L’Ennesima Occasione Persa per l’Editoria

Ieri è è stata fatta trapelare la bozza del “Decreto Rilancio” [quello che sino a qualche giorno fa era il “Decreto Aprile”], che dovrebbe essere approvato oggi. Al suo interno, nell’ambito delle misure di settore, sono contenuti anche alcuni articoli di legge – a partire da pagina 309 del documento – a sostegno dell’editoria.

Si tratta di misure che in buona parte erano state anticipate, il 29 Aprile scorso, nell’audizione del Sottosegretario a Editoria e Informazione, Andrea Martella, di fronte alla Commissione Cultura della Camera, e dunque siamo propensi a credere che verranno approvate così come contenute nella bozza.

Dei nove articoli di legge contenuti nel decreto che riguardano specificatamente l’editoria ci ha colpito, non favorevolmente, in particolare uno di questi: l’Art.190.

L’articolo in questione è relativo alla forfettizzazione delle rese. La norma è orientata a introdurre per l’anno 2020 un regime straordinario di forfettizzazione delle rese dei giornali, ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Per sostenere, in particolare, i prodotti editoriali in edizione cartacea, si dispone che, limitatamente all’anno 2020, per il commercio di quotidiani e di periodici e dei relativi supporti integrativi, l’IVA possa applicarsi, in deroga al regime vigente, in relazione al numero delle copie consegnate o spedite, diminuito a titolo di forfetizzazione della resa del 95%, in luogo dell’80% previsto in via ordinaria attualmente.

In relazione agli oneri finanziari, e considerato che l’entrata in vigore della modifica viene ipotizzata a partire da Maggio, e dunque andrebbe ad incidere 8/12, si stima una perdita di gettito IVA di circa 13 milioni di euro per il 2020.

In buona sostanza si stanno dando 13 milioni di euro agli editori per assorbire ulteriormente il costo delle rese. Si tratta nella pratica di incentivare ulteriormente la disefficienza della filiera editoriale, invece di perseguire con urgenza il suo efficentamento e la sua modernizzazione, attraverso l’informatizzazione, come abbiamo detto a più riprese.

Per deontologia professionale non si può entrare nel dettaglio, ma il documento consegnato a fine Marzo 2019 al Dipartimento della Presidenza del Consiglio per l’Informazione e l’Editoria, al termine della consulenza effettuata per lo stesso, e dunque nelle mani dell’attuale Sottosegretario, contiene un ampio capitolo al riguardo.

Senza entrare nei dettagli, al di là di tutta una serie di altri vantaggi, la stima del valore dell’introduzione dell’informatizzazione delle edicole genera un vantaggio, un efficientamento, un recupero, di 480 [quattrocentoottanta!!!] milioni di euro, a fronte di costi stimati per meno di un milione di euro il primo anno, e di poco più di 400mila euro il secondo anno.

Ammesso e non concesso che non si sappia fare il nostro mestiere, anche ipotizzando la metà del recupero e raddoppiando i costi, si avrebbe comunque un beneficio di 240 milioni e costi per meno di tre milioni di euro.

Invece, si lasciano inalterati i problemi strutturali, ed i relativi costi, della filiera editoria tradizionale, e si buttano 13 milioni di euro dalla finestra [quasi dieci volte tanto il costo dell’informatizzazione].

A questo, per completare il quadro sulla questione, aggiungiamo che a decorrere dal 31 dicembre 2017, è divenuta obbligatoria la tracciabilità delle vendite e delle rese di quotidiani e periodici, attraverso l’utilizzo di strumenti informatici e telematici basati sulla lettura del codice a barre – originariamente prevista, a decorrere dal 1° gennaio 2013, dal D.L. 63/2012-L. 103/2012, art. 4, co. 1 e, di anno in anno, prorogata – [D.L. 244/2016-L. 19/2017, art. 2, co. 2 e 3]. Obbligatorietà che di fatto non è mai stata implementata, e che naturalmente l’informarizzazione consentirebbe.

Secondo gli ultimi dati ADS disponibili, relativi al Febbraio 2020, come mostra l’infografica sottostante l’incidenza dei resi è ben oltre una copia su due per quanto riguarda le copie vendute in edicola, visto che naturalmente gli abbonamenti non generano rese, e in crescita nel tempo.

L’ennesima occasione sprecata per l’editoria. Speriamo che qualcuno legga questo articolo e si metta una mano sulla coscienza, e l’altra sul portafoglio, e NON si approvi questo articolo di legge, per lavorare con la massima celerità all’efficientamento delle filiera editoriale, essendo ampiamente in possesso, da tempo, di tutti gli elementi necessari allo scopo.

Vendite e resi quotidiani febbraio 2020

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