DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di qualità di vita digitale.

In tutto il mondo, le persone trascorrono una media globale di 6 ore e 43 minuti al giorno connesse a Internet. Ma non tutte lo fanno alle stesse condizioni.

Secondo uno studio di Surfshark, “Digital Quality of Life Index 2020”, i Paesi scandinavi si distinguono per offrire benessere digitale di alta qualità ai propri cittadini. Sette dei primi dieci Paesi con il più alto livello di qualità della vita digitale si trovano in Europa, con la Danimarca in cima al podio, che riflette un forte sviluppo nella maggior parte degli aspetti che influenzano la qualità della vita delle persone nel Vecchio Continente.

Lo studio, che copre l’81% della popolazione mondiale distribuita in 85 Paesi, indicizza le nazioni prese in considerazione esaminando cinque pilastri fondamentali che definiscono la qualità della vita digitale: la qualità e il prezzo di Internet, la sicurezza elettronica e le infrastrutture e i servizi elettronici di e-gov. A ciascuna delle cinque variabili Surfshark ha assegnato lo stesso peso per la composizione dell’indice. Scelta discutibile.

Nel caso specifico dell’Italia, lo studio le fornisce un indice di qualità della vita digitale di 0.67 su 1, che porta il nostro Paese a occupare la ventesima posizione, dietro Paesi come Francia, Olanda, ma anche Spagna e Polonia.

Entrando nel dettaglio delle cinque variabili che vanno a costituire l’indice di qualità della vita digitale in Italia, per quanto riguarda il prezzo di Internet ci collochiamo in undicesima posizione ma questo è dovuto si bassi costi della connessione in mobilità [7/85] mentre per i costi della banda larga sprofondiamo in 48 esima posizione.

Gravi i problemi infrastrutturali, di cui non a caso si discute tanto in questi giorni. Infatti per quanto riguarda la qualità di Internet il nostro Paese si piazza al quarantunesimo posto. E affondiamo al cinquantatreesimo posto per la qualità di internet in mobilità, e addirittura in 67 esima posizione per la qualità della connessione internet fissa.

La conferma di questi problemi arriva dal terzo indicatore, quello relativo alle infrastrutture elettroniche nella quali siamo cinquantaquattresimi, e addirittura sessantunesimi per penetrazione di Internet. Nel piano del Governo per l’utilizzo dei fondi del “Recovery Fund”, quando saranno decisi gli stanziamenti economici per ciascuna area sarà bene allocare risorse adeguate all’alfabetizzazione informatica della popolazione, nel senso più ampio del termine.

Miglioriamo sensibilmente per quanto riguarda la sicurezza elettronica. Area nella quale ci collochiamo in 11 esima posizione, più per le stringenti normative in materia di protezione dei dati che non per la cybersecurity, variabile per la quale scivoliamo in 23 esima posizione.

Relativamente buona anche la posizione per quanto riguarda i servizi elettronici di e-gov. Ambito nel quale l’Italia si piazza al quattordicesimo posto. Per determinare la disponibilità dell’e-government, è stato utilizzato l’OSI [Online Service Index] delle Nazioni Unite per la sua inclusività. L’OSI è una parte composita dell’EGDI [E-Government Development Index] delle Nazioni Unite. L’OSI si basa sull’estensione della presenza online del governo di un paese.

Per quanto riguarda quest’ambito l’impressione è che la valutazione sia prettamente quantitativa rispetto ai servizi erogati e non qualitativa. Infatti, da un lato proprio le Nazioni Unite, nell’ultimo “E-Government Survey 2020” ci colloca in 37 esima posizione, in peggioramento rispetto al 2018 quando eravamo invece in 24 esima posizione, e addirittura peggio del 2016, anno nel quale occupavamo la 22 esima posizione. Dall’altro lato, soprattutto, la qualità dei servizi erogati, e la user experience, sono davvero ai minimi termini.

Sicuramente, se fossero stati valutati con maggiore attenzione questi aspetti la qualità di vita digitale del nostro Paese scivolerebbe ancora più in basso rispetto alla posizione che occupa nel ranking di Surfshark. E vedremo se si riuscirà a rispettare l’ambizioso obiettivo contenuto nel decreto “semplificazione e innovazione digitale” secondo il quale entro il 28 Febbraio 2021 le amministrazioni sono tenute ad avviare i loro processi di trasformazione digitale.

qualità di vita digitale

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