DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare della differenza tra download e utilizzo effettivo delle app.

Era emersa già chiaramente la differenza tra il numero di persone sche scaricano una app e quanti effettivamente la utilizzano quando nella sua causa con gli Stati Uniti, TikTok ha reso noto che a livello globale ha avuto poco meno di 700 milioni di utenti mensili attivi a Luglio 2020, mentre i download erano oltre i 2 miliardi ad Aprile 2020, ed anche nei mesi successivi è stata sempre tra le app più scaricate.

Arrivano ora i dati di MoEngage e Apptopia che hanno analizzato ben 1.50 miliardi di utenti di app sia su Apple Store che su Google Play. Desk research dalla quale emerge con ulteriore chiarezza la significativa differenza tra scaricare e utilizzare una app. Ad esempio, le app per la salute e il fitness hanno registrato il maggiore aumento di utenti sia nuovi che attivi dal primo trimestre del 2020, ma c’è un aumento del 42.8% nei download e “solo” del 18.7% invece di utenti giornalieri.

Proprio per quanto riguarda le app legate alla salute hanno avuto un discreto eco mediatico i dati diffusi dal Sole24Ore con il numero di download per regione di coloro che hanno scaricato “Immuni”, aggiornato a fine Agosto. Dati forniti al Sole24Ore dal Dipartimento Innovazione alla Presidenza del Consiglio che parlano di 5.5 milioni di dowload pari al 9.9% della popolazione. Cifra che è pari anche al 14% dei cellulari presenti in Italia, secondo quanto viene riportato dal quotidiano di Confindustria.

In primis i dati sono però al lordo di disinstallazioni e di installazioni da parte dello stesso utente su più cellulari. Soprattutto, appunto, sono relativi ai download e non al numero di utenti. Utenti di smartphone, di età compresa tra 18 e 74 anni, che stando agli ultimi dati Audiweb disponibili nel mese complessivamente sarebbero 37.6 milioni di persone, pari al 83.5% della popolazione.

In nessuno dei canali di comunicazione del Dipartimento Innovazione alla Presidenza del Consiglio vi è traccia del numero di utenti, ma si parla sempre di numero di download. Questo nonostante nell’area relativa alla documentazione tecnica del sito web creato ad hoc per l’applicazione sia scritto chiaramente che «è possibile stimare il livello di adozione dell’app in tutto il paese, non solo misurato dal numero di download – una metrica in gran parte priva di significato – ma dai dispositivi che funzionano effettivamente correttamente. Questa informazione è molto utile, poiché l’utilità di Immuni dipende fortemente dalla sua diffusione all’interno della popolazione».

Quindi i dati ci sono ma non vengono comunicati. Viene da pensare che questo avvenga poiché se già il numero di download è giudicato complessivamente un flop, e i problemi riscontrati sono tutt’altro che marginali,  evidentemente il numero di persone che effettivamente la utilizzano è sensibilmente inferiore a quello di coloro che l’hanno scaricata. Non si  spiegherebbe altrimenti il basso numero di utenti positivi e di notifiche registrati da Immuni rispetto al trend dei contagi. E non consola che anche i dati della maggior parte dei Paesi europei siano altrettanto sconfortanti.

Se è vero che la tanto citata soglia del 60% di utilizzo delle app di contact tracing pare non essere tale. È altrettanto vero che la differenza tra download e utenti non è un segnale di trasparenza, e dunque di incoraggiamento nei confronti di Immuni.

Come diceva W. E. Deming, teorico della conoscenza profonda, «In God we trust, all others must bring data».  Naturalmente non vale solamente per il Dipartimento Innovazione alla Presidenza del Consiglio, le cui narrazioni, diciamo, abbiamo usato solo per esemplificare la differenza tra download e utenti, numero di persone. Da tenere sempre bene a mente.

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