DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale, in via del tutto straordinaria esce di Giovedì per documentare tempestivamente la altrettanto straordinaria performance del The New York Times. Oggi abbiamo scelto di parlare, appunto, dei risultati del quotidiano statunitense.

Sono stati pubblicati ieri infatti i risultati relativi al primo trimestre 2020 del quotidiano in questione. Risultati che si prestano a più di una considerazione, sia per quanto riguarda in maniera specifica il giornale di oltreoceano che più in generale su editoria e digitale.

Complessivamente i ricavi sono cresciuti del 1%. Un risultato dovuto al mix della crescita di ricavi da diffusione, che aumentano del 5.4%, e della raccolta pubblicitaria, che invece registra una flessione del 15.2%.

A questo si aggiunge una crescita di ben il 20.6% degli altri ricavi, che ora pesano l’11.7% del totale ricavi. Erano il 9.8% nel primo trimestre del 2019, e il 6.6% nel primo trimestre del 2018.  Una crescita che, a nostro avviso, forse più di ogni altro indicatore, testimonia la bontà del percorso strategico affrontato poiché si tratta dell’evidenza della capacità di diversificazione delle aree di business del quotidiano.

Per quanto riguarda i ricavi generati dalla raccolta pubblicitaria, quella digitale pesa il 48.2% del totale advertising, e registra una calo del 7.9%. I ricavi pubblicitari dell’edizione cartacea, che seppur di poco restano superiori a quelli da digitale, calano invece del 20.9%, per un calo complessivo, come sopra riportato del 15.2%.

I ricavi da diffusione invece calano del 3.4% per quanto riguarda il prodotto cartaceo, mentre crescono del 18.3% quelli da digitale. Un risultato quest’ultimo che è generato dagli abbonamenti a prodotto giornalistico in senso stretto, all’edizione digitale/online del quotidiano, i cui ricavi crescono del 16.2%, e da altre tipologie di prodotti [Crossword, Cooking, e Audm, la nuova app di audio, comprata recentemente dall Times, che veicola contenuti di diverse testate giornalistiche] i cui ricavi crescono di ben il 47.1%.

Entrando ulteriormente nel dettaglio dei ricavi da diffusione, come del resto, naturalmente, segnala anche il comunicato stampa a commento dei risultati, i ricavi dell’edizione cartacea restano comunque prevalenti rispetto a quelli da digitale/online, con 155.2 milioni di dollari dal cartaceo contro i 130 del digitale/online, nonostante, come vedremo di seguito in dettaglio, il numero di abbonati al cartaceo sia solo una frazione nettamente minoritaria rispetto al totale.

L’infografica sottostante fornisce il dettaglio dell’incidenza del numero di abbonati per ciascuna versione, e il peso invece in termini di ricavi generati da ognuna di queste.

Abbonati New York Times Copie e Valore

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Gli abbonati alla versione cartacea del quotidiano sono 840mila, mentre quelli alla versione digitale/online sono ben 5 milioni. Di questi 3.9 milioni sono abbonati al quotidiano, e 1.1 milioni sono abbonati agli altri prodotti editoriali, così come sopra specificati.

Ma allora come è possibile che con una tale differenza di abbonati i ricavi generati dall’edizione cartacea siano superiori a quelli del digitale/online?

La risposta arriva nei commenti ai risultati da parte di Roland Caputo, Vicepresidente e CFO dell’azienda, che spiega: «Quarterly digital news subscription ARPU declined approximately 10 percent compared to the prior year and approximately 3 percent compared to the prior quarter», aggiungendo che si attende un miglioramente dell’ARPU grazie agli aumenti fatti a partire da Marzo, ma che il proseguire della promozione dell’abbonamento ad un dollaro a settimana per i nuovi abbonati, e la pressione sugli abbonati non statunitensi, che pesano il 18% del totale ed ai quali viene offerto l’abbonamento ad un dollaro al mese, invece che alla settimana, comunque peseranno sui conti anche nel futuro prossimo venturo.

In totale, incluse le copie singole vendute nelle edicole, che naturalmente sono in grande calo, anche a causa della pandemia in corso, il NYTimes si è attestato poco sopra le sei milioni di copie. Dato che per differenza ci dice che le copie singole sono circa 159mila.

Non vi è dubbio che il quotidiano statunitense sia sulla strada giusta. Con una strategia che punta tutto sul lettore e sempre meno sui ricavi pubblicitari, sostenuta da una qualità che probabilmente non ha paragoni al mondo, come testimonia il tasso di trattenimento di coloro che si abbonano grazie alle promozioni e poi restano fedeli anche a prezzi superiori. E, vista la progressione che mostra l’infografica sotto riportata, si può dare quasi per certo il raggiungimento dell’obiettivo entro il 2025 di dieci milioni di abbonati.

Non vi è dubbio altrettanto che, contrariamente alle previsioni che via via si sono succedute nel tempo sulla morte della carta, con qualcuno che addirittura ne segnava la fine nel 2017,  il peso dell’edizione cartacea resterà rilevante ancora per i prossimi cinque anni almeno.

«Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi fissano le stelle», diceva Oscar Wilde. È questo sicuramente il caso del NYTimes, mentre altri, che continuano a non ragiornare in termini di business, anche se ci auguriamo di no, probabilmente resteranno nel fosso.

Abbonati edizione digitale new York Times

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