Comunicazione di Crisi e Brand Reputation: Trump & “il Caso” Goodyear

Goodyear, la più grande azienda di pneumatici del Nord America, che equipaggia il 24% dei nuovi veicoli negli Stati Uniti, secondo Tyre Business, una pubblicazione di settore, si aggiunge alla lista della aziende che Trump vuole boicottare. Con buona pace di “America First“.

Tutto nasce dalla diffusione della foto di una slide postata sui social da un dipendente dell’impresa statunitense. Slide la quale in un corso di aggiornamento per i dipendenti sarebbe stata mostrata, e che tra le altre cose indica come comportamento aziendale non accettabile per i personale azienale il fatto di indossare cappellini, o altri indumenti, recanti la scritta MAGA [Make America Great Again], altro cavallo di battaglia dell’attuale Presidente USA.

A questo Trump ha reagito a testa bassa scagliandosi contro il colosso di pneumatici Goodyear e invitando i consumatori al boicottaggio dell’azienda, con un tweet nel quale ha scritto «Non comprate pneumatici Goodyear. Hanno annunciato un bando ai cappellini Maga. Comprate pneumatici migliori ad un prezzo inferiore».

In una dichiarazione che segue il tweet di Trump, Goodyear ha negato che la diapositiva sia stata creata o distribuita dall’ufficio aziendale e ha affermato che non faceva parte di un corso di formazione sulla diversità. La dichiarazione ha anche stabilito il sostegno dell’azienda per le forze dell’ordine e respinto le affermazioni che Goodyear è “anti-polizia”.

Ci sono diversi aspetti, dal punto di vista della gestione della crisi di comunicazione, delle pubbliche relazioni, e in generale della gestione della reputazione aziendale, che possono rendere il “caso Goodyear” interessante da analizzare.

Il primo è relativo al timing. infatti dal tweet di invito al boicottaggio di Trump alla risposta di Goodyear passa poco più di un’ora [un’ora e tredici minuti per la precisione]. Questo evidentemente significa che l’impresa statunitense ha un’unità di crisi e delle procedure definite per la gestione di possibili crisi di comunicazione e difesa della propria reputazione. Elemento non così comune come si potrebbe credere.

Il secondo è che il tweet con il comunicato aziendale di risposta di Goodyear si avvale dell’opzione introdotta pochi giorni fa da Twitter che consente di limitare chi può rispondere ai propri tweet, come ad esempio solo a quelli che seguono l’autore o solo agli account che sono taggati nel tweet.

Questo però non impedisce che vi siano comunque, al momento della stesura di questo articolo, oltre 19 mila retweet, dei quali ben più di 11 mila con commenti, demolendo l’ipotesi che l’opzione introdotta dalla piattaforma di microblogging potesse in qualche modo favorire la “cancel culture”. Anche se il rischio che questo avvenga non è comunque da escludere.

Il terzo è che le conversazioni social fatte dai politici coinvolgono sempre più spesso aziende e brand. Come del resto avvenuto anche in Italia con Salvini e Nutella piuttosto che Barilla, ed altri ancora. Nel  caso specifico, Dal 2015, Trump ha chiesto il boicottaggio di numerose aziende di spicco, che vanno da Apple alla CNN nel tempo. È chiaro che inserire l’ipotesi che questo avvenga per il proprio brand, o azienda, è una opzione che non va trascurata nella definizione della gestione di possibili crisi di comunicazione e difesa della propria reputazione. Nauralmente non solo negli USA.

Questo rende ancora di più necessario il monitoraggio delle conversazioni online affidandosi a strumenti professionali, come quello di cui siamo dotati noi di DataMediaHub, e di buoni analisti.

Infine, come mostra l’infografica sottostante, le conversazioni online – social + blog + forum + news online – che hanno coinvolto Goodyear nelle ultime 24 ore sono state superiori a 1.1 milioni, da parte di poco meno di 100 mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto [mi piace + commenti + condivisioni] oltre 4.5 milioni di persone.

Il sentiment nei confronti di Trump è prevalentemente negativo. Emblematico in tal senso il tweet che riprendendo il logo dell’impresa produttrice di pneumatici, giocando sulle parole, afferma che «è un buon anno per sconfiggere Trump». Giusto per dare un peso quali-quantitativo alla “mini” case history.

Trump Vs Goodyear

[clicca per ingrandire]

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