Distribuzione Editoria

Posted on 10 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Audience News Italia

Sono stati pubblicati ieri i dati Audiweb da PC, mobile e total digital audience del mese di aprile 2015. Ancora una volta si è ritenuto interessante elaborarli estraendo i valori relativi al mondo dell’informazione online.

La prima elaborazione riguarda i quotidiani che hanno una corrispondente versione cartacea. Al lordo delle sovrapposizioni 7.8 milioni di persone hanno visitato il sito web di un giornale. Le prime tre testate da sole attirano circa la metà [il 44.7%] del totale degli utenti unici nel giorno medio; un fortissimo livello di concentrazione.

Se apparentemente Quotidiano.net, l’insieme di Nazione, Giorno e Resto del Carlino, si colloca al quarto posto con 565mila utenti unici nel giorno medio, in realtà tale valore, al netto delle aggregazioni, al netto di accordi commerciali di “cessione di traffico” scendono drasticamente a 193mila. Insomma il traffico organico ai quotidiani del gruppo Monrif è in realtà circa un terzo.

Anche il Messaggero e La Stampa al netto delle aggregazioni, finalmente disponibili dopo tante attese e più di qualche polemica, scendono rispettivamente da 526mila a 413mila [-21%] e da 476mila a 363mila [-24%]. Quote di traffico legittimamente imputate ma che poco hanno a che fare con l’informazione in senso stretto. Fenomeno che, seppur in maniera decisamente più contenuta riguarda anche Repubblica, che al netto scenderebbe a 1.3 milioni di utenti unici e Gazzetta dello Sport.

Il grafico sottostante fornisce il dettaglio di ciascuna testata in termini di utenti unici giornalieri e pagine viste [al lordo delle aggregazioni].

Le testate all digital, o digital native che dir si voglia, iniziano ad essere, nel loro insieme una realtà di peso con alcuni giornali che superano molti dei newsbrand storici e “il fenomeno” TGCom24. Oltre ai pure players, sono state inserite agenzie di stampa, canali news televisivi e l’area news dei portali così da avere un panorama il più completo possibile.

È TGCom24 in prima posizione nettamente davanti a tutti anche se al netto delle aggregazioni gli utenti unici nel giorno medio scendono a 902mila [-14%]. Anche Nanopress senza gli accordi commerciali scende a 405mila utenti unici [-37%] posizionandosi al di sotto di ANSA, sempre più in diretta concorrenza con i suoi “padroni”, e delle testate direttamente concorrenti quali Citynews, Blogo e Fanpage.

Tra i portali domina Italia Online con la sezione notizie di Libero e Virgilio. Tra le TV RAI News e SkyTG24 hanno ampi margini di miglioramento, diciamo. Linkiesta non decolla e viene da chiedersi se lo farà mai.

Vale la pena di notare infine, che le testate senza una corrispondente versione cartacea realizzano, al lordo delle sovrapposizioni, il 75% degli utenti unici dei siti web dei quotidiani nonostante il contributo di TGCom24 che da solo pesa oltre il 20% del totale. Insomma, i newsbrand hanno ancora un loro valore, finchè non li si continua a svalutare con politiche più che discutibili per generare traffico.

Il grafico sottostante fornisce il dettaglio di ciascuna testata in termini di utenti unici giornalieri e pagine viste [al lordo delle aggregazioni].

Posted on 9 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

La Notizia sulle Notizie

Sono stati diffusi ieri i dati relativi alle vendite di aprile per quotidiani e settimanali e di marzo per quanto riguarda i mensili. Dati che, a livello di vendite totali, includono anche le copie digitali.

Rispetto al marzo 2014 i mensili perdono 288mila copie, il -5.1%. In confronto all’aprile 2014 i settimanali calano le vendite di 430mila copie, il – 5.2%, e i quotidiani vedono una flessione di 286mila copie pari al -7.3% registrando il calo più significativo in percentuale [*].

Per quanto riguarda i quotidiani nazionali solamente Il Sole24Ore registra un andamento positivo [+8.1%] mentre per tutti gli altri la tendenza è negativa, con una media del 7.7% ma con Il Corriere della Sera al -12.3% e la Repubblica a -10.9%, come mostra il grafico sottostante.

Le copie digitali dunque, ad eccezione de Il Sole24Ore che però aveva già anche nel cartaceo una forte quota di abbonamenti rispetto agli altri quotidiani e che, soprattutto, realizza oltre il 50% delle vendite delle “repliche” digitali del giornale con la vendita di “copie multiple” [#], non arrestano il calo di vendite della stampa ed ancor meno, se possibile, per quanto riguarda specificatamente i quotidiani.

Se si va ad analizzare il dettaglio delle copie digitali dei quotidiani si vede che, ad esempio, per restare tra i più venduti, Il Corriere della Sera oltre le 53mila copie singole ne vende più di 24mila in abbinata alla versione cartacea ed Il Sole24Ore ne vende quasi 44mila in abbinata alla versione cartacea oltre alle 65mila copie singole. Le vendite “pure” di copie digitali, repliche fedeli del quotidiano cartaceo, sono dunque relativamente marginali.

È notizia di oggi [anzi, a mio modo di vedere è LA notizia del giorno] che Apple, come era nell’aria da oltre un anno, chiude il news­stand ed offre, in col­la­bo­ra­zione con ESPN, the New York Times, Conde Nast, Hearst e molti altri ancora, un’applicazione gra­tuita  sulla fal­sa­riga di Filb­p­board. Appli­ca­zione che sarà di default su cen­ti­naia di milioni di pezzi, tablet e smartphone, con il nuovo sistema ope­ra­tivo iOS9.

La notizia sulle notizie non è quanto sia grave e inarrestabile la crisi delle vendite della stampa, bensì che il giornale come pacchetto monolitico preordinato ha fatto il suo tempo. Le persone, anche in funzione del digitale/online sono sempre più abituate a scegliere, selezionare, le informazioni e le notizie in base al tempo a disposizione e, soprattutto, ai propri interessi. Come ho avuto modo di sottolineare tempo fa, la scelta è tra spacchettare o morire. Fate vobis…

Tutti primi

 [*] I dati di confronto aprile 2015 Vs 2014 sono stati resi disponibili da Prima Comunicazione

[#] Secondo il regolamento ADS, Per vendite multiple si intende un’offerta commerciale che prevede a fronte di un’unica transazione economica la messa a disposizione di un numero di utenze individuabili pari agli abbonamenti o alle copie acquistate. Il prezzo di vendita di ciascuna copia digitale deve essere almeno pari al 30% del prezzo di vendita dell’edizione cartacea. Sono certificabili esclusivamente le copie corrispondenti ad utenze attivate verificabili.

Posted on 9 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Chiude l’edicola di Apple – Apple, come era nell’aria da oltre un anno, chiude il newsstand ed offre, in collaborazione con ESPN, the New York Times, Conde Nast, Hearst e molti altri ancora, un’applicazione gratuita  sulla falsariga di Filbpboard. Applicazione che sarà di default su centinaia di milioni di pezzi con il nuovo sistema operativo iOS9. È necessario spiegarne l’impatto?
  • Teenagers & Snapchat in Europa – eMarketer pubblica i dati della penetrazione di Snapchat tra i teens in alcuni stati Europei. Se non usate, se non usiamo, Snapchat e YouTube faremo sempre più fatica a raggiungerli, pare.
  • Conoscere il Lettore – I giornali NON conoscono i propri lettori. Avviene per chi, sempre meno come noto, compra la versione cartacea e, sorprendentemente, anche per i lettori online. Lo conferma, se necessario, quanto avvenuto per i lettori dell’Indipendent durante le recenti elezioni nel Regno Unito. Come sempre il problema non è la tecnologia ma l’approccio.
  • Social Media Brand Leadership – La scala di maslow applicata a come implementare una strategia di successo su social. Da stampare e tenere appesa in ufficio.
  • Membership – Ad un anno dall’introduzione della membership come modello di pagamento dei contenuti Slate arriva a 9mila membri del proprio “club” che generano 500mila dollari di ricavi. È davvero poco, non resta che chiedersi se il problema sia il modello di business o lo scarso approfondimento sulle motivazioni psicologiche dei lettori. Come dite? la seconda? Direi che è probabile.
  • Privileged Information – Il futuro è “privileged information”. Volume delle informazioni, aka information overload, complessità e ciclo delle informazioni, ben spiegati in un grafico tanto semplice quanto illuminante.
  • Eventualmente Instant – Se ieri ci interrogavamo sul silenzio post lancio di Instant Articles arriva oggi la risposta. Secondo quanto riporta il Wall Street Journal a fine mese dovrebbero essere nuovamente pubblicati degli articoli. Dice il portavoce di Facebook che eventualmente daranno alle testate la facoltà di pubblicare quando vogliono. Auguri!

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Posted on 8 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

World Press Trends 2015

WAN-IFRA, l’associazione internazionale che rappresenta le 3mila media companies più importanti al mondo, ha pubblicato, come ogni anno, l’edizione 2015 di World Press Trends.

Takeaways:

  • 2.7 miliardi di persone, il 45% di tutti gli adulti, leggono un giornale di carta e 800 milioni di persone, il 42% di tutti gli utenti Internet da destop, leggono un giornale in formato digitale/online.
  • Le “3D” dei ricavi per l’industria dell’informazione sono: disrupted, digital, diversified.
  • I ricavi da vendite ed adverting per il cartaceo sono state 92 miliardi dollari nel 2014, 87 miliardi di dollari invece le revenues da vendite ed adverting per il digitale/online.
  • Negli ultimi 5 anni in Europa la diffusione dei giornali di carta è calata del 21.3%. Nel 2014 il calo è stato del 4.5% rispetto all’anno precedente.
  • Nel 2014 l’11% delle persone ha pagato per le news online. In italia il 13%.
  • A livello mondiale gli investimenti pubblicitari per mezzo sono stati così ripartiti: TV 39.4%, Internet 24.1%, Stampa 22.3%, Radio e Outdoor entrambi al 6.8% ciascuno.
  • Il programmatic advertising ha raggiunto la cifra di 21 miliardi di dollari di transazioni nel 2014; il 20% di tutto il mercato display

Di seguito la presentazione con 50 grafici e dati tutti da leggere, ed assimilare.

Posted on 4 giugno 2015 by Lelio Simi, Pier Luca Santoro

Tutto Quello che Avreste Voluto Sapere sul Gruppo Caltagirone

La quarta puntata del nostro speciale sui bilanci dei maggiori gruppi editoriali, dopo le analisi relative a RCSMediagroup, gruppo Espresso-Repubblica e 24Ore, è dedicata al gruppo Caltagirone Editore la holding proprietaria dei quotidiani Il Messaggero, Il Gazzettino, Il Mattino, Leggo, Corriere Adriatico e Nuovo Quotidiano di Puglia.

I ricavi
caltagirone1
La parabola disegnata dal grafico dei fatturati – il periodo preso in considerazione va dal 2000 al 2014 – ha un andamento più o meno simile agli altri gruppi presi in esame: dopo un avvio in lieve decrescita sale fino al 2007 per poi discendere inesorabilmente fino all’ultimo bilancio chiuso lo scorso anno. I ricavi massimi, registrati come detto nel 2007, ammontano a 327 milioni di euro, ma già nel 2011 si registravano fatturati al di sotto di quelli del 2000. La flessione costante porta i ricavi nel 2014 a 170 milioni, -157 milioni dal punto più alto e -78 milioni se si guardano le ultime cinque annualità. Leggendo il differenziale anno su anno notiamo che la “svolta” in negativo avviene nel bilancio 2008 quando il confronto con l’annualità precedente presenta, dopo anni, il segno meno.

I dati delle singole voci di ricavo non lasciano margine di dubbio: il maggior responsabile della flessione dei ricavi è la crisi della pubblicità. Potremmo dire addirittura che per Caltagirone rappresenta non solo il principale ma quasi l’unico “colpevole” perché la discesa dei ricavi pubblicitari passa dai 156 milioni del 2010 ai 91,5 del 2014. Ovvero un valore di -64,5 milioni che rappresenta da solo l’82% della flessione, nel medesimo periodo, dei ricavi totali [-78 milioni]. Le cose vanno ancora peggio se analizziamo le ultime tre annualità [2012-2014] con un peso della pubblicità sulla flessione dei fatturati dell’86%.

I ricavi diffusionali tutto sommato reggono bene considerando il contesto generale: i -9 milioni che ha portato il diffusionale dai 79 milioni del 2010 al valore del 2014 è un differenziale minimo nella turbolenza del periodo attuale e con la crisi della vendita di copie cartacee. Ci sarebbe semmai da chiedersi il perché di tanta flessione dei fatturati pubblicitari di fronte a una sostanziale tenuta della diffusione. La risposta sta sia nella tensione sui listini di vendita, sui prezzi di vendita dell’advertising, in calo, che, probabilmente, su inefficienze della concessionaria. Infatti i dati sui ricavi di Piemme, la concessionaria pubblicitaria del gruppo, vedono una flessione netta e risultati netti costantemente negativi dal 2011 a oggi.

Il rapporto ricavi/costi e l’assoluta marginalità degli “altri ricavi” fa emergere anche per il gruppo Caltagirone un sistema di ricavi pochissimo differenziato e quindi tutto incentrato sulla coppia ormai obsoleta pubblicità/diffusionale. In questo scenario qualsiasi taglio effettuato sui costi risulta poco più che un palliativo incapace di arginare il declino dei fatturati [lo sappiamo, è un concetto che ripetiamo spesso ma è un tema sul quale a nostro giudizio ha valore insistere molto].

Digitale
Diciamo subito che nei bilanci e nei documenti non abbiamo trovato dati relativi ai ricavi da attività digitali. Nella comunicazione del bilancio 2014 si parla di «terzo operatore informazione digitale italiano» di «Raccolta pubblicitaria sui siti internet +46,3% rispetto al 2013», sì ma di cifre del 2013 niente [quindi +43% di quanto?]. Si fa riferimento alla pubblicità digitale affermando che si è  «superato il 10% dell’intero fatturato pubblicitario» quindi, facendo due calcoli, circa 9 milioni euro. Ma d’altra parte dal gruppo nel documento di bilancio alla voce “attività editoriale” si ammette che «Relativamente alle vendite di abbonamenti e copie multimediali delle testate del gruppo, i dati non risultano ancora significativi, e la loro incidenza sui ricavi diffusionali del gruppo risulta ancora marginale». Insomma, molto fumo e poco arrosto, pare.

Detto questo però alcune considerazione ha valore farle ugualmente. Abbiamo visto il panorama generale dei gruppi editoriali italiani: l’unico editore con percentuali da digitale sui ricavi totali al di sopra del 20% [in calo nel 2014 peraltro] è il gruppo 24 Ore, gli altri sono decisamente in ritardo e al di sotto di percentuali di incidenza digitale adeguate a grandi gruppi editoriali. Aggiungiamo a questo quadro che i fatturati da digitale hanno bisogno di svilupparsi grazie alla monetizzazione di audience sempre più vaste ed estese [non a caso le grandi testate estere che guidano la trasformazione digitale come Guardian, Washington Post e New York Times stanno adottando decise politiche di espansione globale ben oltre i loro confini nazionali]. Da noi, in scala minore, sia al gruppo Espresso che a Rcs i fatturati da digitale comunque derivano in larga parte rispettivamente da Repubblica e Corsera, le due ammiraglie a carattere nazionale. Realizzare una politica di sviluppo economico con al centro il digitale per un editore come Caltagirone, con testate di dimensione prettamente locale è, oggettivamente, ancora più difficile e complicato perché monetizzare attraverso queste comunità di lettori resta  ancora per molti giornali (non solo italiani) un autentico rompicapo. Ma sarà proprio questo, a nostro parere, uno dei più importanti nodi da sciogliere per il futuro del gruppo.

Il taglio ai costi
I costi operativi sono stati tagliati nelle ultime cinque annualità per 50,9 milioni di euro [da 220,9 milioni del 2010 ai 170 del 2014] un taglio del 23% sostanzialmente in linea con quello fatto da altri gruppi. Nell’ultima annualità tra l’altro costi operativi e ricavi praticamente coincidono.

caltagirone4

organici gruppo caltagirone

I dipendenti del gruppo nel 2010 erano, al 31 dicembre, 1.079 [1.088 i dipendenti medi] nel dicembre 2014 scendono a 843 [881 nel periodo medio] un taglio di 236 unità pari al 22%. Il taglio più deciso è stato effettuato lo scorso anno con una flessione del 10%. La categoria che ha sofferto più questo flessione è stata quella degli “impiegati e quadri” che contribuiscono al taglio totale per il 58% mentre i giornalisti “solo” il 25%. Il costo unitario per dipendente non segue una calo costante nel tempo ma si mantiene sostanzialmente costante nel tempo: si passa dagli 88.608 euro del 2010 ai 95.978 del 2012 per tornare a 88.278 del 2014.

Le testate principali del gruppo
caltagirone3Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino (acquisito dal gruppo nel 2006) hanno dinamiche negative simili ma con accenti diversi. Se è Il Messaggero quello che in valori assoluti contribuisce maggiormente alla negatività degli andamenti è Il Mattino la testata che registra il peggior trend con un calo dei ricavi del 33% delle revenues 2014 rispetto a quelle del 2010. Il Gazzettino, nel panorama complessivo, “tiene” con una flessione che sia in valori assoluti che in percentuale è la meno rilevante. Segno che evidentemente la testata continua a rappresentare un riferimento importante per il territorio, per il Nord-Est nonostante una scellerata politica di demolizione del brand.

[Nota meto­do­lo­gica: i valori delle sin­gole voci, dove non spe­ci­fi­cato, sono quelli pun­tuali indi­cati anno per anno nei rela­tivi bilanci e non quelli ride­ter­mi­nati su base omo­ge­nea o riclas­si­fi­cati nei bilanci suc­ces­sivi (per essere più chiari: ad esem­pio, la voce ricavi del 2012 è quella indi­cata nel bilan­cio 2012 non quella even­tual­mente ride­ter­mi­nata suvc­ces­si­va­mente nel bilan­cio 2013)].

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