DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di “Creator Economy Market”.

È passata molta acqua sotto i ponti, come si suol dire, dai primi mash up e dai primi, dilettanteschi in confronto ad oggi, user generated content, e “i blogger” . Oggi, quella ridotta porzione di persone che abitano attivamente la Rete creando e pubblicando contenuti, di cui come DataMediaHub facciamo orgogliosamente parte da tempo, si è professionalizzata dando vita a quel cluster di persone che viene raccolto nella definizione di “creator”.

A far luce sul fenomeno arriva ora il report di SignalFire a mappare il “Creator Economy Market”. La definizione di “Creator Economy Market”, chiamata anche economia della passione, è la classe di attività incentrata su creatori di contenuti indipendenti, curatori e costruttori di comunità tra cui influencer di social media, blogger e videografi, oltre al software e agli strumenti finanziari progettati per aiutarli con crescita e monetizzazione.

Stando al report, più di 50 milioni di persone in tutto il mondo si considerano creator, nonostante l’economia dei creator sia nata solo meno di un decennio fa. È diventato il tipo di piccola impresa in più rapida crescita e un sondaggio ha rilevato che più bambini americani vogliono essere una star di YouTube [29%] che un astronauta [11%] quando crescono.

Utilizzando piattaforme come YouTube, Instagram, Snapchat, Twitch, TikTok, Substack, Patreon e OnlyFans, i creatori di contenuti possono guadagnare denaro attraverso:

  • Quote di entrate pubblicitarie
  • Contenuti sponsorizzati
  • Product placement
  • Abbonamenti a pagamento
  • Vendita di contenuti digitali
  • Eventi live e virtuali
  • Meetup VIP
  • Fan club

I 50 milioni di creator si suddividono in due macro categorie. I creator professionisti, stimati attorno ai due milioni di individui, che si occupano a tempo pieno della realizzazione di contenuti. E i creator amatoriali, stimati in poco meno di 48 milioni di individui.

numero di creator nel mondo

I creator sono passati dall’essere pagati da piattaforme come YouTube con quote di entrate pubblicitarie in cambio del portare pubblico sulle piattaforme, all’essere pagati dagli sponsor dei brand su Instagram e Snapchat in cambio della loro portata a un pubblico a cui accedono attraverso le piattaforme, a essere pagati dai fan tramite patrocinio o e-commerce in cambio di intrattenimento e comunità.

Oggi è comune per i creator mettere insieme più strumenti per modificare e guadagnare denaro dai loro contenuti che poi condividono sui social. Ad esempio, i creator di Instagram potrebbero finanziare una ripresa con Karat, registrare in Snapchat, modificare con inVideo o Pixlr, quindi pubblicare su Instagram dove monetizzano sulla piattaforma con Grin o Captiv8, ed anche guadagnare soldi fuori piattaforma con Teespring e Cameo.

Siamo a un punto di svolta nella storia in cui diventare un creator professionalizzato è uno dei lavori più desiderati. I creator diventano creatori perché, appunto, amano creare. Man mano che aumentano il loro pubblico ed espandono i loro canali di guadagno, l’onere della gestione quotidiana della loro attività diventa più pesante. Le startup che domineranno la fase successiva di questa evoluzione sono quelle incentrate sul consentire ai creatori di monetizzare senza problemi rimanendo concentrati su ciò che già amano: la creazione di contenuti.

Essere un creator oggi richiede di evolversi dall’essere un creativo, nell’accezione più ampia del termine” all’essere un imprenditore. Il lavoro è arrivato a comprendere la gestione del prodotto, il design, il coinvolgimento della comunità, l’e-commerce e la scienza dei dati oltre ad essere un intrattenitore. Diviene necessario creare un team di esperti e fornitori per gestire gli strumenti per creare un’attività diversificata su tutte le piattaforme.

Ma con quella diversificazione arriva la resilienza. I creator diventano meno vulnerabili ai cambiamenti nelle priorità dei giganti della tecnologia o dei loro algoritmi perché possiedono il rapporto diretto con i loro fan. Ogni creator può mettere insieme un diverso equilibrio di flussi di entrate per abbinare il proprio stile, indipendentemente dalla nicchia alla quale si rivolge.

Si tratta di un percorso, di un’evoluzione, che invece il mondo dei legacy media, e in particolare quello dell'[ex] industria dell’informazione sta timidamente iniziando a compiere solo oggi, con colpevole ritardo, e dal quale è possibile, volendo, imparare molto.

mappa dell'economia dei creator

Social
Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.