Distribuzione Editoria

Posted on 23 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Rapporto 2015 sull’Industria dei Quotidiani in Italia

Nell’ambito dei  lavori di Wan-Ifra Ita­lia 2015, la con­fe­renza inter­na­zio­nale dell’industria edi­to­riale e della stampa ita­liana pro­mossa da Wan-Ifra [Asso­cia­zione mon­diale degli edi­tori] e Asig [Asso­cia­zione Stam­pa­tori Ita­liana Gior­nali] della scorsa set­ti­mana, è stato pre­sen­tato il Rap­porto 2015 sull’Industria dei Quo­ti­diani in Italia.

La desk research a cadenza annuale, giunta alla 16esima edi­zione, rias­sume i dati rela­tivi a: anda­mento e pro­spet­tive del mer­cato dei quo­ti­diani, anda­mento del mer­cato pub­bli­ci­ta­rio, anda­mento, ten­denze e pro­spet­tive occu­pa­zio­nali, anda­mento retri­bu­tivo e costo del lavoro poli­gra­fico, trend tec­no­lo­gici e di mer­cato in atto.

Per com­pren­dere, o meglio per avere con­ferma dell’aria che tira, bastano le con­clu­sioni del con­si­glio diret­tivo dell’Asig nell’introduzione al rap­porto 2015: “Nell’edizione 2011 di que­sto Rap­porto pub­bli­cammo una “mappa dell’estinzione dei quo­ti­diani”, rea­liz­zata da un cen­tro di con­su­lenza austra­liano, che indi­cava nazione per nazione la data di scom­parsa dei gior­nali quo­ti­diani: per l’Italia, l’anno x era stato fis­sato nel 2027. Allora ci sem­brava la solita esa­ge­ra­zione del fana­tico futu­ro­logo di turno, da archi­viare con un sor­riso e magari con qual­che rituale sca­ra­man­tico. Ma oggi, in tutta one­stà, pos­siamo dirci asso­lu­ta­mente certi che tra dieci anni in Ita­lia i quo­ti­diani esi­ste­ranno ancora?”

Dati, già pub­bli­cati all’interno di Data­Me­dia­Hub [qui, qui, qui] che lasciano pur­troppo poco spa­zio all’ottimismo. La crisi eco­no­mica gene­rale del nostro Paese si è tra­dotta in una signi­fi­ca­tiva con­tra­zione della dif­fu­sione e dei fat­tu­rati pub­bli­ci­tari, alla quale ha fatto riscon­tro una note­vole ridu­zione delle testate e degli sta­bi­li­menti di pro­du­zione. In forte calo l’occupazione, rista­gnano i livelli retri­bu­tivi degli addetti del set­tore, in grande sof­fe­renza il fondo inte­gra­tivo di set­tore, dove per ogni lavo­ra­tore attivo ci sono quasi quat­tro pensionati.

All’interno del rap­porto vi sono due aspetti che più di altri atti­rano l’attenzione.

Il primo riguarda l’elevato livello di inef­fi­cienza del sistema distri­bu­tivo, della filiera tra­di­zio­nale del car­ta­ceo, che pro­duce un’incidenza dei resi del 31% rispetto al 14% di inci­denza in Fran­cia. La con­ferma, se neces­sa­rio, di quello che scri­ve­vamo pochi giorni fa nelle con­clu­sioni sull’ana­lisi rela­tiva ai prin­ci­pali cin­que gruppi edi­to­riali quo­tati in borsa.

Infatti, come ricorda Gianni Pao­lucci, pre­si­dente dell’Asig, la ver­sione car­ta­cea dei quo­ti­diani rap­pre­senta ancora oggi il grosso dei ricavi, come dimo­strano, anche, le nostre ana­lisi, ma non si è data la giu­sta atten­zione a quella che è la cash cow della stampa. L’informatizzazione delle edi­cole lan­gue in una legge disat­tesa da ormai tre anni alla quale era legata sia l’area di finan­zia­mento pub­blico ai gior­nali che i bene­fici di razio­na­liz­za­zione dei resi e di gestione delle infor­ma­zioni. Un aspetto che potrebbe, secondo le mie stime, gene­rare un recu­pero con­tri­bu­tivo tra il 10 ed il 15%, ripor­tando fuori dal rosso il com­parto e dando ossi­geno, cassa, per affron­tare con mag­gior sere­nità l’area digi­tale. Tema al quale ho dedi­cato un libro due anni fa e che, visto l’immobilismo, credo sia ancora di cocente attualità.

Il gra­fico sot­to­stante mostra  il det­ta­glio del periodo 2011–2014 per quanto riguarda anda­mento copie ven­dute, abbo­na­menti, copie gra­tuite, e resi, evi­den­ziando come l’incidenza della resa sia ulte­rior­mente peg­gio­rata nel periodo preso in con­si­de­ra­zione pas­sando dal 28.9% del 2011 al 31% del 2014. Ulte­riore con­ferma di quanto col­pe­vole sia stato l’immobilismo, anche, su que­sto fronte negli ultimi anni rispetto alla road­map teo­riz­zata e mai messa in pratica.

L’altro aspetto è rela­tivo alla crisi della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria che com­ples­si­va­mente influi­sce in maniera mag­gior­mente  nega­tiva rispetto al calo di ven­dita di copie docu­men­tato nel gra­fico sopra riportato.

Nel 2000, anno in cui il mer­cato pub­bli­ci­ta­rio ita­liano rag­giunse i mas­simi valori, i ricavi pub­bli­ci­tari rap­pre­sen­ta­vano il 58% dei ricavi com­ples­sivi dei quo­ti­diani, dive­nuti il 38.5% nel 2014 por­tando di riflesso l’incidenza delle ven­dite sul totale dei ricavi al 61.5%. Insomma quasi due terzi dei ricavi deriva dalle ven­dite di copie ma la gestione è incon­si­stente ad essere magnanimi.

Inol­tre, come mostra il gra­fico con­te­nuto all’interno del rap­porto, la crisi è cer­ta­mente strut­tu­rale ma la ridu­zione della rac­colta pub­bli­ci­ta­ria per i quo­ti­diani è in buona parte frutto del crollo dei listini. Infatti, fatto 100 il 2008 il calo a fine 2014 è del 29% a spazi men­tre è di ben il 54%, quasi il dop­pio, a valore come evi­den­ziavo di recente.

In Ita­lia sostan­zial­mente non esi­stono listini pub­blici dei prezzi delle inser­zioni pub­bli­ci­ta­rie e quando esi­stono sono poco più che sim­bo­lici con sconti che pos­sono arri­vare sino al 90% non solo in fun­zione del livello di investimento.

L’adv è morto, o comun­que mori­bondo, e i modelli di busi­ness che si basano solo su quest’area hanno la stessa pro­spet­tiva. Chi pensa che la carta rap­pre­sen­terà la haute cou­ture, men­tre i ser­vizi digi­tali saranno il pret-a-porter, ragiona ancora secondo schemi obso­leti, senza futuro.

Spazi e Fatturati Adv Quotidiani

Posted on 16 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Digital News Report 2015

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism ha rila­sciato i risul­tati della quarta edi­zione del suo stu­dio annuale “Digi­tal News Report”, stu­dio sulle abi­tu­dini di con­sumo dell’informazione online/digitale in 12 nazioni, Ita­lia com­presa, basato su 20mila inter­vi­ste ad altret­tanti con­su­ma­tori di noti­zie online e focus group con­dotti online ed inte­grato con i con­tri­buti di auto­rità del set­tore quali Emily Bell.

Lo stu­dio, con­dotto tra gen­naio e feb­braio di quest’anno, prende in con­si­de­ra­zione sola­mente coloro che con­su­mano infor­ma­zione e che hanno accesso ad inter­net. Per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente il nostro Paese si tratta della nazione con la minor pene­tra­zione della Rete tra le dieci prese in con­si­de­ra­zione come mostra la sezione dedi­cata alla meto­do­lo­gia della ricerca. È esclusa quindi poco meno della metà della popo­la­zione italiana.

Il rap­porto si com­pone di 112 pagine. Come di abi­tu­dine, se il tema vi inte­ressa, che sia a titolo per­so­nale o pro­fes­sio­nale, con­si­glio cal­da­mente la let­tura inte­grale dello stu­dio al di là della mia per­so­nale sin­tesi ed inter­pre­ta­zione. Se siete di fretta invece, potete leg­gere la scheda di sin­tesi con focus al sistema media­tico dell’Italia e guar­dare il video sot­to­stante che sin­te­tizza in meno di due minuti i risul­tati prin­ci­pali a livello globale.

In 6 dei 12 Paesi presi in con­si­de­ra­zione dallo stu­dio il con­sumo d’informazione online, inclu­sivo dei social, supera quello tele­vi­sivo. Così non è per quanto riguarda l’Italia dove invece la tele­vi­sione regna sovrana. Il gra­fico sot­to­stante riporta il det­ta­glio di cia­scuna nazione. Si tratta dell’ennesima evi­denza, se neces­sa­rio, che rifarsi ad espe­rienze inter­na­zio­nali non sem­pre fun­ziona viste le pro­fonde differenze.

Reuters MAIN SOURCE OF NEWS

L’Italia una delle nazioni con il più basso indice di fidu­cia sull’informazione con solo il 35% delle per­sone che rispon­dono posi­ti­va­mente alla  domanda “I think you can trust most news most of the time”.

È con­fer­mato ampia­mente l’utilizzo dei social come fonte dalla quale appren­dere le noti­zie. Sono ovvia­mente Face­book e Twit­ter i due prin­ci­pali social con il primo — con un’audience molto ampia e gene­ra­li­sta — che viene usato pre­va­len­te­mente per altri scopi, a comin­ciare dal rela­zio­narsi con amici/conoscenti, ed il secondo che invece è uti­liz­zato da un pub­blico più spe­cia­liz­zato alla ricerca degli ultimi svi­luppi, delle novità, anche in campo informativo.

In cre­scita anche l’utilizzo di Wha­tsApp con l’Italia al terzo posto su 12 per l’utilizzo dell’applicazione di mes­sag­gi­stica istan­ta­nea per rice­vere noti­zie. In cre­scita anche la frui­zione di video come fonte d’informazione sia in gene­rale che in spe­ci­fico rife­ri­mento al nostro Paese.

Le noti­zie sono sem­pre più unbran­ded e la search ed i social diven­gono pre­po­ten­te­mente la porta d’ingresso ai siti web delle testate. In Ita­lia la search è la fonte di accesso alle noti­zie per il 66% dei rispon­denti [ancora con­vinti di voler fare la “guerra santa” a Goo­gle?], i social il 33%, men­tre l’accesso diretto ai new­sbrand è pra­ti­cato solo da un quinto delle persone.

Le noti­zie unbran­ded, senza marca distin­tiva, sono la deri­vata di una poli­tica scel­le­rata di gestione della marca con online che ha carat­te­ri­sti­che com­ples­si­va­mente non con­grue con quelle dell’omologa ver­sione car­ta­cea; in par­ti­co­lare in Ita­lia dove sono nette le dif­fe­renze. Per un pugno di click si svende la marca.

Reuters Starting Point for News

Come emerge distin­ta­mente dai dati Audi­web, il rap­porto con­ferma che i legacy media pre­val­gono su digi­tal born. In Ita­lia alla domanda su quale fonte d’informazione online sia stata uti­liz­zata nell’ultima set­ti­mana il 79% cita una testata tra­di­zio­nale e il 51% invece una all digi­tal. Tra i glo­bal new­sbrand nativi digi­tali Yahoo, MSN e Huf­f­Post sono i più citati ma restano comun­que rela­ti­va­mente mar­gi­nali, sem­pre al di sotto del 10% dei rispondenti.

L’infografica sotto ripor­tata rias­sume quali sono i new­sbrand ita­liani, online e offline, con la mag­gior pene­tra­zione a livello di uti­lizzo settimanale.

Reuters Scheda Italia

Il Reu­ters Insti­tute for the Study of Jour­na­lism seg­menta coloro che frui­scono d’informazione online in  tre tipo­lo­gie: i “casual users”, coloro che acce­dono all’informazione una volta al giorno o meno, che pesano il 34% del totale, i “daily brie­fers”, che come dice il nome acce­dono quo­ti­dia­na­mente all’informazione una o più volte nel corso della gior­nata e pesano il 45%, e i “news lovers”, per­sone che acce­dono all’informazione 5 o più volte nel corso della gior­nata e rap­pre­sen­tano il 21% del totale. In Ita­lia i “news lovers” sono il 17% e i “casual users” il 10%.

La frui­zione delle noti­zie si spalma abba­stanza uni­for­me­mente nell’arco della gior­nata con pic­chi alla mat­tina pre­sto ed in prima serata. L’accesso avviene pre­va­len­te­mente da casa, a pre­scin­dere dal device uti­liz­zato, circa un quarto lo fa dal lavoro e una parte mar­gi­nale invece men­tre è in movimento.

Le noti­zie nazio­nali, seguite da quelle inter­na­zio­nali e locali, sono al primo posto degli inte­ressi per tipo­lo­gia d’informazione in 10 nazioni su 12, ita­lia inclusa.

Nel nostro Paese il 51% degli inter­vi­stati afferma di aver pagato, di aver acqui­stato un gior­nale di carta. Per­cen­tuale che scende al 12% per quanto riguarda le news online/in for­mato digi­tale. Teo­ri­ca­mente l’Italia, dopo Dani­marca e Fin­lan­dia, è la nazione con la mag­gior pro­pen­sione al paga­mento delle noti­zie; vedendo le per­cen­tuali, net­ta­mente infe­riori, delle altre nazioni si capi­sce quanto neces­sa­ria sia un abbon­dante tara­tura tra dichia­rato e rea­liz­zato. In caso di dubbi basti vedere l’andamento effet­tivo delle ven­dite di copie digi­tali. La stra­grande mag­gio­ranza di coloro che pagano per le news online/digital, acqui­sta “one shot” [63%]. Ulte­riore ele­mento di rifles­sione come ho già avuto modo di sot­to­li­neare.

Reuters Pagamento News Online

L’Italia è tra le nazioni in cui le per­sone hanno una mag­giore pro­pen­sione ad uti­liz­zare i social per la frui­zione d’informazione. I milioni di fan alle pagine delle diverse testate, per come ven­gono gestiti, non ser­vono ad altro che ad ali­men­tare i ricavi di Zuc­ker­berg & Co. Basti vedere, in assenza di altri dati o di uti­lizzo di piat­ta­forme spe­ci­fi­che di moni­to­rag­gio, il rap­porto tra numero di fan, pur con tutte le tara­ture sulla reach effet­tiva, e gli accessi com­ples­sivi al sito web cor­ri­spon­dente della testata o, peg­gio, la ven­dita di copie car­ta­cee, per veri­fi­care quanto labile sia la relazione.

Il rap­porto chia­ri­sce come a fronte di un incre­mento dell’uso dei social come punto di sco­perta della noti­zie non vi sia invece un incre­mento nella par­te­ci­pa­zione. I social sono più un fil­tro di sele­zione che non una fonte d’informazione. Le noti­zie si con­di­vi­dono e si com­men­tano ancora oggi “face-to-face”.

Credo che vada com­ple­ta­mente rivi­sto, ribal­tato l’approccio. È meglio avere cen­ti­naia di migliaia di per­sone delle quali non si sa nulla, che non leg­gono e che com­men­tano a caso e fuori luogo o è meglio ridurre la quan­tità e sta­bi­lire una rela­zione, creare enga­ge­ment con coloro che interessano?

Per­so­nal­mente non credo pos­sano esserci dubbi sul pre­fe­rire la seconda scelta. Per un’ecologia dei social media ini­ziate, ini­ziamo, ad abbat­tere la fan base ed a capire cosa inte­ressa ai nostri let­tori, a misu­rare più il click trough che altri para­me­tri, a rela­zio­narci con loro, come ho già avuto modo di dire.

Reuters Partecipazione Social Notizie

Posted on 15 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Post-it

Le noti­zie di oggi su media e comu­ni­ca­zione che, secondo noi, non potete perdervi.

  • Redi­stri­bu­zione delle Noti­zie - Fré­dé­ric Fil­loux spiega molto bene le nuove logi­che di distri­bu­zione delle noti­zie alla luce dell’avvento di Instant Arti­cle di Face­book e di Apple News e quali le impli­ca­zioni. Argo­mento sul quale riflette anche Mar­ga­ret Sul­li­van, Public Edi­tor del NYTi­mes, ana­liz­zando il deli­cato bilan­cio della pre­senza del pro­prio quo­ti­diano, del gior­nale in cui lavora, in que­sto nuovo contesto.
  • Uni­corni — Secondo uno stu­dio rea­liz­zato da una banca d’investimento in Europa ci sono 13 “uni­corni”, 13 start-up che hanno supe­rato il valore, la valu­ta­zione, di un miliardo di euro. Nes­suna in Italia.
  • Face­book News Feed — Il news feed di Face­book, la logica ed il peso dei diversi fat­tori dell’algoritmo di Face­book che decide cosa farci vedere e cosa no cam­bia, ancora. Adesso, secondo quanto annun­ciato, il tempo di let­tura diventa cri­te­rio discriminante.
  • L’Unità — Il gior­nale fon­dato da Gram­sci torna in edi­cola il 30 giu­gno. Il quo­ti­diano sarà di 24 pagine e sarà in edi­cola al costo di 1,40 euro. Le prime tira­ture dell’Unità saranno oltre le 100mila copie.
  • Digi­tal Adver­ti­sing — Dai social ads di Face­book e Twit­ter agli inter­sti­zial ads pas­sando per ban­ner e pay-per-click. Pro e con­tro di cia­scuna scelta e una valu­ta­zione di quali fun­zio­nano meglio.
  • Dare i Numeri — Ad un mese dal lan­cio di Instant Arti­cles di Face­book, Buz­z­feed pub­blica i dati delle per­for­mance degli arti­coli sin qui pub­bli­cati. Giu­sta­mente il pro­duct mana­ger avverte che si tratta ancora di dati troppo par­ziali per poter for­nire ele­menti ade­guati di valutazione.
  • Social Media Mana­ger — The Eco­no­mist cerca, assume, un social media manager.

Altre noti­zie e segna­la­zioni su media e comu­ni­ca­zione nella nostra pagina Face­book e, ovvia­mente, su Twit­ter. Buona lettura.

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Posted on 10 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

Audience News Italia

Sono stati pub­bli­cati ieri i dati Audi­web da PC, mobile e total digi­tal audience del mese di aprile 2015. Ancora una volta si è rite­nuto inte­res­sante ela­bo­rarli estraendo i valori rela­tivi al mondo dell’informazione online.

La prima ela­bo­ra­zione riguarda i quo­ti­diani che hanno una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea. Al lordo delle sovrap­po­si­zioni 7.8 milioni di per­sone hanno visi­tato il sito web di un gior­nale. Le prime tre testate da sole atti­rano circa la metà [il 44.7%] del totale degli utenti unici nel giorno medio; un for­tis­simo livello di concentrazione.

Se appa­ren­te­mente Quotidiano.net, l’insieme di Nazione, Giorno e Resto del Car­lino, si col­loca al quarto posto con 565mila utenti unici nel giorno medio, in realtà tale valore, al netto delle aggre­ga­zioni, al netto di accordi com­mer­ciali di “ces­sione di traf­fico” scen­dono dra­sti­ca­mente a 193mila. Insomma il traf­fico orga­nico ai quo­ti­diani del gruppo Mon­rif è in realtà circa un terzo.

Anche il Mes­sag­gero e La Stampa al netto delle aggre­ga­zioni, final­mente dispo­ni­bili dopo tante attese e più di qual­che pole­mica, scen­dono rispet­ti­va­mente da 526mila a 413mila [-21%] e da 476mila a 363mila [-24%]. Quote di traf­fico legit­ti­ma­mente impu­tate ma che poco hanno a che fare con l’informazione in senso stretto. Feno­meno che, sep­pur in maniera deci­sa­mente più con­te­nuta riguarda anche Repub­blica, che al netto scen­de­rebbe a 1.3 milioni di utenti unici e Gaz­zetta dello Sport.

Il gra­fico sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio di cia­scuna testata in ter­mini di utenti unici gior­na­lieri e pagine viste [al lordo delle aggregazioni].

Le testate all digi­tal, o digi­tal native che dir si voglia, ini­ziano ad essere, nel loro insieme una realtà di peso con alcuni gior­nali che supe­rano molti dei new­sbrand sto­rici e “il feno­meno” TGCom24. Oltre ai pure players, sono state inse­rite agen­zie di stampa, canali news tele­vi­sivi e l’area news dei por­tali così da avere un pano­rama il più com­pleto possibile.

È TGCom24 in prima posi­zione net­ta­mente davanti a tutti anche se al netto delle aggre­ga­zioni gli utenti unici nel giorno medio scen­dono a 902mila [-14%]. Anche Nano­press senza gli accordi com­mer­ciali scende a 405mila utenti unici [-37%] posi­zio­nan­dosi al di sotto di ANSA, sem­pre più in diretta con­cor­renza con i suoi “padroni”, e delle testate diret­ta­mente con­cor­renti quali City­news, Blogo e Fanpage.

Tra i por­tali domina Ita­lia Online con la sezione noti­zie di Libero e Vir­gi­lio. Tra le TV RAI News e SkyTG24 hanno ampi mar­gini di miglio­ra­mento, diciamo. Lin­kie­sta non decolla e viene da chie­dersi se lo farà mai.

Vale la pena di notare infine, che le testate senza una cor­ri­spon­dente ver­sione car­ta­cea rea­liz­zano, al lordo delle sovrap­po­si­zioni, il 75% degli utenti unici dei siti web dei quo­ti­diani nono­stante il con­tri­buto di TGCom24 che da solo pesa oltre il 20% del totale. Insomma, i new­sbrand hanno ancora un loro valore, fin­chè non li si con­ti­nua a sva­lu­tare con poli­ti­che più che discu­ti­bili per gene­rare traffico.

Il gra­fico sot­to­stante for­ni­sce il det­ta­glio di cia­scuna testata in ter­mini di utenti unici gior­na­lieri e pagine viste [al lordo delle aggregazioni].

Posted on 9 giugno 2015 by Pier Luca Santoro

La Notizia sulle Notizie

Sono stati dif­fusi ieri i dati rela­tivi alle ven­dite di aprile per quo­ti­diani e set­ti­ma­nali e di marzo per quanto riguarda i men­sili. Dati che, a livello di ven­dite totali, inclu­dono anche le copie digitali.

Rispetto al marzo 2014 i men­sili per­dono 288mila copie, il –5.1%. In con­fronto all’aprile 2014 i set­ti­ma­nali calano le ven­dite di 430mila copie, il — 5.2%, e i quo­ti­diani vedono una fles­sione di 286mila copie pari al –7.3% regi­strando il calo più signi­fi­ca­tivo in percentuale [*].

Per quanto riguarda i quo­ti­diani nazio­nali sola­mente Il Sole24Ore regi­stra un anda­mento posi­tivo [+8.1%] men­tre per tutti gli altri la ten­denza è nega­tiva, con una media del 7.7% ma con Il Cor­riere della Sera al –12.3% e la Repub­blica a –10.9%, come mostra il gra­fico sottostante.

Le copie digi­tali dun­que, ad ecce­zione de Il Sole24Ore che però aveva già anche nel car­ta­ceo una forte quota di abbo­na­menti rispetto agli altri quo­ti­diani e che, soprat­tutto, rea­lizza oltre il 50% delle ven­dite delle “repli­che” digi­tali del gior­nale con la ven­dita di “copie mul­ti­ple” [#], non arre­stano il calo di ven­dite della stampa ed ancor meno, se pos­si­bile, per quanto riguarda spe­ci­fi­ca­ta­mente i quotidiani.

Se si va ad ana­liz­zare il det­ta­glio delle copie digi­tali dei quo­ti­diani si vede che, ad esem­pio, per restare tra i più ven­duti, Il Cor­riere della Sera oltre le 53mila copie sin­gole ne vende più di 24mila in abbi­nata alla ver­sione car­ta­cea ed Il Sole24Ore ne vende quasi 44mila in abbi­nata alla ver­sione car­ta­cea oltre alle 65mila copie sin­gole. Le ven­dite “pure” di copie digi­tali, repli­che fedeli del quo­ti­diano car­ta­ceo, sono dun­que rela­ti­va­mente marginali.

È noti­zia di oggi [anzi, a mio modo di vedere è LA noti­zia del giorno] che Apple, come era nell’aria da oltre un anno, chiude il news­stand ed offre, in col­la­bo­ra­zione con ESPN, the New York Times, Conde Nast, Hearst e molti altri ancora, un’applicazione gra­tuita  sulla fal­sa­riga di Filb­p­board. Appli­ca­zione che sarà di default su cen­ti­naia di milioni di pezzi, tablet e smart­phone, con il nuovo sistema ope­ra­tivo iOS9.

La noti­zia sulle noti­zie non è quanto sia grave e inar­re­sta­bile la crisi delle ven­dite della stampa, bensì che il gior­nale come pac­chetto mono­li­tico pre­or­di­nato ha fatto il suo tempo. Le per­sone, anche in fun­zione del digitale/online sono sem­pre più abi­tuate a sce­gliere, sele­zio­nare, le infor­ma­zioni e le noti­zie in base al tempo a dispo­si­zione e, soprat­tutto, ai pro­pri inte­ressi. Come ho avuto modo di sot­to­li­neare tempo fa, la scelta è tra spac­chet­tare o morire. Fate vobis…

Tutti primi

 [*] I dati di con­fronto aprile 2015 Vs 2014 sono stati resi dispo­ni­bili da Prima Comunicazione

[#] Secondo il rego­la­mento ADS, Per ven­dite mul­ti­ple si intende un’offerta com­mer­ciale che pre­vede a fronte di un’unica tran­sa­zione eco­no­mica la messa a dispo­si­zione di un numero di utenze indi­vi­dua­bili pari agli abbo­na­menti o alle copie acqui­state. Il prezzo di ven­dita di cia­scuna copia digi­tale deve essere almeno pari al 30% del prezzo di ven­dita dell’edizione car­ta­cea. Sono cer­ti­fi­ca­bili esclu­si­va­mente le copie cor­ri­spon­denti ad utenze atti­vate verificabili.

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