DigitalMente

“DigitalMente”, rubrica settimanale che ogni Venerdì prova a fornire spunti e appunti su digitale e dintorni, per riflettere a tutto campo su innovazione e digitale. Oggi abbiamo scelto di parlare di utilizzo, o meglio di non utilizzo, di Internet nel nostro Paese.

Se il lockdown sta letteralmente facendo esplodere l’utilizzo della Rete nel nostro Paese, come abbiamo documentato a più riprese nei giorni scorsi relativamente a video, intrattenimento, e informazione, ci si dimentica troppo spesso che in Italia c’è un ampio strato della popolazione che invece continua a non utilizzare Internet.

Stando agli ultimi dati ISTAT disponibili, in italia ci sono 25.7 milioni di nuclei familiari. Di questi poco meno di 6.1 milioni, pari a poco meno di un quarto [23.6%], non dispongono di un accesso ad Internet.

Tra le famiglie resta un forte divario digitale da ricondurre soprattutto a fattori generazionali e culturali. La quasi totalità delle famiglie con almeno un minorenne dispone di un collegamento a banda larga [95.1%], mentre tra le famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni tale quota scende al 34%.

Un altro fattore discriminante è il titolo di studio. Ha una connessione a banda larga il 94.1% delle famiglie con almeno un componente laureato contro il 46.1% di quelle in cui il titolo di studio più elevato è al massimo la licenza media.

Dall’altro lato il 33.8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa, la quota scende al 14.3% tra le famiglie con almeno un minore. Nel corso degli ultimi anni i cellulari e gli smartphone si sono sempre più connotati come fattore di traino nell’accesso al web. Tra gli utenti di 14 anni e più, il 91.8% ha utilizzato lo smartphone, il 43.3% accede tramite PC da tavolo, il 27.2% utilizza il laptop o il netbook.  Inoltre l’uso esclusivo dello smartphone è più diffuso proprio tra quei segmenti di popolazione caratterizzati anche da un minor utilizzo di Internet.

Non a caso tra gli adolescenti di 14-17 anni che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi, due su 3 hanno competenze digitali basse o di base mentre meno di tre su 10 [pari a circa 700 mila ragazzi] si attestano su livelli alti. Solo per il 22.2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet.

La maggior parte delle famiglie senza accesso a Internet da casa indica come principale motivo la mancanza di capacità di utilizzo della Rete [56.4%], e il 25.5% non considera Internet uno strumento utile e interessante. Dato quest’ultimo che è certamente correlato alla non capacità di utilizzo del Web.

Seguono motivazioni di ordine economico legate all’alto costo dei collegamenti o degli strumenti necessari [13.8%], mentre il 9.2% non naviga in Rete da casa perché almeno un componente della famiglia accede a Internet da un altro luogo.

Solamente l’1.9% delle famiglie afferma di non avere accesso ad Internet da casa per non disponibilità della banda larga nella zona di residenza, con buona pace di quelli che credono, e dicono, che il problema è di infrastrutture.

Insomma, appare chiaro come esista un grave problema culturale che fa sì che un ampio strato della popolazione non utilizzi la Rete. In questo le istituzioni hanno gravi responsabilità, come conferma, se necessario, la vicenda tanto farzesca quanto drammatica della didattica a distanza, che non lo è, per stare solamente ai fatti più recenti.

Come abbiamo ribadito più volte, le problematiche da affrontare, una volta per tutte, sono in primis culturali, dunque organizzative, ed infine tecnologiche. Idealizzare, o demonizzare, la tecnologia disponibile, come spesso avviene, non solo è inutile ma anche dannoso.

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