Distribuzione Editoria

Pubblicato il 19 marzo 2015 by Pier Luca Santoro

Spacchettare o Morire

Che i gior­nali siano morti è un’affermazione che abbiamo sen­tito fino alla noia negli ultimi 5 anni. La ricerca di “death of new­spa­pers” for­ni­sce 157milioni di risul­tati in 42 secondi.

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L’affermazione sull’inevitabilità dell’estinzione dei gior­nali si rife­ri­sce impli­ci­ta­mente alla ver­sione car­ta­cea degli stessi pre­ve­den­done invece un futuro sicuro, anche se con un per­corso acci­den­tato, per l’online/digitale. Futuro che, come noto, pra­ti­ca­mente nes­suno degli edi­tori ha capito a fondo come ren­dere soste­ni­bile economicamente.

Arri­vano ora, pres­so­ché con­tem­po­ra­nea­mente, due ricer­che dagli Stati Uniti che aiu­tano a fare chia­rezza sulle pro­spet­tive dei giornali.

Il primo: “The Infi­nite Dial 2015″, con­dotto da  Edi­son Research e Tri­ton Digi­tal tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, ana­lizza il rap­porto degli Ame­ri­cani con le tec­no­lo­gie digi­tali ed i “new media”.  Alla domanda “Tra Inter­net, gior­nali, radio e tele­vi­sione, qual’è quello essen­ziale per la tua vita?” solo il 4% degli inter­vi­stati risponde posi­ti­va­mente per i gior­nali. Per­cen­tuale che cala ulte­rior­mente al 3% in caso della ricerca di infor­ma­zioni su eventi di par­ti­co­lare rile­vanza come mostra il gra­fico di sin­tesi dei risul­tati sotto riportato.

Medium Used US

Il secondo: “How Mil­len­nials Get News: Inside the habits of America’s first digi­tal gene­ra­tion”, con­dotto da the Ame­ri­can Press Insti­tute e the Asso­cia­ted Press-NORC Cen­ter for Public Affairs Research, ana­lizza il com­por­ta­mento di con­sumo dei con­te­nuti sul web da parte della gene­ra­zione dei millennials.

La ricerca con­tiene nume­rose infor­ma­zioni e vale asso­lu­ta­mente il tempo della let­tura [e della rifles­sione].  Dello stu­dio mi hanno col­pito in par­ti­co­lare due aspetti. In pri­mis quale sia l’idea di noti­zia ed infor­ma­zione secondo gli inter­vi­stati, con le “hard news”, le noti­zie di cro­naca sola­mente al set­timo posto tra quelle seguite con rego­la­rità, la poli­tica nazio­nale in nona posi­zione e l’informazione economico-finanziaria terzultima.

L’altro aspetto, che si inte­gra con i dati di Edi­son, riguarda le fonti uti­liz­zate per appro­fon­dire un argo­mento, una noti­zia. In que­sto caso i gior­nali, siano essi di carta o meno, ottengo una pre­fe­renza risi­ca­tis­sima nell’ordine del 3% degli intervistati.

Millennials Topics

È evi­dente che una parte degli appro­fon­di­menti ricer­cati attra­verso i motori di ricerca e Face­book approdi nuo­va­mente alle testate online ma è l’idea di fonte d’informazione ad essere com­ple­ta­mente mutata.

Ora gra­zie ai motori di ricerca, ed ai con­tatti in Rete, sui social, di cui ci fidiamo, cer­chiamo l’argomento che ci inte­ressa prima che la fonte, ed ovvia­mente non è dif­fi­cile imma­gi­nare che a fronte di una pre­fe­renza tal­mente ridotta la dispo­ni­bi­lità a pagare sia ten­den­zial­mente nulla.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

Non a caso David Carr [RIP], da fine ana­li­sta quale era, già nel 2009 esor­tava ad inven­tare l’iTunes delle noti­zie. Invito che Blendle pare aver rac­colto con suc­cesso ed al quale infatti si sono inte­res­sati alcuni tra i prin­ci­pali player inter­na­zio­nali quali il The New York Times Com­pany e Axel Springer.

Spac­chet­tare o morire.

newspapers death

Pubblicato il 30 gennaio 2015 by Pier Luca Santoro

La Condivisione di News su LinkedIn

Human High­way, società di ricer­che con la quale col­la­bo­riamo, ha for­nito a Data­Me­dia­Hub i dati rela­tivi alle con­di­vi­sioni di news sui social nel nostro Paese.

Rispetto alle pre­ce­denti rile­va­zioni vi è un amplia­mento del peri­me­tro delle testate sotto osser­va­zione, che pas­sano dalle 43 del 2014 alle 91 del 2015 [diven­te­ranno oltre 100 durante il corso dell’anno], ed è stato intro­dotto Lin­ke­dIn tra i social net­work ana­liz­zati, in aggiunta a Face­book, Twit­ter e Goo­gle Plus.

La quota dei quat­tro social net­work con­si­de­rati nelle misu­ra­zioni, nei primi 25 giorni del 2015, è del 94,2% per Face­book. Ogni 20 con­di­vi­sioni su Face­book se ne regi­stra 1 su Twit­ter. Il rima­nente 1,3% è sud­di­viso tra Goo­gle Plus e Lin­ke­dIn.  Gen­naio 2015 si man­tiene sui livelli rag­giunti alla fine dello scorso e nei primi 25 giorni del 2015 si con­tano 600mila con­di­vi­sioni quotidiane.

L’infografica, rea­liz­zata da Human High­way, sin­te­tizza i risul­tati gene­rali per il totale delle testate prese in considerazione [*]

Condivisioni Social News Genn 2015

Se si con­ferma che il feno­meno è sem­pre domi­nato da Face­book, sul quale si pro­du­cono oltre 94 con­di­vi­sioni di noti­zie ogni 100, seguite da Twit­ter con il 4,5%, Goo­gle Plus intorno all’1% e Lin­ke­dIn con lo 0,29% delle con­di­vi­sioni, abbiamo voluto appro­fon­dire pro­prio l’analisi rela­tiva al social net­work a mag­gior con­no­ta­zione pro­fes­sio­nale per cer­care di iden­ti­fi­care e com­pren­dere le moti­va­zioni di con­di­vi­sioni di questo.

Si evi­den­zia come le testate con un con­te­nuto infor­ma­tivo spe­cia­li­stico siano quelle con la quota per­cen­tuale mag­giore di con­di­vi­sioni su LinkedIn.

Tra i quo­ti­diani è Il Sole24Ore ad avere la mag­gior quota di con­di­vi­sioni con un inci­denza di gran lunga supe­riore alle altre testate. Anche tra le altre testate sono quelle con una con­no­ta­zione pro­fes­sio­nale a domi­nare con ict4executive.it che rea­lizza oltre la metà del totale delle con­di­vi­sioni pro­prio su Lin­ke­dIn. Seguono corrierecomunicazioni.it [23.6%], punto-informatico.it [14%], webnews.it [6%] e tomshw.it [3.2%].

Ana­liz­zando l’elenco delle testate, se come pare il dri­ver è la spe­cia­liz­za­zione in ter­mini di con­te­nuto pro­fes­sio­nale dell’informazione, alcune di que­ste stanno cer­ta­mente per­dendo delle oppor­tu­nità sia in ter­mini di visi­bi­lità presso l’audience elet­tiva di rife­ri­mento che di qua­li­fi­ca­zione presso la stessa. Penso a Lin­kie­sta, che punta tra­di­zio­nal­mente su temi eco­no­mici, ma anche ad altri quali quifinanza.it o soldiblog.it ad esempio.

[*] On demand dispo­ni­bile elenco com­pleto testate

Pubblicato il 23 gennaio 2015 by Pier Luca Santoro, Giacomo Fusina

Edicola Italiana & Copie Digitali

I dati sotto ripor­tati del trend delle ven­dite di copie digi­tali, aggior­nati all’ultimo dato dispo­ni­bile [novem­bre 2014], mostrano come, ad ecce­zione del quo­ti­diano di Con­fin­du­stria, la ten­denza sia piatta. Fon­da­men­tal­mente insomma chi aveva pro­pen­sione ed inte­resse ad abbo­narsi lo ha fatto ed attual­mente non pare esservi grosso spa­zio di ulte­riore crescita.

È in que­sto qua­dro che que­sta set­ti­mana è stata lan­ciata “Edi­cola Ita­liana”, con­sor­zio costi­tuito da Cal­ta­gi­rone Edi­tore, Gruppo 24 Ore, Espresso — Repub­blica, La Stampa — Itedi, Mon­da­dori e Rcs, che offre i quo­ti­diani e perio­dici di que­sti edi­tori; com­ples­si­va­mente una ses­san­tina di titoli.

L’iniziativa, che ha visto la luce con tempi biblici, per come è pro­po­sta attual­mente non ha senso. Infatti, oltre alla sta­gna­zione della ven­dita di copie digi­tali, l’offerta è spe­cu­lare a quanto già pro­po­sto su altri store e sui siti web degli edi­tori coin­volti con la pro­po­sta bundle che riguarda sola­mente i perio­dici e non i quotidiani.

Se si osser­vano i dati di Fran­cia e Spa­gna per ini­zia­tive simili a quella di Edi­cola Ita­liana non si può certo par­lare di suc­cesso, anzi. 

Oltralpe esi­stono tre piat­ta­forme che distri­bui­scono, che ven­dono le copie digi­tali di quo­ti­diani e perio­dici. Relay, che vende 158 titoli e appar­tiene a una società dell’editore Lagar­dère, Lekiosk, che peral­tro è pre­sente anche sul mer­cato ita­liano, ed ePresse. Secondo quanto dichia­rato da OJD, l’equivalente della nostrana ADS, nel totale le copie digi­tali hanno rap­pre­sen­tato una fra­zione estre­ma­mente ridotta degli esem­plari ven­duti a paga­mento e, così come avviene in Ita­lia, non hanno di fatto arre­stato il calo com­ples­sivo di vendite.

Copie Francia

In Spa­gna, Orbyt, che è molto più simile al con­sor­zio della nascente Edi­cola Ita­liana, rea­lizza numeri dav­vero ridotti ed, anche in que­sto caso, è tutt’altro che un suc­cesso di ven­dite come cer­ti­ficano i dati dell’Obser­va­to­rio de la prensa dia­ria AEDE –Deloitte

Copie Spagna

È chiaro che osti­narsi a pro­porre tout court la ven­dita di copie digi­tali in maniera spe­cu­lare, iden­tica, alla pro­po­sta car­ta­cea non ha senso. Da infor­ma­zioni rac­colte dal sot­to­scritto pare che sia in pro­gramma la ven­dita di sin­goli arti­coli, così come avviene nei Paesi Bassi con Blendle, anche su Edi­cola Ita­liana. Spe­riamo che non ci vogliano altri quat­tro anni…

Pubblicato il 30 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Le Notizie più Social del 2014

Human High­way ha pub­bli­cato i risul­tati rela­tivi a quelle che sono state le noti­zie e le fonti d’informazione più con­di­vise su social media e social net­work nel nostro Paese. Le rile­va­zioni sono state fatte attra­verso UAC meter, tool pro­prie­ta­rio per moni­to­rare Face­book, Twit­ter e G+ ed elen­cano nel det­ta­glio le 205 noti­zie più dif­fuse , quelle che hanno rac­colto oltre 29.000 con­di­vi­sioni su social in questione.

Oltre 550mila indi­vi­dui ogni giorno con­di­vi­dono sui social gli arti­coli delle noti­zie di attua­lità che tro­vano sulle prin­ci­pali testate d’informazione online, in cre­scita dell’83% rispetto ai 300mila medi gior­na­lieri dello scorso anno.

Dai dati pub­bli­cati, è Il Mat­tino con un arti­colo “Sonno, la donna deve dor­mire più dell’uomo: il cer­vello di lei lavora più di quello di lui” ad otte­nere il mag­gior numero di con­di­vi­sioni [circa 153mila], seguito da Leggo con “Sesso, gli uomini con la pan­cia durano di più” e Fan­page che spiega i “12 motivi per cui un fra­tello è la per­sona più impor­tante della vita” Non esat­ta­mente arti­coli di grande pro­fon­dità gior­na­li­stica, diciamo…

Per tro­vare un arti­colo legato all’attualità biso­gna scen­dere alla sesta posi­zione con la Repub­blica e l’articolo, in realtà un video, su “Governo, l’incontro Renzi-Grillo dura solo 10 minuti: il video integrale”.

Se si esclude la cro­naca il pano­rama è dav­vero deso­lante e pre­val­gono deci­sa­mente gos­sip e curio­sità varie tra i 200 arti­coli più con­di­visi. Solo al 100° posto, con poco più di 35mila con­di­vi­sioni, l’articolo de Il Cor­riere su la morte di Gabriel Gar­cia Marquez.

Non resta che con­so­larsi sapendo che ciò che viene con­di­viso è ben diverso da quanto viene letto.

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Pubblicato il 9 dicembre 2014 by Pier Luca Santoro

Quotidiano in Classe, Cui Prodest?

Con l’anno sco­la­stico 2014/15 siamo arri­vati alla quat­tor­di­ce­sima edi­zione di “quo­ti­diano in classe” che nel tempo ha rag­giunto dimen­sioni colos­sali arri­vando a toc­care per l’anno in corso oltre due milioni di stu­denti e 45mila docenti.

Il valore dell’iniziativa resta, per usare un eufe­mi­smo, dav­vero dub­bio. Lo dimo­strano i dati della ricerca con­dotta dell’Osservatorio Per­ma­nente Gio­vani – Edi­tori in col­la­bo­ra­zione con GfK Euri­sko i cui risul­tati sono per­fet­ta­mente sin­te­tiz­zati dai due gra­fici, estratti dalla pre­ci­tata ricerca, sotto riportati.

Propensione Informazione Quotidiano in Classe Esposizione Informazione Quotidiano in Classe

San­cita, credo dav­vero, la futi­lità del pro­getto in ter­mini di inci­si­vità su atten­zione a gior­nali ed infor­ma­zione da parte dei gio­vani, sor­gono spon­ta­nee alcune domande. In par­ti­co­lare ci si chiede:

  • L’enorme numero di copie distri­buite nelle scuole viene con­teg­giata all’interno delle dif­fu­sioni delle testate coin­volte nell’operazione con­tri­buendo a gon­fiarne i numeri?
  • La dif­fu­sione avviene gra­tui­ta­mente o le copie sono cedute a titolo one­roso, ven­dute? Se ven­gono ven­dute i costi sono coperti dagli spon­sor? [27 fon­da­zioni d’origine bancaria] 
  • Se, secondo quanto dichia­rato, la fina­lità è di fare edu­ca­zione civica in maniera diversa, “così da aggiun­gere un ulte­riore tas­sello alla costru­zione di una pro­pria opi­nione e soprat­tutto allo svi­luppo dello spi­rito cri­tico dei gio­vani”, per­chè non sono com­prese testate “di sini­stra” [la Repub­blica, Il Mani­fe­sto ed altri] ma esclu­si­va­mente quo­ti­diani por­ta­tori di un’unica visione politica?
  • L’Osservatorio Per­ma­nente Gio­vani – Edi­tori fon­dato nel 2000 insieme a Cesare Romiti [allora pre­si­dente di RCS-Corriere della Sera] e Andrea Rif­fe­ser Monti [vice pre­si­dente e ammi­ni­stra­tore dele­gato del Gruppo Poli­gra­fici Edi­to­riale], in  cui è suben­trato nel 2002 il Gruppo Sole24Ore, ha un’organizzazione che garan­ti­sce dav­vero di “con­tri­buire a fare dei gio­vani di oggi i cit­ta­dini di domani, cit­ta­dini infor­mati, con­sa­pe­voli, respon­sa­bili e liberi”?

Andrea Cec­che­rini e la sua orga­niz­za­zione dif­fon­dono più copie che tutte le edi­cole messe assieme. È un feno­meno il cui impatto è tutt’altro che tra­scu­ra­bile a tutti i livelli della filiera.

Alla sua rie­le­zione, con un nuovo man­dato di 6 anni sino al 2019, l’Assemblea dei Soci dell’Osservatorio Per­ma­nente Gio­vani — Edi­tori ha appro­vato all’unanimità anche il nuovo piano quin­quen­nale di svi­luppo, deno­mi­nato “Spin­gersi oltre”.  Abbiamo timore di aver capito in che senso.

Quo­ti­diano in classe, cui prodest?

Innovation

Update: Che que­sta sia una vicenda dai con­torni strani, diciamo, viene con­fer­mato anche da un gior­na­li­sta di Reg­gio Emi­lia che su Twit­ter docu­menta un caso di mala gestione delle copie messe a dispo­si­zione in una scuola

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