Cosa Insegna la Trimestrale del NYTimes

La notizia ha già fatto il giro del mondo, e dunque sicuramente la conoscerete. Ieri, annunciando i risultati relativi al secondo trimestre 2020, non senza aver lasciato trapelare l’emozione, l’uscente CEO del NYTimes ha detto che per la prima volta i ricavi da digitale hanno superato quelli generati dal prodotto tradizionale cartaceo: «my last full quarter as CEO of The New York Times Company was not only the best ever for new digital subscriptions, but the quarter in which total digital revenue exceeded print for the first time».

Il risultato è il frutto della somma dei ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria e di quelli diffusionali. Infatti, la raccolta pubblicitaria del prodotto cartaceo è stata pari a 28.22 milioni di dollari, in calo del 55% rispetto al secondo trimestre 2019, mentre l’advertising online/digitale si è attestato a 39.5 milioni di dollari, in calo del 31.9%.

Per quanto riguarda i ricavi diffusionali invece, nel trimestre, i ricavi dalla vendita del giornale di carta sono stati pari a 147.2 milioni di dollari, in calo del 6.7% rispetto al pari periodo dell’anno precedente, mentre quelli derivanti complessivamente dalla vendita dei prodotti digitali sono stati di 145.92 milioni di dollari, in crescita del 29.6%.

Il sorpasso del digitale sul cartaceo è dunque il frutto di entrambe le principali fonti di ricavo del quotidiano statunitense, che complessivamente si attestano a 185.5 milioni di dollari per il digitale/online contro i 175.4 del cartaceo, come si ricava dal comunicato stampa relativo ai risultati trimestrali.

Complessivamente i ricavi nel secondo semestre sono stati di 403.8 milioni di dollari, in calo del 7.5% rispetto al primo trimestre 2019. Di questi i ricavi diffusionali ammontano a $ 293.2 milioni [+ 8.4%], e quelli pubblicitari ammontano a $ 67.8 milioni [- 43.9%]. Gli altri ricavi sono stati di $ 42.8 milioni, in calo del 5%, pari al 10.6% del totali ricavi nel trimestre.

Dal nostro punto di vista, dunque “la notizia” è che tra ricavi diffusionali [72.6% del totale] e altri ricavi si arriva ad un’incidenza del 83.2%. Quindi la testata d’oltreoceano ha una dipendenza sempre minore dalla volatilità della raccolta pubblicitaria e, oltre all’indiscutibile successo del numero di abbonati alla versione digitale, ha anche una buona strategia di diversificazione dei ricavi, come indica l’incidenza di oltre il 10% degli “altri ricavi”.

Ricavi NYTimes

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Se questo è il panorama generale, vi sono una serie di altri elementi che è opportuno approfondire, a partire dagli abbonati allla versione digitale/online del quotidiano.

Il numero di abbonati complessivamente si attesta alla sbalorditiva cifra di 6.51 milioni. Di questi 843mila al prodotto cartaceo, incluse le, poche, vendite di copie singole in edicola, in calo “solamente” del 4.3% rispetto al secondo trimestre del 2019, e ben 5.67 milioni al prodotto digitale/online, con una crescita esattamente del 50% rispetto al pari periodo dell’anno precedente.

Ci sono due aspetti da evidenziare al riguardo. In primis è opportuno specificare che dei 5.67 milioni di abbonati alla versione digitale/online 4.39 milioni sono abbonati al quotidiano ed altri 1.28 milioni sono invece abbonati ad altri prodotti giornalistici: Cooking, Crossword e Audio.

Questo significa che oltre un quinto [22.6%] sono abbonamenti non al prodotto informativo nel senso stretto del termine. Significa anche che, così come per le altre fonti di ricavo, il NYTimes ha saputo diversificare l’offerta.

L’altro aspetto del quale è bene tenere conto, prima di lasciarsi andare a ipotesi tanto ottimiste quanto improbabili, è che di NYTimes ce n’è uno solo. Lo si vede molto bene, in caso di dubbi al riguardo, dal report di pochi giorni fa della FIPP [Fédération Internationale de la Presse Périodique] “Global Digital Subscription Snapshot 2020” che [di]mostra la distanza siderale esistente tra gli abbonati alla “vecchia signora in grigio” e gli altri, con il secondo, il Wall Street Journal, a meno della metà [2.2 milioni], il Financial Times a 1.1 milioni di abbonati, seguiti da un lungo elenco di testate che, tranne per la prima dozzina, sono tutte sotto il mezzo milione di abbonati, delle quali buona parte è tra i 200mila e le poche decine di migliaia di abbonati.

Insomma, secondo noi, meglio non farsi troppe illusioni, soprattutto in Italia che è nelle ultime posizioni al mondo per propensione al pagamento di contenuti giornalistici digitali, ed è [quasi] ultima nella UE27 per lettura dei quotidiani online, come documentavamo non più tardi di ieri.  Nel nostro Paese, da qui ai prossimi cinque anni almeno, gli abbonati, ed i relativi ricavi, resteranno comunque marginali, come peraltro dimostrano i conti post-lockdown di GEDI, e non solo.

Trend abbonati NYTimes

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Infine, è altrettanto opportuno sottolineare come vi sia una profonda disparità tra i ricavi generati dalla vendita del prodotto cartaceo rispetto a quello digitale.

Per quanto riguarda il quotidiano statunitense, nel secondo trimestre di quest’anno, a fronte di vendite del prodotto tradizionale cartaceo pari al 12.9% del totale, i ricavi generati restano, seppur di pochissimo, superiori a quelli del digitale.

Fenomeno legato alla forte promozionalità tesa, appunto, a spingere le persone ad abbonarsi, che ha assolutamente un senso per una testata quale il NYTimes, che ha una qualità giornalistica e una quantita, e qualità di risorse umane dedicate al digitale inimmaginabile in Italia, ma che invece rischia seriamente di essere uno spreco inutile di risorse per per buona parte delle testate del nostro Paese, come del resto dimostra il peso delle copie digitali nonostante il periodo favorevole legato alla quarantena degli italiani.

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