DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare soluzioni digitali per le imprese.

Centromarca, associazione italiana dell’industria di marca a cui fanno riferimento circa 200 imprese, questa settimana ha presentato i risultati di un’indagine sulla sostenibilità ambientale e sociale delle imprese.

Durante la web conference, tra gli altri,  è intervenuto anche Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo, su “Lo scenario macroeconomico e le leve per un rilancio della crescita”.

All’interno della sua presentazione stati forniti anche i dati relativi al grado di adozione di soluzioni digitali per dimensione aziendale. Sono stati analizzati dal centro studi dell’istituto bancario l’ adozione dello smart working, l’adozione di soluzioni digitali nei processi produttivi e nella logistica, e l’adozione di e-commerce e digital marketing nelle aziende. I dati si riferiscono al periodo ottobre-dicembre 2020, e forniscono anche la variazione rispetto al 2019.

Ebbene, ancora una volta viene fotografato un Paese, l’Italia, spaccato a metà, con da un lato le aziende medio-grandi e, dall’altro lato, le piccole e micro imprese.

Per le piccole e micro imprese, che stando ai dati disponibili costituiscono il 92% delle aziende presenti sul territorio italiano, nell’anno della, presunta, accellerazione sul digitale, praticamente non vi è traccia di mutamento, di innovazione grazie al digitale. Infatti circa un quarto delle piccole imprese ha adottato lo smart working. Mentre le micro imprese che hanno adottato il lavoro a distanza nel 2020 sono solamente l’8% del totale.

Va leggermente meglio per quanto riguarda l’adozione di soluzioni digitali nei processi produttivi e nella logistica, mentre si ripiomba, quasi, nel buio per l’adozione di e-commerce e digital marketing.

Quello che lascia letteramente sbalorditi sono i tassi di crescita rispetto al 2019. In questo caso se si esclude lo “smart working”, che sin  qui si è rivelato tutto fuorchè smart, anche le imprese medio-grandi hanno compiuto un evoluzione che definire scarsa è un eufemismo.

Insomma, un anno buttato via da buona parte delle imprese del nostro Paese. Elementi confermati anche dal rapporto di Istat, diffuso sempre questa settimana, sul benessere equo e sostenibile, che fornisce annualmente un’analisi dei progressi e delle criticità delle dimensioni del benessere per il Paese, che nel capitolo dedicato a innovazione, ricerca e creatività, mostra come le imprese che e hanno venduto via web a clienti finali in Italia siano solamente il 12% del totale di quelle con più di dieci dipendenti. Erano il 9% nel 2019. Una crescita davvero modesta ad essere generosi.

In tutto questo, sempre in questi giorni, il ministro Vittorio Colao ha enunciato [da 1:46:13] quelli che sono i punti programmatici sui quali scriverà la propria tabella di marcia alla guida del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, definendo come prima priorità in assoluto la diffusione capillare dell’accesso alla rete con la banda ultra larga. Ovvero le infrastrutture.

Certamente la tecnologia e le relative infrastrutture sono la base, ma altrettanto certamente esiste un gravissimo problema di cultura manageriale, che è pressochè assente nella stragrande maggioranza delle aziende del nostro Paese. In Italia, il ricorso alla formazione continua, nelle 4 settimane precedenti l’intervista nel quadro dell’indagine sulle forze di lavoro, sempre all’interno del rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile, ha raggiunto solo l’8.9% tra la popolazione di 25-64 anni, a fronte di una media europea dell’11.4%.

Nelle piccole e micro imprese, che come abbiamo visto costituiscono la parte numericamente più rilevante del tessuto imprenditoriale nostrano, si pensa solo all’oggi e poco o nulla al domani. Così facendo per molte di loro il domani non arriverà. Si tratta di una questione che coinvolge ampi strati della popolazione e che sarebbe ora di mettere finalmente in agenda. Ne va del futuro delle imprese, e di noi tutti.

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