Le Vendite di Quotidiani nel 1° Semestre 2020

Dopo che abbiamo pubblicato i bilanci semestrali dei principali editori di quotidiani, e ieri abbiamo reso disponibili i dati complessivi delle vendite di tutti i quotidiani negli ultimi venti anni [2009 – 2019], continuiamo con la fotografia dei publisher di quotidiani esaminando il trend delle vendite dei quotidiani nazionali nel primo semestre di quest’anno.

Accertamenti Diffusione Stampa [ADS] ha infatti reso disponibili in questi giorni i dati relativi alle vendite a Giugno 2020. Dati che abbiamo elaborato per, appunto, esaminare le vendite nei primi sei mesi dell’anno.

Prima di entrare nel merito, e nel dettaglio, dei dati emergenti, riteniamo opportuno, e doveroso, sottolineare che, come d’abitudine, i dati sono relativi alle vendite, e NON alle diffusioni, che sono al lordo dei resi e presentano dunque dati gonfiati, spesso di molto, vista l’incidenza che questi hanno sul volume.

Tutto ciò premesso, abbiamo realizzato due elaborazioni. La prima è relativa alla “pagata”, ovvero alle vendite effettuate nei canali previsti per legge, sommate agli abbonamenti, della sola versione cartacea dei quotidiani. La seconda invece è relativa al totale delle vendite, ed è perciò la sommatoria della pagata, così come definita, più le vendite delle copie digitali vendute ad un prezzo non inferiore al 30% del prezzo di vendita al pubblico della versione cartacea.

Per quanto riguarda le vendite [la “pagata”] della sola versione cartacea, il primo fenomeno che emerge è il crollo dei quotidiani sportivi che naturalmente in assenza di eventi, e con gli esercizi pubblici chiusi, hanno visto ridursi drasticamente gli acquisti. A soffrire particolarmente è la Gazzetta dello Sport che, nonostante a Giugno risalga del 27.6%, chiude il semestre al -56.6% rispetto a Gennaio 2020.

A parte i quotidiani sportivi sono tre le testate che presentano il peggior andamento: ItaliaOggi [-47.9% Giu 2020 Vs Gen 2020], Avvenire [-19.4%] e Il Sole24Ore [-18.8%], che però, come vedremo di seguito, recupera sensibilmente grazie alle vendite di copie digitali.

Colpisce in particolare il calo del quotidiano cattolico che, nonostante sia uno dei due quotidiani italiani, assieme al giornale di Confindustria, ad avere la maggior quota di abbonamenti, registra un calo di vendite di circa un quinto. Appare chiaro che la scelta molto conservatrice, in termini di approccio al mercato, e il fatto che il giornale il lunedì non esca e, per inciso, non aggiorni neppure il proprio sito web nel primo giorno lavorativo della settimana, non paga, anzi.

Appare altrettanto chiaro che, come avevamo detto a suo tempo, che i numersi restyling di Repubblica non siano serviti a nulla. Se infatti in un mercato in calo è possibile crescere solamente rubando quota ai competitor, la Repubblica fallisce in tal senso avendo un calo di vendite più marcato rispetto al diretto concorrente: Il Corriere della Sera. Infatti il quotidiano diretto da Molinari chiude a Giugno con una flessione del 17.8% contro un calo del 14.6% del giornale di Via Solferino. Pare insomma che ci avessimo preso, sin  dal 2017, anche se in fondo non era difficile indovinare. A conferma di quanto e come si ignorino le più elementari nozioni di marketing, e di gestione del portfolio prodotti.

In  questo desolante panorama ci sono, fortunatamente, delle eccezioni con alcune testate che invece vedono crescere le proprie vendite: La Verità [+39.8% Giu 2020 Vs Gen 2020], Il Fatto Quotidiano [+26.6%], Il Giornale [+9.9%] e il Manifesto [+5.2%]. Tutti gli altri giornali sono in calo, in maniera più o meno accentuata, come abbiamo sintetizzato, e come mostra nel dettaglio l’infografica sotto riportata.

Se questa è la fotografia per quanto riguarda le vendite delle sole copie cartacee, emergono elementi d’interesse, e variazioni anche significative, per quanto riguarda il tatale delle copie vendute, incluse quelle digitali, così come definite da ADS.

Il primo aspetto d’interesse è che complessivamente la tendenza non ha variazioni significative, se non con rare eccezioni. Elemento che ci dice come, seppur favoriti da lockdown e relativo boom di audience sui propri siti web, i publisher di quotidiani del nostro Paese abbiano convertito ben poco, come avevamo già avuto modo di evidenziare in precedenza.

Per quanto riguarda le singole testate è boom per il Fatto Quotidiano che raddoppia la crescita di vendite rispetto a quella della sola versione cartacea con un +58.1%. Anche il Manifesto cresce andando ben oltre le 10mila copie, risolvendo grazie alle copie digitali i problemi di capillarità nella distribuzione.

Repubblica riduce il divario, in termini di calo in percentuale con il Corsera, ma resta comunque circa 50mila copie al di sotto del quotidiano diretto da Fontana. E il Sole24Ore contiene le perdite del cartaceo con un calo “solamente” del 5.2% rispetto al -18.8% sopra riportato.

Infine, in generale si vede come la differenza tra le vendite totali, inclusive delle copie digitali, e quelle della sola versione cartacea a giugno si assottiglino. Segno che evidentemente finito il periodo di isolamento forzato coloro che hanno acquistato una copia digitale del loro giornale preferito si è ridotta. Certamente non un segnale positivo in termini di prospettive, e l’ennesimo segnale che esiste evidentemente un problema di concezione di prodotto, oltre che di user experience, come abbiamo indicato più e più volte.

L’infografica sottostante fornisce il dettaglio di tutte le testate prese in  considerazione con il dati mese per mese del primo semestre di quest’anno.

Social
Latest posts by Pier Luca Santoro (see all)

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.