Comunicazione

Pubblicato il 30 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Quanto è Social la PA, Paraponzi Ponzi Pà!

Quarta pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata alla Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i social.

In una nazione quale l’Italia con un  digi­tal divide signi­fi­ca­tivo rispetto agli altri Paesi della UE ten­den­zial­mente era dif­fi­cile, ahimè, poter dire qual­cosa di posi­tivo sul tema.

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile ria­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Qui di seguito i prin­ci­pali mate­riali citati nel corso della trasmissione.

Il vade­me­cum pub­blica ammi­ni­stra­zione e social media rea­liz­zato da For­mez PA a dicem­bre 2011 e pro­mosso da Filippo Patroni Griffi, Mini­stro Pub­blica Ammi­ni­stra­zione e Sem­pli­fi­ca­zione del Governo Monti.

 

La ricerca dell’Università di Modena e Reg­gio Emi­lia su uti­lizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimensioni

Comuni 2.0: l’utilizzo dei social net­work nei comuni ita­liani di medie e grandi dimen­sioni by Dario Sal­velli

Info­gra­fica di sin­tesi dei risul­tati dell’indagine svolta dal Polimi su un cam­pione di 366 comuni nei primi mesi del 2014 su eGo­vern­ment ed uti­lizzo dei social

Agenda Digitale

I risul­tati di una ricerca di recen­tis­sima pub­bli­ca­zione, effet­tuata da Forum PA, su la pre­senza degli enti pub­blici sui social net­work, su Twit­ter e nella Rete. La social media policy [final­mente!] della Camera dei depu­tati con ter­mini e con­di­zioni di uti­lizzo dei social network.

Bonus track, infine, uno dei tre brani, scelto non casual­mente, andati in onda durante la tra­smis­sione per “spez­zare” il parlato.

Mar­tedì pros­simo, 04.11.2014, si par­lerà di “Tac­chi, dati e dat­teri. Il pano­rama dell’informazione online nel nostro Paese”. È pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14, inte­ra­gendo con il mio account per­so­nale @pedroelrey e/o con quello di @radiofujiko.

Pubblicato il 29 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Tutto Facebook in 19 Grafici

Sono stati pre­sen­tati ieri i risul­tati economico-finanziari di Face­book rela­tivi al terzo tri­me­stre di quest’anno.

Oltre ai dati di bilan­cio sono stati dif­fusi anche i numeri sull’utilizzo del social net­work più popo­loso del mondo. Nella pre­sen­ta­zione sot­to­stante, per como­dità di let­tura, ho ripreso le slide pub­bli­cate da Face­book al riguardo.

Gli utenti attivi gior­nal­mente cre­scono del 18.6% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 e la quota di coloro che usano quo­ti­dia­na­mente Face­book passa dal 61 al 64% degli utenti mensili.

Incre­mento del 38.6% degli utenti gior­na­lieri da mobile che ora sono 703 milioni [81% del totale]. Coloro che uti­liz­zano Face­book solo da mobile sono 406 milioni, il 30% degli utenti men­sili. Men­tre gli utenti men­sili sono 1,35 miliardi di per­sone [+18% vs terzo trim. 2013]. UNa parte cospi­cua dell’espansione è dovuta alla cre­scita di iscritti in Asia ma anche in USA ed Europa con­ti­nua il trend più che positivo.

I ricavi cre­scono del 58% rispetto al terzo tri­me­stre del 2013 anche se i mar­gini si ridu­cono a causa degli inve­sti­menti delle acquisizioni.

L’ARPU [Ave­rage Reve­nue per User] è signi­fi­ca­ti­va­mente più ele­vata — circa il tri­plo — per gli USA rispetto all’Europa. Deci­sa­mente più ridotta per Asia e resto del mondo.

Pubblicato il 28 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

La Creazione di Valore Aggiunto per l’Industria dell’Informazione

Non più tardi di ieri, a con­clu­sione della sin­tesi dell’ana­lisi di Medio­banca sui bilanci dei 7 mag­giori gruppi edi­to­riali del nostro Paese, tra gli ele­menti che citavo, par­lavo della neces­sità di un pro­fondo ripen­sa­mento del pro­dotto sin qui sot­to­po­sto, sia nella ver­sione car­ta­cea che in quella digi­tale, a rivi­si­ta­zioni più o meno azzec­cate che ne hanno di fatto lasciata intatta la strut­tura di base.

Sem­pre ieri il Finan­cial Times ha annun­ciato il lan­cio di  FirstFT, nuovo pro­dotto edi­to­riale del pre­sti­gioso quo­ti­diano economico-finanziario che il new head of aggre­ga­tion  del gior­nale [figura pro­fes­sio­nale che al pari di molte altre non  mi pare attual­mente pre­sente nelle reda­zioni dei nostri gior­nali] descrive così:

In an age of infor­ma­tion over­load where rea­ders are shy­ing away from the per­pe­tual social media stream, tru­sted edi­to­rial judg­ment and aggre­ga­tion is an increa­sin­gly valua­ble con­ve­nience for busy rea­ders. FirstFT is care­fully craf­ted, ana­ly­sed and illu­stra­ted by our world-class jour­na­lists and pro­vi­des a new way for rea­ders to get the FT’s take on the essen­tial news of the day.

Allo stesso tempo, Blendle, iTu­nes del gior­na­li­smo che pro­pone la ven­dita di sin­goli arti­coli  a prezzi varia­bili tra tra € 0,10 e € 0,80 al pezzo, annun­ciava di aver rice­vuto la non tra­scu­ra­bile somma di 3.8 milioni di dol­lari da The New York Times Com­pany e da Axel Sprin­ger per favo­rire l’espansione di que­sta start-up Olan­dese in tutta Europa.

Anche nel nostro Paese è recente il pas­sag­gio a paga­mento di Good Mor­ning Ita­lia, ser­vi­zio di accu­rata sele­zione delle noti­zie nazio­nali ed inter­na­zio­nali tanto apprez­zatonato da gior­na­li­sti impie­gati nelle reda­zioni di diverse testate che evi­den­te­mente hanno avuto poco spa­zio e ascolto “costrin­gen­doli” ad un’iniziativa auto­noma al di fuori del loro prin­ci­pale ambito lavorativo.

Win Win

Da qual­che mese, come molti cer­ta­mente sapranno, esi­ste già l’iTunes del gior­na­li­smo ita­liano: Eta­lia [*], piat­ta­forma che offre ai sin­goli gior­na­li­sti, e ad altre cate­go­rie di pro­fes­sio­nals, ma anche agli edi­tori, la pos­si­bi­lità di ven­dere i sin­goli con­te­nuti con diverse opzioni che vanno dal sin­golo pezzo sino all’abbonamento al gior­nale e/o alla rivi­sta.

I gior­nali sono morti, come si pro­clama ormai da almeno un lustro, ma la que­stione non è se siano morti quelli di carta e quante spe­ranze, quante pos­si­bi­lità abbiano quelli digitali/online, è l’idea di gior­nale come pac­chetto mono­li­tico ad essere defunta e con essa i modelli di busi­ness che l’hanno carat­te­riz­zato negli ultimi 100 anni.

La crea­zione di valore aggiunto per l’industria dell’informazione passa, anche, dalla sot­tra­zione, dal non imporre con­te­nuti che non inte­res­sano, dal sele­zio­nare per il let­tore quel che è è rile­vante per lui e sola­mente per lui e per il quale dun­que cre­scerà la pro­pen­sione a pagare per la fruizione.

Growth

[*] Disclai­mer: Il sot­to­scritto ha ope­rato come con­su­lente, anche, per Etalia.

Pubblicato il 24 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Come Sopravvivere alla Crisi della Carta Stampata

Terza pun­tata su Radio Citta Fui­jko di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al dilemma del pri­gio­niero ed a come soprav­vi­vere alla crisi della carta stam­pata, ovvero a quali nuovi modelli di busi­ness è pos­si­bile per­se­guire per sup­plire al calo di ven­dite e rac­colta pub­bli­ci­ta­ria della carta stam­pata ai quali l’online, allo stato attuale delle cose, non rie­sce a sopperire.

newsbusinessmodels

Durante la tra­smis­sione, tra buona musica e la spie­ga­zione di per­chè credo che il dilemma del pri­gio­niero sia un modello che pare per­fet­ta­mente cal­zante all’attuale dif­fi­coltà di defi­nire se e come sia pos­si­bile rim­piaz­zare i ricavi della carta con quelli del digi­tale, provo ad indi­care alcune pos­si­bili strade per il recu­pero dei ricavi in ambito digitale.

In par­ti­co­lare si parla di:

  • Shop­pa­ble
  • Mem­ber­ship
  • Rever­sed Paywall
  • Altre pos­si­bi­lità esistenti

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

Mar­tedi pros­simo, 28.10.2014, si parla di Social Media Stra­tegy delle Isti­tu­zioni, ovvero di come le isti­tu­zioni e la PA uti­liz­zano i socialSi ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko.

Pubblicato il 23 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Social Ads De Noantri

Riprende la rubrica men­sile “de noan­tri” dedi­cata al meglio del peg­gio, alle cat­tive pra­ti­che, non tanto per pun­tare il dito con fare accu­sa­to­rio quanto per spro­nare a fare di meglio.

È oggi la volta dei social ads, dell’advertising sui social e ovvia­mente in par­ti­co­lare su Face­book. Lo spunto viene for­nito da la Repub­blica che pro­muove appunto con que­sto for­mat l’abbonamento alla pro­pria ver­sione digitale.

Repubblica Social Ad FB

 

Evi­den­te­mente la gestione dell’annuncio pub­bli­ci­ta­rio non deve essere stata affi­data ad un pro­fes­sio­ni­sta degno di que­sto nome se si con­si­dera che, pur essendo attivo dal 26 di set­tem­bre, in circa un mese “piace” a sole 88 per­sone. È chiaro che la sele­zione del tar­get dell’annuncio è stata fatta senza la neces­sa­ria cura, in maniera troppo generale.

Aspetto che emerge con ancor mag­gior chia­rezza leg­gendo i 22 com­menti [a que­sto momento]. Com­menti che sono tutti di insulti, di spre­gio nei con­fronti del quo­ti­diano, chiaro segno che l’annuncio è stato mostrato a per­sone a cui non piace. Ulte­riore segno di debo­lezza nella gestione per un quo­ti­diano la cui pagina Face­book piace alla bel­lezza di quasi due milioni di persone.

Repubblica Social Ad Comments

Com­menti che ancora una volta [sigh!] non ven­gono mode­rati, gestiti, nono­stante con­ten­gano scur­ri­lità di vario genere, come ahimè suc­cede anche per la pagina Face­book stessa del giornale.

Non sarà un caso se tra i casi di suc­cesso che Face­book pro­pone nella pro­pria sezione busi­ness, quella dedi­cata agli inser­zio­ni­sti, non vi sia nes­suno dei media ma siano pre­senti solo imprese di altri settori.

Set­tori che quando pia­ni­fi­cano delle cam­pa­gne su Face­book rispon­dono ai com­menti che ven­gono fatti dalle per­sone, gesti­scono le obie­zioni che ven­gono mosse, dia­lo­gano a tono, dimo­strando che esi­ste la pos­si­bi­lità di farlo, volendo.

In uno dei tanti arti­coli, di oltre due anni fa, che com­pa­iono in Rete sul social media mar­ke­ting viene tra le altre cose scritto: “If you don’t know the peo­ple, or don’t care, it’s pro­ba­bly not social media. It’s just media. It doesn’t mat­ter if it’s crea­ted by an indi­vi­dual or a corporation”. 

Mi pare un’ottima sin­tesi di come la stra­grande mag­gio­ranza delle testate del nostro Paese gesti­scono la loro pre­senza sui social, inclusa quella a paga­mento. I social ads de noantri…

Bonus track quello da fare e da non fare, appunto, con gli ads su Facebook.

Pubblicato il 22 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

L’Adv Online in Italia Ristagna

Sono stati pub­bli­cati i dati  dell’Osservatorio FCP Assoin­ter­net sull’andamento dell’advertising online in Ita­lia, escluso search e social, a set­tem­bre e pro­gres­sivo dei primi nove mesi del 2014.

Se il trend dell’ultimo tri­me­stre pareva, final­mente, indi­care una posi­ti­vità degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari sul Web, set­tem­bre segna un calo del 6%. La sud­di­vi­sione per device/strumento vede il Web al — 6,8%, mobile +14,8%, tablets + 6,1%, smart tv/console — 53,8% rispetto al set­tem­bre 2013.

Il mobile è l’unico che con­ti­nua sta­bil­mente a cre­scere a dop­pia cifra da ini­zio anno ma rap­pre­senta ancora una fetta ristretta del totale degli inve­sti­menti [4.9%]. Inin­fluenti gli inve­sti­menti su tablet e smart tv/console. Per con­tro il Web, che costi­tui­sce la fetta pre­do­mi­nante, con­ti­nua il pro­prio calo ed il pro­gres­sivo dei primi nove mesi segna un –1%.

Cer­ta­mente “vac­che grasse” di que­sti tempi visti i crolli ver­ti­cali degli inve­sti­menti pub­bli­ci­tari per gli altri media tra­di­zio­nali, ma comun­que un indi­ca­tore di come, al di là degli aspetti con­giun­tu­rali, le imprese abbiano cre­scente con­sa­pe­vo­lezza dell’inef­fi­ca­cia del display adv e spo­si­tino l’allocazione di bud­get pub­bli­ci­tari su altri mezzi anche in Rete a comi­ni­ciare dai social ads.

I dati [di]mostrano come anche da que­sta pro­spet­tiva le spe­ranze di recu­peri con­tri­bu­tivi per la mag­gior parte degli edi­tori resti una chi­mera con­fer­mando ancora una volta la neces­sità di uscire dal vetu­sto modello di busi­ness vendite-pubblicità anche, o forse soprat­tutto, per quanto riguarda l’online.

Pubblicato il 20 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

L’industria dei Media Ottiene il Proprio Spazio dei Nomi Internet

Radix ha lan­ciato i domini web .press per l’industria dei mezzi di infor­ma­zione ren­den­doli dispo­ni­bili pub­bli­ca­mente dal 17 otto­bre scorso. Orga­niz­za­zioni e pro­fes­sio­ni­sti del set­tore hanno ora la pos­si­bi­lità di acqui­sire indi­rizzi web con­te­stuali e signi­fi­ca­tivi come http://www.yourbrand.press al posto del non-specifico http://www.yourbrand.com o .it, nel caso del nostro paese, che sono in cir­co­la­zione attualmente.

Il lan­cio dei domini .press da parte di Radix, è parte del nuovo pro­gramma gTLD [gene­ric Top Level Domain] avviata da ICANN [Inter­net Cor­po­ra­tion of Assi­gned Names & Num­bers] per intro­durre esten­sioni di domi­nio spe­ci­fici come .Shop, .doc­tor, .tech e .press nel sistema di nomi Inter­net. Que­sto pro­gramma è il più grande cam­bia­mento per il sistema di deno­mi­na­zione nella sto­ria di Inter­net e mira a creare una mag­giore libertà di scelta nella sele­zione di nomi a dominio.

Secondo San­deep Ram­chan­dani, Respon­sa­bile Busi­ness presso Radix, “I domini .press sono stati intro­dotti con una visione per por­tare forti iden­tità online per i gior­na­li­sti, testate gior­na­li­sti­che e siti di pub­bli­che rela­zioni azien­dali. Un domi­nio .press breve e memo­ra­bile è per­fetto per coloro che cre­dono nel futuro digi­tale delle noti­zie main­stream e PR. ”

Toc­cherà regi­strare DataMediaHub.press, pare.

Capturar

Pubblicato il 15 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Mainstream Media & Social Media

Ieri su Radio Citta Fui­jko seconda pun­tata di “In Media Stat Virus: I Media nel’era di Twit­ter” dedi­cata al rap­porto tra main­stream media e social media.

Gazzettino FB

Tre i temi toccati:

  • Come i social media influen­zano i main­stream media
  • Come i main­stream media uti­liz­zano i social
  • Quali le pro­fes­sio­na­lità necessarie/mancanti per l’integrazione tra main­stream e social media

Nel pod­cast sot­to­stante è pos­si­bile [ri]a­scol­tare e, volendo, sca­ri­care l’intera puntata.

La pros­sima set­ti­mana si parla di “Il dilemma del pri­gio­niero. Come soprav­vi­vere alla crisi dei media tra­di­zio­nali”. Si ricorda che è pos­si­bile inte­ra­gire via Twit­ter uti­liz­zando l’hashtag #imsv14  @pedroelrey /@radiofujiko

Pubblicato il 14 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Giornalismo Digitale [e dintorni]

Sono stati pub­bli­cati i video della pre­sen­ta­zione della ricerca sul gior­na­li­smo e l’organizzazione delle reda­zioni digi­tali in Ita­lia che il gruppo di lavoro sui “Gior­na­li­smi” del Con­si­glio nazio­nale dell’Ordine dei Gior­na­li­sti ha pre­sen­tato a Prato in aper­tura di Digit2014. 

È una serie di sette video con la pre­sen­ta­zione della sin­tesi dei risul­tati da parte di Pino Rea, coor­di­na­tore del cruppo di lavoro del Cnog che ha con­dotto la ricerca in aper­tura dell’incontro, un ulte­riore appro­fon­di­mento da parte del sot­to­scritto, e gli inter­venti di Mario Tede­schini Lalli, vice­di­ret­tore Inno­va­zione e svi­luppo del Gruppo Espresso, ed il Pre­si­dente del Cnog Enzo Iaco­pino, seguiti da quello del segre­ta­rio della Fnsi Franco Siddi.

Inter­venti, gli ultimi due [quelli di Iaco­pino e Siddi], che hanno gene­rato una rea­zione tanto pacata quanto decisa da parte mia. Nel video sot­to­stante, dal minuto 7:21, potete ascol­tare le mie parole, la mia per­so­nale visione su una serie di argo­menti che vanno dall’organizzazione del lavoro nelle reda­zioni all’equo com­penso pas­sando per il fatto  che i let­tori “devono” pagare le noti­zie online e la for­ma­zione ai giornalisti.

Seguono due video del dibat­tito, del que­stion & answers con il pub­blico, con le per­sone pre­senti in sala, che inte­grano ulte­rior­mente il con­ve­gno arric­chen­dolo con una serie di spunti e rifles­sioni che vale la pena di ascol­tare, credo.

Nel mio inter­vento sopra ripor­tato sono inten­zio­nal­mente “pun­gente”. MI farebbe pia­cere rice­vere un feed­back se pote­ste inve­stire 3 minuti del vostro tempo inse­rendo un vostro con­tri­buto nell’apposito spa­zio dei com­menti. Grazie

Pubblicato il 13 ottobre 2014 by Pier Luca Santoro

Il Valore di un Like

Qual­che giorno fa sulla bacheca Face­book de Il Gior­nale di Vicenza vi è stato un acceso dibat­tito su valore e signi­fi­cato dei like, dei “mi piace”.

Dibat­tito che mi ha for­nito lo spunto per andare ad appro­fon­dire sul con­tro­verso rap­porto tra social e news.

Okay Love

Par­tendo dai siti di news che Social­ba­kers clas­si­fica, ho rac­colto i dati rela­tivi a numero di fan su Face­book, numero di fol­lo­wer su Twit­ter, per­cen­tuale di traf­fico da social ai rela­tivi siti delle testate in que­stione e gli utenti unici nel giorno medio secondo i dati di Audi­web aggior­nati a giu­gno [ultimo dato dispo­ni­bile della total digi­tal audience].

Al di là delle dif­fe­renze si evi­den­zia come non esi­sta cor­re­la­zione tra numero di fan su Face­book [che resta di gran lunga il mag­gior dri­ver di traf­fico tra i social], traf­fico e inci­denza, quota dei social sul totale del traf­fico ed ancor meno, se pos­si­bile, sulle ven­dite.

La corsa all’oro, con Face­book [e teo­ri­ca­mente Twit­ter] a pren­dere il posto di Goo­gle, e la replica di Zuc­kem­berg al click bai­ting, [di]mostrano che ancora non si è com­preso il vero valore dei like e dei social, vis­suti quasi esclu­si­va­mente come gene­ra­tori di click, di traf­fico al sito web.

L’insostenibile leg­ge­rezza del social media mar­ke­ting edi­to­riale è quella di non aver ancora capito che Face­book, e gli altri canali/mezzi social, è un mezzo per entrare in rela­zione con le per­sone, capirne gusti, pre­fe­renze, inte­ressi e, pos­si­bil­mente, dati.

Lo spiega molto bene Mathew Ingram in un recente arti­colo: “A tip for media com­pa­nies: Face­book isn’t your enemy, but it’s not your friend either” quando scrive:

Face­book seems to pro­duce a kind of exi­sten­tial dread in news orga­ni­za­tions and jour­na­lists, since it plays an increa­sin­gly large role in whe­ther anyone sees their con­tent. That shouldn’t keep them from using it, but they need to keep in mind that it is just a tool

È pro­prio così, Face­book è un mezzo e come sem­pre avviene sta a noi usarlo ade­gua­ta­mente o meno. Giu­di­cate voi stessi dai dati del gra­fico sottostante.

Com­ment is free!

NB: Per quanto riguarda Blogo, il sito di news con la minor quota di traf­fico da social secondo i dati di Simi­lar­web [il tool usato per rile­vare i dati di traf­fico da social per tutte le testate con­si­de­rate], è abba­stanza diversa la situa­zione dei distinti canali ver­ti­cali con Autoblog.it che ottiene il 12.5% del traf­fico dai social, Tvblog.it il 10.31%, Tvblog.it il 6.23%, Cineblog.it il 2.78% e Gossippblog.it ben il 30.94% [tutti domini ricon­du­ci­bili a Blogo stesso].

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