Il Costo della Disefficienza della Filiera Editoriale

Sono stati pubblicati i dati  ADS [Accertamenti Diffusione Stampa] relativamente alle vendite dei quotidiani a Settembre 2020. Vendite che vanno male sia rispetto al mese corrispondente dell’anno precedente che rispetto ad Agosto 2020.

Dai dati siamo andati ad estrapolare quelli della “pagata”, ovvero delle vendite nei canali di legge più gli abbonamenti venduti [che pesano mediamente il 10% delle copie], e dei resi dei quotidiani nazionali e pluri-regionali.

Tutti i 59 quotidiani che aderiscono a ADS, a Settembre 2020, nel giorno medio, escludendo le edizioni del Lunedì dei tre quotidiani sportivi, hanno venduto 1.879.909 copie [erano 2.222.294 a Settembre 2020, pari ad un calo generale del 15.4%]. A fronte di tali vendite ogni giorno sono state rese 1.263.241 copie pari ad un incidenza del 67.19%. Incidenza in crescita poiché a Settembre 2019 le copie rese erano state 1.422.547, pari al 64.01% del totale.

Una situazione che entrando nel dettaglio è ancora peggiore di quanto già si comprenda dall’incidenza generale dei resi. Dei 16 quotidiani che abbiamo selezionato circa la metà ha un maggior numero di copie rese rispetto a quelle vendute, con Libero che ha più di due copie rese ogni copia venduta, e Il Manifesto che addirittura supera le tre copie rese per ciascuna venduta.

Naturalmente a minori vendite corrispondono proporzionalmente maggiori rese visto che per coprire la numerica delle edicole è necessario distribuirne ben di più di quante ne saranno effettivamente vendute, e infatti tutti i quotidiani da noi presi in considerazione che hanno un rapporto vendite resi superiore ad 1:1 hanno vendite medie giornaliere inferiori alle 50 mila copie.

Comunque sia è evidente che, chi più chi meno, si tratti di una situazione insostenibile, che genera costi paurosi. Costi, che potrebbero essere ampiamente risparmiati portando in positivo i conti di molti editori, e che sono generati da piani di diffusione che definire inadeguati è un eufemismo, e da una gestione generale ferma al tempo degli amanunesi ancora oggi, nonostante se ne parli da almeno sette anni.

Nella filiera editoriale implementare l’informatizzazione delle edicole è un must, sia per ottimizzarla complessivamente che per scardinare una volta per tutte lo strapotere dei distributori locali, che sono i primi responsabili di questa situazione, assieme agli editori che non assolvono al ruolo di “channel leader” da tempo ormai.

Visto che, stando alle previsioni di PWC, in Italia anche nel medio periodo la carta sarà ben lontana dallo scomparire e continuerà a rappresentare la fetta maggiore, di gran lunga, dei ricavi diffusionali per i publisher di quotidiani, non si capisce cosa si attenda ad attivarsi con sollecitudine al riguardo invece che stabilire per decreto l’aumento della forfettizzazione delle rese dei giornali sino al 95%, come è stato fatto con il “decreto rilancio”.

Provvedimento che non può che ulteriormente incentivare, a spese dello Stato e dunque di tutti noi, la disefficienza della filiera editoriale, tanto che, pur essendone il principale promotore, il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria si vergogna a tal punto da non inserirlo in evidenza nella pubblicazione della notizia sul proprio sito della conversione in legge del D.L. Rilancio, mentre la FIEG,  trovato “il pollo da spennare” ne chiede addirittura l’aumento.

[clicca per ingrandire]

Social
Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.