DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di ricavi diffusionali digitali.

Il NYTimes ha rilasciato ieri i risultati relativi al 3° trimestre di quest’anno. Dati che offrono diversi spunti di riflessione.

Complessivamente i ricavi della “signora in grigio” sono sostanzialmente stabili per quanto riguarda il terzo trimestre [-0.4% vs 3° trimestre 2019], mentre registrano un calo del 2.3% nel progressivo dei primi nove mesi del 2020 rispetto al pari periodo dell’anno precedente.

Risultati che sono il frutto di un drastico calo della raccolta pubblicitaria, che segna un -30.2% rispetto al 3° trimestre 2019 [- 29.6% primi nove mesi], e una crescita dei ricavi diffusionali, che aumentano del 12.6% nel trimestre, e del 8.8% nel progressivo dell’anno. In calo del 12.6% anche l’adv online, che pesa il 60% del totale della raccolta pubblicitaria del quotidiano statunitense.

Fatto 100 il fatturato di The new York Times Company, nel terzo trimestre i ricavi diffusionali pesano il 70.5% del totale. Erano il 62.4% nel terzo trimestre 2019. Nel progressivo dei primi nove mesi del 2020 il peso dei ricavi diffusionali si attesta al 69%, contro il 62% del pari periodo del 2019.

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Complessivamente il NYTimes raggiunge poco meno di 6.9 milioni di sottoscrizioni. Di queste oltre sei milioni sono online/digital, delle quali più di 4.6 milioni riguardano i contenuti strettamente informativi del quotidiano statunitense, mentre poco meno di 1.4 milioni sono per prodotti informativi “complementari” quali “Cooking”, “Games” e audio. Si tratta di una crescita del 49.6% rispetto al terzo trimestre del 2019.

Gli abbonati alla versione tradizionale cartacea del quotidiano sono 831 mila, registrando una flessione del 3.9% rispetto agli 865 mila del pari periodo dell’anno precedente. Di questi però coloro che ricevono la propria copia in abbonamento a casa generano ricavi per 129.9 milioni di dollari contro i 126.6 del Luglio – Settembre 2019. In crescita del 2.5%. Calano invece di ben il 36.1% i ricavi dalla vendita di copie singole, dell’edizione internazionale del quotidiano, e di altre tipologia di vendita.

Nell’insieme dunque, a fine Settembre, gli abbonati al NYTimes sono in crescita del 40.2% rispetto al 3° trimestre del 2019, quando il loro totale si attestava a circa 4.9 milioni. L’obiettivo fissato nel 2019 di raggiungere i dieci milioni di abbonati entro il 2025 pare dunque assolutamente alla sua portata, come conferma il suo CEO  a commento dei risultati della trimestrale.

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Per la prima volta il peso dei ricavi diffusionali da online/digital supera quelli della versione cartacea, attestandosi al 51.6% del totale.

Permane però un forte sbilanciamento tra copie vendute e ricavi generati. Infatti, a fronte di un peso del 48.4% dei ricavi diffusionali generati dal prodotto cartaceo, come abbiamo visto, questi pesano solamente il 12% delle copie. È perciò evidente come la redditività delle copie cartacee sia di gran lunga superiore a quella di online/digital, a causa di una forte promozionalità tesa ad acquisire nuovi abbonati, e ad un prezzo comunque ridotto sensibilmente, in generale, rispetto a quello del quotidiano cartaceo.

«La nostra strategia di rendere il giornalismo degno di essere pagato continua a dare prova di sé» , ha detto in una nota Meredith Kopit Levien, che ha assunto la carica di amministratore delegato a Settembre. Aggiungendo che «La continua richiesta di giornalismo di qualità, originale e indipendente su una vasta gamma di argomenti ci rende ancora più ottimisti riguardo alle dimensioni del mercato totale degli abbonamenti al giornalismo digitale e alla nostra posizione in esso».

Su quest’ultimo punto probabilmente il riferimento principale dell’amministratore delegato è il mercato statunitense. Infatti, stando al  “Global Digital Subscription Snapshot – 2020 Q3”, con i dati degli abbonamenti online/digital delle prime 71 testate d’informazione al mondo per numero di abbonati, solamente i primi sette superano il milione di abbonati, e già il decimo si attesta a “soli” 258 mila abbonati. E anche la distanza tra il NYTimes, primo assoluto, e il Wall Street Journal, secondo con 2.2 milioni di abbonati, è abissale.

Insomma, bene lavorare adeguatamente anche nel nostro Paese per ottenere un peso maggiore dei ricavi da vendita di contenuti giornalistici, che oltre ad essere una possibile fonte di recupero di fatturato sono, soprattutto, fonte di indipendenza giornalistica, ma meglio non illudersi che questi, almeno in Italia, possano diventare così rilevanti come nel caso del quotidiano di oltreoceano.

Una delle poche certezze è che attualmente non esiste più, contrariamente ad un tempo, un modello di business unico per i publisher di quotidiani. Meglio non dimenticarsene inseguendo e copiando le strategie del NYTimes senza averne la struttura, l’organizzazione e la qualità.

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