi­strare un +8,5% rispetto al 2009 ma con­ti­nua ad avere un ebitda negativo.

Se vole­ste appro­fon­dire veri­fi­cando i bilanci degli altri prin­ci­pali gruppi edi­to­riali ita­liani, sono dispo­ni­bili online quelli di RCS, Gruppo Repubblica-Espresso e Cal­ta­gi­rone Edi­tore.

Pubblicato il 1 marzo 2011 by Pier Luca Santoro

I Tentacoli di Facebook

Il Wall Street Jour­nal ha pub­bli­cato un reso­conto estre­ma­mente det­ta­gliato delle mire espan­sio­ni­sti­che di Face­book e sulla minac­cia che poten­zial­mente rap­pre­sen­tano per i prin­ci­pali con­cor­renti in quella che si sta con­fi­gu­rando come una vera e pro­pria guerra per il con­trollo del web.

L’articolo è anche una ottima dimo­stra­zione di come il gior­na­li­smo possa sfrut­tare le pos­si­bi­lità offerte dal web 2.0 per ren­dere un ottimo ser­vi­zio all’utente con video, info­gra­fica ed altre infor­ma­zioni di sup­porto.

Pubblicato il 20 luglio 2010 by Pier Luca Santoro

Mappatura dei Media

L’agenzia Yme­dia ha ela­bo­rato una mappa dei media e degli attori del pano­rama media­tico spa­gnolo dav­vero completa.

L’interattività della mappa rea­liz­zata con­sente di ana­liz­zare ogni sin­golo mezzo dalla stampa alla tele­vi­sione pas­sando per il com­parto pub­bli­ci­ta­rio e quelli che ci si ostina, ad oltre un decen­nio dal loro avvento, a chia­mare new media.

Dall’analisi effet­tuata è pos­si­bile rile­vare come lo sce­na­rio sia molto distinto da quello ita­liano con livelli di con­cen­tra­zione di chi detiene il mer­cato deci­sa­mente infe­riori. Sono aspetti sui quali riflet­tere atten­ta­mente quando si effet­tuano delle valu­ta­zioni sull’ambiente, sul macro-scenario, di rife­ri­mento da qual­siasi pro­spet­tiva lo si voglia considerare.

[Via]

Pubblicato il 8 giugno 2010 by Pier Luca Santoro

Il Potere della Confindustria

La set­ti­mana scorsa la Con­fin­du­stria ha cele­brato i 100 anni, un’occasione impor­tante per rin­no­vare le richie­ste al pre­si­dente del Con­si­glio, come al solito pre­sente e par­te­cipe, rin­sal­dare il con­senso degli asso­ciati sulla linea d’azione, con­vo­care la grande impren­di­to­ria pri­vata e pub­blica, i sin­da­cati, i più impor­tanti rap­pre­sen­tanti delle isti­tu­zioni e dei par­titi poli­tici. Non è la prima volta che la mas­sima orga­niz­za­zione impren­di­to­riale ita­liana fa esi­bi­zioni simili.

E’ rituale ormai che in tali cir­co­stanze il governo ras­si­curi sul suo soste­gno o addi­rit­tura sull’identità di vedute, che una parte dei sin­da­ca­li­sti si affretti a sim­pa­tiz­zare, che i rap­pre­sen­tanti delle isti­tu­zioni tac­ciano o si distin­guano con altre dichia­ra­zioni in sede pro­pria. Le assem­blee della Con­fin­du­stria sono occa­sioni fatte per ascol­tare e la sin­to­nia totale o par­ziale delle forze di governo è data per scon­tata, pena il dis­senso rumo­roso di una pla­tea che cono­sce il suo peso.

L’influenza della Con­fin­du­stria e dell’imprenditoria sul governo e i par­titi mode­rati è docu­men­tata da Filippo Astone, gior­na­li­sta del set­ti­ma­nale eco­no­mico «Il Mondo», nel libro «Il par­tito dei padroni». Come Con­fi­du­stria e la casta eco­no­mica coman­dano in Ita­lia», Lon­ga­nesi, Milano, 2010.

L’autore ricorda l’anomalia di un’organizzazione, capace di con­di­zio­nare il potere poli­tico, rami­fi­cata sul ter­ri­to­rio con 18 orga­niz­za­zioni regio­nali, 21 fede­ra­zioni di set­tore, 3 di scopo, 97 strut­ture di cate­go­ria, 258 orga­niz­za­zioni asso­ciate, oltre alla sede cen­trale di Roma, gui­data da un pre­si­dente con pieni poteri e da boiardi silen­ziosi, che riceve con­tri­buti per 506 milioni di euro e arriva a un miliardo, som­mando i ricavi delle società con­trol­late, che sono il «Sole24Ore», la LUISS di Roma e una galas­sia di altre aziende, edi­trici di gior­nali come l’«Arena», «Il Gior­nale di Ber­gamo», «Il Gior­nale di Vicenza», società di cer­ti­fi­ca­zione della qua­lità, di soft­ware, della foto­gra­fia, dell’editoria libraria.

Con­fin­du­stria ha circa 4 mila dipen­denti diretti, rap­pre­senta 142 mila imprese, che danno lavoro a poco meno di 5 milioni di per­sone. Dispone di una ric­chezza e un potere, che non ha nes­sun par­tito o sin­da­cato in Europa, tal­chè il suo pre­si­dente è una delle figure di mas­simo rilievo e a livello locale conta più il pre­si­dente della Con­fin­du­stria pro­vin­ciale che il sindaco.

Astone ritiene che la voca­zione ad essere par­tito la Con­fin­du­stria ce l’abbia nel DNA. Cita a soste­gno la deci­sione costi­tu­tiva, dei fon­da­tori, Louis Bon­ne­fon Cra­ponne e Gino Oli­vetti, il primo pre­si­dente e il primo segre­ta­rio, che nel 1910, a Torino e poi radu­nando le fede­ra­zioni di Pie­monte, Ligu­ria, Milano e Monza, vagheg­gia­rono di dar vita a un vero e pro­prio «par­tito degli indu­striali». Ma, nel con­fronto allar­gato, tro­va­rono più con­ve­niente dare il con­tri­buto di mezzi finan­ziari, idee e uomini ai par­titi con­ser­va­tori e rea­zio­nari per favo­rirne l’ascesa al governo.

Hanno avuto così appog­gio Mus­so­lini, Fan­fani, Andreotti, Craxi e Berlusconi.

Come scrisse Erne­sto Rossi nel 1955, «invece di fon­dare un par­tito nuovo, tro­va­vano un cavallo che si pre­stava bene a por­tarli dove desi­de­ra­vano».
La tra­sfor­ma­zione di «Con­fin­du­stria in par­tito» avviene soprat­tutto negli anni di Tan­gen­to­poli e dello sgre­to­la­mento dei par­titi tra­di­zio­nali. Nel bien­nio 1992–94, l’organizzazione impren­di­to­riale diventa un sog­getto poli­tico, che con­tratta diret­ta­mente con i sin­da­cati e i governi tec­nici di Amato, Ciampi e Dini.

Le pri­va­tiz­za­zioni di ENI, ENEL, Fin­mec­ca­nica e Tele­com por­tano allo scio­gli­mento dell’Intersind, la loro orga­niz­za­zione impren­di­to­riale e all’ingresso in Con­fin­du­stria, che in tal modo accre­sce il suo potere già forte. Si dà vita alla con­cer­ta­zione e la pre­si­denza del tempo, di Luigi Abete, sostiene l’azione di «Mani pulite», dando l’ultima spal­lata alla prima Repubblica.

Nel 2000 è il turno del pic­colo impren­di­tore cam­pano Anto­nio D’Amato, che stringe un patto di ferro con Ber­lu­sconi per un pro­gramma libe­ri­sta sul modello tatcheriano.

Il fal­li­mento di que­sta visione e dell’esclusione del mag­giore sin­da­cato ita­liano, com­ple­mento indi­spen­sa­bile di una scelta auto­ri­ta­ria, sono fat­tori di una grave crisi eco­no­mica, poli­tica e sociale. Con­tri­bui­scono a por­tare alla ribalta della Con­fin­du­stria il pre­si­dente più «inno­va­tore», pro­penso al con­fronto con le rap­pre­sen­tanze del mondo del lavoro. Luca Cor­dero di Mon­te­ze­molo chiude la paren­tesi D’Amato e comin­cia a «gio­care di sponda tra cen­tro­de­stra e cen­tro­si­ni­stra, striz­zando l’occhio al secondo».

E’ l’uomo che cumula il mag­gior numero di ruoli impren­di­to­riali, mai pos­se­duti da altri fino ad allora, un pro­ta­go­ni­sta, ampia­mente legit­ti­mato a nego­ziare e a dare indi­ca­zioni a nome del capi­ta­li­smo nostrano. La sua pre­si­denza coin­cide con una breve legi­sla­tura di governo del cen­tro­si­ni­stra, caduto per l’aspra oppo­si­zione del cen­tro­de­stra, che non si fa scru­polo di usare nes­sun mezzo e per l’insoddisfazione delle com­po­nenti interne, più orien­tate a sod­di­sfare le richie­ste imme­diate di rie­qui­li­brio sociale.

La suc­ces­sione di Emma Mar­ce­ga­glia è data quasi per scon­tata. E’ donna, da sem­pre in Con­fin­du­stria, qua­ran­tenne, dotata di un tem­pe­ra­mento, che l’ha fatta sopran­no­mi­nare «Black&Decker». Viene scelta per «rimet­tere al lavoro l’organizzazione». E’ eletta con il 99,2% dei voti, men­tre si svolge la cam­pa­gna per le ele­zioni legi­sla­tive, dopo le dimis­sioni del governo Prodi. Decide di cam­mi­nare mano nella mano con Sil­vio Ber­lu­sconi, uscito vin­ci­tore dalle urne a capo di una coa­li­zione, che ritorna al governo con una legge elet­to­rale mag­gio­ri­ta­ria, «una por­cata», secondo un espo­nente della nuova maggioranza.

La nuova pre­si­dente è eletta men­tre scop­pia la più grave crisi eco­no­mica da sessant’anni, che il nuovo governo tra­scura, men­tre rimanda le costose pro­messe fatte per avere con­senso. Per lo stretto legame gover­na­tivo, Mar­ce­ga­glia è accu­sata d’immobilismo e di sud­di­tanza alle esi­genze del pre­si­dente del Consiglio.

Il libro di Astone si con­clude con un capi­tolo, inti­to­lato «La casta di lor­si­gnori», che ricorda la meri­to­cra­zia made in Italy, le sca­tole cinesi di con­trollo delle aziende, i casi più cla­mo­rosi del fami­li­smo e dell’imprenditoria in un paese, incro­cio di caste.

Sap­piamo che all’assemblea della set­ti­mana scorsa il pre­si­dente del Con­si­glio, in dif­fi­coltà con il suo par­tito, non si è speso più di tanto a soste­nere la sua alleata, anzi ha rive­lato che la sera prima la pre­si­dente Mar­ce­ga­glia era andata a tro­varlo per far­gli leg­gere il discorso pre­pa­rato. Un gesto che potrebbe signi­fi­care la fine di un’alleanza e por­tare a una mag­giore atten­zione della pre­si­dente alle istanze della pic­cola e media impresa.

Il libro di Astone è ricco di infor­ma­zioni e di richiami ad avve­ni­menti e pareri auto­re­voli. L’abilità gior­na­li­stica dell’autore si rivela nel con­ti­nuo col­le­ga­mento delle une e degli altri con un per­corso avvin­cente, che fa riflet­tere il let­tore sulla realtà di un ambiente insta­bile, delle «mille con­fin­du­strie», che soprav­vive tra guerre e intrighi.

Estratto da: Irio­spark

Pubblicato il 23 aprile 2010 by Pier Luca Santoro

Fact Checking: Quando i Conti non Tornano

Ieri sono stati rila­sciati i risul­tati del 1st quar­ter [1° tri­me­stre] del New York Times. Dopo un lungo periodo buio, il cele­bre quo­ti­diano sta­tu­ni­tense torna all’utile con risul­tati posi­tivi in asso­luto ed ancor più se para­go­nati al pari periodo dell’anno precedente.

Nel ripor­tare la noti­zia l’attenzione di pra­ti­ca­mente la tota­lità delle fonti ha enfa­tiz­zato come nell’ambito dei ricavi la grande cre­scita sia dovuta all’ottima per­for­mance della ven­dita della pub­bli­cità on line, evi­den­ziando, in molti casi, altret­tanto, la deba­cle della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria tra­di­zio­nale su carta.

Ho veri­fi­cato essere così per Tech­Crunch, Paid Con­tenteMe­dia, The Awl ed altri ancora. Anche le agen­zie in Ita­lia, ripren­dendo la noti­zia, enfa­tiz­zano il mede­simo aspetto.

Per chi si inte­ressa di que­sti aspetti la noti­zia era una bomba, come si suol dire, sia per la posi­ti­vità dei risul­tati che a mag­gior ragione per la fonte dei ricavi. Mi sono sen­tito in dovere dun­que di appro­fon­dire, di veri­fi­care, di ricer­care se i conti ori­gi­nali del NYT erano stati pub­bli­cati per leg­gere con i miei occhi il det­ta­glio di quanto le fonti che ho citato segnalavano.

Li ho tro­vati! Chiari , det­ta­gliati, in  forma di conto eco­no­mico a sca­lare, facil­mente com­pren­si­bili anche a chi non è un esperto.

Incre­di­bil­mente nes­suno cita quello che è il dato in asso­luto di mag­gior rile­vanza: una cre­scita del 3,5% dei ricavi dalla ven­dita del gior­nale. Sono tra­la­sciati tutti gli aspetti ine­renti gli impor­tanti aspetti rior­ga­niz­za­tivi del quo­ti­diano di New York che gene­rano un non tra­scu­ra­bile –18% dei costi.

Sia l’aumento delle ven­dite che l’importante saving dei costi sono lam­panti, evi­denti a chiun­que legga il conto eco­no­mico del gior­nale. Se nes­suno ne parla può dun­que signi­fi­care che la veri­fica fatta dal sot­to­scritto non è stata effet­tuata, e que­sto per testate quali Tech­Crunch sarebbe grave, o che non si ha inte­resse a pre­sen­tare que­sto aspetto essendo foca­liz­zati [pour cause?] solo sulle reve­nues deri­vanti dal digi­tale. In nes­suna delle due ipo­tesi si può stare allegri.

clicca per ingrandire

Tutto il det­ta­glio, incluso l’aspetto rela­tivo ai ricavi pub­bli­ci­tari sud­di­visi per area, è dispo­ni­bile QUI.

Pubblicato il 25 luglio 2009 by Pier Luca Santoro

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–49,19%

Class Edi­tori

–2.14%

+8,90%

–25,11%

Espresso

–0.48%

+32,45%

–22,19%

Il Sole 24Ore

–1.45%

–5,77%

–37,00%

Media­set

+ 0.42%

+14,50%

–6,77%

Mon­da­dori

–1.20%

–16,52%

–33,84%

Mon­rif

–2.90%

–10,67%

–12,61%

Poli­gra­fici Edit.

+ 0.42%

–0,82%

–28,25%

Rcs Media­group

–0.88%

+15,26%

–40,31%

Seat Pagine Gialle

+ 2.64%

–57,36%

–70,76%

Tele­com Ita­lia Media

–0.57%

+43,17%

+31,47%

Tiscali

–0.17%

–35,18%

–81,82%

Aggior­nato: Venerdí 24.07.2009 [Via]

Pubblicato il 21 febbraio 2009 by Pier Luca Santoro

Editoria e Finanza

Non sem­pre l’andamento bor­si­stico riflette com­ple­ta­mente lo stato di salute di un’impresa ma quando un intero com­parto con­ti­nua ad avere, ormai, da oltre un trien­nio per­for­mance disa­strose sicu­ra­mente si pos­sono rac­co­gliere indi­ca­zioni sullo stato dell’arte dello stesso.

Giu­sto per fare il punto della situa­zione sulla base di dati ogget­tivi che appro­fon­di­remo a breve.

Titolo

Varia­zione % dal 30.12.2008

Capi­ta­liz­za­zione [milioni di €]

DJ Media

–18,51

/

Buon­giorno

–4,92

61,7

Cairo Com­mu­ni­ca­tion

–7,61

148,4

Cal­ta­gi­rone Editore

–24,18

208,8

Class Edi­tori

–9,82

63,6

Espresso

–37,65

295,5

Il Sole 24 Ore

–7,93

90,6

Media­set

–13,39

4146,1

Mon­da­dori

–20,53

718

Mon­rif

2,25

68,3

Poli­gra­fici

–9,11

45,4

RCS Media­group

–38,68

436,7

Seat Pagine Gialle

–39,76

287,3

Tele­com Ita­lia Media

–26,39

214,2

Dati aggior­nati al 21.02.2009